4 giugno 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post di G. Trinchella ““Mamma è morta tra le mie braccia”: il dolore del figlio di Lucia dopo il suicidio assistito in Svizzera. Poi l’autodenuncia di Cappato e degli attivisti”
Quanti crimini si possono commettere in nome dei “motivi umanitari”, se chi dovrebbe vagliarne la genuinità e verificarne secondi fini regge il gioco. Es. si può comprarsi un bambino affetto da una malattia così particolare da obbligare all’espatrio, e ottenere la grazia, evitando la scocciatura di tre anni di servizi sociali. O uccidere impunemente, protetti dal camice bianco, in nome di fini umanitari centinaia di ricoverati non consenzienti, es.*.
“O siamo colpevoli noi, oppure chi le ha negato un diritto nel suo paese”. Il diritto di farsi uccidere a richiesta. Non si pensa alle conseguenze dell’elevare il demone dell’omicidio ad angelo; della creazione di un diritto del più debole a farsi uccidere dal più forte. Incondizionato, o condizionato a criteri che secondo Cappato e c. devono essere i più laschi. Non si ha memoria di grandi movimenti a favore di questo bel diritto. Si vede che i filosofi politici, giuristi e moralisti del passato erano scemi. Mentre che razza di giuristi devono essere i magistrati che si prestano a fare da spalla ai numeri di Cappato, il promotore della necropolitica per la provincia italica, invece di considerare le conseguenze funeste dell’aprire, nel tratto che riguarda le persone in minorata difesa, una breccia nella barriera giuridica che da sempre nella civiltà protegge le persone innocenti dall’essere uccise.
*Engler J. “Please Make Comfortable”: The euphemism that killed hundreds in Gosport, and is still killing. 2 mag 2026.
matematico-apostata: Fallacia dell’inquinamento del pozzo. Non esistono obblighi morali,filosofici o giuridici a vivere. La scelta Resta sempre del soggetto che liberamente sceglie. Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: Ci sono concetti che apparendo simili nella loro dimensione materiale sembrano vicini anche moralmente; si sottovaluta quanto invece siano moralmente distanti tra loro. Es. tra difesa del proprio paese con le armi e guerra di offesa c’è un abisso. Travaglio in occasione del 2 giugno ha contrastato la pericolosa confusione. C’è un abisso anche tra il decidere se vivere o morire e il pretendere, abboccando ai pifferai, un diritto a farsi uccidere (che si traduce facilmente nel lasciarsi spingere a farsi uccidere).
L’avvelenamento dei pozzi riguarda lo screditare preventivamente l’avversario prima di discutere sul merito. Qui non c’entra, ma la grave carenza di discriminazione tra concetti da chi ci tiene a presentarsi come una mente matematica spiega come le argomentazioni sul merito vengano percepite come attacchi personali.
matematico-apostata: Ancora fallacia dell’inquinamento del pozzo con attacchi ad personam: rispondi nel merito. Ribadisco che non esistono obblighi morali filosofici o giuridici a vivere e la scelta spetta esclusivamente al soggetto libero e consapevole. La verità è che non hai argomenti contro queste evidenze. Aggiorna il tuo chat bot. Il cristianesimo mi ha reso apostata. Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: In antico c’era chi si faceva uccidere dai suoi schiavi. Oggi si vuole che lo passi la mutua. La facoltà di suicidarsi da sé, senza spinte esterne (incluse quelle da effetti avversi di psicofarmaci, un’altra omertà) è un conto. Pretendere di liberalizzare un “servizio boia” a domanda è un altro, che non può essere fatto rientrare in un diritto a decidere della propria vita e morte. Abolire la garanzia sulla vita salva permette in pratica che interessi terzi si insinuino nella decisione. Inoltre così si decide anche della morte – e della sofferenza – degli altri: integrare il colpo di grazia nella pratica medica favorirà ancor più i protocolli futili e lucrosi sui quali vige l’omertà, con aumento ulteriore delle condizioni di indegnità e sofferenza. Ci sono casi, poco comuni ed estremi – usati come cavallo di Troia, invece di venire circoscritti e blindati – dove l’evitare sofferenza e indegnità può consistere nel concordare con la richiesta del sofferente di soppressione dell’esistenza. Non in nome di una farsesca “libera autodeterminazione” di chi è sotto la tortura della sofferenza, ma quando la tutela della sacralità dell’umano, la medesima che proibisce di uccidere, è su entrambi i piatti della bilancia, e arriva a prevalere in quello della morte come liberazione.
Sei un matematico e un apostata, lo ripeti sempre, ho capito. Sull’essere un matematico, sinceramente non sembri molto portato. E sembri dare ragione ai preti per i quali l’apostasia è un regresso.
matematico-apostata: “Sei un matematico e un apostata, lo ripeti sempre, ho capito. Sull’essere un matematico, sinceramente non sembri molto portato. E sembri dare ragione ai preti per i quali l’apostasia è un regresso. “
Non rispondi nel merito e insulti: stai solo trollando. Tu non puoi comprendere l’apostasia: dovresti studiare meglio cosa è.
