Archive for the 'Tirannia della bugia' Category

Sovranità popolare e informazione

1 March 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “Roberto Scarpinato sull’abolizione delle intercettazioni” del 28 feb 2009


Nell’aprile dell’anno 1600 a Napoli due scrivani ascoltarono e trascrissero, non visti, i colloqui del carcerato Tommaso Campanella col compagno di cella fra’ Pietro Ponzio. Li aveva inviati l’avvocato fiscale Sances de Luna, per verificare se Campanella era davvero pazzo o fingeva per evitare la condanna a morte (L. Firpo. Il supplizio di Tommaso Campanella. Salerno editrice). I verbali riportano anche avances sessuali tra i due frati. Le intercettazioni, che oggi identifichiamo con mezzi altamente tecnologici, non sono dunque un fatto nuovo sul piano giuridico. Da secoli, da millenni se si considerano precedenti molto più antichi, gli inquirenti cercano di carpire i colloqui degli indagati per accertare lo stato dei fatti, e così inevitabilmente si intrufolano anche nella vita privata delle persone. Si tratta senza dubbio di uno strumento delicato, che dovrebbe essere maneggiato solo da addetti competenti, onesti e responsabili. Strumento che può divenire un’arma, che va ovviamente maneggiato con scrupolosa correttezza, e va regolato da norme e sanzioni severe che evitino abusi da parte di polizia e magistrati. Le intercettazioni costituiscono eccezioni a diritti, e come tali sono sempre potenzialmente pericolose. Ma oggi il pericolo è un altro: l’impedire le intercettazioni giudiziarie facilita quel processo di “mafiosizzazione” dello Stato e dell’intera nazione che sembra essere il destino deciso “là dove si puote ciò che si vuole” per questa povera Serva Italia.

Le intercettazioni non sono solo uno strumento d’indagine semplice e potente per gli inquirenti. Le intercettazioni sono anche, se correttamente divulgate, una fonte di informazione dei cittadini sulle persone che li governano o che comunque esercitano un potere su di loro. Pochi giorni fa i PM della Procura di Roma hanno chiesto, insieme al proscioglimento degli indagati, la distruzione delle intercettazioni delle telefonate tra Berlusconi e Saccà. Gli aspetti pruriginosi di queste intercettazioni hanno favorito i due: se il mercato sinallagmatico avesse riguardato, che so io, pregiati esemplari d’animali d’allevamento, il caso sarebbe stato più chiaro. L’anno scorso ho scritto un post su una falsa biografia denigratoria di Rino Gaetano prodotta da RAI fiction. La conoscenza delle intercettazioni Berlusconi-Saccà mi ha aiutato a inquadrare il contesto e quindi comprendere l’origine di una meschina manipolazione ideologica (Come è morto Rino Gateano).

Vorrei pertanto chiedere ai giuristi se il secondo comma dell’articolo 1 della Costituzione, che assegna la sovranità della Repubblica al popolo, ha rilevanza per la legge sulle intercettazioni. Berlusconi sta facendo passare l’equazione: intercettazioni uguale spiare dal buco della serratura. Gli aspetti boccacceschi delle intercettazioni non devono essere divulgati; anche per non dare appigli a politici come Berlusconi, che, vecchio impresario, è uno specialista in questi giochini: ci piazza davanti la ministra dei camionisti e intanto, mentre guardiamo e vociamo, fa passare qualche ministro della malavita. Ma, fatti salvi tutti gli aspetti della vita privata, un sovrano non dovrebbe essere ragionevolmente informato su ciò che è emerso circa la condotta di coloro che ha scelto come governanti? E come può scegliere liberamente e con cognizione di causa i politici, se gli vengono negate informazioni utili a valutarli? Viviamo nell’era dell’informazione, immersi in una bolla mediatica; gli stessi personaggi politici che vogliono impedire e nasconderci le loro intercettazioni ci impongono la loro immagine televisiva – e altri messaggi mediatici – con un assiduità martellante per la quale non è esagerato parlare di lavaggio del cervello; oggi più ancora che nei tempi passati senza informazione autentica non c’è né democrazia né tanto meno sovranità. Dove ancorare nella Costituzione questo diritto essenziale all’informazione, ad un’informazione adeguata ai tempi, a parte gli articoli sulla libertà di stampa e di ricerca? Le intercettazioni dei politici, già eccessivamente limitate, sono giustificate, se richieste da seri motivi giudiziari, ma non hanno solo valenza giudiziaria; una volta acquisite per motivi di giustizia assumono anche un significato politico. Qualsiasi genere di informazione può assumere un significato politico; che in questo caso è particolarmente elevato. Un significato politico derivato, ma che non deve comunque essere soppresso, impedendo l’esecuzione e coartando la diffusione delle intercettazioni. Soprattutto nei tempi difficili, come questi, quando l’opposizione parlamentare non è che un’escrescenza della maggioranza, e l’unico potere che offre un poco di materiale per contestare gli abusi dei politici è la magistratura. Ora anche questo spiraglio, che non copre l’intero angolo visuale su ciò che fanno sottobanco i politici, viene sigillato. Discorso analogo può essere fatto per la limitazione delle notizie su indagini e processi. E’ facile sfruttare l’aneddoto che riporto all’inizio, e dire che le intercettazioni sono cose da Inquisizione. Ma appare che sia invece il patto costituzionale ad essere sul cavalletto, dove viene smembrato lentamente.

L’articolo 1 mi ha sempre lasciato un po’ perplesso. L’incipit della Costituzione sembra quasi alludere a una condizione servile. Un cittadino ateniese avrebbe considerato il lavoro un fondamento contraddittorio per una repubblica di liberi. Oggi vediamo come il lavoro non sia un fondamento sufficientemente autonomo, solido e stabile, soggetto com’è alla tirannia del capitalismo globale. Il secondo comma è al contrario così grandioso da apparire ingenuo e retorico. L’intero articolo suona vagamente inquietante e beffardo, se raffrontato alla realtà. E’ infatti oggetto di innumerevoli parodie sarcastiche e irriverenti, che lo accomunano alla scritta fascista “Un popolo di santi, poeti …”. L’accostamento di lavoro e sovranità riassume il contrasto tra costituzione reale e formale. Ora però forse conviene cimentare la nuova legge sulle intercettazioni col secondo comma dell’articolo 1. Queste non sono le forme e i limiti previsti dalla Costituzione, ma sono negazioni della sovranità popolare smaccatamente di parte che di fatto impediscono il valido esercizio dei diritti politici costituzionali. Che sovrano è un sovrano che su certi argomenti che dovrebbero interessarlo viene messo con le orecchie tappate, la benda sugli occhi e una mordacchia?. Un sovrano che all’occorrenza i governanti chiudono in un appartamento insonorizzato con la loro tv come sola fonte di informazione?. Se le nuove leggi su intercettazioni e pubblicità di indagini e processi non sono incostituzionali, allora la dichiarazione di sovranità popolare è una solenne presa per i fondelli.

Roba da chiodi

26 February 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “I reati che non si potranno più accertare” del 19 feb 2009


Il caso della S. Rita è un esempio calzante del danno alla giustizia che la legge sulle intercettazioni provocherà. Non va però scambiato per un esempio rappresentativo degli orrori della medicina commerciale, né per un esempio rappresentativo dell’attenzione dei magistrati verso tali reati. Si parla di “clinica degli orrori”, ma le pratiche che emergono dalle intercettazioni sulla S. Rita non sono casi isolati veri e propri: sono piuttosto casi all’estremo di un continuum di una prassi che è ubiquitaria in Lombardia e in altre regioni. Gli interlocutori delle intercettazioni vengono giustamente perseguiti, ma è da notare che si tratta di illeciti “personalistici” che vanno a danneggiare, oltre che l’utente, altri affari illeciti “sistemici”.

In una delle intercettazioni un chirurgo afferma che impianterà un chiodo pertrocanterico non più sterile, su chiunque, ma meglio se su un novantenne che tanto “che aspettativa di vita può avere?”. L’infermiere si era sbagliato: aveva aperto la confezione di un chiodo sinistro mentre in quell’intervento ne occorreva uno destro. Dall’intercettazione emerge anche che la ditta che beneficia di pingui commesse di chiodi a 445 euro l’uno rifiuta di fornire un servizio di risterilizzazione per le confezioni aperte accidentalmente; nel rifiutare riferisce che l’inconveniente non è raro. Si evince dall’intercettazione che se qualcuno apre per sbaglio una confezione di questi chiodi, può capitare che un mini Mengele li impianti comunque; ma si tratta di casi eccezionali, di mele marce: la medicina è sana, e quello che succede di norma se un sanitario sbadato confonde la destra con la sinistra è che il fornitore non li ritira gratuitamente, per una quota ragionevole, consapevole dell’ottimo affare che comunque sta facendo con un’amministrazione pubblica dotata di grande forza contrattuale; né ci sono equi costi aggiuntivi di ritiro e risterilizzazione; ma c’è la vincita di un’ulteriore commessa da 445 euro pagata dal banco, cioè dai contribuenti, alla ditta produttrice e agli intermediari. Un messaggio rassicurante. Nel dialogo registrato gli interlocutori non hanno detto cose come: “Oh bella, com’è che questa particolare ditta non ritira il chiodo?”;”Perché a noi no?”; “Insistiamo, facciamo intervenire la Regione, troviamo un accordo”. Operatori spregiudicati come quelli della S. Rita non hanno premuto per ottenere le dovute condizioni economiche. Hanno preferito commettere reati degradanti e rischiosi quando avrebbero potuto fare valere le loro buone ragioni.

E’ pertanto da presumere, anche alla luce dell’andazzo generale della sanità lombarda, che un tale riguardoso atteggiamento verso i fornitori sia di natura politica, e che quindi non sia un caso isolato; e che valga anche per gli altri tipi di chiodi; e per i vari tipi di protesi d’anca, quelle di ginocchio, etc., che hanno prezzi molto più elevati. Nell’anziano la frattura del collo del femore (che è favorita da farmaci di uso comune, come i corticosteroidi e alcuni diuretici e antiacidi) innesca una catena di eventi patogenetici che spesso lo porta alla morte. Il 20-30% degli anziani con frattura del collo del femore muore entro un anno dall’evento iniziale. Il 50% dei sopravvissuti rimane disabile. Gli interventi di chirurgia ortopedica per queste fratture possono provocare complicazioni che vanno ad aggravare una condizione già precaria. La riduzione della frattura è solo un aspetto di questo importante problema geriatrico. La Regione i prodotti tecnologici come i chiodi pertrocanterici li fa scartare come se fossero caramelle; largheggiando nel finanziare la cura dell’episodio acuto, toglie fondi all’assistenza per la successiva disabilità, che può provocare pesanti disagi economici alle famiglie. Sarebbe interessante sapere se i magistrati penali e quelli della Corte dei conti hanno dato un occhiata a questo scialo di alta carpenteria, e cosa hanno accertato.

Comunque stiano le cose, il caso del chiodo apri e getta è sintomatico di una situazione generale. I reparti di ortopedia in Lombardia si sono moltiplicati a dismisura negli ultimi tempi, e non stanno con le mani in mano. La traumatologia e la patologia ortopedica classiche sono soverchiate da un’ortopedia d’assalto molto meno utile e giustificata, come quella che ruota attorno alle artroscopie, che mette a disagio gli ortopedici onesti, ma è una benedizione per le ditte che costruiscono presidi ortopedici. L’allocazione delle risorse è distorta a favore di interessi industriali. In campo ortopedico, il servizio sanitario lombardo sovratratta la popolazione giovane; le artroscopie su soggetti giovani si sprecano. Questo stesso servizio sanitario tende a defilarsi una volta piantato l’ultimo chiodo, che spesso è quello della frattura del collo del femore, quando il paziente ha un drammatico bisogno di assistenza e aiuto. Il chirurgo riciclone fa rizzare i capelli, soprattutto se si hanno presenti le lunghe dolorose conseguenze dell’infezione di un impianto ortopedico; ma fa anche girare le idee alle case produttrici di tale ferramenta d’oro, che vogliono che dei loro prodotti se ne consumi il più possibile. Un consumo che deve seguire protocolli apparentemente razionali ed etici, con risultati che abbiano una parvenza di presentabilità.

L’asepsi operatoria in genere è rispettata; è l’asepsi etica che lascia a desiderare. Credo che se Poggi Longostrevi, morto suicida nell’ignominia, avesse eseguito gli esami diagnostici che faceva prescrivere senza necessità, anziché andare oltre “le regole” e non eseguirli, oggi sarebbe un venerato luminare, ospite di Mirabella. Avrebbe causato maggiori danni iatrogeni ai pazienti, ma non avrebbe sabotato il business. Paradossalmente, il suo voler fregare anche il sistema illecito dal quale traeva benefici se da un lato lo ha portato alla perdizione, dall’altro ha risparmiato danni ai pazienti. Altrettanto paradossalmente, punendo i chirurghi della S. Rita, che anteponevano il perseguimento di vantaggi personali a qualsiasi altra considerazione, si bloccheranno alcuni crimini particolarmente sconci, ma si aiuterà anche la regolazione interna di un sistema iatrogeno e predatorio molto più vasto, che vuole operare in maniera molto più sofisticata, frodando a vantaggio non solo degli operatori, ma – in primis – di grandi interessi industriali. Tali grandi interessi vengono sistematicamente favoriti e protetti dai poteri dello Stato. Anche con metodi inimmaginabili. I medici e gli amministratori della S. Rita sembrano piccoli spacciatori che hanno fatto la cresta a danno di un boss mafioso, pensando di poter parassitare il traffico internazionale di droga, e che pertanto vengono puniti da chi di dovere, come esempio per gli altri, mentre il boss rimane “imprendibile”.

Risulta che la S. Rita pesa per oltre il 10% nella statistica dei decessi in strutture riabilitative in Lombardia. Ma la Lombardia spende cifre enormi per un genere di sanità che pone l’inutile e il dannoso al centro della propria filosofia e prassi (Roberto Volpi. L’amara medicina. Mondadori, 2008); e tale stato di cose non cambierebbe se anche si chiudesse del tutto la S. Rita. Un business che non deve temere da polizia e magistratura. Fermando i chirurghi troppo svelti di questa casa di cura si è rimosso un ostacolo ad un meccanismo che è ben oliato, e deve funzionare senza intoppi né rumori (Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi); e si è rafforzata la verginità di polizia e magistrati a riguardo. Le intercettazioni sono indispensabili per la difesa della legalità, ma se si tratta di reati legati al grande business della medicina da quest’orecchio i magistrati ci sentono poco. La registrazione degli strenui sforzi del chirurgo per salvare il chiodo sconcerta chi non conosce il sistema, ma allo stesso tempo non viene letta appieno per illuminare i vari livelli di corruzione e per fare pulizia anche ai piani alti. Le keyword dell’editoriale che sto commentando sono “Berlusconi e leggi ad personam” e “intercettazioni”. Non c’è keyword per cosucce come “sanità”, o “reati in campo sanitario”. Appare che i magistrati, non diversamente dal cittadino comune, siano sensibili solo agli aspetti più vistosi e caricaturali delle aberrazioni della medicina, che vengono visti come corpi estranei confitti in un corpo sano.

Un altro esempio di ciò è dato dalla polemica che impazza in questi giorni sul disegno di legge che dà ai medici la facoltà di denunciare i clandestini. Il settimanale “Famiglia cristiana” parla di “leggi razziali” contro gli immigrati. Anche il presente blog, che si chiama “Uguale per tutti”, ha stigmatizzato il provvedimento (”Animalità razionale” menici60d15. Commento all’editoriale del 5 feb 2009 di Felice Lima “I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza fra l’uomo e la bestia.”). La legge svilisce anche la figura del medico, e la federazione degli Ordini dei medici ora minaccia sanzioni contro i medici che denunceranno i clandestini. “Elegante” caso di legislazione domestica che punisce ciò che la legge dello Stato se approvata consentirà e che il governo invita a fare (è più frequente il caso inverso, nel quale l’Ordine vuole lasciare impunito ciò che la legge proibirebbe). Contemporaneamente, il governo Berlusconi sta studiando un “codice argento” per l’accesso dell’anziano fragile ai servizi sanitari. Una singolare suddivisione dei pazienti che non considera più la sola condizione morbosa ma anche l’età. E quindi l’aspettativa di vita. La gente non sa che, a parte il caso del chirurgo che per non perdere una manciata di euro arriva a impiantare su un morituro un chiodo non sterile, non sono rare nella pratica medica scelte diagnostiche e terapeutiche nascostamente basate sull’aspettativa di vita, che non vanno nell’interesse del paziente, ma soddisfano altri interessi; spesso interessi di sistema, come si è detto. Il progetto prevede la figura di un case manager che in pratica porrà l’anziano sotto tutela; il progetto formale lo denomina “angelo custode”. L’idea in sé non è necessariamente negativa, ma l’applicazione nella realtà di questa “separazione delle carriere” per i pazienti dovrebbe destare preoccupazioni. Nel progetto non sono previsti studi che considerino, sotto il profilo medico, etico e giuridico, possibili conflitti di interesse e abusi, come quelli citati sopra, degli angeli custodi e delle altre gerarchie celesti della medicina; e che indichino le misure per evitarli. Questo è il genere di provvedimenti non eclatanti che possono poi generare ingiustizie e sofferenze non solo gravissime, ma generalizzate. Distratti dal roboante proclama fascistoide su medici e clandestini, non ci si preoccupa delle discriminazioni che tale triangolo argento può comportare una volta che venga cucito sugli abiti dei nostri anziani.

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9 aprile 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Clinica Santa Rita, Brega Massone condannato all’ergastolo. Arrestato in aula”

Anni fa una ricerca svizzera, di G. Domenighetti, prendendo in considerazione interventi chirurgici comuni (appendicectomia, tonsillectomia, isterectomia, etc. ) ha mostrato che se il paziente è un medico l’indicazione all’intervento chirurgico viene posta meno spesso che nella popolazione generale; e che gli avvocati condividono con i medici questo trattamento “astensionista”.

Credo che i magistrati, che per professione vedono di cosa sono capaci gli uomini per avere denaro e potere, e che si stanno dando molto da fare con la medicina commerciale, abbiano capito che genere di tiri può ricevere di questi tempi chi si rivolga al medico o al chirurgo per una sospetta patologia neoplastica. E come non ci sia bisogno di arrivare agli spropositi di Brega Massone, e di Pansera Marco, ma si possa usare il coltello o il veleno senza necessità restando formalmente nei limiti legali. Con questa condanna all’ergastolo i magistrati stanno anche mandando il segnale, agli appartenenti alla corporazione cugina, di non fare certi scherzi se il paziente è un magistrato.

Dovrebbero capire di che si tratta anche le persone comuni. Per es. riflettendo sulla frase di un primario italiano nell’introduzione allo studio di Domenighetti: “Lo sparviero campa sulla credulità dei piccioni”. E leggendo “Sovradiagnosi” di G. Welch, ed. Il Pensiero Scientifico.

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L’immagine data dai magistrati di un caso aberrante isolato in una medicina sana, garantita dai poteri dello Stato, è rassicurante, ma non corrisponde al vero. Questa è la esile coda di una panciuta curva di distribuzione. Un caso non comune (ma neppure unico) che si pone all’estremo di uno spettro continuo di una prassi generalizzata di sovradiagnosi e sovratrattamenti, che vengono praticati in massa e di routine in forme più sottili e sofisticate. In forme legali, protette dalla stessa magistratura e dalle forze di polizia -anche con mezzi illeciti- e sfruttate anche da alcuni dei soggetti ammessi come parti civili.

La magistratura con questa sentenza punisce solo chi ha voluto fare di testa propria e esagerare fuoriuscendo dalle regole di un business che prevede la sovradiagnosi e il sovratrattamento in forma strutturale, ma entro limiti definiti, che impediscono eccessi controproducenti per il profitto. Come sarebbero controproducenti per un traffico di banconote false di buona qualità degli spacciatori che prendessero l’iniziativa di spacciarne, insieme a quelle ricevute, altre di qualità scadente, facilmente riconoscibili come false, mettendo sull’avviso pubblico e autorità.

Portando alla luce un caso dove la mostruosità è evidente e annunciando, per il godimento della piazza, la più terribile punizione, la magistratura mantiene nell’ombra la banalità del male che pervade l’odierna medicina quotata in borsa; male al quale non è estranea.

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@ Bicarbonato. I suoi interventi vuoti e arroganti, fatti di puro insulto, sono un discreto esempio del pabulum sociale nel quale ha potuto verificarsi il caso S. Rita. Non sono io che mi devo curare; è lei che dovrebbe costituirsi.

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23 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Milano, ai domiciliari il chirurgo Norberto Confalonieri. Le accuse: “Asservito a interessi di società fornitrici di protesi””

E’ facile indignarsi. Più difficile è trovare la forza di mettere in dubbio convinzioni rassicuranti. Il pubblico non dovrebbe fermarsi alle responsabilità personali. Il libro Barebones – A surgeon’s tale (Prometheus, 2003) di A. Sarmiento, un importante specialista di chirurgia protesica dell’anca, illustra nel dettaglio come in questo e in altri campi dell’ortopedia il “profit motive” abbia soppiantato la deontologia professionale.

Sarvolo:  La deontologia professionale? Che cosa è?

@ Sarvolo. Vedi: Relman AS. Medical professionalism in a commercialized health care market. JAMA, 2007. 298:2668.

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31 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Camici sporchi e medici spezza ossa, attenzione a sbattere il dottore-mostro in prima pagina”

Le situazioni mostruose generate dal sonno della ragione non vanno scambiate per “il mostro”. E’ improbabile che spaccasse volontariamente ossa (mentre è facile che fosse disposto a correre il rischio anteponendo un suo interesse illecito a quello legittimo e ai diritti del paziente). Meglio non emettere pesanti giudizi non conoscendo a fondo i fatti. Soprattutto, “il mostro”, l’aberrazione, l’esagerazione caricaturale non rappresenta la situazione generale, sulla quale il pubblico dovrebbe invece porre attenzione. Una situazione di frode istituzionalizzata*. E’ plausibile che l’accusato fosse non un mostro ma qualcosa di più tremendo: un leader. Riverito e seguito dai più, in un ambito dove pratiche come applicare protesi substandard con interventi inutili o dannosi per aumentare i profitti sono la norma, letteralmente*; e che ora, con una mostruosità giuridica, sono tutelate e premiate dalla legge, con l’aderenza alle linee guida stilate dagli stessi “controllandi”, case produttrici e medici. Riconoscere il carattere strutturale va contro immensi arricchimenti. Per fortuna dei beneficiari, va anche contro la potente fantasia del medico-genitore che si prende cura di noi come da bambini facevano mamma e papà. Così conviene calcare la mano sul “mostro”, scaricando tutto sulla “mela marcia”, facendo sfogare malcontenti e lasciando il business intatto.

A. Sarmiento. Barebones, 2003

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23 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Brega Massone, la Cassazione annulla l’ergastolo all’ex primario della Santa Rita: “Non erano omicidi dolosi””

Nel maggio 2017 in Inghilterra un chirurgo, Ian Patterson, è stato condannato perché diagnosticava falsamente il cancro alla mammella e operava quindi senza necessità (senza causare la morte). Il giudice, Jeremy Baker, ha riconosciuto che le conseguenze dannose sul corpo delle vittime hanno avuto natura dolosa: la condanna, a 15 anni di carcere per 17 casi, è stata per avere “wounded with intent”, “lesioni intenzionali”. Il giudice ha detto al chirurgo “Lei ha deliberatamente giocato sulle paure peggiori delle pazienti, inventando o esagerando il rischio che avrebbero sviluppato un cancro, e ha conquistato in questo modo la loro fiducia e confidenza perché acconsentissero alle procedure chirurgiche che ha eseguito su di loro.”

Animalità Razionale

11 February 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza tra l’uomo e la bestia” del 5 feb 2009


Conferire ai medici la facoltà (o l’obbligo; ci sono attualmente voci contrastanti) di denunciare i clandestini mi pare un esempio dell’imperante categoria ibrida della “animalità razionale”. La razionalità al servizio dell’animalità. Un’animalità risultato non di un regresso, ma di una modernizzazione, un affinamento. Leopardi ha descritto come più la civiltà progredisce più diventa astratta, e più diventa astratta più si fa violenta. Questa disposizione del governo sugli immigrati è di un’animalità sofisticata; ha sul piano pratico effetti diversi, e in parte opposti, a quelli che ha sul piano astratto. Purtroppo oggi le sole due categorie dell’Uomo e della Bestia non sono più sufficienti, soprattutto quando si parla di medicina, e soprattutto per chi fa il magistrato. La legge sui medici delatori non è pura animalità, ma è animalità razionale. Animalità disegnata a tavolino. Non una zampata animalesca che “spacca tutto” ma un colpo calibrato in misura tale da causare un impatto parzialmente elastico, che in parte distrugge, e in parte fa rimbalzare alcuni oggetti sociali nella direzione desiderata.

E’ vero che tale disegno di legge va contro i princìpi sui diritti umani; e che rafforza la tendenza a fare della Costituzione uno strofinaccio. Sollecita gli istinti più bassi, e appaga i gonzi che hanno la necessità psicologica di sentirsi “superiori” ad altri. Aumenta quell’autoritarismo puntiglioso verso i deboli da federale col fez che si associa al lassismo da hippies fumati verso i crimini degli iscritti al club dei potenti; che poi è il club degli abusivi della democrazia. Se la legge, o anche solo la notizia del disegno di legge, dissuadesse alcuni clandestini dal ricorrere a cure mediche delle quali hanno realmente bisogno, ciò sarà un altro atto vile dei nostri governanti (oltre che un pericolo per la salute pubblica); suppongo che i miei colleghi medici, per indole, per la natura della professione – e anche per interesse – difficilmente denunceranno gli immigrati clandestini che cerchino assistenza medica; mentre è facile che ci si possa avvalere di tale tacita minaccia per sbilanciare ancora di più il rapporto di potere tra medico e paziente, o tra istituzione che eroga le cure e paziente. Io non sono tra coloro che vedono con entusiasmo l’immigrazione, che credo dovrebbe essere quanto meno seriamente regolata; ma penso che una volta giunti qui, una volta che si è di fatto consentito loro di entrare, poi non si possa ipocritamente fare la faccia feroce; e che in ogni caso qualunque sia la loro posizione gli stranieri non possano che essere trattati civilmente. Anche predisponendo strutture sanitarie apposite. Infrangere questi princìpi è la parte distruttiva della nuova legge.

La parte “elastica”, che agirà anche se la legge non entrasse in vigore, è quella di provocare una reazione di segno contrario a difesa del diritto degli immigrati alle cure mediche. Non è vero che ci sia un interesse del potere a lesinare tali cure agli stranieri. Estendere le cure mediche agli immigrati significa crescita economica e facili profitti. Per fare l’esempio più banale, grazie all’immigrazione si può sperare in un giro d’affari di circa 22 milioni di euro all’anno per la sola circoncisione (Circoncisione rituale – 150 mila bambini operati in Italia. Apcom 18 set 2008). L’attuale medicina è congegnata in maniera da produrre crescita economica e facili profitti; ha perciò un’insaziabile fame di pazienti. In certe regioni padane non sanno più come fare per inventarsi pazienti, tanto che la magistratura, che è torpida quando si tratta di reati legati ai grandi interessi dell’industria medica, ha dovuto aprire l’ombrello nell’uragano, cominciando a indagare e condannare qualche medico che ha praticato interventi chirurgici senza reali indicazioni. Le stesse forze che hanno votato al Senato questa legge sono ben liete di fornire pazienti alla megamacchina medica; anche suscitando ad arte, affiggendo “grida” severissime, reazioni di indignazione e levate di scudi.

Ciò che dovrebbe essere respinto come la peste nera è la mistura di cinismo e buonismo, italiana quanto la pizza. L’opposto della laicità. Questo disegno di legge è invece un catalizzatore di tale combinazione. E’ anche un altro caso nel quale la destra sta fornendo ai suoi soci, i marpioni consumati del clero e della sinistra istituzionale, e a progressisti in buona fede, materiale per esercitare la difesa degli svantaggiati, e procurasi il certificato di paladino dei deboli, ma a buon mercato, senza rischi: senza danneggiare il business e il sistema che lo sorregge, e anzi in realtà favorendoli. Un materiale volutamente grossolano, che finge di ignorare le complesse realtà socioeconomiche o tecniche (v. i post: Il découpage ideologico del centrosinistra; Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi.). La popolazione degli immigrati ha una bassa età media ed è socialmente debole. Caratteristiche queste interessanti per la medicina commerciale, profitti privati con soldi pubblici, per la quale il paziente teorico ideale è un soggetto del tutto sano, robusto e assolutamente mansueto; mentre è meno pregiato, o da evitare, il paziente affetto da una malattia grave e difficile da curare, il paziente fragile, l’anziano portatore di malattie croniche, il non autosufficiente; ciò che sono spesso i pazienti indigeni, che per di più sono animati da una crescente tendenza, in parte giustificata, in parte istigata dall’industria della “malpractice”, a piantare grane legali.

Penso che nel futuro non ci saranno convogli di vagoni piombati carichi di clandestini traditi dai medici, ma ci sarà un flusso suppletivo di immigrati immesso – e così frammisto ai tronfi leghisti – nei canali di alimentazione della parte commerciale della medicina occidentale. La parte costosa e lucrosa, e molto spesso non necessaria, o vana, o dannosa. Un ulteriore contributo fornito dagli immigrati alla produzione di ricchezza. Ciò mentre la massa degli abitanti dei paesi poveri, come quelli africani, dei quali gli immigrati costituiscono solo una piccola frazione, continuerà a restare senza le misure igieniche e le cure sanitarie di base che allontanano l’uomo dal brutale stato di natura; una barbarie questa non astratta, che contribuisce a causare la pressione dei diseredati sui confini dei paesi ricchi, ma suona fioca e lontana ai progressisti dello Stivale.

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Blog di Marco Zavagli su Il Fatto

Commento del 14 apr 2011 al post “In Italia per un trapianto
Ma non sarà operato perché clandestino” del 14 apr 2011

Andrebbe detto che c’è un interesse economico a curare gli extracomunitari. L’allargamento del fatturato medico è tra i motivi per i quali vengono fatti venire:

Animalità Razionale

pietro02:  Complimenti, ti candidi all’Oscar per l’Idiozia.

menici60d15: @pietro02. L’idiozia è troppo diffusa per pensare di potergli assegnare un Oscar. Michele Serra ha scritto che un italiano su due è una testa di c.; e da come discuti mi pare che tu non sia nella metà buona.

cortiusca: michele serra e’ un ottimista

menici60d15 : @Cortiusca. Un ucciso dalla mafia diceva che la mafia è fare in modo che la gente accetti di considerare come concessione ciò che è un diritto. Mi sa che hai ragione a dire che Serra sottostimava il problema, a giudicare da quanti si infervorano per questa lacrimevole sceneggiata del trapianto negato al moldavo, che poi verrà concesso a furor di popolo; mentre stanno zitti sui tanti altri diritti negati nella sanità.

La sindrome di Peppa nei familiari delle vittime

2 January 2009

Forum marcotravaglio.it

Post del 2 gen 2009

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Lusingata da una cittadinanza onoraria, la vedova di Paolo Borsellino si trova al fianco di Sgarbi e opposta al fratello e alla sorella del magistrato. L’Associazione nazionale vittime di mafia per dissuaderla dall’accettare ha fatto appello al rispetto per lo Stato e alla dedizione alle istituzioni. La vedova ha affermato di Sgarbi: “vedo nel suo lavoro un’azione missionaria”. La Sicilia, terra di bianchi che per duemila cinquecento anni sono stati colonia (Lampedusa), dovrebbe sperare nella caritatevole evangelizzazione di Sgarbi. La vedova sembra sia stata conquistata, e contagiata, dal carattere dannunziano del personaggio. Sgarbi è affetto da un pernicioso estetismo simile a quello col quale il Vate sedusse i suoi ammiratori, cioè dalla concezione della vita come opera d’arte, e dalla conseguente illusione che si possa mutare la realtà con lo scilinguagnolo, la magia della parola e i gesti altisonanti, uniti a spirito di sopraffazione. D’Annunzio fornì al fascismo il ciarpame propagandistico, le pratiche della sostituzione della realtà con la parola e l’immagine, che lo aiutarono a durare due decenni e poi favorirono il disastro, inducendo a credere di poter fare con le uscite a effetto anche la guerra. D’Annunzio non pagava i creditori, e messo alle strette se la svignava; Sgarbi è stato condannato per truffa aggravata e continuata perché non andava al lavoro. D’Annunzio (al quale il coraggio fisico non mancava) occupò Fiume e vi istituì la “Reggenza italiana del Carnaro”. Mentre era sotto l’occhio delle cancellerie delle potenze vincitrici, si occupò di stilare per i suoi legionari uno statuto che prevedeva che tra l’altro dovessero saper tirare sassi, fischiare e fare la capriola. Sgarbi si è fatto eleggere sindaco di Salemi, e per risolvere i problemi della Sicilia ha cominciato con l’istituire “l’Assessorato al nulla”. E’ da notare che nell’impresa di Fiume, che ebbe l’approvazione politica di Gramsci, il carisma di D’Annunzio convinse e attrasse avventurieri, sciocchi e sbandati, ma anche persone di valore, alcune delle quali sarebbero diventate eroici partigiani; qualcosa di simile può oggi accadere anche a siciliani validi ma inesperti o culturalmente indifesi davanti ai numeri dell’affabulatore Sgarbi. Sgarbi ora ha assunto come se nulla fosse atteggiamenti progressisti e antimafia; D’Annunzio, anch’egli parlamentare, era passato dai banchi dell’estrema destra a quelli della sinistra (“Vado verso la vita”). Su D’Annunzio è stato scritto che conquistò un successo letterario sproporzionato ai meriti reali grazie a una buona pubblicità, e ciò può essere ripetuto per Sgarbi. L’appellativo di “missionario” sarebbe piaciuto anche a D’Annunzio, che amava posare da monaco. Ho letto le immaginifiche dichiarazioni di Sgarbi, che oppone al problema mafioso tesi come quella che il pensiero della mafia non può essere che perdente perché i siciliani sono degni abitanti della terra degli Dei (ripresa, stravolgendone il senso, dal Gattopardo; “Vengono per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi” ironizza amaro Fabrizio Salina; anche D’Annunzio saccheggiava a man bassa le opere di altri autori). Penso che le cassate siciliane di Sgarbi avranno successo; quel successo di massa che D’Annunzio, esteta di altro livello, riscosse con le sue rime orecchiabili e i suoi romanzi torbidi nella piccola borghesia che voleva darsi un tono. Temo che per la Sicilia Sgarbi non sarà il nuovo Colapesce che una buona parte degli isolani evidentemente aspetta, ma un altro piombo che la tira giù.

Mi è dispiaciuto vedere la foto di Sgarbi che cinge protettivamente la vedova Borsellino. E’ molto interessante che Sgarbi abbia affermato che la vedova Borsellino gli avrebbe detto che assomiglia come nessun altro al marito. Oltre al dannunzianesimo ci sono forse anche ragioni più profonde per questo sodalizio. La notizia rende meno difficile parlare di un argomento iconoclasta, che però credo vada discusso, essendo convinto che il conformismo dell’opposizione è il primo male politico del Paese. L’argomento è quello della cooptazione da parte del potere dei familiari delle vittime di omicidi politici, di mafia, dello stragismo, o di altri omicidi nei quali lo Stato ha avuto responsabilità. Il familiare diviene simbolo dell’ucciso; infatti in questo caso si conferisce ad una signora una cittadinanza onoraria non per meriti propri, ma per il fatto di essere stata la moglie di un caduto valoroso. Cooptando la vedova, si trascina dalla propria parte anche il marito, che non può più parlare. C’è chi tiene ad affermare, giocando sui due significati, “ucciso” e “gravemente danneggiato”, che l’ucciso è “la vittima” e i familiari sono “le vittime”. La fusione simbolica tra il caduto e i suoi familiari è generosa ma impropria, e può essere fuorviante. I familiari della vittima non sono la vittima. Agnese Piraino Leto non è Salvatore Borsellino, e non è detto che la vedova di Borsellino necessariamente reincarni il marito. Anche per i familiari consanguinei, vale una legge della genetica, detta “regressione verso la media”, che lascia prevedere che nella grande maggioranza dei casi i familiari non condividano le eccezionali doti dell’ucciso. Nulla di cui vergognarsi. Soprattutto, i familiari hanno ricevuto una tremenda mazzata che li rende vulnerabili.

L’assassinio da parte del potere di una persona di valore, o di persone innocenti, è solo il primo passo di un’opera di manipolazione. La manipolazione prosegue con la prima corona di fiori al funerale mandata dai responsabili, in una lunga scia, che a volte dura decenni, con le commemorazioni ipocrite, e anche con la manipolazione dei familiari. Il potere tende a offrire ai familiari la scelta tra due opzioni. Possono rifiutare lo Stato che ha contribuito, con omissioni o attivamente, all’uccisione del loro caro. In tal caso saranno destinati al silenzio e all’oblio. Oppure possono essere cooptati, con pressioni psicologiche, con risarcimenti (o promesse di risarcimenti) in denaro o altri vantaggi, con la possibilità di un poco di fama, e assumere più o meno inconsapevolmente posizioni che sono funzionali agli interessi degli uccisori del loro caro, sotto mentite spoglie. I casi come il cambio di fronte della vedova Borsellino sono solo un aspetto eclatante. Più spesso i familiari vengono istituzionalizzati, e mentre condannano gli attentati impediscono però di condannare le istituzioni o le parti politiche che ne sono corresponsabili, divenendone severi garanti e indiscutibili testimonials. Ciò spiega perché lo Stato e i media, mentre hanno cura che sugli arcana imperi che hanno portato al delitto trapeli il meno possibile, sostengono e promuovono l’azione dei familiari delle vittime. Purché non parlino troppo.

La cooptazione si avvale di lusinghe e ricompense, che trovano nei familiari delle vittime soggetti che il trauma ha reso predisposti. Un omicidio da parte di un potere forte può avere una ramificazione di effetti, come uno di quei colpi di stecca al biliardo che non si limitano a mandare una palla in buca, ma cambiano il quadro. Andreotti una volta ha detto che lui gioca di sponda. Oltre agli effetti sul bersaglio, ci sono gli effetti sui vivi. Tra questi, anche quello di atterrare psicologicamente chi è prossimo alla vittima. In USA un tale mi disse di un metodo col quale i Berretti verdi riuscivano a spezzare la resistenza dei guerriglieri Vietcong catturati e farli parlare. Li mettevano in due per cella, e al mattino quello che era stato scelto per essere interrogato svegliandosi si trovava accanto il compagno sgozzato. La sopravvivenza al male non lascia intatti. Ne parla Primo Levi in quella spietata analisi dell’orrore, e allo stesso tempo potente antidoto alla retorica del dolore, che è “I sommersi e i salvati”. Nel lager chi sopravvive, i salvati, tra i quali Levi pone sé stesso, sono toccati dal male; sono capaci di gesti elevati, ma possono anche finire in quella che Levi chiama “la zona grigia”, e collaborare con gli aguzzini. Le vittime sono dei sommersi, ma i familiari delle vittime possono essere equiparati ai salvati, cioè a degli scampati. Anche chi viene ferito e sopravvive, e perfino chi subisce un omicidio morale, venendo fisicamente risparmiato, sul piano psicologico è un salvato. Non voglio dire che i parenti delle vittime divengono dei collaborazionisti, ma che sono stati posti in uno stato che li rende vulnerabili alle manipolazioni. Ciò non significa che si lascino sempre manipolare, ma che può accadere. Ricordando la differenza tra i sommersi e i salvati si può evitare la confusione tra la vittima e chi gli è sopravvissuto, senza negare che sia partecipe degli effetti della violenza che il congiunto ha subito pienamente. Il congiunto riceve una forma di violenza qualitativamente diversa, e meno intensa, ma non meno perversa.

Tra i possibili esiti di questa condizione di vulnerabilità c’è quello di subire una regressione psicologica che ha alcune analogie con la nota “sindrome di Stoccolma”. Potrebbe essere detta la sindrome di Peppa, dalla novella di Verga “L’amante di Gramigna”. Quando i Carabinieri catturano il bandito Gramigna, dopo avergli rotto una gamba con una fucilata, Peppa, l’amante del bandito, lo segue in città per stare vicino al carcere dove è rinchiuso. Poi il bandito viene trasferito lontano, al di là del mare. Peppa resta in città, e finisce per fare la serva ai Carabinieri che le avevano tolto il compagno, nutrendo per loro un attaccamento sincero. Qui gli uccisi sono l’opposto di un bandito, e i familiari non hanno la primitività di Peppa; ma il nostro inconscio è a-morale e primitivo, e le pulsioni che spingono Peppa a restare con le persone più prossime alla sparizione dell’oggetto d’amore possono essere le medesime pulsioni inconsce che operano un transfert dalla persona amata all’ordine costituito che ha avuto un ruolo nella sottrazione. Fare leva su questi meccanismi psicologici è una tradizione che si può fare risalire alla polizia di Mussolini, che alternava tecniche psicologiche alla violenza. La povera vedova Matteotti, smarrita e sotto il regime, fu tenuta sotto strettissimo controllo dalla polizia, e allo stesso tempo venne sostenuta finanziariamente dal fascismo stesso. Finì col permettere che si dicesse che imputava al Fato il colpo di lima da falegname col quale era stato barbaramente ucciso il coraggioso parlamentare: dopo anni di trattamento, il capo dell’OVRA Bocchini poté riferire che la vedova aveva affermato che il marito era stato “vittima di un momento storico”.

Ai nostri tempi un segno tipico e grave di assestamenti psicologici di questo tipo è la diffusione, da parte dell’autorevole voce dei familiari delle vittime, dell’argomento del “sacco di mele”, che nega la natura strutturata delle istituzioni. Una tesi che è musica per le orecchie di chi avrebbe da temere dalle loro affermazioni, sulla quale è opportuno soffermarsi: le responsabilità delle istituzioni sarebbero circoscritte ad alcune “mele marce” presenti al loro interno. L’argomento ha rilevanza particolare per magistratura e le forze di polizia; i politici hanno da tempo perso la vergogna. Le istituzioni non vengono viste come entità che, se non sono monolitiche, sono comunque fortemente strutturate, ordinate gerarchicamente, e collegate tra loro; ma vengono rappresentate come un insieme, un sacco, di singoli individui o di parti discrete. E’ come cancellare le linee che congiungono le componenti di un complesso organigramma, lasciando i nodi isolati. Ma un’organizzazione non è solo una collezione di persone, e il suo agire non è semplice conseguenza di scelte personali, che pure hanno un peso notevole. Per di più, le organizzazioni sono impalcate attorno al formalismo impersonale, che segmenta e sminuzza le responsabilità individuali, così che a volte basta “l’atto dovuto” per venir meno al proprio dovere, come scrisse Ambrosoli. Come sistema strutturato, provvisto di capacità di autocorrezione, un’istituzione se è sana è robusta: un sistema sano che per decenni presenta al suo interno poche mele marce che commettono atti gravissimi è una contraddizione in termini, un oggetto impossibile. Le dinamiche di un’organizzazione sono complesse, e possono permetterle di praticare il male e continuare a dimostrare di essere virtuosa. Se una parte cruciale dell’organizzazione è marcia, l’intera organizzazione viene ad essere corrotta, anche se alcuni dei suoi componenti sono onesti e capaci. Corrotto in qualsiasi sistema complesso non significa 100% marcio, ma marcio quanto basta a impedirne il corretto funzionamento. Nelle organizzazioni, che hanno dinamiche non lineari, per mantenere una corruzione efficiente bastano pochi aggiustamenti nei punti giusti; purché, elemento da non trascurare, vi sia anche la scarsa reattività a tali aggiustamenti di una massa critica di altri appartenenti. Qualche pescecane e tanti pesci lessi. Assicurata una tale configurazione, si può consentire una quota di competenti e onesti, che è anzi utile per non fare crollare la credibilità dell’istituzione. Per le organizzazioni dunque le responsabilità non sono solo personali, e dire che vi è anche una responsabilità oggettiva collettiva non significa dire che vi è una uniforme responsabilità personale di tutti e di ciascuno quando l’istituzione funziona all’incontrario: ci sono anche le responsabilità “collettive non distributive”, che corrispondono al funzionamento globale medio dell’apparato. Sulle responsabilità collettive non distributive delle istituzioni, in un sistema dove il popolo fosse sovrano i cittadini avrebbero il diritto di esprimere valutazioni, e accuse, purché fondate, e di chiedere correzioni. Con la teoria delle “mele marce” si nega speciosamente questo diritto, accusando chi critica di “fare di tutta l’erba un fascio”: sono sempre dei singoli soggetti, delle monadi, che sbagliano o fanno il male; e poi ci sono anche i buoni; le istituzioni non si criticano. Si privilegia il particolare, una scelta che fa venire in mente la casuistica gesuitica. La generalizzazione, operazione logica fondamentale, delicata ma senza la quale il pensiero è azzoppato e non si dà conoscenza scientifica, nel linguaggio corrente è divenuta un errore, una sconvenienza, un peccato: “non si può generalizzare”. Questa inversione di valore è una vera forma di censura, la censura di un importante strumento di analisi politica tramite la manipolazione culturale. La parola “statistica” viene da “Stato”. La generalizzazione è l’essenza della statistica, che, scienza quantitativa, prende il nome proprio dall’esigenza non solo quantitativa, indispensabile al potere e indispensabile anche ad una democrazia, di sintetizzare la situazione dello Stato per capire dove ci si trova e cosa bisogna fare. Si può e si deve generalizzare, o tentare di generalizzare; solo, bisogna farlo correttamente. Una generalizzazione illegittima è quella che considera le istituzioni sane per assioma, adducendo a sostegno figure istituzionali altamente positive. Quando si sente discutere di magistratura o di polizia spesso è come guardare un fumetto d’avventura, o un serial Mediaset. Considerando solo i Traditori e gli Eroi si considerano solo le esili code speculari della curva di distribuzione di aderenza al dovere, che appare essere, nell’ipotesi più caritatevole, una gaussiana; si parla troppo poco della pancia della curva, dove risiede la maggioranza, e del valore medio intorno al quale è fissata. L’avvincente visione primitiva dei Buoni contrapposti ai Cattivi sostituisce lo spettacolo dell’ambiguità che permea in toto la struttura istituzionale, il grigiore diffuso rispetto al quale gli epurati rappresentavano luminose eccezioni.

Occorre pertanto superare la tendenza a riconoscere nei familiari delle voci che sono per definizione sorgente di insegnamenti alti come è stato alto l’esempio dato della vittima. Mi rendo conto di quanto è delicato, insidioso e strumentalizzabile l’argomento. Si potrebbe accusarmi di bestemmiare, e accostare le mie parole a quelle di Craxi, che, anche a proposito dei familiari delle vittime, parlò di “una più nobile mafia”. E’ chiaro che va ai familiari un rispetto costante per il loro dolore, rispetto che non può essere mutato dalle loro prese di posizione. E’ però ingiusto e falso permettere che la sacralità del lutto privato impedisca di criticare e respingere, se del caso, le prese di posizione che riguardino la dimensione pubblica, cioè politica, degli attentati. C’è da rispettare anche un lutto pubblico, per la perdita di persone preziose. Il potere in Italia ha lo stile del buonismo: chi oserebbe contraddire un familiare della vittima? Ci si sente sgomenti al solo pensarci; si approva o tutt’al più si resta in silenzio. Il familiare della vittima può essere così preso in ostaggio e essere usato come scudo sacro per fare passare senza contraddittorio le tesi desiderate, stemperando l’opposizione in recriminazioni contro gli “spezzoni” “deviati” di un potere altrimenti sano; e facendone quindi un asset del potere, per proteggere le responsabilità dei piani alti e quelle istituzionali collettive. Siamo un popolo di baciapile, pronti all’inchino e all’occhio umido ma refrattari a restare in piedi e a guardare il male negli occhi. Un popolo sensibile all’estetica e quindi alle apparenze, che vota una persona di successo anche se è pregiudicata; che vede un maitre-à-penser in uno smanioso intellettuale di provincia come Sgarbi. Un popolo familista, che non vuole distinguere tra la sfera privata, governata dai sentimenti, e quella pubblica, dove i sentimenti possono essere controproducenti. Non ci vuole molto a capire che se uno è un pregiudicato è nel proprio interesse di elettore, di padre di famiglia, non votarlo e non votare il partito che si permette di candidarlo (è da notare che Borsellino, il cui modo di ragionare mi pare diametralmente opposto a quello di Sgarbi, spiegò come sia semplicistico considerare per certi politici l’assenza di condanne giudiziarie come prova di non mafiosità). Ma, se si vuole un Parlamento che funzioni correttamente, bisogna anche ammettere che l’avere avuto un familiare ucciso non è di per sé titolo di merito per l’alto compito di parlamentare, che non può essere un risarcimento o una consolazione. Non è raro che l’elezione sia accoppiata all’impunità giudiziaria per il delitto; questo è un falso ripristino della giustizia e dell’ordine, che permette di riprodurre l’ingiustizia e aumenta il disordine. I tanti familiari delle vittime mandati a riempire i banchi del Parlamento non è che in genere si siano distinti come mosche bianche dalla massa dei loro colleghi nell’azione legislativa. I familiari delle vittime possono essere onorati in altro modo. Vanno eletti solo se hanno capacità adeguate; invece vengono cooptati dalle segreterie dei partiti per iniettare un po’ di sacralità in un consesso di soggetti poco raccomandabili.

Ho quindi imparato a non stupirmi vedendo che i familiari delle vittime, una volta messi in cattedra, in genere non impartiscono grandi insegnamenti. Con alcune eccezioni. Mesi fa ho ascoltato una conferenza del fratello di Borsellino, Salvatore. Ha parlato in un modo chiaro e netto, degno della memoria del fratello. Un modo che impressiona, essendo privo di prudenze e bizantinismi, un modo diverso da quello siciliano, italiano o “di sinistra” cui i media ci hanno abituato. Non credo che sia solo perché di professione è ingegnere. Ha detto con calma cose terribili che riguardano anche la magistratura. Non gli improperi sbraitati da Sgarbi su Mediaset. Cose peggiori, e non inventate. Descrive Mancino, l’attuale capo esecutivo dell’organo di autogoverno dei magistrati, come una persona indegna. Salvatore Borsellino descrive un legame tra il colloquio che Paolo Borsellino ebbe con Mancino, allora ministro degli Interni, colloquio dal quale uscì sconvolto, e la strage di via D’Amelio 18 giorni dopo (S. Borsellino, 2008. La memoria ritrovata. Reperibile su internet). I bloggers si interessano dei magistrati che vengono attaccati dai politici dei quali hanno svelato le ruberie, ma trascurano le dirigenze apicali che i magistrati si danno o si lasciano imporre. Negli stessi giorni che la memoria di Borsellino subiva questa “sgarbata”, si è spento, presidente di sezione della Cassazione, Claudio Vitalone; era amico dei cugini Salvo, mentre Pecorelli gli stava antipatico. Sempre in questi giorni, emergerebbe dalle intercettazioni dell’indagine dei magistrati napoletani sulla Global service che i politici coinvolti potevano pilotare non solo le assegnazioni degli appalti, ma anche le sentenze del Consiglio di Stato sugli appalti. Osservando più attentamente le mele supreme si potrebbe capire meglio lo stato del sistema giudiziario.

Nando Dalla Chiesa, professore di sociologia, coi suoi libri ha puntato un riflettore sulla perfidia di quel potere che gli tolse il padre; anche se nella pratica politica non sembra avere avuto la stessa combattività. Maria Ricci, la vedova del poliziotto che guidava l’auto di Moro in via Fani, ci ha indicato che il re è nudo. Nella disgustosa farsa delle surreali dichiarazioni attorno all’omicidio Moro, in quel sostenere che lo si è sacrificato per salvare lo Stato, è stata una delle poche persone coinvolte a pronunciare parole sensate e autentiche, e che superano il suo interesse personale: “liberateli [i brigatisti dei quali era stata chiesta la scarcerazione] e poi girato l’angolo, salvato Moro, li riprendete…questo pensavo come madre e moglie che stava soffrendo”. Via Fani fu un golpe, e in guerra si tratta, se ciò occorre per vincere la guerra. Non era per ragioni umanitarie che il Paese doveva salvare un suo Presidente del consiglio. Ma il destino di Moro era stato deciso, ed era stato siglato proprio con l’assassinio della scorta. Sicuramente si possono fare numerosi esempi di familiari che indicano la strada segnata dai caduti; ma nei discorsi di altri familiari si trova anche tanta retorica che porta acqua al mulino dei responsabili.

Bisogna liberarsi dal buonismo, e cessare di comprare a scatola chiusa le posizioni dei familiari delle vittime. I familiari non rappresentano necessariamente uno standard al quale adeguarsi, seguendo ciò che dicono o fanno. Il modello esemplare è rappresentato dall’ucciso. Ovviamente non vanno attaccati sul piano personale, come fa il missionario Sgarbi, e come può accadere con un qualsiasi altro interlocutore nel dibattito politico. Il fatto che possano talora più o meno “passare al nemico” non ci deve scandalizzare, ma farci riflettere sul terribile stress psicologico che hanno subito, e farci considerare la fragilità del singolo quando si scontra col viscido muro del potere; che è la nostra stessa fragilità. I sentimenti di solidarietà e di affetto verso di loro possono anzi uscire rafforzati da questa consapevolezza. Ma il rispetto per il loro dolore non deve fare venire meno il rispetto per la comunità che ha perso leader che potevano davvero aiutarla.

Per parte loro, credo che le Associazione di familiari delle vittime di mafia, terrorismo e di altre violenze nelle quali è implicato lo Stato dovrebbero prendere coscienza del problema, distinguendo nettamente tra privato e pubblico e dandosi delle linee guida per gli interventi pubblici degli associati. I familiari e noi dovremmo riconoscere quanto la situazione nella quale sono stati posti sia terribile, essendo non solo tragica, ma anche difficile. Oltre al dolore, oltre al vedere il valore di un proprio caro ripagato con la morte, il rischio di commistioni nocive, e di conflitti, tra le necessità del dramma privato e la nobile opera di denuncia. La differenza tra intervento pubblico e sentimento privato può essere paragonata metaforicamente a quella tra il passare gli anni a mostrare al pubblico le diapositive dell’autopsia e l’andare al cimitero a tenere la tomba linda e ornata di fiori. Sulle loro spalle è stata posta una croce che non possono togliere, se vogliono intervenire nella sfera pubblica: in questo ambito, il loro compito primario dovrebbe essere come quello del patologo e non dell’imbalsamatore. Il compito di perseguire la verità, diffonderla e fare memoria, non di fare la plastica alle ferite. La loro sacra esigenza personale di riparare lo squarcio provocato dall’attentato può essere subdolamente sfruttata per nascondere responsabilità e conseguenze. Occorre che i familiari non facciano più da ponte, venendo usati strumentalmente per istituire una continuità tra le vittime e il sistema che le ha fatte uccidere; se non si vuole che, di compromesso in compromesso, accadano cose come questa, che l’azione antimafia di Borsellino e di altri caduti venga usata per il lancio dell’antimafia berlusconiana di uno Sgarbi.

Il male non si è esaurito con quello che hanno subito loro, e può avvalersi del loro dolore. I familiari dovrebbero considerare quali sono le conseguenze quando parlano, riecheggiando la vedova Matteotti, di periodo storico superato e della necessità di voltare pagina; quali sono le conseguenze quando montano il cavallo di battaglia del buonismo, il perdono pubblico, come se su fenomeni come la mafia o la P2 fossimo in una situazione post festum, mentre in realtà così si perdonano i delitti pregressi di forze criminali e antidemocratiche ancora attive, che intascato il perdono continuano a picchiare; quando ci mostrano una commovente rimpatriata con i terroristi, che uccidendo dei singoli hanno rovinato l’Italia; quando non si lasciano sfuggire occasione per cantare l’apologia delle istituzioni, dimentichi delle complicità e debolezze che hanno reso possibile il delitto, delle successive impunità giudiziarie, e dell’oscurità perenne sui mandanti. Quando vengono spinti a fare cose come queste, dovrebbero considerare che c’è la concreta possibilità che stiano inconsapevolmente contribuendo al rinnovamento della tradizione del boia, conferendo legittimità a chi esercita forme di violenza politica proprie dei nostri giorni.

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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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Blog de il Fatto

Commento al post di L. Musolino “Elezioni 2013, in Calabria il Pdl degli inquisiti candida un simbolo dell’antimafia” del 20 gen 2013

Segnalo il post “La sindrome di Peppa nei familiari delle vittime”, una riflessione su come il dolore per la scomparsa di un proprio caro possa fare perdere la bussola; su come ciò venga perfidamente sfruttato dal potere; e su come dovremmo dare un netto taglio all’appoggio incondizionato a questo genere di candidature politiche, superando concezioni romantiche ed emotive che danneggiano la lotta alla mafia e all’eversione.

Non dovremmo scandalizzarci e condannare, ma dovremmo aiutare i familiari delle vittime non supportando oltre questa pratica delle loro candidature in quanto familiari dell’ucciso.

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5 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. De Fazio “Assessore a 19 anni ‘nel nome del padre’. Che dice: “Bella e brava, come la Boschi

Io ho una teoria personale, che l’eliminazione di uomini come Emilio Alessandrini avesse tra i suoi scopi quello di marchiare come proibiti alcuni tipi antropologici pregiati; e quindi continuare a fare andare le cose come sta avvenendo nella giunta del figlio, Marco Alessandrini.

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13 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Sclerosi multipla, “da nuova proteina possibile farmaco per rallentare malattia” “

@ Giovanna Maggiani Chelli.

Gentile Signora Maggiani Chelli

Il lavoro che lei elogia si basa sul modello concettuale in vigore, giudicato da diversi specialisti errato e catastrofico per i malati (es. 1), tanto che anni fa neurologi israeliani proposero, inascoltati, una sua moratoria, evidenziando altre gravi manipolazioni della ricerca e cura della sclerosi multipla commesse sistematicamente a favore dello sfruttamento economico della malattia (2). Il lavoro scientifico riportato da Patitucci, che non contiene nulla che in un sistema onesto possa e debba essere comunicato al pubblico, mostra come si prosegua a oltranza negli anni e nei decenni su una sola ipotesi, quella che si è rivelata infruttuosa, avendo interesse a non risolvere il problema. Un aspetto, questo sì, che la ricerca e la clinica sulla sclerosi multipla hanno in comune con lo stragismo; come l’arte del depistaggio e del falso, il disprezzo per la vita umana e per la sofferenza altrui dietro ai proclami ipocriti, il servire gli interessi dei poteri forti, la complicità vile di chi occupa le istituzioni, l’eliminazione delle voci critiche e costruttive; e anche le posizioni degli interessati prossimi eccessivamente sottomesse al potere e aderenti alle sue versioni.

Deferenti saluti

Francesco Pansera

1 O Behan P. Futility of the autoimmune orthodoxy in multiple sclerosis research. Expert Rev Neurother, 2010. 10: 1023.
2 Steiner I Wirguin I. Multiple sclerosis – in need of a critical reappraisal. Med Hypotheses, 2000. 54: 99.

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7 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. Lenzi “Incontri tra ex terroristi e vittime? Ancora troppe nuvole coprono la verità”

I poteri che propagarono la paura di un terrorismo autonomo, che in realtà pilotavano, ora si giovano di questo fare assumere ai familiari in aggiunta alla posizione, sacrosanta, di vittime in quanto congiunti il ruolo improprio di rappresentanti esclusivi e indiscutibili dei cittadini come vittime degli effetti politici di quelle strategie violente. La paura terroristica è tramontata; ma i poteri egemoni che la vollero non sono inattivi; continuano, indisturbati, a dare ordini. Si perpetuano e si facilitano i loro affari criminali, oggi sotterranei anziché vistosi, con questa falsa riduzione ad una riconciliazione tra ribelli in buona fede e le vedove e gli orfani su un passato lontano. La squallida classe dirigente che mantiene per loro conto l’Italia a pelo d’acqua è anche il frutto di quella stagione che si vorrebbe sepolta; e delle interferenze, che hanno mutato forma senza perdere in efficacia, che si vorrebbero inesistenti. Invece di riscritture romantiche e edificanti ad uso dei vincitori sarebbe utile al Paese guardarsi la piaga cancrenosa. Si dovrebbero raccontare i terroristi come utili idioti, quando non collaborazionisti. E es. di come il fascismo agì sulla vedova Matteotti per normalizzare l’assassinio del marito; comparando ciò all’attuale ruolo normalizzatore dei familiari delle vittime. Invece di preti che mantengono torbide le acque costruendo epiloghi luminosi, servirebbe un’analisi storica che chiarisca le complicità del clero.

