2 dicembre 2025
Blog de Il Fatto
Commento al post “Assolti l’avvocata e gli psicologi di Alessia Pifferi: erano accusati di manipolazione per farla risultare inferma di mente”
“Ci fu un periodo a Roma in cui Semerari riceveva tutte le nomine di perizie psichiatriche dai giudici. Comunque, anche se era perito di parte, il suo giudizio era talmente autorevole che nessun perito di ufficio lo contrastava”*. Professore, massone, cavaliere di Malta, amico di giudici, CC e PS, “il perito più richiesto dai magistrati e allo stesso tempo il criminologo di fiducia di Luciano Liggio, della camorra e dell’eversione nera”*, marchiò Pasolini vivo come “infermo di mente”, senza averlo visitato. Poi lo “psichiatra di fiducia del Tribunale di Roma e della banda della Magliana”* tentò di attribuire a Pino Pelosi un’incapacità di intendere e di volere.
Alla scienza ormai si fa dire ciò che conviene, e le perizie “scientifiche”, in particolare quelle psichiatriche, che hanno il potere di definire una persona, consentono sia di eludere la legge sia di fare della legge un coltello da sicario. Le perizie sono uno dei sistemi per creare bolle di criminalità impunita dentro la legalità tramite la legalità. Bolle che servono alle forze che vogliono stare sopra la legge, e aumentano il potere del blocco degli operatori del diritto, magistrati, avvocati, periti. La galera per false perizie psichiatriche è stata fatta balenare mentre si voleva sottoporre a valutazione psichiatrica i magistrati. Rientrata la minaccia si è tornati all’ordine. Un ordine che “mette seriamente in discussione il concetto stesso di giustizia” (De Rosa).
*De Rosa. La mente nera.
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3 dicembre 2025
Blog de il Fatto
Commento al post di sostenitore “Le leggi non vivono di autorità, ma di riconoscimento: senza, ogni limite perde senso. E si arriva alla violenza”
Si parla tanto di obbedienza dei “commoners” alle regole ma poco di obbedienza delle regole ai princìpi. La subordinazione delle regole ai princìpi, il loro esserne implementazione limpida e sincera, le legittima*. E alimenterebbe forme sane del rispetto – nel duplice senso di stima della legge e di sottomissione ad essa – che si lamenta manchi.
“La legalità diventa l’arma avvelenata con la quale si colpisce alle spalle l’avversario politico. In un romanzo di Bertold Brecht alla fine il capo dei gangster comanda ai suoi seguaci: il lavoro deve essere legale. La legalità finisce qui come parola d’ordine di un gangster” . Da “il principio di legalità, un’arma a doppio taglio” Otello Lupacchini, Il Fatto, 27 luglio 2016.
Privandosi di Lupacchini Il Fatto ha perso uno dei migliori collaboratori. Aveva contrastato Gratteri. Dietro la cui logorrea mediatica e interventi giudiziari sul crimine fragorosi ma in realtà relativamente blandi rispetto al totale prospera in Calabria, posso testimoniare, il malaffare di baronie e poteri forti, che a braccetto con le “istituzioni” usano “le regole” per praticare una mafia senza rischi**.
* La fallacia delle regole
** La passivazione dei poteri predatori – MDA: la mafia dietro l’antimafia – I due comburenti istituzionali della mafia
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14 gennaio 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post di S. Bauducco “Referendum, a Torino in trecento per il lancio della campagna per il No: “I diritti di tutti i cittadini sono in pericolo””
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4 febbraio 2026
Blog de il Fatto
Commento al post “Morto Corrado Carnevale: l’ex giudice della Cassazione soprannominato “l’ammazzasentenze” aveva 95 anni”
Capitolo 13 Il caso Carnevale
1.L’episodio più emblematico di infiltrazione di Cosa nostra nell’amministrazione della giustizia – 2. L’assassinio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, fedele servitore della Repubblica – 3. Le fasi del processo per l’omicidio Basile – 4. La giornata del 7 marzo 1989, l’episodio del «massaro» e la condanna di Carnevale per complicità con Cosa nostra – 5. Il ruolo della presenza nell’ufficio del presidente Carnevale di un emissario di Cosa nostra, identificabile in Francesco Messina, reggente della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo – 6. L’annullamento della sentenza di condanna nei confronti di Corrado Carnevale. (G. Turone. Crimini inconfessabili, 2024).
Il caso Carnevale mostra come nella magistratura italiana l’essere “un eccellente giurista” possa conciliarsi con l’intimidire un altro giudice avvalendosi di un mafioso.
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17 marzo 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post “Referendum, Davigo a Travaglio: “Errori giudiziari? Vi spiego perché non c’entrano nulla. Il governo vuole solo colpire i magistrati””
Voterò No, per contrastare ulteriori squilibri. Ma il quadro che Davigo dà della figura del magistrato fa cascare le braccia. Definisce “errore” solo il caso nel quale emergono nuovi elementi dopo la sentenza. Di negligenza, imprudenza, imperizia non se ne parla. Di compiacenza, connivenza, collusione tanto meno. Accetta che il suo lavoro non consista nell’accertare la verità, la prima giustizia, ma che sia una specie di gioco da tavolo dove le evidenze non contano se es. compaiono fuori tempo; a danno delle vittime e a favore dei colpevoli. Non ha problemi nel dichiararsi al servizio della UE prima che della sua nazione, incurante che la UE sia il braccio politico, scarsamente democratico, di interessi privati, che spesso vanno a danno del Paese; incurante che lui dica di operare in nome del popolo italiano; che tra l’altro gli paga lo stipendio. Si riserva così di servire poteri forti, a partire da quelli sovranazionali; gli stessi che fecero uccidere magistrati non allineati.