“Pretendere di liberalizzare un “servizio boia” a domanda è un altro, che non può essere fatto rientrare in un diritto a decidere della propria vita e morte. Abolire la garanzia sulla vita salva permette in pratica che interessi terzi si insinuino nella decisione. Inoltre così si decide anche della morte – e della sofferenza – degli altri: integrare il colpo di grazia nella pratica medica favorirà ancor più i protocolli futili e lucrosi sui quali vige l’omertà, con aumento ulteriore delle condizioni di indegnità e sofferenza”
Questa è la solita tiritera indimostrata: le garanzie ci Sono e possono essere applicate. E naturalmente anche un depresso, un paraplegico o semplicemente una persona stanca della vita può decidere per il suicidio assistito: liberamente scelto, Sono affari suoi e non tuoi.
Ancora non ti entra in testa il semplice concetto già ribadito: non esiste alcun obbligo morale o giuridico o filosofico a vivere. E chi chiede assistenza al suicidio ha il diritto di averlo senza chiede alcunché ad alcuno: è sufficiente la libertà e determinata scelta: che ti piaccia oppure no.
Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: Il nome stesso, “suicidio assistito” è un inganno. Nel suicidio tradizionale la volontà è principalmente della persona che lo commette. Nel momento in cui diventa un atto medico, si è passivi. Non bisogna scavalcare il parapetto, mettersi il cappio, premere il grilletto. Basta firmare, o un cenno di ciglia. Non solo. Non è una volontà, è più spesso un consenso che può essere ottenuto forzando; perché divenuto un prodotto medico non solo la persona non controlla più il processo, l’atto materiale, ma, quel che è peggio, non controlla nemmeno il prodotto, l’omicidio concordato. Come tutti i prodotti medici sarà soggetto a induzione della domanda da parte dell’offerta, la supplier-induced demand che ha assunto dimensioni colossali nell’attuale medicina es.*. Basterà il nudging, disinformare, spaventare, immergere nel dolore, per ottenere la firma. Altro che libertà. E’ una riduzione della libertà e dell’autonomia, volta a legalizzare omicidi. In linea con lo smantellamento in corso dei diritti di base, con la cancerizzazione orwelliana nel loro opposto, e con la medicina come strumento per questo imbarbarimento.
Una trappola mortale, che si avvale dei Cappato, di una magistratura alla quale non pare vero di servire i poteri forti apparendo pure filantropica, e di quelli come te, matematici delle tabelline e apostati bigotti.
*“Too much medicine”: Insights and explanations from economic theory and research. Social science and medicine. 2017.
matematico-apostata: “Il nome stesso, “suicidio assistito” è un inganno. Nel suicidio tradizionale la volontà è principalmente della persona che lo commette.”
Ancora inquinamento del pozzo: il “suicidio tradizionale” non esiste: esiste la scelta libera e consapevole di terminare la propria vita e l’assistenza al suicidio è anche essa una precisa scelta del soggetto che intende porre fine alla sua vita, in qualsiasi situazione essa si trovi. È sufficiente la libera e consapevole scelta del suicidio.
“Nel momento in cui diventa un atto medico, si è passivi. “
Questo è falso: l’atto Ultimo spetta sempre e solo al soggetto libero e consapevole. Vedo che ripeti le stesse argomentazioni deboli e fallaci.
“Non è una volontà, è più spesso un consenso che può essere ottenuto forzando; perché divenuto un prodotto medico non solo la persona non controlla più il processo, l’atto materiale, ma, quel che è peggio, non controlla nemmeno il prodotto, l’omicidio concordato”
Speculazioni che non tengono conto del fatto innegabile della regolamentazione del suicidio assistito.
“Una trappola mortale, che si avvale dei Cappato, di una magistratura alla quale non pare vero di servire i poteri forti apparendo pure filantropica, e di quelli come te, matematici delle tabelline e apostati bigotti.”
I bigotti Sono I moralisti religiosi, non gli apostati. Stai solo cercando di propinare la solita morale assoluta religiosa, insultando la consulta. Puoi fare di piú. Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: Il liberismo è legalista. Innumerevoli atti medici fraudolenti, dannosi, sono fatti passare per volontà del paziente, sfruttando l’asimmetria informativa e tradendo il rapporto agente-principale.
“Medicalization undermines informed consent. When a medicalized infrastructure and a complex of large pharmaceutical companies and medical education control the information, society gathers information through the lens of medicine.”*
“Suicidio assistito” è un misnomer truffaldino. Dettato dal marketing ideologico. Per le ragioni dette, va classificato nella famiglia degli omicidi. “Omicidio medico concordato” è una locuzione più aderente al vero.
In un paese dove pure i terroristi servivano in realtà il peggior padrone, gli “apostati” sono utili predicatori di nuovi, perniciosi, credo parareligiosi imposti dall’alto. Che tu, apostata col turibolo, faccia parte con la Consulta, quella della legittimità dei ricatti per gli inoculi, è sia una consolazione sia una triste conferma. Vi accomuna il taglio pratico, la ristretta materialità,** dietro agli atteggiamenti alteri e filosofeggianti.
*A. Zimmerman. Medicalization: an enchroachment on consent, culture and society. Ethics International Press, 2024.
** L’undicesima ora. Messina Denaro e Zagrebelsky
matematico-apostata: ” liberismo è legalista. Innumerevoli atti medici fraudolenti, dannosi, sono fatti passare per volontà del paziente, sfruttando l’asimmetria informativa e tradendo il rapporto agente-principale. “
Il liberalismo non c’entra con il suicidio assistito e la consulta: ancora fallacia dell’inquinamento del pozzo. Aggiorna il tuo chat bot.