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27 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Fabbretti “Salvatore Borsellino e le accuse disoneste di LiveSicilia”

In Italia si trasferisce la figura della vittima sui familiari; per poi manovrarli e fargli recitare il copione ufficiale. Es. per fare gli splendidi coi reduci del terrorismo degli Anni di piombo, riabilitandoli e portandoli alla ribalta mentre si continua a dare una mano agli affari attuali delle strutture che in passato pilotavano il terrorismo. Ricordo che la vedova di Borsellino diede fiducia a Sgarbi. Un’ottima moglie non è un magistrato capace di fronteggiare i peggiori delinquenti e di valutare chi ha davanti. Salvatore Borsellino come noi non è infallibile. Il suo patrocinio di diversi personaggi lascia perplessi. E’ anche possibile che dato il suo essere “irregolare” vi sia chi favorisce eventuali errori di valutazione. Appare persona integra e coraggiosa, non addomesticabile e protesa verso la verità. Nel suo caso non c’è stato un effetto forte della “regressione verso la media”, nota in genetica, per la quale non è raro che un figlio o germano di una persona di valore sia privo delle doti innate del congiunto. Ha detto ad alta voce cose, come il ruolo dei servizi, sulle quali gli ottoni dell’antimafia ufficiale mettono la sordina o smettono di soffiare del tutto. Forse è per questo che invece di farlo salire abusivamente sul piedistallo cercano di denigrarlo.

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6 dicembre 2019

Blog de il Fatto

Commento al post “Genova, morto l’ex magistrato Mario Sossi: fu sequestrato dalle Brigate Rosse per 33 giorni”

Franceschini ha anche detto che su Sossi lo Stato pilotò le BR come con Moro. Risulta un progetto dei servizi per uccidere Sossi simulando un tentativo di liberazione. Tra i rapitori un infiltrato del Viminale, Marra.

Mario Sossi, 1974, durante il sequestro: “… Opportunisti, sfruttatori , manutengoli, ruffiani e vigliacchi, fanno vita comoda e nessuno li va a rapire. Per di più, qualcuno di essi ha la sfrontatezza di recitare la miserabile commedia del cittadino intransigente”! […] Una scelta “équipe” di psichiatri e psicologi, guidati dall’ineffabile P.E.T. [Taviani], ha sentenziato che, se non sono pazzo , poco ci manca; sono pazzo quel tanto che occorre per falsare il significato delle parole che dirò se uscirò di qui … “

Mario Sossi, 1979: “Poiché sono assolutamente convinto del carattere artificioso della guerriglia rivoluzionaria nostrana, non ho il minimo dubbio nell’individuare gli strateghi di queste operazioni in agenti segreti di potenze straniere”

A chi non appartenga alle categorie enumerate da Sossi, e non abbia altri deficit, queste righe del giudice dicono sul doppio Stato – anche su quello attuale – più di tanti libri e convegni.

@ Antandra. Andrebbe chiesto a Il Fatto. In effetti Franceschini, intervistato da Fasanella, ha raccontato in un libro (“Che cosa sono le BR”, postfazione del giudice Priore) come sia stato eseguito una sorta di trapianto di testa delle BR. Le vecchie BR furono decapitate da CC e servizi, e la vecchia testa, che già era manovrabile e bacata, fu sostituita con una nuova perfino peggiore totalmente controllata dallo Stato. Penso occorra ascoltare ogni fonte disponibile, senza considerarne nessuna come certa; né i terroristi che ci hanno ripensato, né i familiari, a volte fagocitati dal sistema come lo fu a suo tempo la vedova Matteotti (v. “La sindrome di Peppa nei familiari delle vittime”) né gli esperti, che non sono infallibili e, con un numero di lodevoli eccezioni, cucinano versioni ad usum delphini, praticando quello che chiamo il tolemaicismo (v. “Il tolemaicismo politico”), lo spiegare l’eversione in termini prevalentemente nazionali. Non sono un esperto, e i miei interessi e competenze sono diversi, ma ritengo di essere testimone diretto di alcune cose; quello che vedo è che le stagioni del terrorismo sono state solo una forma contingente del dominio sull’Italia, che continua dopo l’alibi della Guerra fredda con mezzi non vistosi, potendo contare per le necessarie attività eversive sul repertorio umano descritto da Sossi. Attività che includono il mantenimento, tramite epurazioni, di una classe dirigente e di istituzioni adatte.

@ Antandra. Anch’io considero Sergio Flamigni una risorsa preziosa. Barbacetto è ottimo come capacità professionali, ma come si vede qui per il rapimento del giudice Sossi, una storia torbida che getta luce sulle forze che percorrono l’ltalia, e quindi anche sul nostro travagliato presente, su questi argomenti un grande giornale alla ribalta come il Fatto non può scrivere che 2+2=4.

@ Antandra. Sì, da noi si è sviluppata l’arte di parlare di fatti gravi evitando le verità indicibili. Qui si è aggirato l’indicibile del caso Sossi rivolgendosi a un ex-terrorista che altrove ha effettivamente contribuito alla verità; ma riportando solo del suo “dialogo” con la persona che teneva prigioniera tenendogli una pistola alla tempia. Si può tacere la verità che si fa mostra di gridare anche facendo parlare un esperto, che dall’alto del suo sapere dia un taglio obliquo alla ricostruzione, cesellando dottamente su aspetti vividi ma secondari mentre lascia in ombra la cupa sostanza. Molto usato, in terra di preti, è sostituire al popolo come parte lesa dei delitti politici volti a tenerlo asservito e sfruttato i familiari delle vittime, col loro dolore che li rende incontestabili, e che in buona fede possono ripetere le versioni aggiustate (e perfino in certi casi trarne credibilità e vantaggi indebiti). I familiari messi a occupare oltre al loro anche il posto del popolo come richiedenti giustizia esonerano un popolo poco propenso a fronteggiare poteri forti e cattivi. Le vittime dirette, i testimoni di grado zero, se morti non parlano, e se vivi si fa in modo di screditarli, anche facendo leva sulla loro condizione psicologica, quella di chi è nelle mani di cialtroni con la pistola, come si fece con Sossi e con Moro.

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20 febbraio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Delitto Bruno Caccia, Cassazione conferma l’ergastolo a Schirripa. La famiglia del magistrato: “Solo mezza verità””

Onore alla famiglia, che non si adagia sulle verità di comodo.

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7 maggio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia, anniversario stragi: manifestazione online e in televisione. Fondazione Falcone: “Dedicato al coraggio di tutti i cittadini””

Uno degli scienziati più influenti al mondo, Ioannidis, ha paragonato l’accettare il lockdown (quello USA, meno stretto del nostro) al gettarsi in un baratro sulla parola. Con tutto il rispetto per la sorella di Falcone, gli italiani stanno mostrando non coraggio, ma remissività imbelle a un’operazione che va a loro danno. Credo che tra i vari moventi delle stragi del 1993 ci fosse quello di instaurare un sistema mafia-antimafia; funzionale al nuovo corso liberista che parallelamente veniva impiantato. Con l’antimafia perenne che serve da sacro paravento, da alibi di ferro e da legittimazione di livello quasi-costituzionale al malaffare di Stato e a quello protetto dallo Stato. E anche all’ignavia e allo scarso senso civico dei cittadini, ai quali basta battere le mani e portare il loro compitino di espressioni di circostanza alle cataste di trita retorica dei tanti riti antimafia per essere a posto. La liberazione a gioco dell’oca dei boss e l’indecente teatrino mediatico di Bonafede e Di Matteo mentre il Paese è sottoposto a shock che come nel 1993 porteranno a nuovi infelici assetti sono spiegabili con questo ruolo scenico della lotta alla mafia. Invece che con applausi reciproci che sono applausi a sé stessi, i combattenti valorosi andrebbero commemorati chiedendo perché ancora la mafia non è stata sconfitta, e a che punto sono rispetto all’anno precedente nell’eliminazione della mafia quelli che si presentano come i successori dei caduti.

@MariachiaraRossi. Mi fa piacere che anche lei critichi l’accostamento antimafia – Coronavirus. Ma permetta anche agli altri di criticarlo.

@MariachiaraRossi. Non sono io che sta appiccicando la commemorazione delle stragi a questo nuovo golpe (e che le sta appiccicando dalla parte sbagliata). Io lo segnalo a chi ne sia inconsapevole.

1992. Ero in USA, nell’ultimo dei 4 anni vissuti lì (ho un appunto basato su quell’esperienza: i contatti professionali in USA, dove si viene attentamente valutati dal loro punto di vista, non sempre portano fortuna in Italia; vi ho segnato i casi di Falcone, Boris Giuliano e altri uccisi). Di Falcone e Borsellino seppi casualmente; dal gestore siciliano di una pizzeria di Brookline, Boston. Aveva al collo una piccola sagoma della Sicilia d’oro, con un diamante in corrispondenza di Palermo. Dopo i complimenti per la pizza, parlando dell’Italia e del Sud dissi che sono bei posti dove vivere, purtroppo guastati dalla mafia. Restò in silenzio. Lo ripetei e mi rispose: “Dipende; se ti conoscono è una cosa; se non ti conoscono può essere diverso. Un mese fa hanno ammazzato un altro magistrato”. Mi informai e seppi delle stragi. Oggi pure lei tutta compresa di zelo antimafioso usa l’argomento del “non ti conosco”: non ha mai letto mie partecipazioni alle ricorrenze. Sulle mafie e l’antimafia, non come esperto ma come testimone, ho messo per iscritto su internet diverse pagine; che credo non possano sperare nel suo imprimatur. Ne ho scritto anche in occasione delle commemorazioni. Che sono giorni del calendario tristi per chi sa in prima persona l’uso che viene fatto del manto di sacralità che generano.

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1 settembre 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Candela “Rita Dalla Chiesa: “Silvio Berlusconi è l’uomo più carismatico d’Italia, mi ha spinto a dire sì. Penso a mio padre, spero sia orgoglioso…””

“[Peppa] Vivacchiava facendo dei servizi ai soldati, ai carcerieri, come facesse parte ella stessa di quel gran fabbricato tetro e silenzioso, e pei carabinieri poi che le avevano preso Gramigna nel folto dei fichidindia, e gli avevano rotto la gamba a fucilate, sentiva una specie di tenerezza rispettosa, come l’ammirazione bruta della forza. La festa, quando li vedeva col pennacchio, e gli spallini lucenti, rigidi ed impettiti nell’uniforme di gala, se li mangiava cogli occhi, ed era sempre per la caserma spazzando i cameroni e lustrando gli stivali, tanto che la chiamavano « lo strofinacciolo dei carabinieri ». (Giovanni Verga. “L’amante di Gramigna”).

Come per un cupo scherno della storia, qui la “sindrome di Peppa”* si manifesta in un caso nel quale la vittima è un carabiniere. Un generale dei carabinieri non conforme rispetto al nefasto percorso imposto al Paese da chi ha fatto sorgere e perdurare “l’astro” B., e che ha portato all’Italia delle stanche e convulse elezioni del 2022.

*“La sindrome di Peppa nei familiari delle vittime” sito menici60d15.

Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi

17 December 2008

Forum marcotravaglio.it

Post del 17 dic 2008

sito chiuso

 

La copertina del numero del 18 dicembre 2008 dell’Espresso mostra un’immagine che i media ci hanno reso familiare: un bambino in pigiama, con accanto una flebo e la pompa a infusione. Titolo: “Diossina e tumori. SOS BAMBINI. Rapporto choc sui piccoli colpiti dal cancro: in Italia sono il doppio rispetto al resto d’Europa. Dalle Marche all’Emilia, dalla Sardegna alla Campania. Inquinamento e alimentazione le cause”. Il servizio, di otto pagine, è a firma di Emiliano Fittipaldi, con un intervento del più famoso e influente oncologo italiano, Veronesi. Il sottotitolo spiega che “Crescono del 2% all’anno le neoplasie infantili in Italia. Con picchi spaventosi in prossimità di aree industriali o inquinate. Colpa di smog e pesticidi. E della contaminazione della catena alimentare”. Come è prassi in questi casi, il testo è difforme dai titoli perentori: nell’articolo gli specialisti affettano cautela prima di concedere che la causa dell’incremento di tumori pediatrici sia l’inquinamento. Come di norma, la procedura è invertita: prima la comunicazione al pubblico delle conclusioni; dopo verranno prodotti i dati scientifici e le dimostrazioni che supportano le conclusioni. Per me, che ho visto dall’interno come funzionano queste cose, è stato come sentire annunciare al telegiornale che la mafia è colpevole anche dei delitti del mostro di Firenze.

Il 13 dicembre ho tentato inutilmente di postare sul sito dell’Espresso il seguente commento all’articolo online:

“L’inquinamento è un’importante causa di cancro, senza dubbio da considerare nelle indagini su questa accelerazione esponenziale dell’andamento delle diagnosi di tumore pediatrico. Esistono evidenti elementi sul piano biologico, ed elementi giganteschi sul piano socioeconomico, che impongono di considerare anche un’altra causa generale, descritta in letteratura ma impresentabile al pubblico: la sovradiagnosi, cioè il diagnosticare e trattare come cancro neoformazioni che assomigliano al cancro ma non sono cancro. Gli epidemiologi stanno impostando una ricerca deviata, addossando tutto all’inquinamento e omettendo una pista d’indagine ragionevole ed anzi cogente, la sovradiagnosi. I giornalisti che inculcano nel pubblico l’idea che le cause dell’incremento sono esclusivamente esterne alla medicina creano un circolo vizioso alimentato da un gradiente di paura che spinge sempre più genitori e bambini verso esami diagnostici oncologici, e così verso la sovradiagnosi.”

La finestra di inserimento del commento dice che i caratteri disponibili sono 23, ma premendo “Invia”, dopo “trasferimento in corso, attendere…” appare : “ATTENZIONE, spiacente, hai superato il limite dei 1000 caratteri. Torna indietro”. Ho mandato un’email a Fittipaldi, pregandolo di fare in modo che il commento venga postato.

La foto del bambino (che in genere è cereo, senza capelli e malconcio, non roseo biondo sereno e sorridente come nella copertina) nel reparto oncologico la conosciamo tutti. E’ una delle icone del nostro tempo. Eppure molti secoli fa, nel 1977, alcuni tra i maggiori esperti al mondo scrivevano “Anche il più zelante dei pediatri vedrà pochi casi di tumori infantili in tutta la sua vita professionale” (La Clinica pediatrica del Nord America, vol. 9, n. 2. Piccin, 1977. Simposio sulla oncologia pediatrica. Pag. 155). In quell’era remota i tumori pediatrici erano un argomento esoterico, del quale si occupavano i subspecialisti. Oggi invece sono un tema giornalistico ricorrente. Un tema trattato anche dalla cronaca rosa, che le massaie hanno sulla punta delle dita, informate e aggiornate da Michele Cocuzza e dai suoi colleghi. Se ne parla tanto, e ne possono parlare anche cani e porci. Purché ne parlino in un certo modo. La cancerogenesi è prevalentemente chimica, e c’è un interesse dell’industria a coprire gli effetti cancerogeni dell’inquinamento e delle manipolazioni degli alimenti. Nel discorso sul cancro, i pesticidi appaiono essere trascurati rispetto al loro reale peso. I tragici effetti dell’usare l’atmosfera come un’invisibile discarica dobbiamo ancora apprezzarli appieno. Il controllo dell’inquinamento è molto sottovalutato come elemento chiave del controllo del cancro. Allo stesso tempo, paradossalmente, il pensiero unico impone che la causa del crescente incremento di incidenza dei tumori sia da attribuire a inquinamento e alimentazione e solo a questi fattori. Lo impone per evitare che vengano alla luce fattori ancora meno presentabili. Così abbiamo un Veronesi che minimizza, o nega del tutto, i pericoli quando si parla dell’inquinamento da inceneritori, e degli altri fattori cancerogeni derivanti dagli interessi dell’industria e della finanza; ma che si spende contro l’inquinamento quando bisogna chiedersi perché l’incidenza delle diagnosi di cancro continua ad aumentare. I progressisti italiani, ai quali l’Espresso si rivolge, corrono in soccorso nel combattere il sistema ripetendo a pappagallo gli argomenti forniti dal sistema stesso.

Conosco un medico, un certo Pansera (non il medico mafioso calabrese genero del “Tiradritto”, al quale telefonava Fortugno, e neppure il lombardo rubagalline che manipolava grossolanamente le cure alla S. Rita; un altro) che ha scritto, sotto forma di lettera all’Ordine dei giornalisti, un commento contro le manipolazioni mediatiche su temi riguardanti la salute pubblica: “Il leveraged buyout della fede pubblica nelle notizie mediatiche di successi scientifici e tecnici. Il caso del premio all’inceneritore dell’ASM di Brescia”. Ha dato la lettera anche a degli ambientalisti, e poco dopo gli ha telefonato la Casaleggio, proponendogli di pubblicarla sul blog di Grillo, offerta che ha accettato (Premio fai da te degli inceneritori. Blog di Beppe Grillo. 8 novembre 2006). “Medicina democratica”, la rivista storica della medicina “di sinistra”, invece non glielo ha chiesto, e neppure lo ha avvertito: ha pubblicato la lettera ad insaputa dell’autore, con titolo e sottotitoli arbitrari, facendone un articolo della rivista (Brescia: emblematica denuncia su un conflitto di interessi più grande dell’inceneritore ASM, di F. Pansera. Medicina democratica, n. 168-172. Agosto 2007). L’autore ha scoperto per caso di avere pubblicato un intervento sulla rivista che fu di Maccacaro: un onore, ma troppa grazia. Beato lui, che non deve neppure chiedere. Se invece un medico volesse dire che per spiegare l’elevata incidenza di tumori in zone come Brescia, dove gli ospedali hanno sostituito i capannoni, oltre che all’inquinamento bisogna guardare alle sovradiagnosi e al conseguente sovratrattamento; e che all’inquinamento non andrebbero imputati, oltre alle sue immense colpe reali, anche delitti che non ha commesso, allora invece di un tappeto rosso troverebbe davanti un muro di silenzio e ostilità.

Gridano “Sos” ma non credo che cerchino veramente aiuto per risolvere il problema. Una conseguenza notevole delle sovradiagnosi è che fa sembrare che si ottengano successi terapeutici. Curare i sani è molto più facile, appagante e redditizio che curare i malati. Lo spiego con una favola che non è per i bambini. Poniamo che nel paese di Acchiappacitrulli, o, se si ritiene il nome politicamente scorretto, a Springfield, da sempre ci sia un caso all’anno di tumore cerebrale, invariabilmente mortale. Un giorno un medico fa una scoperta, accidentalmente, come spesso avviene nella storia della scienza. Un sintomo del tumore cerebrale è la cefalea, che è anche un disturbo molto comune. Allo studio di questo medico si presenta lamentando cefalea un tipo particolarmente querulo, che in testa di anomalo ha solo la forfora, sul piano organico. Il medico è stanco e scorbellato. Dalla finestra aperta entra una zaffata di un fumo dolciastro, proveniente dal rave party che si tiene nel vicino centro sociale. Il medico sovradiagnostica la forfora come tumore cerebrale. Questo particolare paziente, che in realtà ha solo la forfora, ma essendo stato etichettato come malato di cancro al cervello come tale viene trattato, appare rispondere alle cure oncologiche alle quali il medico lo sottopone: sta male (a causa delle terapie), ma non muore dopo pochi mesi, a differenza di tutti gli altri casi precedenti. Alla fine viene dichiarato guarito dal cancro. Essendo stati diagnosticati e trattati in quell’anno non uno ma due tumori cerebrali, gli statistici, che come ha scritto Renzo Tomatis “in genere sono più svegli dei colleghi biologi”, segnalano che l’incidenza di tumori cerebrali è aumentata, ma si è riusciti a ottenere guarigioni del cancro al cervello in quella coorte di due persone, dimezzando i casi infausti e portando la sopravvivenza da 0 al 50%. Dopo alcuni anni di duro lavoro di sviluppo di quel primo pionieristico risultato, i medici del paese sono arrivati a diagnosticare dieci tumori cerebrali all’anno: nove sovradiagnosi su soggetti con la forfora più l’unico caso di autentico tumore cerebrale. Risulta che l’incidenza dei tumori cerebrali è molto cresciuta, ma la medicina ha fatto passi da gigante, arrivando a salvare il 90% dei malati. La mortalità per tumore cerebrale resta invariata: 1 sul totale della popolazione all’anno. Qualche anno avviene che la mortalità aumenti, perché le terapie, es. un intervento neurochirurgo o la chemioterapia, comportano un rischio anche per chi ha solo la forfora (nel frattempo ribattezzata “dermatite seborroica atipica” (DSA), e ulteriormente distinta secondo una scala di sette livelli di displasia, a rischio crescente di trasformazione tumorale). Col sistema dei nove forforosi i medici ora hanno, invece di un solo paziente all’anno con quella patologia, dieci pazienti; e presto molti di più, perché, grazie alla responsabile discesa in campo delle case farmaceutiche, propiziata dalla mediazione di politici e sindacalisti animati da passione civile, con la benedizione della Chiesa e la fattiva partecipazione di onlus, volontariato e tante realtà della società civile, sta per partire un programma di screening che riguarderà tutta la popolazione a rischio. I medici non devono più scervellarsi su come curare quell’unico caso annuale, per poi essere guardati con sfiducia dati i costanti insuccessi. Al contrario, ricevono soldi a palate e ossequio dalla gente, che affolla le sale d’aspetto dei loro studi, spaventata dall’epidemia di tumori cerebrali e riconoscente verso quei medici che riescono a guarire ben nove casi su dieci. O otto casi su dieci.

Nella realtà le cose ovviamente non avvengono così. Ma non vanno neppure come in un esperimento condotto da Enrico Fermi. Consideriamo ad esempio i linfomi. Capisco che a leggerlo non ci si crede, ma, come per altri cancri, non ci sono studi (basati su una correlazione tra istologia o altri esami e prognosi) che definiscano in maniera scientifica ed esaustiva benigno e maligno: cosa è linfoma e cosa non lo è. Si distingue bene, su basi empiriche, tra i quadri che sono agli estremi opposti, ma la distinzione nella zona grigia è lasciata a convenzioni, basate sulla morfologia o su esami indiretti di laboratorio che sono tanto sofisticati quanto non sufficientemente validati, o per nulla validati. Questa incertezza di fondo è stata incastellata entro una bizantina classificazione dei vari sottotipi. Sarebbe invece indispensabile avere criteri fedeli al vero, solidi e chiari, perché il tessuto linfoide, che è deputato alla risposta immunitaria, ha una notevole capacità fisiologica di proliferazione, anche clonale, che può mimare il cancro. Una capacità particolarmente spiccata nell’infanzia, quando viene a contatto con nuovi stimoli antigenici. Nell’infanzia il tessuto linfoide è il tessuto col tasso di crescita più rapido, dopo di che subisce un’involuzione. E’ noto almeno dalla fine degli anni Cinquanta che alcuni stimoli, come la somministrazione di certi farmaci, possono provocare proliferazioni pseudolinfomatose. Risale ad almeno 40 anni fa la nozione che è sufficiente la reazione ad uno stimolo antigenico, come una vaccinazione, a simulare un linfoma (Hartsock R.J. Postvaccinal lymphadenitis: hyperplasia of lymphoid tissues that simulates malignant lymphoma. Cancer, 1968. 21: 632-649). I nuovi sofisticati test molecolari indiretti più che superare tali trabocchetti permettono di meglio cadervi dentro, instillando una sicurezza infondata, facendo credere a chi vuole crederci che i falsi positivi sono un problema ormai superato, da non prendere neppure in considerazione nelle indagini sulle cause dell’incremento annuo dei linfomi nell’età da 0 a 14 anni: un allarmante +4,6%, contro il +0,9% europeo. Un ingrossamento linfonodale è un’evenienza comune, che non sempre è legata ad una causa evidente come una carie dentaria. Se, sulla spinta degli Sos mediatici, aumenta il numero dei bambini con ingrossamento linfonodale che vengono riferiti a centri specialistici e sottoposti a biopsia per escludere un linfoma; e se, basandosi sui “rigorosi” ma in realtà traballanti criteri ufficiali, si diagnosticano come linfoma alcune particolari proliferazioni reattive, non neoplastiche, dei linfonodi dei bambini, allora la frequenza di linfomi nei bambini balzerà in alto, e le stime sulla percentuale di bambini con linfoma vivi dopo 5 anni sembreranno migliorate. Come ha scritto Tomatis, gli statistici sono sì molto intelligenti, ma “stringono al laccio di una formula, e strozzano, dati sperimentali o epidemiologici che andrebbero considerati in un contesto biologico del quale hanno scarsa conoscenza”. Si confermerà che è in corso una specie di epidemia, ma c’è salvezza nelle cure, e si sarà così instaurato un circolo vizioso. Se sono sufficientemente gonfiate con le sovradiagnosi, le percentuali di sopravvivenza possono falsamente apparire migliorate perfino se il numero di bambini deceduti per linfoma autentico – o per le pesanti terapie oncologiche – in realtà aumentasse. Non è difficile che si inneschi un circuito del genere; anche perché l’errore sistematicamente orientato alla sovradiagnosi comporta vantaggi. Pane, lavoro e gloria per i medici e ricercatori; maggior volume d’affari per il business medico, del quale fanno parte anche media e giornalisti.

Gli sbandierati successi sul cancro, “ci si ammala di più ma si muore di meno”, sono legati a questo equivoco. Le sovradiagnosi provocano miglioramenti spuri della sopravvivenza, che è data dalla frazione delle persone vive tra quelle che sono state trattate. Ma non migliorano la mortalità, e possono peggiorarla. La mortalità è data dalla frazione di persone che muoiono di un determinato tumore rispetto alla popolazione generale. Si crede intuitivamente che al variare di uno dei due indici l’altro vari necessariamente in senso opposto, ma non è così. Sopravvivenza e mortalità non sono misure complementari: può accadere che l’intervento medico, e in particolare la sovradiagnosi, migliori (fittiziamente) la sopravvivenza e peggiori (realmente) la mortalità, cioè faccia elevare entrambi gli indici (Reich J.M. Improved survival and higher mortality. The conundrum of lung cancer screening. Chest, 2002. 122:329-337. Reperibile su internet). L’articolo mostra che sovradiagnosi possono avvenire anche per entità diagnostiche dai contorni più definiti dei linfomi, quali i carcinomi polmonari. Delle due grandezze quella più valida come indice dell’efficacia delle cure è la mortalità. (Di recente, anni dopo che un importante epidemiologo aveva osservato come la mancata riduzione della mortalità sbugiardasse i proclami di progresso contro il cancro, sono stati riportati modesti cali relativi di mortalità, alcuni autentici, come quelli attribuiti alla riduzione del fumo di sigaretta, altri discutibili e criticati; nel 2002 il National Cancer Institute ha abbandonato le promesse di un futuro senza cancro, predicendo per il 2050 un raddoppio dell’incidenza). I successi terapeutici di cui parlano i giornalisti, e gli scienziati che i giornalisti intervistano, si riferiscono il più delle volte alla sopravvivenza, anche se la chiamano “mortalità”. La sopravvivenza più diagnosi si taroccano più migliora. Diversi tipi di tumore si prestano, dato il contesto biologico, a questo gioco. Il pubblico non si stanca mai di sentirsi ripetere la stessa favoletta dei successi terapeutici, che comporta un aumento dei valori dell’incidenza. Purtroppo non c’è un Travaglio del giornalismo medico che sappia e voglia fare chiarezza (o se c’è l’hanno già sistemato), mentre ci sono tanti giornalisti medici che mangiano amplificando l’equivoco, agitando paure e speranze che vanno molto oltre le giuste paure e le giuste speranze, rastrellando così bambini e adulti verso la tramoggia dell’industria oncologica.

Epidemiologia, pagina 1: “association is not causation”. I picchi di incidenza di cancro associati alle aree industriali sono anche associati ad aree dove l’oncologia è parte integrante del sistema industriale ed è fattore di crescita economica. La linea della medicina industriale si va estendendo al Sud. Il cancro aumenta nelle aree più moderne del Sud, che adottano la medicina del Nord; e in quelle dove maggiore è l’inquinamento, e quindi maggiore è l’esposizione ad agenti cancerogeni, ma dove è maggiore anche il degrado sociale, e quindi la vulnerabilità a manipolazioni e ad uno sfruttamento economico selvaggio e incontrollato, come la Campania. Al Nord un armonioso e ordinato sviluppo dell’industria del cancro ha creato successo sociale e benessere. La regione con i più bassi tassi di incidenza e mortalità per tumore standardizzati per età finora è stata la Calabria, la solita ultima della classe, mentre le province del Nord verso le quali si indirizzano i “viaggi della speranza” dei meridionali malati di cancro brillano come il fanalino di coda nelle statistiche sul cancro. In un articolo del 1974 sul Lancet, Ivan Illich osservava che le regioni povere sono a volte risparmiate dagli effetti più sinistri della medicina iatrogena. E’ probabile che con l’arrivo della civilizzazione tra pochi anni il Sud potrà vantare statistiche sul cancro simili a quelle del Nord, e forse anche peggiori. Conseguenza del maggior inquinamento e degli alimenti industriali, ma anche della iatrogenicità della tanto invocata medicina “d’eccellenza”.

Con l’attuale incremento annuo medio ufficiale del 2%, (è verosimile che la situazione reale sia ancora peggiore) i tumori pediatrici potrebbero raddoppiare in 35 anni. Ma il fenomeno è generalizzato: le statistiche ISTAT riportano che in Italia l’incidenza del carcinoma della prostata, un cancro dell’anziano, è quasi raddoppiata in appena cinque anni, con un incredibile +94% tra il 1998 e il 2002. (a riguardo vedi: Tombesi M. Il PSA avanza ma il tumore non recede. Occhio clinico Aprile 2007. Reperibile su internet). Come se il cancro fosse l’epifania della Grande livellatrice, un’inerzia accomuna le classi sociali, i semplici e gli istruiti, chi è ricco e chi non ha nulla da perdere. Tutti accettano supini, senza fiatare, il pacchetto completo: l’impennata più le spiegazioni allegate dagli stessi soggetti che ne beneficiano. Azzardo l’ipotesi che l’incidenza doppia di tumori pediatrici rispetto al resto d’Europa sia un indice della particolare mancanza di spina dorsale degli italiani, che li rende da un lato cinici esecutori e dall’altro facile preda di queste truffe di alto bordo. Sono pronti a lanciarsi in chitarronate lacrimose sul bambino malato, ma non pensano a proteggere i bambini chiedendosi se non stiano avvenendo, in una forma diffusa, sofisticata, istituzionalizzata e impersonale, manipolazioni truffaldine a scopo di lucro del genere di quelle che tutti hanno visto col caso S. Rita, dove la frode medica ha fatto la sua comparsa presso il grande pubblico, sia pure in una versione rozza e primitiva, che sta alle manipolazioni alle quali mi riferisco come banconote false ottenute con una fotocopiatrice a colori stanno alle banconote false che un istituto di emissione stampi con cliché autentici, duplicando serie e numeri di biglietti che aveva già stampato legalmente (ciò che fece nell’Ottocento la Banca Romana). (Questo sul piano tecnico; sul piano politico, è stato un segnale ai medici che pensano di poter parassitare a piacimento gli oliati meccanismi di precisione della frode medica strutturale, rovinandoli con le loro truffe pedestri, e mettendo così a repentaglio, per racimolare quattro soldi, un business che si misura in miliardi e in centinaia di miliardi; e forse anche un segnale “pro domo sua” di magistrati e polizia affinché i medici escludano dalle truffe le categorie privilegiate, riservandole alla gente comune). Asportare un lobo polmonare per polmonite, al fine di intascare i soldi del rimborso, come è avvenuto alla S. Rita, è un imbroglio da medico di Jacovitti, che taglia la gamba al paziente col saracco del falegname; ma il citato articolo di Reich mostra come sia possibile arricchirsi asportando addirittura lobi polmonari senza reali indicazioni, e provocando quindi incrementi della morbidità e mortalità, basandosi però su motivazioni apparentemente razionali e scientifiche. Dagli organi interni come il polmone si dovrebbe poi passare a esaminare i casi di strutture anatomiche non critiche per la sopravvivenza: a cominciare dalla mammella, il regalo di Dio ai chirurghi, quelle ghiandole sudoripare modificate che sembrano messe sul torace apposta per eseguire interventi chirurgici, e altri lucrosi interventi medici, amputandole o svuotandole a catena di montaggio e con poco rischio. Si potrebbe paragonare, attirandosi i fulmini dell’inclita e del volgo, i fibroadenomi e la mastopatia fibrocistica curate alla S. Rita mediante quadrantectomia e radicalizzazione (che è un po’ come curare una pustola acneica localizzata sul naso mozzando il naso) con le neoplasie in situ della mammella curate nei centri “seri” in seguito agli screening di massa, dove il grottesco si confonde con complessi aspetti biologici, e dove occorrerebbero tanta onestà e discernimento, mentre a regnare sono altri valori.

L’articolo dell’Espresso mostra che su una cosa importante come la salute si superano gli steccati, che già non sono molto alti: c’è un accordo bipartisan per fare girare il tritacarne stampasoldi che è diventata la medicina. Mostra come il ruolo della sinistra sia quello di fare da spalla, da compare, agitando temi pseudoprogressisti, dicendo cose che suonano “di sinistra” ma che in realtà reggono il gioco a quella che dovrebbe essere la controparte. La presente critica dell’articolo mostra che nella società avanzata il dissenso tecnico può fornire ciò che è oggi è carente, una forma attuale di dissenso politico, capace di contrapporsi al blocco di potere destra/sinistra.

La medicina è anche una forma di religione secolare, e oltre alle simpatiche reazioni degli interessi che va a toccare, chi scrive queste cose deve temere la reazione del pubblico. Spesso quelli che si lasciano intortare come babbei dall’attuale scellerata medicina commerciale sbranano chi tenta di aprire loro gli occhi, come alcuni commenti a questo post su questo illuminato forum potrebbero mostrare. Salvo eccezioni, non risponderò ai commenti. Il post è scritto per tutti; un sommesso augurio di serenità per il Nuovo anno; ma è indirizzato alla minoranza di lettori che sono in grado di valutare questa pulce nell’orecchio, in base al buon senso e alla conoscenza del mondo se non su base tecnica. Spero che ne tengano conto, e che aiutino chi è esposto senza difese a questi raggiri. Gli altri, forse è bene che continuino a portare senza remore i loro figli, e sé stessi, alla medicina che è sostenuta e protetta dal gruppo editoriale Repubblica-l’Espresso, dagli illustri luminari che vi scrivono, dalle forze produttive, e dalle benemerite istituzioni dello Stato.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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23 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. D’Ospina “Terra dei fuochi: incontro con Don Maurizio Patriciello. La speranza che non si arrende mai”

“Incontrare don Maurizio Patriciello è un dono” secondo Elisa D’Ospina, che si presenta come “scrittrice”. Io ritengo che per molti bambini, per molti genitori, don Maurizio Patriciello sia una disgrazia, dati i messaggi che diffonde, parziali e ingannevoli, che favoriscono le speculazioni più basse sulla sofferenza e sulla paura, complice l’aura di santità diffusa intorno a lui dai vari turiferari. Vedi: Sos cancro dei bambini e sovradiagnosi. Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato. Reperibili su internet.

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@ Ilenia. Un tempo si faceva il galoppino ai democristiani, oggi direttamente ai preti. Reperibili su internet ci sono studi scientifici che mostrano milioni di casi di sovradiagnosi di cancro, dovute a fome di propaganda della malattia. E’ di queste ore la notizia che nel PIL verranno incluse anche attività illegali come traffico di droga e prostituzione. I benefici all’economia da diagnosi fraudolente di cancro, favorite dagli allarmi a senso unico ai quali lei inneggia, vi entreranno a pieno titolo.

Io segnalo a chi non si beve a occhi chiusi i raccontini delle spiegazioni ufficiali, a chi dubita che il potere che ha tollerato la camorra sia rinsavito, questo altro pericolo, che si facciano soldi sulla paura e a danno della salute dopo che si sono fatti soldi inquinando il territorio. Chi ritiene di non aver tempo da perdere ad ascoltare altre voci, ragionare e riflettere, si accomodi, segua il piffero dei don Patriciello e vada a fare la fila alla porta dei reparti di oncologia.

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1 agosto 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post ” Taranto, morto a 5 anni Lorenzo: bimbo simbolo della lotta all’inquinamento Ilva”

I media fanno sì che gli spettatori piangano in gruppo un bambino; ciò è toccante. Ma questi riti mediatici intorno all’ara sulla quale giace un bambino hanno anche un lato inquietante. Si fa in modo che piangendolo in gruppo il pubblico pensi anche in gruppo; e che idee sbagliate e pericolose possano ammantarsi della sacralità della morte di un innocente. Questo, in un mondo falso, che non rispetta neppure i bambini, porterà altri bambini, altri giovani, altri adulti, a patire sofferenze che si tradurranno in profitti; passando, nel caso dell’Ilva, da un’industria che provoca sofferenze come effetto collaterale ad un’industria della sofferenza; un’industria che fa della malattia, della paura, del dolore, la sua materia prima. Vedi: Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi. E: Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato.

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28 novembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Martucci “Elettrosmog: a Roma per parlare di bambini a rischio e mamme per la verità”

Dunque la leucemia linfoblastica acuta e altre neoplasie dei bambini sarebbero almeno in parte da attribuire all’elettrosmog, secondo un convegno intitolato “Sensibilità chimica multipla ed elettrosensibilità” tenuto il 23 novembre 2015 nella sala della Protomoteca in Campidoglio. Sulla diffusione di questi allarmi, che possono facilitare la sovradiagnosi di tumori nei bambini, garantisce il commissario prefettizio, Paolo Tronca. Personalmente il tenore della “informazione” sulla salute dei bambini emessa dal Campidoglio mi sembra ancora meno serio e meno decoroso dei centurioni per turisti che Tronca ha fatto sgombrare; l’avallo di simili messaggi da parte del consiglio comunale di Roma ancora più sinistro degli affari de “er cecato” con l’amministrazione del Comune.

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29 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. gentilini “Smog e rischi per la salute: nemmeno rispettando i limiti saremmo al sicuro”

Gli allarmi sui cancerogeni seguono un andamento politico. Fino a metà degli anni 70 si ammetteva che la grande maggioranza dei cancri (80-90%) fosse dovuta all’esposizione ad agenti chimici. Le pressioni dell’industria hanno fatto in modo di nascondere questo dato macroscopico. Ora si torna a parlarne, additando l’inquinamento dell’aria e del suolo; ma non i cancerogeni nei prodotti di consumo. Il cancro è nell’aria che respiriamo. Il liberismo ha trionfato, e può convenire quest’ammissione parziale e insieme esagerata e allarmista, che induce paura. Il clima di paura aiuta il business medico; anche spingendo a esami mirati, e a interpretazioni di reperti incidentali, che tendono a sovradiagnosticare come cancro anche alterazioni che non si comportano come cancro. In particolare, mentre non ci sono elementi solidi per sostenere che l’inquinamento atmosferico sia la causa dell’incremento di diagnosi di cancro nei bambini, la paura spingerà a controlli che possono causare sovradiagnosi. Es. si è visto come il ricercare sistematicamente il neuroblastoma nei bambini abbia portato fino a 4 falsi positivi per ogni vero positivo. Si dà l’allarme solo su Scilla, l’inquinamento, mentre si tace su Cariddi, le sovradiagnosi, verso le quali così si spinge. Le varie fonti di cancerogeni chimici uccideranno molti di noi nel lungo periodo; per i bambini e gli adolescenti, il pericolo più insidioso è il crescente interesse verso di loro da parte dell’industria del cancro.

@ fv111. Non si tratta di immaginare. Le sovradiagnosi non sono “esami in più”. Sono diagnosi falsamente positive. Sulla spinta di interessi economici e del marketing, inclusi gli allarmi mediatici, sono divenute un fenomeno routinario, di larga scala, non un’eventualità improbabile. Non sono riducibili a errori di laboratorio. Gli standard diagnostici sono congegnati in maniera tale che il patologo non sia in grado di discernere con certezza, mentre pressioni sociali lo inducono a seguire pratiche che generano sovradiagnosi*. Alcuni screening diagnostici, es. quello del cancro della prostata tramite PSA, sono stati scoraggiati da enti regolatori per questo motivo. Dopo essere stato censurato, il tema è ormai del tutto riconosciuto e ampiamente dibattuto in letteratura. Azzardato, o sconsiderato, è trarre conclusioni e critiche basandosi su una costruzione mentale personale di cosa sia oggi la medicina. Le consiglio il libro “Sovradiagnosi. Come gli sforzi per migliorare la salute possono renderci malati” di Welch et al. Il Pensiero Scientifico, 2013. Oppure può andare al post de il Fatto, pubblicato nello stesso giorno di questo, “Dai vaccini ai radicali liberi, i falsi miti della scienza secondo Nature”, e approfondire il punto “la diagnosi precoce salvavita per tutti i tumori”.

*Foucar E. Do pathologists play dice? Uncertainty and early histopathological diagnosis of common malignancies. Histopathology, 1997. 31: 495.

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2 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi: il report dell’Iss certifica un altro pezzetto di verità. Guardiamo con fiducia al 2016”

Dallo studio: “Le caratteristiche metodologiche [analoghe a quelle dello studio Sentieri] non consentono, in linea generale, la formulazione di valutazioni di nessi causali, permettono tuttavia di individuare situazioni di possibile rilevanza eziologica da approfondire con studi mirati,”. L’allarme però viene dato in termini causali; come mostrano i toni tribunizi del dr. Marfella, che nel convegno da lui citato del 5 dicembre sedeva a fianco al Procuratore Generale di Brescia. Platea di minorenni, scolaresche. Nonostante a un convegno un eminente epidemiologo abbia risposto affermativamente alla mia domanda su se gli epidemiologi italiani considerino il rischio che questi allarmi mediatici provochino, col meccanismo della profezia che si autoavvera, un aumento spurio di diagnosi dei tumori, data la riconosciuta associazione tra considerazione del rischio e sovradiagnosi, gli epidemiologi, e gli altri addetti, appaiono ignari di ciò. L’inquinamento è una calamità della quale si privilegiano gli aspetti di generatore di profitti: medicalizzazione e bonifiche. Anche la possibilità di un circolo vizioso allarmi-diagnosi andrebbe studiata e contrastata, come fattore confondente e come pericolo futuro; e anche come dovere etico, e non solo, di non costruire sciagurate industrie del cancro, rischio che la storia degli screening dimostra non essere teorico. Ciò tanto più per dati che non sono così eclatanti e indiscutibili come li si presenta sui media.

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2 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori pediatrici, la verità ‘dimezzata’ sui dati delle guarigioni”

Nel recente studio citato sulla Terra dei fuochi i tumori del SNC in età 0-1 e 0-14 anni diagnosticati in eccesso (riferimento alla Campania) sono stati dell’ordine delle unità all’anno; per un totale di alcune decine di casi in circa un decennio. L’eccesso maggiore, in provincia di Napoli, è stato di 7 casi invece dei 3 attesi. E’ quindi relativamente semplice, e a questo punto doveroso, analizzare tutte le diagnosi singolarmente per studiare caratteristiche come le modalità di diagnosi, i tipi istologici, i centri medici che li hanno diagnosticati, le eventuali relazioni con possibili fattori etiologici. “La lotta la cancro ha combattuto molte battaglie sbagliate con le armi sbagliate”. E’ verissimo. L’uso dell’epidemiologia per trarre conclusioni causali da effetti di piccole dimensioni è una delle più note armi sbagliate per battaglie sbagliate “sotto comandanti sbagliati”.

@ Patrizia Gentilini. Lei non ha mai sentito parlare di statistiche allarmistiche pro business. Strano. Grazie per l’articolo: le osservazioni sulla strategia da business bias di considerare singole cause e malattie rare supportano quello che dico. L’epidemiologia spadroneggia; può essere usata per distorcere a seconda della convenienza. Minimizzando e confondendo (v. es. Michels D. Doubt is their product 2008). Oppure esagerando, in particolare piccoli effetti, come notano diversi critici dell’establishment. V. es. “Epidemiology – The study of scare stories.” in Penston J. Stats.con, 2010; “Green healthism” in Skrabanek P. The death of human medicine and the rise of coercive healthism, 1994; Goldrake B. Bad science, 2008. Come vi è un interesse a nascondere alcuni rischi, ve ne è uno ad esagerarne altri; e a volte esagerando alcuni fattori si ottiene anche di meglio nasconderne altri. Gli stessi autori del rapporto sulla Terra dei fuochi premettono che dal tipo di studio non si possono trarre inferenze causali; e citano la rarità delle neoplasie infantili come elemento che limita la produzione di evidenze sulle responsabilità di cancerogeni ambientali. Non credo si sia arrivati a scrivere da qualche parte che dati epidemiologici, peraltro non conclusivi, rendono superflui verifiche e approfondimenti analitici clinici, che comunque stiano le cose possono fare chiarezza. Anche se purtroppo è così che si ragiona quando si vuole sostenere una tesi eziologica precostituita, di qualsiasi segno.

@ Stealth. Lo strumento epidemiologico ha la sua utilità, ma non è tutto. Prendere studi ecologici come oracoli che autorizzano allarmi che possono avere effetti controproducenti non è neppure epidemiologia, ma scientismo per le masse. Come ho detto, propongo di andare prendere tutte le cartelle cliniche e gli esami dei casi di neoplasia pediatrica del SNC riportati nello studio e analizzarle, anche statisticamente. Che tipi di tumore hanno dato eccessi? Vi è una variabilità interosservatore nelle diagnosi? Vi sono reperti come i frequenti astrocitomi a decorso benigno e altre patologie benigne il cui reperimento è aumentato negli ultimi anni per l’uso dell’imaging? Qual è stato l’andamento temporale? Vi sono cluster, le diagnosi sono legate a una struttura sanitaria o a modalità di diagnosi, o a un’esposizione locale dei bambini o dei genitori a particolari sostanze che siano cause accertate o plausibili? Etc. I dati disponibili vanno correttamente spolpati; non selezionati, come singole ciliegie staccate da inappetenti, in base a ciò che conviene alla propria tesi.

@ Jano1976. Cosa vuole che le dica. Le molle psicologiche di ciascuno di noi possono essere diverse. In questioni pubbliche di tipo tecnico bisognerebbe guardare al contenuto; e al più agli eventuali moventi pratici. Di sicuro le mie posizioni non hanno consonanza, consapevole o meno, con interessi economici o politici di alcun genere. A differenza di altre. Non ho “tesi preconcette”, ma obiezioni nel merito e nel metodo, che ho esposto. E non faccio attacchi ad hominem, come lei. La mia tesi è che la medicina deve offrire conoscenza, onesta; non coltivare, magari dietro a una vernice di “scientificità”, le eterne pulsioni irrazionali sulla malattia e spaventare a favore del business. V. sopra per i dettagli.

@ Jano1976. La ringrazio. Ormai è riconosciuto l’inquinamento della ricerca biomedica da parte di interessi venali. Ci sono libri di biostatistica che trattano esplicitamente la frode tra le possibilità da considerare nel valutare gli articoli scientifici. Diverse personalità della ricerca biomedica hanno denunciato questa degenerazione. Non irrilevanti per i connubi tra ricerca e propaganda sono le parole di Horton, direttore del Lancet: “Gran parte della letteratura scientifica, forse metà, potrebbe essere semplicemente non vera. Afflitta da studi con campioni di piccole dimensioni, effetti minuscoli, analisi esplorative non valide e flagranti conflitti di interessi, insieme all’ossessione di accodarsi alla moda corrente, la scienza ha imboccato una strada verso le tenebre”.

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12 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi, Istituto superiore sanità: “Qui più morti e più tumori” “

In quelle zone mali storici, malvagità e inettitudine hanno dato luogo a una sovrapposizione di pericoli particolarmente spessa. Non solo problemi sociali, la camorra, l’inquinamento, i cancri autentici. C’è una continuità: lo Stato traditore che prima lascia degradare l’ambiente è lo stesso Stato che poi grida allo tsunami cancro da inquinamento e indica la salvezza negli ospedali, senza curarsi delle verifiche e precauzioni che sarebbero state doverose per evitare di causare ulteriori danni alla salute con questo allarme. Data la discrepanza tra l’enorme, sicura, epidemia di cancro da inquinamento che con articoli come questo si fa credere sia certificata dal rapporto dell’ISS e il dato che è in realtà riportato, di entità limitata, omissivo, dai tratti incerti sul quale poggiano conclusioni esorbitanti e inconseguenti, chi non abbia insormontabili pulsioni psicologiche ad apparire come genitore dal cuore straziato dovrebbe essere prudente davanti all’offerta di “percorsi di rapido accesso ai servizi sanitari e all’implementazione di azioni specifiche volte all’ottimizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche per l’infanzia” (magari in futuro corredata di sovvenzioni-incentivi alle famiglie dei piccoli diagnosticati). Nel disagio sociale i più indifesi, in particolare i bambini, possono essere preda di varie insidie; oggi, anche di quella di essere trasformati in lucrosi pazienti tramite sovradiagnosi o sovratrattamenti.

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10 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Fondazione Theodora aiuta con i suoi clown i bambini in ospedale: “Il sorriso è un diritto per ogni malato” (Foto)”

Graffit: Mi è venuto subito in mente il manifesto futurista del controdolore di A. Palazzeschi, il cui punto 8 è: “Trasformare gli ospedali in ritrovi divertenti, mediante five o’ clock thea esilarantissimi, café-chantants, clowns. Imporre agli ammalati delle fogge comiche, truccarli come attori, per suscitare fra loro una continua gaiezza. I visitatori non potranno entrare nei palchetti delle corsie se non dopo esser passati per un apposito istituto di laidezza e di schifo, nel quale si orneranno di enormi nasi foruncolosi, di finte bende, ecc. ecc.”  Applicato a bambini degli ospedali pediatrici è da standing ovation al superlativo.

@ Graffit: A me invece è venuto in mente un recente articolo di esperti in “financial engineering” e oncologi di Harvard e del MIT che propongono di istituire mutui ipotecari specifici per fare pagare negli anni ai pazienti le costosissime cure mediche *. Uno di loro, Weinstock, ha fatto l’esempio delle cure con cellule CAR-T per la leucemia linfoblastica pediatrica, il più frequente tumore infantile, commentando che questi pazienti giovani avranno una lunga vita per ripagare il debito. (Ma le cure accorciano l’aspettativa di vita dei sopravvissuti dei tumori pediatrici). Ciò costituirebbe un incentivo a imporre farmaci sempre più costosi, ammettono gli autori. E anche un incentivo a sovradiagnosticare tumori nei bambini per trarne una rendita. In Europa il SIOPE, un piano strategico sui tumori pediatrici, parla di sviluppare trattamenti – e diagnosi – con l’industria dei farmaci. Palazzeschi era uno spirito gentile e un po’ balzano. Qui si tratta di pelli di agnello su affari lupeschi. Infatti i preti come lei sono pronti col turibolo a spandere fumo; e a partecipare agli affari carnivori che si nascondono dietro la maschera degli ingenui pagliacci.

* Nelson R. Can’t Afford the Cost of Cancer Drugs? Get a Mortgage. Medscape, 1 marzo 2016. Montazerhodjat V, Weinstock DM, Lo AW. Buying cures versus renting health: Financing health care with consumer loans. Science Translational Medicine, 24 febbraio 2016.

Graffit: Ben vengano nuove terapie efficaci, auspicabili a costo zero o previdenzialmente coperte. Le Dottoresse e Dott. Sogni possono essere buoni coadiuvanti psicologici, utili quanto i placebo, ma benevoli dispensatori di buon umore neofuturista.
Solo i preti come lei possono credere che io sia un prete, anziché un sacerdote di tipo luterano appartenente al popolo regale e sacerdotale, di cui parlano le sacre scritture. Come re del popolo regale vado sempre in giro con la corona in testa: i bambini del Bambin Gesù mi farebbero festa, altri la festa.

@ Graffit. Mi scusi se ho leso la sua regalità. Pensavo fosse un’aureola invece lei porta solo una corona. Penso che sì, i poveri bambini degli ospedali pediatrici la festeggerebbero; ci vorrebbe qualcuno adulto che mettesse da parte il clima puerile e fiabesco, favorevole ai business illeciti della medicina, che i sacerdoti con la corona etc. come lei alimentano, e li sottraesse alle vostre “feste”.

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21 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post ‘Autismo, “test dello sguardo sui neonati per diagnosticare la malattia” ‘

Screenare dei neonati per segni che ipoteticamente predirrebbero futuri disturbi comportamentali è un buon sistema per creare pazienti, sovradiagnosticando malattie scambiando la variabilità fisiologica e ritardi di sviluppo per patologia (1). E per potersi vantare di riuscire a “guarire” una quota di bambini malati, che in realtà corrisponde ai falsi positivi.

1 Recommendations on screening for developmental delay. Canadian Task Force on Preventive Health Care. CMAJ 2016. DOI:10.1503/cmaj.151437.

@ Cb. Dove lo ha letto che con gli screening non si fa diagnosi? Si fa diagnosi, su singole persone. Qui su singoli neonati, di entità arbitrarie, come “l’alto rischio” (considerato nel lavoro di Di Giorgio et al. già assodato prima del test …) in base a un test non validato e implausibile; o di “spettro”: “The term “spectrum” is used to widen categories, for example, “obsessive-compulsive disorder spectrum,” “schizophrenia spectrum disorder,” and “autism spectrum disorder” (1). Inoltre stanno per essere lanciate nuove cure per l’autismo (2). Come è avvenuto per altre “epidemie” appare in allestimento un combinato disposto tra nuove cure e nuovi metodi diagnostici che le faranno sembrare dotate di una efficacia.

1.Angell M. The Epidemic of Mental Illness: Why?.The New York Review, 23 giu 2011.
2.Dawson G. On the Brink of Breakthroughs in Diagnosing and Treating Autism. Scientific American 9 mag 2016

@ Cb. Lei sta equivocando tra diagnosi definitiva e diagnosi iniziale. La mammografia di screening porta a una diagnosi, firmata da un radiologo, che poi quando risulta positiva incanala verso altri esami, es. l’agoaspirato; e può così portare a terapie anche quando è un falso positivo. La diagnosi precoce da screening può portare a gravi danni, dato il rischio di falsi positivi. Pochi, tra i competenti, hanno ormai lo stomaco o la faccia di negarlo. Né andrebbe negato il conflitto di interessi che preme verso i falsi positivi, cioè verso occasioni di profitto e prestigio a danno dei pazienti. Mi dirà che per diagnosi precoce lei intende la diagnosi precoce corretta. Che però è un’astrazione teorica, non potendo essere garantita nella realtà.

Sul JAMA di questa settimana c’è un articolo intitolato “ Vorrei che qualcuno ci avesse detti i rischi e i benefici di sostituire il defibrillatore a mio padre”. “Uno”, cioè il paziente, dovrebbe essere messo in condizioni di decidere, su informazioni veritiere e chiare, se sottoporsi o meno allo screening, come a qualsiasi procedura medica. Screening svantaggiosi, e ce ne sono anche diversi ufficialmente riconosciuti come tali, non dovrebbero neppure essergli prospettati. L’ideologia erronea e deleteria che sia sempre meglio intervenire, che una diagnosi sia “SEMPRE” una cosa positiva, va nella direzione opposta.

@ Cb. Cosa rappresentano le curve ROC per lei? “Diagnosi” non vuol dire necessariamente “scioglimento di un dubbio” come crede lei. a) Perchè si dovrebbe sistematicamente dubitare della salute propria e dei propri figli? b) Le diagnosi non sono infallibili – né ci si sforza molto di avvicinarle a questo ideale – e possono crearlo, il dubbio; o generare informazioni del tutto false; soprattutto quando poste “precocemente”, cioè prematuramente su soggetti asintomatici o su un quadro poco delineato, dove è facile scambiare variazioni non patologiche per malattia.

Così che a volte, non solo secondo me, ma per parere documentato di chi se ne occupa specificamente, è meglio non tentare queste diagnosi oracolari inventate negli ultimi decenni dal business; è es. ciò che illustra l’articolo, da me citato sopra, del panel di esperti canadesi. Sarei interessato a conoscere l’effetto che la lettura dell’articolo ha su di lei.

A chi coltivi le stesse visioni naif che lei ripete, e davvero volesse approfondire anziché cullarsi in pericolose illusioni o fare il galoppino per l’espansione fraudolenta del giro d’affari medico, consiglio la lettura del libro divulgativo di G. Welch “Less medicine, more health. 7 assumptions that drive too much medical care”, cap. 3: “ASSUMPTION #3: SOONER IS ALWAYS BETTER. Disturbing truth: Early diagnosis can needlessly turn people into patients”.

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18 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caserta, morta a 3 anni. Arrestati falsa pediatra e marito: “Non diagnosticarono tumore””

Un guidatore può sbandare a destra e finire nel burrone. Ma può sbandare a sinistra, invadere la corsia opposta e fare un frontale; soprattutto se bada solamente a stare lontano dal precipizio a destra. Anche per le diagnosi di cancro gli errori possibili sono due. Si può mancare, colpevolmente o meno, la diagnosi di neuroblastoma. Studi hanno mostrato che, date le sue caratteristiche biologiche, c’è per questo tumore, statisticamente, una marcata facilità a commettere l’errore opposto, cioè a sovradiagnosticarlo. Trattando quindi bambini sani come malati di cancro, con gravi conseguenze, anche a lungo termine, sulla loro salute. Ci sono interessi economici, e, soprattutto in Campania, una campagna mediatica, che favoriscono lo sbandare dal lato dei falsi positivi. Vi è una dolosità sistemica in questo. Sul piano culturale, professionale, giudiziario, mentre i falsi negativi si puniscono e si propagandano i falsi positivi si nascondono e si premiano. Gli stessi che alla notizia di una mancata diagnosi di cancro chiedono i castighi più severi ringrazieranno per le lesioni o l’omicidio da errore opposto *. Magistrati, CC, preti, opinionisti, pronti sui falsi negativi, si sottomettono all’ideologia che vuole i falsi positivi sistematici come parte dell’economia legale, da proteggere e aiutare a crescere.

*Jha S. Doctors are thanked by the false positives but sued by the false negatives. Psychology Today. 13 set 2015.

@ Alexv. Aggiungerei “Come si può pensare che istituzioni dello Stato, autorevoli uomini di scienza dediti alla cura delle malattie, santi uomini con la tonaca, e i media, curino altro che il bene del cittadino, e che addirittura lo danneggino servendo per un loro tornaconto altri interessi?”. Accomodati: segui la strada che ti indicano. L’economia ha bisogno di persone che ragionano come te. Io mi rivolgo a quelli che non scambiano i telegiornali e gli allarmi diffusi dai media per la realtà.

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6 agosto 2016

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Commento al post di PRESSapoco “Screening neonatale, votata la legge ma nessuno deve saperlo”

Le malattie rare consentono di vendere farmaci costosissimi aggirando i già corrivi controlli standard *. Es. è stata appena approvata una terapia per l’ADA Scid, presentata come un successo italiano. Non è stato detto che costerà 665000$ a paziente. Né che avere dubbi sull’efficacia è lecito**, e quindi doveroso (ma poco salutare, dato il sistema di protezione mafiosa istituzionale per questi affari). Gli screening neonatali sono funzionali al business nascente delle malattie rare. Molte malattie genetiche e metaboliche non hanno meccanismi patogenetici semplici e netti, come invece viene fatto credere al pubblico: al dato di laboratorio considerato marker positivo può non corrispondere un futuro sviluppo di malattia, o la malattia può essere espressa in forma lieve. Gli screening possono sia allargare la quota di bambini etichettati come malati e quindi il volume di affari, sia simulare una parziale efficacia dei farmaci, data in realtà dai casi che comunque sarebbero rimasti asintomatici o avrebbero sviluppato forme lievi. E’ uno schema già rodato con gli screening per il cancro. Toglierebbe denaro al SSN per la routine regalandolo alle case farmaceutiche. L’aspetto peggiore è che creerebbe piccoli malati.

* “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: deregulation under the guise of earlier access. 16 ott 2015, Joint briefing paper. Prescrire.org
** Garde D. There’s a possible cure for ‘bubble boy’ disease. It will cost $665,000. Statnews, 3 ago 2016.

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20 aprile – 5 maggio 2017

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Commento al post di S. Bauducco “Ivrea, Roberto Romeo risarcito per malattia professionale: “Ho usato il cellulare per 15 anni: ora non sento più dall’orecchio destro” “

Gli esperti sanno che “il cancro più lo si cerca più lo si trova”: si trovano lesioni non maligne o a bassa malignità che vengono sovradiagnosticate e sovratrattate. Ciò vale anche per il tessuto nervoso. Es. i gliomi a basso grado trovati incidentalmente investigando cefalee o traumi cerebrali. Con decisioni definite “controverse”, per queste lesioni clinicamente silenti e indolenti si sta passando dal “wait-and-see” a chirurgia, chemio e radio. C’è perfino chi propugna lo screening per i gliomi, una proposta che fa il paio con l’andare ad attaccarsi allo schwannoma vestibolare pur di dire che i cellulari causano tumori cerebrali. La sentenza, che arbitrariamente associa il cellulare, oggetto comune, all’immagine, resa familiare dai film, dei tumori cerebrali aggressivi, favorisce il business dei sovratrattamenti. Fa sì che accostandolo all’orecchio il cellulare vi immetta la pulce del cancro. Mentre i danni sociali della cultura dello smartphone e le pratiche da filibustieri delle compagnie per sfilare soldi non vengono discusse, i magistrati applicano una lente ingrandente e danno credibilità al rischio implausibile e non dimostrato dei tumori cerebrali da telefonino. Aumentano così l’incertezza invece di ridurla, e lanciando allarmi servono interessi che invece andrebbero contrastati; in campo medico incappano spesso in queste sfortune. La sentenza-spot dovrebbe far temere più che altro di non finire privati senza ragione di una cucchiaiata di cervello.