Se i magistrati si facessero sentire, come fanno ora, per fare coincidere quanto più possibile norme e procedure con l’innato senso di giustizia, se non accettassero la legge del più forte in veste di diritto quando ciò è a loro vantaggio, oggi sarebbero giustamente stimati, e non sarebbe stato possibile attentare alle loro prerogative. Davigo delinea una figura di magistrato che non è quella di una bella persona, e che la gente non ha torto nel percepire come pericolosa.
@ alias_kimonoOu: Mi pare che sia tu a voler fare confusione, ripetendo il sofisma “gli errori sono quelli detti “giudiziari”, da nuovi dati, per i quali il magistrato non ha colpa. Gli errori per colpa sono normalmente sanzionati [secondo te]. Gli errori morali, dal dolo franco a forme di falsa coscienza, non vanno chiamati errori. Risultato, non si parli di un problema di errori dei magistrati”. Anche il ridurre le difformità talora enormi dei giudizi sugli stessi dati nei vari gradi a “diverse valutazioni”, soggettive, esita nella conclusione che il magistrato non sbaglia. Come nelle dittature. Io invece credo che il problema dei giudizi errati o interessati sia reale, e che ci sia un deficit di contrappesi, di controllo sul potere giudiziario. Deficit che la destra sfrutta, denunciandolo, per impossessarsi del potere giudiziario. In forme sui generis, che evitino i ricatti e le pressioni dei potenti, contrappesi andrebbero messi all’enorme arbitrio dei magistrati sulle vite altrui*.
Mi chiedi un esempio. Te ne faccio uno dal mio campo, la ricerca biomedica. Uno studio mostra che anche la ricerca scientifica, che passa per il paradigma dell’obiettività, può fare figurare efficaci farmaci inefficaci sul cancro a seconda di come la ricerca, il “trial”, viene “valutato”: Impact of spin in the abstracts of articles reporting results of randomized controlled trials in the field of cancer. J Clin Oncol 2014.
@ marko.parri: Votiamo No, ma basta con questo ridicolo eccezionalismo sui magistrati, che hanno una bella fetta di responsabilità nel cattivo andamento del sistema giustizia. E anche nell’uso strumentale dell’amministrazione della giustizia a favore di grandi interessi illeciti (Nuove P2 e organi interni).
@ alias_kimonoOu: I controlli multipli sono validi quando provengono da agenti indipendenti. Inoltre la ragione a danno fatto è la ragione dei fessi. Come la medicina su pazienti, i processi non sono esperimenti di laboratorio su cavie, dove quel che conta è che alla fine si raggiunga la verità, non importa dopo quanti schizzi di sangue e deiezioni. Sbagli inoltre a ignorare responsabilità e interessi collettivi. La magistratura come corporazione appoggia alcuni grandi interessi a forte componente illecita. Segnalo nel mio sito la raccolta “Nuove P2 e organi interni” sull’appoggio sistematico della magistratura a frodi mediche strutturali.
@ brif: Che i magistrati condannino penalmente 0-10 dei loro colleghi all’anno non “suggerisce” che la magistratura sia sostanzialmente esente da colpa o dolo più di quanto non suggerisca impunità. Sia perché è un giudizio dell’oste sul suo vino. Sia perché è possibile delinquere rimanendo nei limiti della legalità formale*; soprattutto con le competenze, e la solidarietà di corporazione, dei magistrati.
Nel 2024 ha assegnato ai magistrati una fiducia pari o superiore a 6 su 10 il 44% dei cittadini (ISTAT): la maggioranza non si fida. E’ un brutto segno anche il ridursi a compararsi ai politici, la cui pessima reputazione è uno dei motivi per votare no. Presentarsi come rispettabili rispetto a uno standard negativo è un escamotage della “crostituzione” reale**. Contribuisce a spiegare la persistenza della mafia, lo spazio che le viene lasciato invece di spazzarla via. È particolarmente grave nel caso dei magistrati, che dovrebbero essere i maestri del valutare i comportamenti rispetto a uno standard positivo. Lo standard di come ci si deve comportare. Non rispetto ai peggiori.
Quando praticati da chi occupi posizioni di potere, gli sprezzanti non sequitur come il suo evocano Big Jule, il sinistro gangster che in “Bulli e pupe” obbliga a giocare con suoi dadi tutti bianchi, senza puntini neri, dicendo che i puntini li ricorda lui a memoria.
* Le bolle di criminalità nella legalità tramite la legalità
** La raffinata barbarie degli standard negativi
@ Grifo: Non aderisco a nessuna delle “ideologie”, artefatte e striminzite, offerte dal desolante quadro politico attuale. Voto No perché con la riforma sarebbe ancora peggio. Sia sul piano dei princìpi che su quello pratico.
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V. anche:
MDA: la mafia dietro l’antimafia
La modica quantità di corruzione, mafia ed eversione
“Scienza inversa”: un concetto da opporre alla parola tappabocca “scienza”
L’uso del fisco nell’eversione di Stato