Il diritto deve fissare regole precise per chi voglia liberamente accedere al suicidio assistito. La maggioranza di chi vuole il suicidio lo farà senza bisogno del suicidio assistito.
Non c’è obbligo di vivere né morale assoluta di stato.
Stai parlando di aria fritta?
Dimostra che il suicidio non è legittimo poi potrai argomentare sul suicidio assistito.
Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: CENSURATO DA IL FATTO. Qui la fallacia è quella del mafioso, il chiamare suicidio un omicidio: “Dio mi è testimone, è lui che si è voluto fare uccidere”. Nel suicidio la volontà predominante è quella del soggetto stesso. Anche nel suicidio bona fide si prevedono e si puniscono spinte di terzi. Con questa medicalizzazione l’atto materiale passa ai medici (l’ipocrisia di obbligare il soggetto a premere l’ultimo tasto è indice di malafede, di volontà di far passare un omicidio per suicidio). Ciò nasconde il passaggio più importante, che anche la decisione è ora pesantemente condizionata dalla volontà di medici, e in genere di terzi in posizione di potere rispetto al soggetto. Che possono agire con l’informazione e sul corpo della persona per influenzare sentimenti e fatti materiali. Con l’etichetta aggregata di suicidio si preme per inserire quanto più l’omicidio nella supplier induced demand, piaga endemica della medicina orientata al profitto e al potere.
Mentre ammettendo apertamente che in alcuni rari blindati casi è accettabile acconsentire a praticare ciò che va chiamato omicidio, si ostacolerebbero abusi e derive perverse.
Invece si scarica la responsabilità sul ricevente. “Consenso” anche quando si costringe agli inoculi covid e “suicidio” anche quando si porta a voler farla finita. Il “suicidio assistito” è un legerdemain giuridico per divenire shareholder della vita altrui e poterne disporne la soppressione. Un violare autonomia e individualità travestito da emancipazione.
Brescia, 11 giugno 2026
Procuratore della Repubblica Trieste
Dr.ssa Patrizia Castaldini
ricezioneatti.procura.trieste@giustiziacert.it
Procuratore generale Roma
Dr. Giuseppe Amato
prot.pg. roma@giustiziacert.it
Associazione “Senza bavaglio”
info@senzabavaglio.it
Oggetto: l’accettazione e la promozione da parte di magistrati e giornalisti della misclassificazione dell’omicidio come suicidio riguardo all’eutanasia
“La nostra scienza conserva come in un magazzino i meccanismi intellettuali più raffinati atti a risolvere i problemi più complessi ma noi siamo pressoché incapaci di applicare i metodi elementari del pensiero razionale. In ogni ambito sembriamo aver perduto le nozioni essenziali dell’intelletto, quelle di limite, misura, grado, proporzione, relazione, rapporto, condizione, legame necessario, connessione tra mezzi e risultati”. (Simone Weil. Da: Il libro del potere. Chiarelettere, 2016)
Vi segnalo il mio post “La misclassificazione dell’omicidio in suicidio” https://menici60d15.org/2026/06/08/la-misclassicazione-dellomicidio-in-suicidio/
nel mio sito internet menici60d15.
Vi sostengo che “suicidio assistito” è un misnomer, trattandosi di fatto di una forma di omicidio medico concordato. E’ un omicidio non solo perché l’atto materiale che il soggetto passivamente subisce è attuato da terzi, da medici in ambito medico con mezzi medici; ma soprattutto perché una volta medicalizzato soggiace al potere della supplier induced demand della medicina e può essere quindi eterodiretto. Il potere di convincimento della medicina mediante la manipolazione dell’informazione e l’azione sulle condizioni materiali di salute e sul morale del soggetto, si insinua nella determinazione personale, fino ad essere prevalente. Correggere la stortura semantica, considerare che si ha a che fare con una forma particolare di omicidio, favorisce il giudizio corretto in ambito etico, legislativo, giudiziario.
V. anche nel mio sito: Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico. https://menici60d15.org/2009/06/24/il-riduzionismo-giudiziario-nella-frode-medica-strutturale-il-caso-del-testamento-biologico/
Il Fatto ha censurato l’ultima risposta a un commentatore che mi attaccava. Segnalo lo scambio completo alla Procura di Trieste, che dovrà occuparsi dell’ennesima autodenuncia di Cappato, oggetto dell’articolo de Il Fatto. E al Procuratore generale di Roma Amato, come due anni fa avevo scritto avrei fatto se le censure fossero proseguite, in una mia risposta allo stesso commentatore, sotto l’articolo del Il Fatto “Fine vita, annullata la condanna per istigazione al suicidio al presidente dell’associazione Exit-Italia”, 15 febbraio 2024 (riportato in Il riduzionismo giudiziario, cit.). Nel commento, pure censurato da Il Fatto, osservavo che sotto l’articolo “Il ricorso al fine vita è un diritto, spero che l’Emilia Romagna l’affronti con la dovuta laicità” 13 febbraio 2024” Il Fatto aveva censurato una mia risposta alla derisione di Syrentex, massone dichiarato (riportata in Il riduzionismo giudiziario, cit.), mentre in quegli stessi giorni G. Amato era promosso a Procuratore generale di Roma. Nel suo curriculum essendoci anche la “fulminea”, così l’ha definita Il Fatto, assoluzione di Cappato.