Commento al post di E. Ambrosi del 22 aprile 201 7 “Cellulare, toglietevelo dalla testa. E basta”

La classificazione di Renn, adottata dal governo inglese, definisce vari tipi di rischio e li rappresenta con figure mitologiche: il rischio Damocle, il rischio Cassandra, il rischio Ciclopi, etc. Considera il rischio alla salute da uso del cellulare come rischio Medusa, a bassa probabilità e basso danno ma che, ipnotico, causa considerevole allarme. Andrebbe aggiunto il rischio Edipo, dal personaggio che cercando di fuggire dal fato che gli era stato predetto finì per compierlo: il rischio dato dall’allarme che si auto-avvera. (Per evitare confusione con i noti concetti freudiani, invece che Edipo lo si può chiamare rischio Perseo, o “Samarcanda”, dalla canzone di Vecchioni). E il rischio Scilla, dove si fa vedere solo uno di una coppia di pericoli, vero o presunto, e si indirizza così verso i gorghi dell’altro. C’è un apparato tecnico allestito in modo da favorire la sovradiagnosi e il sovratrattamento dei tumori cerebrali, e gli allarmi sul cancro da cellulare spingono verso di esso. In generale i continui allarmi sul cancro da inquinanti, con un’oncologia mai sazia di pazienti, conducono al rischio Pandora della classificazione Renn, ad alta incertezza e lunga persistenza. I costruttori delle credenze correnti, i giornalisti e i magistrati, non identificano e non mostrano al pubblico che dicono di servire questi altri rischi; che si possono raggruppare nel rischio Autòlico, dal nonno di Ulisse, abile e maligno impostore che aveva il potere di rendersi invisibile.

@ Atomic. Non è un demerito dei soli italiani, come conclude l’articolo. Gli italiani hanno solo esercitato il consueto zelo. Nel dicembre 2010 la Corte d’appello di Brescia – una corte piuttosto sensibile ai venti atlantici – emise la prima sentenza che riconosce che un cellulare abbia causato un tumore, anche in quel caso un tumore benigno di un nervo cranico. Contemporaneamente nel Maine un legislatore, Boland, proponeva di apporre un’avvertenza di rischio cancro sui cellulari, come per le sigarette. L’articolo inoltre ignora la step increase in incidenza dei tumori del CNS negli anni Ottanta da introduzione di nuovi strumenti diagnostici. “Variazioni importanti” “legate a sostanziali miglioramenti nella capacità diagnostica per immagini” dice a proposito dell’aumento dei tumori infantili del SNC il rapporto AIRTUM 2012. Epidemiologi USA hanno invece osservato che se fosse solo questione di miglioramenti diagnostici l’incidenza dopo essere aumentata avrebbe dovuto decrescere ai livelli precedenti, cosa che non è avvenuta.

Commento al post di A. Tundo del 27 aprile 2017 “Cellulari e tumore, il giudice: “Nesso c’è. Nessun dubita del rischio per amianto ed esplosioni atomiche” “

Anche per i magistrati “Scienza” è diventata la parola magica che trasforma in profondo il superficiale. Nel caso delle radiazioni ionizzanti e del mesotelioma gli studi hanno confermato e definito ex post le cause di quadri patologici drammatici e spesso peculiari rilevati ictu oculi. Nel caso dei cellulari si è invece cercato – secondo il criticato costume degli epidemiologi di lanciare “scare stories” a raffica – di stabilire la presenza di un ipotetico, poco plausibile, effetto cancerogeno, altrimenti invisibile, con strumenti epidemiologici (insufficienti); e nonostante l’imponenza dell’esposizione e gli sforzi non ci si è riusciti.

E’ stato osservato che la “comunità scientifica” oggi tende a fare come chi equivochi in campo giudiziario tra l’indagine preliminare o il rinvio a giudizio (exploratory research) e il processo o il verdetto finale (confirmatory research). Sembra che i potenti fattori economici e culturali che conformano la medicina siano in grado di far dimenticare l’abbiccì, o di farlo mettere da parte. E che i magistrati, che sulla differenza tra le due fasi potrebbero dare insegnamenti preziosi, anziché riportare sulla retta via partecipino all’andazzo; che è solo apparentemente coraggioso, favorendo sovradiagnosi di cancro e cause giudiziarie volte a fare quattrini, lasciando indisturbato il business parossistico dei cellulari, o quello delle radiazioni cancerogene non necessarie in campo medico.

Commento al post di S. Palmisano del 4 maggio 2017 “Cellulari e tumori, chi ne studia la correlazione sia super partes”

Le radiazioni ionizzanti sono un cancerogeno certo e potente. L’analogia a effetto tra l’uso del cellulare e i sopravvissuti di Hiroshima è scientifica come sostenere che avendo trovato altezze simili tra un cestista (in ginocchio) e un nano (su trampoli), allora anche il nano è alto. Sul conflitto di interessi, va osservato che la paura per agenti cancerogeni, che ha un valore di mercato spingendo a sovradiagnosi e a richieste di denaro a vario titolo, oggi viene separata dalle responsabilità, che sono più mostrate che punite, e dal modello socioeconomico liberista, che non viene messo in discussione. La propaganda, inclusa quella giudiziaria, opera un po’ come la colonna di distillazione di una raffineria. Alcune componenti vengono fatte sparire; altre, come la paura, sono diffuse nell’atmosfera, inquinando l’opinione pubblica. Un buon sistema è nascondere i cancerogeni veri (es radiazioni ionizzanti mediche), e agitare quelli falsi o esagerati. Vi è conflitto d’interessi anche nel produrre paure redditizie. Es. quando nel 1884 Bismarck introdusse l’assicurazione per i lavoratori, medici e avvocati riesumarono la teoria già screditata delle “lividure” e altri esiti di traumi come causa di cancro (Malleson A. Whiplash and other useful disease. Cap. Lawyers, junk science and chicanery. McGill-Queen ‘s University Press, 2002).

@ MyOwnBoss. Grazie. Un articolo su Radiology dell’aprile 2017 (Larson et al) rileva che in USA il numero di TAC su bambini si è quintuplicato negli ultimi 13 anni. Una stima conservativa ha calcolato in USA tra 2640 e 9080 i casi di cancro all’anno causati da TAC pediatriche*. Ma su questo si sta zitti. La pericolosità delle onde EM aumenta in generale con l’aumentare della frequenza, e quindi dell’energia. Il pubblico viene invece indotto a credere a una “legge fisica” opposta, nella quale minore è la frequenza maggiore è il pericolo. Nell’articolo di Palmisano scopro nomi a me già noti per altri affari, in questa attività di magistrati e medici associati di uguagliare il rotondo al quadrato e di cambiare il bianco in nero.

*Miglioretti DL et al. The use of computed tomography in pediatrics and the associated radiation exposure and estimated cancer risk. JAMA Pediatr, 2013.

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22 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori infantili, l’Italia detiene il triste primato in Europa”

Lo studio citato commenta sull’incremento dell’incidenza mondiale dei tumori infantili del 20% in 20 anni: “Cancer statistics in high-income countries might be influenced by overdiagnosis of some cancers detected by non-invasive imaging and screening tests, including neuroblastoma, thyroid cancer, melanoma, and kidney cancer. “. Non lo studio, ma la dr.ssa attribuisce l’incremento all’inquinamento; e il primato italiano di tumori infantili ad una maggiore corruzione che causerebbe più inquinamento. L’inquinamento è tra le cause di cancro; ma mentre lo si sbandiera non si dovrebbe ignorare la possibilità, ormai nota, che nel differenziale rispetto ad altri paesi giochi la sovradiagnosi. Sovradiagnosi favorita dai continui allarmi sui miasmi dell’inquinamento. E in Italia catalizzata – narrazione per narrazione – dal pietismo peloso di un paese cattolico: per i tanti santocchi (inclusi quelli non praticanti o non credenti) l’immagine del bambino nelle grinfie del cancro, che consente sviolinate caramellose che portano a intascare indebitamente soldi e riconoscimenti, è una tentazione. Così forte che se il cancro il bambino non ce l’ha non si moderano nello sfruttare i diversi appigli disseminati dalla medicina “scientifica” per inventarlo impunemente.

@ Patrizia Gentilini. La sovradiagnosi dei tumori infantili è un fatto oggi pacifico in letteratura. Meglio definito dell’inquinamento come causa dei tumori infantili. Scusi, ma, oltre ad andare a tentoni, lei li legge gli articoli che cita? Legga quanto cito da esso e la relativa ref. 17. Mai sentito parlare es. della larga preponderanza di sovradiagnosi rispetto ai cancri autentici per i neuroblastomi evidenziata negli studi in Giappone e Canada? Può chiedere ai suoi colleghi oncologi. Anche i suoi compagni di Medicina Democratica ritengono “ridicolo” il parlare di sovradiagnosi di tumori infantili?

L’inquinamento in generale è una piaga. Anche le sovradiagnosi di cancro. Il pubblico dovrebbe essere informato – correttamente – dei pericoli di entrambi. Dovrebbe sapere che ci sono piani di interazione tra l’oncologia pediatrica e l’industria in Europa; e che il rischio etico e tecnico di trattare come malati di cancro bambini sani è una appetibile opportunità dal punto di vista del business, come dovrebbero insegnare le tragedie silenziose delle sovradiagnosi di cancro su adulti en masse. Dovrebbe essere informato che gli allarmi che spingono il pubblico verso il business medico sono pubblicizzati e liberamente ingranditi; mentre le denunce che sono di ostacolo allo stesso business vengono represse. A volte le stesse fonti che ricamano liberamente sugli allarmi pro-business negano i pericoli fondati delle frodi del business con risposte non dignitose e non serie.

@ Patrizia Gentilini. Le consiglio di leggere l’articolo che mi indica, che conoscevo, sul “4° lato di Maccacaro”, dove invita a evitare l’enunciazione di ipotesi casuali sull’elevata incidenza dei tumori infantili in Italia. E anche es. Smith MA et al. Trends in Reported Incidence of Primary Malignant Brain Tumors in Children in the United States. JNCI, 1998. 17:90; un lavoro che differisce dalla rigida osservanza dei ricercatori italiani nell’evitare anche solo di pronunciare la tesi sgradita al business che variazioni nei metodi diagnostici (ma non “sostanziali miglioramenti nella capacità diagnostica” come ha invece scritto l’AIRTUM nella monografia 2012 sui tumori infantili) si riflettono in sbalzi statistici la cui forma indica l’azione dell’arbitrarietà umana, non di meccanismi di cancerogenesi. Ossequio accoppiato al diffondere a bischero sciolto le versioni gradite al business, e a toni sprezzanti (e molto peggio), verso chi obietta. Il suo atteggiamento conferma che volendo davvero spiegare il brutto primato italiano dei tumori infantili non ci si dovrebbe esimere dall’esaminare con attenzione ciò che fanno e raccontano gli oncologi italiani.

@ Patrizia Gentilini. Un giusto principio, come quello della prevenzione primaria, può essere applicato in maniera errata o strumentale. Va pertanto ancorato ai fatti specifici; come faceva Tomatis, che dirigeva con una onestà e competenza rare, che avrebbero portato alla sua estromissione, un grande laboratorio di ricerca. C’è anche una via etica all’irrazionalità. Così da un lato il peso della cancerogenesi chimica viene nascosto e minimizzato, accusando peccati individuali e Fato, presentati come “stili di vita” e casualità genetica. Allo stesso tempo le paure indistinte, ma non infondate, sui mali del modello economico e sull’inquinamento vengono stimolate e deviate per spingere la gente nella tramoggia della “prevenzione” secondaria. “A giudicare per induzione, e senza la necessaria cognizione dei fatti, si fa alle volte gran torto anche ai birbanti” (Manzoni). Nell’Italia unita dell’Ottocento era diffusa al Sud la paura che il governo, che aveva colpe reali, mandasse degli untori per avvelenare le popolazioni. Ci furono massacri di presunti untori. Dopo l’ultimo linciaggio, nel 1911 a Verbicaro, Salvemini commentò: “La folla è come un ammalato che ha male allo stomaco e si lamenta di avere male al capo. Essa non sa fare la diagnosi esatta dei propri malanni”. Nello spirito di Tomatis, bisogna evitare sia che si neghino i pericoli, sia che si assecondino autodiagnosi fuorvianti.

@ Patrizia Gentilini. Ho imparato che spesso gli allievi rappresentano non una prosecuzione dell’opera del maestro, ma piuttosto una regressione verso la media; e a volte una normalizzazione, o un rebound di segno opposto: Vico e Croce, Ernesto Rossi e Marco Pannella, Mattei e Cefis, Pasolini e Bertolucci, Danilo Dolci e Toni Negri, Fiorentino Sullo e Ciriaco De Mita, Lombardi e Cicchitto, Borsellino e Ingroia, etc. Forse i maestri bisogna onorarli salendogli sulle spalle per guardare più lontano di loro, come dice la famosa espressione, invece che farne dei busti tutelari.

@ Igienista mentale. Mi sono occupato, con qualche soddisfazione, di argomenti più gratificanti. Nel denunciare come si fanno soldi imbrogliando sulla cura e la prevenzione delle malattie non mi sento figo, perché tratta di argomenti tristi e gravi, moralmente deprimenti. E anche perché espone agli sproloqui e alle insolenze dei troll professionisti e volontari, che accompagnano le frodi sulla salute come in una relazione simbiotica; dove il nugolo di troll protegge la frode suscitando un effetto repellente su chi denuncia e in cambio riceve dalla frode le briciole.

@ Igienista mentale. Sono per la riduzione dell’inquinamento e contro l’irrimediabile insostenibilità del modello economico liberista. Che è cosa diversa dall’urlare a squarciagola, su basi non accertate, e anche sconfessate da alcuni dati, che l’incremento di diagnosi di tumore, a volte esso stesso gridato senza essere stato accertato, è dovuto a inquinamento. Per lei ciò va considerato come un gesto nobile e una doverosa misura precauzionale, nonostante i rischi di indurre a esami diagnostici non necessari e pericolosi; mentre il solo nominare la possibilità, nota e accertata, di sovradiagnosi, che frenerebbe la corsa ingiustificata ai reparti oncologici, sarebbe una cosa dannosa che va fermata, anche insultando. Secondo me invece in questo modo si alimenta l’industria del cancro con un calcolato allarmismo accoppiato a censura. Un punto a suo favore è che coloro che avrebbero il dovere professionale di indagare su questa estrema parzialità nel valutare e comunicare i rischi, e sulla puntuale corrispondenza con grandi interessi delle grida e dei bavagli, si guardano dal farlo, e non di rado collaborano con quelli che fanno discorsi illogici e sguaiati.

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26 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Tumori infantili, i numeri della Campania crescono più veloci che in tutt’Europa”

Sì, si può prevedere che nei prossimi anni la Campania colmerà il gap che la vede ancora arretrata rispetto al resto d’Italia e vincerà l’ambito scudetto (Marfella) dell’incidenza di diagnosi di tumori infantili, ora che “le sensazioni dei sacerdoti e delle madri campane” (Isde- Medici per l’ambiente Campania) hanno preso il posto dei turpi affari degli animali senza cuore della camorra: tramite il meccanismo della profezia che si autoavvera allarme-sovradiagnosi-allarme. Dato che gli uomini di Chiesa e le madri coraggio riescono a sensazione a rilevare variazioni di fenomeni che sono misurate in millesimi di punto percentuale, non è fuori luogo avvisare la Curia Arcivescovile di Napoli della possibilità che siano stati loro donati poteri sovrannaturali. In un mondo giusto, dove vigesse lo “Unicuique suum”, queste capacità di percezione extrasensoriale di preti e mamme dovrebbero essere anche portate all’attenzione della Quest… dell’Osservatorio Vesuviano, nella speranza che possano estendersi alla previsione dei fenomeni vulcanici che incombono sulla regione.

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6 novembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori, il numero dei bimbi che si ammalano sale anche a causa dell’inquinamento”

Secondo F. Ramella (Ist. B. Leoni), su il Fatto cartaceo di oggi, lo smog, in diminuzione, è una falsa emergenza. In “Updates in slow medicine” di oggi si citano i rischi degli studi diagnostici -concetto misconosciuto ma fondamentale per la tutela della salute- nel riportare un articolo del NEJM sui reperti incidentali nella popolazione generale di bambini di età 8-12 da risonanze magnetiche cerebrali. In 1 caso ogni 500 bambini l’esame ha prodotto una diagnosi di tumore cerebrale. Asintomatico, cioè “a sorpresa”: i cosiddetti “incidentalomi”. Che sono etichettati – e trattati – come cancro, ma spesso sono formazioni che non si comportano come cancro. Ovvero, possono fare sì che a un bambino si pratichi un’apertura nella scatola cranica e si tolga una porzione di cervello senza reale necessità.

Mentre il futuro di vita dei giovani viene trascurato, o calpestato, c’è tramite i media questa premura incessante di avvertire i genitori che i loro figli potrebbero avere il cancro; evenienza rara a quell’età. I genitori più accorti, che conoscano il mondo e non sentano il bisogno di recitare la parte della “mater dolorosa”, dovrebbero considerare anche un’altra insidia. L’oncologia liberista ha fame di piccoli pazienti, lucrosissimi; e la combinazione dell’esaltazione del rischio tumore con l’omissione del pericolo concreto e grave di sovradiagnosi da esami così indotti dà luogo a una sorta di scivolo, che alimenta una macchina che più bambini ingoia più ne attirerà.

@ P. Gentilini. Per lei c’è sì il “consumismo sanitario” ma il problema “invece drammaticamente reale” è quello dell’esposizione in utero ad inquinanti. Le sovradiagnosi di cancro di massa non sono generico consumismo, ma una grave e precisa responsabilità medica. E le “scare stories” sono l’anima del consumismo medico. I dati sulle sovradiagnosi e sui danni che causano alla popolazione sono solidi, a differenza di quelli che giustificherebbero gli allarmi apocalittici sull’inquinamento. Non è quanto meno disordinato che i medici non si occupino di un grave problema iatrogeno, domestico, interno alla loro pratica, non lo comunichino e non lo combattano, come sarebbe loro preciso dovere, e invece partano volontari, oltre quelli che sono i loro doveri, per fare battaglie esterne alla loro professione? Battaglie che aggravano proprio il danno che provocano e che trascurano? Al punto da instaurare un circolo vizioso allarme-sovradiagnosi-allarme? Prima di combattere, lodevolmente, le cause esogene primarie -evitando di essere strumentalizzati- prima di additare i peccati altrui, non bisognerebbe avere le carte in regole sulle proprie responsabilità? L’ordine in queste posizioni è piuttosto quello della coincidenza degli interessi di categoria con altri grandi interessi. Io la chiamo “etica saltatoria”, che salta.

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20 novembre 2017

Blog de il Fatto

Commento al post di V. Agnoletto “Agenzia europea del farmaco, peccato averla persa. Ma cosa volevamo farci?”

A premere per l’assegnazione a Milano c’è stato Scaccabarozzi, capo di Farmindustria. Che controlli possono essere quelli che il controllato agogna? Alla vigilia del voto Telettutto, emittente bresciana, ha mostrato una conferenza sull’inquinamento dove Marfella ha detto che la mortalità infantile per cancro in Italia è la più alta del mondo. Da noi un inquinamento eccezionale e particolare fa strage di bambini? I dati non lo dicono. Ad essere relativamente elevata in Italia è l’incidenza di tumori infantili, per la quale si dovrebbe pensare alle sovradiagnosi; favorite, a vantaggio del business oncologico, da allarmi a effetto. Che andrebbero indagati dalla magistratura. Ma il procuratore di Brescia Buonanno e l’aggiunto Raimondi erano accanto a Marfella. La magistratura coonesta discorsi ingannevoli e sgangherati, vestendo di autorevolezza la suggestio falsi a favore della medicina commercializzata. E concorre anche alla suppressio veri, posso testimoniare. Quando l’Italsider creava ricchezza per i tarantini, chi parlava, giustamente, del pericolo cancro era guardato come un importuno fuori dal mondo. Oggi si è passati ad allarmi gonfiati ad arte che favoriscono la sostituzione dell’industria tradizionale con quella medica, dove la materia prima sono le persone. L’EMA vidima una produzione di ricchezza truffaldina e cannibale, e averla in Italia, dove il meglio, la magistratura, è questo, non avrebbe dovuto essere motivo di esultanza.
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@ mansal. Credo di rappresentare l’ala estrema della critica a Stamina, truffa buffonesca pilotata dallo Stato per fare sembrare per contrasto valide le promesse alla Vanna Marchi sulla rigenerazione di tessuti con staminali “ufficiali” (un altro “job” dove hanno brillato Brescia e i magistrati). Le consiglierei il libro di un medico e ricercatore danese, Gotzsche, “Deadly medicines and organized crime”, su quanto è mafiosa (parole sue) l’approvazione dei farmaci nell’intero mondo occidentale; anche in Danimarca, paese civilissimo paragonabile all’Olanda. Ma non credo che lei voglia sentire parlare dell’universalità del malaffare farmaceutico. Un recente articolo su come l’EMA approvi antitumorali costosissimi senza evidenza valida che migliorino la sopravvivenza e la qualità di vita, e i commenti su come l’EMA sia un sistema di controllo “broken”, riguarda l’EMA sul Tamigi (Prasad V. Do cancer drugs improve survival or quality of life? You don’t need to know, according to our broken regulatory system. BMJ, 26 ott 2017). Comunque, oltre un certo limite la smodatezza nell’approfittare diventa controproducente, e l’eccessiva efficienza in questo senso della nostra classe dirigente potrebbe avere sconsigliato di trasferire nella terra dei famelici lombardi la delicata funzione di immissione di farmaci tarocchi per oltre 300 milioni di europei.
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7 aprile 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, bimba di 4 anni muore di otite: “Era stata respinta da due ospedali” “

Il messaggio è tonante: dietro alla comune otite c’è un mostro che può uccidere il bambino; l’otite media quindi esige work-up diagnostico e terapia aggressivi. Non viene detto che i mostri sono due, e disposti a tenaglia. Oltre a Scilla, le rare complicazioni di una patologia quasi sempre benigna, c’è Cariddi, gli effetti iatrogeni degli esami e delle terapie. Gli antibiotici hanno scarsa efficacia sulle otiti, e possono fare aumentare le ricorrenze. Il dubbio qui seminato di un ascesso cerebellare trascurato porta alla TAC, che soprattutto nei bambini può causare cancro del cervello e leucemia*, con una probabilità come minimo paragonabile a quella delle complicazioni gravi nelle otiti. La buona medicina pilota il bambino nello specchio di mare, non così stretto, tra i due mostri. Quella cattiva fa rotta a casaccio. La medicina commerciale grida a Scilla per spingere il bambino verso Cariddi, sulla cui presenza tace. Questa vaga e anomala scare story viene da Brescia, città dove i magistrati vanno troppo d’accordo coi medici, e coinvolge la Poliambulanza, ospedale di suore fortemente orientato alla medicina commerciale; tra gli amplificatori, un parroco e la ministra Lorenzin. C’è di che raccomandare ai genitori doppia cautela, data la disseminazione di messaggi parziali, distorti, ingannevoli e pericolosi.

*The use of computed tomography in pediatrics and the associated radiation exposure and estimated cancer risk. JAMA Pediatr 10 giu 2013.

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15 giugno 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori, l’Italia è tutto un Sin?”

Ieri Cantone ha detto che la corruzione è “il male assoluto”. Si è guardato dal distinguere tra bribery, le mazzette, e institutional corruption, l’istituzionalizzare interessi illeciti dei poteri forti in cambio della carriera. La corruzione genera eccessi di diagnosi di cancro (soprattutto la corruzione istituzionale, che si vuole prenda il posto di quella delle bustarelle). Ma tra corruzione e cancro c’è una rete causale complessa più estesa del sempre ripetuto inquinamento, che permette giochi e effetti paradossi: la corruzione può agire anche combattendo sé stessa, come nel “doppio pacco e contropaccotto” del film di Nanni Loy. Es. in USA si sta riducendo il business delle TAC addominali ai bambini con sospetta appendicite, volendo evitare l’insorgenza di cancri da radiazioni (una causa di cancro reale, iatrogena, che i corrotti della biomedicina nostrani occultano attribuendo tutto ai corrotti inquinatori). Questo ha portato a un aumento delle ecografie, meno specifiche, e quindi a un aumento di sovradiagnosi di appendicite, con relativo aumento del business di appendicectomie non necessarie. Descrivendo l’Italia come tutta una Korogocho a causa delle mazzette si lanciano allarmi su aumenti di diagnosi di tumori pediatrici attribuendoli al male assoluto, invece che a tanti piccoli imbroglioni; e se ne favorirà così, in nome della salute e della giustizia, la sovradiagnosi, con relativi fatturati illeciti. Magistrati e forze di polizia in prima linea.

@ Patrizia Gentilini. Il potere può orientare le credenze pubbliche variando ad hoc il peso dei vari fattori di un caso complesso. Da un lato, i focolai di inquinamento e degrado ambientale sono ormai sinonimi di epidemia di cancro. La relazione non è così stretta. Dall’altro, lei attribuisce certezza assoluta alle diagnosi istologiche. Sapesse quanto basta poco, entro la discrezionalità del microscopista, per sovradiagnosticare una lesione da benigna a maligna, da basso grado ad alto grado. Es. le formazioni neuroectodermiche, i tumori cerebrali, quelli di origine connettivale, le malformazioni congenite, i tessuti fisiologicamente capaci di proliferazione. Le diagnosi istologiche sono oggi riconosciute come centrali al problema, e non più come un’assicurazione di certezza. Ci sono i markers vecchi in appoggio; e i nuovi, per i quali le malattie, in un regresso spacciato per progresso, sempre più sono senza gold standard, ma sono definite da esoterici test di laboratorio, spesso non ben validati e prodotti da chi vende anche le cure. C’è il comodo spauracchio detto “medicina difensiva”. Le pressioni economiche e sociali. Una volta scrissi ad A2A una lettera critica degli inceneritori. Casaleggio ne fece un post per Grillo, Medicina Democratica la pubblicò senza neppure chiedermelo. Se però dico di guardare a tutti i fattori, cominciando da quelli di casa propria, sovradiagnosi e cancri iatrogeni per i medici, e di evitare allarmi distorti che in realtà favoriscono il business, ricevo legnate.

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19 novembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Rifiuti, i bambini più in pericolo sono quelli del Nord. Salvini, se vuoi salvarli spegni gli inceneritori”

Dal mio punto di vista, che guarda agli aspetti medici con le relative frodi, i due litiganti non sono così distanti tra loro come sembra. Ogni volta che vado a piedi a comprare il pane a Brescia, senza eccezioni qualche mezzo della spazzatura di A2A mi offre uno spettacolino, a volte a distanza ravvicinata e ostentatamente senza necessità; spesso con la staffetta di una o più auto dei CC o della PM, più raramente della PS. L’esibizione costante e prevedibile mi conferma nella riflessione che i rifiuti in sé non siano la cosa più zozza nel poliedrico affare rifiuti (v. 1-3; sul mio sito). Sono d’accordo sui maggiori pericoli, finora, per i bambini del Nord; per l’inquinamento, ma soprattutto per l’industria medica, col suo ‘saturation advertising’ che grida alla pestilenza da inquinamento ed è omertoso sulle sovradiagnosi. Concordo anche sulla continuità tra la “Terra dei Fuochi” campana e quella bresciana; ma nel senso della continuità del copione; e della continuità del malaffare tra la camorra nella Campania povera, con le retrostanti istituzioni “deviate”, e i comitati di grembiulini, tonache, toghe e divise dietro alla facciata rispettabile nella Brescia dalla fame inestinguibile.

1 SOS cancro nei bambini e sovradiagnosi

2 La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide

3 La raffinazione della paura

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30 novembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Magherini, Cassazione: “Carabinieri assolti perché non potevano prevedere la sua morte””

Senza la circolare del 13 marzo 2014 i Carabinieri, arma istituita il 13 luglio 1814, non sanno come fermare correttamente, essendo in 4, un agitato. I magistrati oltre che all’insostituibile funzione neurocognitiva delle circolari hanno creduto a un’entità di comodo come la “excited delirium syndrome”. Quando ci sono di mezzo grandi interessi il discernimento di magistrati e poliziotti corre su una scala logaritmica, potendo variare nel giro di qualche riga dalla zappa al microtomo, da Giufà o Gioppino alla logica di Frege e alla sensibilità di Proust. Per chi ha l’uso legale della violenza, di spada o di penna, l’ignoranza su quello che fa non può essere una scusante.

L’ignoranza che favorisce grandi interessi illeciti la vedo esercitare dai magistrati su questioni di sanità. Es. andrebbe loro mostrato come lo screening su minori per cancro della tiroide dopo l’incidente nucleare di Fukushima ha portato a fare emergere e sovradiagnosticare come cancro serbatoi di lesioni noncliniche e subcliniche, innocue, con “un peggioramento anziché un miglioramento della salute”*. Perché non possano poi dire che ignoravano che oltre all’inquinamento anche l’allarme su di esso ha pericoli, antropogeni, e può essere illecito; e nel dare forza alle paure su “terre dei fuochi” non ignorino l’interesse criminale miliardario, accertato, a estrarre falsi cancri dai serbatoi nonclinici a fini di profitto.

*Bauer et al, Morris. JAMA, Otolaryngology–Head & Neck Surgery, 29 nov 2018.

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22 dicembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Natale in Terra dei Fuochi, la strage degli innocenti duemila anni dopo”

Memorabile l’immagine del medico, del generale dei CC e del prete come i tre re magi. Con Erode sono nemici, a sentire loro. Allarmi falsi o eccessivi sul cancro da inquinamento, anche quando costruiti su casi fondatamente preoccupanti, possono portare ad etichettare e a trattare come malati di cancro bambini sani*. L’inquinamento è come il fuoco, che può bruciare ma viene anche usato dai battitori per impaurire la selvaggina e spingerla verso i cacciatori. Chi vuole davvero proteggere i bambini avvisa di entrambi i pericoli, e del loro verso opposto, e in maniera proporzionata alla realtà; non ne inventa o gonfia uno e tace dell’altro favorendone così gli effetti. E’ vero che si profila un futuro pericoloso per i bambini; ma anche perché chi non è mai sazio di oro e incenso vuole che vadano ad alimentare la sacra mangiatoia del cancro. I pericoli per i bambini non sono solo quelli inscenati da camorristi, medici, preti e carabinieri; ma sono anche altri, che diversi camorristi, medici, preti, carabinieri e altri vassalli del potere nascondono e aiutano. L’illusione puerile di bontà davanti ai presepi può sfociare nella tragedia, come nel Natale in casa Cupiello.

*Ohtsuru A et al. Incidence of Thyroid Cancer Among Children and Young Adults in Fukushima, Japan, Screened With 2 Rounds of Ultrasonography Within 5 Years of the 2011 Fukushima Daiichi Nuclear Power Station Accident. JAMA Otolaryngology–Head Neck Surgery, 2018. 29 nov 2018.

@ Bassettoni. In risposta al commento indicato da Bassettoni come rivolto a me. Il “politicamente corretto” e le campagne mediatiche pagate sono quelle della vostra parte; che ha eletto l’ambientalismo come ideologia con la quale fare passare per progressisti e nobili disegni liberisti altrimenti impresentabili. Tipici di queste posizioni sono anche i discorsi ibridi. Es. da un lato si esalta “la scienza” come fonte di verità indiscutibile, e poi in mancanza di pezze d’appoggio adeguate si ricorre alla sceneggiata di Mario Merola: la “strage degli innocenti” (?). Non è questione di cosa “le pare di capire”. Ma di dati di fatto e di grandi interessi. Non è semplice “allarmismo”, ma frode, almeno a livello dei mandanti. Ai livelli intermedi opera quel misto di mediocrità e dolo che fa credere a ciò che suona bene e porta vantaggi.

Frodi istituzionalizzate che possono causare morte e lesioni gravissime a bambini sani; trasformandoli in malati cronici, in persone cagionevoli, sterili, ritardate, anche quando “guariti”; con comparsa a distanza di anni di cancri veri e letali. Anche questo suo dire che non ci sia bisogno di denunciare la frode tanto gli italiani sono intelligenti non è proprio equilibrato. Sotto un bombardamento di messaggi artefatti, unito a censura, su temi come la salute – con la complicità dello Stato – chiunque crederà alle parole suadenti dell’inganno. Magari le difenderà. Vorrei avvisare chi non si beve a occhi chiusi presepi e ciaramelle: “statev’accuort”.

Bassettoni. Sarei un po’ stufo degli “ismi”, non sono un fan dell’ “ambientalismo” , sostantivo che a seguito di continue calunnie è ormai usato, da chi è in malafede, quale sinonimo di fanatismo, sono un cittadino normale che vuole difendere l’ambiente e non capisco di quali “discorsi ibridi” sarebbe colpevole chi persegue questo scopo elementare (Mario Merola??Boh.). E poi di che “frodi” sta parlando? Il Dott. Marfella cita dei semplici dati sull’incremento delle morti infantili in Italia, “anche” per motivi ambientali, e non capisco come si possa chiamare frode il dato di circa 10 mila bambimi morti ogni anno (non è una strage?) a causa delle terribili condizioni in cui si svolgono le migrazioni. Secondo lei sarebbero dati fasulli creati ad hoc per speculare sull’accoglienza o sulle cure? E cosa blatera di “grandi interessi”, “mandanti” “cancri veri e fasulli” e altre sconclusionate amenità. Sono dati e basta. Contesti le fonti e ne porti di più autorevoli se vuole essere preso sul serio, altrimenti si tratta di terrorismo gratuito ed ampiamente squilibrato, molto vicino al delirio.

@ Bassettoni. No, Marfella non presenta ricerche o dati che provino la strage di bambini da inquinamento. Ignora invece quanto si sa sulle sovradiagnosi, sulle quali esistono evidenze, es. quelle che cito, che impongono di non creare effetti spauracchio con l’inquinamento. Così facendo favorisce il business fraudolento delle sovradiagnosi. Ampiamente noto in letteratura, ma tabù nell’Italia dove chi sa stare al mondo esibisce “la scienza” e bacia la teca del sangue di San Gennaro. Il fatto che lei non lo conosca, che come “cittadino normale” si scalmani per “l’ambiente” e sul resto si tappi le orecchie e faccia versacci, come vogliono quelli che servite fingendo di criticarli; e che chi ha responsabilità istituzionali o si ponga come guida morale lo ignori e lo censuri, non significa che non esiste. Non credo che lei sia ignorante in buona fede; chi volesse davvero informarsi sulle sovradiagnosi può cominciare da G. Welsh. Sovradiagnosi. Il pensiero scientifico, 2013. Il più recente articolo sui gravi effetti nocivi a lungo termine delle terapie per i tumori pediatrici è di 3 giorni fa, sul NEJM: Cancer survivorship, CL Shapiro. Riguardo ai suoi insulti in difesa delle dannose ciarlatanerie che invece incontrano i suoi gusti, rispondo che fanno il paio con la fuffa che impunemente vendete; che sconfina non nel delirio, ma nel crimine. Del resto Gaspare, Melchiorre e Baldassare sono invocati anche in riti di giuramento mafiosi.

Bassettoni. Oh, finalmente è uscito fuori il soggetto, la “siovradiagnosi-sovratrattamento”. La chiarezza non è il suo forte. Bene, avevo intuito che lei si muovesse in questa melma, ma ognuno ovviamente è libero di pensarla come crede, quindi anch’io che considero le posizioni come le sue di tipo fortemente paranoico. Pertanto, non avendo alcuna intenzione di proseguire un dialogo in un contesto psicotico, la chiudo qui.

@ Bassettoni. All’interno della versione ufficiale si è liberi di mentire, sostenere tesi contro i dati e assurde, mettersi il cappello di Napoleone, spingere per la macellazione controllata di bambini, e trarne vantaggi. Tanto si è entro mura sicure. Se ci si azzarda a uscire dal copione, la sovradiagnosi e il sovratrattamento (rispettivamente 11964 articoli in inglese e 12533 articoli in inglese su Pubmed mentre scrivo) divengono “melma” e discorsi “psicotici”, “paranoici”. Un’affermazione per la quale non basta essere disonesti; bisogna avere l’animo del disonesto pezzente e disperato, che sa che andrà a letto senza cena se non sgraffigna qualcosa. Nel regno di Napoli il potere continua a difendersi, a difendere crimini e a diffondere ignoranza, facendo uso dei lazzaroni. Ma avviene ovunque. Ora che finalmente lei si allontana, spero che con la sua esibizione si sia almeno guadagnato il sostentamento per la giornata.

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18 gennaio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Terra dei Fuochi e Lombardia, mal comune ‘sommo gaudio’ per chi le governa”

Seguendo il costume diffamatorio lanciato da Burioni, Marfella chiama “medici no-tox, pericolosissimi e antiscientifici” quelli che sollevino dubbi sulla natura causale della sua asserita correlazione tra eccessi di diagnosi di cancro e inquinamento. Identificare la correlazione con la causalità è non da medici ignoranti, ma da ignoranti tout court (1).

Tra gli sfaceli causati dalla mafia – e tra i motivi per i quali non viene eliminata – c’è che dicendo di contrastarla ci si pone nella posizione migliore per praticare affari affini. L’antimafioso scienziato poi ha la doppia aureola. Ma attribuire l’incremento di diagnosi del cancro della tiroide solo a Carmine Schiavone nascondendo l’allarme mondiale su come sia facile sovradiagnosticarlo, tanto che si vuole togliergli il termine ‘cancro’ per casi comuni, è più una prosecuzione che un contrasto dell’opera della camorra. Giusto parlare della cancerogenesi chimica. Ma limitarla all’inquinamento ambientale tacendo dei cancerogeni nei prodotti di consumo, es. la correlazione col cibo industriale dei supermarket (2), è da “medici miasmatici”, che descrivendo il cancro come una fatalità impalpabile spingono la gente verso le frodi dell’oncologia e coprono responsabilità di commerci legali nell’esposizione a cancerogeni.

1 Utts J. What Educated Citizens Should Know About Statistics and Probability. The American Statician, 2003. 57: 74.

2 Fiolet T. et al Consumption of ultra-processed foods and cancer risks. BMJ, 2018. 360: k322.

@ Antonio. Le segnalo i paragrafi 4 (significatività statistica) e 9 (variabilità) dell’articolo sull’alfabetizzazione statistica. Di quello di cui parla “solo lei” si parla sempre, gonfiandolo all’inverosimile: l’inquinamento ambientale, elevato a causa unica e infinitamente potente di cancro. Di altri fattori si tace, e li si nasconde: la correlazione alimenti industriali/cancro; la sequenza allarme cancro/sovradiagnosi. Un recente lavoro mostra come l’incidente nucleare di Fukushima abbia causato alle tiroidi di minori, via allarme, sovradiagnosi di cancro, e non come si temeva cancri da radiazioni. Lei dà per certo che il criminale abbandono di materiali medici radioattivi stia facendo una strage; non dice nulla sui danni certi da radiazioni a bruciapelo da esami radiologici facili. Uno studio mostra come le TAC nei bambini triplichino il rischio di leucemia e tumore al cervello. Un sospetto di cancro indotto dai suoi allarmi sregolati può trasformare un bambino sano in un malato di cancro autentico da radiazioni mediche.

Lei si fa un vanto del gridare; ma in Italia i toni forti si usano per le fogne che stanno in basso, facili da riconoscere, come la criminalità. Contemporaneamente ci si mette a disposizione delle fogne che stanno in alto, legali e riverite. Legga Gigerenzer, tedesco, noto scienziato cognitivo e statistico, che riporta la sua furiosa litigata con uno stimato dentista per evitare una “banale” radiografia alla figlia (Risk savvy. How to make good decisions).

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30 aprile 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Casula “Bambino morto a 5 anni di tumore, la procura di Taranto chiede il processo per 9 dirigenti ex Ilva”

In queste ore è in corso un nuovo tentativo di depistaggio su Via d’Amelio. I magistrati sanno con quanta cautela vanno prese le dichiarazioni di chi si presenta come pentito.

Il liberismo si basa sulla manipolazione cognitiva, su una presentazione della realtà a fini di profitto distorta in maniera magistrale e diffusa con l’uso dei più larghi mezzi. I magistrati non verificano se alcuni grandi temi mediatici, all’apparenza sacrosanti e meritori, siano in realtà volti a interessi illeciti; alla istituzionalizzazione di frode e sfruttamento. Così che è possibile che loro ne divengano strumento, come è già avvenuto per i depistaggi mafia-servizi. Es. che in futuro sulla spinta di questi allarmi le diagnosi di tumore pediatrico e il business che sostengono aumenteranno. Studi mostrano come gli allarmi inneschino un feedback positivo che autoalimentandosi genera sovradiagnosi. Sembra che non se lo chiedano, o che non vi badino. Ci sono le teste di turco mafia-servizi; ma ci sono anche le teste di turco cognitive, che, non meno perfide e velenose, fuorviando possono fare male su larga scala.

Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato.
La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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9 settembre 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post “Covid, i presidi: “Distribuiremo le mascherine di scorta alle scuole, i docenti evitino gli assembramenti”. Vaia: “No allarmismi” “

The risk to any healthy child of hospitalisation or death from covid is (and was) essentially zero [1][2][3][4].

[1] C. Smith et al., “Deaths in children and young people in England after SARS-CoV-2 infection during the first pandemic year,” Nat. Med., vol. 28, no. 1, pp. 185–192, Jan. 2022.
[2] A. M. Pezzullo, C. Axfors, D. G. Contopoulos-Ioannidis, A. Apostolatos, and J. P. A. Ioannidis, “Age-stratified infection fatality rate of COVID-19 in the non-elderly informed from pre-vaccination national seroprevalence studies,” medRxiv, p. 2022.10.11.22280963, Oct. 2022.
[3] J. L. Ward et al., “Risk factors for PICU admission and death among children and young people hospitalized with COVID-19 and PIMS-TS in England during the first pandemic year,” Nat. Med., pp. 1–8, Dec. 2021.
[4] J. P. A. Ioannidis, “Reconciling estimates of global spread and infection fatality rates of COVID-19: An overview of systematic evaluations.,” Eur. J. Clin. Invest., vol. 51, no. 5, p. e13554, May 2021.

Da: Fenton N. Informed consent: statement on covid policies affecting children and young adults. 8 set 2023.

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4 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Lo Torto “Giornata mondiale contro il cancro, “in Italia 1 paziente su 4 vede peggiorare la sua situazione finanziaria. E ridurre le possiblità di cura” “

L’oncologia è il campo dei feedback positivi; dei circoli viziosi che si espandono autoalimentandosi. A parte la stimolazione autocrina e i meccanismi selettivi nella biologia tumorale, i feedback positivi creati dal business. Es. :

Overdiagnosis creates a powerful cycle of positive feedback for more overdiagnosis because an ever increasing proportion of the population knows someone—a friend, a family member, an acquaintance, or a celebrity—who “owes their life” to early cancer detection. Some have labeled this the popularity par-adox of screening: The more overdiagnosis screening causes, the more people who feel they owe it their life and the more popular screening becomes.1

We receive positive feedback from patients thanking us for “saving my life,” alarming feedback from patients with missed diagnoses” and no feedback at all from patients whose cancer was overdiagnosed.2

A positive feedback loop of testing ensues3

Anche dare ancora più denaro pubblico all’oncologia, divenuta una insaziabile idrovora succhia-soldi, nei termini nei quali li chiede, la renderà ancora più corruttrice, a danno della salute e degli averi dei malati es.4. Ci vorrebbero invece misure di controllo “antitumorali” sull’oncologia stessa.

1 Overdiagnosis in Cancer. JNCI 2010.
2 Solving the Problem of Overdiagnosis. NEJM 2016.
3 Overdiagnosis: How Our Compulsion for Diagnosis May Be Harming Children. Pediatrics 2014.
4 Pharma Money to Oncologists Tied to Nonrecommended Care. Medscape 2023.

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26 settembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Lo Torto ” “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile se un bambino è protetto a Milano e non a Cosenza” “

Una storia parziale e distorta. Sui neonati sani la profilassi con nirsevimab ha mostrato ridurre le ospedalizzazioni solo dall’1,6% allo 0,6%. In un altro studio il farmaco ha mostrato un 1% di effetti avversi. Lo stesso citato Garattini dice che è da chiarire quanto espandere gli inoculi ai neonati sani. Soprattutto, mentre si parla solo di prezzo, si omette che la bronchiolite, oggetto di grandi interessi commerciali, è una malattia sovradiagnosticata e sovratrattata*. Si calca invece la mano sulle differenze Nord Sud. Con manipolazioni del genere alla cattiva sanità calabrese, sgangherata perché funzionale a mangiatoie clientelari locali, si aggiungerà la cattiva sanità alla lombarda, basata sul primato dell’affarismo e dell’asservimento al grande business internazionale.

*Overdiagnosis: How Our Compulsion for Diagnosis May Be Harming Children. Pediatrics, 2014 – Update on Pediatric Overuse. Pediatrics, 2017 – When technology creates uncertainty: pulse oximetry and overdiagnosis of hypoxaemia in bronchiolitis. BMJ, 2017 – The “deimplementation” process: Stopping overuse in pediatric care. Lown Institute, 2021 – “Don’t Just Do Something, Stand There”: Embracing deimplementation of Bronchiolitis Therapeutics. Pediatrics, 2021 – Pediatric Bronchiolitis: Less Is More, Medscape, 2021 – Things Pediatric Hospitalists Do for No Reason. Medscape, 2021.

@ Serena: Lei ritaglia via dal “contesto” l’onestà. In epidemiologia è un selection bias. Un “paradosso di Berkson”. Dato dal “conditionioning on a collider”. Il collider sul quale entrambi i sistemi, lombardo e calabrese, convergono, è di asservire la medicina a interessi illeciti. Il modo diverso tra i due crea una differenza apparente.

E’ un fenomeno generale nell’attuale corso: l’opposizione è apparente, tra due termini entrambi corrotti. L’applicazione nella politica italiana, con due posizioni che si fronteggiano ma convergono nella corruzione e nello sfruttamento del cittadino, la si potrebbe chiamare “effetto Gelli-Berkson”; visto che il Piano di rinascita ammetteva due fazioni, contrapposte ma entrambe controllate. La sensazione di inautenticità dell’intero sistema politico – e giudiziario, anch’esso coinvolto – che ha portato all’astensione di massa deriva in buona parte dall’opposizione come artefatto ottenuto imponendo il suo “contesto”.

Lei mostra un altro aspetto del sistema Gelli: la contrapposizione tra sanità “privata”, apertamente volta al profitto, e quella che usurpa il nome di sanità “pubblica”, quando come mostra questo caso è una sanità privata a terminale pubblico. Una sanità non pubblica ma ordoliberista, ultra-privata, dettata da interessi privati potenti e amorali; con l’Ag. delle entrate come esattore e i Carabinieri come sicurezza. La sanità pubblica vera prima di discutere del prezzo valuta l’appropriatezza e l’assenza di interessi illeciti.

@ The BigMax: Stiamo parlando sia del Sud, dove i politici di dx e sn fanno anche di peggio che affondare le mani nelle casse dello Stato (questo lo fanno anche in Trentino-Alto Adige*) che del Nord, dove dx e sn – e magistratura – hanno servito l’ordine mondiale con la strage di innesco covid**. Con una “pandemia” che ha rispettato i contorni dei confini amministrativi (perfino a livello provinciale**); molto meno letale nelle disastrate regioni meridionali. Risultano, rispetto alla narrazione ufficiale, esiti dell’assistenza sanitaria che sono inversamente correlati con la ricchezza del territorio e con la qualità percepita della medicina invece che in maniera diretta. Del resto “US has the worst healthcare outcomes while spending the most, study shows” BMJ, 23 set 2024.

Storicamente la medicina ha un’anima che è volta al profitto privato e al potere, mentre è insufficientemente distante dalla ciarlataneria. Quei comitati d’affari che sono i partiti non si sono lasciati sfuggire la dimensione deteriore della medicina, che, in forme diverse, hanno amplificato invece di comprimere.

*Regione, tornano i vitalizi per i consiglieri: ma ora li chiamano “indennità differita”. L’Adige, 24 ago 2024.
** Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale

27 settembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post “La rabbia di Sportiello (M5s): “Farmaci contro le bronchioliti? È solo l’inizio del baratro in cui ci portate con l’autonomia differenziata”

Basata sul clientelismo, l’assistenza medica al Sud è carente della precondizione di base del rispetto della dignità umana. Invece che di questo, i 5S si occupano di estendere dal Nord al Sud uno storno di risorse a favore di una speculazione volta ad arricchire le case farmaceutiche; si occupano di aggravare indegnità e inefficienza locali aggiungendovi affarismo internazionale. Con argomenti a patina: superficiali, ingannevoli, falsi sul piano tecnico e emotivi; tacendo che si vuole iniettare in massa i neonati anche quanto superfluo e rischioso. V. mio commento al post “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile se un bambino è protetto a Milano e non a Cosenza” 26 set 24.

“Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle rifiutate” (Teresa d’Avila). La medicina è il regno delle truffa a preghiere esaudite: dove disinformando si fa in modo che la vittima prema per avere ciò che la danneggia*. Dopo Di Maio che mette i lobbisti del business oncologico e i malati di cancro sullo stesso livello etico**, dopo Conte pdc scriba docile dei decreti covid fascistissimi***, una conferma che i 5S non sono più onesti degli altri nel fare i piazzisti e i complici di Stato per il business biomedico. Sono più insidiosi, recitando la parte degli idealisti puliti.

* Preghiere esaudite. Le cure compassionevoli nella medicina usuraia
** Di Maio e la lobby dei malati di cancro. Il paziente come stakeholder
*** Lo Stato canaro, i polli di Renzo e il bait-and-switch

@ Petti Rosso: Credere che la competenza – ammesso vi sia – sia sufficiente è un errore tipico di voi suprematisti del pensiero semplice*. La competenza è necessaria ma non sufficiente: occorre anche l’onestà (che non consiste solo nel non rubare; ma es. anche non accettare alte cariche pubbliche essendo inadeguati, o facendone un’attività impiegatizia, ben stipendiata, di ripetitori di veline dei poteri forti). Presentare come certi controfattuali da cocktail, “senza Conte avremmo avuto un milione di morti” non è un argomento di gradazione inferiore di quelli di “mojito” Salvini. Col quale vi siete accompagnati. Così non mi dispiace che lei frapponga la sua cagnolina tra me e lei quanto a capacità intellettive e presunzione. Chissà come classifichereste, voi eletti, i ricercatori affermati che mostrano, documentandolo, che se al posto di Conte, o di Salvini, o degli altri della compagnia, ci fossero stati statisti adeguati al ruolo, di morti in eccesso ne avremmo avuto pochissimi o nessuno**.

* Il paradosso dei monatti
** Fenton, Neil, Fighting Goliath – Exposing the flawed Science + statistics behind the Covid-19 event.2024.

@ Petti Rosso: Posso dire di essere tra quelli che sono più opposti all’incompetenza e all’indegnità al governo. Pur di idee politiche moderate, da 25 anni a ogni elezione restituisco il documento elettorale; constatando che non vi è una vera alternativa, una vera opposizione, una vera differenza di qualità, ma solo degli scolmatori, che quando l’insoddisfazione dei cittadini trabocca la raccolgono per poi reincanalarla nel sistema. A proposito, andrebbe mostrato all’on. Sportiello quanto ho scritto a commento del post precedente “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile…”; soprattutto, dovrebbe leggere le 7 pubblicazioni scientifiche che vi riporto, che costituiscono premesse che condizionano, rendendolo falso e ingannevole, il quadro che ha esposto dai banchi pro iniezioni di massa ai neonati di un lucroso farmaco hi-tech. E che riguardano in generale gravi distorsioni, divenute norma, che devono essere note e tenute presenti per chiunque si occupi di politica sanitaria. (Anche al partito che è arrivato in Parlamento con le intemerate del fondatore contro i misfatti del business biomedico). Se avesse tempo anche la mia risposta a “Serena”, dove parlo di come le false alternative tra partiti diversamente corrotti ingenerino quella sensazione di inautenticità della politica che ha portato all’astensionismo di massa. Che ora, passata l’illusione, riguarda in pieno, purtroppo a ragione, anche i 5S.

@ lfpc1948. Avoglia, se Fontana e Gallera sono pure colpevoli: la Lombardia ha fatto da apripista per il resto del mondo*. E bisognerebbe parlare anche di Colli romani come quello dei due palazzi del Quirinale, di quello Vaticano, di quello del Viminale; dei sedicenti colleghi di Falcone e Borsellino, dei giornalisti sedicenti watchdog, etc. Ma i 5S evitano la chiamata in correità; come avviene in certe storie di coppole, dove gli imputati sanno che è preferibile fare da pecora e addossarsi anche responsabilità altrui -acquisendo così meriti e un certo potere di ricatto- tanto tutto si metterà a posto, piuttosto che andare fuori copione e toccare tasti che renderebbero evidenti i fili, e quindi i burattinai che garantiscono l’impunità sostanziale e ricompense a tutti, purché si attengano alle direttive.

* Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale

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15 febbraio 2026

Blog de Il Fatto

Commento al post d E. Ambrosi “Giornata contro il cancro infantile, guarigioni oltre l’80%. Ma la maggior parte dei pazienti in Italia è costretto a migrare”

“Il tasso di guarigione” è un indice di marketing. L’indice epidemiologico, ambiguo, è la sopravvivenza – in genere a 5 anni – che qui è migliorata da due fattori, sia le sovradiagnosi, un danno – neuroblastoma e ca tiroide tra le più note – sia la migliorata efficacia delle cure e la riduzione del burden terapeutico, un autentico progresso. Parlare di altissimi tassi di “guarigioni” per il cancro infantile non è onesto, date le sovradiagnosi che gonfiano la sopravvivenza. E anche perché le terapie lasciano spesso pesanti reliquati*, così da aumentare la mortalità post “guarigione”, da secondi cancri e malattie cardiache e polmonari. Creando così sia una classe di cronici da seguire, sia nuovi pazienti. Tutta salute per l’economia biomedica. L’oblio oncologico occulta questo aspetto, in modo da fornire un quadro roseo e trionfalistico all’imbonimento verso le sovradiagnosi, che, anch’esse occultate, vengono non contrastate ma promosse. Certi mali non vanno via. Anche De Lorenzo, già condannato per associazione a delinquere per quando prendeva tangenti dall’industria farmaceutica, non è una fonte vergine.

*Long-term Complications Following Childhood and Adolescent Cancer: Foundations for Providing Risk-based Health Care for Survivors. Cancer J Clin 2004. – Lifetime Burden of Psychological Symptoms, Disorders, and Suicide Due to Cancer in Childhood, Adolescent, and Young Adult Years. JAMA 2023.

 

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Vedi anche:

Le anamorfosi su mafia e cancro

Il fuorigioco etico

L’altra mafia e i bambini: la sentenza di condanna dei Bottaro e il suo contorno mafioso. In: I rituali zozzonici della banda Mattarella 18 settembre 2019.

Quando è Pietro che si associa a Simon Mago

Incudine e non martello

29 October 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “Cossiga: ho fatto picchiare a sangue gli studenti”

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Studenti e manifestanti, non vi spaventate alla parole di Cossiga, ma attenti alle provocazioni e ai provocatori. Botte, atti vandalici etc. oltre a svilire il Movimento farebbero il gioco di Francesco “Via Fani” Cossiga. Farebbero comodo a molti, non solo a destra. Non so se il PCI di Berlinguer approvò le bastonature, ma non è un mistero che in generale collusioni politiche ci sono state. I togliattisti di oggi, i DS di Veltroni, che stanno mettendo l’università in mano ai privati insieme alla destra, continuano questa tradizione di obiettivi convergenti dietro la facciata: “Università: Mussi, ‘novità Gelmini cose già fatte da noi.’ ” (AGI 17 giugno 2008). Le novità Gelmini dell’articolo sono in linea con l’attuale programma di stampo liberista sull’università di Veltroni. Le violenze di piazza permetterebbero di screditare l’anima spontanea e popolare del Movimento, come vuole la destra, che mal tollera questa novità del popolo che manifesta per esprimere opinioni politiche. Ma ne trarrebbero vantaggio anche quelli del centrosinistra, che non è che siano tanto entusiasti dell’autonomia popolare, e che così potranno presentarsi “pacatamente, serenamente” come dei ragionevoli riformisti, per mettere in atto il programma di passaggio dall’università dei baroni all’università delle multinazionali che è attualmente in corso; e che è espressione degli ottimi rapporti tra il capo dei gladiatori Cossiga e i capi degli antifascisti D’Alema e Veltroni. Speriamo che non accada nulla, ma in ogni caso che la bestialità e il sangue dei quali si vanta Cossiga rimangano monopolio suo e dei suoi poliziotti. Ricordate ciò che è stato detto davanti a personaggi ben più feroci: “Noi siamo incudine e non martello”.
_________________
La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

Il découpage ideologico del centrosinistra

26 October 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “Gasparri diffama i genitori e offende i bambini!”

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Bruna ha scritto:
@menici60ecceteraA parte che il paragone che fai nella prima parte è orripilante e improponibile, ti rispondo che, da genitore, ritengo che la partecipazione dei ragazzi alla vita sociale e politica del proprio Paese debba necessariamente passare attraverso delle scelte e delle prese di posizione su tutto ciò che incide sulla loro vita. E in questo, debbono essere aiutati e guidati, che non vuol dire indottrinati dato che la famiglia, prima agenzia educativa, non è un partito politico. Questo vuol dire che io, da genitore, sento forte la responsabilità di far crescere in mia figlia una coscienza civile, in una dimensione fatta di valori e di principi che, per forza di cose, saranno impregnati della mie personali convizioni. Ma, siccome mia figlia, come tutti i ragazzi, è un essere sociale, che sa anche ragionare con la sua testa, non vuol dire che sarà la mia fotocopia, nè è questo che io voglio che sia. Ciò non toglie che un giorno potrò dire di aver cercato di fare un buon lavoro, di aver provato a trasmetterle qualcosa di cui, se vorrà, potrà fare tesoro.

Cara Bruna,

in effetti il mio nick è un po’ lungo, ma non c’è bisogno di storpiarlo in una forma derisoria: si può abbreviarlo chiamandomi “menici”. Bruna, non capisco perché mi tratti con tanta malagrazia, né perché hai sentito di dover ribattere a quanto ho scritto come se fossi tu ad essere attaccata: non difendiamo la stessa causa, da posizioni diverse? Perché ignori il soggetto del mio intervento, l’indottrinamento clericale dei bambini, e cerchi il pelo nell’uovo? Per gli outsider come me è sempre difficile all’inizio capire le sofisticate posizioni della politica italiana. E’ noto che non è solo il partito di Gasparri ad aver subito una sbalorditiva metamorfosi. C’è anche chi da farfalla è tornato bruco. Riflettendoci, forse hai ragione tu: siamo su fronti opposti.

L’argomento riguardava i bambini portati dai genitori alle manifestazioni politiche, non i ragazzi o gli adolescenti, come quella tua figlia che, hai scritto in precedenza, ha sedici anni. L’idea di una mamma che vuole accompagnare il figlio adolescente a occupare la scuola fa pensare, nel migliore dei casi, al tentativo di sellare una zebra. Le manifestazioni, nel bene e nel male, le fanno soprattutto i giovani, com’è naturale. Neppure Gasparri, che ha un passato da attivista missino, ha considerato la liceità della partecipazione dei ragazzi e degli adolescenti alle manifestazioni politiche. Lo fai tu, senz’altra ragione evidente che quella di contraddirmi. Questa appare anche essere la ragione per la quale mi rispondi come se io avessi paragonato la partecipazione dei bambini alle manifestazioni contro il decreto Gelmini a quella alle adunate naziste. Mi pare di avere invece scritto che mentre portare i bambini alle manifestazioni politiche degli adulti andrebbe evitato, in questo caso la partecipazione è comprensibile, e ha delle giustificazioni.

Ho sostenuto che per principio il coinvolgimento dei bambini andrebbe evitato in quanto comporta dei rischi. Come esempio del pericolo ho ricordato un caso didascalico, scelto perché è estremo negli effetti, e perché purtroppo non è estremo nelle cause. E’ “orripilante” nel senso che illustra le conseguenze orripilanti alle quali può portare il banale coinvolgimento dei bambini. Ma non è un caso “improponibile”: mostra la ben nota legge, che non è valida solo per gli altri, non è valida solo per “i cattivi”, ma per tutti noi, secondo la quale il male può essere funzione della banalità. Il nazismo poté vantare un’adesione di massa, come da noi il fascismo. Considerare questo insegnamento della storia “improponibile” non è indice di apertura mentale e di disponibilità a mettersi in discussione. Le mamme con in braccio i bambini vestiti da SS non erano mostri, anche se parteciparono a rappresentazioni che generarono mostruosità. Favorirono carneficine, ma non erano valchirie, le divinità nordiche della guerra che decidevano chi doveva morire in battaglia e chi tra i caduti era stato il più eroico. Erano qualcosa di più spaventoso: persone normali.