Invio i commenti anche all’associazione di giornalisti “Senza bavaglio”, della quale fa parte l’autrice dell’articolo, Giovanna Trinchella.
La risposta censurata:
“Qui la fallacia è quella del mafioso, il chiamare suicidio un omicidio: “Dio mi è testimone, è lui che si è voluto fare uccidere”. Nel suicidio la volontà predominante è quella del soggetto stesso. Anche nel suicidio bona fide si prevedono e si puniscono spinte di terzi. Con questa medicalizzazione l’atto materiale passa ai medici (l’ipocrisia di obbligare il soggetto a premere l’ultimo tasto è indice di malafede, di volontà di far passare un omicidio per suicidio). Ciò nasconde il passaggio più importante, che anche la decisione è ora pesantemente condizionata dalla volontà di medici, e in genere di terzi in posizione di potere rispetto al soggetto. Che possono agire con l’informazione e sul corpo della persona per influenzare sentimenti e fatti materiali. Con l’etichetta aggregata di suicidio si preme per inserire quanto più l’omicidio nella supplier induced demand, piaga endemica della medicina orientata al profitto e al potere.
Mentre ammettendo apertamente che in alcuni rari blindati casi è accettabile acconsentire a praticare ciò che va chiamato omicidio, si ostacolerebbero abusi e derive perverse.
Invece si scarica la responsabilità sul ricevente. “Consenso” anche quando si costringe agli inoculi covid e “suicidio” anche quando si porta a voler farla finita. Il “suicidio assistito” è un legerdemain giuridico per divenire shareholder della vita altrui e poterne disporne la soppressione. Un violare autonomia e individualità travestito da emancipazione.”
Per lo scambio completo v. La misclassificazione dell’omicidio in suicidio, cit.
Lascio così memoria di come si sta affermando l’omicidio medico. Con un battage mediatico che mentre plasma l’opinione pubblica non tralascia di imbavagliare anche la più tenue voce di dissenso. E con l’appoggio della magistratura, che costruisce una legislazione di fatto, perversa. E che partecipa sia alle attività di propaganda, come quelle di Cappato, sia alla repressione delle voci dissidenti.
L’appoggio dottrinale alla deregolamentazione dell’omicidio in corso appare essere un caso di quella che chiamo “impostura Simone Weil” v. epigrafe. Sensibilissima e lucida, la Weil vide quel largo divario tra capacità teoriche elevate e applicazioni pratiche rozze; che nell’attuale scientocrazia è divenuto strumento doloso di potere. Il sapere alto viene usato per legittimare l’avanzare tesi grossolanamente artefatte. Così eticisti e giuristi nonostante il sapere che li legittima accolgono e propugnano l’ideologismo di marketing del “libero suicidio” invece di svelarne la natura sofistica. I giornalisti di rincalzo tolgono il diritto di replica a chi avendo criticato l’impostura riceve il calcio dell’asino; e danno allo scalciante l’ultima trionfante parola.
L’associazione “Senza bavaglio” si fregia del motto “è tutta un’altra musica” A me pare che sarebbe più adatto il detto “He who pays the piper calls the tune”. Non che riceviate direttamente soldi. Ma appare che giornalisti e magistrati ottengano benefici servendo agende superiori, a danno della cittadinanza, entrambi sia con la manipolazione dottrinale, sia con la propaganda, sia con la repressione del dissenso.
Francesco Pansera
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23 giugno 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post di G. Trinchella “Vita, dolore e diritto a morire contro nell’aula della Consulta, il nodo dei “trattamenti di sostegno vitale” torna davanti ai giudici”
Come nell’uccidere e uccidersi si intrecciano coraggio e viltà, così c’è un modo intellettualmente vile e uno intellettualmente coraggioso di affrontare la novità storica – imposta dall’alto – del “suicidio assistito”. Quello coraggioso è di respingere l’ipocrita etichetta “suicidio” e riconoscere che si tratta di omicidio, su richiesta della vittima. Un omicidio medico. Paradossalmente l’ambito medico aumenta la problematicità. E’ omicidio materialmente, tramite medici, al di là della finzione del paziente che preme l’ultimo tasto. Ma soprattutto è omicidio perché una volta entrati in ambito medico si è nel campo della potente induzione della domanda da parte dell’offerta propria della medicina, causa di infinite immoralità travestite da compassione*. Dove non ci vuole molto, ed è funzionale ai grandi interessi degli overtreatment che non riducono ma aumentano sofferenze e indegnità, portare a chiedere il suicidio, portare ad acconsentire al proprio omicidio**.
Fatto questo passo che richiede risolutezza intellettuale, in cambio il giudizio etico e giuridico sui valori contrastanti, sugli enormi pericoli, sul limite – sulla necessità di blindare a pochi selezionati casi l’omicidio su richiesta – diviene più semplice e lineare. Ma il coraggio serve ancora, per resistere alle insistenze dei samaritani con la Luger e alle pressioni delle forze che li manovrano.
*La misclassificazione dell’omicidio in suicidio. Sito menici60d15.
** Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico
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29 giugno 2026
Substack Sanity Unleashed
Comento al post di J. Engler “Comfort or euthanasia? Re-examining “COVID treatment protocols”
”Comfort or homicide ?”. The category of “medical homicide” should be recognized. To be called medical homicide, a death must have at least two characteristics: a) is caused by medical means, most commonly drugs. b) the deadly intervention is caused by medical decision; not only in the final implementation, but also, and often mainly, in the preceding chain of medical judgments, decisions and interventions. “Assisted suicide” is an hypocrite misnomer. Discussion about it would be much clearer, simpler and honest by posing the question of whether and when it is ethically acceptable to kill a patient under his or her request. Considering that in a medical context, where supplier induced demand reigns, is not so difficult to bring a person to ask to be killed. The orientation of diagnostic and therapeutic choices can be the main yet unrecognized part of medical homicide. E.g. when futile, lucrous treatments bring to such effects that the coup de grace is an escape for the patient from suffering and degradation. And, by attributing it to the will of the patient, a way for the clinician to escape his responsibilities, and continue unfettered the overtreatment business*.
A definition of medical homicide, that I try to sketch here, is much needed in current medicine. Covid underscores this, by showing how easily in medicine killing merges with therapy. There is a need to trace a line. To call “comfort” or “palliation” or euthanasia what has been done in covid is what in Italy is called “to hide behind a finger”. Pharmacologically induced covid deaths are first and foremost medical homicide. They have been caused by a chain of preposterously wrong diagnoses and therapies, dictated from above, bringing to lethal injections also prescribed by egregious guidelines. They are the result of a carefully articulated cascade. Discussion about the degree of awareness by the physicians, good faith, and that grey zone so wide in medicine, false conscience, comes later.
* La misclassicazione dell’omicidio in suicidio
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5 agosto 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post “Morto dopo il trapianto, l’ospedale risarcirà i familiari del piccolo Domenico: raggiunto l’accordo che evita la causa”
“Schillaci: “dire sì alla donazione significa dire sì alla vita””; “il direttore nazionale del CNT, G. Feltrin, indica tra le priorità dei prossimi anni la riduzione delle opposizioni alla donazione”*. Per ovviare alla carenza di organi li si potrebbe prelevare da coloro che hanno firmato per il cosiddetto “suicidio assistito”. Li si potrebbe uccidere togliendo loro gli organi, che sarebbero così in buono stato per i trapianti. Questa “death by organ donation” (sic) è la proposta appena lanciata sulla più ascoltata rivista medica**. Ci sono già pressioni per velocizzare l’omicidio medico dei consenzienti con l’argomento che occorrono i loro organi. Le pressioni sui trapianti, molto appoggiate, sono avvezze a “cut corners”.
E’ quindi possibile che alla riservatezza sulla somma del risarcimento per un guaio tanto rozzo seguirà la riservatezza, cioè l’omertà, sul misfatto sottile che il bambino non andasse trapiantato, non essendo nello stato clinico – clinico – di insufficienza cardiaca terminale che giustifica una misura che non è una cura, ma una estrema linea di difesa che al contrario di ciò che viene fatto credere annulla la possibilità di una vita da sano e riduce di molto l’aspettativa di vita***.
* Trapianti, 2025 anno record ma oltre 4800 pazienti attendono ancora un trapianto. Doctor 33. 4 lug 2026.
** Contextualizing the Dead Donor Rule in an Era of Voluntary Euthanasia. NEJM, 9 lug 2026.
*** La differenza tra “morto” e “cadavere” nella medicina golem
@ Jack 123: Grazie. Il film “Non lasciarmi” narra di persone, con la loro vita e le loro emozioni, che scoprono di essere cloni destinati a servire da donatori di organi. E’ fantascienza, mentre la distopia è già qui, nel mondo reale, al quale dobbiamo attenerci. I trapianti d’organo ingiustificati sono descritti in letteratura, insieme al “gaming the system” per praticarli. In Germania se ne è occupata la magistratura. Il caso Caliendo permetterebbe di frenare la corsa verso la svalutazione dell’umano, di riaffermare la sua irriducibilità al biologico, trattate nel film che citi o in Blade runner.
Se sei interessati ai problemi etici della clonazione ti segnalo “Some Choice – law, medicine and the market” di GJ Annas, Oxford U Press, 1998. Tratta principalmente di quel caposaldo delle frodi mediche strutturali, l’attribuzione di una “libera scelta” ai pazienti. Come se chi è crocifisso dal dolore e dalla paura – a volte messo per interesse in questa condizione* – sia libero di scegliere di porre fine ai tormenti accettando il colpo di grazia. E come se genitori spaventati siano liberi di scegliere quando viene loro falsamente rappresentato il trapianto come giustificato e risolutivo.
* Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico
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3 settembre 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post “Fine Vita, Zaia dopo l’ok del Veneto alla legge: “Risposta doverosa, ora si muova il Parlamento””
Lo psichiatra e scrittore Mario Tobino osservava che i commercianti, scaltri nel loro lavoro, sono ingenui sul resto. I veneti, abili nel far schei, credono che il movimento pro omicidio medico sia volto a ridurre sofferenza, indegnità, dipendenza. Ciò può essere vero per una ristretta minoranza di casi estremi, quelli che vengono mostrati dalla propaganda. Ma nella realtà, per le malattie mortali comuni, la liberalizzazione del colpo di grazia aumenta il potere sui corpi, e con esso l’applicazione di terapie futili e lucrose*. Sofferenze e indegnità non necessarie aumenteranno. Una legge leale punterebbe esplicitamente e direttamente a contrastare le varie forme di accanimento, e a preservare sempre dignità e minimizzazione del dolore – temi sui quali invece vige l’omertà*. Con l’omicidio del consenziente – di questo si tratta in pratica – rimedio estremo in casi blindati. Siamo tutti d’accordo, tra le persone comuni, che bisogna evitare sofferenze e indegnità; ma con questa operazione che non considera altro che l’abbattimento, e che fa leva sulle regioni, per la maggior parte dei casi sarà “peso el tacon del buso” in Veneto, e il guadagno di Pottino in Toscana. Un altro servigio di politici e magistrati ai poteri forti nel rendere la sanità sempre più supply driven, cioè conformata agli interessi privati dell’offerta a scapito dei pazienti.
* Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico – La misclassicazione dell’omicidio in suicidio
@ fuzzylogic: Quando si pratica una breccia nella barriera, nelle mura della civiltà al cui interno viviamo, nella regola del non uccidere che ha accompagnato finora le società civili, attribuendo valore etico all’uccidere, poi si sbocca in grandi lande vuote. Ci sono tanti esempi, in UK, in Canada e in altri paesi, di omicidi medici di soggetti che erano un peso economico spacciati per suicidi assistiti.
“Fantaillazioni”? Facciamo un test. Si potrebbe unire l’eutanasia alla donazione degli organi. Chi vuole essere suicidato potrebbe accettare di essere ucciso tramite il prelievo dei suoi organi. Vuoi morire per via medica? Bene, non essere egoista, renditi utile. Fatti mettere sul tavolo operatorio per farti uccidere facendoti asportare da vivo cuore, reni, fegato, polmoni. Tanto vuoi morire, cambia poco. Fantasie da cinema?
No, è stato proposto un mese fa sulla rivista medica n. 1: Contextualizing the Dead Donor Rule In an Era of Voluntary Euthanasia. NEJM lug 2026.
@ fuzzylogic: Non so come lei possa parlare di “libertà individuale” in chi è come dice sotto tortura. Che libertà ha un torturato ? Non è infrequente che chi viene torturato chieda di essere ucciso. (Primo Levi forse spiegò in anticipo il suo suicidio con quella frase terribile, “chi è stato torturato rimane torturato”). La fictio della “autodeterminazione” la sostengono anche esimi giuristi; per aggirare la responsabilità dell’omicidio; mentre faciliterebbe il ragionamento e le decisioni ammettere apertamente che si tratta di omicidi, e considerare quando possano essere leciti.
Ci sono casi, non comuni, di persone in trappola, ”torturate a vita” come dice, per i quali il terminare la vita può essere una soluzione moralmente accettabile. Ciò non va confuso con una liberalizzazione dell’omicidio medico diretto dei comuni terminali. O addirittura di chi non sta morendo, come è già avvenuto e avviene, “ORA” in Uk e Canada. Perché così si aumenta la svalutazione della sacralità della vita; e il potere di uccidere, dietro pretesto, delle istituzioni. E, scendendo dai massimi sistemi alla realtà spicciola, perché così invece di prevenire il venire messi nella trappola del dolore con terapie futili e lucrose, lo si facilita.
@ fuzzylogic: Non è ovvio. E’ sbagliato. L’omicidio può essere una via di fuga, ma può essere al contrario occultamento di un crimine. Inclusa la tortura stessa. Primo Levi, il torturato: “i militi delle SS ammonivano: in qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza”.
Il processo Rinascita-Scott riguarda anche la fine di Roberto Soriano, che “prima di essere ucciso fu torturato usando una tenaglia di quelle per tagliare le unghie alle vacche”; “mentre lo torturavano li pregava di ucciderlo”. Autodeterminazione … La morte può essere una via d’uscita. Ma perché lasciare incustodite, in campo medico, quelle che spesso sono vie d’entrata determinate dai curanti? Es. *. Perché vedere della questione solo quanto ritagliato dal marketing ?
Capisco avere paura della sofferenza. L’abbiamo tutti. Ma così come il vile muore molte volte prima di morire, abbandonarsi alla paura può portare a un aumento della sofferenza subita. Occorre un po’ di coraggio anche per evitarla, invece di affidare la propria vita ad estranei, convincendosi di stare decidendo da soli.
* “Futile” care: Do we provide it? Why? A semistructured, Canada-wide survey of intensive care unit doctors and nurses. J Critical Care, 2024. “provision of futile care occurs, for multiple reasons, not the least of which is provider-driven.”
@ fuzzylogic: Con un cancro che ti sfonda le ossa o gli organi interni” serve coraggio. Non per sopportare la sofferenza, ma per evitare i sovratrattamenti con le conseguenti sofferenze aggiuntive es.*; per ottenere di essere lasciati morire in pace, controllando il dolore anche a costo di causare la morte per via indiretta. Non serve fare a pugni col dolore. Il coraggio serve ad abbandonare l’idea puerile che non vi sia una divergenza tra cure nel miglior interesse del paziente e cure nell’interesse di chi le vende.
Il coraggio serve ad accettare la propria sorte e a chiedere e ottenere di rendere la fine il più dignitosa e meno dolorosa possibile. La mancanza di coraggio porta prima ad accettare di sottoporsi a cure futili e dolorose, volte a estrarre quanto più lucro possibile dalla malattia; e poi a farsi abbattere, come un limone spremuto da smaltire.
*When Too Much Treatment Creates More Harm Than Good. Medscape, Dic 2022. L’incipit dello studio che commenta: “Aggressive end-of-life cancer care is poor-quality care”.