Magari erano brave donne, non troppo sveglie, che, sostenitrici più o meno convinte del regime, volevano soprattutto accattivarsi le grazie dei potenti per ottenere dei vantaggi. Una promozione di carriera, un appalto, o anche solo un posto di lavoro per dare da vivere alla propria famiglia, sollecitati con prove di entusiasmo e zelo. Con manifestazioni di sentimenti dapprima simulati, e poi interiorizzati nel sistema di credenze, per giustificarsi con sé stessi. Ciò che fanno da sempre i clientes. I clientes, che pensano ai loro figli ma non si rendono conto del danno che possono provocare ad altri bambini. Come i galoppini che, per esempio, diffondono le veline del PD, la sinistra fantoccio che è la fortuna dei Gasparri e dei clericali; e che mostrano una solerzia “tedesca” nel prestare servizio d’ordine attorno all’untuosa linea di partito, spintonando immediatamente chi presenta posizioni diverse, per allontanarlo e isolarlo dal gruppo, e per ricordare al gregge che il dissenso perbene è solo quello che segue il copione stabilito dal partito.

A quanto pare, gli interessi dei clericali nella scuola e i giochi sporchi attorno all’università sono argomenti non graditi per il PD, paladino della scuola pubblica “ma anche” amico del Vaticano e delle lobbies economico-finanziarie che vogliono avere in pugno l’università. Questo è il significato della tua risposta, che non stupisce se si pensa a cos’è il PD; che oggi è in piazza a recuperare credito, a tentare di fare scordare che con le sue omissioni latitanze e voltafaccia è la quinta colonna di Berlusconi; che, per limitarsi alle prodezze più recenti, dà colpa alla Gelmini pure del buco, che ha raggiunto i 110 milioni di euro, della rossa università di Siena (C. Gatti. Un buco di 4 anni fa? Colpa della Gelmini. Giornale, 12 ott 2008), una bancarotta che prelude alla privatizzazione; che ha lasciato solo il Professor Parmaliana, una perla nel verminaio dell’università di Messina che combatteva la mafia e la borghesia mafiosa, un iscritto al partito che ci credeva veramente, e che perciò è morto come un pesce fuori dall’acqua.

La tua posizione sulla scuola, o meglio la posizione che ripeti, è un esempio del “découpage ideologico” del centrosinistra: la capacità virtuosistica di ritagliare, seguendo un tortuoso contorno, da un’istanza di tipo progressista ciò che fa comodo, ed esaltarlo; classificando come spazzatura il resto, anche se in realtà sarebbe parte integrante del discorso. Anche se ciò che viene scartato sarebbe tra le prime cose da imputare alla destra. In questo caso, l’indottrinamento cattolico forzoso che deriverà dalla riforma è fuori dal contorno. La discriminazione a carattere confessionale dei bambini, anche e soprattutto italiani, la discriminazione nella qualità dell’insegnamento a seconda della confessione della scuola che frequentano è pure fuori dal contorno; per il capitolo discriminazione c’è entro il recinto del bravo dissidente il tema apposito sul quale sfogare la propria fremente indignazione, quello delle ipotetiche e improbabili classi differenziali per i bambini degli immigrati. Tu parli di ragionare con la propria testa. Il PD tende piuttosto a gestire una specie di asilo infantile ideologico per cresciutelli, senza l’affettuosa indulgenza della finora ottima scuola dell’infanzia pubblica: bacchettate se si esce col pennarello dallo spesso contorno del disegnino già pronto da colorare. Guai a debordare col pensiero dalle anse, dalle brusche rientranze che il contorno disegna attorno a interessi da proteggere. Non è una battuta: le migliori forbici, i migliori censori per la tutela dei piani della destra li fornisce il PD.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

Gasparri contro l’indottrinamento dei bambini

25 October 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “Gasparri diffama i genitori e offende i bambini!”

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E’ vero che non bisogna strumentalizzare i bambini. Portandoli con sé a manifestazioni politiche si rischia di inculcargli un’ideologia sbagliata. La foto famosa del bambino del ghetto di Varsavia con le mani in alto davanti ai fucili puntati dei soldati tedeschi è stata la conseguenza, sul piano iconografico, delle inquadrature di bambini con la bustina della Wehrmacht o con la svastica al braccio nei filmati sulle adunate naziste negli anni Trenta. Si possono fare altri esempi, con altri colori politici, altre forze nazionaliste, altre fazioni.

Gasparri, che di recente ha rivelato di essere in realtà antifascista, e che quindi probabilmente scuote la testa e arriccia il naso quando vede le immagini dei Balilla col moschetto di legno, ha acutamente indicato un nodo centrale e trascurato della questione dell’affossamento della scuola pubblica: l’indottrinamento dei bambini. Con le misure del PDL si favorirà, a spese del contribuente, l’indottrinamento dei bambini nelle scuole cattoliche, le principali scuole private in Italia. La protesta contro la riforma Gelmini non dev’essere generica. La scuola pubblica, che è buona fino alle elementari; è mediocre nei gradi intermedi; ed è corrotta, e collusa con grandi interessi illeciti privati, in importanti aree del livello universitario, non è da difendere acriticamente. La demagogia che vorrebbe tutti scienziati, assurda come Lake Wobegon, l’immaginaria città del Minnesota dove tutti i bambini sono sopra la media, va denunciata come una mistificazione che illude il singolo e danneggia la società. Ci vuole sempre grande cautela nel coinvolgere i bambini in manifestazioni politiche; ma qui li si sta proteggendo dal lupo. Ben diverso infatti da una passeggiata in corteo per la difesa della scuola pubblica è il livello di manipolazione delle coscienze infantili e giovanili che il clero è capace di raggiungere una volta che ottiene un’egemonia in campo educativo. L’avversione radicale al pensiero che non si sottomette a dogmi teologici; l’induzione di un torpido fanatismo a favore degli interessi del clero, che giustifica con l’appello a Dio l’uso del disprezzo, della falsità e della violenza; l’educazione all’ipocrisia sotto cui nascondere e alimentare gli istinti peggiori.

Non si dice a sufficienza che le attuali misure volte a spezzare le gambe alla scuola pubblica e a favorire l’espansione della scuola privata si tradurranno, tra qualche tempo, in un’educazione confessionale, nella quale i bambini si troveranno continuamente immersi in un’atmosfera catechistica. Il travaso di finanziamenti pubblici e potere nelle scuole private, cioè cattoliche, condurrà ad un indottrinamento obbligato, pena la ghettizzazione in scuole pubbliche sfasciate. In entrambe le scuole non si provvederà ad aumentare l’autonomia della persona, ma si farà in modo di coartarla. Chi frequenterà le scuole cattoliche imparerà qualche cosa (non troppo, ché il sapere rende superbi) ma dovrà subire condizionamenti psicologici e ideologici volti a farne un fedele suddito della Chiesa; chi frequenterà le disastrate scuole pubbliche sarà svantaggiato per il resto della vita. Una buona scuola emancipa socialmente, conferisce cittadinanza effettiva: “Un vocabolo in più che imparate oggi è un calcio nel culo in meno che prenderete domani” diceva Don Milani ai suoi alunni. La scuola pubblica derivante da questa riforma avvierà, come in USA è da decenni, a posizioni subalterne nella vita adulta, indipendentemente dalle effettive capacità dello studente.

La Chiesa non è l’unico pericolo: ci sono altre forze non meno potenti interessate ad esautorare la scuola pubblica, e a indottrinare, sotto le sembianze della modernità, i futuri consumatori. L’educazione impartita dalla scuola privata, dalle scuole cattoliche, non è necessariamente malvagia, e può dare il suo contributo alla convivenza civile, quando sia posta nella condizione di dover competere lealmente, e senza oneri per il contribuente, con la scuola pubblica per convincere le famiglie alle iscrizioni. Ma quando, come sta avvenendo, la scuola privata ottiene un’adesione forzosa, impossessandosi delle risorse e del ruolo primario della scuola pubblica, con sistemi sovversivi oltre che incostituzionali, allora dispiega la sua anima deteriore.

Sembra che la Chiesa dati i tempi stia rispolverando il suo tradizionale atteggiamento bellicoso e prevaricatore, la sua connaturata pretesa di controllare la conoscenza e l’educazione. I berlusconiani si dicono scandalizzati per i bambini portati dai loro genitori alle manifestazioni democratiche, quelle della gente comune che scende in piazza quando la misura è colma; così recitando distolgono l’attenzione dalla trave nel loro occhio. La trave dell’indottrinamento scolastico dei figli degli altri, reso possibile abusando della forza dello Stato, volto a modellare le giovani menti secondo l’inestinguibile sete di potere propria dei clericali. Mesi fa ho commentato su questo forum l’episodio dei diplomi di laurea che sono stati bruciati sul sagrato di una chiesa nel bresciano. Erano presenti “alcune decine di bambini che, accompagnati dagli insegnanti di catechismo, sventolavano le bandierine del Vaticano con l’immagine del pontefice” (I cattolici bruciano le lauree. Qui Brescia, 20 gennaio 2008). Una bella ora di catechismo. Per ciò che riguarda gli adulti, il piccolo rogo di Mairano, come ho scritto, è stato una gomitata tra poteri forti, che sono consociati, anche se litigano nelle ore diurne; ma cosa è stato quel falò agli occhi dei bambini messi a fare corona alle fiamme, a ingentilire quel cupo sbuffo di fumo? Che cosa avranno imparato sulla religione, lo Stato, l’istruzione universitaria, l’argomentare a difesa delle proprie posizioni, il rispetto dell’altro, l’ordine pubblico, e i roghi nella storia europea, vedendo il prete che fa bruciare da quattro politicanti, all’ingresso di una chiesa, le lauree statali, sotto l’occhio benevolo delle forze di polizia, mentre si inneggia allo Stato pontificio? E’ questa “l’educazione civica” che si vuole introdurre. Speriamo che ciò che è stato così inoculato ai bambini di Mairano non attecchisca.


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Calipari: virtù militari e diritto

21 June 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Post del 21 giu 2008

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Nel giugno 2008, dopo oltre 3 anni, si chiude, espletati tutti i passaggi e ricorsi di rito, con l’archiviazione per “carenza di giurisdizione” il procedimento giudiziario sull’assassinio del valoroso Nicola Calipari, generale della Polizia di Stato, agente del SISMI. L’elevata probabilità che l’uccisione di Nicola Calipari non sia stata un incidente, ma appartenga ai “Misteri d’Italia”, e che come tale sarebbe rimasta indefinita e impunita, è apparsa chiaramente fin dall’inizio a chiunque conoscesse a grandi linee la storia dell’Italia del dopoguerra. Il procedimento giudiziario è servito da riempitivo, per frapporre il feltro del tempo tra una realtà impresentabile e la sua percezione.

E’ ovvio che se si vuole controllare una nazione straniera occorre coltivare una classe dirigente servile, mentre vanno eradicati, come la gramigna, quei soggetti che si opporrebbero alla dominazione; e ovviamente i detentori del potere militare sono tra i primi a dover essere “purificati”. In Cile un anno prima del golpe che mise al potere Pinochet si ebbe cura di fare assassinare il capo delle forze armate, generale Schneider (Schneider nel mirino della CIA. In: Salvador Allende. P. Verdugo, Baldini e Castoldi, 2003).

In Italia, si può immaginare in base a quali criteri siano avvenuti avanzamenti e nomine nelle forze armate, con ministri della difesa come Andreotti o Cossiga. Tale “selezione avversa”, una selezione all’incontrario, ha comportato anche alcune eliminazioni fisiche, delle quali quella di Calipari è stata la più recente. La prima è stata quella di Nicola Bellomo, un generale dell’Esercito che dopo l’8 settembre sfoderò, in un Paese allo sbando, una grinta impressionante. Per il suo comportamento roccioso ed efficace nella fiumana della disfatta, si sarebbe dovuto intitolargli vie, piazze e accademie militari. Invece è dimenticato, e ad aiutare l’oblio è anche intervenuto il segreto di Stato. Lo fucilarono gli inglesi – che avevano capito di che pasta era fatto – grazie ai maneggi dei suoi biliosi colleghi italiani, privi del suo coraggio, ma dotati di quel singolare “coraggio” necessario a commettere atti vili, e quindi ben visti dai vincitori come capi nel futuro esercito repubblicano. Bellomo rifiutò di chiedere la grazia. Si è scritto che l’Italia postfascista è cominciata con questo vergognoso episodio (F. Bianco. Il caso Bellomo. Un generale condannato a morte. (11 settembre 1945). Mursia, 1995).

Dal dopoguerra ci sono stati diversi casi di militari morti in circostanze che fanno pensare ad un’epurazione. Un generale che era troppo leale alla nazione per i gusti dei governanti fu il Vicecomandante generale dei Carabinieri Giorgio Manes (G. De Lutiis. Storia dei servizi segreti in Italia. Editori Riuniti, 1991). Oppositore di De Lorenzo, vessato e screditato, morirà d’infarto nel 1969, a 63 anni, bevendo un caffè mentre attendeva di deporre presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul tentato golpe di De Lorenzo del 1964. I familiari sostennero che era stato ucciso. C’è poi Dalla Chiesa, che non era un angioletto, ma un Carabiniere, con l’evidente stortura di indossare la divisa di generale essendo come persona un autentico generale, che vuole servire il suo Paese e ne è capace.

Di Calipari, che apparteneva all’ambientino dei servizi segreti, non sappiamo molto. Sappiamo che ha portato a termine una missione molto delicata e pericolosa a Baghdad, andando contro il volere degli statunitensi, che preferivano ai vertici dei servizi segreti persone più “fidate”; persone che sono state avvantaggiate dall’assassinio (G. Malabarba. 2001-2006 Segreti e bugie di Stato. Partito americano e l’uccisione di Calipari. Alegre, 2006). Sappiamo che Calipari ha reso un importante servizio al Paese, senza che le istituzioni gli coprissero le spalle da vivo; mentre lo hanno scaricato da morto, ovviamente in un tripudio di pianti, corone funebri e discorsi alati. “L’alleanza” cortigiana agli USA nell’occupazione dell’Iraq è stata ripagata con gesto che esprime un “disprezzo che va oltre la subalternità” (N. Dalla Chiesa. No alla medaglia americana. l’Unità 27 apr 2005). In effetti, sembra una punizione esemplare per tenere degli schiavi al loro posto, troncando sul nascere, con una ferocia da negriero, qualsiasi gesto di autonomia.

Mi pare che questi quattro alti ufficiali italiani, e altri come loro, siano stati eliminati, al di là delle ragioni contingenti, per due motivi fondamentali: da un lato, erano nati soldati, e comandanti, nel senso migliore del termine; ben capaci di battersi, onesti, amavano il loro Paese, e non si facevano mettere la cavezza da nessuno; dall’altro, subivano la rivalità di colleghi o politici con orizzonti più ristretti, che invece erano pronti ad assumere ruoli servili. Credo che, come molti civili pure eliminati, siano stati epurati, prima che per i loro atti, per le loro qualità personali e professionali.

Le infinite analisi sui massimi mali dell’Italia repubblicana: il terrorismo, la mafia, il governo clericofascista, l’opposizione venduta, il cronico cattivo andamento dell’economia, etc., sarebbero grandemente semplificate considerando due elementi che sono semplici e importanti, ma sono tabù. Il primo è che la classe dirigente italiana, mutuando gli storici costumi della Chiesa, è “compradora”: ha una tendenza a prosperare vendendo i beni materiali e morali del Paese a forze straniere; vendendo quindi anche persone, o l’onore della nazione, se richiesti. Il secondo è che attualmente tale classe compradora è al servizio degli USA, dei quali siamo uno Stato satellite. Sottovalutando questi fattori, viene sottovalutato anche il peso che hanno gli USA nel determinare le carriere della classe dirigente italiana, decidendo chi deve andare avanti e chi va fermato.

Il caso Calipari mostra bene questi due elementi; mostra l’incontro tra lo strapotere USA e il servilismo volontario e talora entusiasta col quale le nostre istituzioni consentono agli USA di spadroneggiare sugli Italiani. Le giustificazioni dei giudici all’archiviazione appaiono della stessa stoffa della quale erano tessuti i vestiti nuovi dell’imperatore. Non so se ci sono davvero barriere giuridiche insormontabili che rendono non punibile l’uccisione di Calipari, e quindi formalmente inevitabile la degradante accettazione di un oltraggio così profondo all’intero Paese e alle sue Forze armate; ma, se così fosse, questa è un aggravante, e non un esimente, per la nostra classe dirigente; della quale fa parte anche la magistratura, che non è nuova al conferire impunità ai reati sui quali si allunga l’ombra dell’amico americano. Mentre su reati riguardanti altri affari politici, reati riguardanti la lotta interna per il potere, è molto meno timida.

Il 7 marzo 2005, giorno dei funerali di Calipari, scrissi alla sezione locale dell’Associazione nazionale magistrati, e al prefetto della città dove abito, una lettera dove lamentavo l’asservimento dei pubblici poteri a interessi illeciti; citando Calipari come esempio di selezione avversa delle elites, per la quale vengono eliminati gli uomini migliori delle istituzioni; viceversa, scrivevo, le autorità come quelle oggetto della lettera, che abusano del proprio potere per compiacere i poteri forti, camperanno quanto “tartarughe delle Galapagos”, relativamente a tale selezione. (Scrissi pure che le esortazioni, allora correnti, sulla necessità di aspettare i risultati dell’indagine giudiziaria prima di accusare gli USA di aver voluto assassinare Calipari, mi ricordavano il guappo de “Il turco napoletano” che risponde allo schiaffo di Totò dicendo che andrà dal dentista, e che farà un macello se il dentista gli dirà che il dente che lo schiaffo gli ha fatto saltare era sano).

Il caso ha voluto che “la goccia” che mi spinse a scrivere il giorno del funerale si sia ripresentata puntuale tre anni dopo, contemporaneamente alla sentenza di archiviazione. Si ha l’impressione che fra le figure-guida di diversi magistrati e uomini d’arme, invece che i magistrati, i soldati, e i poliziotti che non hanno accettato il giogo, ci siano i lenti bestioni delle Galapagos, emblema dell’arte di campare cento anni e più, visto che sono tra gli animali più longevi; e dell’arte di sopravvivere in tempi difficili, perché la tartaruga, che sembra così impacciata, e così assorta nel farsi i fatti suoi, è anche tra i pochi gruppi di rettili sopravvissuti all’estinzione del Mesozoico che segnò la fine dei dinosauri, decine di milioni di anni prima della comparsa della nostra specie.

Anche le nostre Forze armate, inclusi i corpi di polizia, sono parte di questa dirigenza compradora. Poche settimane fa abbiamo avuto la sfilata delle Forze armate del 2 Giugno e la festa dei Carabinieri. Ogni anno le divise si appesantiscono di nuovi ornamenti; come se la continua aggiunta di buffetterie, canutiglie e pennacchi dovesse mimetizzare dei vuoti sotto la divisa. La locale tv ha riportato che in occasione della festa dei Carabinieri il Comandante provinciale dei Carabinieri della città dove abito ha detto che l’azione dei CC poggia da un lato sul diritto e dall’altro sulle virtù militari. Questa accoppiata mi è tornata in mente leggendo dell’archiviazione per Calipari. Nella mia personale esperienza l’azione degli attuali CC affonda piuttosto le sue radici in quella stessa furbizia amorale e imbelle che è il vanto dell’Italiano medio, e in particolare dell’Italiano medio che occupa cariche istituzionali; la differenza maggiore essendo data dalle armi e dai mezzi che davanti ai cittadini inermi li fanno sembrare guerrieri invincibili, e che possono facilmente mutare tale furbizia in violenza, e a volte in spargimento di sangue.

Una furbizia che li porta, poco militarmente e a onta del diritto, a mettersi dalla parte del più forte, se il più forte è molto grosso, così grosso che non si può certo metterlo in gattabuia, come meriterebbe. La furbizia amorale e imbelle per la quale se un qualunque cittadino italiano è sgradito a interessi economici o politici USA – si tratti di un presidente del consiglio, come Moro, di un funzionario, o dell’ultimo povero diavolo – e gli yankees mostrano il pollice verso, la sua vita non vale cento lire, per i nostri CC, o per la PS. Del resto, prima degli studi sul “familismo amorale” delle nostre classi dirigenti, Longanesi aveva detto che nel bianco del tricolore andrebbe scritto “Tengo famiglia”.

Naturalmente, anche nei CC e negli altri corpi armati sono presenti persone oneste, o coraggiose, o intelligenti. Ma, se qualche militare o poliziotto avesse tutte e tre queste qualità, e volesse esercitarle, in grado eroico, in circostanze come quelle nelle quali si è trovato Calipari, di coraggio e abilità dovrebbe averne dosi doppie, rispetto ai suoi colleghi di altre nazioni: una dose per fronteggiare il nemico, e l’altra per reggere ai superiori e politici che ha alle spalle e che dovrebbero coprirlo. Con l’omicidio e l’archiviazione, militari e poliziotti che sentissero il prurito di emulare Calipari o altri con la spina dorsale, sono avvisati. Fatte salve le solite eccezioni, che rafforzano la prassi, quando lo zio Sam chiede la testa di qualche italiano anche i magistrati depongono la prosopopea con la quale si presentano al volgo, e battono i tacchi; facendo del diritto e dell’onore della magistratura ciò che i CC e le altre forze armate fanno del diritto e delle virtù militari davanti alla stessa richiesta.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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2 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Cannavale “Sud, la necessità di ricordare”

A chi voglia comprendere l’Italia di oggi senza fermarsi alle veline ufficiali, sarebbe utile apprendere del caso Bellomo, citato en passant da Cannavale. Nicola Bellomo fu un generale dell’Esercito che dopo l’8 settembre sfoderò, in un Paese allo sbando, una grinta impressionante, organizzando e guidando, vittoriosamente nonostante gli scarsi mezzi, la resistenza militare contro i nazisti. E’ dimenticato, e ad aiutare l’oblio è anche intervenuto il segreto di Stato. Lo fucilarono gli inglesi, che avevano capito di che pasta era fatto. Fu eliminato, mentre tanti criminali e traditori venivano salvati e a volte rimessi in servizio, grazie anche ai maneggi dei suoi colleghi italiani e dei politici, privi del suo coraggio, ma dotati di quel singolare “coraggio” necessario a commettere atti vili; e quindi ben visti dai vincitori come esemplari del tipo d’uomo adatto a dirigere, a vantaggio dei conquistatori, l’Italia asservita. Si è scritto che l’Italia postfascista è cominciata con questo vergognoso episodio. Vedi: “F. Bianco. Il caso Bellomo. Un generale condannato a morte. Mursia,1995”. Consiglio il libro anche ai giovani che, data l’attuale statura, i tratti, e i costumi, di chi ci governa e decide sulle nostre vite, forse neppure sanno cosa sia un capo vero, non avendolo mai visto; né cosa sia il vero onore per chi è in posizione di comando.

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4 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Mantovani “Calipari, 10 anni fa la morte dell’agente del Sismi che liberò Giuliana Sgrena”

Segnalo il libro “L’omicidio di Nicola Calipari” (Rubbettino, 2012) scritto da un PM, Erminio Amelio, sulla acquiescenza dei nostri politici e della nostra magistratura all’uccisione di un altro di quelli che potrebbero essere detti “I capaci”.

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20 dicembre 2018

Blog de il Fatto

Commento al post di T. De Marchi “Angelo Tofalo indossa la tuta da Top Gun e annuncia: l’F-35 è irrinunciabile”

L’arte di cantare che si sta “ridendo in faccia a Monna morte ed al destino” mentre ci si sta calando le brache. Spiace anche per quei militari davvero coraggiosi e leali alla bandiera.

Nel paese dei preti arraffoni sotto le pelli d’agnello, dei bauscia che trascinano l’Italia verso il postribolo mentre recitano di amarla, dei “disinistra” che si rivelano essere come i porci di Orwell, dei furbi di paese che fanno tanto fumo per mangiarsi l’arrosto, bisognerebbe avere sempre presente il commento di un personaggio di Fellini: “se un ladro ha la faccia da ladro in fondo è onesto”. Il M5S è l’esempio più recente della mai appresa differenza tra esca e amo: tra un appetitoso boccone e un gancio d’acciaio con punta ad arpione. La differenza tra retorica e pratica. Tra “Se il destino è contro di noi, peggio per lui” e il motto che Longanesi diceva andrebbe scritto nel bianco del tricolore: “Tengo famiglia”. Nella mia esperienza, tra il “pugnale in mezzo ai denti/in uno contro venti” e le audaci operazioni di stalking di corpi armati dello Stato in venti contro uno per procacciarsi la pagnotta servendo gli affari criminosi dei big shots.

cawdor: Stai poco bene? Deliri.

@ cawdor. Può darsi. Quando sento il passaggio dei 5S dal “no agli F-35” al loro sottosegretario alla difesa e carabiniere parà che spiega che gli F-35 vanno acquistati e com’è bello volare sugli F-35 mi appare, invece che le immagini di repertorio su El Alamein, la scena alla quale assistei tanti anni fa su un Pilatus, di uno che rifiutò di lanciarsi. Stropiccio gli occhi, ma vedo Otello Celletti, il vigile di Sordi, che in tribunale spiega di avere scambiato “sbronzo” per “str..” e elogia il sindaco che aveva denunciato (Vittorio De Sica). Chiudo gli occhi, mi concentro, ma mi appaiono Stanlio e Ollio che nell’andarsene dalla Legione straniera cantano e ballano “Guardo gli asini che volano nel ciel”. Tu che sei pratico di pensiero lucido, dimmi: è grave?

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7 aprile 2019

Blog De Il Fatto

Commento al post “Migranti, De Falco (ex M5s) salirà a bordo della nave dell’ong Mediterranea: “Continuano partenze e morti in mare””

La Guardia costiera che paghiamo e onoriamo perché difenda i nostri confini riceve, grazie agli uffici dei preti, riconoscimenti per “l’accoglienza”. Tra i tanti morti sul fondo del Mediterraneo ci sono anche i marinai italiani dilaniati e annegati nella II Guerra mondiale per il tradimento dei vertici della marina militare, che lavoravano sistematicamente per gli inglesi (A. Trizzino, Navi e poltrone, 1966). Dopo la guerra uno degli ammiragli venduti fece passare il suo comportamento per antifascismo e per amore dell’Italia. Di quel massacro di italiani fatti uccidere dai loro capi non si parla. E’ uno dei capitoli del libro delle vicende indicibili della nostra storia, la cui conoscenza ci aiuterebbe a meglio comprendere il presente. Incluso il servizio immissione di clandestini mediante navi della marina militare al servizio dei poteri forti e a danno del Paese; il suo essere fatto passare per gesto di umanità; e le accuse tartufesche di razzismo a chi si oppone, parallele al tacciare di simpatie fasciste chi chiami traditori i traditori nella sciagurata guerra voluta dalla follia fascista. “Nessun cittadino può sentirsi sicuro se non è certo che l’onore militare ispira i suoi difensori”. E’ la frase conclusiva del libro di Trizzino, una considerazione che gli italiani dovrebbero fare, e non solo riguardo all’arma della Marina.

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1 giugno 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “2 giugno, Salvini: “Gli ex generali assenti? Non sentono la presenza del ministro”. E sulla giustizia: “Riforma è un’emergenza””

In un paese civile un ministro difende le istituzioni anche dalle degenerazioni interne. Invece per Salvini, “il maschio analfa”, un ministro, in particolare se dal suo ministero dipendono corpi armati dello Stato, deve stare “sempre e comunque” dalla parte di quelli di cui è a capo. Molte ombre del passato, e anche del presente, condottieri coi loro mercenari, capimanipolo con le loro squadracce, capobanda con i loro ladroni, etc. gli darebbero ragione. E anche figure meno bellicose, trattandosi qui non di resistere fino alla morte in un ridotto, ma di dare l’assalto a formidabili marmitte fumanti di pasta al ragù e a minacciosi schidioni di polli arrosto; a volte in cambio di servigi ai poteri forti extranazionali che sono la negazione dell’onore militare e dell’asserita devozione alla patria.

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2 giugno 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “2 giugno, Roberto Fico. Festa dedicata a tutti, anche ai migranti e ai rom”

Purtroppo, purtroppo per loro, il sentimento repubblicano degli italiani è debole; e le parole dell’alta carica grillina, che invitano al party anche l’immigrazione immessa a forza – con la Marina militare che fa gli sbarchi alla rovescia – rafforzano l’interpretazione del 2 giugno come la festa degli imboscati strutturati tramite lo Stato, senza altra bandiera che quella dei propri interessi.

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7 giugno 2019

Blog de il Fatto

Commento al post “Migranti, Mattarella alla Marina militare: “Il salvataggio di vite umane di questi anni ha reso prestigio al nostro Paese””

Caio Duilio inventò il corvo, un ponte levatoio che uncinava le navi nemiche, per battere la marina cartaginese, una potenza aggressiva rivale di Roma. Alla larga dalla retorica dei fasti militari degli antichi romani; ma non va bene neppure quella dei nostri capi, che hanno inventato una serie di artifici per creare ponti che sbarchino giovanotti africani in Italia, es. il naufragio su appuntamento. Con la marina militare asservita – non è la prima volta* – a interessi stranieri in danno degli italiani. Si assegnano tra loro medaglie e lodi, avendo appiccicato quattro frottole pseudoetiche e pseudoreligiose su quella che è essenzialmente mancanza di spina dorsale. Mentre danno del fascista a chi li critica e si atteggiano a san Francesco per il nuovo tradimento sul Canale di Sicilia e dintorni, si vantano della nave Trieste, nave da assalto da 1.1 miliardi di euro**, addobbata al varo con un grande crocifisso e immagini di Wojtyla e Padre Pio, che servirà le guerre di dominio altrui a danno di quell’umanità della quale si atteggiano a salvatori. Abbiamo una marina militare piegata ad interessi antinazionali in maniera non esattamente prestigiosa.

*Trizzino A. Navi e poltrone, 1966.

** Dinucci M. La nave d’assalto dei nuovi crociati. Il Manifesto, 30 mag 2019.

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3 dicembre 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Donne sul fronte, la graphic novel su Giuliana Sgrena e i giorni del sequestro: “Una pagina della nostra storia che non viene più raccontata” “

I salvati e i sommersi

Nella II Guerra Mondiale gli Alleati mapparono sugli aeroplani i fori delle pallottole naziste. Pensavano di rafforzare le zone dove erano concentrati, ali e impennaggi. Il matematico Wald osservò che i fori erano su aerei che pur colpiti erano tornati alla base: bisognava invece rafforzare le zone non colpite, quelle dove i colpi avevano fatto cadere gli aerei non tornati: cabina di pilotaggio e motori. E’ un errore, un survivorship bias, accomunare i sopravvissuti agli eliminati. Bisogna invece studiare i sopravvissuti separatamente; per ciò che sono in sé stessi e in quanto diversi dai caduti o opposti. Cefis, fondatore della P2, successore di Mattei che operava per il bene e l’indipendenza degli italiani. Il Viminale che si fregia di Boris Giuliano e mette al suo posto il piduista Impallomeni. I PdR Napolitano e Cossiga, frequentatori dell’ambasciata USA, rispetto a Moro, PdR mancato. Piersanti e Sergio. La Sgrena del Manifesto, “quotidiano da sempre in odore NATO”*, e Calipari, l’agente dei servizi troppo coraggioso e indipendente per i criteri USA; che con l’uccisione, ovviamente impunita, mostrarono, scrisse Nando Dalla Chiesa, “un disprezzo che va oltre la subalternità”. La brutta Italia reale della classe dirigente così selezionata e l’Italia perduta con ai posti di comando i fantasmi di quelli che sono stati epurati.

* Chi c’è dietro Amnesty International e gli ex-LC che invocano la linea dura sul caso Regeni. F. Dezzani, 2016.

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Vedi anche:

La differenza tra provare paura e essere codardi

Pubblicare la lista dei magistrati di CL

18 May 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “Travolto dallo scandalo, si dimette il presidente ANM”.

sito chiuso

Nel 2004 nella città della Lombardia dove abito sono andato, per curiosità, ad una riunione pubblica di CL. Lo speaker ha vantato la presenza del Presidente del Tribunale e del Presidente della Corte d’appello, dicendo il loro nome e salutandoli. Erano presenti anche una quantità di imprenditori ufficialmente legati a CL tramite la Compagnia delle opere. Alla riunione erano presenti anche persone che rappresentavano, a mio parere, quanto sarebbe venuto alla luce diversi anni dopo: l’occupazione sistematica della sanità lombarda da parte di un gruppo di potere che controlla il personale in un modo che recentemente è stato paragonato a quello dei tempi del fascismo; per attuare una impostazione cristiana, dicono loro, della medicina; così cristiana che pratica uno dei mali più gravi, più luridi e meno noti dell’attuale medicina orientata al profitto, le sovradiagnosi, incluse le sovradiagnosi di tumore (Biondani, Gomez. Dottor lottizzato. Comunione e liberazione occupa il Niguarda di Milano. L’Espresso, 28 gen 2008; reperibile su internet). Situazioni che avevo denunciato già anni prima dell’incontro del 2004, al costo di pesanti atti di discriminazione, nel silenzio connivente e collaborante della magistratura (e del solito centrosinistra, dove pure sono numerosi gli adoratori di don Giussani). Dopo aver assistito alla riunione di CL, scrissi al locale sedicente “Osservatorio per la difesa dello Stato di diritto” (composto principalmente da avvocati, alcuni dei quali si producono in scappellate spagnolesche ai magistrati, dai quali dipendono le loro fortune professionali), e per conoscenza al presidente del tribunale; chiedendo se ritenessero:

“conforme allo Stato di diritto che cariche giudiziarie come quelle di Presidente di Tribunale e di Presidente di Corte d’appello vengano esibite da gruppi d’interesse. Penso che CL non sia peggiore, né migliore, delle altre consorterie, con le quali compete o fa affari. Ma, indipendentemente dalla specifica fazione, una presenza istituzionale come questa non costituisce un possibile incitamento all’illegalità e un deterrente alla richiesta di giustizia ? E’ giusto che un “ciellino” sappia di avere, oltre a politici come l’attuale “governatore” della regione, anche i presidenti degli uffici giudiziari tra i simpatizzanti o gli associati del suo stesso gruppo, un gruppo che persegue i suoi interessi in maniera tale che a volte appare nelle cronache giudiziarie? E’ giusto che chi si trovasse ad avere ricevuto torti dagli adepti di CL, alcuni dei quali perseguono il potere e la ricchezza in maniera ferina, debba vedere che anche le cariche pubbliche che dovrebbero assicurare la legalità ricadono nella sfera d’influenza di CL? “

L’unica risposta fu un incremento nei miei confronti delle misure di polizia, informali ma pesanti, delle quali ero oggetto da quando avevo denunciato le irregolarità nella sanità. Nella città dove abito alle riunioni di CL a volte partecipano, oltre che i vertici della magistratura, anche il colonnello comandante provinciale dei CC, il questore, il capo della Polizia municipale. Credo che l’attenzione per la mafia meridionale, con le sue complicità nelle istituzioni, metta in ombra, e giustifichi, fenomeni analoghi che avvengono “legalmente” al Nord. Seguo da tempo queste cose, e ogni anno vado ad assistere, da privato cittadino, all’inaugurazione dell’anno giudiziario; dove più di una volta mi è capitato di trovarmi davanti quel Presidente del Tribunale; che, voltando le terga, si rincalzava la camicia nei pantaloni e se li tirava su per la cintura.

Concordo con Paulin (La setta di COMUNIONE E LIBERAZIONE – PROPOSTA DI CENSIMENTO. 6 gen 2008, discussioni offtopic http://www.marcotravaglio.it/forum/viewtopic.php?t=10627&highlight=): CL è una lobby potente, con una tendenza a infiltrare i gangli di potere, che andrebbe censita. Concordo anche con bloom79, che ha commentato che la notizia di legami tra il presidente dell’ANM e Saladino avrebbe dovuto occupare la prima pagina dei giornali (Travolto dallo scandalo, si dimette il presidente ANM. http://www.marcotravaglio.it 15 mag 08): quella dei legami fra un magistrato che rappresenta la categoria e l’indagato di un’inchiesta (Why not) che ha portato la categoria a trattare il magistrato che indagava, De Magistris, come un appestato, è una notizia da prima pagina (invece è questo forum che si è adeguato: il titolo del post è stato sostituito con un tranquillo “Si dimette Luerti (pres. ANM), arriva Palamara”). Reputo un errore fermarsi ai casi aneddotici, sia pure importanti e rivelatori. Il fenomeno appare generalizzato, e andrebbe inquadrato nelle sue reali proporzioni statistiche: andrebbero rese note le liste di tutti i magistrati legati a CL, per vedere qual è il peso di CL all’interno della magistratura per consistenza numerica e per occupazione di posti strategici.

Tale pubblicazione è da richiedere per due ragioni. La prima è che è in contrasto coi doveri di imparzialità del giudice la sua affiliazione o vicinanza pratica ad una struttura che persegue sistematicamente l’occupazione delle cariche pubbliche da parte di suoi uomini di fiducia; la regione Lombardia di Formigoni ha addirittura istituzionalizzato ciò, con una legge del ’98 che prevede di “premiare solo chi garantisce maggiore affidabilità rispetto all’indirizzo politico” (Biondani, Gomez, cit.). E’ in contrasto con la posizione di magistrato fare gruppo con un’associazione che, raccogliendo migliaia di aziende, è ripetutamente coinvolta in affari che la portano ad essere oggetto di indagini delle Procure, dalla Calabria al Veneto. Non si possono invece contestare le sensibilità culturali che spingono con un impulso irrefrenabile i magistrati ad abbracciare, tra le tante dottrine filosofiche e religiose possibili, proprio quella di Giussani, che spicca più per il suo essere costruita attorno al perseguimento di soldi e potere che per una grandezza teoretica o morale. Uno si immaginerebbe che dei magistrati siano attratti da autori come Seneca, Montaigne, Pascal, Salvemini, etc., piuttosto che dal nebuloso misticismo mondano di CL; de gustibus. Forse subiscono il fascino di espressioni come “i magistrati sono sacerdoti civili”, che il padrino politico di CL, Andreotti, ha proferito all’indomani della sua assoluzione. Ma andrebbe rilevato che anche sul piano ideologico l’adesione ad una visione assolutista e clericale come quella di CL non è molto rassicurante quanto a fedeltà ai princìpi democratici. Il sostenere che si tratta di un’affiliazione meramente spirituale, che non inficia l’imparzialità del giudice, e che magari lo eleva alle vette superne della moralità, mi fa venire in mente il Presidente del Tribunale che si rassetta la costura delle mutande con la stessa nonchalance con la quale si aggiusterebbe il nodo della cravatta.

Non dico di epurare i magistrati legati a CL, come avvenne per quelli risultati iscritti alla parte resa pubblica delle liste della P2; ma chi capita nelle mani di questi magistrati dovrebbe avere almeno la possibilità di sapere che sono legati a un tale potere. Soprattutto se vi capita in quanto è attaccato da ciellini, o ha denunciato attività illecite di ciellini. Così come un cittadino dovrebbe sapere se ha a che fare con magistrati massoni (tra CL e la massoneria appare esserci una crescente vicinanza di interessi e posizioni). Il Procuratore Agostino Cordova di magistrati massoni ne individuò a decine, ma tutto è stato messo a tacere, grazie agli uffici della moglie di Bruno Vespa. Capisco bene che la richiesta di “schedare” i magistrati legati a CL, limitando così la loro sacrosanta libertà, appaia come minimo stravagante ad una corporazione che non ha trovato responsabilità eversive neppure nella P2, una simpatica cerchia di compagnoni che le malelingue e i dietrologi vogliono pesantemente implicata in quelle operazioni, incluse le stragi e gli omicidi politici, che hanno cambiato la storia e il destino del Paese. Sia CL sia la P2 sono considerate da diversi commentatori strutture fortemente filo-americane; ovvero uno strumento degli USA per influire negli affari interni italiani; entrambe risultano avere legami con quelle polizie segrete che compaiono regolarmente negli affari più sporchi che ci vengono rivelati dai media. Questi dovrebbe essere ulteriori motivi per censire la presenza di magistrati in CL, e rendere noto l’elenco. Veramente, dovrebbero costituire motivo per scegliere volontariamente di stare alla larga da CL, per quei magistrati che non vogliono compromettere l’integrità dell’alta funzione che esercitano; che preferiscono lo scomodo privilegio di esercitare con rigore il nobile servizio del magistrato ai privilegi che derivano dall’ammanicarsi con qualche loggia come un qualunque “borghese piccolo piccolo”.

La seconda ragione per chiedere le liste è che in Italia lo stato endemico di elevata illegalità è dovuto non solo all’illegalità conclamata della mafia, ma anche all’illegalità “che non dice il suo nome”: a dei “santuari”, degli asili, dei luoghi insospettabili nei quali si nasconde indisturbata. Credo cioè che in istituzioni che appaiono come agenti morali, in questo caso nel clero e nella magistratura, vi siano aree, soprattutto nelle posizioni di vertice, ma anche alla base, che corrispondono a questi santuari. L’adesione a CL pone i magistrati quanto meno sulle traiettorie dei legami che intercorrono e si intrecciano fra le aree santuario e il crimine riconosciuto, legami dei quali abbiamo letto nella cronaca giudiziaria. Nella mia esperienza la rete che certi magistrati compongono con altri poteri altrettanto riveriti differisce più nel nome che nella sostanza da una rete di tipo mafioso; né mi sorprende che si trovino legami tra CL e la mafia conclamata, sia nel caso della CL calabra, sia nel caso della CL che gestisce la sanità lombarda (Biondani, Gomez, cit.). Volendo essere come la moglie di Cesare (l’imperatore, non l’ufficiale pagatore dei magistrati per conto di Berlusconi) non si dovrebbero avere di queste frequentazioni.

Il nuovo presidente dell’ANM, il PM Palamara, verosimilmente non è di CL (e speriamo che non sia neppure di qualche altra consorteria). Questa non-affiliazione però non è sufficiente. Lo “scandalo” dei rapporti tra il presidente Luerti e un ciellino come Saladino non dovrebbe distrarre dalla situazione generalizzata di ordinaria commistione tra la magistratura e CL. Il nuovo presidente dell’ANM farebbe cosa lodevole chiarendo la posizione della magistratura rispetto a CL, e pubblicando l’elenco dei magistrati che sono legati alla sacra congrega. Prima ancora si dovrebbe chiederlo al CSM, ma non voglio eccedere con l’umorismo surreale. Il nuovo presidente, che è della stessa corrente di Luerti, Unicost, ha affermato di voler operare nel segno della continuità con la giunta precedente, e questo fa pensare che non gli si possano chiedere le liste dei magistrati di CL; è anche il magistrato che ha risposto alle dimissioni di De Magistris dall’ANM e alle critiche del PM di Catanzaro sul sindacato dei magistrati dicendo che “La storia professionale di ciascuno di noi è a disposizione di tutti” (APCOM 24 gen 08. De Magistris/ANM: non siamo normalizzatori né difensori d’ufficio). Questa sua affermazione fa sperare che vorrà fare un libro aperto anche della storia dei legami di ciascun magistrato con CL e con qualunque altro centro di potere o lobby. Se non vuole rilasciare i nomi, dia almeno delle anonime percentuali cumulative: quali sono le probabilità che il capo di un ufficio giudiziario, al quale ci si debba rivolgere anche per degli illeciti subiti da ciellini, o per dei reati commessi da ciellini a danno di terzi, sia vicino a CL? Quali sono le probabilità per un cittadino che abbia a che fare col sistema giudiziario di avere a che fare con un magistrato di CL? Il 5%? Il 10%? Il 20%, o sono ancora più alte? Per esempio, nella città dove abito, è solo la testa del pesce che odora di CL, o anche il resto?

Questi dati sarebbero utili, ma anche il loro mancato rilascio acquista significato: credo che si dovrebbe esaminare con maggiore attenzione l’assunto del senso comune per il quale la magistratura è separata dal sistema della corruzione che regna in Italia. L’ANM rivendica giustamente il diritto dei magistrati ad autonomia e indipendenza. Tale diritto però dovrebbe essere indisponibile: i magistrati non possono cedere a favore di altri la loro indipendenza e autonomia. Si parla sempre, giustamente, di autonomia e indipendenza della magistratura come diritto, e degli attacchi dei politici a questo diritto; ma si parla poco di indipendenza e autonomia della magistratura come dovere, e dei magistrati che non rispettano tale dovere.

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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia.

Copia del presente post è stata inviata, firmata, il 19 mag 2008 con racc a/r all’ANM c/o il Presidente.

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30 luglio 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Luzi “Fuga di sponsor e ospiti politici. Il Meeting di Cl declina assieme a Formigoni” del 30 luglio 2012

Dopo avere permesso senza vergogna per 20 anni che spadroneggiasse, ora si fa un gran parlare di Formigoni sullo yacht di Daccò. Si sta invece zitti sulle Coop “rosse” che finanziano le iniziative di CL. Sarebbe invece utile, come elettori e come consumatori, scorrere l’elenco degli sponsor e degli espositori, cioè dei passeggeri paganti sulla nave ciellina; la Nave della Mediocrità al potere; la nave della mediocrità amorale come sistema e come modello di “eccellenza”. Una nave che usa la Croce come il pennone dal quale esibire una macabra bandiera, che attrae e raduna coloro che bramano il successo mondano avendo gettata ai pesci l’onestà e rinunciato a qualsiasi forma di redenzione.

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19 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Meeting Cl, Mattarella all’inaugurazione: “Spostamenti migratori non si risolvono con un cartello che vieta l’ingresso”

Andrebbe piuttosto rivalutato il valore delle giuste separazioni. Es. un Presidente della Repubblica non dovrebbe esortare a spalancare le frontiere a masse senza arte né parte in cerca di fortuna; e dovrebbe astenersi dal varcare la soglia del gran convegno di un forte gruppo di interesse come CL. La sua partecipazione è anche un insulto – modesto – ai cittadini che sono vittime dell’affarismo spregiudicato di questa specie di massoneria clericale; ed è un endorsement che rafforza le mura e allarga il fossato di un castello di signorotti, dei quali favorirà aggressività e convinzione di impunità. Ho l’impressione che Sergio Mattarella sia più affine al padre che al fratello Piersanti nel definire liberi pascoli e muraglie invalicabili.

@ Mauro. C’è da sperare che gli italiani comprendano in interiore homine che sarebbe nel loro personale e urgente interesse avere governanti validi e che li rappresentino. Il confronto tra il catalogo attuale – nessuno escluso – e i tempi che ci attendono dovrebbe fargli venire brividi di paura, se non di sdegno; e spingerli a drizzare la schiena, piuttosto che impetrare il Soffio divino.

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18 gennaio 2017

Censurato dal blog de Il Fatto

Commento al post “Massoneria, Bisi (Goi): “Non darò elenco all’Antimafia. Non ci sono parlamentari iscritti”

La libera consultazione degli elenchi completi ed esaustivi degli iscritti alle varie massonerie – incluse le forme affini come l’Opus Dei e CL – sarebbe un passo semplice e praticabile per rendere il cittadino comune meno indifeso, e il suolo italiano meno propizio alla crescita e persistenza di malerbe. Peccato che gli antimafia e i grillini su modeste misure del genere stiano zitti, votati come sono a spendere le loro virtù guerriere in ben altre battaglie.

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16 febbraio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Consulta, la presidente Cartabia: “Processi troppo lunghi diventano pena anticipata. La giustizia deve avere un volto umano”

“La giustizia giusta è riconciliazione, non vendetta”. No, quella è la giustizia perfetta, ideale. Il nostro istinto a vendicarsi è una delle bestie da scacciare e ridurre all’impotenza; che è tra le funzioni delle buone leggi. Ma non è da giuristi di valore la giornaliera giaculatoria che si autoattribuisce un ‘moral grandstanding’ predicando l’embrassons tra il lupo e l’agnello e appiccica l’etichetta della “vendetta” a qualsiasi richiesta per una amministrazione della giustizia che al contrario dell’attuale sia una penalizzazione e non un fattore permissivo per il crimine e il parassitismo dei potenti, e per la furbizia dei delinquenti minori. Oltre che di Eschilo si ricordino di Tacito: chiamano pace il deserto che creano con l’impunità. E’ offensivo e ambiguo questo sfoderare sempre l’accusa di volersi vendicare; ed è espressione dell’agenda politica e delle tecniche di persuasione del clero e degli altri che vogliono una società predatoria, ordinata secondo una piramide alimentare. Clero che mentre invoca l’irenismo dà esempio di implacabilità nel punire con ritorsioni – anche tramite quelli cui fa ottenere una toga o una divisa dello Stato – gli onesti che non recedono dall’intralciare i suoi affari illeciti. Uno dei tratti culturali che accomunano clero e mafia. A partire dai busybody di CL; dalle cui schiere l’edenica Cartabia proviene.

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31 maggio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Guglielmo Mollicone, morto il papà di Serena: per 20 anni ha cercato la verità sull’omicidio”

Anni fa inviai una lettera di protesta sul comportamento mafioide di magistrati al presidente dell’ANM. Tale Palamara; allora non era noto al grande pubblico e io non sapevo niente di lui tranne che era stato scelto dai magistrati a rappresentarli. L’unico riscontro apparente è stato una reiterazione e un aggravamento dei comportamenti mafioidi istituzionali. Ho sviluppato una scorza alle porcherie del potere, ma anche per me è toccante l’immagine di quella ragazza di 19 anni che con la sua concezione ingenua del mondo bussa alla sede preposta alla legalità. Ora, passati tanti anni e col processo che deve ancora iniziare, se ne è andato il padre. L’arte di simulare la giustizia senza praticarla davvero ha tra le sue procedure anche quella di logorare le parti lese, stressandole, con effetti avversi sulla circolazione coronarica.

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Vedi:

4 maggio 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Limiti “Massoneria e politica, siamo alle solite: la vita pubblica va protetta dai gruppi privati”

In: Massoni e legalità

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9 giugno 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Limiti “Chi si candida deve dichiarare se appartiene a una loggia massonica: una legge necessaria”

30 anni fa, per 2 anni per andare al lavoro come resident in un grande ospedale di Boston scendevo dalla metropolitana alla fermata del Common, la grande piazza centrale. Ogni giorno una delle prime cose che vedevo uscito all’aperto era un edificio imponente, con su un’architrave, inciso a caratteri giganti, “Grand Lodge of Masons in Massachussetts”. Non ci facevo più caso (me l’avrebbero fatto ricordare i nostri camerieri gallonati degli USA al ritorno in patria).

Lo stile anglosassone è la disclosure, la “luce del sole che non disinfetta” ma anzi mimetizza. Lo si riconosce in campo medico: “Doctors should avoid having financial conflicts of interest. The idea that, as long as they declare them, everything is all right, is silly. Financial conflicts of interest distort what people say and write, so how should readers handle a research report with authors on industry payroll? Should they ignore the report completely or downgrade it, and if so, in what way and by how much? The solution clearly is to avoid financial conflicts of interest entirely.” (PC Gotzche. Deadly Psychiatry and Organised Denial). La disclosure – di tutti i funzionari pubblici – è il minimo, ma è anche uno sdoganare. La non iscrizione è segno necessario, anche se non sufficiente, della virtù interiore, che sola rende valido chi impersoni lo Stato; e che lo porterà a non iscriversi ad alcuna conventicola con la scusa che ne hanno fatto parte Mozart e Garibaldi, o che vi si venera S. Maria Goretti, etc

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11 settembre 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Monforte “Palazzinari, candidati della Lega e pure Sebino Nela alla cena elettorale di Palamara. Tra borse Louis Vuitton e la musica di Franco Califano”

Si può dire che dei film di Sordi, che mentre denunciano assolvono, facciano parte anche gli spettatori. Analogamente, di questo quadretto cinematografico fanno parte anche gli italiani che riconoscono il generone e le sue manifestazioni pittoresche, e scuotono il capo, ma evitano di riflettere su come il centro d’attrazione di una tale fauna umana, Palamara, sia stato messo a rappresentare – e gestire – gli interessi di categoria dai magistrati, gli austeri giudici e PM che per professione pesano le persone, valutandone il profilo morale.

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15 marzo 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Renoldi a capo del Dap, Cartabia al Senato: “Vediamolo lavorare e ne riparliamo. Non mi affido alle opinioni espresse da un giornale””

Il problema è che abbiamo già constatato come opera la Cartabia, e non va bene. Capisco che in un paese che si fonda sul cronyism* suoni come una provocazione impudente e sfrontata; ma in una utopica repubblica sana certe cariche dovrebbero essere garantite da chi nomina**. Che dovrebbe rispondere in prima persona del comportamento del nominato; in solido con lui. Non fare esperimenti come dice la giurista proveniente da quel santuario del cronyism che è CL. Un simile sistema era*** e presumibilmente è in vigore presso i mafiosi rispetto ai quali la sensibilità costituzionale della Cartabia, altrimenti smussata, è così viva. Un esempio di quella efficienza procedurale e del sistema di garanzie che mutatis mutandis diversi esperti riconoscono essere praticate più dai criminali che da chi dice di combatterli.

*Cronyism. Wikipedia.
**La ‘generatio aequivoca’ di professori universitari e magistrati. Sito menici60d15.
***Fusco G.C. Gli indesiderabili. Sellerio, 2003.

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24 agosto 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Rezza: “Vaccini anti-Covid vittime del loro stesso successo, ma ne abbiamo ancora grande bisogno””

Quelle del ministeriale Rezza sono espressioni a effetto, vuote e sinistre. Adatte al grande sabba riminese. Tra nazioni vicine ma ad alto e basso tasso di vaccinati i tassi di mortalità da covid sono stati simili. Es. Israele e Palestina. All’arrivo di omicron in Israele non si è osservata l’attesa riduzione di mortalità; si è invece avuta una impennata “a razzo” * di casi di omicron, mentre in Palestina i casi sono stati prossimi allo zero.

A ciò vanno aggiunti i danni da vaccino, ora ammessi perfino dall’estremista ministero della salute tedesco**. Già nel novembre 2021 il Paul Ehrlich Institute, responsabile per il ministero della sicurezza dei vaccini, aveva lanciato un allarme informale, prontamente represso: “one in 5,000 vaccinated people has a serious side effect such as heart muscle inflammation. Statistically, every 10th person must expect a severe course.” **. Dati vecchi e nuovi indicano che l’interessamento cardiaco da vaccino non è un fenomeno raro come la propaganda vuole fare credere, e che sta venendo occultato e trascurato, così che insistere sulle non necessarie vaccinazioni ai giovani è nettamente “malfeasance”, condotta illecita***.

*Impact of vaccination on covid death. Inconvenient truths in international datasets. Gruppo Hart, 23 agosto 2022.
** German Ministry of Health reports on vaccine injury. First official admission of harm. Ib. 23 agosto 2022.
*** (Yet) more worrying data on myocarditis in children. Ib. , 18 agosto 2022.

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22 settembre 2023

Blog de il Fatto

Commento al post “Uccise e fece a pezzi Carol Matesi, Davide Fontana ammesso alla giustizia riparativa. Il padre della vittima: “Schifato” “

“Il sonno della ragione genera mostri”. Questi sono i mostri, ma il sonno è il nostro, che permettiamo di tenere i posti di guida del Paese occupati da soggetti che non sono nostri rappresentanti, nostri fiduciari, ma alieni. L’alieno è “colui che appartiene ad altri”. Come la Cartabia, o come i tanti che vanno a fare l’inchino al meeting di CL, a partire dal presidente del CSM, il PdR Mattarella.

@ Brisk: Il sonno della ragione genera mostri. Non bisogna confondere lo strumento con l’effetto. E’ vero che Goya lo disse descrivendo gli orrori dell’invasione di una rozza soldataglia; ma nel caso della penna del giudice – o della siringa del medico – con le “trovate mirabolanti”, con gli argomenti in sé ridicoli, si generano mostri con poco sforzo. Es. nell’applicare la sciagurata amnistia Togliatti i giudici ci aggiunsero del loro. Come nel caso dei fascisti assolti in quanto i giudici giudicarono non sufficientemente efferato lo stupro di gruppo – con modalità particolamente violente e umilianti – di una staffetta partigiana (Franzinelli M. L’amnistia Togliatti. 1946. Colpo di Spugna su crimini fascisti. Feltrinelli, 2016).

Pensando alle conseguenze, delle mancate epurazioni di allora, e oggi della giustizia resa una variabile aleatoria, una concessione soggetta al capriccio di chi ha in mano la penna, un bene scarso da pietire, si può dire che il sonno della ragione, il dormire e lasciare fare dei cittadini, genera stirpi di mostri: mostri che si riproducono e diventano così una presenza perenne.

@ Brisk: Usiamo categorie diverse. I magistrati aiutarono i fascisti non in quanto affini (anche se alcuni avevano indossato la camicia nera sotto la toga, e scritto su “Diritto della razza”), ma in obbedienza al nuovo potere. Che non voleva le epurazioni, volendo i fascisti come strumento per il controllo del Paese. I magistrati in quegli anni favorirono anche la mafia per lo stesso motivo. Togliatti con l’amnistia si adeguò ad ordini spartitori sovranazionali, Yalta, etc. Oggi col medesimo spirito cortigiano i magistrati “progressisti” servono i disegni del moderno fascismo tecnocratico in medicina, es. sul suicidio assistito, la legalizzazione del colpo di grazia che aumenterà sovratrattamenti e sofferenze. Dietro alla tenue vernice ideologica opera la perenne potente forza che spinge a mettersi dalla parte del più forte. Non è che Napolitano fosse un fascista convinto quando era nel GUF, un fanatico stalinista quando approvava l’URSS che schiacciava l’Ungheria, un sincero lockiano quando frequentava le ambasciate USA e UK e si metteva al servizio della NATO mentre gli stessi ambienti evitavano che avessimo degli Aldo Moro come PdR facendolo uccidere. Napolitano serviva il potere. Si trascura l’elementare, possente spinta a “correre in soccorso al vincitore”, e la si copre sotto storielle di duelli ideologici. La magistratura non è meno compromessa dei politici in questa forma di corruzione.

v. Baruffe di corte: i baroni della destra e i mandarini della magistratura

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13 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Zamboni “Il ricorso al fine vita è un diritto, spero che l’Emilia Romagna l’affronti con la dovuta laicità”

A Mirandola, Modena, il 21 marzo 2020 è arrivato dalla Germania un carico extra di diecimila dosi di midazolam. Un depressore dei meccanismi del respiro. Col quale si è “trattata” l’insufficienza respiratoria delle diagnosi di covid, col risultato di uccidere. Il midazolam è tra i farmaci dell’eutanasia. E’ stato usato anche per condanne a morte, e si è visto che è una morte tutt’altro che indolore.

La “scelta” sull’omicidio medico è di fatto in mano non a chi lo subisce ma a chi lo esegue. Ai medici, che hanno incentivi a farne un pessimo uso. Consegnare ai medici il diritto sulla propria vita può facilmente tradursi nella sequenza sovratrattamento-colpo di grazia, con un aumento di dipendenza, indegnità e sofferenza*.

Tra le esche per imporre l’agenda dell’omicidio medico c’è quella, scolastica, della “laicità”. C’è una opposizione laica all’omicidio medico, es. **. Viceversa il clero, partecipe delle manipolazioni mediche con le quali si ottengono potere e ricchezza, gioca sull’ambiguità delle cure palliative. La prima distinzione è tra l’aiutare NEL morire, evitando l’accanimento e preservando la qualità di vita, che viene negato; e l’aiutare A morire, che tranne una minoranza di casi è un essere messi in condizioni tali da dover accettare come preferibile l’essere abbattuti. O un essere abbattuti d’ufficio, come avviene in UK.

*Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico
**Yuill. Assisted Suicide: The Liberal, Humanist Case Against Legalization. 2013.

Stokasto. Completamente avvinghiato a CL?

@ Stokasto: Io “avvinghiato a CL”. Quella di “Tutto Chiesa e wc” (Travaglio, La scomparsa dei fatti). Di Chiaravalloti “passerà gli anni suoi a difendersi” (Travaglio, Mani sporche). Dei magistrati affiliati (questo l’ho scritto io: “Pubblicare la lista dei magistrati di CL”, 2008). Della concezione simoniaca del medico come sacerdote, G. Cesana. Di Cartabia asset per i mafiosi e il crimine farmaceutico. CL che ha dato un buon lavoro, soldi pubblici, a Moretti, BR-servizi, e ha aiutato Barbone, sicario di Tobagi (Fasanella, I silenzi degli innocenti). Mentre io sono tra quelli epurati tramite cricche come CL.

Sei tu che vedi le cose da un prospettiva a 90 gradi. Non mi riferisco alla postura simbolo di passività (anche se non è fuori luogo). Parlo della orizontalizzazione*: il convertire le ferree imposizioni del potere globalista, verticali, dall’alto al basso, come questa dello sdoganamento dell’omicidio, nelle sceneggiate destra-sinistra. Da verticale a orizzontale, una rotazione ad angolo retto. Quando fanno a gara nel servire il potere vero la finta destra, la finta sinistra, toghe anti-forchettoni, come la PM Siciliano, che duetta con Cappato per fare degenerare l’eccezione in norma di routine, e pro-forchettoni, come Nordio, iscritto all’ass. Coscioni, etc. **.

* L’orizzontalizzazione.
** Baruffe di corte: i baroni della destra e i mandarini della magistratura

 

Stokasto. Ama profondamente quello che scrive ed esagera. Il tema è serio e il Midazolam come lo Xanax (ben più conosciuto) è un ansiolitico che anche io darei a chi sta per essere giustiziato perhè condannato a morte.

Attento che questo è un argomento che mi tocca da vicino e potrei dedicarle molto più tempo per portare alla luce gli assurdi altarini con santini e croci che si è tatuato sotto la scucchia.

@ Stokasto: Il midazolam è sì una benzodiazepina ma non di quelle consumate a fiumi nella vita comune. Di uso specifico, crisi epilettiche, anestesia, può divenire efficace strumento di morte, deprimendo il respiro, tanto più in sinergia coi farmaci coi quali viene combinato, e con la somministrazione per infusione data la durata d’azione molto breve. Giocando su questo equivoco può essere usato per l’eutanasia del non consenziente, come è avvenuto col Liverpool Care Pathway. E come è stato denunciato per il famigerato protocollo covid NG163, es. **.

La rassicurazione falsa e ingannevole che il midazolam “è un ansiolitico come lo Xanax” ha dunque autentica rilevanza criminologica, che dovrebbe essere nota alla magistratura. Oltre a mostrare come l’omicidio sia il fine e non il mezzo della campagna per la morte facile, e come i mezzi siano quelli subdoli del veneficio.

*This Sedative Is Now a Go-To Drug for Executions. But Does It Work? NYT, 1 lug 2022.
**Evidence the UK Government authorised “mass murder” of the Elderly and Vulnerable by Midazolam injection and then blamed Covid-19. The Exposè 19 gen 2022. – Ahmedzai +9 altri. Managing COVID-19 symptoms in the community. BMJ 20 apr 2020.

Tintinnabulum. Neologismi, ceiptolalia, circostanzialità, tangenzialità, …direi più che si tratta di un disturbo del pensiero.

La grandiosità fa pensare che sia in fase maniacale, ma forse è psicosi. Non è facile fare diagnosi differenziale senza altri elementi.

@ Tintinnabulum: Il caso di Alessia Pifferi, che evitavo di seguire per quanto è triste, per me è divenuto interessante per la presa di posizione della Procura di Milano sulle psicologhe. Mi chiedo se lì si rendano conto di quali interessi di pendagli da forca sono andati a toccare, non accettando la carta jolly, “la matta”, della consulenza psichiatrica; la carta dei camorristi* e dei farabutti di alto bordo.

*C. De Rosa. I medici della camorra. Castelvecchi, 2017.

Syrantex. Yuill risulta molto più comico negli altri suoi libri (quando difende il secondo emendamento o quando sostiene che Nixon combattesse il razzismo). Il libro sul suicidio assistito, seppur altrettanto strampalato, non riesce a risultare allo stesso modo divertente.

@ Syrantex: CENSURATO

Chi interviene per dare del buffone che non fa ridere a un autore che contesta l’agenda Cappato; senza altra argomentazione? Ma è Syrentex, massone dichiarato, facile a giudizi rapidi come gli inoculi che difende: mi ha già dato del terrorista pericoloso, del mafioso, del malato di mente. A commento di un articolo qui su massoneria e politica, S. Limiti, 4 mag 2021, mi ha scritto che “le piacerà” leggere come la Iannini, “mai visto un GIP umiliare così un PM”, abbia bloccato le denunce sui massoni del notaio Marrapodi (poi trovato impiccato).

Non per lui, ma per chi leggesse, un altro autore laico che denuncia la pericolosità del progetto morte facile: Euthanasia and the ethics of a doctor’s decisions. An Argument against Assisted Dying. Bloomsbury Academic, 2021. Di Ole Hartling, medico, già chairman del comitato etico danese.

Non si faccia caso a Syrentex che sfregia coi suoi scarabocchi le copertine dei libri e le foto degli autori. Bisogna però annotare quali supporters ha il progetto “etico” della morte facile davanti a critiche come quelle di Yuill, Hartling, le mie. E osservare che mentre nei paesi anglosassoni c’è un’opposizione laica di medici, intellettuali, cittadini, nell’Italia cattolica Cappato, protetto da un cordone di troll, monopolizza la scena mediatica. E di voci mediche, di singoli, di Ordini, di società scientifiche, così forti e assidue nel chiedere e ottenere aumenti salariali, impunità e medicalizzazione, se ne sentono poche.

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18 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di C: Simbula ” “Ho arrestato il capo delle Br senza sparare, ora preparo pizze e assisto i malati di cancro”: la seconda vita del poliziotto Claudio Bachis”

Complimenti. Ma mi vengono in mente a) Mike Stern, che da agente di collegamento tra il bandito Giuliano e i servizi USA da anziano passò a occuparsi di Alzheimer (ne scrissi nel 2007 all’allora PM Scarpinato; e la cosa dovrebbe interessargli anche come senatore, perché la grande frode strutturale sulla demenza senile che lì descrivo dall’anno scorso può avvalersi di un corposo intergruppo parlamentare; ma ho l’impressione che come ad altri non gli interessi molto quella che chiamo “la mafia dietro l’antimafia”). b) i CC che hanno donato il premio di 10000€ per la cattura in limine vitae di Messina Denaro a un reparto di oncologia pediatrica*.

Abito nella stessa città dove Moretti** si gode i privilegi vergognosamente riconosciutigli. E dove invece ricevo un trattamento di genere opposto. Su questo sito giorni fa, in risposta a chi mi calunniava come “avvinghiato a CL”, ho risposto ricordando tra le altre vergogne di CL il lavoro dato a “Moretti-servizi”. E’ intervenuto un massone dichiarato con i soliti insulti; il Fatto come altre volte ha censurato la mia risposta. Nella città ospitale con Moretti sono scattate le solite rappresaglie.

Una continuità personale tra contrasto del terrorismo e assistenza ai malati non dovrebbe coprire la continuità strutturale tra il terrorismo pilotato di allora e gli odierni lavori sporchi pro frodi mediche di alto bordo.

*Le anamorfosi su mafia e cancro
**Flamigni S. La sfinge delle Brigate rosse. 2004.

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19 dicembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone ““Lo Stato ha violato la privacy dei massoni quando ha sequestrato gli elenchi degli iscritti al Grande Oriente”: la sentenza della Cedu” “

I singoli individui possono avere un diritto alla privacy. Ma le organizzazioni, non solo i massoni ma tutte le organizzazioni finalizzate a incidere sulla società, es. CL, Opus dei, etc., sono come sovraorganismi, e non devono avere un diritto alla segretezza. Hanno il dovere di mostrarsi alla luce del sole. I nomi degli affiliati vanno resi noti in quanto componenti di un sovraorganismo che, molto più grande del singolo, i diritti umani dell’individuo può facilmente lederli. Si pensa di avere davanti un individuo e invece si ha a che fare con un tentacolo. “Privacy”? La massoneria ricorre dal dopoguerra nelle ricostruzioni delle pagine di sangue degli aggiustamenti eversivi. Da Guarrasi (Cassibile) a Tumbarello (questo presente, oltre che nella lista del GOI, in quella dei consulenti dei magistrati…). Passando per Contrada, anche lui favorito dalla CEDU. E che dire delle “Procure massoniche”. In una democrazia non possono aggirarsi dinosauri invisibili. Alcuni dei quali carnivori: fino alle cosche e ndrine, con le quali la massoneria da sempre tende ad unirsi in coalescenza.

Ma questa è teoria. Minuscola rispetto alla realtà, la fintocrazia, dove prevale l’elementare interesse dei poteri forti, consorziati negli organismi europei, ad assicurare alle loro brigate di scagnozzi, mediante qualche spudorato pretesto fatto pronunciare da paludati azzeccagarbugli, la segretezza che serve per controllare e indirizzare il Paese; e spolpare “i profani”.

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26 febbraio 2026

Blog de Il Fatto

Commento al post “Referendum, il procuratore di Bergamo Romanelli: “Il meccanismo del sorteggio? Oltre ai magistrati usato solo per i detenuti””

Se i magistrati avessero tutelato il prestigio della loro funzione col resistere alle occasioni e tentazioni non si sarebbe potuto attentare così alla Costituzione. Sono certo che di sistemi per evitare lo sconcio delle cordate, fazioni e padrinaggi politici ce ne sarebbero, volendolo. Io stesso, che non sono un esperto, ne ho pensati alcuni*. Il Procuratore di Bergamo Romanelli fa notare che il sorteggio è usato solo per i detenuti. Si potrebbe adottare il sistema “goose by me” usato dai gangster**: coloro che elevano un magistrato a un incarico si fanno in certa misura garanti dell’eletto. Anche solo moralmente. Es. a ogni presidente, a ogni procuratore capo, andrebbe associata la lista dei nomi di chi lo ha messo in quella posizione.

Vorrei sapere la generatio del predecessore a Bergamo dell’attuale Procuratore, che disse che per il covid ci sarebbe voluto qualche ventilatore in più; è come attribuire il rogo di Viggiù all’averlo irrorato con la benzina troppo poco***. E che affidò la consulenza a Crisanti, proveniente dall’Imperial college, ripetendo ciò che fece Cossiga con Pieczenick. Turpitudine Pieczenik, sollevata dal Procuratore generale Ciampoli, poi sistemata proprio tramite il rappresentante degli interessi dei magistrati Palamara.

La ‘generatio aequivoca’ di professori universitari e magistrati
** G. Fusco. Gli indesiderabili. Sellerio, 2003.
*** Il livello Scarantino, palazzo Zanardelli e la strage covid in Lombardia orientale

 

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Vedi anche:

Mafia fordista e neoliberismo

Sottoscrizioni per i giornalisti querelati

16 May 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Post del 16 mag 2008

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Oltre alle frequentazioni equivoche, bisognerebbe contestare l’appropriatezza generale della nomina di Schifani a presidente del Senato. Travaglio ha mancato di rispetto al “noto statista palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini”? O ha solo constatato che il rispetto per le istituzioni è latitante ?

“Ficarra: che poi io Schifani l’ho conosciuto, ah. E’ una persona splendida, abbiamo parlato, mi ha raccontato tutta la sua carriera, la sua vita professionale, il suo ingresso in politica, le sue battaglie parlamentari, i suoi progetti, i suoi programmi per la Sicilia.
Picone: quindi siete stati un giorno a parlare.
Ficarra: no, due minuti.”
(Da: Zelig – Ficarra e Picone “Berlusconi a Palermo” http://it.youtube.com/watch?v=IO2ssLSEyV4).

Siamo noi, non Schifani, che ha querelato Travaglio, a doverci sentire danneggiati. Una democrazia che fa ricoprire le maggiori cariche dello Stato da figure di questo livello è una democrazia gravemente malata. Non dovremmo abdicare al nostro diritto democratico di avere figure degne nei posti di maggior prestigio istituzionale. Propongo di aprire presso un garante, dotato dei necessari strumenti organizzativi, es. gli amministratori di questo sito, una sottoscrizione, nella quale chi aderisce, firmandosi con nome e cognome, versi 1 euro, es. via sms o Postepay, per contribuire alla pena pecuniaria alla quale Travaglio dovesse essere condannato. La somma così raccolta gli verrà versata se sarà condannato al risarcimento, e se vorrà accettarla, insieme al nostro ringraziamento; altrimenti entrerà in un fondo a tutela di altri casi nei quali dei giornalisti siano ingiustamente chiamati a risarcire danni. La pratica potrebbe divenire una prassi nelle querele per diffamazione o calunnia contro voci libere.

La partecipazione alle sottoscrizioni non dovrebbe essere automatica, per simpatia o sull’onda dell’entusiasmo. Andrebbe decisa da parte del singolo solo dopo aver letto e soppesato con scrupolosa attenzione le ragioni del denunciante querelato e quelle del denunciato querelante, avendo sempre ben presente il pericolo di derive demagogiche. Quegli euro, che il giornalista li accetti o li faccia destinare ad altro uso, serviranno principalmente come manifestazione di opinione, come una specie di “controvoto”. Serviranno a dire: c’è una quota di cittadini che apprezza il giornalista per le notizie che riporta, ed è d’accordo con le opinioni che propone. Se voi esercitate ritorsioni con un uso strumentale, o infame, dello strumento giudiziario, noi gli manifestiamo consenso e supporto; colpendo lui state colpendo almeno una parte di quelli in nome dei quali dite di operare. La sottoscrizione servirà a contare tale quota, e come invito ad altri perché aderiscano. Contrasterà l’arrogante costume dell’intimidazione giudiziaria. Fornirà inoltre un sostegno morale al querelato, e ai cento che vengono educati colpendone uno; un sostegno non solo morale, se i sottoscrittori dovessero essere tanti.

Sono contrario a forme di “empowerment” e alla democrazia diretta (siamo a questo punto dato il nostro astutissimo elettorato); e anche al potere giudiziario in mano al popolo (capace solo di organizzare ronde contro gli ultimi mentre viene spolpato da distinti signori in giacca e cravatta); ma in questo caso la sottoscrizione mi pare un modo appropriato di intervenire contro l’indecenza del potere, in maniera proporzionata alle nostre forze, invece di restare a strepitare dal loggione. Sono anche fortemente contrario al culto di Travaglio o degli altri “guru” ufficiali del dissenso. C’è il pericolo di identificare tutta la critica possibile con quanto dicono, e di farne quindi delle “Colonne d’Ercole” oltre le quali la critica non può spingersi, se non vuole essere vista come esagerazione, eversione, etc. Questi grandi accusatori possono divenire, paradossalmente, strumento di normalizzazione, tematizzando il dissenso, cioè restringendolo ad alcuni pur importanti argomenti. Ci sono aspetti del sistema anche gravi che Travaglio e altri, che del resto sono su posizioni politiche moderate, non toccano, e che quindi lasciano in ombra rispetto al cono di luce che puntano su altri temi. Alcune patenti di “buono” rilasciate da Travaglio mi paiono discutibili. Non è che gli si possa far colpa di questo; è piuttosto nostra responsabilità non delegare a tre o quattro persone l’impostazione di tutto il dissenso.

Travaglio, ottimo giornalista, ci fornisce il materiale più importante: informazioni solide su fatti gravi. Ci spiega i trucchi concettuali e verbali coi quali ci imbrogliano (v. ad es. “Il manuale del perfetto impunito”). Ci mostra come sia possibile controbattere civilmente alle ingiustizie. Travaglio non è un gigante al quale affidarci dicendogli “pensaci tu”, ma è un punto di riferimento e di ancoraggio per costruire un’opposizione autentica alla quale contribuire in prima persona: dovremmo difenderlo, come preziosa risorsa, e mostrargli solidarietà per il suo impegno. Così come dovremmo proteggere come preziosa risorsa altri giornalisti meno abili o meno blasonati che svolgono un ruolo analogo. Soprattutto oggi, all’inizio di un governo Berlusconi privo di seria opposizione.

Un rischio è che queste sottoscrizioni inducano i querelanti a innalzare la cifra della richiesta di risarcimento. Questa tendenza va energicamente contrastata. Nel caso di Schifani, la valutazione di Ficarra e Picone sul personaggio dovrebbe essere prodotta, quando si giungesse al computo di un quantum congruo per un risarcimento del danno alla reputazione di Schifani. Dovrebbe essere prodotta anche nell’eventualità purtroppo remota che un giorno loro risarciscano noi per questa nomina.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

La sinistra calvinista e il “fair game”

21 April 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”

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Il pullman è temporaneamente sotto sequestro, ma un ragazzo, che tra l’altro aveva dato prova di sapersi dedicare a cose buone, come l’impegno nel sociale, è finito sottoterra. Non varrebbe la pena di soffermarsi sul caso, anziché assolvere e condannare come sbarrando le caselle su un modulo prestampato? Una stima adeguata di ciò di cui stiamo parlando – di quelli che nell’analisi bayesiana, che viene impiegata anche nella valutazione della commissione di reati, si chiamano “priors”, cioè delle probabilità a priori che l’autista abbia potuto compiere una scorrettezza dall’esito fatale – potrebbe essere data dalla frequenza di notizie o di denunce a carico di autisti per scorrettezze che mettono a rischio l’altrui incolumità, al netto dei falsi positivi. Si potrebbe anche chiedere informazioni sulla frequenza di tali comportamenti alla Stradale, che meglio di chiunque altro ha il polso della situazione; e che però ha anche interesse a escludere la possibilità di omicidio per colpa cosciente o dolo eventuale, avendo un suo agente sotto processo per la stessa accusa in una situazione simile.

Indagini del genere non sono alla nostra portata, ma si può pensare che tale probabilità a priori non sia trascurabile: non credo di essere l’unico in Italia ad avere visto autisti commettere scorrettezze pericolose. Pochi giorni fa il preside di medicina della Sapienza ha incluso gli autisti di autobus tra le categorie da sottoporre eventualmente ad antidoping. Invece, secondo le risposte apparse qui, la probabilità a priori di scorrettezze pericolose da parte degli autisti non può che essere zero, essendo tale probabilità statistica soppiantata da una certezza che viene ancora prima, un prius di tipo morale: l’abuso della forza dell’automezzo da parte degli autisti è uno di quei mali immaginari che in realtà non esistono; è quindi fantasioso, o peggio, includerlo nella “diagnosi differenziale” delle cause per le quali un autista in un’area di sosta ha stritolato sotto le ruote del suo mezzo un giovane che gli si era messo davanti.

Uno dei moderatori del blog, RobertoMorelli, aveva in precedenza anche lui commentato, ma in forma civile, che Bagnaresi ha trovato ciò che stava cercando (“Tifoso ucciso”, 30 mar 2008, in: Discussioni off topic di questo blog). Giambi, che milita sotto il segno dei Simpson, esprime questa convinzione col sistema di Berlusconi: accomunandomi ai marxisti-leninisti. Mitb da pochi giorni ha cambiato nick; attualmente, anche su questo post, mantendo l’avatar di Filippo Facci è diventato “Filippa la pazzoide”. Un nome che è già un insulto. Nei blog, bisognerebbe moderare anche l’anagrafe degli utenti. Filippa si rammarica per i disagi all’autista, e liquida l’ucciso come un “teppista” “delinquentello” che stava “importunando” tranquilli borghesi. Forse Bagnaresi se l’è cercata nel senso che, avendo scelto volontariamente di fare l’ultrà, non solo ha accettato di partecipare ad azioni violente, o di subirne; ma purtroppo ha anche inconsapevolmente accettato l’offerta del potere di essere portatore di uno stigma, e quindi la possibilità di cadere vittima di abusi, e di farsene poi attribuire la colpa in via esclusiva. Come “Palla di sego”, la prostituta dell’omonimo racconto di Maupassant, vittima della “vigliaccheria ammantata di rispettabilità … della borghesia” (“Boule de suif” quarta di copertina ed. Einaudi, 2000).

Nel frattempo ci sono state le elezioni, il centrosinistra ha perso, la “sinistra” è sparita dal Parlamento, mentre si è affermata la Lega. Il blog si è indignato per il risultato. Però alcuni hanno difeso l’autista (che è di un paesino della bergamasca) con argomenti e insulti di tipo leghista (che poi ricordano i temi della sceneggiata napoletana): un autista che porta il pane alla sua famiglia è al di sopra di ogni sospetto, porco qui porco là. L’argomento di Corax, applicato ad Andreotti, per cui è inverosimile che un importante statista come lui possa aver avuto rapporti con la mafia, viene aspramente criticato sul blog; ma viene invece applicato ciecamente alla categoria degli autisti, o dei padroncini. Si tuona contro la casta; più che giusto. Si è più tiepidi con le corporazioni minori, le categorie che non sono classe dirigente ma sono aiutate, e sono anch’esse responsabili di disfunzioni sociali e ingiustizie; es. gli artigiani che non pagano le tasse o gli stipendiati imboscati da qualche parte. E’ più facile guardare freddamente alle colpe di Giulio Andreotti, il belzebù che sta nell’alto dei cieli, che a quelle, più modeste, ma non innocue, di alcune figure sociali, di alcune corporazioni di arti e mestieri che sono parte del nostro quotidiano. La piccola e media borghesia è sacra.

E’ sacrilego non considerare immuni da critiche gli autisti? Gli autisti possono comportarsi male come chiunque, e come qualunque categoria. Noi li vediamo come esponenti del popolo che lavora; in Cile i camionisti, pagati dalla CIA su mandato delle multinazionali del rame, innescarono il golpe di Pinochet paralizzando il paese con uno sciopero. Si dice che la notte facessero la guardia armata ai loro mezzi recitando il rosario. I tassisti nostrani si comportano come una corporazione aggressiva, che difende i suoi privilegi in maniera becera e violenta; uno di loro ha ammazzato un abusivo a pugni. Nessuno dice niente sui tassisti. Gli interessi dei guidatori di Tir sono legati ad una serie di mali del paese, l’eccessivo trasporto merci su gomma, l’intasamento delle strade, la necessità di aggiungerne di nuove degradando ulteriormente ambiente, l’inquinamento e gli incidenti automobilistici; ma chi osa dirlo, se non di sfuggita. Filippa la pazzoide, è stato interessante vedere sotto le elezioni, sul blog intitolato a Travaglio e votato a Di Pietro, questa manifestazione di poujadismo, da destra bottegaia, da partito dell’Uomo qualunque di Giannini, che farebbe assentire qualsiasi leghista o forzitaliota. E’ interessante, Filippa, vedere applicata su questo blog la teoria penale fascista della “colpa d’autore”, per la quale le responsabilità si attribuiscono e si escludono a priori, in base al modo di essere delle persone, in base alla veste sociale, in base al “comune sentire”, e non in base a un’indagine seria su fatti e motivazioni.

Credo che l’episodio di Bagnaresi e la reazione alle mie osservazioni si inquadrino nel contesto politico generale. Credo che il centrosinistra, e anche la sinistra sedicente “radicale”, abbiano perso avendo la stessa visione di fondo della destra; e che alcuni dei votanti dei due gruppi che hanno riportato il maggior successo, leghisti e dipietristi, su certe cose la pensino allo stesso modo, es. la concezione per la quale un autista di pullman è per definizione una persona perbene che non può sbagliare, mentre un ultrà non può che essere il solo colpevole di tutto ciò di cui é vittima. Come ha osservato Eco (U. Eco, Perché in Berlusconi si nasconde un comunista), a sua volta Berlusconi adotta le tecniche semiotiche dei veterocomunisti, es. la demonizzazione dell’avversario. Ma Berlusconi è più coerente: “se un ladro ha la faccia da ladro in fondo è onesto” fa dire Fellini ad un “bauscia” in un suo film. Senza dare del ladro o della faccia da ladro a nessuno, Berlusconi, privo di princìpi e istrionico, è, nel suo genere, più “onesto”, cioè più autentico, di Veltroni; che non è su posizioni radicalmente diverse da quelle di Berlusconi, ed è perfino più falso di lui relativamente agli ideali che vorrebbe rappresentare.

Ciò che maggiormente differenzia l’attuale centrosinistra da Berlusconi non è l’elemento che per Bobbio caratterizza la sinistra, la ricerca dell’uguaglianza. Ma è al contrario l’etica della disuguaglianza: l’ambiguo moralismo calvinista, l’etica del capitalismo, che chiede rigore, ma subordinato agli affari; un’etica che esalta il capitalismo, considerando il successo mondano segno dell’approvazione divina, e lo stabilizza ideologicamente chiedendo di praticarlo “asceticamente”, come se fosse un esercizio religioso. Se poi lo si pratica edonisticamente, pazienza, l’uomo è peccatore, ma non per questo bisogna cambiare la società. E’ l’etica della predestinazione, e quindi della protezione delle caste e degli ordini sociali. Seguendo tale etica, di questa destra si criticano solo la rozzezza, l’esibizione, la voracità senza freni, le frequentazioni nella sfera della criminalità comune o mafiosa. La critica a Berlusconi dell’Economist. La critica appare radicale e implacabile perché questo centrodestra è smodato. Forze come “L’Italia dei valori” denunciano, giustamente, comportamenti dei politici che in molti casi sono arrivati a tradursi addirittura in condanne penali; ma non contestano le opzioni valoriali di fondo, delle quali le condanne penali sono il sintomo. Queste opzioni, che sono le più importanti, non si discutono, come non le discute certo l’Economist. Fare soldi, “the pursuit of happiness” sono i valori fondanti e accettati. (Infatti anche i censori come Di Pietro hanno le loro marachelle e le loro partecipazioni nelle colpe, e negli affari, della destra; sì, però in modica quantità …). Il centrosinistra vorrebbe aggregarsi al carro del vincitore rappresentando, sul piano ideologico più che su quello pratico, la coscienza del liberismo. Vorrebbe partecipare al banchetto vestito da pastore protestante.

L’etica calvinista auspica una maggiore austerità nella lotta a coltello per la pagnotta e per il companatico, non la giustizia in sé. Il liberismo dal volto umano. Quella che Latouche chiama “etica di secondo grado”. L’etica del “ma anche” nella belante versione Veltroniana. Tutela la separazione in ordini sociali, considerati ordine divino, coi relativi privilegi e impunità, legati a una grazia “irresistibile”. Solo alcuni, gli eletti, si salvano. Un’etica che chiede solo un certo stile, una certa misura, nell’accettare la volontà divina della disuguaglianza. Una posizione cruda e ingiusta, ma non spregevole quando è temperata da una forte opposizione di sinistra che si ispiri invece a un credo socialista; ma che diviene l’ideologia dell’usuraio e dell’imbroglione se lasciata padrona del campo. Credo che la sinistra sia stata sconfitta, o si è fatta sconfiggere, anche per l’adozione del moralismo calvinista, che è ancora troppo recente, in un paese a cultura cattolica e con una tradizione di sinistra, per non stridere come contraddittorio. Una sinistra, più che contraddittoria, ideologicamente truffaldina. Altro che i rialzi nelle scarpe. Probabilmente col tempo, superato il trauma, sotto il bombardamento mediatico, e data la soppressione delle alternative (grazie anche ai mitb-Filippa, e a chi permette loro di usare sistematicamente il dileggio), gli elettori si abitueranno, o si rassegneranno, a riconoscersi in questa nuova “sinistra” calvinista, di stampo anglosassone. Può darsi che in questo modo molti dei voti operai alla Lega torneranno all’ovile. Così anche in Italia si sarà definitivamente compiuta la metamorfosi storica che ha portato, dai tranvieri che nel 1944 nella Milano occupata scioperarono contro i fascisti e i nazisti, agli autisti che per aggiungere qualche soldo alle loro entrate non hanno problemi nell’allearsi all’occorrenza agli interessi più sporchi delle multinazionali.

Di Pietro e Travaglio, che rappresentano una destra posata, contraria alla destra rapinosa e corruttrice delle istituzioni di Berlusconi, stanno col centrosinistra. Questo apparentamento, derivante dalla rotazione verso destra dell’intero arco parlamentare, non è un bene. L’etica calvinista dovrebbe essere l’etica di una destra liberale presentabile. Invece il centrodestra aderisce all’etica della cosca, ed è la sinistra che vorrebbe il voto delle masse spacciando per ideali di giustizia sociale l’etica di Ginevra e dei suoi banchieri. Inoltre, in Italia, il paese dell’indulgenza cattolica verso i prepotenti, la rigida teoria etica calvinista non dà neppure quel che di buono può offrire, tendendo a degenerare nel facile poujadismo. Si tratti di etica calvinista o di poujadismo, con questa virata ideologica il piccolo imprenditore, l’esercente, chi ha trovato di che vivere con qualche agio divengono anche per i progressisti figurine del presepio; solo un “malamente” può dirne male. La critica va rivolta verso chi è così potente che può ridersene, e il risentimento verso categorie apposite di dis-graziati: tra le quali rientrano, uno o due giorni alla settimana, gli ultras. I quali da questa vicenda dovrebbero capire quanto sia stolto abbonarsi volontariamente nell’esercito degli emarginati morali.

Sarebbe interessante conoscere come la pensa a questo proposito l’autista. Se, tutte le altre cose sul piazzale dell’autogrill essendo uguali, davanti al suo pullman non ci fosse stato un ultrà, ma un “normale”, un avventore qualsiasi, avrebbe dato al mezzo i medesimi comandi, o avrebbe usato un maggior riguardo? Col dilagare e l’affermarsi in forme nuove di questa vecchia ideologia che, lasciata senza una opposizione, glorifica il peggio della mentalità borghese, liberandone la “vigliaccheria ammantata di rispettabilità”, può darsi che aumenteranno gli atti violenti verso soggetti portatori di stigma negativo, poi giustificati in sede giudiziaria dagli esecutori e dai tutori della legalità con la paura. C’è il concreto rischio, con questo nuovo corso, che gli appartenenti ad alcune categorie vengano visti sempre più come ciò che gli anglosassoni chiamano “fair game” (“selvaggina consentita”): soggetti che, appartenendo a gruppi che si sono comportati male, o che hanno questa etichetta, possono essere liberamente fatti oggetto di abusi più o meno gravi.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

La lama e il manico: la violenza indiretta

11 April 2008

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Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”

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Per quale motivo, per quali interessi, cambi le mie parole e falsifichi quanto ho scritto? Non ho scritto che l’autista abbia mirato e investito volutamente Bagnaresi. Ho scritto che non si sarebbe dovuto cancellare a priori l’ipotesi che l’autista abbia voluto compiere un gesto violento contando sulla improbabilità che andasse a segno; e che ci sono evidenze in questo senso, a fronte di una apparente volontà degli inquirenti di ignorarle. Penso che è possibile che l’autista abbia voluto far vedere a Bagnaresi di avere il coltello dalla parte del manico, in risposta all’atteggiamento minaccioso degli ultrà parmensi. L’atteggiamento da pilota di carro armato che hanno a volte gli autisti di mezzi pesanti contro la guapperia della domenica dei tifosi. Questa ipotesi di base, preliminare alla ricostruzione degli eventi, e cioè che l’autista possa aver messo in atto volutamente un comportamento pericoloso, “scommettendo” che non sarebbe esitato in un danno fisico per Bagnaresi, corrisponde esattamente a ciò di cui viene accusato dai magistrati l’agente Spaccarotella per l’omicidio di un altro tifoso, Sandri, commesso pochi mesi prima sulla piazzola di un altro autogrill. I magistrati hanno infatti contestato a Spaccarotella l’omicidio volontario accusandolo non di aver voluto deliberatamente uccidere Sandri, ma del cosiddetto “dolo eventuale”. L’accusa ad un poliziotto di essersi messo volontariamente a sparare ad altezza d’uomo in un luogo affollato fa bofonchiare i colleghi dell’agente, che parlano come te di ricostruzioni fantasiose, con i tuoi stessi toni da caserma. Per Spaccarotella si tenta di introdurre la solita deviazione del proiettile. Non è fantasioso ipotizzare che anche nel caso di Bagnaresi non si sia trattato di mera colpa. Non ha mai sentito di qualcuno che voleva solo fare un gesto di minaccia e invece con quel gesto ha ucciso? Non ha mai sentito dire “non l’ho fatto apposta”, e non ti sei accorto che la giustificazione era in parte sincera e in parte falsa? Non hai mai sentito dire: “come avrebbe potuto il mio cliente fare una cosa del genere, le cui conseguenze lo avrebbero danneggiato?”. Si chiama “argomento di Corax” dal nome di un retore del V sec. AC che è considerato il padre della retorica: è una difesa retorica che ha 2500 anni. Se fosse valida, nei casi di dubbio su se l’imputato ha effettivamente commesso il fatto, bisognerebbe automaticamente assolvere tutti coloro che commettono reati per idiozia. Ti giunge nuovo che sulle strade c’è chi mette a rischio la vita altrui per il gusto di fare una bravata, e che a volte finisce male? Che quando le persone sono al volante scattano strani meccanismi psicologici, che nelle liti sulla strada c’è spesso una sproporzione tra la questione e la reazione? Che quando gli animi si scaldano si possono fare fesserie, e non solo per paura, ma anche per rabbia, o perché elettrizzati dalla situazione? Pensi che gli autisti sono tutti invariabilmente buoni e saggi padri di famiglia, e i tifosi per definizione “zecche”, che se la cercano, e se la meritano, di finire schiacciati come zecche?

I giuristi conoscono bene queste situazioni intermedie tra l’omicidio per mera colpa e quello pienamente volontario; nelle quali l’omicida non agisce per togliere direttamente la vita alla vittima, ma volontariamente mette a rischio la vita della vittima. A seconda del grado di intenzionalità e di previsione e accettazione del rischio, le suddividono in “dolo eventuale” (es. un tiro di roulette russa con la testa di un altro) o “colpa cosciente”, detta anche “colpa con previsione” (es. chi si lancia con un automezzo contro un pedone solo per intimidirlo, certo della sua abilità di scartarlo all’ultimo istante, e invece lo colpisce). Come si vede, sono omicidi che spesso sono figli indesiderati del disprezzo e della malignità, omicidi derivati da carognate. Gli specialisti discutono su come distinguere le due gradazioni, che si prestano a varie ambiguità (per una discussione tecnica v. su internet “Maggiorazione della pena per colpa cosciente” del Sost. procuratore P. Mondaini. Associazione italiana familiari e vittime della strada. Atti del convegno “Giustizia per la vita”). I magistrati tendono a scambiare la precisione per l’accuratezza, e se a volte si perdono nell’analisi fine tra i due sottotipi, altre volte tralasciano la sostanza, che è comunque quella di un omicidio indiretto, non riconducibile né alla sola colpa né alla volontarietà diretta, se non con forzature. Appare che si sia regolato così Gerardo D’Ambrosio per il volo di Pinelli da una finestra della Questura. Impose l’ipotesi di partenza di omicidio volontario, sostituendola a quella di omicidio colposo. Escluse quindi l’omicidio volontario, e con una specie di sillogismo disgiuntivo saltò i gradi intermedi per affermare positivamente che era stata una fatalità (cfr. M. Calabresi. Spingendo la notte più in là. Mondadori, 2007. A. Giannuli. Bombe a inchiostro. BUR, 2008). D’Ambrosio è un magistrato dai comportamenti altrimenti lodevoli; ma quando ci sono di mezzo gli affari sporchi della polizia anche i migliori magistrati segnano il passo. (Figuriamoci i giornalisti e i blog).

Non c’è dubbio che questo genere di omicidi esista, anche se ci sono difficoltà nel definirne l’essenza e i limiti, e nel dargli un nome; e non c’é dubbio che non vada ignorato, come possibilità, in un caso come quello di Bagnaresi, che è come l’eco di quello di Sandri: scartarlo a priori è scorretto, sia che lo faccia un questore, o un PM, o un mitb. Si tratta di una categoria di reati spinosa, non solo per le difficoltà classificatorie, e della definizione dell’elemento psicologico; ma per le implicazioni politiche. E’ il genere di omicidio dei potenti, dei prepotenti; dei grandi furbi; oltre che dei furbi così piccoli che sono praticamente scemi. E’ l’omicidio degli incidenti sul lavoro causati dalla subordinazione della sicurezza al profitto: di recente il PM Guariniello ha contestato l’omicidio con dolo eventuale ai vertici della Thyssen, per i sette operai morti bruciati. Una decisione simbolica, che rinfresca la faccia alla magistratura e che difficilmente si tradurrà nella corrispondente condanna. Questo ricordare da parte di un magistrato la sostanza di molte responsabilità nelle “morti bianche” stona rispetto alle favole mediatiche sul potere buono, e ha suscitato gli irosi rimbrotti del radicale Mauro Mellini, esponente degli pseudoprogressisti che servono i poteri forti (v. su internet M. Mellini e A. Di Carlo. “Thyssen: premesse per una futura indignazione” 27 feb 2008). Sapessi quanti ce ne sono in Italia, mibt, di quelli come te che praticano l’arte di apparire contro il potere per meglio servire il potere. (L’avv. Mellini è anche uno dei sostenitori della tesi che c’è un autentico problema di patologie psichiatriche tra i magistrati). E’ l’omicidio del poliziotto che spara alla “ndo cojo, cojo”, sapendo che se va male poi avrà l’insabbiamento, o in subordine l’assoluzione perché è inciampato o per legittima difesa; o che reagisce alla legge come un ultrà (“L’imputato, invero, nella circostanza di cui è processo, si rese ben conto della particolare posizione in cui era venuto a trovarsi il vigile Z., incastrato tra lo sportello e l’abitacolo della vettura, e ciò nonostante avviò improvvisamente la marcia dell’auto, determinando la rovinosa caduta del predetto e le conseguenti lesioni, che vanno addebitate all’agente quanto meno a titolo di dolo eventuale.” Cassazione, sez VI penale, 21 giugno-27 ottobre 2006, n. 36009; qui l’errore del poliziotto è stato non tanto di replicare rompendo le ossa, ma di averle rotte a un altro agente di un altro corpo di polizia; e così il fatto è emerso ed è stato correttamente rappresentato). L’ipotesi del dolo eventuale è stata sollevata, per alleggerire la posizione di Placanica, anche per l’omicidio di Giuliani. E’ anche il genere di omicidio di chi non dovrebbe guidare essendo sotto l’effetto di sostanze voluttuarie ad azione farmacologica, o fa lo spaccone guidando (l’omicidio per colpa cosciente di recente è stato riconosciuto per Ahmetovic, l’ubriaco che ha falciato 4 persone; c’è una corrente di pensiero che vorrebbe considerare alcune tipologie di omicidio o lesioni da incidente stradale come prossime per gravità all’omicidio volontario; ma, dati i circa 7000 morti e gli oltre 100000 feriti all’anno per incidente stradale, questo progresso giuridico contrasta con gli interessi dell’industria automobilistica; la cui pubblicità sembra un catalogo di deliri psichiatrici, di sollecitazioni per frustrati, o di giocattoloni per bambini). E’ l’omicidio dell’atto gratuito e dei cialtroni (v. su internet “La differenza tra dolo eventuale e colpa con previsione ha determinato la sentenza contro Scattone e Ferraro”. G. Mola. Repubblica, 1 giu 1999). E’ l’omicidio di chi oggi inquina l’ambiente o adultera il cibo per fare soldi e domani dirà “non lo sapevo”. Vi si possono far rientrare alcune delle morti che derivano da decisioni politiche o amministrative. Non parlo qui del dolo eventuale in medicina, un capitolo troppo importante e complesso; e che toccare è pericoloso come per i tabù religiosi, e come per i fili dell’alta tensione.

E’ insomma una categoria delittuosa importante, inestricabilmente legata al modello socio-economico, che i potenti hanno interesse a coprire con l’omertà e con l’ignoranza. E’ anche uno di quegli argomenti accademici che non vengono studiati adeguatamente rispetto alla loro centralità, anche se ovviamente su di esso esiste una letteratura, più nelle scienze giuridiche che in quelle sociologiche e politiche. Gli studi etici lo annegano nel mare delle varie teorie. Il potere ha buon gioco in questa forma di censura culturale e intellettuale, potendo disporre di un esercito di persone che ragionano per stereotipi, come mitb; che dice che solo la morte di Bagnaresi non sarebbe dovuta accadere, mentre a Genova “in ballo” c’era una “guerriglia urbana” “vera e propria”. La guerriglia urbana è quella di tante città del mondo dove si è costretti a combattere davvero, per ragioni vitali, e le persone muoiono come mosche. C’è stata in Italia durante la Resistenza. I disordini sanguinosi in occasione di manifestazioni per ideali umanitari più o meno sentiti non sono guerriglia urbana. A Genova c’è stata una simulazione di guerriglia urbana, con la regia delle forze di polizia, e con le comparsate volontarie di quelli che si imbottivano come giocatori di football americano, sfasciavano cassonetti, vaneggiavano di assaltare la zona rossa che li separava dai capi del potere militare che ha in mano il mondo. L’avere avuto un morto, Giuliani, non conferisce di per sé alcuna patente di serietà o di valore ai “combattenti” sopravvissuti. Senza l’ala “militarista” dei no global, le responsabilità della polizia sarebbero apparse nitidamente. Così invece hanno potuto giocare sulla condanna degli “opposti eccessi”, come avviene da decenni. I vili della polizia l’hanno chiamata guerriglia in modo da poter credere e far credere di aver combattuto, in conformità con l’onore militare; e non di aver fatto gli squadristi, calpestando l’onore militare. I vili con la bandana, che hanno seguito i soliti pifferai, si sentono “veri e propri” “guerriglieri” (anzi, “guerriglieri-però-per-la-pace”) per giustificare il loro pecoronesco fare da spalla al sistema e permettergli di riprodurre il suo potere repressivo. Gli scontri per strada al G8 di Genova sono stati la solita farsa italiana esitata in tragedia. Non è stata una guerriglia; “poche macchie di sangue sulla veste buffonesca” (Lampedusa). E’ ottima cosa manifestare, purché con criterio: evitando di cadere nella trappola dello scontro “guerrigliero”. La tua pretenziosa “guerriglia” sta alla guerriglia vera che insanguina il mondo come la dieta per presentarsi in spiaggia sta alla fame di chi non ha da mangiare. E’ grazie anche ai bigotti di sinistra che non sanno quello che dicono parlando di guerriglia urbana, che rimaniamo sempre immobili, nello stesso stato di arretratezza politica. Tanta retorica bolsa, ma nessuna mobilitazione, dopo Genova, per avere anche in Italia una legge che preveda il reato di tortura, e l’identificabilità dei poliziotti mediante codici sulle uniformi nelle manifestazioni. I “guerriglieri” “veterani” della “Battaglia di Genova” potrebbero ricordare Giuliani e le vittime delle cariche, della Diaz e di Bolzaneto organizzando una campagna per avere anche in Italia il reato di tortura e l’identificabilità dei poliziotti alle manifestazioni. Ma forse gli va bene così.

La violenza indiretta è la violenza silenziosa tipica del potere ai tempi della democrazia formale. Non è limitata all’omicidio o alle lesioni. E’ la violenza di chi ha il coltello dalla parte del manico. Quando ci sono di mezzo interessi rilevanti, amministratori corrotti, politici corrotti, poliziotti corrotti, preti, magistrati corrotti possono abusare del proprio potere e impostare una situazione ricattatoria di dolo eventuale, certi che le persone cederanno: “Non ci importa che tu sia nel tuo buon diritto. Devi fare quello che vogliamo noi, altrimenti ti schiacciamo”. E pigiano l’acceleratore, sapendo che nella quasi totalità dei casi la gente si spaventa, si tira indietro e rinuncia al suo diritto. Qualche rara volta qualcuno resiste, e viene schiacciato. Poco male; gli stessi che hanno trasformato il potere istituzionale loro affidato in potere mafioso faranno presto ad addebitargli la colpa: chi non riconosce il superiore diritto che si crea con l’impugnare il coltello per il manico, è come chi pretenda di opporsi al coltello puntato impugnandolo dalla parte della lama: se l’è cercata. L’autista che marcia col suo automezzo contro il pedone per obbligarlo a spostarsi è anche la metafora di questa legge del più forte che il potere applica di continuo. L’omicidio indiretto è il modo di uccidere della borghesia mafiosa, o meglio del vasto generone mafioso che regge il Paese; il metodo per uccidere dei vili, degli ipocriti, degli opportunisti; quindi a volte è anche il modo di morire di chi è troppo pulito per il sistema. E’ una fattispecie che viene protetta in quanto legata all’esercizio del potere. L’autore di “Toghe rotte”, il Procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti, ad una conferenza ha spiegato che in altri paesi il potere ha formalmente stabilito un’organizzazione giudiziaria che gli assicura l’impunità; per il resto, cioè per la routine che riguarda il comune cittadino, il sistema giudiziario funziona; mentre in Italia l’impunità per i vari intoccabili viene ottenuta per via informale, mediante un’inefficienza e un lassismo giudiziario generalizzati (pilotato anche dai magistrati; ma questo Tinti non l’ha detto). “La legge è moscia per tutti” (che poi non è del tutto vero, perché la stessa “legge” con alcuni è di una ferocia bestiale). Deve essere moscia per tutti affinché non sia uguale per tutti. Per esempio, se incriminassero l’autista per colpa cosciente o dolo eventuale, poi sarebbe loro più difficile sottrarre alle sue responsabilità Spaccarotella, un caso con lampanti analogie, e più grave. Può darsi che l’autista stia beneficiando di questo sistema informale che assicura mani libere alle varie caste. Un beneficio di tipo epifenomenico, che ricade sulle spalle dei cittadini comuni. Ma se un autista facesse il bullo contro un potente che si parasse davanti al suo automezzo, e se per disgrazia o nell’esaltazione del momento lo uccidesse, il problema non sarebbe quello di spaccare il capello in quattro tra dolo eventuale e colpa cosciente; sarebbe se e quando l’omicida uscirebbe dal manicomio giudiziario di Aversa.

Quindi, mitb, sei in buona compagnia. Non solo i poliziotti sboccati quanto te e anche di più, ma anche politici, fini giuristi e commentatori, e di conseguenza anche parte dell’opinione pubblica, approverebbero le tue posizioni arroganti, superficiali e sguaiate, come princìpi autoevidenti. Manca invece su questo tema dell’omicidio indiretto una discussione pubblica civile e proporzionata alla sua importanza. Coloro che lo liquidano come fai tu, berciando insulti alla vittima e a chi tenta di parlarne, possono contare inoltre sul sostegno di quello che si vuole sia il maggior tribunale morale: la Chiesa. Nel suo catechismo ufficiale, spiegando il V Comandamento, “Non uccidere”, la Chiesa stabilisce che Dio quando ha imposto di non uccidere si riferiva solo ad alcuni atti, particolarmente gravi, e non ad altri. Secondo il catechismo Dio non si riferiva all’omicidio colposo, e questo può essere comprensibile; si riferiva all’aborto, e questa appare come una forzatura, perché l’aborto è una di quelle cose che hanno la proprietà di non avere analoghi: di non essere riconducibili ad altri oggetti o atti, data la natura particolare e unica dell’embrione o del feto, che non sono semplici tessuti, ma neppure piene persone, costituendo il passaggio dal biologico all’umano. Forse ciò cui un aborto assomiglia di più è un’amputazione. E’ innegabile che l’aborto pone problemi etici, ma equiparare le donne che abortiscono a delle assassine appare errato e ingiusto. Se per l’aborto il catechismo della Chiesa pone una soglia dell’omicidio artificiosamente bassa, e inventa un’analogia con l’omicidio volontario della persona formata, lo stesso catechismo per l’omicidio indiretto pone una soglia infinitamente alta, e qualsiasi connessione con l’omicidio volontario viene arbitrariamente soppressa. Il catechismo sostiene infatti che la proibizione del V Comandamento è limitata all’omicidio “diretto e volontario”. Si elimina dal precetto divino fondamentale la categoria enormemente importante dell’omicidio indiretto, una delle maggiori forme di male del mondo moderno. I giuristi ci insegnano che il dolo eventuale può in alcuni casi essere non meno grave dell’omicidio volontario. Invece secondo la Chiesa un Dio sbadato non proibisce come peccato mortale l’omicidio che, commesso accettando la possibilità di trasgredire il V Comandamento, sia fisicamente o moralmente mimetizzato da colpa o da incidente incolpevole. Si crea un Dio un po’ troppo a immagine e somiglianza dell’uomo. Un Dio onnisciente viene trasformato in un pensionato sempliciotto e debole di vista; un Dio buono in un dittatore, che è severissimo con le donne che si trovino nel tormento del conflitto con la loro gravidanza mentre legifera spregiudicatamente a favore dei potenti e dei prepotenti. Abbiamo un politico, Berlusconi, che ripete di essere simile a Gesù, e ne avremo ancora di leader politici che scoprono di avere affinità col Padreterno. Tanto più se si fa figurare che Colui che ha fatto l’universo ha presentato a Mosè sul Sinai Tavole della legge truccate, come colui che ha fatto “Milano 2” trucca a Palazzo Chigi le leggi dei codici.

Ho chiesto pubblicamente al teologo che ha compilato il catechismo, e che nel frattempo è divenuto Papa, di spiegare questa singolare posizione sull’omicidio indiretto; gliel’ho chiesto in occasione di una protesta dove si asseriva che gli sarebbe stata negata la libertà di discussione accademica alla Sapienza, perché alcuni professori hanno espresso critiche sulla scelta del rettore di fargli tenere proprio la lezione che segna l’inizio dell’anno accademico; il Papa avrebbe dovuto parlare della pena di morte (“Professor Ratzinger, qual è la definizione di omicidio?“). Non ho ricevuto risposta. Non pretendo naturalmente che mi risponda il Pontefice in persona; mi basterebbe uno qualsiasi dei tanti moralisti cattolici, o l’ultimo curato. Credo che prima o poi la risposta arriverà, speriamo dotta e mite come si conviene a degli uomini che predicano il dialogo in nome di quel Dio del quale editano i Comandamenti. Per ora è arrivato, su questo blog, il laico commento di mitb: quanto sollevo ammonta a “una cagata colossale”. Gli aspetti teologici, filosofici e pastorali verranno dopo.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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28 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Pasciuti “Atac, a Roma microfoni sui bus contro i crimini. “A rischio la privacy” “

L’articolo di TIME “Eyes And Ears Of The Nation” “Occhi e orecchi della nazione” (A. Ripley, 27 giu 2004) spiega come in USA gli autisti di autobus siano usati dai servizi come “empowered civilians” per avere sulle strade una rete di informatori; ufficialmente in funzione antiterrorismo. Da noi forse si vuole introdurre l’idea di quanto è meraviglioso che si usino anche i mezzi pubblici per tenerci monitorati. D’accordo sulla sicurezza, ma appare che agli autisti vada bene controllare, ma non essere controllati; e che almeno finora questa sia stata anche la tendenza di chi decide queste cose. E’ possibile che si voglia proseguire su questa linea, accoppiando necessità di sicurezza e privacy dei lavoratori. Mentre gli autisti non andrebbero esclusi dai controlli. Posso testimoniare come in Italia da anni gli autisti di bus e pullman vengono anche usati per operazioni di stalking e provocazione, probabilmente giocando sul solito equivoco della “sicurezza”. E come esibiscano l’appoggio delle forze di polizia e di quegli altri dipendenti pubblici che corrispondono alla funzione di magistrato. Ci si può immaginare cosa può fare da noi un raccomandato che sa solo guidare e che quanto a coscienza civile fa apparire al confronto il poliziotto, CC o vigile medio come un colto e pensoso umanista, se chi deve sanzionarne le infrazioni e gli abusi lo fa agire da “empowered civilian” al volante di un mezzo pesante.

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28 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Roma: bus investe e uccide giovane ma riparte. Autista: ‘Non me ne sono accorto’ “

Gli autisti di autobus sono esposti a automobilisti prepotenti, portoghesi aggressivi, teppisti e facinorosi; questo si sa e viene riportato dai media. Ciò che non viene reso noto è che d’altro canto in questo paese di fascisti e piduisti gli autisti, in genere raccomandati, vengono utilizzati per gesti di intimidazione verso cittadini scomodi mediante i mezzi pesanti che guidano. Molti di loro si sentono i piloti di un elicottero Apache o di un Warthog A-10 in missione antiguerriglia verso i pedoni sulle strisce o i pacifici automobilisti che la Mamma dice di tenere sotto costante avviso di stare attenti a come si muovono. La combinazione tra da un lato gli atti di inciviltà che subiscono, e dall’altro l’atmosfera di incoraggiamento e le spalle coperte per i reati che non pochi di loro sistematicamente commettono su mandato, può portare a incidenti, anche mortali. Se il pilota, voglio dire l’autista, che ha investito il ragazzo dopo una lite nella piazza centrale di Roma, ha qualche responsabilità di carattere doloso può stare abbastanza tranquillo, perché in un porto le cui nebbie hanno inghiottito interi bastimenti un bus non farà fatica a scomparire, per essere poi restituito innocente come il trenino che porta in giro i bambini a Villa Borghese.

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20 aprile 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Balotta “Roma, sciopero ‘selvaggio’ di bus e metro. Se a guidare quel treno fosse stato un esodato?”

Alla distinzione tra “lavoratori” e “padroni” oggi con l’ideologia liberista se ne è sovrapposta un’altra, trasversale: quella tra chi agisce secondo il calcolo degli interessi e chi agisce, all’antica, secondo decenza, cioè rispettando il prossimo. Gli autisti dei mezzi pubblici, spesso raccomandati, mostrano di agire secondo il calcolo del proprio tornaconto, senza scrupoli morali, non diversamente dai “padroni”; ai quali finiscono per assomigliare, in piccolo, nel farsi i propri interessi a danno delle persone comuni. Avendo gli autisti adottato il criterio amorale degli sfruttatori, il “mors tua vita mea”, occorre liberarsi della figura romantica del tranviere brava persona: non va riconosciuta agli autisti alcuna simpatia umana per un presunto “sfruttamento”. Anche per questa loro grettezza, andremo comunque verso forme di privatizzazione, cioè trasporti più cari e modellati sugli interessi di chi li gestisce. Si deve invece chiedere che, tra gli interessi di parte dei poteri economici e politici e quelli dei loro piccoli imitatori al volante, il servizio di trasporto pubblico non venga ulteriormente degradato.

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28 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Bisbiglia “Parentopoli Atac Roma, 150 a rischio licenziamento: “Privi di requisiti” Sindacati: “Responsabilità di altri” “

Adesso abbiamo anche i raccomandati a loro insaputa. Con la differenza che dare del corrotto ai politici fa parte del discorso permesso, ma pochi hanno il coraggio di riconoscere il carico di corruzione, i guasti alla vita civile, generati dalle congreghe di clientes che hanno avuto il posto di autista o di spazzino.

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21 dicembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Bacchetta “Trenord, parla il capotreno licenziato per il morso al passeggero: “Quel lavoro sui treni era il coronamento di un sogno”

Strano. Il personale viaggiante a Brescia gode di libertà e protezioni. Una volta un controllore metro la camera l‘ha strappata di mano a me. Altri controllori mi hanno seguito dalla fermata fin sotto casa. Credo si cercasse la rissa. Ricordo sempre una decina di anni fa la faccia ghignante e soddisfatta di un alto magistrato bresciano, che avevo criticato sul web per i suoi endorsement di gruppi di potere spesso oggetto di procedimenti giudiziari, mentre gli autisti deviavano i bus e li facevano sfrecciare accanto a me a pochi centimetri, davanti ai vecchi uffici giudiziari. Una volta misi la mano sulla fiancata del bus mentre mi stringeva contro il muro, e lasciai l’impronta di sporco sul muro di fronte all’entrata di quel palazzo di giustizia. Mi è capitato negli anni di trovarmelo davanti diverse volte, dopo essere stato oggetto di atti di stalking. E’ comparso al mio fianco in piazza Loggia alla più recente commemorazione della Strage, il 28 maggio 2017, poco dopo che, come ogni anno, avevo ricevuto uno spintone. E’ il babbo di uno dei capi, nominato da Renzi, delle imprese dalle quali dipende il capotreno, che si sono mostrate inflessibili sui comportamenti scorretti e violenti del personale. Potrebbe darsi che la notizia del severo provvedimento serva, oltre che a ribadire che a mettersi contro l’invasione di extracomunitari si rischia, a coprire le funzioni ignobili e criminali assegnate da Corda Frates e Gigli Magici ai raccomandati dei trasporti pubblici.

@ boboviz. Questo è uno dei motivi per i quali sarebbe bene che i giovani leggessero molta letteratura: leggere tanto serve anche a vaccinarsi contro il narrativo, che fa giudicare una notizia, un argomento, in base a canoni estetici controllabili dalla fonte. Altrimenti succede di diventare come quelli che credono di leggere e invece stanno unendo a matita dei puntini numerati, predisposti per creare l’immagine che chi semina certe notizie vuole ottenere. E che si arrabbiano pure se qualcuno fa un disegno che non rispetta i puntini.

@ strawy1. “Voto antitetico al Pd”? Sì, come il PD era antitetico a Berlu. L’antitesi vera è tra teatro delle marionette e realtà. Un blog come questo offre una specie di “speaker’s corner”. Ci sono due tipi di persone che interloquiscono come fai tu con chi lo usa con l’intento di lasciare traccia di misfatti impuniti: i mister Bean e i molestatori mercenari. Alcune categorie, come personale dei trasporti e blogger, sono nella posizione adatta per operazioni di appoggio ad affari sporchi tramite stalking e disturbo mascherati. Un’attività a carattere associativo che andrebbe riconosciuta come una fattispecie di reato a sè stante (lo “organized stalking”). Ma figuriamoci. Siamo in un Paese dove altri “antitetici” in questi giorni, a Brescia, grazie ai magistrati della pasta di quello di cui riferisco, celebrano l’inizio della detenzione dopo 43 anni per la strage del 1974. Numero detenuti =1. Sostenendo, mentre si vantano di essere paladini della giustizia, la falsità depistante di stare mettendo in cella “un mandante”. A suonarsela e cantarsela sono i pesci grossi che si avvalgono del servigi offerti a pochi spiccioli dai pesci piccoli. A proposito dell’inizio pena per Tramonte, sul Corsera si è giustamente osservato che i terroristi uccidevano sconosciuti che non avevano fatto loro nulla. Anche le attività di stalking e discredito “di passaggio”, usate da operazioni inquadrabili come eversione di Stato, hanno questa caratteristica, che le rende ancora più vili e miserabili.

@ strawy1. Non ho risposto a te personalmente, ma ho replicato pubblicamente. E’ diverso. Che si può rispondere a chi si inventa di essere titolare di una scrivania alla quale sarebbero indirizzati i commenti e emette in risposta bavose contumelie a gettone. Che ne sai dei danni gravissimi provocati da ciò che riporto? Del genere di interessi così protetti? E non penso, da come ti presenti, che tu sia adatto a discuterne. E’ rivelatore che sia uno che scrive ciò che mi scrivi a propugnare il modello di rapporti civili implicito nel difendere il capotreno, che ora piagnucola e frigna. E’ curioso che su una linea ferroviaria poco distante dal luogo del fatto ci sia la stazione di Villetta Malagnino, dove il gerarca cremonese Farinacci, pronto a massacrare di botte civili inermi, trascorse la I guerra mondiale invece di andare al fronte. Stava sotto la tettoia della stazione come capostazione in seconda. Fu per questo soprannominato “l’onorevole Tettoia”.

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21 marzo 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Bus incendiato a Milano, Di Maio: “Ha rischiato la vita per i compagni, diamogli la cittadinanza”. Il Viminale verso il sì””

C’è un che di cinematografico e di imbastito in questa storia all’inizio spaventosa e subito edificante, come in un telefilm per ragazzi. A me risulta che Viminale e carabinieri, con la collaborazione dei magistrati, non abbiano perso il vizio di manipolare (v. oggi su il Fatto l’ex moglie di Scarantino sull’autodepistaggio per Borsellino); e mi risulta che si avvalgano sia di autisti di mezzi pubblici sia di extracomunitari per creare delle situazioni. Se si riesce a trattenere commozione e entusiasmo, una piccola ipotesi supplementare sulla possibile natura di quanto accaduto sarebbe prudente aggiungerla a un quadro chiaro e netto come un film poliziottesco.

@ peacock.Veramente pure sul 9/11 apprezzo le posizioni di Giulietto Chiesa. Tu però mi attribuisci anche posizioni “anticomplottiste”, pur di poter dire “vergogna”. Capisco la tua condizione e non ti rispondo “vergognati tu”. Né posso dirlo a quelli che usano soggetti come voi, perché la vergogna non riescono a provarla. Al massimo ti rispondo che hai fatto bene a non scegliere “eagle” come nick, caro peacock.

@ Ubaldo Pendente. Il comportamento dei tuoi beniamini con la divisa e con la toga dello Stato su Borsellino, e in tante altre occasioni, vedi la trasmissione della Sciarelli di ieri sera sulla loro collusione con i responsabili dell’omicidio di Ilaria Alpi, ha pure dei nomi, tecnici e colloquiali. Es. ‘vergogna’. A chiamare qualsiasi supposizione contraria alla versione ufficiale ‘complottismo’, raggruppando in un unico fascio teorie assurde e dubbi motivati, storicamente è stata la CIA … Ma immagino di aggravare così la mia posizione. Mi scuso per avere guastato lo spettacolo. Per fortuna ci sono i guardiani dell’ordine mediatico per riportare in carreggiata dove si sollevi il minimo dubbio. Da Montanelli, che usava il termine scientifico ‘paranoia’ per chi diceva che Mattei fosse stato ucciso, come poi è stato provato, agli zelanti troll che fanno una scienza della cialtroneria. I 5s hanno in effetti dato una casa politica a ingenui e presuntuosi, che prima erano costretti a mescolarsi coi ladri incalliti della destra e con gli spocchiosi parassiti della sinistra. Quelli come te invece si trovano bene in tutti i partiti, e in tutte le istituzioni. Forse se ci fosse meno cialtroneria a tutti i livelli sarebbe possibile fidarsi di più di quelli che si presentano come monopolisti della verità.