@ fuzzylogic: la ferma volontà della pecora davanti al lupo. “Come al solito”
@ fuzzylogic: Proprio così, le pecore non stanno ferme davanti ai lupi. E una tecnica della caccia è coi battitori. Spaventare per spingere il gregge verso il resto dei cacciatori. O del branco di lupi. La tortura, la sofferenza, è la Scilla che il lupo mostra per fare correre le pecore verso la Cariddi dello sdoganamento dell’omicidio medico. Non si può farsi pecore in questo mondo. Men che meno in campo medico, che dovrebbe essere una zona franca e invece è divenuto la via regia alla frode e alla predazione legalizzate.
@ Teschio: Non ho detto coraggio nel sopportare la sofferenza, ma coraggio che serve nell’evitarla non bevendosi la propaganda che invita a chiedere la morte e così espone cure a futili e lucrose causa di sofferenze inutili.
Dalla premessa “la vita è mia” è un grossolano non sequitur dedurre un diritto a essere uccisi a piacimento.
@ Teschio: Che vi sia una sacralità della vita, pre-religiosa, insita nella cultura universale, lo mostri tu stesso, che come al solito cambi le carte in tavola, difendendo la facoltà di suicidarsi, che non contesto, invece che quanto avanzi, poco difendibile, la formalizzazione di una liceità dell’uccidere chi ne faccia richiesta.
@ fuzzylogic: L’omicidio è la soppressione di una vita umana ad opera di altri esseri umani. Commetterlo dietro richiesta del consenziente può perfino essere lecito in casi particolarissimi. Da blindare. Mentre voi volete liberalizzarlo, mascherandolo ipocritamente da “suicidio” “assistito”. La persona viene uccisa ad opera di terzi. Sia materialmente, sia per le pressioni indirette o dirette sulla decisione – di chi è in condizioni di debolezza – che il contesto umano può esercitare. Non conta che l’ultimo pulsante del complesso apparato allestito appositamente venga ipocritamente fatto premere al morituro. Dicendo pane al pane e chiamandolo omicidio aiuta a stare lontani dallo “è lui che si è voluto suicidare”, usato anche dai mafiosi per attribuire alla vittima la responsabilità morale degli omicidi che commettono. Ma appare che voi proprio a questa etichetta puntiate.
@ fuzzylogic: “Nel morire la volontà e l’atto appartengono a un’unica persona”. Ciò non è vero neppure sul piano teorico, prescrittivo, perché è previsto intervengano diversi attori sia nella decisione sia nell’atto. Nella pratica, è come dire che Tizio non può avere sparato a Caio perché il codice penale e il catechismo lo vietano. Vi state inventando una sorta di “apoptosi umana”. Altro che volontà e atto di un’unica persona. Es. “Please Make Comfortable”: The euphemism that killed hundreds in Gosport, and is still killing. Engler, Maggio 2026.
@ fuzzylogic: “Io sono io e le mie circostanze” (Ortega y Gasset). “Nessun uomo è un’isola, intera di per sè” (J. Donne). E’ meglio rendersene conto – ci sono anche aspetti positivi – piuttosto che credersi monadi; per poi finire per essere condotti in massa come lemming.
@ fuzzylogic: Noi siamo inevitabilmente in parte fatti anche dagli altri. Bisogna trovare il giusto equilibrio. Quelli che si credono impermeabili alle influenze altrui, quelli che credono a chi gli racconta che sono loro a decidere per poi spiegargli come devono decidere, in realtà sono i primi a essere eterodiretti.
@ fuzzylogic: Stai scambiando il morire con il decesso. Il momento dell’ultimo respiro con il percorso col quale vi si arriva e le scelte sul percorso. Le scelte proprie ma anche quelle altrui, che non sono sotto il controllo dell’individuo, come le terapie, a partire dagli accanimenti a fini di lucro.
Un altro esempio di come per sostenere tesi estreme, impresentabili ad un esame non superficiale, ricorriate all’alterare i termini del discorso. A cominciare dal chiamare suicidio l’omicidio del consenziente, o di chi è stato persuaso. O lo scambiare l’aiutare NEL morire, lecito e doveroso, carente e trascurato, con “l’aiutare” A morire, che facilmente permette lo spingere a farsi togliersi di mezzo modulato in funzione di interessi terzi, sul quale siete invece così zelanti.
@ Teschio: Sugli abusi dell’eutanasia es. The case against euthanasia in Europe. Frawley, 2025.
Sul NEJM si propone come etico e poi legale di superare la regola DDR che gli espianti non debbano causare la morte, e di introdurre la “death by organ donation in which death is caused directly by removal of vital organs”. Espianti senza né morte cerebrale né DCD, death determination by circulatory criteria, re-introdotta a favore dei trapianti per aggirare il criterio neurologico.
“Death by organ donation would enable cardiac donation, typically prohibited with DCD, and improve recipient outcomes by reducing warm ischemia time, thereby lowering primary graft dysfunction rates to levels similar to those achieved with donation after brain death.45 In addition, it might substantially increase the donor pool, potentially saving many lives.46 Since death would be a chosen and inevitable outcome in these cases, enabling retrieval under ideal conditions represents a Pareto improvement: no one would be made worse off, and multiple lives might be saved.47
Concludono: death by organ donation violates the Death Requirement [but] contextualization of the DDR does not categorically prohibit the adoption and evolution of this practice.