@ Analisa. Per così poco? E siamo solo a marzo. Aspetta a quando dirò, che so, che il papa e gli agenti pro immigrazione sono per il “tu casa es su casa”, e che questo nel Vangelo non c’è scritto ma l’hanno aggiunto loro a penna.

@ T@leeze. E’ vero, sarebbe meglio presentare una tesi dettagliata; ma non appare difficile pensare di poter indurre un soggetto predisposto, con pressioni e incentivi. Abbiamo avuto gente che sembrava sana, gli utili idioti del terrorismo, ai quali sono state fatte compiere le nefandezze volute. Inoltre, anche la storia presenta incongruenze. Un soggetto noto sul piano giudiziario al quale si continuano ad affidare bambini? Anche la dinamica, confusa, appare più una sceneggiata; quello che gli psichiatri chiamano “atto mancato” più che un atto determinato. Ma questo non è il mio mestiere.

“È molto meglio una risposta approssimata alla vera questione, che spesso è vaga, piuttosto che una risposta esatta a una questione falsata, che può sempre esser resa precisa” (Tukey, statistico). Io non ho la verità. Dico che la possibilità di una combine dovrebbe essere inclusa tra le ipotesi. a) ci sono abbondanti precedenti accertati di false flag, anche più improbabili di questo. b) testimonio che prefetture, CC, polizia usano, conniventi i magistrati, autisti ed extracomunitari per azioni di molestia. c) constato che è in corso una campagna internazionale di incidenti falsi o costruiti sull’immigrazione: v. anche Reilly W. Hate crime hoax: how the left is selling a fake race war. Regnery, 2019.

@ T@leeze. Il libro mostra che ai nostri anni, worldwide, vi è un forte impegno a costruire notizie di incidenti razziali. Si possono inventare delitti, o li si possono fare avvenire. La frase di Tukey evidenzia la differenza tra precisione e accuratezza; e come la precisione venga scambiata e spacciata per accuratezza. Lo fanno anche i magistrati nelle loro sentenze, quando cesellano finemente il falso, ed è divenuto un recente ideologismo, la “precision medicine” della medicina commerciale. Si applica anche alle spiegazioni singole delle componenti di vicende come questa, che non chiamerei “dettagliata” né “semplice”, almeno a quanto riportano i media. Il messaggio è elementare emotivamente, come in un sogno, ma è più nei sogni che nella realtà che l’impazzito inconcludente e il terrorista stragista si fondono in un’unica figura. Che un soggetto noto e da limitare venga ignorato da tutti, anche dalla nostra occhiuta polizia, non mi pare “molto realistico” ma una “just so story”. ll rasoio di Occam, non un metodo infallibile ma una regola euristica (come quell’altra, pure da non trascurare, di verificare la presenza di capo e coda), dice di privilegiare la spiegazione singola che spiega tutti gli elementi. Non dice di cercare la più semplice; altrimenti una versione sarebbe tanto più certa quanto più sia spoglia e priva di riscontri. L’includere nella diagnosi differenziale la possibilità di un fatto pilotato non solo non trasgredisce il rasoio, ma forse lo applica al meglio.

@ T@leeze. Una spiegazione coerente col rasoio è cosiddetta “parsimoniosa”, perché evita o limita il ricorso a ipotesi ausiliare, ad hoc. Può essere anche articolata e complessa. Es. per me, che conosco quanta benzina e forze di polizia lo Stato ha da sprecare per la tutela dagli onesti di interessi inconfessabili, e come si doti di tangheri civili per lavoretti sporchi, quella che il senegalese marcato fosse incontrollato per carenza di risorse suona come una ipotesi aggiuntiva di comodo, e beffarda. Il riduzionismo fraudolento simula la parsimonia delle ipotesi. La medicina, il mio campo, è inquinata, in maniera inimmaginabile dall’esterno, da spiegazioni e interpretazioni semplici, false e antiscientifiche proprio dietro una parvenza di scientificità; ma indispensabili, prospettando meccanismi semplici, per vendere rimedi mirati, farmaci e altre cure.

Non sono molto addentro ai metodi di controllo, argomenti che non mi interesserebbero e mi danno malessere, e che come dici hanno una letteratura disponibile nella quale non si sa dove finisce il solido e comincia il “complottismo”. Ricordo un testo, “War on the mind”, P. Watson, dalla biblioteca dell’università di Trieste, sede di Gorizia, con l’ex libris ‘Francesco Cossiga’. Il principio di base penso sia quello di un proverbio calabrese, ”l’avere ti fa sapere”: il potere ha risorse anche in termini di saperi superiori a quelle di qualche singolo che maneggiandole ogni giorno tende a riconoscere il suono delle sue monete false.

@ T@leeze. L’autista mi sembra più pilotato che matto; a Brescia ho sperimentato gesti violenti pazzigni, campati in aria e costruiti con la pattuglia dei cc che aspettava dietro l’angolo. Non aspettarti grandi rivelazioni dal libro (mi ha colpito però la tattica militare da tenere in caso di imboscata), che puoi ottenere in prestito tramite una biblioteca pubblica a un costo ragionevole. Il dubbio, invece di sfociare in disamine tipo le diagnosi della civetta e del corvo al capezzale di Pinocchio, dovrebbe volgersi al quadro storico e generale. Ti segnalo il mio post “Il tolemaicismo politico”. Dalla strategia della tensione, dai terroristi rossi e neri a Traini, uno con un tatuaggio nazista in faccia e il porto d’armi, è tutto un susseguirsi di cc e polizia prima con la testa tra le nuvole e poi professionali ed eroici. Con alcuni rari tra loro che facevano il loro dovere, e ostacolando prima invece che post factum disegni preordinati su mafia e terrorismo hanno passato guai o sono stati uccisi o allontanati. Attualmente “va” il terrorismo sull’immigrazione, vedi cosa è accaduto in Nuova Zelanda (paese che sembra scelto apposta: occidentale, in modo da destare paura per analogia, e lontano, così da non dare luogo a reazioni eccessive). Inoltre dal mio punto di vista quando c’è da fare i gabellotti, i campieri, o i mafiosi per prevenire disturbi a grandi frodi mediche, le forze di polizia sono all’altezza delle loro vanterie di tenere l’eversione sotto controllo.

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7 marzo 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post “Sciopero dei trasporti in Lombardia: dalle 21 di stasera fino alle 21 di domani si fermano Trenord e i mezzi Atm”

Un acuto commentatore, Paolo Borgognone, ha osservato che l’attuale “great reset” via covid è reso possibile dall’avere la massa delle persone accettato negli anni precedenti l’egemonia culturale liberista, introiettando i suoi valori egoistici. (Forse è anche per questo che passa inosservata la stranezza di vaccini “liberisti”: che sarebbero tanto miracolosamente pronti in un lampo e fantasticamente efficaci a livello individuale, quello della malattia, quanto latitanti o mosci a livello collettivo, quello della trasmissione dell’infezione, che giustifica le misure liberticide e antisociali).

Gli autisti e gli altri addetti del trasporto pubblico hanno adottato il modello liberista del servire i propri interessi immediati senza scrupoli e senza coscienza: partecipando ad operazioni di molestia, stalking e gaslighting a danno di soggetti scomodi. Recitano la parte dei “lavoratori in lotta” e dicono di andare contro “il controllo classista” quando battono cassa. Bisognerebbe assegnare a una tra due categorie le istanze di gruppi di interesse: o a quella di chi mantiene valori passati, come la decenza del socialismo alla Orwell, o a quella chi ha adottato il modello Mediaset, inclusi gli istrionismi di rito. E respingere furbizie come l’acquisire meriti i più meschini al servizio di grandi interessi illeciti e atteggiarsi a eredi morali dei tranvieri che scioperarono a Milano nel 1944 contro fascisti e nazisti.

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15 giugno 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Obbligo mascherina su mezzi pubblici, autista Atac: “Senza controlli è un problema. Temiamo aggressioni da parte di chi non vuole indossarla””

Salvo ovviamente lasciarsi uno spiraglio per voltare faccia alla bisogna, gli autisti invece di opporsi, o prendere le distanze, o limitarsi a pensare a guidare, chiedono più sbirri per sostenere un sopruso privo di altro fondamento* che la volontà di umiliare e degradare – a scapito della salute.

In Italia la cultura mafiosa, che nel settore della criminalità assume le forme delle cosche e delle ndrine, è diffusa, e prolifera nelle istituzioni e nella mentalità di tanti. Questa esclusiva di mafiolandia, le mascherine obbligatorie a oltranza sui mezzi, è un atto di prevaricazione da barone siciliano. Gli autisti offrono la loro disponibilità a fare i campieri. Disponibilità per molti derivante dall’essere clientes di chi gli ha fatto avere il posto raccomandandoli.

*Face Mask Requirements in Healthcare Facilities Call for an Exit Strategy. UK Medical Freedom Alliance. 6 mag 2022.

Poliziotti e provocatori

8 April 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”

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Il parallelo tra le due vittime, Giuliani, manifestante politico che si è comportato come un ultrà, e Bagnaresi, ultrà che era anche impegnato nei movimenti della sinistra no-global e nel sociale, non è sconcio, ed è volto a evitare altri fatti di sangue e conseguenti sconcezze. Porta piuttosto ad chiedersi se oggi, dopo la caduta delle ideologie classiche, il consueto tentativo di incanalare e dirottare la protesta sociale e politica verso forme “self-defeating” non cerchi di saldare forme di estremismo politico e di tifo sportivo.

In effetti quanto ho scritto sulla coltivazione della viltà può interessare qualsiasi corte che volesse, sia pure tardivamente, ripristinare la giustizia sull’assassinio di Giuliani. Potrebbero interessare ai giudici anche queste righe:

“(…) è pronta la concreta possibilità che una “asfissia posturale” di Federico Aldrovandi vada ad aggiungersi al “malore attivo” di Giuseppe Pinelli, e alla collisione tra il proiettile e un sasso di Carlo Giuliani, nella lista di quelle morti che andrebbero chiamate da “violenza senza soggetto”. Decessi per i quali sono stati accusati poliziotti, che le ricostruzioni ufficiali spiegano con meccanismi impersonali che sono concettualmente, e anche fisicamente, acrobatici; e che portano così all’assoluzione dei poliziotti, o a condanne lievi; e, soprattutto, alla conservazione del regime degli abusi. (Dubito che sia stato Calabresi ad uccidere Pinelli; di sicuro rimase vittima di un’altra manipolazione, e forse fu scelto come capro espiatorio). “

(da: Federico Aldrovandi: un altro omicidio senza soggetto? cit.)

Questa osservazione sulla tipologia della ricostruzione dell’omicidio di Piazza Alimonda fa parte di un commento che non è stato pubblicato, e che ho inviato in forma più ampia ad alcuni magistrati nell’ottobre 2007; ricevendo in risposta le assidue attenzioni dei “boys” di Manganelli; lo stesso che sul blog di Grillo di ieri, 7 aprile, presenta la polizia come garante della libertà e del dissenso, e pronta ad assumersi le sue responsabilità riguardo ai procedimenti giudiziari per gli omicidi commessi da poliziotti.

nota: ho aggiunto l’oggetto, “Poliziotti e provocatori”, che si deve essere perso mentre inserivo il post.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi

5 April 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Post del 5 apr 2008

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Carlo Giuliani, sul cui corpo è passata più volte la Land Rover dei CC dalla quale era partito il colpo di pistola che l’aveva mortalmente ferito, e Matteo Bagnaresi, l’ultrà del Parma travolto lentamente da un pullman il 30 marzo 2008, sono stati schiacciati da un’entità misconosciuta, ma importante: la coltivazione della viltà. Governanti, poteri dello Stato, amministratori, praticano la viltà: pensano ai propri interessi, si vendono con una disinvoltura da marciapiede, strisciano davanti a chi è più forte e azzannano chi non può difendersi. Questo è risaputo. E’ meno noto che, oltre a praticarla, la viltà la promuovono nei cittadini, e in particolare in chi non ci sta e, in modi diversi, si oppone. Cittadini e oppositori con le carte a posto, che esprimano critiche razionali e forme civili di protesta e contrasto, metterebbero in crisi il sistema. Ne mostrerebbero la viltà. Com’è proprio dei criminali, il potere tende a compromettere le sue vittime e i propri sottoposti, coinvolgendoli in atti negativi, e togliendo quindi loro l’integrità morale, per poterli meglio controllare. La coltivazione della viltà nei costumi è un formidabile strumento di soggezione.

Approfittare di una manifestazione politica per commettere atti che in condizioni di stato di natura, o sotto una piena dittatura, verrebbero ripagati con una revolverata, fidando nei limiti alla reazione imposti dalle leggi, è vile (e anche ingenuo, perché confidare nel rispetto della legge da parte delle nostre autorità per commettere atti illeciti è come andare a rubare in casa dei ladri). E’ vile sfogare la propria voglia di menare le mani in occasione di partite di calcio, magari in un branco di dieci contro uno sconosciuto. Le autorità favoriscono questi atti di viltà. Probabilmente Pasolini percepiva la viltà pilotata di alcune espressioni del Sessantotto, e ammoniva anche contro questa trappola, quando scriveva che stava dalla parte dei poliziotti negli scontri di piazza. Se si compiono azioni vili, si facilita al potere l’esercizio della propria viltà. Come è avvenuto a Genova, che è stata un’imboscata per i movimenti. A piazza Alimonda avrebbero dovuto esserci carabinieri esperti e coi nervi saldi, che non provocassero quella minoranza di manifestanti affetti da smanie guerresche adolescenziali, e che eventualmente rispondessero in maniera proporzionata. Nelle altre zone le forze dell’ordine avrebbero dovuto arrestare i black block, anche se questi avessero mostrato un tesserino da poliziotto. Invece hanno lasciato fare i black block e hanno provocato gli altri manifestanti; e hanno messo in prima linea un ausiliario, che ha ammazzato un ragazzo che pensava di poter giocare alla guerra con l’arma dei Carabinieri. Poi le forze di polizia hanno mostrato quanto rispettino la divisa che portano avvalendosene per mettere in atto i vili pestaggi a freddo della Diaz e di Bolzaneto. Ci sono i delinquenti “in divisa da ladro”. Ce ne sono altri che si travestono da agenti per commettere reati. Quando i reati sono commessi con la mimetizzazione di divise che sono portate legittimamente, il cerchio tra guardie e delinquenti viene chiuso. Dopo Genova, il duetto tra opposte viltà é stato coltivato da un lato con i falsi e l’autocommiserazione vittimista cui la polizia fa ricorso in questi casi, e con l’impunità per l’omicidio di Giuliani; e dall’altro con atti come l’intitolazione di un aula parlamentare a Giuliani; che a dire il vero, anche se è da compiangere per la sua fine tragica, ha fatto poco per meritarsi un onore del genere. Solo politici che vogliano perpetuare la catena della viltà possono celebrare e porre a modello l’effige di un ragazzo che col volto coperto da un passamontagna accetta la zuffa in piazza coi CC.

La viltà si ammanta di ideologia. Nel caso dello Stato, l’ideologia della difesa dell’ordine costituito e del prestigio delle istituzioni. L’opposizione alle ingiustizie del potere, per chi esprime il dissenso con atti violenti; come se il terrorismo, che può essere considerato una serie di atti di viltà favoriti dal potere, non abbia insegnato nulla. (Qualcosa sembra abbia insegnato, perché dopo l’imboscata di Genova non ci sono state risposte violente da parte del movimento, che è in massima parte pacifico, e che ha mostrato maturità, frustrando i piani di chi sperava di poter costruire, con la vile provocazione delle sevizie della Diaz e di Bolzaneto, un’opposizione violenta e anch’essa vile, come gli era riuscito nei decenni precedenti). Anche la legalità può essere una copertura per la viltà. Un leghista, pare Maroni, ha detto che lui lascia passare i pedoni se hanno il verde, ma se hanno il rosso li mette sotto. Una nobile metafora, tipica dei leghisti, quelli che sentono il bisogno di immaginare pallottole, guerre di secessione e cannoneggiamenti di barconi di immigrati mentre mescolano la polenta. Poi si accontentano di montare la bull-bar sul muso del SUV, nell’indifferenza dello Stato.

Un’ideologia piuttosto ridicola per atti di viltà è la passione sportiva. L’omicidio di Gabriele Sandri da parte di un agente di PS è stato un altro atto non proprio da medaglia, scaturito nel clima di viltà degli scontri per il calcio; un clima dionisiaco, cioè “gasato”, che contagia anche coloro che dovrebbero mantenere l’ordine. All’omicidio Sandri sono immediatamente seguiti i vili atti di teppismo che gli ultrà sono stati lasciati liberi di compiere in risposta all’omicidio, e che hanno consumato senza farsi troppo pregare. Accettando di rincorrere quest’osso hanno accettato di venire segregati moralmente nel recinto dei teppisti, portandosi dietro anche la figura di Sandri, e aiutando quindi la difesa del poliziotto, che è la difesa degli apparati e dei loro abusi. La prassi della violenza legata al calcio semplicemente non dovrebbe esistere, eliminata dalle misure di sicurezza e dalla repressione giudiziaria; mentre in Italia questa viltà viene artificialmente mantenuta in vita dal potere. Dopo l’omicidio Sandri e i successivi disordini gli ultrà hanno presentato allo stadio uno striscione con una scritta inaspettatamente profonda, che non vedremo su “Striscia” ma dovrebbe essere ricordata: “Lo Stato uccide in silenzio”. E’ proprio vero; ed è per questo che bisognerebbe essere attenti a rifiutare le sue insidie; non solo le sue provocazioni, ma anche, e soprattutto, il suo lassismo strumentale; come il consentire le risse tra tifosi e i danneggiamenti nei “circenses” di fine settimana. Se non ci fossero questi sfoghi della domenica forse il lunedì i tifosi si chiederebbero quali sono le responsabilità del sistema, e quali le proprie, per la loro insoddisfazione.

I magistrati hanno parte in questa coltivazione delle viltà. Se dipendesse solo dal magistrato medio, atti vili gravissimi come il pestaggio mortale in quattro di Federico Aldrovandi verrebbero tenuti nascosti e impuniti, a spese della figura della vittima; come stava appunto avvenendo anche per Aldrovandi. Ma, per un atto di viltà che viene lasciato emergere, in maniera controllata, con più fumo che arrosto sul piano della definizione delle responsabilità e delle sanzioni, molti sono quelli che i magistrati contribuiscono ad occultare, condividendo così la viltà coi poliziotti che spalleggiano. La coltivazione della viltà è un potente fattore antidemocratico e di illegalità: non solo è intrinsecamente contraria allo spirito democratico, non solo porta con sé la propensione ad accettare l’illegalità, ma crea una volontà popolare che a sua volta desidera cose vili. La coltivazione della viltà può spiegare alcuni apparenti paradossi delle preferenze degli elettori, che sembrano rivolte a farsi comandare dai peggiori. Dove si coltiva la viltà, cresce una “democrazia” mutante, che esprime il peggio della volontà popolare. La coltivazione della viltà è uno dei modi, come il controllo dell’informazione, coi quali il potere nega la democrazia che formalmente riconosce. La viltà nel cagionare morte o lesioni andrebbe considerata come una precisa aggravante, per le sue conseguenze politiche.

Per le ragioni dette, la viltà viene protetta non solo nelle istituzioni, ma anche nelle sue forme consentite ai cittadini. Nel caso Bagnaresi, il Questore di Asti ha stabilito subito che è stata “solo una fatalità”. La nozione che gli automezzi possono essere facilmente usati come armi improprie, per intimidire se non per colpire, soprattutto nei disordini di piazza, è stata esclusa a priori dalla polizia, che invece su questo tema dovrebbe saperne qualche cosa. Anche i magistrati della locale Procura si sono affrettati a giustificare l’autista con argomenti da avvocato della difesa. Argomenti basati sulla codardia: l’autista si sarebbe messo paura percependo un clima “di grave pericolo” (Bus assaltato, meno grave posizione autista. Ansa 31 mar 2008). Pare, non è certo, che i parmensi si siano tolti le cinghie dei pantaloni e che alcuni siano usciti dall’autogrill brandendo delle bottiglie, e che forse ne abbiano lanciata qualcuna. Per sapere se si sono picchiati bisognerà attendere ancora: non dev’essere stata una grande rissa, se c’è stata. L’autista si sarebbe tanto impaurito al pensiero delle cose tremende che stavano per succedergli da imboccare l’autostrada lasciando a terra alcuni juventini nelle mani dei parmensi. I magistrati scusano con questi argomenti un autista che ha fatto avanzare alla cieca in un assembramento un mezzo per passeggeri del peso di diverse tonnellate. Chi ha la responsabilità di condurre un pullman, un mezzo lento ma pesante, che può sviluppare una quantità di moto sufficiente ad abbattere una folla di persone come birilli, è in una posizione non molto diversa, quanto a responsabilità, da quella di un pilota d’aereo; e non può comportarsi da fifone, comandando al mezzo manovre inconsulte come una vecchia signora che si spaventa per un lavavetri mentre va a fare la spesa con l’utilitaria. L’accusa per l’autista è di omicidio colposo, come per i quattro poliziotti che hanno massacrato Aldrovandi. Ma la sua posizione potrebbe alleggerirsi ulteriormente. Speriamo che almeno cambi mestiere, e ne scelga uno più adatto.

Appaiono esserci stranezze nella dinamica ufficiale dell’incidente: un giovane, in buona forma fisica, che in quel momento non poteva avere la testa tra le nuvole, si fa travolgere da un pullman in partenza, che è rumoroso, ha una grande sagoma e una bassa accelerazione. Bagnaresi si trovava all’angolo anteriore sinistro, sotto il naso dell’autista. I soggetti, l’autista e il pedone, sono come assenti. In un post che non è stato pubblicato osservavo che l’ufficialità produce spiegazioni acrobatiche e “senza soggetto” quando vuole giustificare alcune uccisioni (Federico Aldrovandi: un altro omicidio senza soggetto? ). Non si parla della possibilità che l’autista degli juventini, in quell’atmosfera eccitata, abbia voluto dare il suo contributo al piccolo rito di viltà che con la benedizione del potere si stava celebrando sul piazzale dell’autogrill, come in decine di altri luoghi essendo domenica di campionato. Ovvero, la possibilità che, avendo a sua disposizione uno strumento potente, che conosceva bene, l’autista abbia fatto corpo unico con questo strumento, per compiere volutamente un gesto violento, contando sull’improbabilità che andasse a segno; come ha fatto l’agente Spaccarotella con la sua pistola nell’omicidio Sandri. Il codice non scritto della strada prescrive che ha diritto di precedenza chi ha il mezzo più grosso; gli autisti di mezzi pesanti, anche quelli di aziende pubbliche, applicano a volte questo codice dei vigliacchi; e i magistrati lo sanno. Esempio classico di esercizio di viltà al volante è quello dell’autista che procede a passo d’uomo contro un pedone, o un ciclista, dandogli tutto il tempo di scansarsi, ma obbligandolo a spostarsi se non vuole essere spinto dal mezzo e alla fine cadere e venirne travolto. (Lo fanno, con chi se ne sta andando per i fatti suoi, anche i CC; provocare e vilipendere per cercare di trasformare il dissenso e la denuncia in devianza ed emarginazione è uno dei loro compiti non ufficiali; e continueranno a farlo, con questi magistrati).

Una pistola, e anche un automezzo, hanno effetti di amplificazione della viltà; macchine magiche che tramutano i sogni dei vili in fatti. Basta accoppiare alla pulsione violenta una forza pari a qualche etto sulla leva del grilletto o su quella dell’acceleratore o sul volante perché la maledizione sia esaudita, e un ghiribizzo mentale di morte si trasformi nella marmorea realtà della morte. In una società giusta quegli etti una volta posti sul piatto della bilancia della giustizia tornano ad essere i macigni che in effetti sono; non vengono ulteriormente ridotti a grammi. Quanto sono materni invece questi PM con l’autista che ha schiacciato Bagnaresi; c’é il dubbio che stiano giustificando la viltà con la viltà. Un sospetto non infondato visto che la ricercata versione che esclude qualsiasi componente dolosa è stata da loro avallata ancor prima di raccogliere e valutare tutti i dati, incluse le testimonianze; introducendo quindi un vizio metodologico irreversibile. Se fosse così, i magistrati starebbero attuando quello che i magistrati attuano molto più spesso di quanto non si dica: la conservazione dello status quo criminogeno. In questo caso, la coltivazione della viltà, con la quale lo Stato può meglio uccidere in silenzio.

Giuliani e Bagnaresi si sarebbero volentieri dedicati ad attività più elevate, se fossero stati ben indirizzati. Sono morti per essersi trovati in una scena vile, nell’ora della viltà, in una veste vile; ma non con un animo vile, tutt’altro: erano lì per una loro generosità, mal riposta; e forse, all’interno di questa cornice di viltà, sono morti per avere dispiegato, nei brevi istanti della loro uccisione, un certo coraggio fisico, che ha fatto scattare la viltà altrui come per un riflesso condizionato. Sono vittime esemplari della coltivazione della viltà; vittime di chi ha fatto loro abbracciare, sfruttando l’inesperienza della giovinezza, le scelte fondamentali, essenzialmente vili, dell’hooliganismo, e delle facili scampagnate barricadere contro un potere che è colpevole di altre sudicerie, ma non è quello del Cile di Pinochet o del Messico della macelleria di Tatletololco; vittime di chi ha fomentato anche nel fronte opposto, quello delle persone “perbene”, il clima di viltà dal quale sono scaturiti gli atti vili che li hanno uccisi. Sono morti nella morsa della cultura della viltà, che opprime e a volte alla fine schiaccia. I loro casi paradigmatici mostrano quanto sia pericolosa la spirale e la gabbia della viltà. Mostrano come non vada sottovalutata la costante azione del potere volta a degradare e svilire, a indurre i cittadini a mandare in vacca la propria dignità umana; di come vada temuto l’apparente permissivismo dello stesso potere che poi punterà l’indice per accusare, e si arrogherà il compito di “educare alla legalità” mentre ciò di cui è maestro è il malaffare. Un modo per trasformare la tragica e ingiusta morte dei due giovani in qualcosa di positivo è prendere atto di questa funzione antipedagogica dell’establishment: la coltivazione della viltà. Se la conosci la eviti. Occorre non cadere nel fango nel quale vorrebbero trascinarci quelli che ci sguazzano.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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27 dicembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “G8 di Genova, promosso a questore il poliziotto che accusò i no-global di aver ucciso Carlo Giuliani”

Del neo questore Lauro non sappiamo molto. Sappiamo, dall’episodio di Piazza Alimonda dove accusò subito i manifestanti di avere ammazzato loro, “pezzi di m.”, Giuliani, che tende a giungere a conclusioni frettolose nelle indagini. Ma forse non è così: ha invece mostrato il pregio, dal punto di vista di chi seleziona la classe dirigente italiana, di essere prontissimo nel mistificare. La tecnica dello scambiare le parti tra aggressore e vittima si può fare risalire alla moglie di Putifarre, che, racconta la Bibbia, accusò Giuseppe di avere tentato di farle violenza non essendo riuscita a sedurlo. Nel 1947 il mafioso Ofria, braccio destro del massone Soresi, partecipò ad un assalto con mitra e bombe a mano contro una sede del PCI. Vi furono morti e feriti. Uno dei feriti colpì a sua volta Ofria con un colpo di pistola. Il commissario capo di Polizia di Partinico, Agnello, scagionò Ofria inserendolo nell’elenco degli aggrediti. Impastato fu assassinato dalla mafia in modo da essere poi fatto passare per un dinamitardo da inquirenti predisposti a questo falso. Posso testimoniare che anche oggi i pezzi di m. veri delle istituzioni nell’eseguire l’atto di proscrizione decretato dai loro padroni verso qualcuno troppo onesto per le loro attività fanno di tutto per costruirgli una figura di deviante, di soggetto da controllare, tramite provocazioni e costruzione di false prove.

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3 novembre 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Promossi due poliziotti condannati per il G8 di Genova, lo “sconcerto” di Amnesty, Arci e Leu. Il dipartimento: “Avanzamento automatico” “

Si parla tanto di fine rieducativo della pena. Molto meno del suo fine educativo: del segnale dissuasivo, tramite condanne “pedagogiche”, a chi volesse emulare i colpevoli. Come il troncare la carriera, con l’interdizione dai pubblici uffici, di coloro che hanno usato il potere dello Stato a fini aberranti. Pene serie, pene senza la comica finale, a funzionari pubblici che commettano reati magari controvoglia peserebbero nel calcolo costi/benefici dei futuri crimini di loro colleghi; a vantaggio dell’onore e credibilità della loro stessa categoria.

Quando vogliono i magistrati esercitano questa attività deterrente. Per i Ciontoli in riforma di una sentenza scandalosa hanno fatto sul serio, mandando il messaggio che seguire il consiglio di Machiavelli, di uccidere coloro ai quali si è fatto un grave torto, non è così conveniente; e che il crimine familiare può portare in carcere l’intera famiglia.

Purtroppo per i crimini di controllo, quelli commissionati dall’alto per controllare il Paese, nei quali rientrano i fatti del G8, continua a essere ripetuto il messaggio che il coraggioso muore una volta sola ma il vile viene promosso molte volte prima di andare in pensione.

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8 novembre 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Frosina “Il pm del processo Diaz bocciato nella corsa a pg di Genova: era l’unico candidato, ma con una forzatura il Csm “resuscita” uno sfidante”

In ecologia si chiamano “guilds”*, cioè corporazioni, confraternite, i gruppi di specie diverse che sfruttano le stesse risorse. Il concetto di ecological guild è utile anche per la valutazione politica di fenomeni sociologici: i magistrati e le forze di polizia appartengono alla stessa ecological guild rispetto all’esecuzione di operazioni eversive ordinate da poteri forti sovranazionali. Dai pestaggi pianificati del G8** alla strage di innesco covid***.

Magistrati come Zucca salvano il concetto fondante che fa coincidere la giustizia con il lavoro dei magistrati. Un principio di civiltà, la cui dismissione porta alla barbarie; ma che dovrebbe essere visto criticamente, alla luce dei comportamenti reali di questa corporazione che non è diversa da altre più umili nel crearsi la sua “nicchia trofica” senza andare per il sottile; dietro a fumosi bizantinismi. Soprattutto andrebbero esaminate le coalescenze con gli apparati che dal dopoguerra pilotano il Paese con la violenza per conto dei poteri che fanno dell’Italia un protettorato. Dietro all’ostentazione di figure simbolo; in realtà rigettate dai colleghi come contrarie alle necessità ecologiche, cioè agli interessi corporativi, prima di essere epurate via assassinio dalle forze che impongono i veri criteri di selezione della classe dirigente.

*Guilds (ecology). Wikipedia.
**Fracassi F. G8 gate. 2011.
*** Il livello Scarantino, palazzo Zanardelli e la strage covid in Lombardia orientale

Commento agli auguri di Pasqua 2008 del vescovo di Brescia su Youtube

23 March 2008

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Auguri. Questo è un buon uso dell’occhio elettronico. A Brescia Voi autorità usate le telecamere e la polizia anche per mettere in croce chi ostacola affari inconfessabili. Oggetti come i chiodi e la Croce sono strumenti di tortura poveri e rozzi, che nella loro evidente materialità denunciano la perdita di umanità degli stessi torturatori. L’elettronica oggi invece fornisce ai violenti i mezzi per miserabili imitazioni dell’onniscienza e onnipotenza divine.

Come è morto Rino Gaetano

28 February 2008

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Post del 28 feb 2008

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Gli ultimi decenni del Novecento potrebbero essere ricordati come l’epoca dei cantautori: uno squadrone di artisti che ha prodotto un vasto corpus di canzoni bellissime, che rimarranno. Tra di loro, non tra i più grandi ma nemmeno tra gli ultimi, sta, un po’ in disparte, Rino Gaetano. Può darsi che la fioritura dei cantautori sia dipesa dal grande balzo economico che l’Italia compì in quegli anni, e dalla rivoluzione culturale che l’accompagnò. La tumultuosa mutazione antropologica di quegli anni Gaetano, il cui notevole talento attingeva a profonde radici popolari, l’ha contestata non meno di quanto non l’abbia accettata e cavalcata. Nel suo anticonformismo era presente una vena di scetticismo popolare in realtà conservatore: risuonava nelle sue canzoni una protesta rispetto alle lacerazioni e ai peggioramenti che accompagnavano il progresso.

La fiction RAI sulla vita di Rino Gaetano, in due puntate, andata in onda l’11 e il 12 novembre 2007, è stata ritrasmessa il 27 febbraio 2008, in occasione del Festival di Sanremo, sempre in prima serata e sulla prima rete ma ridotta a una sola puntata. La fiction si apre con un Rino Gaetano che si sente male, solo nella sua grande villa. Prima di perdere conoscenza chiama al telefono il padre e invoca il suo aiuto. Il padre arriva alla fine della fiction. Sfonda un vetro, soccorre il figlio e lo consola. Questo flash-forward racchiude tutto il resto del film, che spiega come Rino Gaetano si sia ridotto così: ambizione, egoismo, scorrettezze, opportunismo, ingratitudine, alcolismo e cialtronerie varie dopo una breve ascesa l’hanno condotto a restare solo come un cane. E così resterebbe se il padre, dimenticando i maltrattamenti ricevuti da Rino, non intervenisse a salvarlo. Tra i tanti difetti di Gaetano, spiega la fiction, c’era anche un pessimo rapporto col padre: secondo la fiction, Rino fece venire un infarto al padre, e continuò a urlargli insolenze anche durante la convalescenza. Una volta che Rino ritorna bambino tra le braccia del padre, la fiction lo fa morire: ce lo mostra ancora per pochi secondi, mentre al volante della sua auto, rinfrancato, va verso l’incidente automobilistico nel quale perderà la vita. Scorrono poi spezzoni del vero Rino Gaetano.

L’immagine di Rino Gaetano ai ferri corti col padre è inventata, come molti altri aspetti che nella fiction gettano una luce negativa sull’artista. Rino Gaetano aveva avuto qualche scontro col padre, cosa frequente e normale per i giovani, soprattutto se intendono scegliere carriere artistiche. Ciò di cui vuole parlare la fiction è altro: non il rapporto col padre biologico, ma quello con la figura del padre. Con questa figura, Rino Gaetano aveva un rapporto esemplare, che in Italia è rarissimo tra i personaggi famosi: la contestava radicalmente. Nel senso che contestava radicalmente ciò che equivale alla figura del padre: l’autorità. In Italia, paese intimamente pretesco, non si contesta davvero l’autorità. E’ facile che se ne contesti una parte; allo scopo di sostenere un’altra parte. Ma deve pur esserci un’autorità da onorare; un padre, sacro e intoccabile anche quando sbaglia, da amare e al quale obbedire incondizionatamente, ricevendone in cambio amore e protezione. In Italia si lotta non contro il potere, ma tra pari, per accaparrarsi la benevolenza del potere; come ha osservato Umberto Saba, che ha scritto che gli italiani differiscono dagli altri popoli in quanto non sono parricidi ma fratricidi: non “uccidono” il padre – secondo l’espressione con la quale Freud indica la via verso la maturità – ma uccidono i fratelli, per ottenere l’esclusiva dell’amore del padre. L’inno di Mameli non sarà grande musica, ma il titolo, anche se si riferiva ad altro, è azzeccatissimo. Anche il “popolo dei blog”, apparentemente severo con i governanti, è all’affannosa ricerca di figure parentali sostitutive alle quali affidarsi. Così per esempio i bloggers si aggrappano a figure pubbliche come Di Pietro, che, a giudicare da quelli che ha fatto eleggere in Parlamento con i voti ottenuti, o dalle posizioni sulla TAV, per i bloggers progressisti è un appiglio che appare di granito ma ha la consistenza del marzapane. L’attuale contestazione dei bloggers al sistema vede un’altra fonte di potere pulito nella magistratura; uno dei maggiori capisaldi del potere, storicamente non estranea, nel suo insieme, al sistema di corruzione e manipolazione del quale ci si lamenta. Ma contestare tutta l’autorità non suona bene. Non si può fare di tutto il potere un fascio. Se c’è un potere cattivo, dev’esserci un potere buono, sotto le cui ali rifugiarsi. Basta scambiare l’eccezione con la norma, guardare a quelle figure di potere altamente positive, la sparuta minoranza di autentici martiri del dovere, e si ha il nullaosta per dirsi sostenitori di un’intera classe riverita e forte.

Rino Gaetano invece non cercava il potere buono. Contestava il potere apertamente gaglioffo, e contestava la retorica buonista con la quale il potere spesso maschera il suo vero volto. Vedi ad esempio “Le beatitudini”, reperibile su Youtube. Gaetano, la cui poetica ha diverse altre componenti oltre a quella della denuncia politica, castigava i potenti con un sarcasmo sorridente, senza acrimonia e senza sconti, in modo lieve; non con barbosi discorsi ma con canzoni deliziose; e includeva nell’autorità anche la sussiegosa sinistra, e anche quella sessantottina. Che oggi si è ricordata di lui, con Venditti, bravo cantautore, e cantautore di partito, che ha avuto il buon gusto di insinuare, all’indomani della fiction, mentre ferveva la polemica, che Gaetano assumeva cocaina. Venendo quindi querelato dalla sorella del cantante. Un bel modo dell’autore di “Dolce Enrico”, dedicata alla memoria di Berlinguer, per inaugurare la sua nuova vita come credente. Negli stessi giorni Venditti, nel lanciare il suo ultimo album, dichiarava: “Io riscopro l’idea di Gesù e credo nella redenzione e nel perdono” (il Giornale, 16 nov 2007). Mentre Rino Gaetano, che ha ironizzato sui beati del mondo terreno, viene messo dalla RAI tra i dannati, altri cantautori, che invece sono sempre stati ben intonati ai tempi, restano a galla passando dal fumo delle “canne” a quello dell’incenso liturgico. Poche settimane dopo, un’altra interessante rivelazione di un altro cantautore con un grande orecchio per le note e con un ottimo fiuto per il vento: “Dalla rivela: mi piace l’Opus Dei” (Corsera, 27 dic 07). (Nello stesso periodo hanno intravisto la luce anche altre figure guida della sinistra, D’Alema e Bertinotti: “D’Alema, ‘Sento il fascino della fede’ “. Post di Paolo de Gregorio su http://www.marcotravaglio.it del 4 dic 07).

Il modo col quale Rino Gaetano come artista si opponeva alla figura del padre era, e sarebbe, salutare per l’Italia. Gaetano mostrava il ruolo che dovrebbero avere gli artisti leggeri che si dicono impegnati: esporre, mettere alla berlina, gli abusi del potere in tutte le sue forme, e non solo in alcune. Un genere di contestazione globale verso l’autorità non rara all’estero, ma estraneo alla nostra mentalità. Il costante atteggiamento critico verso il potere da parte dei cittadini è una delle componenti necessarie delle democrazia autentiche; ma in Italia il rifiutare di scegliersi un’appartenenza a un gruppo, o personaggio, potente o famoso, viene accomunato all’essere anarchici, o eversori. Si può essere guelfi o ghibellini. Meglio ancora se si cambia a seconda delle convenienze, o se si sta con entrambi (gridando all’antipolitica se qualcuno lo fa notare). Ma chi critica sia l’imperatore sia il papa è un caso anomalo che non deve fare testo. L’opposizione dev’essere orizzontale, nella forma canonica tra destra e sinistra. Non importa se si tratta di una finzione, sempre più evidente. L’opposizione verticale, tra chi comanda e chi obbedisce, non è tollerata. Non sto dicendo che si debba contestare l’autorità per partito preso; Rino Gaetano però costituiva un antidoto al vizio italico di cercarsi, una volta usciti almeno psicologicamente dalla famiglia, un secondo padre; un protettore, una figura genitoriale di riferimento. Atteggiamento diffuso a sinistra non meno che a destra.

L’indisciplina di Rino Gaetano è inaccettabile per il clero, che inoltre se la deve essere legata la dito per “Le beatitudini”, dove viene incluso tra i beati di questo mondo; e avrà indispettito anche i tanti vassalli dei vari poteri. La fiction è stata prodotta da Claudia Mori, moglie di Celentano; che è un maestro non solo del fare spettacolo, ma anche nel servire il potere fingendo contestazioni e provocazioni radicali. L’omologo innocuo di Rino Gaetano. Il responsabile della fiction su Rino Gaetano come direttore di RAI fiction è stato Agostino Saccà, per il quale recentemente è stato chiesto il rinvio a giudizio per corruzione. Si può immaginare con quale trasporto Saccà, il dirigente che ha portato alla formulazione di una “summa divisio” dei dipendenti RAI in raccomandati e prostituiti, abbia fatto produrre un film su Gaetano; che ha cantato di “parlamentari ladri”, e ha scritto un canzone, “Il letto di Lucia” dove anche “tre ministri scalda poltrone” insieme ad altre figure del sottobosco parassitario frequentano il letto dell’ospitale ragazza. Abbiamo sentito l’intercettazione nella quale Saccà bacia la pantofola a Berlusconi, intrattenendo un paragone tra il sommo bauscia e il Sommo pontefice. Questo è saper stare al mondo. Se non volete strisciare davanti a Berlusconi, strisciate davanti a qualche altro potente, a vostra scelta. Ma non rimanete impalati, figlioli. Per il vostro bene, se non volete fare la fine di Rino Gaetano.

Rino Gaetano dovrebbe essere preso come esempio, soprattutto dai bloggers, di come sia possibile, e a volte doveroso, fare a meno di cercare un grande papà. Gaetano, “nazional-popolare”, rappresenta la condanna netta e il rifiuto radicale del gioco corrotto del potere da parte delle masse; mentre il potere vuole incanalare e addormentare il dissenso mettendolo al seguito del pifferaio di turno, del gigante buono che ricondurrà le pecorelle all’ovile. La falsa biografia RAI di Gaetano è spiegabile così. Una nuova parabola del figliol prodigo. Se contesti il potere, tutto il potere, non puoi che essere una persona da poco, anche se con qualche talento; un perduto, che finisce male, esanime tra le braccia misericordiose del padre che ha ripudiato. Con la scusa di celebrare un grande artista “maudit”, con le sue luci e le sue ombre, la RAI ha commesso un autentico vilipendio a fini ideologici verso la memoria di una persona che era una voce preziosa e morì giovane. Questo è anche il dazio richiesto per lo sfruttamento commerciale della sua opera, che si vuole banalizzata, ridotta a quel generico mugugno prossimo al qualunquismo che è tipico delle persone che accumulano fallimenti; per esempio, il Gaetano della fiction RAI.

Rino Gaetano in realtà non è morto solo e cornuto, respinto sia dagli amici che dalla fidanzata, incinta di un altro; come ci racconta il nostro servizio televisivo pubblico, che sembra aver affidato il copione a Cetto La Qualunque, oltre che a uno psicanalista. (Questo insulto della fidanzata che si rivolge ad un altro è stato tagliato nella versione ridotta). E’ morto, a 31 anni, pochi giorni prima della data fissata per il suo matrimonio, in seguito all’incidente avvenuto la notte del 2 giugno 1981 sulla Nomentana, all’altezza di Viale XXI Aprile. Il policlinico universitario della capitale è poco distante dal luogo dell’incidente, a qualche minuto di ambulanza, ma non era attrezzato per trattare le teste rotte. C’era di mezzo un ricorso al TAR, nell’ambito di una lotta per un primariato; siamo in uno Stato di diritto, mica nell’Italia grottesca descritta da Gaetano. Gaetano è spirato diverse ore dopo l’incidente, dopo che cinque altri ospedali l’hanno rifiutato, quando l’ambulanza era arrivata fino al policlinico Gemelli, che è da un altro lato della città, a oltre una decina di chilometri. Il film, che inventa tante vergognose calunnie, omette questa vergognosa realtà, che resta vergognosa anche se, secondo quanto risulterebbe dall’autopsia, le lesioni, gravissime, non avrebbero comunque lasciato possibilità di salvare Gaetano. L’ha omessa completamente anche il documentario su Rino Gaetano della serie “La storia siamo noi”, di Giovanni Minoli, che secondo la RAI compenserebbe la fiction con l’oggettività del reportage storico.

I magistrati avrebbero dovuto fare chiarezza sull’accaduto, che riguardava una persona nota per le sue critiche verso i potenti; se non altro per fugare dubbi e tranquillizzare un’opinione pubblica già surriscaldata. In quegli anni erano morte in maniera strana e sospetta, a volte per incidente automobilistico, molte persone che avevano detto o stavano per dire cose scomode. La musica trascina gli uomini, e anche un cantante può essere un problema rilevante per il potere; come mostrava l’uccisione, avvenuta pochi anni prima, del cantante cileno Victor Jara da parte dagli sgherri di Pinochet. Prima di finirlo a Jara spezzarono le dita, con le quali aveva suonato la chitarra per accompagnare le sue canzoni in favore del movimento popolare. I magistrati non hanno neppure ritenuto, indipendentemente dalle caratteristiche politiche della vittima, di dover risalire ad eventuali responsabilità penali per una tale lacuna del servizio pubblico che doveva soccorrere i traumatizzati gravi. Una lacuna su un’area di circa 200 km quadrati abitata da oltre 3 milioni di persone, che corrisponde al nome di “Roma”. Quest’omissione del potere togato a favore dei camici bianchi, e dei politici e degli amministratori responsabili della sanità, aiuta a comprendere come, trent’anni dopo, il policlinico in questione, l’Umberto I, sia tuttora agli onori delle cronache per le sue inefficienze da film di Sordi.

Così è scomparso un cantautore che nella stessa canzonetta, “Nuntereggaepiù”, ha accostato, raggiungendo il grande pubblico, iscritti e sostenitori della P2 ad una voce con accento sardo, l’accento di Berlinguer, che dice “Il nostro è un partito serio”. (Questo passo della canzone è omesso dai filmati televisivi che ho trovato su Youtube; e naturalmente dalla fiction RAI). Chissà cosa canterebbe oggi su D’Alema, allora. Da anni gira nel circuito metropolitano la voce che Gaetano sia stato volutamente eliminato, sorta anche perché in una sua canzone Gaetano parla di una persona che muore dopo essere stato rifiutato da cinque ospedali romani. Non c’è tra le notizie comunemente disponibili alcun elemento solido sul quale poggiare l’ipotesi. E’ invece plausibile la supposizione che, se fosse vissuto, passati gli anni Settanta lo avrebbero censurato, boicottandolo ed emarginandolo, se non avesse ammorbidito i testi: in Italia il sistema è tale che possono bastare poche semplici misure incruente per troncare le dita a chi non vuole cambiare musica. La morte di Rino Gaetano appare come uno di quei tiri mancini della sorte per i quali a volte sembra che i pochi che “in mezzo all’inferno non sono inferno, che bisognerebbe far durare, e dargli spazio” (Calvino) spariscano “senza grandi disturbi”, secondo le parole del giudizioso Lucio Dalla. Ma questa imbrattatura postuma della vita e morte di Rino Gaetano, sistematica e accanita, di sicuro non è stata un caso.

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26 febbraio 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post “Domenica In, Maria Falcone: “Volevo dire grazie a Maurizio Costanzo, nessuno si rende conto di quello che ha fatto nella lotta contro la mafia””

“… nell’immediato dopoguerra e fino ai tragici fatti di sangue della prima guerra di mafia degli anni ’62-’63, gli organismi responsabili e i mezzi d’informazione sembrano fare a gara per minimizzare il fenomeno mafioso” (G. Falcone). Invece dopo, e soprattutto con la caduta del Muro, la mafia è divenuta spettacolo; e la lotta alla mafia di cosca è divenuta il grande alibi per la mafia di Stato. Credo che tra le multiple finalità delle stragi di Capaci e via D’Amelio vi fosse anche questa. Costanzo il piduista ha contribuito alla spettacolarizzazione della mafia e all’uso della lotta alla mafia come paravento sacralizzante per il piduismo, la mafia di Stato, che ha portato al declino della Seconda repubblica, e oggi sul ciglio del baratro; alla creazione di un carrozzone antimafia che prospera, e giudica scostumato chiedere l’eradicazione della mafia; e che si è unito a una compagine mediatica, anch’essa pro-potere come l’antimafia da salotto, che Costanzo ha grandemente contribuito a selezionare. Parce sepulto, bene ricordarne alcune qualità artistiche, ma ormai mancano solo i petali dall’elicottero. Davanti a questa gara di epicedi per la morte di un 84enne torna in mente “Nuntareggae più”, che cita Costanzo (di Rino Gaetano, che Costanzo non mancò di esibire in suo talk). L’interminabile passerella singhiozzante dei beneficiati da Costanzo mostra quanto e come sia selezionata e imbrigliata la comunicazione televisiva.


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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

“Ogni gruppo pensa che la sua m… non puzza”

10 February 2008

2 febbraio 2008

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Commento al post “La lista nera degli ebrei”.

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Gli Italiani corrono sempre in soccorso ai vincitori, e quelli che difendono fuori misura gli ebrei ora che gli ebrei sono potenti sembrano non gli oppositori, ma i discendenti morali degli Italiani che fecero finta di nulla quando gli ebrei erano deboli e furono sopraffatti dalle infami leggi razziali. (“E’ come sparare col cannone ad un uccellino”commentò il gerarca Bottai, che sosteneva che bastavano atti amministrativi con false motivazioni, come l’accusa di inettitudine, per allontanare gli ebrei da ruoli dirigenziali). Quelli che si sbracciano a difendere gli ebrei oggi, quando gli ebrei si sanno difendere da soli, sono gli stessi che mostrano il massimo zelo contro i nuovi discriminati, i nuovi proscritti. Il ”blacklisting” nel mondo accademico oggi non ha per oggetto gli ebrei in quanto tali, tutt’altro. Ed è cosa ben diversa dalla pubblicazione dell’elenco degli esponenti di uno dei gruppi che, minoritario in Italia, fa parte della “santa alleanza” che nel mondo influenza la comunità scientifica. La pubblicazione della lista è potenzialmente pericolosa, per come è stata inserita in un attacco frontale agli ebrei: un gruppo etnico che, mediante Israele, da decenni è in guerra contro nemici che sognano il suo annientamento; e che, per quanto potente, storicamente è a rischio di essere indicato come capro espiatorio. Ma è una pubblicazione che sarebbe anche utile, nell’ambito di un discorso sulla ricerca, se si volesse un sistema imparziale e trasparente. Si sarebbero dovuti pubblicare assieme gli elenchi degli universitari massoni, di quelli clericali, di quelli di nomina partitica, delle reti di parentele; di quelli che hanno legami finanziari con l’industria, eccetera. Gli ebrei attualmente non sono più a rischio di blacklisting nelle università; e anzi, chi conosce la situazione delle università in USA sa che i professori ebrei ora hanno voce in capitolo quando si stila, contrariamente ai principi etici della ricerca, l’elenco dei buoni e dei cattivi.

L’espressione “lista nera” è esagerata e tendenziosa. “Gli ebrei italiani verificheranno attentamente chi parteciperà alla manifestazione e chi no. Non c’è dubbio che chi eviterà di partecipare e non ci sarà, sarà considerato un nemico non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani” (Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana; Corsera, 31 ottobre 2005). Quest’affermazione, su un sit-in di protesta davanti all’ambasciata iraniana, è già più vicina al concetto di “lista nera”: la schedatura dei soggetti da considerare ostili, che può essere usata anche a scopo intimidatorio. Quando uno è davvero blacklisted scompare: non ha accesso né visibilità. Per comprendere, o ricordare, cos’è il blacklisting in un sistema formalmente democratico, si possono leggere le biografie di due scienziati ebrei che, pur avendo raggiunto i massimi livelli, apportando contributi fondamentali, finirono nell’ombra per le loro idee, in anni nei quali essere ebreo costituiva inoltre un reale handicap per gli studiosi: quelle di Leo Szilard (W. Lanouette. Genius in the shadows. Scribners, 1992 ) e di Norbert Wiener (F. Conway, J. Siegelman. L’eroe oscuro dell’età dell’informazione. Codice, 2005). La lettura delle idee scientifiche del padre della cibernetica, malviste dalla CIA, può anche servire a rifarsi la bocca mentre i vari poteri che oggi comandano nelle università sfilano sui media per denunciare le discriminazioni che subiscono. Sembra che, come nel finale di un film di Fantozzi, dove il ragioniere dopo morto va all’inferno anziché in paradiso perché il direttore totale, morto pure lui, ha scambiato i curriculum, ora i potenti si impossessino anche di quelle vesti di vittima che in realtà impongono agli altri, e che secondo il Discorso della montagna dovrebbero garantire un risarcimento, addirittura sotto forma di beatitudine, nell’aldilà.

Non si può tacere che Israele attualmente è invischiato in situazioni gravi, che sarebbero fonte di dolore per gli ebrei che furono vittime della persecuzione, se potessero vederle. Sul piano logico, è una fallacia sostenere che siccome un popolo è stato perseguitato, e perseguitato orribilmente, i suoi discendenti non possono essere persecutori. E, di converso, il fatto che un gruppo perseguiti non significa che non sia stato perseguitato, e che non sia a rischio di tornare a subire la stessa sorte. La relazione di persecuzione è simmetrica: si può essere perseguitati e perseguitare. Questa verità di ragione appare avere riscontro nella storia dell’umanità. Con gli ebrei, è particolarmente complesso distinguere e districare le diverse relazioni e il loro verso. Speriamo che almeno in Italia i contendenti si limitino a scambi verbali, e che anche i più agguerriti non si procurino pezze d’appoggio con altri metodi. Credo – un’opinione facilmente contestabile, e che probabilmente non farà piacere né agli ebrei né ai loro nemici – che gli ebrei vadano considerati, e siano, esattamente un popolo come tutti gli altri. Senza offesa, sono come noi e come gli altri; che è tutto dire. Non ci sono popoli buoni e popoli cattivi. Così mi rispose un medico ebreo di Boston sul conflitto tra israeliani e palestinesi: “Problem is each group thinks its s… doesn’t stink”. “Il problema è che ogni gruppo pensa che la sua m… non puzza”.
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Propter Sion non tacebo

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23 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Castano “Giornata Memoria, annullata mostra sulla Shoah: “Ci sono disegni di bimbi di Gaza” “

Un grande matematico (ebreo) Cantor, ha dimostrato come vi siano vari gradi di infinito; come alcuni infiniti siano “più grandi” di altri. Forse si può dire lo stesso degli eccidi; che ve ne sono alcuni ancora più gravi degli altri, come sostengono gli ebrei per il tentativo di genocidio che hanno subito. Restano però tutti atti infinitamente gravi e, come per gli infiniti matematici di Cantor, non li si può misurare col metro comune. Chissà se, là dove sono, i bambini ebrei uccisi dai nazisti e i bambini palestinesi uccisi dagli ebrei giocano assieme, senza badare alle pagliaccesche questioni di precedenza di noi vivi.

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28 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Colombo “‘American Sniper’, il cecchino Clint ricorda ‘La tregua’ di Primo Levi”

I facili sbrodolamenti hollywoodiani sui presunti mal di pancia di un soldato del più potente esercito invasore, che sceglie volontariamente il compito di sparare a freddo, da lontano, anche su civili; di sparare anche, a sua discrezione, su donne e bambini, un’attività non migliore di quella del sicario o del boia, o dello psicopatico, a Furio Colombo ricordano la lucida freddezza di Primo Levi nel riportare l’orrore vissuto della deportazione e del lager, riflesso nel peregrinare di uno scampato.

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@ ninuzzu. Parlavo solo dell’accostamento tra questo filmetto di propaganda e i libri di Primo Levi. Ho l’impressione che lei non distingua molto bene tra fiction e realtà. Non bisognerebbe fare l’avvocato, o il giudice, di un personaggio da videogame, considerando al posto dei fatti una trama ritagliata ad hoc per glorificare la barbarie senza esporsi troppo. Nella realtà di sicuro sì, hanno ucciso a freddo civili, gente normale come me e lei, in massa o uno alla volta, dopo essere piombati nella loro terra senza giustificazione. Mi pare che il trailer enfatizzi proprio la scena dove il soldato scelto mette nel suo crosshair una donna e un bambino. Diversa gente si eccita per queste cose. A me a pensare che si è spostato di dodicimila chilometri da casa sua in Texas per una battuta di caccia verso persone che non gli avevano fatto nulla viene un vago senso di nausea; simile a quello che provai quando da bambino vidi per la prima volta la foto tristemente famosa di quell’altro bambino con le mani alzate davanti a una SS che gli puntava il fucile nel ghetto di Varsavia.

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@ ninuzzu. Se un domani presunti terroristi di Belluno riuscissero – incredibilmente – a radere al suolo il più importante palazzo di Pechino, e qualche ministro leghista, le labbra ancora umide di grappa, inneggiasse a ciò, sarebbe giusto che i cinesi si impadronissero dell’Italia mettendola a ferro e fuoco? Film come questo educano a ragionare male. E a razionalizzare impulsi violenti: in USA, e ovunque nel mondo, prima c’è la voglia di aggredire e uccidere, unita all’interesse economico a farlo, e quindi si costruiscono storie per renderla presentabile.

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@ ninuzzu. Folle di italiani accolsero festanti il proclama di Mussolini di entrata in guerra nel 1940. Si ficcarono allegramente nel disastro non avendo capito nulla; istupiditi dalla propaganda come lo sono quelli che oggi si bevono i messaggi ideologici e propagandistici contenuti nel film di Eastwood. Sollecitare in noi stessi certi istinti e lanciare attacchi odiosi verso gruppi etnici a loro volta non privi di tendenze bellicose e di derive estremiste è giocare col fuoco. Riguardo alla strage di Charlie Hebdo, la sua natura, come per l’11 settembre, è incerta; ma di sicuro se bombardiamo civili a fini imperialistici poi non possiamo aspettarci che i loro correligionari musulmani, parlo delle persone normali, ci guardino con simpatia. Il culto della guerra, la ricerca di un nemico, è da irresponsabili per chi ci guadagna, e da perfetti stupidi per i comuni cittadini.

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4 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Simonelli “‘American Sniper’, un film che di originale ha solo i tre minuti finali”

Fritz è un giovane tedesco che per ingenuità giovanile e idealismo male orientato si è arruolato nelle SS. Inviato sul fronte russo, vede gli orrori, la stupidità, la crudeltà della guerra e sente sempre più come contrastino con i suoi principi sul dovere e l’onore. Conosce il dolore e la paura, i propri e quegli degli altri. Perde le certezze degli antichi punti di riferimento, senza conquistarne di nuovi. Stanziato negli ultimi mesi di guerra a Roma, la città del tradimento, gli arriva la notizia che tutta la sua famiglia, meno la sorella più piccola, è scomparsa sotto i bombardamenti alleati. Ha uno scontro verbale con il tenente che comanda il suo plotone, che lo minaccia di deferirlo alla corte marziale per i suoi discorsi disfattisti e di sfiducia nel Reich. Poco dopo vede cadere il commilitone suo migliore amico in un attentato di partigiani in abiti civili. Ecco perché quando quella donna rincorre il loro autocarro, sul quale hanno caricato dei partigiani catturati, d’impulso le spara, uccidendola; il rimorso immediato è acuito dalla vista del bambino e del prete accorsi accanto al cadavere. Tornato in Germania, con un’altra raffica salva in extremis la sorella da un soldato russo. Il film si chiude con Fritz che attonito e smarrito, la divisa lacera, tenendo per mano la sorellina guarda le rovine di Dresda. (Immaginario remake di Roma città aperta, se ipoteticamente ci fosse interesse a riabilitare i nazisti).

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@ Hobbes. E’ una sua idea, purtroppo diffusa, che tutte le storie siano come “Rashomon”. Una sorta di “relativismo epistemico”. Che spesso, come qui, gioca sullo scambio tra casi individuali e corsi storici. La descrizione della realtà, e i conseguenti giudizi morali, non dovrebbero cambiare a seconda “dei punti di vista”; tanto più se i punti di vista sono presentati dalla cinepresa retta da chi ha interesse a dare una certa versione.

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@ Hobbes. Suvvia, lei è troppo pessimista, per non dire nichilista. La vita è “Rashomon”? Citare “Rashomon” nella pratica è un modo colto per praticare il “se la canta e se la suona”. La vita non è un mero gioco di specchi. E’ anche un contrastare chi a botte di “angolazioni” giustifica tutto, anche l’indifendibile, e celebra tutto, anche ciò che è abietto. Pascal nelle sue Lettere Provinciali mostra l’assurdità dei sofismi coi quali i gesuiti arrivavano a giudicare leciti la violenza e l’omicidio per futili motivi.

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@ Hobbes. “La hanno raccontato le loro vite”. Le testimonianze personali sono rispettabili. Però nell’arte, incluso il cinema, nella scienza, nella militanza intellettuale, bisogna riuscire ad andare oltre il racconto, oltre il narrativo, anziché adagiarvisi ripetendolo; e cogliere, con gli strumenti propri delle singole discipline, il reale, che anche nel caso delle vicende umane esiste, e va identificato.

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@ Peters. Opere sui repubblichini come l’autobiografico “A cercar la bella morte” di C. Mazzantini sono apprezzabili perché contrastano gli eccessi di retorica e le distorsioni storiche della Resistenza (o meglio, di quelli che hanno prosperato sulla Resistenza), e spingono quindi verso il vero. Qui stiamo invece parlando della storia scritta a Hollywood dai vincitori. Meglio, dagli aggressori. Grazie per i complimenti alla mia proposta di trama. Ma soprattutto grazie per essersi esposto, mostrando come basti imbastire un raccontino di maniera da quattro soldi per ottenere consenso. E come molti siano quindi banderuole vulnerabili all’indottrinamento, e si sentano anzi difensori di valori estetici mentre non distinguono la realtà dalla narrativa. E mentre chiamano “arte” le bugie che fanno comodo e “propaganda” le verità che non fanno comodo. Nell’era del marketing, la narrativa strumentale, la sollecitazione a buon mercato di corde emotive, non è arte, ma veleno; veleno scientificamente sintetizzato.

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@ Peters. Non so quale ideologia mi attribuisce; non aderisco a nessuno schieramento di potere, ho simpatie per altri aspetti della cultura USA, e sono critico sull’immissione di nuove etnie in Europa. “L’ideologia” sarebbe il criticare come propagandistico un film che riguarda un conflitto che ha contribuito a creare una instabilità generale in Medio Oriente, tuttora in corso; un film altamente ideologico, che esalta la parte che aggredendo ha innescato una catena di lutti che continua mentre parliamo. Si dovrebbe astenersi dal “contenutismo”, dice lei, e guardare solo a come il film è confezionato. Non capisco cosa proibisca di considerare entrambe le cose; e perché va respinto come “ideologico” il considerare l’ideologia che il film promuove. Sprofondarsi nel velluto della poltrona fregandosene del rapporto tra un film che tratta di fatti terribili e attuali e la terribile realtà, sulla quale il film incide eccitando l’opinione pubblica e i fanatici, occidentali e islamici; il non badare ad altro che al piacere, alle sensazioni estetiche che si possono estrarre dalla visione di un film partigiano su una tragedia ancora in corso, mi pare una posizione di mediocrità presuntuosa; o una perversione, che non viene resa migliore dallo scambiarsi impressioni sull’esperienza quando le luci si riaccendono.

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@ Peters. Una volta sentii dire a un regista cinematografico, a una conferenza pubblica, che Veltroni avrebbe a suo tempo siglato un accordo riservato con il governo USA per garantire l’accesso e l’ampia visibilità dei film USA in Italia. Lei dice di avere “orrore” delle guerre lanciate dagli USA, ma si vuole “battere” perché non si dica che vi sia un rapporto con la politica estera USA di questo film, che si intitola “American sniper” e urla un messaggio guerrafondaio. Mi scusi, ma lei “si batte” per imboscarsi. Lei corre in soccorso ai cow boy contro gli indiani. Lei carica lancia in resta verso il banco del pop corn. Lei spera in qualche biglietto omaggio per soddisfare la sua inestinguibile – a quanto dice – sete di pellicola.

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@ Peters. A me il cinema piace; ma non vesto “panni reali et curiali” quando guardo un film. E io “guardo dentro al film”. I film USA hanno spesso questa rogna, di voler convogliare un messaggio ideologico volto a favorire grandi interessi. Contengono un’anima metallica che li rende spesso scomodi e spigolosi, e detrae dai loro meriti artistici. Questo film, che di artistico ha poco, esalta la violenza ignorante e vile; stimola le fantasie omicide dei giocatori di videogames. Sentimenti che sostengono un gorgo di guerre che dura da tanti anni e ora si sta avvicinando all’Europa. E’ meglio che si fermi lei, che per leccare il peggio degli USA viene a importunami dicendomi di stare zitto mentre si atteggia a esteta. Non so quanta sincerità possa esserci nelle sue posizioni, ma le trovo doppiamente sgradevoli. Non si distragga con me, torni alle sue funzioni nel tempio della decima musa, il fuoco sacro potrebbe spegnersi.

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27 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Corlazzoli “Giorno della Memoria, Auschwitz raccontata dai 18enni: “Quei muri sono come quelli che si vogliono alzare oggi” “

Un paragone che dà del nazista sterminatore a chi è contrario all’immigrazione forzosa. Non rispettando così neppure le vittime di quella tragedia. I muratori razzisti che allora eressero i muri dei ghetti e dei lager per segregare coloro che consideravano inferiori sono piuttosto simili ai muratori autorazzisti che oggi vogliono abbattere ciò che abbiamo costruito per trasformare la società in un’immensa tendopoli, sovrastata dai castelli dei signori.

@ Grazia Rove. La carta che gli resta da giocare è quella pretesca del tentare di suscitare ad ogni costo, senza andare per il sottile, un senso di colpa, per quanto infondato, che faccia presa almeno sulla parte più suggestionabile dell’uditorio; con accuse grottesche e spudorate verso chi non accetta l’assurdo di un travaso dall’Africa all’Italia.

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27 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Giorno della Memoria, Auschwitz raccontata dai 18enni: “Quei muri sono come quelli che si vogliono alzare oggi””

E’ vero, come notò anche Benedetto Croce, che c’è una continuità tra le falsità del fascismo e quelle della Repubblica, a parole opposta al fascismo. A un magistrato che nel dopoguerra presiedeva la corte del processo ai fascisti della banda Koch un imputato ricordò che durante il Ventennio il giudice usava portare la camicia nera sotto la toga. I caporali che servono gli ebrei oggi che gli ebrei sono potenti e da oppressi sono divenuti oppressori, che ci vendono ai poteri forti, che spacciano gli attacchi etnocidi al proprio popolo per atti di civiltà, sono i discendenti morali dei caporali che tradirono i nostri concittadini ebrei quando questi erano in una condizione di debolezza.

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22 gennaio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Tani “Liliana Segre: “Da ebrea ero clandestina: so cosa vuol dire. Come posso gridarlo a chi erge muri?”. E commuove i ragazzi” “

E’ bene ricordare sempre la più recente persecuzione degli ebrei, quella nazifascista. Anche perché gli ebrei furono perseguitati da chi era in una posizione di potere. Vigliaccamente, la gente accettò gli ordini dall’alto. La stessa vigliaccheria, la medesima vigliaccheria che oggi che gli ebrei sono potenti, e sono serviti dalla crema della ruffianeria nazionale, porta ad accettare la strumentalizzazione di quegli orrori indicibili per favorire la dissoluzione globalista dell’Italia; mentre si finge di non vedere i muri di Israele contro gli altri abitanti della terra che ebrei e palestinesi dovrebbero condividere.

@ maselio. A mio modesto parere, paragonare i ragazzotti africani che si ciondolano a nostre spese agli ebrei nei lager, e considerare come fuori tema e “inquinante” (!) il tema della discriminazione ebraica verso i palestinesi mentre da ebrei si sale in cattedra a predicare principi universali di uguaglianza e pace, e da quella cattedra si paragonano al razzismo fascista gli italiani che stanno subendo un’invasione contro la loro volontà, non è una posizione seria e decorosa.

@ ilfattodiluca. Ai tempi della banda Irgun anche gli ebrei facevano i terroristi. E comprendevo le loro ragioni, quelle di volere avere una terra dopo tante persecuzioni. Oggi però a sentire voi le ingiustizie ebraiche contro i palestinesi non esistono, e invece esisterebbe un razzismo fascista degli italiani contro gli stranieri che vengono portati qui a forza, contro il nostro volere. Le parole della senatrice sulle violenze a base etnica e sui discorsi strambi coi quali il potere le sostiene sono vere, ma sono anche autologiche: sono anche predicato di sé stesse.

@ Si cominciò a uccidere palestinesi già con la banda Irgun, e non si è smesso. Quell’area è un roveto che arde senza mai spegnersi, come per una maledizione divina. A proposito delle “differenze” mi rifaccio a quello che mi disse un patologo forense ebreo di Boston sul conflitto ebrei-palestinesi: “problem is each group thinks their shit doesn’t stink”.

@ Roberto1969. Una volta un libanese in USA mi disse che gli israeliani facevano assassinare i leader arabi più ragionevoli, quelli che volevano trattare con gli ebrei per arrivare alla pace. Non so se sia vero, ma qui da noi mi sembra si voglia applicare la tattica dell’estremizzazione, stimolando il peggio in un popolo come l’italiano che non ha tra le sue sfortune quella di ritenersi superiore o eletto. Per poi accusarlo di essere razzista. Sembra vi dispiaccia che non ci sia tutto questo razzismo. Trovo assonanze tra il tuo insinuare che vengano adottate in Italia le concezioni di un criminale come Hitler, che era un abile manipolatore delle masse, e questa tattica criminale; e anche con le scritte razziste “goym shit” “gentili merde” che ricordo nei cessi di rinomate università di Boston.

@ Roberto1969. Mi chiedi di dirti se credo 1) che ci sia un’assonanza tra i discorsi di Hitler e gli slogan contro l’immigrazione. 2) Che oggi qualcuno stia manipolando le masse per acquisire potere. Rispondo. 1) è una domanda così tendenziosa e insultante che non merita altra risposta che c’è un’asinanza nel paragonare a Hitler l’opposizione alla violenza dell’immigrazione imposta. Bisogna invece chiedere perché odiate l’opposizione lecita e civile a una violenza etnica di diverso segno, e la vogliate dipingere coi colori dell’infamia accomunandola a frange estremiste, e spingerla in quella direzione. Sul tema della sollecitazione della pazzia estremista in Italia, penso a Moro, si dovrebbe avere almeno il buon gusto di tacere; e noi dovremmo stare attenti, dati i precedenti. 2) Tra quelli che manipolano le masse a fini di potere ci siete voi coi questi discorsi tristi e grotteschi, che arrivano a strumentalizzare un tentativo di genocidio per bloccare il confronto democratico e seminare oggi danno e zizzania. Chiedetevi voi che genere di lezione avete imparato dalle grandi tragedie della storia, e dove vi collocate rispetto ad esse con questo comportamento cinico e disperato.

@ Roberto1969. Grazie, mi fai un complimento. Troppo buono. Ci sono muri che opprimono e mura che liberano. In genere chi pratica l’odierno saturation advertising martellandoci di slogan contro i muri vuole abbattere le seconde e rafforzare i primi.

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11 novembre 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Antisemitismo, Lamorgese: “Parole di odio portano ad azioni violente. Ultimamente sono state sdoganate. Mai abbassare la guardia” “

L’odio è una categoria politica dubbia; è del tutto scorretto parlarne senza distinguere tra le sue varietà. C’è l’odio razziale, che rasenta la psicosi. L’odio del prepotente, del despota, che vuole infangare e distruggere chi gli resiste. “L’odio prudente e vigile dei mediocri” (Celine). L’odio reattivo di chi ha subito un torto; Primo Levi (che rappresenta davvero un’anima nobile nel lager; lui dal seggio di senatore a vita avrebbe diffuso insegnamenti di civiltà autentici) scrisse che comprendeva l’odio delle vittime per i carnefici.

Inoltre insieme all’odio bisogna considerare la figura eterna dei caporali; gli acceleranti dei focolai di odio. Quelli che sotto il fascismo collaboravano alla persecuzione degli ebrei e oggi che sono potenti li servono.

Ieri a una conferenza la figlia di Pinelli ha ricordato che il questore Guida era stato un direttore del confino sotto il fascismo. Collegato al caporale che si reincarna nella storia è l’odio come pretesto per la censura: una retorica usata anche dai fascisti. Nel 1923 stabilirono per legge che i prefetti potevano diffidare i direttori di giornali, pena la sospensione della testata, dal pubblicare quanto “ecciti l’odio di classe”. Posso testimoniare che i questurini e c. di oggi non sono così diversi dai tempi di Bocchini, Leto, Senise e Guida; si occupano, in obbedienza ai poteri attuali, della censura delle denunce di frodi di grandi interessi; e gli fanno comodo false accuse e pretesti ipocriti.

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25 luglio 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post “Segre: “Il paragone tra vaccini e Shoah è follia, il cattivo gusto si incrocia con l’ignoranza”

La Shoah non c’entra. La banalità e la follia delle imposizioni liberticide, disumanizzanti e discriminatorie che la precedettero è invece del tutto rilevante per la banalità e la follia delle imposizioni liberticide, disumanizzanti e discriminatorie attuali.

“Gli ebrei debbono portare la stella giudaica ed essere distinti da tutti gli altri. Gli ebrei debbono consegnare le biciclette. Gli ebrei non possono salire in tram, gli ebrei non possono più andare in auto. Gli ebrei non possono fare acquisti che fra le tre e le cinque, e soltanto dove sta scritto ‘bottega ebraica’. Gli ebrei dopo le otto di sera non possono essere per strada, né trattenersi nel loro giardino o in quello di conoscenti. Gli ebrei non possono andare a teatro, al cinema o in altri luoghi di divertimento, gli ebrei non possono praticare sport all’aperto, ossia non possono frequentare piscine, campi di tennis o di hockey eccetera. Gli ebrei non possono nemmeno andare a casa di cristiani. Gli ebrei debbono studiare soltanto nelle scuole ebraiche. E una quantità ancora di limitazioni del genere. Così trascorreva la nostra piccola vita, e questo non si poteva e quello non si poteva.” Anna Frank.

@ Vitalemare. Io vorrei sentire voci come Primo Levi e Hannah Arendt, non questa figura mediatica senza spessore che si va ad affiancare a Conte, Draghi, Cartabia, tra gli spiriti eletti secondo il metro di giudizio del re travicello che ci è stato imposto. Non ci sono i nazisti. Ci sono quelli che chiamo gli ipofascisti, che usano sistemi indiretti. Compresa la repressione del dissenso per via amministrativa, propugnata a suo tempo dal gerarca Bottai per gli ebrei, lei che parla di libertà di esprimere il dissenso. Il primo dovere qui è di non inventarsi ideologie pseudoscientifiche per discriminare, si tratti di “razze superiori e inferiori” come nel ’38; o di “persone pericolose e non pericolose” (dice lei) sulla base di una descrizione di una ILI degna del Manifesto della razza del ’38. La Costituzione prevede la democrazia; e la democrazia implica l’accountability, la responsabilità e la verificabilità. Non l’alzarsi la mattina e inventarsi, ricevuto l’ordine, teorie sballate ad hoc, come fecero allora altri medici e scienziati* e come fanno oggi quelli del CTS, col codazzo di manutengoli.

*F. Cuomo. I Dieci. Chi erano gli scienziati italiani che firmarono il Manifesto della razza.

@ Vitalemare. Avrebbe fatto meglio a non disturbarsi a rispondermi, e ancora meglio non importunarmi dall’inizio, ma si vede che le piace assumere atteggiamenti condiscendenti. Come al tempo del fascismo, oggi quelli che non portano il cervello all’ammasso sul covid vengono impestati da gente che ha l’impellenza di sentirsi superiore per compensare dolorose consapevolezze. La Lega, Forza Italia, etc., sono quello che dice lei e anche peggio. Ma voi siete ipofascisti anche perché di compromesso in compromesso, di ruffianeria in ruffianeria, di spocchia in spocchia avete finito per porvi moralmente ad un piano inferiore a quello dei vostri compari, coi quali fate affari assieme di notte e che di giorno chiamate fascisti per darvi un’identità. Tanto che vi fate scavalcare a sinistra da loro. Tanto che siete più zelanti di loro nell’instaurare, per mera obbediente vigliaccheria, non per smanie sansepolcriste, un regime autoritario, su presupposti frutto di grossolani artefatti. Riguardo ai miei doveri, il caporale della milizia vada a farlo da un’altra parte. Si concentri e cerchi di vedere i suoi di doveri. Da sé, senza farseli dire dagli “scienziati”.

@ Vitalemare. Il credere che gli obblighi vaccinali e le altre misure di igiene pubblica siano questioni di “scienza”, invece che di politica sanitaria, che la scienza sappia qui cosa fare, e che debba dettare legge, è segno di ignoranza o malafede, come quelle che fecero accettare la pseudoscienza del manifesto sulla razza. La scienza vera mostra degli scenari possibili e – importante – ne esclude altri, ammette le aree di ignoranza, e lascia la decisione alle autorità politiche, che se ne assumono la responsabilità, considerati anche gli altri fattori. Come mostrano i numerosi scienziati di alto livello censurati, la scienza vera non appoggerebbe la rappresentazione che viene data di questa inedita “pandemia”, e mostrerebbe che conveniva prendere misure diverse e spesso opposte. Questo è invece sciamanesimo tecnologico, dove il potere fa dire a un simulacro di cartapesta, l’onnisciente e benefica grande dea scienza, ciò che gli interessa che la gente creda.

Lei mi concede il dialogo purché io non mi esalti; dichiara la necessità di “isolare” quelli che non ci stanno, come “pericolosi”, accomunandoli a “ladri e mafiosi”, e mi dà del “folle”. Che vuole che le dica. Il covid sta mostrando che le teste delle persone non sono tanto cambiate dai tempi della peste del Manzoni, e da quelli dell’Italia del Ventennio. Se vuole continuare a darne prova coi suoi sproloqui di ometto in camicia nera, patetici e inquietanti, faccia pure.

@ Vitalemare. I lockdown sono una novità, non studiata scientificamente, non attuata e non prevista prima, e criticati come inutili e dannosi da una moltitudine di specialisti di alto livello. Ioannidis, da subito, per dirne uno. Obbligare o costringere a vaccini anticovid di dubbia provenienza e utilità e di accertata pericolosità è per ora una esclusività italiana. Tutti scemi e barbari nel resto del pianeta? 100 anni fa l’Italia diede dal mondo, con l’esempio, la parola e il concetto di “fascismo”. Continuiamo ad aprire nobili strade per il progresso dell’umanità? Medici e infermieri sono clinici, non sanno di queste cose. E non sono tra le gerarchie angeliche, ma hanno interesse a fare i venditori di medicina. La maggioranza, manipolabile già ai tempi di Le Bon, di cui Mussolini era un estimatore, fa storicamente disastri, vedi il consenso ai dittatori. Etc. Invece di tenersi le sue opinioni sballate, lei le sbandiera e le butta addosso agli altri. Così come darmi dell’esaltato non è un ‘offesa, dice lei, non prenda come un’offesa la constatazione empirica che lei è il prototipo dei tanti che ripetendo le parole d’ordine senza sapere niente e senza capire niente fanno da zavorra che sposta gli equilibri a favore del male. Uno che in questo stato dice che sono gli altri che devono avere dubbi e stare zitti; ricorda i personaggi di Remarque dove descrive l’affermarsi del nazismo tra il popolo.

@ MrDrugo. Non sappiamo cosa avrebbe detto Primo Levi. Chimico, avrebbe forse guardato al contenuto dei vaccini, senza accettarli a boccetta chiusa come fate voi. Ci ha insegnato che a dividere tra salvati e sommersi si selezionano i peggiori. Hannah Arendt, che è la torpida mediocrità della massa acquiescente, più che la pazzia furiosa di pochi, a dare potenza al flusso del grande fiume del Male. La Segre, che non ha pregressi meriti intrinsechi, ma solo la condizione di ex vittima quando il suo gruppo è ora forte e spadroneggia, e viene pertanto lisciato dai caporali odierni che allora avrebbero approvato le infami discriminazioni, ripete la propaganda ufficiale e difende la supposta unicità del tentato genocidio degli ebrei. Lei ripete “campo di sterminio” 10 volte. Anche fare dell’orrore indicibile passato una bandiera nella quale avvolgersi per promuovere impunemente altre violenze e sopraffazioni fa venire la pelle d’oca. Perché mostra che quel seme di male è ancora vivo. Lei non capisce che vietare con pretesti che fanno strame della ragione una pizzetta a Pinco Pallino e vietarla con pretesti che fanno strame della ragione ad Anna Frank stanno dallo stesso versante; stanno oltre il valico. Il valico del rispetto della persona, passato il quale può esserci di tutto, dallo sfruttamento schiavista tramite lo Stato, alla medicina truffa istituzionalizzata, al lager. Non capire non è una colpa; ma lei che se ne vanta e parla a me di vergogna dovrebbe guardarsi allo specchio.

@ MrDrugo. Ho detto che non so cosa ne avrebbe pensato Levi. Non ne insulti la memoria dicendo che avrebbe fatto come lei. Cioè il pecorone sbruffone. Levi ha spiegato come la persecuzione cominciò con l’accettare un clima simile a quello di oggi.

Ricambio la disistima. Non so quanta “carne” ci sia in quanto scrivo e che “puzza” emani. I suoi scritti sono puliti: nel senso di content-free. Al netto degli insulti beceri, naturalmente. E’ arci squallido strumentalizzare una tragedia per ottenerne meriti, e vantaggi ai fini di basse operazioni di potere che ne ripetono i prodromi. Con quelli di Forza Nuova fate dei duo affiatati. Nessuna misura, tanta arroganza squadrista, e lamentosità ruffiana. Mi sono a volte chiesto se non siate d’accordo, per buttarla in caciara. Sembrate della stessa pasta. Per rifarmi la bocca rileggo “The Israeli People`s Committee Report of Adverse Events Related to the Corona Vaccine, April 2021: Never has a vaccine injured so many.”

@ MrDrugo. E’ lei che ricorre al mendacio, falsando le cose che ho scritto, per potermi insultare. Che è l’unica cosa che sa fare. Perché non spara un po’ di parolacce senza tanti giri di parole e si toglie dai piedi, invece di farmi perdere tempo? Non credo che dilungarsi sarà positivo per il suo compito. I troll di supporto alla senatrice vengono forniti dallo Stato, o da terzi?

@ Negromontanus. Caino non è nato nel 1921 e non è morto nel 1945. Le limitazioni imposte allora agli ebrei trovavano origine nel razzismo antisemita, mascherato con false teorie biologiche e antropologiche e condito di false narrazioni. Quelle simili di oggi sono emanazione di disegni politici ed economici di scala mondiale, mascherati con false teorie biologiche e false narrazioni. Entrambi i casi, razzismo e calcolo di potere, sono sviluppi di profondo disprezzo per le vite degli altri e di considerazione di sé megalomane. Un altro punto in comune è che allontanando scienziati ed intellettuali ebrei Germania e Italia danneggiarono sé stesse: oggi promuovendo i medici e gli scienziati signorsì ed epurando quelli che hanno sufficiente intelletto e integrità per capire e non piegarsi, voi entusiasti della separazione tra degni e indegni e dei roghi della scienza “degenerata” vi punirete da soli.

Giovanni Zac. Io temo proprio che Lei qualche problema lo abbia, per il suo bene veda di scoprire quale.

@ Giovanni Zac. C’è un aneddoto, che non ho il tempo di riportare, di re Salomone che con tutta la sua saggezza ammette che contro la stupidità neppure lui trova rimedio. Lei è quello che “L’unica motivazione per essere No Vax è avere nel DNA una mutazione di tendenza Nazisto dittatoriale”. Però avete anche qualche diagnosta di livello per la pratica infame della patologizzazione del dissenso. Complimenti alla senatrice a vita Segre.

Giovanni Zac. Re Salomone potrebbe avere ragione…ne tragga insegnamento.

@ Giovanni Zac. Lo so da tempo quanto aveva ragione Salomone. E di sicuro il Suo genoma, Zac, è puro 100% sotto questo profilo…

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10 agosto 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post “Milano, cerimonia per l’eccidio di piazzale Loreto. Cenati (Anpi): “Vergognosi paragoni tra Shoah, regime nazista e regole anti-Covid”

CENSURATO
I partigiani del 26 aprile.

Arizona2. Vergognati.

@Arizona2. Ti risponderei “Vergognati tu”. Ma l’esercito dei ragazzi di Cucarasi, di tutte le varietà, che hanno ridotto così l’Italia, è immune da questo sentimento.

G. C. Fusco. I ragazzi di Cucarasi. In “Le rose del Ventennio”. Sellerio, 2000.

Non censurato:
Va tutto bene per i diritti, il lavoro, la democrazia. Per la Costituzione del 1948. Chi lo nega, e nota somiglianze con i primi passi mossi dalle dittature novecentesche, si deve vergognare. Un altro audace colpo di mano contro le preponderanti forze nazifasciste di quelli della “26 Aprile”. La brigata partigiana di chi sa stare al mondo, prendendosi sia le medaglie per la lotta all’oppressione sia le prebende per il servaggio agli oppressori. Alla faccia di chi combatté e perse la vita, e dei fessi che credono a queste continue pompose autocelebrazioni tenute col pretesto di commemorare ciò che in realtà si è tradito.

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9 novembre 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Liliana Segre: “Per la prima volta denuncerò un no vax. Sono stata tanto tempo in silenzio, ma adesso farò causa a chi mi ha insultato””

E’ uno di quei casi dove bisogna evitare la trappola della compensazione tra torti che ricalca il fraintendimento sulla terza legge di Newton. Offese e minacce alla Segre vanno considerate in sé, e se del caso sanzionate, senza sconti. D’altra parte andrebbero considerati separatamente i danni – ben più gravi – della deceptive coercion sugli inoculi. I siringatori stanno attaccando e cercando la caciara per difendersi. Per evitare di rispondere delle loro responsabilità nell’operazione covid; e mantenere la posizione di superiorità morale che hanno usurpato, col golpe morale oltre che materiale. Avendo dalla loro il potere e le sue emanazioni, incluso il sistema giudiziario, dai vertici in giù. “Ognuno dei due crede che la loro m. non puzza” mi disse un medico ebreo sul conflitto Israele-Palestina. E in Italia i magistrati sul covid hanno mostrato di considerare che i tanfi non sono uguali davanti alla legge. A seconda di chi li emette. Riconoscendo come profumo, da tutelare, l’odore di morte e oppressione. Siamo il Paese delle mancate epurazioni dopo il 1945, affidate a un magistrato, La Torre, autore di articoli sulla rivista “Diritto della razza” pochi anni prima, al tempo del “Manifesto degli scienziati razzisti”; e con il magistrato presidente del Tribunale della razza, Azzariti, messo a presidente della Corte costituzionale, a tutela dell’uguaglianza dei cittadini “senza distinzioni di razza”.

@ Ermete Macchioni. Sì, non c’è bisogno di scomodare Hannah Arendt o Primo Levi. Basta Totò, sulla figura del caporale servo del male che attraversa le epoche sempre uguale a sé stesso sotto vesti diverse e talora opposte. Invece di dirlo a me, badi lei (12 commenti in un’ora su questo post) a occupare meglio il suo tempo: lei presenta grave anosmia – come ho detto riportando il commento di un medico ebreo di Boston – che come sa è un sintomo del covid. Invece di stare a cincischiare a fare vedere il suo zelo ai superiori corra a farsi fare la quinta botta di mRNA. O se l’ha già fatto si prenoti per la sesta.

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27 gennaio 2023
Blog de Il Fatto

Commento al post “Giorno della Memoria, Mattarella: “Hitler e Mussolini responsabili della Shoah, ma ci fu tacito consenso dovuto anche all’apatia morale”

CENSURATO
E’ vero: certi mostri sono costituiti da sciami. Mussolini, dittatore espressione di un’Italia paesana, aveva detto “Il razzismo è roba da biondi” ma i compaesani non glielo rinfacciarono quando divenne discepolo dell’esaltato del quale era stato maestro. Oltre all’apatia morale del popolo un altro elemento da non dimenticare è che i capi si accodarono alla follia di poteri esterni, attirando così sulla nazione sciagure mentre la rendevano partecipe di un disegno infame. L’apatia del popolo va quindi ricordata anche riguardo al consentire la tradizionale tendenza dei vertici ad asservire l’Italia a poteri sovranazionali, alla Franza o alla Spagna del periodo storico, ideologicamente e materialmente, fino a lasciargli depredare il Paese e a obbedire a ordini rovinosi.

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11 ott 2023
Blog de Il Fatto
Commento al post di F. Grasso “Non riesco a credere che governo ed esercito israeliani siano stati colti di sorpresa”

Dà da pensare. Come i dubbi sollevati su 11 settembre, Pearl Harbor, l’incendio del Reichstag. La storia delle stragi e degli omicidi politici in Italia è essenzialmente quella di terrorismo e mafia pilotati. Il Principe si avvale anche di omicidi catalizzati e catalizzatori*, es. gli affogati dei barconi che giustificano il far figurare come salvataggio il servizio navetta. Se vogliamo che entrambi i popoli abbiano una loro terra, nella quale vivere in pace invece di questo inferno perenne che mette a rischio la pace mondiale, quello che possiamo fare noi cittadini comuni è avere il coraggio di individuare il vero, per quanto pazzesco, dietro le falsità di guerra. E’ difficile. E essere perbene non aiuta. Mattei probabilmente non credeva che avrebbero abbattuto un aereo con a bordo anche un cittadino USA, il corrispondente da Roma di “Time” e “Life”. Ambrosoli scrisse che non lo avrebbero ucciso perché sarebbe stato un omicidio firmato. Per ottenere la verità bisogna comprendere che poteri come quelli che sostengono i due contendenti ragionano e agiscono secondo calcoli per noi impensabili. Putroppo in Italia beviamo qualsiasi favoletta che permetta di non metterci in urto con il potere; e così siamo sottomessi a una classe dirigente di ruffiani, che ci vende, es. fornendo a livello internazionale la strage casus belli per l’operazione covid.

*Le morti catalitiche. Sito menici60d15.
** Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale . Ib.

@ Volpesio. Si considera che i vertici USA sapessero dell’imminente attacco senza dichiarazione giapponese, e che lo abbiano subito volutamente (ma salvando le portaerei). Per lei, se non si sono bombardati da soli non può esserci stato complotto. Una concezione da bambini. Io invece alla parola “complotto” penso al libro “Il golpe inglese”, Cereghino e Fasanella, Chiarelettere 2011, I capitolo, su come gli inglesi avrebbero manovrato Matteotti, dandogli documenti che rivelavano la corruzione di Mussolini e della casa reale e poi favorendo la sua uccisione da parte dei fascisti. Consiglio di leggerlo a chi voglia rendersi conto di cosa è un complotto. Almeno come schema. Se non si vuole indulgere in cretinate puerili. Non ci sono innocenti tra chi tesse questi giochi. Come cantava De Andrè, non ci sono poteri buoni. Travaglio lo ha giustamente ribadito, di non usare le categorie moralistiche dell’asilo d’infanzia nel definire immani voragini come il conflitto arabo-israeliano. “Sia gli ebrei sia i palestinesi credono che la propria m. non puzza” mi disse un ebreo di Boston. Sulle tecniche di provocazione poi, quelle praticate dalle nostre istituzioni nobili e cuor di leone per fare figurare la vittima come soggetto negativo, per screditare denunce scomode, quando ci sono in gioco gli interessi di poteri internazionali, potrei scrivere per diverse pagine.

@ Volpesio: “Antieconomico”?. Come è tipico delle guerre, i danni vanno ai poveri cristi che ne sono vittima, ebrei e palestinesi (e, in misura non paragonabile, a danno di noi poveri cristi, che veniamo ulteriormente spennati in nome della guerra giusta). Mentre si parla di enormi interessi finanziari che beneficiandone vogliono tenere acceso il focolaio del Medio-Oriente (La bolla di soldi e di armi sotto il brand di Israele. Comidad, 12 ott 2023). Così come non è stata “antieconomica”, ma lucrosa per chi l’ha pilotata, e dannosa per gli uccisi, la strage false flag covid in Lombardia nel 2020, ottenuta con un mix di indicazioni tecniche iatrogene e panico (v. sopra); peraltro secondo commentatori anglosassoni compensata con i 30 denari del PNRR (v. Peggio di Marcinelle: morti iatrogene per l’operazione covid in cambio di finanziamenti UE – Italy 2020: Inside Covid’s ‘Ground Zero’ in Europe. 21st century wire, 7 mar 2023. – Covid 19: a global financial operation. Off Guardian, 2 gen 2023.).

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza…
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Ché quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe’ li ladri de le Borse.

Trilussa, ott 1914.

 

 

@ Volpesio: Davanti ad anomalie su gravissimi fatti di sangue – come le BR “samurai invincibili” per Moro, o i capimafia imprendibili per 30 anni mentre girellano per il loro paese – negarle accettando la versione ufficiale e affannarsi a diagnosticare problemi mentali in chi solleva dubbi è indice di cattiva fede o di scarsa consistenza morale e intellettiva.

@ Vulture Culture: All’università, primi anni 80, avendo una simpatia giovanile e ammirazione per la causa degli ebrei, scelsi Israele per uno scambio studentesco. Alla EL-AL prima mi dissero che non c’era posto, e che mi avrebbero chiamato se se ne fosse liberato uno. Mi chiamarono, e divenuti cordiali mi fecero comprare il biglietto. Sull’aereo, e per tutta la permanenza, persone cordiali, che però alla fine chiedevano sempre a me banale studentello se conoscessi palestinesi. Quando dissi che alla Cattolica di Roma non ci potevano essere musulmani, mi risposero che ce n’erano. In una gita ci diedero una vecchia carabina M1, che portavamo a turno. A Masada aspettammo l’alba, una decina di ragazzi di diverse nazioni, nella tenda di guardia dei soldati accanto all’ostello, scherzando e chiacchierando. Ci dissero che coi binocoli avevano visto tracce di passi su una striscia di sabbia che rullavano apposta. Quando io e l’altro italiano dicemmo che eravamo passati di lì per provare il bagno nel Mar Morto ci guardarono, e telefonarono. Mi raccontarono cose come soldati uccisi di sorpresa sotto la doccia dagli egiziani. Le infermiere uscivano coi mitra. Non ho certezze, ma in questo caso anche l’alternativa, con Hamas che circola per Israele come i razziatori in un villaggio di inermi peones, mi sembra un poco un fumetto. Shit happens, sometimes; but most of the time it is laid out willingly by humans.

@ Vulture culture: Per mia esperienza è vero, diversi ebrei sono persone normali, con orizzonti di vita normali. Ma da quel che si sa della infame storia delle persecuzioni contro gli ebrei, da quel che si vede dai media, di attentatori uccisi quasi all’instante, di crimini commessi per i quali bisogna attendersi vendetta, della recente tradizione militare e di intelligence, è difficile credere che Israele sia diventata da capo a piedi una comune di scemi imbelli. A Metulla vidi distese di carri armati. Davanti alle proteste di volere la pace, chiesi a che servissero. Mi risposero che la sera si lì accendevano i fuochi, si suonava la chitarra… Mesi dopo invasero il Libano.

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31 gennaio 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post “Segre: “Non devo discolparmi per quello che fa Israele a Gaza. Sbagliato mescolare Giorno della Memoria con cose diverse””

Se ci fosse un Aldilà, lì gli ebrei massacrati dai nazisti e venduti dai connazionali fascisti, e i palestinesi massacrati dagli ebrei e venduti dai loro, guardando i pifferi di montagna dei palestinesi e il chiagne e fotte degli ebrei forse scuoterebbero la testa e con gli occhi lucidi si abbraccerebbero.

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7 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post “Basile attacca Segre: “Sente dolore solo per i bimbi ebrei. Imita i nazisti?”. Il figlio della senatrice a vita: “Falso. La quereleremo””

Oggi Il Fatto riporta un insigne intervento di Travaglio sui comportamenti geneticamente fascisti che vengono ignorati quanto le carnevalate nostalgiche sono esaltate*. Al suo elenco potrebbero essere aggiunte altre voci. Come lo special pleading, il considerarsi esentati dai principi che si predicano. La Basile poteva esprimersi in forma più articolata, ma in sostanza ha evidenziato ciò che è lampante: che gli ebrei come la Segre praticano forme di special pleading nella comparazione tra il record negativo di atrocità e bassezze subite dagli ebrei e le atrocità e bassezze, non da record ma pure abissali, che Israele sta purtroppo attuando.

*Travaglio a La7:”non credo che tornerà il Duce ma un Italia un fascismo meno targato è presente. Ed è di destra, di sinistra e di centro.”

8 febbraio 2024

di Elena Basile

Le scuse di Elena Basile alla senatrice Segre: “Ho sbagliato ad agire molto frettolosamente, spero potrà dimenticare l’offesa ricevuta”

Alla fine la Basile ha fatto da spalla. Quando si sarà finito di parlare dell’alta statura morale di Liliana Segre si dovrà tornare a considerare lo special pleading, l’eccezione morale sui massacri commessi da Israele che gli ebrei pretendono mentre giustamente ci ricordano la Shoah. Special pleading al quale la Segre non è estranea, e che ora se vorrà può meglio continuare a promuovere. Bisognerà parlare della viltà mondiale del non avere mandato forze di interposizione a fermare i contendenti e proteggere le due popolazioni – anche da quelli che all’interno di entrambe le hanno vendute – in quel minuscolo appezzamento del globo; di come il sangue scorre mentre si fa salotto.

Tra le colpe nazionali andrebbe contata quella di non avere dato a suo tempo un seggio di senatore a vita a Primo Levi, che l’avrebbe meritato pienamente, ci avrebbe risparmiato di questi spot e dallo scranno avrebbe avuto parole di saggezza e umanità autentiche, che avrebbero ammutolito invece che aizzare.

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11 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post “Sanremo 2024, l’ambasciatore d’Israele attacca Ghali per aver detto “stop al genocidio”. Gasparri: “La Rai si scusi”. Fassino: “Dovevano ricordare le vittime di Hamas”. E l’ad Sergio: “Solidarietà alla comunità ebraica””

E’ sicuramente peggio che vergognoso che la RAI tramite Fiorello – quello che dalla rete pubblica dileggia i menomati da vaccino – abbia fatto pubblicità occulta pro sovradiagnosi di melanoma, invitando a sottoporsi alla “mappa dei nei”. Una pratica non validata, che appare fatta apposta per favorire la sovradiagnosi. In USA si è stimato che nel 65% dei casi le diagnosi di melanoma sono sovradiagnosi: non c’è il temibile cancro*. Perfino l’ultraortodossa American Medical Association ha parole di critica per la propaganda del cancro tramite celebrità**. Propaganda che fa presa nei più indifesi:

“If we go back to Milly… on her way to the mole-mapping clinic every second billboard seems to be about skin cancer, and every third billboard about raising funds for the Cancer Society.”

Si discrimina anche sulle vittime: la denuncia del Male è ordinata secondo la forza dei poteri che ne sono stati colpiti. la Shoah è l’orrore più grande, ma anche il più sacralizzato. I palestinesi hanno degli appoggi; trova così voce la denuncia del loro massacro in quell’adunata oceanica che impone conformismo e superficialità che è Sanremo. Dove altre infamie di massa, le frodi sul cancro, vengono invece taciute, e vi si collabora, i potenti essendo concordi sul praticarle.

*Ecological study estimating melanoma overdiagnosis in the USA using the lifetime risk method. BMJ, 2023.
** How Should Clinicians Respond When Patients Are Influenced by Celebrities’ Cancer Stories? AMA Ehics, 2018.

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12 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Granato “Quella di Ghali è la vera hit di Sanremo, lui che ha avuto il coraggio di dire la parola proibita”

L’arte del sembrare coraggiosi mentre si pratica la viltà non poteva avere pulpito migliore di Sanremo, il tempio della superficialità e del conformismo. I nostri politici vilmente si astengono dal prendere la posizione di stop al massacro, per compiacere gli ebrei, ora che gli ebrei sono potenti. (E non separando i contendenti non tutelano, come pure si dovrebbe, neppure gli ebrei, che seguendo Netanyahu si stanno attirando esecrazione e odio). Siccome anche i palestinesi hanno poteri alle spalle danno loro un contentino con questa patetica uscita “ribelle”. Da notare che nella stessa trasmissione Fiorello ha fatto uno spot pro frodi mediche*; le vittime di queste frodi, che siamo tutti noi, non hanno protezione; la RAI e chi la controlla quindi collaborano. A riprova del carattere mercenario di Sanremo, che mescola il mandolino a cose serie e gravi e, espressione di una classe dirigente debosciata, dosa la morale a seconda degli interessi dei potenti che serve. Gli italiani, sempre troppo pronti ad applaudire, dovrebbero invece riconoscere come un segno di disprezzo che vengano spacciate per virtù le gag sul palcoscenico-marciapiede dell’Ariston.

*Commento di menici60d15 al post dell’11 febbraio 2024 “Sanremo 2024, l’ambasciatore di Israele attacca Ghali per aver detto “stop al genocidio”. Gasparri “La Rai si scusi”. Fassino: “Dovevano ricordare le vittime di Hamas”. E l’ad Sergio “solidarietà alla comunica ebraica” “.

@ darthvader. Tu dai giudizi troppo tranchant. C’è qualcosa di orwelliano nella pressione a celebrare il festival di Sanremo, così sproporzionata rispetto al merito musicale, e cieca ai demeriti di costume. Si dice che convenga incoraggiare i popoli subalterni a cantare, per non farli pensare e tenerli sottomessi. Ciò non toglie che per Sanremo nei decenni siano comunque passate tante belle canzoni.

Il festival è l’ultimo luogo dove parlare di cose importanti. Come le guerre, o il cancro. Ma sostenere che le tragedie degli ebrei e dei palestinesi, e i conseguenti pericoli per il mondo, non ci devono riguardare, fa congetturare, Darth, che l’elmetto, la maschera e forse anche il mantello e il maneggio della spada laser intralcino le tue capacità cognitive; peggiorandole, visto che sono le stesse che ti hanno spinto ad acconciarti così.

@ checilascialoz@mpino. Data una mia giovanile passione per la causa ebraica, da studente di medicina scelsi Israele per un mese di scambio studentesco. Tra i ricordi positivi ho quello della disponibilità dei medici. Nell’insegnarmi una procedura (il prelievo di sangue arterioso) mi spiegarono che la prima cosa è mettersi in una posizione comoda, con gli strumenti pronti e ben disposti. “Altrimenti avrai problemi, e comincerai a sudare”. Non ho dimenticato la lezione, che ritengo vada applicata anche sul piano intellettuale. Che cosa c’entra Sanremo con una questione solenne e complessa come lo scontro Israele-Palestina. La si deve affrontare in un ambiente adatto e preparati; consapevoli che mentre l’orrore e la follia sono chiari, e vanno fermati senza discussioni, molto probabilmente noi pubblico non abbiamo tutti i dati e gli strumenti per comprenderne cause ed effetti. Non aiuta molto buttare la frasetta furbetta tra strimpellate e buffonate, mentre sottobanco si favorisce la strage; e insieme alle marchette RAI-Fiorello pro frodi mediche (che ci riguardano direttamente, e dovrebbero essere oggetto di indagine e contestazioni, prima di mettersi a fare la morale agli altri sui massimi sistemi).

Un’altra cosa memorabile che mi disse un ebreo, a Boston; questa sul conflitto tra loro e gli arabi: “Each group thinks their shit doesn’t stink”.

@ checilascialoz@mpino. Se non glielo diceva Ghali gli italiani non avrebbero fatto caso al bagno di sangue in corso in Medio Oriente, dice lei. Anch’io ammiro maestri come Baudrillard, Benjamin, Brecht, etc. Ma la sua perorazione mi fa venire in mente un autore infinitamente minore, la garbata Lina Sotis. Che alla voce “Sessantotto” ha descritto quello che chiama “il sovversivo da salotto”: “Famosa è rimasta la frase di una bella signora francese, moglie di un illustre giovane filosofo, che prima di partecipare a una manifestazione nelle strade di Bologna disse: «Je suis habillée’ en robe de combat», riferendosi alla sua tuta mimetica che usciva da una boutique di grande nome.”

Si organizzino continue manifestazioni pacifiche a Roma, e nel resto d’Italia, per chiedere la fine della viltà, smettendo di fornire i mezzi materiali del massacro, e che i contendenti vengano subito separati da una forza di interposizione e protetti. Allora potrete assegnarvi a vicenda, come fa lei, le medagliette per il “coraggio”; o almeno di esservi impegnati per la pace potrete dirlo with a straight face. Non per avere applaudito i “combattenti” in tutina e paillettes di Sanremo. Benjamin forse oggi osserverebbe che al tempo del marketing che sostituisce le ideologie non solo le idee ma ora anche il “coraggio” arriva predigerito.

Diplomi di laurea bruciati sul sagrato. Tornano i roghi?

21 January 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Post del 21 gen 2008

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A Mairano, nella bassa bresciana, alcuni giovani dottori hanno bruciato le loro lauree in un bidone sul sagrato della chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, col consenso del parroco. Un segno di solidarietà al Papa secondo “Petrus”, il quotidiano online sul pontificato di Benedetto XVI. Naturalmente i testimoni della Fede, alcuni dei quali amministratori locali di scuola UDC, hanno bruciato delle fotocopie, non gli originali. Questo gesto mette in luce due aspetti. La tirata antiaccademica del clero è appagante per chi non prova un’attrazione eccessiva per la conoscenza. Nel Bresciano, zona ricca e a basso tasso di scolarizzazione, chi è sazio e ignorante guarda con antipatia a tutto ciò che sa di intellettuale. Mentre sarà comprensivo vedendo bruciare il simbolo degli studi universitari, che anche nelle migliori condizioni sono una fatica, per molti peggiore di quella che si fa tirando su muri di mattoni. Così come dev’essere una bella soddisfazione per quei questurini, carabinieri e vigili urbani che da studenti non eccellevano, essere mandati a fare sentire il fiato sul collo a chi legge e poi scrive cose che spiacciono a chi dirige i loro superiori. Il pontefice ha lanciato un appello “ad asinum” contro i riottosi che avendo letto qualche pagina pensano di potersi sottrarre all’autorità della Chiesa e dei suoi sapienti. Da oggi per molti invece di dover dire a sé stessi “avevo poca voglia di studiare” sarà più facile dire: “i miei princìpi mi impongono di difendere la libertà di espressione del Santo Padre”. Un appello al miscuglio di disprezzo e invidia del fascismo piccolo borghese verso qualunque tentativo altrui, per quanto debole e incerto, di emanciparsi e realizzarsi umanamente tramite un po’ di cultura.

Un secondo aspetto è la manipolazione. Si è già visto che i professori della Sapienza sono stati presi in contropiede, che si è montato un caso mediatico, principalmente grazie al tradimento del rettore. Sorprende che si faccia anche un rogo: il clero, che ha già bruciato libri, e persone in carne e ossa, e anche persone in effige quando non riusciva ad acchiapparle, dovrebbe avere i “carboni bagnati” su questo argomento. Forse invece di guardare al fuoco bisogna guardare al fumo: la Chiesa e i poteri connessi stanno spingendo per allestire un teatrino che vede uno scontro laici-cattolici. Oltre all’ovvio fine di screditare e intimidire per estendere quanto più possibile il dominio e il controllo clericale anche sull’università, può essercene un altro, più sottile ma non secondario: definire il dibattito sulla libertà di ricerca come limitato allo storico contrasto tra laici e clero, escludendo fattori più recenti e più importanti, ma che a nessuno dei contendenti conviene presentare, a partire dagli interessi economici.

Non siamo più nel Seicento di Galilei, ma nell’era della big science quotata in Borsa. Oggi all’oscurantismo della Chiesa si affianca quello della ricerca commercializzata. Lo scientismo è una seconda chiesa, che al di fuori della provincia italiana ha un potere comparabile a quello della chiesa di Roma; una chiesa col suo clero, i suoi bigotti, i suoi miracoli, le sue necessità di censura. In alcuni campi della ricerca, dove è stretto il legame col profitto, si è ormai affermata una “neoalchimia”: una forma moderna di mescolanza tra sperimentazione empirica e superstizione magica. La scuola di fisica della Sapienza è un serio centro di scienza. Mentre, è noto a molti, la scienza delle multinazionali farmaceutiche, che domina l’intera biomedicina, il settore della ricerca più ampio e politicamente più sensibile, è pesantemente inquinata dagli interessi commerciali e finanziari, tanto che può divenire fraudolenta. Il prestigio che la scienza ha ottenuto con successi medici reali sta venendo speso per operazioni speculative. E’ interessante osservare che con questo particolare tipo di scienza, con la chiesa scientista, il Vaticano ha buoni rapporti. Fanno affari insieme, anche se durante il giorno mostrano di litigare. Lo scopo del revival dell’ingerenza del clero sugli studi accademici, con numerosi aspetti grotteschi e gratuiti come questo delle lauree bruciate, potrebbe essere anche quello di falsare i termini della questione, sostituendo un anacronistico e semplicistico scontro di sapore ottocentesco alla contrapposizione maggiormente rilevante, che oggi è quella tra la scienza per fare soldi e la scienza disinteressata.

In questo modo, le buone ragioni della difesa dell’autentica libertà della ricerca aiuteranno il cattivo obiettivo della difesa della ricerca commerciale e manipolata. La Chiesa ha forti interessi nel business della biomedicina. Mentre ha poco da temere, e tanta pubblicità da ricavare, dalle recriminazioni del gracile laicismo italico. Anche perché, non va dimenticato, coi suoi protetti di CL e Opus Dei è già insediata in maniera inespugnabile nell’università. Invece, una difesa della laicità della scienza ingenuamente incentrata sulle ingerenze clericali lascerà deserto il dibattito di massa sul fronte più attuale e importante: i conflitti di interesse commerciale che corrompono la ricerca. L’intento di costruire un pluralismo bipolare, nel quale le due uniche posizioni legittime sono da un lato quelle dei cattolici e dall’altro quelle di chi considera l’attività scientifica come un valore in sé, per definizione giusto e positivo, può spiegare perché il fuoco della polemica è stato fatto avvampare, anche con interventi contrari ai doveri istituzionali, da Napolitano, Prodi, Mussi, Turco e dagli altri professionisti della politica di quasi tutti gli schieramenti. La lobby per la ricerca come fattore di profitto è trasversale e interessa le più alte cariche.

Il fatto che il clero nutra tradizionalmente sospetto e ostilità verso la scienza non implica che al contrario sia buono tutto ciò che “la scienza” – in realtà la tecnologia avanzata commerciale – ci vuole propinare. Ad esempio, gli sbandierati annunci all’opinione pubblica della speranza nelle staminali appaiono come un bluff laico, che ha fondamenta più solide nel marketing che in conoscenze scientifiche acquisite (Stem cell hopes distorted by arrogance and spin. Guardian, Sept 5, 2005). La Chiesa, mentre solleva obiezioni sulle staminali embrionali, partecipa all’affare con suoi centri di ricerca. A Mairano si bruciano i diplomi di laurea davanti alla casa di Dio, ma a pochi chilometri, in Brescia città, lo stesso clero gestisce, mediante le suore Ancelle della carità, un centro di ricerca sulle staminali. Bisognerebbe riflettere sulla qualità della ricerca che può provenire da laboratori controllati da un’istituzione che fa bruciare, in effige, le lauree emesse da università che non controlla pienamente; e bisognerebbe riflettere anche sulla circostanza che si tratta di una ricerca allineata a quella “laica” sulle staminali; la stessa ricerca che è difesa, spesso sulla fiducia, dalla maggioranza di coloro che difendono i 67 firmatari della lettera sul Papa alla Sapienza.

I preti tendono anche ad assumere su di loro la veste dello scienziato e quella del medico, sapendo che sono queste le figure ieratiche convincenti nella cultura contemporanea. Quando il cielo si spopola di dei, la terra si riempie di idoli, è stato detto. A ben vedere, quando degli scienziati ripetono al pubblico l’annuncio fantascientifico che possiamo attenderci la venuta di un’era dove sarà possibile ricostituire con le staminali parti di cuore e cervello, si è nel territorio della manipolazione magico-religiosa. Non c’è solo una “esagerazione”, cioè un errore quantitativo, ma un salto qualitativo nell’antiscientifico. Un ambito nel quale in fondo i cattolici si trovano più a loro agio che i laici. Come tutti, anche i “laici”, ammesso che in Italia ce ne siano, se la fanno sotto al pensiero nudo e secco della morte e della sofferenza fisica, e accettano il sollievo di un velo, costituito dalla speranza di una salvezza, magari camuffata da verità scientifica. Andrebbe accettato, come un’evidenza empirica, valida almeno sul piano pratico, che il senso religioso è un carattere costitutivo dell’uomo. Bisogna vedere con quali credenze lo si soddisfa. In effetti, per vedere all’opera il naturale istinto religioso basta guardare alla fiducia cieca nella medicina “scientifica” da parte di molti di coloro che si proclamano tranquillamente atei; e d’altra parte, con tutto questo cinico maneggiare concetti religiosi, con questo impastarli ai soldi e al potere, sono i chierici a dare un bell’esempio di superamento dell’illusione sulla divinità.

Non bisogna quindi lasciarsi impressionare dai roghi sui sagrati, o dalle grida di lesa maestà, e neppure da coloro che, difendendo giustamente la ricerca dall’attacco papale, sostengono di difendere così una scienza pura come giglio. Certo, è utile ricordare che i preti in tasca non hanno la verità; e che invece dalla tasca della tonaca possono estrarre uno Zippo.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia.

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Blog Appello al popolo

Commento al post di Tonguessy “Strutture di potere- Galileo e la Chiesa” del 29 dic 2011

Grazie a Tonguessy per l’ottimo articolo. E’ particolarmente interessante l’osservazione del progresso scientifico come ideologia che allontana il popolo dalla concezione medievale della vita frugale. La promessa di salvezza intramondana che allontana da quella concezione del limite che abbiamo perso, e che farebbe risaltare la Scienza nella sua vera grandezza.

Io sono tra quelli che quando sono in spiaggia sul Tirreno restano a guardare il tramonto sul mare. Uno spettacolo bello in sé, e che induce a riflessioni delle quali “Il silenzio” suonato da Nini Rosso è l’equivalente musicale. La contemplazione del sublime che la nostra stella ci offre quotidianamente è temperata dal pensiero che non è il Sole che cala dietro l’orizzonte, spandendo colori regali attorno a sé; ma siamo invece noi che insieme alle sdraio e a tutto il resto ci stiamo lentamente ribaltando all’indietro.

Anche l’antagonismo Chiesa/Scienza si è evoluto, e credo occorra fare attenzione a non identificarlo con quello dei tempi di Galilei; come invece può essere interesse dei contendenti far credere:

http://menici60d15.org/2008/01/21/diplomi-di-laurea-bruciati-sul-sagrato-tornano-i-roghi/

Resta l’antagonismo ideologico, con la Scienza e la Fede usate come armi; un esempio è dato da come entrambe le parti strumentalizzano la discussione sul darwinismo. Confronto che a volte sbotta in toni che tradiscono l’antica vocazione:

http://menici60d15.org/2011/04/16/i-preambula-fidei-di-san-tommaso-e-quelli-di-de-mattei-e-carancini/

Ma il clero attualmente ha anche interesse a favorire la scienza. Interessi “pastorali”, perché, preso atto che la nuova religione secolare è oggi quella che fa più presa sulla credulità delle masse, preferisce cooptarla e sfruttarla anziché attaccarla frontalmente. (E sa, vecchia volpe, che conviene dargli corda anche perché le magagne della degenerazione affaristica della scienza ne minano la credibilità dall’interno). Diventato lo scientismo un’ideologia parareligiosa, il clero col suo know-how può insegnare ai seguaci di Prometeo come ricavarne consenso e zecchini.

Interessi politici, perché il Vaticano deve trovare un punto di convivenza e alleanza con altri poteri che non può certo contrastare, e che fanno dell’ideologia scientista il loro credo. Appoggiando la scienza, evitando di attaccarla, se non per ridicole questioni teologiche, tacendo sulle strumentalizzazioni e storture dei modi nei quali è praticata, e fornendo servizi di supporto, il clero può acquisire meriti presso poteri che non lo amano.

Interessi economici, perché la “scienza” è in pratica la tecnologia commerciale, e il clero è tra le forze che investono molto denaro e ricavano molto denaro da essa; v. il caso San Raffaele, scoperchiato, nei suoi aspetti finanziari ma non in quelli “scientifici”, nell’anno del passaggio di governo da Berlusconi a Monti.

Così le occasionali rumorose baruffe e le frequenti gomitate non devono fare perdere di vista che tra le due chiese, che se potessero adotterebbero gli argomenti degli inquisitori da un lato e dei lanzi dall’altro, i rapporti sono articolati; come quelli dei famosi imprenditori di Pisa, che litigavano di giorno ma cooperavano di notte:

http://menici60d15.org/2011/04/12/i-futures-di-santa-lucia/

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@Lorenzo. Grazie per questo esempio di teologia scientista.

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18 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Corea di Huntington, speranze dalla terapia genica. La senatrice a vita Cattaneo: “Mai più discriminazione”

In generale, etica della ricerca e cultura cristiana dovrebbero convergere nel tenere l’aspetto etico e quello tecnico separati e distinti. Oggi invece ricercatori e clero cercano la promiscuità. Le malattie gravi inducono a compassione e impongono obblighi di solidarietà. E’ divenuta prassi stimolare ad arte la compassione per rendere credibili le promesse di cura, sostituendo la plausibilità biologica con spot lacrimevoli (bayesanesimo fraudolento). La gravità di una malattia, la sua crudeltà e lo stigma, l’impulso a combatterla, non hanno nulla a che vedere con la possibilità materiale di curarla; ma spesso sono usati, invece che per spingere alla migliore assistenza possibile, per legittimare prodotti hi-tech, basati su teorie di comodo architettate dal business, piuttosto che dalla scienza al servizio della compassione come si vuole fare credere. Presentare casi commoventi, o creare un caso morale*, sono tecniche usate dalle ditte di marketing per aiutare i loro clienti a vendere farmaci costosissimi che non funzionano. E’ divenuta comune l’affermazione di voler “destigmatizzare” per propagandare un prodotto medico carente; es. è stata usata per la colonscopia virtuale**.

*Eichacker PQ et al. Surviving sepsis – Practice guidelines, marketing campaigns, and Eli Lilly. NEJM, 2006. 335:16.
**As radiologists push for “virtual” colonoscopy coverage, risk of misleading readers is real. Health News Review, 12 set 2016.

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17 marzo 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Ruccia “Gandolfini (Family Day): “Cirinnà? Delirio paranoide, parlo da psichiatra”. E invita a pregare per “Non una di meno””

Forse la Cirinnà, che è pur sempre membro di un’aula di clienti dei preti e degli USA, ha annacquato quanto pronunciato nel delirio dell’agonia dal protagonista de ‘Il Balordo’ di Piero Chiara: “Dio, patria e famiglia riducono l’uomo in poltiglia”. Gandolfini, neurochirurgo in un ospedale convenzionato di suore che in una medicina onesta sarebbe superfluo, si mette il camice per attribuire una psicosi clinica alla senatrice che spinge perché la società vada verso la ’lonely crowd’. La medicina bresciana è facile all’abuso diagnostico, viziata com’è dalla magistratura locale. E’ stato cattedratico a Brescia Ermentini, che spiegò le lettere di Moro sequestrato appiccicandogli una patologia psichiatrica (d’accordo con la magistratura romana, favorevole ad un ricovero coatto in caso di liberazione, a sentire Cossiga). Lo psichiatra poi ebbe noie giudiziarie per accuse di referti favorevoli a mafiosi, e fu assolto.

Tra loro volano parole grosse, ma i due sono entrambi bravi esecutori di regioni diverse dello squilibrato modello culturale liberista: vuoi con la promozione dell’incertezza nei bambini sulla propria identità sessuale della trasgressiva Cirinnà, vuoi con i bambini come puntaspilli per l’affarismo biomedico del pio Gandolfini. Sul palcoscenico “libertari” e “uomini di Dio” se le danno di santa ragione, per il visibilio dei rispettivi target elettorali; ma i loro numeri li fanno per lo stesso padrone. Mica sono matti.

Professor Ratzinger, qual è la definizione di omicidio ?

19 January 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Post del 19 gen 2008

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Lo scritto che segue era stato postato su “Altravicenza” il 19 dicembre 2007. Essendoci difficoltà nel forum registrato dei No Dal Molin (spam, azzeramenti, pop-up sul link), cerco asilo qui, negli stessi giorni in cui rimbombano le grida per la censura antidemocratica che il Papa sta subendo per finta, e che chi comanda in Italia applica silenziosamente per davvero. Il post sostiene che vi è un uso strumentale e ipocrita dell’opposizione alla pena di morte da parte dei politici, e considera una singolare affermazione del catechismo ufficiale della Chiesa cattolica a riguardo dell’omicidio (Catechismo della chiesa cattolica. Compendio, Libreria editrice vaticana, 2005. Introduzione di Joseph Card. Ratzinger. n. 470. Che cosa proibisce il quinto Comandamento ?).

No Dal Molin – Contro la pena di morte o contro l’omicidio ?

Inviato: Mer dic 19, 2007 5:08 pm

C’è contraddizione tra il sì alle guerre degli USA, il sì alle loro basi militari, e la richiesta di moratoria della pena di morte? C’è contraddizione tra l’andare a bombardare civili nella regione europea della Bosnia, mentre l’ONU sta a guardare, e l’esortare i paesi del mondo ad abolire la pena di morte nei loro ordinamenti? Qual è il fattore comune che sottende le due posizioni? L’arte del possibile, che è l’essenza della politica? O il meccanismo psicologico della scissione tipico delle personalità narcisistiche, una caratteriopatia frequente tra i potenti ? Ci sono elementi che indicano che non c’è contraddizione, ma costanza di comportamento, tra il Napolitano e il D’Alema yes men a Washington sulla base militare USA la settimana scorsa, e quelli che oggi vengono celebrati come apostoli della non violenza.
L’astensione dalla pena di morte è spesso accompagnata da vistose contraddizioni. Un grande pacifista, oltre che grande scrittore, Tolstoj, racconta (in “Hadji Murat”) della pena che lo zar doveva infliggere ad uno studente di medicina che in una crisi di nervi aveva aggredito con una penna un suo professore, producendogli ferite lievi. Per sua sfortuna lo studente era un cattolico proveniente dalla Polonia, l’equivalente, per lo zar, di uno “Stato canaglia”. Lo zar scrive che lo studente meriterebbe la pena di morte, che in Russia “grazie a Dio” non c’ è. E aggiunge che non sarà lui ad introdurla. Decreta che lo si faccia correre per 12 volte tra due file di 1000 soldati armati di verghe. Lo zar Nicola, spiega Tolstoj, sapeva che quella pena significava una morte non solo certa e dolorosa, ma anche eccessivamente crudele. “Ma gli piaceva essere implacabilmente crudele, e gli piaceva anche pensare che non c’ era pena capitale in Russia”.
Contro la pretesa di uccidere legalmente si sono esercitate forme di ipocrisia più sottili. Un libro famoso, “Sorvegliare e punire” di Foucault, descrive la strana parabola discendente del controllo tramite la forza. Nei secoli si è passati dallo “splendore dei supplizi”, che erano spettacoli pubblici, offerti come divertimenti, a forme di controllo sempre più discrete, sottili ed efficaci, fino all’attuale “biopolitica”: il controllo della persona tramite il controllo sul corpo. Pena e controllore devono diventare invisibili, affinché il potere permei la società in forme impalpabili e impersonali. Secondo Foucault, le spinte a ridurre la pena di morte per ragioni umanitarie sono quindi state accolte strumentalmente, per affinare il controllo. Cesare Beccaria, uno dei primi teorici della umanizzazione delle pene, proponeva di sostituire la pena di morte con la schiavitù perpetua, scrive Foucault. Questo non è un gran progresso, a meno che non si ritenga che vivere in ginocchio fino alla morte sia un grande progresso rispetto al morire prematuramente; ma l’evoluzione del potere nel mondo occidentale sta andando verso la razionalità illuminista del nonno di Alessandro Manzoni. Oggi in effetti nella nostra società il potere mira al controllo delle anime, coi media e gli altri strumenti di persuasione; al controllo dei corpi, al controllo economico e tecnologico, etc. Non più attimi di terrore, ma un ergastolo senza sbarre. E ci sono molti modi incruenti di sopprimere gli indesiderati.
Il potere non sta diventando “piu’ buono”, ma solo piu’ accorto nel dosare la violenza. La sua contrarietà alla pena di morte non solo è strumentale; è anche parziale. No al boia, ma sì agli stermini della guerra, che creano un numero di vittime maggiore di molti ordini di grandezza a quello delle esecuzioni. Le azioni formalmente legali che, sulla base di qualche ridicola scusa pseudogiuridica com’è avvenuto in Iraq, partiranno da Vicenza e daranno la morte senza processo a moltitudini di civili, non toccano le corde umanitarie dei nostri politici. Primi della classe nel seguire Bush nelle sue guerre, e primi della classe nell’indicare agli altri la via dei diritti umani. Con la differenza che le bombe di Bush sono concrete e vengono usate, mentre quella dell’ ONU è una dichiarazione di principio. Un altro ovvio squilibrio è che le condanne a morte sono forme esecrabili di punizione di responsabili di reati, mentre le uccisioni di civili sono massacri di innocenti. Le esecuzioni capitali non cesseranno, e se si ridurranno sarà a causa del processo storico descritto da Foucault, di sostituzione del boia con lo schiavista di Beccaria, in ossequio alle necessità del capitalismo. Nel regno delle vetrine scintillanti, delle promesse di benessere e sicurezza, la violenza ufficializzata può allontanare alcuni clienti. Si preferisce sostituirla con forme subdole, riservando le sue forme classiche e orripilanti a paesi lontani. E’ probabile che la tendenza ideologica descritta da Foucault si estenderà ulteriormente con l’avanzare della globalizzazione. Forse riguarderà anche la terra dove la violenza è una specialità locale quanto la torta di mele. Anche senza l’impegno gandhiano di D’Alema e compagni.
I nostri politici concorrono nell’innalzare materialmente strumenti di morte come la nuova base USA a Vicenza, e, sul piano ideologico, nell’ottimizzare la violenza del potere adattandola a tempi e situazioni. La discordanza è dunque più apparente che reale. Gli stessi politici interpretano simultaneamente il ruolo di Creonte e quello di Antigone. Rappresentare personaggi moralmente opposti nello stesso film era una delle bravure di Totò: Il monaco di Monza, Totò diabolicus, eccetera. In entrambi i casi, i politici furbescamente si allineano, e corrono in soccorso al vincitore. Sia come sostenitori dei cannoni al posto dei fiori a Vicenza, sia come promotori del processo secolare di dematerializzazione della violenza del potere nel mondo occidentale. Mentre la prima posizione appare negativa, con la seconda fanno bella figura. Un’ottima occasione di rifacimento dell’immagine per chi come l’ONU ha diversi peccati di omissione da fare dimenticare, o per chi in Italia, inanellando vergogne su vergogne, ha un urgente bisogno di “dire qualcosa di sinistra”. In questo senso è vero che i politici italiani, con la loro iniziativa sulla pena di morte, stanno dando al mondo una lezione. Una lezione di paraculaggine buonista. Coi punti guadagnati chiedendo di risparmiare la vita a qualche scellerato, a qualche poveraccio, a qualcuno come noi, potranno lavorare in santa pace su grande scala. E anche noi ci sentiamo tutti più buoni, partecipi di quella che sta venendo celebrata come una grande vittoria, ed esentati pertanto da ulteriori sforzi verso la non violenza.
Allontanandoci dai fasti dei nostri politici, esaminiamo il cuore del problema: la differenza tra la contrarietà alla pena di morte e la contrarietà alla violenza dello Stato è radicale. La prima posizione è arbitraria, e fortemente indebolita e distorta, essendo ritagliata attorno ad un’opportunità politica, attorno alle attuali tecniche di potere. La seconda è la naturale conseguenza dell’opposizione all’omicidio tout court, a tutte le forme di offesa al corpo, unita alla concezione dello Stato come strumento di civiltà. Include ovviamente le esecuzioni capitali, ma anche altre forme di omicidio e violenza da parte dello Stato e del potere in generale; e prevede che ogni sua limitazione o eccezione, come la legittima difesa, debba essere ampiamente giustificata prima di poter essere accettata. Invece si tende a credere che l’opposizione a quella singolare forma di assassinio che sono le esecuzioni capitali equivalga alla lotta alla violenza legalizzata. Lo spettro della violenza del potere è molto più ampio, e può paradossalmente trarre efficacia dal restringersi con la cessazione delle esecuzioni capitali per assumere forme coperte o che non sono percepite nella loro gravità. Se si ferma il boia e si fanno partire i bombardamenti di civili, si tratta l’umanità come lo zar trattò lo studente polacco. Paradossalmente, con la loro ipocrisia i nostri politici offrono un argomento forte, di tipo empirico, contro la pena di morte: al di là degli argomenti teorici, come può essere etica la condanna a morte di un essere umano quando nella pratica l’apparato che l’emette ha le mani macchiate di sangue innocente ?
Sentiamo una voce autorevole: il Quinto comandamento. Non uccidere. La civiltà in due parole. Il miglior articolo di legge mai scritto. L’attuale catechismo della Chiesa cattolica precisa però che il comandamento riguarda “l’omicidio diretto e volontario”. Quindi lo zar, Napolitano e D’Alema hanno un appiglio, se per ipotesi fossero accusati di non aver rispettato il Quinto comandamento. Allo stesso modo possono ritenersi innocenti rispetto al Quinto comandamento, appellandosi al catechismo ufficiale, i responsabili delle morti sul lavoro dovute alla precedenza data al profitto rispetto alla sicurezza; dei morti per inquinamento o per adulterazioni alimentari legati al profitto; dei morti per le distorsioni commerciali della medicina; i responsabili delle azioni ed omissioni che rendono possibili le guerre di conquista. Nel complesso mondo odierno, le responsabilità sono spesso indirette, distribuite e sfumate. Eliminando solo la pena di morte si toglie solo lo splendore dei supplizi, ma si continua a suppliziare senza essere visti. Il Comandamento delle Tavole dice “Non uccidere”. I distinguo come questi sono le aggiunte a penna di chi ha interesse ad affievolire ed eludere la legge che sta sopra di noi.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia.

No Dal Molin ~ Le trombe e le campane

15 December 2007

Forum http://www.altravicenza.it

Post del 15 dic 2007

cancellato con l’azzeramento del forum


Nel 1494 Enrico VIII re di Francia voleva appoggiarsi a Firenze come base per le sue guerre di conquista, e minacciava di lanciare altrimenti le sue truppe sulla città. Pier Capponi, accorto statista e condottiero valoroso, pur trovandosi in condizioni di inferiorità politica e militare gli rispose: “Se voi suonerete le vostre trombe noi suoneremo le nostre campane”. Detto questo Pier Capponi tolse dalle mani del segretario del re i fogli del trattato che i francesi volevano imporre e li stracciò. Enrico VIII, un sanguinario, comprese che al suono delle campane a stormo il popolo fiorentino avrebbe seguito il suo capo, e che quindi era meglio non tirare troppo la corda; in seguito si tenne alla larga da Firenze. Per una volta, la fierezza della civitas repubblicana riuscì a contenere la prepotenza delle armi.
Nel 2007, pochi giorni fa, la più alta carica dello Stato e il ministro degli esteri sono andati a corte, in America. Lì hanno messo subito le cose in chiaro sulla base di Vicenza. Hanno detto a muso duro agli americani che la base è un discorso chiuso: si fa e basta. Impipandosene così delle quisquilie: il ruolo degli altri organi istituzionali (quelli di Roma) e i pareri dei loro componenti; il grido di dolore dei vicentini; le loro manifestazioni di contrarietà, cui si sono associati italiani di ogni regione; il dovere di difendere gli interessi e la dignità del Paese, o almeno di mantenere una postura eretta. “Napolitano è andato a fare la first lady di Bush” ha commentato severamente il Presidio permanente No Dal Molin. Bisogna capire i nostri politici. Davanti agli USA non hanno le trombe, cioè la forza del potere costituito, e neppure le campane, vale a dire un seguito popolare forte. Quelli che con la benedizione di Washington ci comandano fanno i tosti con noi, ma sono gente senza campane. Gli manca ciò che aveva Pier Capponi.
Oltre a non avere gli strumenti, i nostri leaders seguono una musica del tutto diversa. Non c’è da meravigliarsi che il New York Times abbia salutato la visita di questi nostri rappresentanti con una salva di articoli che descrivono l’Italia come un paese mortificato, depresso e in piena decadenza. In realtà, in Italia energie e capacità continuano ad abbondare: lo vediamo attorno a noi ogni giorno. Il nostro problema è che permettiamo un eccessivo sfruttamento di queste energie e capacità, e delle altre risorse, incluse le risorse non rinnovabili, ad una casta di succhiasangue che anemizzano la nazione. Una classe politica non solo altamente parassitaria, ma anche compradora, ovvero mediatrice dello sfruttamento del patrimonio nazionale da parte di poteri stranieri: una classe politica che tra i suoi affari ha anche quello del brokeraggio per operazioni davvero barbare, cioè caratterizzate da quella noncuranza, quella sincera insensibilità, proprie dell’occupante straniero verso gli occupati e la loro terra. Come per la costruzione di un nuovo forte USA in Vicenza.

Commento al topic: La fiction di Raiuno: Tutti i cieli di Rino Gaetano, il Petrolini del rock

1 November 2007

http://www.iniziativa.info


La falsa biografia, e la ricostruzione distorta del passato a fini ideologici, andrebbero riconosciuti come generi televisivi ben precisi. Rino Gaetano ha trasposto in maniera moderna ed efficace l’antico scetticismo popolare, dolente sotto il velo dell’ ironia. La sua critica, lieve e radicale come una scrollata di spalle davanti ad un potente, è poco gradita a quel consorzio di poteri “pluralisti” che sostengono con sussiego, e sempre minor credibilità, di essere fonte di salvezza. Così lo si è rappresentato, appagando i mediocri, come un fallito sul piano umano; geniale ma anche un po’ plagiario, sensibile ma immaturo, moralista ma egoista e ingrato, fustigatore dei costumi ma etilista. Non importa. Essere attaccato è il destino di chi vale qualche cosa, ha scritto Casanova.

Federico Aldrovandi: un altro omicidio senza soggetto?

30 September 2007

Blog http://www.federicoaldrovandi

Inviato il 30 set 2007. Respinto per la pubblicazione. Autore bannato.


Non è dai volgari insulti di maleducati o provocatori che i genitori di Federico devono temere di essere sporcati. Ma dal potere che ha il male di contaminare anche le sue vittime. Le poesie (e le parolacce) abbondano in questo blog. Vorrei rispettosamente fare presente che altri tipi di commento vengono un po’ evitati. Ad esempio, è pronta la concreta possibilità che una “asfissia posturale” di Federico Aldrovandi vada ad aggiungersi al “malore attivo” di Giuseppe Pinelli, e alla collisione tra il proiettile e un sasso di Carlo Giuliani, nella lista di quelle morti che andrebbero chiamate da “violenza senza soggetto”. Decessi per i quali sono stati accusati poliziotti, che le ricostruzioni ufficiali spiegano con meccanismi impersonali che sono concettualmente, e anche fisicamente, acrobatici; e che portano così all’assoluzione dei poliziotti, o a condanne lievi; e, soprattutto, alla conservazione del regime degli abusi. (Dubito che sia stato Calabresi ad uccidere Pinelli; di sicuro rimase vittima di un’altra manipolazione, e forse fu scelto come capro espiatorio). La poesia allevia il dolore, e restituisce un senso di civiltà, ma c’è il rischio che alla fine anche Federico risulterà essere stato ucciso, poeticamente, dal diavolo, che ci ha messo la coda, nella specie di un portentoso meccanismo fisiopatologico, visibile solo ai tecnici, che è stato solo involontariamente innescato dall’uso macroscopico e smodato della forza da parte dei poliziotti.

Un altro aspetto prosaico è che se i genitori di Federico, in una battaglia riguardante i diritti personali del cittadino, cioè il diritto alla libertà e all’incolumità fisica, si ergono a difensori delle istituzioni, sostenendo, insieme a Bertinotti, che sono pulite, che si è trattato solo di singole persone, di mele marce, gli abusi istituzionali continueranno ad essere giustificati come aberrazioni in un sistema sano; a qualcun altro poliziotto scapperà ancora la mano, e altri familiari piangeranno.

La verità è che una polizia che commetta impunemente abusi sui cittadini (senza strafare come invece è accaduto in questo caso) fa comodo alla classe dirigente: come braccio armato per alcuni suoi affari, e per ottenere col timore quel rispetto che non può avere per autorevolezza e prestigio. La “sacralità” delle istituzioni viene di fatto ottenuta tramite i soprusi, e la violenza, dei suoi bassi ranghi. Uno dei giovani pestati al G8 ha raccontato che si è sentito sollevato dal trovarsi davanti al magistrato, in qualità di indagato, dopo il trattamento ricevuto dai poliziotti. Eppure era indagato ingiustamente.

Vorrei sommessamente chiedere ai genitori, che stanno dando una lezione di perseveranza e abilità nella richiesta di giustizia, di non favorire senza volerlo altri abusi, di non calpestare inavvertitamente altrui orticelli di sofferenze, ponendo la loro immagine a difesa delle istituzioni della polizia, della magistratura e della politica; e di astenersi quindi per quanto è possibile da proclami tranchant, come quelli contenuti nel post “Giustizia uguale per tutti!”, a favore di quelle stesse istituzioni che avrebbero dovuto prevenire la morte di Federico, e che avrebbero già dovuto emettere la ricostruzione dei fatti e la punizione dei colpevoli. La richiesta delle autorità di rispetto per il proprio ruolo e funzione istituzionali è spesso associata a mancanza di rispetto verso l’umanità dei propri simili.

F4402

Commento al topic: Storie di ordinario squadrismo

30 July 2007

http://www.lerrico.blogspot.com


Davanti a queste cose mi viene sempre in mente la frase di un personaggio di Fellini: “Se un ladro ha la faccia da ladro, in fondo è onesto”. Senza dare del ladro a nessuno, cosa è la destra si sa, si vede abbastanza chiaramente. La destra fa la destra. Ma la sinistra fa la sinistra? Che faccia ha la sinistra? Quella di Mirabella, esempio principe della fede nel potere della retorica, dell’arte di servire i potenti citando la classe operaia? Che cosa altro vi aspettavate da un Giovanardi?. Vi meravigliate della trasmissione? Perché è di RAI3 ? Benvenuti nella casa degli specchi. Il tema scelto è stato il decadimento dei costumi dei giovani; si è parlato di bambine cubiste nei night; e quindi si è invitato un autorevole esponente dell’UDC, partito che sulla morigeratezza bisogna lasciarlo stare. Un taglio appropriato per il programma, perfettamente lecito nei paesi di antica democrazia, ma tabù da noi, sarebbe stato quello di affrontare l’argomento degli abusi della polizia; e avrebbe dovuto esserci anche qualche figura istituzionale più adatta, magari la senatrice Giuliani, che dovrebbe essere la Simon Wiesenthal di questo campo. Senatrice che dovrebbe in primo luogo usare concretamente il suo potere istituzionale per proporre e fare approvare leggi in materia, che evitino ulteriori violenze e lutti. Queste ambiguità non sono squadrismo; lì la violenza era ostentata. L’Italia non è un paese democratico, ma neppure fascista in senso classico; è un paese democristiano, come lo è Giovanardi. Fascismo in clergyman. Non siamo nel Cile o nel Messico di anni fa, ma in un sistema più raffinato. Le manganellate vere e proprie, come quelle che presumibilmente hanno ucciso Federico Aldrovandi, non sono al centro del sistema. “L’Italia è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue” (Pasolini). Il fascismo della destra che garantisce impunità alla polizia, e che comprende l’uso della polizia come squadracce per spedizioni punitive, o come picciotti per intimidazioni verso qualche voce scomoda, è metà della storia; l’altra metà è il gesuitismo della sinistra, che fa da spalla, che permette il sistema e le sue violenze, e ne beneficia. Limitarsi a Giovanardi è fuggire dal bastone per andare a prendere la carota del centrosinistra.

Commento al topic: 27 luglio – cominciamo male

28 July 2007

Blog http://www.federicoaldrovandi

rimosso dal webmaster


Caro Giorgio 12:15AM,Grazie per la stima, ma non ho nessuna competenza giuridica. So però come funziona, e dalla trasmissione non mi aspettavo nulla di diverso. C’è stato un prologo sui giovani sbandati e sui genitori che non li sanno educare. Mirabella ha introdotto il caso di Federico citando, senza apparente motivo, i “figli di papà”. Quindi, mentre i genitori ribadivano la loro piena fiducia nelle istituzioni, Giovanardi, importante figura istituzionale, ha detto che i processi non si fanno in TV, e infatti davanti a chissà quanti telespettatori ha incollato sulla vittima l’etichetta “eroinomane”. Infine Mirabella ha commentato su Bolzaneto che i giovani “sono passati dalla parte del torto” insultando i poliziotti. Ha sorvolato sul dettaglio che se Tizio insulta un poliziotto sarebbe giusto fermare regolarmente Tizio, non spaccare la faccia a Caio andando a prenderlo mentre dorme. La trasmissione ha segnato un regresso, favorendo presso l’opinione pubblica un alleggerimento delle responsabilità degli imputati a spese della figura della vittima, e confermando negli spettatori concezioni illiberali sui poteri della polizia. Devo dire che in una cosa mi sono trovato d’accordo con Giovanardi: la critica dell’intitolazione a Giuliani di un’aula in Parlamento. Credo che anche queste esaltazioni ingiustificate della vittima in realtà non facciano che giustificare il sistema e farlo andare avanti, mentre si evita di mettere mano a provvedimenti seri. Ritengo altrettanto aberrante e controproducente dare un seggio parlamentare a qualcuno in quanto familiare di una vittima.

Riguardo al tuo post di giovedì 26 lug 3:46 PM in “17 lug 2007: 20 anni”: ho sempre accluso il mio indirizzo email quando ho inviato un commento. Autorizzo te, o qualsiasi altro, ad ottenerlo dai genitori di Federico e scrivermi, volendo valutare, come dici, “la serietà o meno di intenti”. A proposito di favorire i documenti, non sarebbe utile chiedere che i poliziotti portino un codice identificativo, come fanno in Germania ?. Avrebbe anche un effetto di deterrenza psicologica, del quale alla fine beneficerebbero anche quegli agenti che non hanno da temere di dover essere chiamati a rispondere. Se ti occorrono altri riferimenti su di me, potrei darti la targa della macchina dei poliziotti con i quali poco tempo fa ho avuto un incontro ravvicinato, la sera dello stesso giorno di un’amabile seduta in Questura, dove ero stato convocato. Maggiori informazioni su di me le potrai ottenere lì, dove pure apprezzano quanto scrivo. (Non che abbia fatto altro che scrivere, né che mi siano mai state rivolte contestazioni formali). Peccato che quanto scrivo non sempre viene visto con tanta benevolenza. Mi capita spesso di vederlo scomparire; come in questo caso, dove però per fortuna ci sei stato tu che hai commentato anche ciò che non era possibile leggere. Sono confuso dai tuoi ripetuti complimenti, ma non è che la mia sia pura teoria, o che mi occupi degli abusi delle “istituzioni”- per esempio le tecniche di disinformazione, come quella che si è vista a “Cominciamo bene” – per partito preso. Anch’io come tanti posso vantare integerrime figure di poliziotti nell’albero genealogico, e le mie idee politiche, repubblicane, forse hanno proprio il torto di assegnare eccessivo credito allo Stato e alle sue amministrazioni. Né tanto meno ho voglia di “fare salotto”: il silenzio, che spesso, con sistemi diversi, mi viene imposto, è anche il mio desiderio, perché lenisce il mio disgusto.

Che cosa si prova quando una pattuglia de “le istituzioni” – io le chiamo “gli apparati”, avendo capito che chi riveste cariche pubbliche il titolo “istituzioni” se lo deve meritare – assume comportamenti gratuitamente scorretti lo so per lunga diretta esperienza. In questo senso, mentre parrebbe che sia separato dallo spirito del blog che mi inviti a rileggere, sono vicino a Federico, che non ho mai conosciuto; così come sono vicino a chiunque abbia subito e subirà cattive attenzioni da parte delle forze di polizia. Si è adombrata la possibilità, non so quanto fondata, che ci fosse un interesse mirato verso Federico, a favore di soggetti privati. Ciò che posso fare è testimoniare – se qualcuno volesse ascoltarmi – che un tale abuso non è così eccezionale, ma appare essere una prassi di potere, consolidata e protetta. Che di tanto in tanto finisce male.

Commento al topic: 17 lug 2007: 20 anni

26 July 2007

Blog http://www.federicoaldrovandi

rimosso dal webmaster


L’appello a considerare innocenti i 4 poliziotti fino al termine dei processi suona opportunistico, essendo tardivo e posteriore a palesi manipolazioni. La presunzione di innocenza, propria di un vero Stato di diritto, è un principio astratto, che necessita di una macchina giudiziaria sana ed efficiente che lo bilanci. Altrimenti diventa una speculazione e una beffa. Da noi in casi del genere il momento cruciale non è il giudizio finale, ma all’opposto l’inizio delle indagini, quando si consumano liberamente omissioni, falsi, calunnie, intimidazioni, depistaggi. Se non è possibile mettere tutto a tacere già in questa fase, mr. Hyde apparentemente torna dr. Jekill: codici e garantismo (e conseguente pretesa di monopoli sulla ricostruzione storica e sul giudizio etico e politico). Questo giustizia rigorosa della quale ci si ricorda solo dopo una fase di manipolazioni preliminari ricorda documenti contraffatti ma vidimati con timbri autentici. E’ una sequenza classica. Nel 1974 a Brescia in Piazza Loggia poco dopo l’esplosione della bomba qualcuno diede ordine di lavare la piazza con gli idranti, che spazzarono via gli indizi. Il magistrato ebbe buon gioco a seguire l’ipotesi della “ragazzata”. 33 anni dopo, il procedimento, fattosi rigoroso, e quindi lentissimo, prosegue. La strage è rimasta impunita, come quasi tutte le altre. Carabinieri, magistratura e giornalisti fecero passare Peppino Impastato prima per un bombarolo rimasto vittima del suo stesso ordigno, reggendo il gioco alla rozza messinscena degli assassini; e poi per un suicida. Ci sono voluti 20 anni, e circostanze favorevoli, per disfare il loro lavoro e riconoscere ufficialmente che era stato ucciso a causa delle sue denunce contro mafiosi che andavano letteralmente a braccetto con i carabinieri. Se si guarda ai maggiori casi nei quali la Costituzione andava applicata e difesa, sui quali Daniele Biacchessi ha appena pubblicato un libro, “L’Italia della vergogna”, si vede che il formalismo giuridico può divenire strumento di impunità; e che, volendo avere giustizia dallo Stato per atti gravissimi commessi da alcuni suoi rappresentanti, non ci si può limitare alla dimensione giudiziaria, andando dal magistrato con un buon avvocato e aspettando un poco. Segnalo una recente intervista a Biacchessi.

I rischi della diversità

25 July 2007

Blog http://www.federicoaldrovandi

Commento al topic: 17 lug 2007: 20 anni.

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Ezio (24/07/07, 11:42) dice molto giustamente che quando si controbatte bisogna guardare l’interlocutore negli occhi. Ci sono comunque delle eccezioni. Una delle poche nozioni che mi sono rimaste dalla lettura di un manale di autodifesa, scritto da un istruttore militare (G. Manunta, Mondadori) è quella di evitare di guardare fisso negli occhi un aggressore armato. Bisogna però anche evitare di voltargli le spalle, spiega il parà: “di fronte, si è considerati una persona; di spalle un ‘condannato’ “. Se l’aggredito è di spalle, quindi anche se è prono a terra, cessa di essere una persona. Diventa “altro”.

Sembra che in Italia la “diversità”, l’essere considerati “altro” sia un notevole fattore di rischio anche per la morte violenta, oltre che per una nota sfilza di guai. La mafia ha cura di isolare socialmente e screditare le sue vittime prima di ucciderle. Leggendo la storia degli omicidi “eccellenti” che hanno insanguinato il Paese, ho notato che una condizione di diversità accomuna vittime che sono tra loro differenti. In numerosi casi le vittime, politici, magistrati, funzionari di polizia, giornalisti, erano diverse dal resto del gruppo professionale o sociale del quale facevano parte, tanto che a volte, da vive, erano state avversate all’interno dal gruppo stesso. Nell’ambito dei pestaggi, chi più diverso di Pasolini, non solo per i costumi sessuali ma per ciò che scriveva come intellettuale cristiano e di sinistra. Stajano ne “Il sovversivo” racconta la storia di un altro segnato, Serantini, un ragazzo di 20 anni mite e candido, che aveva sofferto. Morì per il pestaggio col calcio dei fucili ricevuto dalla Celere. “Tu sei una vittima predestinata, stai attento” gli aveva detto un ingegnere suo amico. Anche in quel caso, la magistratura fece più di ciò che è in suo potere pur di proteggere i poliziotti. Con successo. Un commissario di PS, Pironomonte, che aveva cercato di impedire il pestaggio, volle dimettersi dalla polizia, e si ridusse a vivere come un modesto impiegato.

L’Italia, paese a tradizione non democratica, è molto rigida verso la diversità antropologica, verso chi non rientra nei gruppi permessi. Non è solo “a destra” che non si può sgarrare: anche esprimere posizioni progressiste, “disobbedienti”, critiche, va fatto entro limiti ristretti. Questo dettare i termini e gli stili della manifestazione di un pensiero dissidente è tra i fattori principali del ripetersi di ingiustizie come quella che due anni fa ha spento la vita di Federico.

Federico quella mattina era solo. Mi chiedo se questo elemento, la diversità, possa aver avuto un peso nella dinamica del suo omicidio. Era senz’altro un ragazzo normale. Mi chiedo com’era riguardo alla sopportazione dei torti. L’unico dato che ho sono la forza e la determinazione nel chiedere giustizia che i suoi genitori stanno mostrando. Se Federico aveva preso da loro, l’essere maltrattato, il ricevere abusi, può averlo portato ad una reazione di indignazione, che molti purtroppo, a differenza che in altri paesi, avrebbero considerata impropria. In un paese dove l’atteggiamento servile nel trattare con chi è in una posizione di potere è un articolo della costituzione non scritta, può essere un handicap non nascere con l’animo del servo, e crescere da persona libera. Federico anziché assumere un atteggiamento da “inferiore” può avere rifiutato la sottomissione agli abusi, indispettendo il gruppo di agenti, e portandoli a identificarlo come un ragazzino che si permette di non stare alle regole, che non accetta il ruolo del prigioniero, e magari il ruolo di persona che viene picchiata dall’Autorità. Un diverso, per i loro standard, e anche per quelli di tanta gente. Con alcuni basta il modo di esprimersi, una protesta che minacci le loro certezze, il tono della voce per essere così classificati. Può essere sufficiente fissare negli occhi, o voltare le spalle.

Commento al topic: Bufala o verità ?

12 July 2007

Blog http://www.federicoaldrovandi


Come si dice in ferrarese “Nulla saccio, nulla vidi e nulla sentii”? Ora finalmente un signore di Cento ha parlato. O forse no. Bufala o verità? Il comportamento ballerino di questo testimone, che tace per oltre un anno, poi parla spontaneamente in televisione, poi ritratta dopo il rinvio a giudizio, dovrebbe indurre alla prudenza. Tra i due estremi, il dire la verità e il dire una bufala, sono possibili numerose situazioni intermedie o miste, complesse e insidiose. E’ per questo che Tommaso d’Aquino diceva che non bisogna credere al diavolo neppure quando dice la verità. Può darsi che il testimone sia sincero, e semplicemente ritroso; o che sia stato spaventato, o perfino che voglia con queste giravolte tutelarsi, attirando l’attenzione sulla sua situazione. In effetti, come fa a esporsi serenamente quando le istituzioni che dovrebbe garantirlo da ritorsioni hanno mostrato di voler proteggere quelli che accusa? D’altro canto, è anche vero che alla difesa farebbe molto comodo l’inserimento nel processo di un dato accusatorio importante fuori dal controllo dell’accusa. Una testimonianza chiave non pienamente corretta sarebbe come un appiglio su una parete di roccia che sembra saldo e invece frana. Una polpetta avvelenata. Fino a che l’attendibilità e i fini del testimone non saranno fuori discussione, forse invece di integrare la sua testimonianza nella ricostruzione, e farne quindi un caposaldo che regge il peso dell’accusa, sarebbe meglio tenerla ben separata, come una possibile evidenza aggiuntiva, di conferma su di un fatto che ormai parla da sé. L’esperienza mostra che quando si invoca lo Stato contro pezzi di Stato la cautela non è mai troppa. E’ di ieri, 11 lug 2007, la notizia della richiesta di archiviazione delle indagini sui mandanti dell’omicidio, avvenuto 13 anni fa, di Ilaria Alpi, Giornalista coraggiosa. I genitori si sono detti “amareggiati, delusi e offesi di questo modo di fare giustizia”. Anche a loro va la solidarietà di tutti noi.

No Dal Molin ~ Il tricolore italiano

16 May 2007

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Post del 16 mag 2007

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Per fortuna noi Italiani siamo vaccinati contro la retorica nazionalista; sembra però che cadiamo nell’eccesso opposto. Nella lista dei siti amici di AltraVicenza.it, è davvero amico il sito – leccato come se fosse stato disegnato da professionisti – “nodoaltricolore” che spiega dettagliatamente come protestare facendo un nodo alla bandiera italiana? Se, grazie ad una massa di rivenduti, viene lesa la nostra sovranità nazionale, volgere la protesta proprio sul simbolo che la rappresenta è un buon consiglio? “Right or wrong is my country” dicono gli anglosassoni. Noi invece sembriamo ansiosi di tornare a dissolverci in “un volgo disperso che nome non ha”. Sfigurare la propria bandiera perché si sta subendo un torto che favorisce una bandiera altrui ricorda quel marito che si evirò per fare un dispetto alla moglie. Questo gesto autolesionistico e vacuo dell’annodare la bandiera non rientra tra le forme di protesta simbolica creative e originali; e nemmeno tra quelle radicali e impegnative, come la restituzione del documento elettorale, un segnale che invece avrebbe una sua concretezza e colpirebbe i responsabili, mostrando il loro distacco dal popolo che li legittima, e il distacco dai loro doveri. E poi, che fare nelle uniche occasioni nelle quali c’è un tripudio di tricolori, le partite di calcio: sciogliere il nodo o lasciarlo? In entrambi i casi sarebbe ridicolo.

La bandiera nazionale del resto da noi è già fin troppo maltrattata. I campanilismi e la fondata diffidenza popolare verso il governo centrale si sono incontrati con gli interessi della classe dirigente. Per la Chiesa il tricolore rappresenta un potere che storicamente l’ha spodestata dal dominio temporale, e che ora deve restare subalterno. A sinistra fino a ieri la bandiera rossa era sovrapposta a quella italiana nel simbolo del maggior partito. Dicono di amare la bandiera i fascisti, e le forze di polizia dello Stato; che, da Portella della Ginestra a Calipari, hanno mostrato di onorare contemporaneamente due diverse bandiere nazionali, l’altra essendo quella USA: il che è peggio che non onorarne nessuna, soprattutto per degli uomini d’arme.

La recente proposta dell’austera intellighenzia di Sinistra di rivolgerci, a nostra scelta, ad un senatore della Louisiana o ad un deputato dell’Alaska per scongiurare la base militare a Vicenza può indurre alcuni a ritenere che a questo punto forse la cosa migliore è premere per farci annettere agli Stati Uniti a pieno titolo, piuttosto che restare colonia; in questo caso diverremmo “la cinquantunesima stella”. Come città statunitense a tutti gli effetti, a Vicenza verrebbe risparmiata la base, anche se solo per motivi urbanistici. Oppure c’è la secessione, e anche in questo caso niente base: gli americani non oserebbero posare un mattone in una città dove sventola feroce il leone di San Marco. Se non si riesce a tirare questo bidone agli USA, se non si crede davvero che le autonomie di cartapesta dei vari leghismi e localismi ci salveranno dai dinosauri della globalizzazione, e se si pensa di non voler proseguire sulla linea della ruffianeria che ha finora regolato i rapporti con gli USA, allora occorre recuperare il tricolore, e portalo integro alle manifestazioni; non come simbolo di patriottismo o grandeur, di partiti vecchi o nuovi o altri movimenti di parte, del governo o degli interessi delle forze armate, ma come simbolo di una nazione, cioè una grande comunità, pacifica e solidale con le altre ma definita e cara a sé stessa.

Rispettare il tricolore non è questione di vilipendio, ma di preservare l’identità nazionale quando andrebbe irrobustita e messa a frutto. In un’Italia libera, gli uffici preposti alla sicurezza farebbero luce sulle finalità di questa singolare insistenza a esporre una bandiera che sembra come deturpata da una cicatrice; ma nell’Italia reale è il tricolore, come la Costituzione, che fa parte della “normalità eversiva”. Credo che la Digos temerebbe più una marea di tricolori che i soliti quattro gatti che inneggiano alle nuove BR. Il dimostrante chic non porta la bandiera verde bianca e rossa, o come minimo la modifica o l’abbina a qualche altra bandiera. Alle colorate manifestazioni come quella del 17 febbraio scorso – dove c’erano Italiani da tutta Italia – osano portarla, senza alterazioni o connotazioni aggiuntive, solo pochi, che di conseguenza possono apparire come persone semplici o eccentriche. Credo che dovremmo riappacificarci col tricolore italiano, riappropriarcene, ed esibirlo in massa senza complessi. Si potrebbe addirittura pensare di fare della nostra bandiera la nostra bandiera.

No Dal Molin ~ Elezioni: “Pesélo, paghélo, impichélo”

13 May 2007

Forum http://www.altravicenza.it

Post del 13 mag 2007

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“Quando il doge di Venezia presentava al popolo il nuovo Magistrato delle Acque, cioè colui che doveva sovrintendere alla costruzione e alla conservazione delle opere idrauliche necessarie alla vita di una città come Venezia, “in aquis fundata”, pronunciava la formula: “Pesélo, paghélo, impichélo”. Cioè, valutatelo e se va bene stipendiatelo, ma se mancherà al suo ufficio, impiccatelo.
Ecco perché, venuta meno qualche buona norma, Venezia sta andando in rovina.”
(Piero Chiara, 1971)

La Repubblica veneta, formalmente democratica ma retta da un’oligarchia, aveva chiara l’importanza del controllo popolare: il potere stesso esortava i cittadini ad esercitare questo diritto-dovere senza mezze misure. Trasponendo l’antica espressione ai nostri giorni, si può dire che i cittadini hanno l’obbligo di valutare bene la qualità dei loro governanti; ai quali devono pagare il tributo di rispetto e obbedienza, se sono all’altezza dei loro incarichi. Ma se i governanti tradiscono la fiducia su temi gravi, basilari per la sicurezza e il benessere, i cittadini devono eliminarli nella maniera più netta ed energica dal ruolo di governo, certo non con mezzi cruenti, ma con il ripudio morale e non votandoli. In una vera democrazia, essere elettore è già un incarico importante: comporta l’ufficio di pesare le magistrature elettive, accettarle, o destituirle del consenso. La democrazia, forma di governo innaturale e sofisticata, non è un “volemose bene” o la libertà di mugugnare per essere stati fatti fessi dopo che si è votato. La diffidenza e’ un mezzo di difesa della democrazia che accomuna tutte le persone sensate, ha scritto Demostene, un politico che amò profondamente la democrazia e difese strenuamente la libertà della sua città.


Prima della decadenza, Venezia riuscì a mantenersi sovrana nei secoli tra stati molto più grandi (non sovrana rispetto agli zingari, come piace ai duri di paese del “padroni a casa nostra”; che servono gli interessi della globalizzazione, ai quali occorre un’Italia ancora più divisa e debole). Vi riuscì anche grazie ad un assetto istituzionale provvisto di meccanismi solidi ed efficienti di controllo e bilanciamento; l’antica Repubblica veneta e’ stata considerata un modello dagli USA, che disprezzano la nostra attuale condizione. Sotto i dogi i cittadini minacciavano gli amministratori di impiccagione, cioè di lussazione delle vertebre cervicali, se non avessero tenuto in piedi la città. Sotto i Prodi e gli Hullweck sono i cittadini che vengono scansati dalla loro città come ometti senza spina dorsale per fare posto ad un esercito straniero. Vicissitudini storiche della colonna vertebrale in Veneto.

Forse è ora di tornare all’antico. “Impichélo” è la parola giusta, non perché si debba torcere un capello ad alcuno, ma perché si deve dare uno strattone, si deve compiere una scelta brusca, netta e senza complimenti contro quelle persone e quei gruppi che si siano dimostrati incapaci o corrotti; superando la riverenza naturale per l’autorità, e quella indotta dall’ideologia. Ci vogliono chierichetti dei loro riti, oppure ribelli ciechi e violenti, ma non cittadini responsabili che controllano chi li controlla; riprendiamo invece questo ruolo. Uno strattone interiore, riconoscendo che non si perde nulla ma si guadagna, per lo meno in dignità; rifiutando di farci imbrogliare, di onorare appartenenze ormai svuotate, di seguire le voci suadenti che fanno vibrare come nuovi i nostri sentimenti e speranze di libertà, giustizia, pace che poi calpesteranno. Non riusciremo ad affrontare le falsità della politica se prima non “giustizieremo” le nostre contraddizioni interne. Sono le nostre stesse contraddizioni che dobbiamo impiccare. Lotte come questa contro la base militare, che portano a dover verificare le proprie forze e le proprie debolezze, possono fare crescere.


Con il nuovo insediamento USA, anche Vicenza avrà la sua acqua alta. Un’acqua alta perenne. La seconda caserma menoma la città, e contribuisce al declino dell’intera nazione. Tutti gli Italiani dovranno pagare in denaro e in degrado, sociale, ambientale e urbanistico, per una base che frutterà a noi e alle generazioni che ci seguiranno come minimo la maledizione di lontane popolazioni civili quando, non avendoci fatto nulla, subiranno operazioni di macelleria partite da qui. Questo di Vicenza è un momento della verità che permette di pesare la qualità dei nostri governanti, di valutare quanto curano le fondamenta della città e quanto invece i loro interessi.


Quanto pesano i politici del liberismo, che cavalcano l’idea furba che contano solo i soldi, e che i valori non sono una protezione, ma una zavorra che può essere proficuamente sostituita da una nuvola di chiacchiere, moine e pagliacciate. Per loro la libertà è la libertà di fregare il prossimo, inclusi i propri elettori. Quanto pesano i clericali, emissari di un potere che per secoli si è accordato con potenze straniere per il controllo dell’Italia, e ha ripreso a farlo con gli USA dopo la II Guerra mondiale. Non sorprende che dai pulpiti più alti i preti, mentre scandalizzano lanciando sassi sull’adultera, per unioni civili e aborto (accomunati rispettivamente a pedofilia e terrorismo), lanciano anche silenzi che sono pietre, ma passano inosservati, sullo sbancamento di Vicenza e la conseguente orgia oscena di violenza della guerra di aggressione. Quanto pesano i politici del centrosinistra, che ci impartiscono sia lezioni di buonismo sul dovere di stringerci per coabitare con genti di lingua ed etnia estranee, chiamando razzismo la fisiologica reazione di rigetto culturale; sia lezioni di alta politica sul dovere di stringerci per dare spazio alle basi con le quali massacrare nella loro terra popolazioni extracomunitarie che vanno tenute sotto un tallone di ferro. Quanto pesano questi bramini del centrosinistra, una casta che disprezza come nessun’ altra il popolo che amministra con consumato mestiere per conto dei poteri forti ai quali si è consegnata. Quando pesano i politici con l’etichetta “sinistra radicale”, che parlano come Don Chisciotte e agiscono come Sancho Panza, specializzati nell’ammansire l’indignazione popolare e riportarla all’ovile simulando un’opposizione.


Se, nel ristretto spettro parlamentare, nessun gruppo raggiunge il peso minimo, abbiamo il diritto democratico di non votare nessuno. Dobbiamo chiederci se non ne abbiamo anche il dovere. Il dovere di porre un limite all’appropriazione delle istituzioni, invece di continuare ad assecondarla. Le istituzioni democratiche vanno difese anche dagli abusi di chi le occupa. Le elezioni non sono una bancarella di beneficenza a favore di bambini poveri, dove comunque qualcosa dobbiamo comprare, anche se tutta la merce è avariata. Non votando, esercitiamo al meglio il nostro dovere di elettori: chiedendo che le figure che ci rappresentano non scendano sotto la soglia della decenza; il contrario di questi politici che, eletti da noi, votano in blocco come rappresentanti di interessi terzi.


Non votando esercitiamo inoltre il diritto naturale, e il dovere naturale, a tutela di noi stessi e delle nostre famiglie, di togliere la fiducia a chi ci ha già ingannato. Votandoli, partecipiamo ad una truffa pseudodemocratica a nostro danno, nella quale accettiamo di considerare nostra espressione personaggi scelti dall’alto che gestiranno docilmente politiche scelte dall’alto. “Not in my name” è sia una dichiarazione di riaffermazione dei principi democratici sia una forma pratica di autodifesa dalla frode politica. Proseguendo la metafora del capestro, quando la democrazia diviene una farsa, andando alle urne il cittadino rischia di fare come quei due personaggi dell’Amleto, Rosencrantz e Guildenstern, che andarono dal re d’Inghilterra per consegnargli una lettera, non sapendo che la lettera conteneva l’istruzione di impiccarli. I due finirono sulla forca in questo modo, essendo agenti della loro fine; autori contemporanei hanno ripreso la loro storia come simbolo della condizione dell’uomo moderno. Il mondo sta divenendo un luogo sempre più duro, retto solo dalla legge del profitto, dove purtroppo la politica non ha che un ruolo accessorio: se non diamo un giro di vite, e continuiamo a legittimare uno stuolo di imboscati e i banditi che li capeggiano, potremmo amaramente pentircene. I tempi delle vacche grasse sono finiti anche in questo campo, ma rischiamo di accorgercene quando sarà troppo tardi. Avremmo bisogno di selezionare una classe dirigente di qualità, non di alimentare un ceto parassitario. Farsi sentire sul serio non e’ un’alzata di testa, ma una misura di prudenza.


D’altra parte, anche i politici ci pesano. Vedono che, in genere, ci possono intortare facilmente con quattro favolette vecchie o nuove; che sul piano politico non sappiamo curare i nostri interessi materiali, né difendere la nostra dignità, infatti continuiamo a votarli; sanno che se anche ci accorgiamo di essere stati malamente raggirati basta farci sfogare un poco, darci ragione a parole, confondere le carte, presentare qualche “faccia pulita”, farci “conquistare” un contentino, promettere che non accadrà più, spaventarci facendoci credere che se non votiamo la terra si aprirà sotto i nostri piedi, e poi continueremo timorosi a eleggerli nostri rappresentanti. Mentre ballano all’unisono la stessa musica tenendosi a braccetto come le ballerine del Can-can, accusano noi di volgare qualunquismo se non li applaudiamo. Chiamano invece serio e impegnato chi dà loro il voto che dà l’accesso a privilegi, prebende e affari. Sanno che il prendere atto, senza filtri ideologici di alcun colore, della loro posizione compradora, cioè di mediazione dello sfruttamento della nazione da parte di poteri esteri, sarebbe per noi un risveglio troppo brusco e sgradevole dalle nostre illusioni. Sanno che l’attuale popolo italiano ha diverse virtù, ma non quella del coraggio civico. Lamentarsi a parole, scendere in gruppo in piazza quando suona l’adunata, non e’ difficile: ma manca la mentalità per dire individualmente “basta” con l’unica leva politica formale a portata del cittadino.


La questione della base prova che abbiamo governanti centrali e locali che non ci rappresentano e non ci guidano in maniera fidata. Siamo colpevoli di avere permesso una tale degenerazione della qualità dei politici: abbiamo sciupato il non trascurabile potere di fare insediare i migliori votando partiti che hanno fatto del Parlamento un luogo con una concentrazione di pregiudicati, di condannati con sentenza definitiva, più alta di quella di qualunque area del Paese. Ma forse non meritiamo magistrature elettive tanto scadenti. Difendiamo in maniera semplice e risoluta i nostri interessi vitali, non come improvvisati rivoluzionari, ma nello spirito dei saggi borghesi della Repubblica Veneta. Non legittimiamo i partiti che ci vendono. Escludiamo a priori e senza eccezioni tutti i partiti, che, unanimi, hanno permesso questo sconcio; inclusi i “rami dissidenti”, i tentacoli buoni, allestiti per riacchiappare voti. Non seguiamo la corrente in scelte fintamente progressiste decise a tavolino da gruppi di potere, ma riconosciamo e recuperiamo la nostra umile individualità. Facciamo parlare i certificati elettorali con la nostra voce, invece di buttarli nella fornace dei seggi: restituendoli allo Stato – al Quirinale o alla Prefettura – e votando così No ai partiti che ritengono di potersi vendere pezzi di città. Non conferiamo autorità e autorevolezza (né grassi stipendi) a degli spocchiosi yes men professionisti. Non perdiamoci in sofisticherie. Questo e’ un caso dove e’ equilibrato applicare la rozza legge del taglione: scheda per scheda.


Vediamo se in questa grave circostanza riusciamo a ripristinare una verità elementare: noi vogliamo eleggere persone che ci rappresentino degnamente, sia pure senza specifico mandato; mentre non vogliamo eleggere rappresentanti della controparte, e neppure mediatori. Vediamo se, oltre a porre un segnale di divieto sul jet militare nel logo del “No Dal Molin”, stampiamo lo stesso segnale sui tarallucci e vino. Se non vogliamo la base, ma non abbiamo la modesta forza necessaria a rispondere per le rime ai politici che ci tradiscono in questa maniera infame; se portiamo noi stessi al seggio la scheda elettorale che ci condanna, invece di rispedirla alle istituzioni; se magari votiamo scheda bianca o nulla, nell’illusione ridicola che tale scelta verrà rispettata; se mettiamo noi la testa nel laccio il giorno delle elezioni; se legittimiamo come governanti chi ci delegittima come cittadini e come persone libere, allora meritiamo di essere venduti, e non potremo lamentarci.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di B. Collevecchio “Super poliziotti o capi popolo? No grazie, non voto” del 19 febbraio 2013

Credo si abbia il dovere non di votare, ma di esercitare i diritti elettorali: non possiamo votare come ci pare, ma abbiamo un preciso dovere di votare candidati adatti. Non abbiamo il diritto di votare bauscia, quisling, ruffiani, faccendieri, mangioni, mezzecalze, fiancheggiatori della mafia, etc. Non è lecito, e non è neanche accorto: nomineremmo amministratore dei nostri beni un noto truffatore?

Né le elezioni sono una fiera di beneficenza, dove comunque qualcosa bisogna acquistare anche se tutta la merce è scadente. Se si ritiene che i candidati siano tutti inadeguati, credo che occorra restituire la scheda elettorale.

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22 febbraio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Artale “Elezioni 2013, se Pericle tornasse prepotentemente di moda” del 22 febbraio 2013

In Italia della democrazia ateniese se ne ricordano due giorni prima delle elezioni che servono a legittimare il “cartel party”, il cartello politico dove le varie formazioni si spartiscono le risorse anziché competere politicamente. E dove “Lo Stato diventa una struttura istituzionalizzata di sostegno, che agisce a favore di chi è dentro ed esclude chi è fuori”. (Katz, R.S. e Mair, P., Cambiamenti nei modelli organizzativi e democrazia di partito. La nascita del cartel party. In:, L. Bardi. Partiti e sistemi di partito. Il «cartel  party»  e oltre. Il Mulino, Bologna 2006.).

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13 febbraio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Balocco “Serve capacità per guidare un’auto? Allora richiediamola pure per andare a votare”

Osservando come la gente sciupi il voto a proprio danno, come andando a votare molti portino al boia la lettera dell’ordine della loro esecuzione, viene da fare un discorso del genere. Che però è fallace.

Da un lato, anche gli acculturati sono capaci di instaurare il peggio. Intanto a volte non sono aquile. “Nonostante quello che dicono i giornali, e le loro mamme, molti ricercatori sono stupidi” (Jim Watson). E altre volte sono iniqui, come osserva un autore di destra, V. Pareto: “Si può peccare per ignoranza, ma si può peccare per interesse. La competenza tecnica può fare evitare il primo male, ma non può nulla contro il secondo. […] l’esperienza dice che il mondo è pieno di scienziati e di intellettuali che si prostituiscono al potere e ne avallano tutte le abiezioni. Forse che costoro non sono corrotti perché sono competenti ?”. E’ gattopardesco sostituire al mito delle classi subalterne brava gente quello del notabile illuminato e disinteressato.

Dall’altro lato la gente comune, anche se non ha studiato, e non sa estrarre le radici cubiche a mente, quando è bene informata è mediamente capace di fare scelte giuste. Incluso l’affidarsi a chi – onesto – ne sa di più senza sentirsi sminuiti; che, notò Pasolini, con l’omologazione è stato sostituito da rancore e invidia. La “epistocrazia” dovrebbe consistere nell’informare correttamente – e fare crescere moralmente – l’elettorato, invece di circuirlo con un diluvio di falsità e sollecitarne i sentimenti peggiori.

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14 febbraio 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post “Regionali Lombardia, gli eletti: in FdI passano Feltri e Valcepina, Del Bono (Pd) fa il record di preferenze. Restano fuori Moratti e Gallera”

Il potere inganna dando valori relativi invece che assoluti. Es. per il vaccino covid si è presentata un’efficacia relativa del 95%-65% quando l’efficacia assoluta risultava circa l’1%*. Statistici avvisano sulla necessità di considerare per i farmaci l’efficacia – e i danni – in quote assolute, oltre che relative. Si dovrebbe fare lo stesso per il voto, riportando le quote reali, con un’astensione – 58.4% in Lombardia – che costituisce una mozione di sfiducia dei cittadini ai politici e a chi occupa lo Stato. Basta moltiplicare per la proporzione di votanti: 0.416. In Lombardia il 54.67% relativo della destra è il 22.74 assoluto, cioè degli aventi diritto. Il 33.93% della sinistra è il 14.1% reale.

“In provincia di Brescia il Pd elegge il candidato più votato in assoluto in questa tornata, il sindaco del capoluogo Emilio Del Bono, che raccoglie ben 35761 preferenze”. Pari al 2.85% della popolazione della provincia. Il clericale Giornale di Brescia titola che con quest’astensione “muore la democrazia”. Vantarsi è fare o’ gallo ncopp a munnezza; mentre scrivo, 14 feb 23, h 10:30, la macchina spazzatrice del Comune è al lavoro lungo i marciapiedi della Poliambulanza. Sollevare polvere – dalla quale sono stato investito più volte – davanti a un ospedale in piena mattinata dà un segno del disprezzo per il popolo degli stessi che davanti agli ordini sull’Ucraina eseguono contro il popolo.

*COVID-19 vaccine efficacy and effectiveness. Lancet Microbe, 2021.

@ Sta len. Gallera verrà tutelato in altro modo, avendo partecipato col personaggio del tonto pasticcione alla farsa omicida del picco di letalità da insufficiente obbedienza ai dettati liberticidi e patogeni. Insieme alla “sinistra”, vedi Crisanti, emissario dell’Imperial college, che ha recitato la parte del giusto e competente, premiato con un seggio in Parlamento. E insieme ai magistrati della Lombardia, che hanno dato luogo a un’indagine acefala, dando per assodata la versione dei mandanti, implausibile, illogica e fuorviante, e mettendola a fonte del diritto*. Un intervento giudiziario senza testa e con una coda velenosa, di imposizione della necessità di obbedire ai “piani pandemici” in futuro.

Ieri a Brescia hanno inaugurato la nuova sede della DIA locale, promossa “centro operativo”. A me appare che la lotta alla mafia, soprattutto in Lombardia, sia in una relazione di parallelismo con la mafia, servendo a coprire operazioni di iniquità non inferiore, al servizio degli stessi poteri esterni, da parte dello Stato e delle sue istituzioni.

*Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale.

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15 febbraio 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Bellelli “Regionali, più della metà dei cittadini si sottrae al dovere civico del voto: io do la colpa ai populismi”

E’ giusto che l’esercizio del voto sia considerato dovere civico, come prevede la Costituzione. Tale dovere però non va identificato col dovere di esprimere una preferenza tra i candidati, e di accettare la rosa. Per capirsi, se i candidati sono il mostro di Firenze e il capo dei capi della mafia, il dovere civico si esercita al meglio non votando nessuno dei due, e non presentandosi alle urne*. Se i candidati sono indegni, se non rappresentano davvero il popolo, ma i poteri dai quali il popolo dovrebbe essere difeso, a venire meno ai doveri di partecipazione elettorale è la classe dirigente che li esprime, non i cittadini che rifiutano di partecipare a una degenerazione della democrazia a loro danno.

Personalmente dal 2000 restituisco il documento elettorale per raccomandata. Per tanti anni l’ho inviato al Capo dello Stato. Poi, data l’interpretazione sui generis di Mattarella della libertà costituzionale di esprimere il dissenso, ad altre istituzioni. Per le elezioni regionali in Lombardia di pochi giorni fa, al presidente locale e a quello nazionale dell’ANM, allegando scritti sull’indegnità delle istituzioni che rende impossibile l’esercizio normale del diritto di voto. Oggi ho la triste consolazione di essere raggiunto nell’opinione negativa sulla classe dirigente da un plebiscito di elettori. Anche se c’è ancora tanto di cui rendersi conto sull’effettiva lealtà al popolo dei poteri dello Stato.

*Elezioni: “Pesélo, paghélo, impichélo”. Sito menici60d15.

@ Antonella Banto. La destra e la sinistra attuali sono come Arlecchino e Pulcinella mossi dallo stesso Mangiafuoco. Ci sono stati grandi italiani che essendosi opposti sono stati uccisi, per arrivare all’attuale selezionata razza di statisti e di funzionari dello Stato; un piccolo cenno di diniego potremmo farlo anche noi. Certo, è infantile pensare che il semplice stare a casa in pantofole risolva le cose. Però è già qualcosa; è un primo passo, è un segnale che la maggioranza della truppa inquadrata, interpellata risponda “Non in mio nome” davanti ai soprusi dei generali che dicono che loro esercitano il potere “democraticamente eletti”. Al tempo della dittatura dei banchieri tramite politici debosciati, acquista nuova attualità il commento di Lampedusa sui brogli alle urne dei Savoia: “… le parole molli dell’usuraio: «Ma se hai firmato tu stesso? Non lo vedi? È tanto chiaro! Devi fare come diciamo noi, perché, guarda la cambiale! la tua volontà è uguale alla nostra».” Non firmare il falso a nostro danno, non legittimare chi ci vende, senza credere di avere fatto chissà che, è semplicemente il minimo. Se non altro in termini di dignità. Ma anche in termini pratici, perché assecondare degli smidollati li esalta ancora di più nel loro doppio delirio di asservimento ai potenti e di tracotanza verso i governati. Non è questione di aderire a Bakunin. E’ questione di non fare come Fantozzi.

@ ric1960. Tre giorni prima delle votazioni vado all’ufficio elettorale del Comune e mi faccio rilasciare un duplicato. All’impiegato che mi chiede il motivo dichiaro di avere restituito la tessera. Mi dice che l’unica motivazione prevista è per averla smarrita. Mi fa firmare un foglio dove dichiaro di avere smarrito la tessera. Io sostituisco a penna “smarrito” con “restituita” (il modulo prevede sanzioni per chi non dice la verità) firmo e prendo il duplicato. Che fotocopio. Stavolta, 8.70 euro di racc r/r per inviarlo. N. tessera: 149553309. N. raccomandata: 14570206397-9. Le Poste in genere non mi fanno avere la ricevuta di ritorno. Una volta sola, in 24 anni, sono stato convocato in Prefettura dove mi hanno ridato la tessera che avevo spedito. Risparmiandomi la volta dopo una visita all’ufficio del Comune, che è sempre sgradevole, con l’impiegato comunale che quando gli dico che restituisco la tessera fa smorfie allarmate, in aggiunta all’immancabile mettersi le dita nelle narici, o in bocca, o in entrambi gli orifizi.

 

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v. anche:
Le ragioni per non votare

Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio

Commento al topic: No Dal Molin ~ Base di Vicenza: in USA nulla è deciso

23 April 2007

Forum http://www.altravicenza.it

Post del 23 apr 2007

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Chi sottopone come cittadino italiano una petizione a parlamentari USA affinché non votino il finanziamento della seconda base USA a Vicenza perde in dignità. Vicenza è in Italia, e noi non siamo un protettorato USA. O almeno, non dovremmo esserlo. Dovremmo avere dei nostri parlamentari ai quali rivolgerci, e un governo e un ministro degli esteri che ci rappresentino come nazione indipendente davanti agli USA. Un risultato certo dello scrivere ai politici di Washington per tentare di impedire lo sventramento di Vicenza è quello di indebolire la posizione di contrarietà alla base, che deve poggiare sulla normale sovranità che ogni popolo ha sulla propria terra, non su tentativi di impietosire gli americani. Sono questi atteggiamenti molli e servili che ci hanno portato a situazioni come questa; al contrario di altre nazioni, che si sono fatte rispettare. Restare in piedi è la prima cosa: non risulta dalla storia che gli eserciti si arrestino davanti a compite letterine; mentre possono arrestarsi davanti ad una salda opposizione della popolazione. Perfino se l’ampliamento fosse annullato per intercessione dei parlamentari USA, il risultato sarebbe stato ottenuto con un atto di sudditanza, che faciliterebbe altre prevaricazioni in futuro. Questa viscida proposta è proprio un bel modo di celebrare il 25 aprile e la Resistenza. Non fate questo favore all’Unita’, il Manifesto e Liberazione, che acquisirebbero così ulteriori meriti presso l’attuale superpotenza.

Politici seri non avrebbero permesso ad un paese straniero di avanzare una simile richiesta su Vicenza. Questi politici, dopo aver votato a favore della base USA, all’avvicinarsi delle elezioni amministrative chiedono ai cittadini, tramite i loro giornali “progressisti”, di appellarsi ad un parlamento estero. Ciò conferma che i governanti espressi dai partiti non hanno intenzione di adempiere i loro doveri istituzionali, non sono all’altezza dei loro alti incarichi, e hanno invece una tendenza compradora a incoraggiare la sottomissione del popolo ai poteri esteri dei quali curano gli interessi in Italia. Rivolgiamoci non ai politici USA, ma a quelli nostrani: restituendo allo Stato (Quirinale o Prefettura) la scheda elettorale invece di votare il giorno delle elezioni. Che il voto se lo facciano dare in Wyoming o in Ohio.