E’ nero su bianco propugnare che l’omicidio del più o meno consenziente Tizio avvenga per vivisezione in modo da favorire Caio e Sempronio. Il tuo sbraitare mostra la cura nel nascondere un’agenda truce dietro le versioni angelicate ammannite al pubblico.
@ francesco storer: Se uno delira non ne è responsabile: non si dovrebbe fargliene una colpa, dicendogli che deve vergognarsene. E anche se uno è fesso, e crede alle favole come questa che è senza dubbio nel suo interesse, con tutte le cose che nella sanità non funzionano o sono guastate da enormi interessi di parte, spingere per riconoscere ai medici e allo Stato un potere di ucciderlo, non si può dirgli di vergognarsene. Si può provare a metterlo sull’avviso; aspettandosi gli improperi dei casi più gravi e incancreniti.
@ Teschio: Che vuoi, ci sono sempre degli antipatici grilli parlanti davanti a nuove allettanti proposte. Una conferma delle reali finalità la dai tu, propugnando di legalizzare un servizio di omicidio del consenziente anche per i fisicamente sani. La domanda è chi sei tu per questa bella novità, che lo Stato dovrebbe uccidere o lasciare uccidere chi ne faccia richiesta, “ovviamente” previo filtro burocratico. Sei tu che hai capito questa brillante nuova soluzione, comoda e pratica, al disgusto per la vita, alle paure, alle pressioni per togliersi di mezzo, alla quale per millenni i legislatori e il popolo non hanno pensato, se non per condannarla e proibirla.
@ Teschio: Che fiero e lucido stoicismo. “La vita è mia e quindi lo Stato deve riconoscermi il diritto esclusivo di farmi uccidere quando mi pare, e fornirmi l’esecutore”. Ricorda la determinazione di Aiace Telamonio, il più forte guerriero Acheo dopo Achille, che piantata l’elsa della sua spada nel terreno si lancia sulla lama, facendosi trafiggere. Un po’ ricorda anche la virile rivendicazione di libertà di quel personaggio della nota canzone pugliese “Quanto è bello lu primm’ammore”: “Io sono un uomo vero a parole e fatti / pretendo l’acqua calda per lavare i piatti”.
@ Teschio: Non mi sento in diritto di intervenire sulle scelte personali altrui di morire. Ma non è che potete parlare solo voi. Anche se non andaste avanti a proclami apodittici, mistificazioni e insulti, i tre ingredienti dei tuoi interventi. Ho il diritto di contestare l’introduzione di leggi, e di una cultura, che considerando l’omicidio come opzione per la risoluzione di comuni problemi individuali ledono il mio di diritto a morire nel modo che per me ritengo civile: senza ricevere pressioni per farmi ammazzare. Mi riguardano leggi e cultura che condizioneranno i già corrotti protocolli terapeutici verso un’ancor maggiore aggressività a fini di lucro, e quindi causeranno per tutti fine vita ancora più pesanti, potendosi disporre del colpo di grazia. Desidero anche oppormi alla modifica del mondo in cui tutti viviamo in senso ancora più bestiale dell’attuale, con la normalizzazione di forme di omicidio per interesse dietro a cosmesi giuridiche e retoriche.
@ Teschio: Un’altra cosa che mi sento di contrastare sono il falso e la semplificazione mentre si chiede al popolo di ottenere leggi. Le pressioni ci sono. Lo ammettono, difendendolo, stessi sostenitori dell’omicidio medico: “even if a few grannies get bullied into assisted dying, isn’t that a price worh paying for al those who cuold die with dignity ?”*. Mentre ad opporsi sono i disabili, quelli che secondo voi dovrebbero essere favorevoli: “citing their concerns around potential coercion of vulnerable people and a lack of safeguards for those with disabilities” – “Baroness Campbell of Surbiton, a former commissioner at Britain’s rights watchdog, the Equality and Human Rights Commission (EHRC), said disabled people had contacted her to say this “particular Bill frightens them, and they want me to explain to your Lordships why it is dangerous for them” ”**.
Politici, magistrati, giornalisti occultano questi aspetti, non secondari, mentre promuovono la favoletta dell’omicidio medico come libertà. Non credo che mi “lascerai perdere”. Interventi del tuo genere essendo parte integrante di queste operazioni. Che necessitano dell’emarginare le voci critiche mentre parlano di “libertà”. E di grandi gesti, tacendo delle nonnette, e dei disabili, bullizzati affinché si lascino uccidere.
*Dr Henry Marsh – euthanasia advocate: “the greater good” justifies some cases of coercion. Engler, 23 gen 2026.
** Supporters Vow to Revive Assisted Dying Bill. Medscape, 24 apr 2026.
@ Teschio [dopo cenura della risposta]: Vedo che il Fatto non mi consente di rispondere, e quindi di dimostrare che la notizia del chirurgo Marsh che propugna di bullizzare le anziane perchè si facciano eutanasizzare è vera. Una istigazione a delinquere, rilevante anche per il contesto nel quale Cappato opera la sua “disobbedienza civile”, incontrando la comprensione dei magistrati. Il Fatto invece lascia come già avvenuto l’ultima parola agli insulti e ai falsi di Teschio (47000 commenti). Aiuta a spiegare la vicinanza tra Ranucci e Lavitola, questo modo de Il Fatto di fare giornalismo.
@ Teschio: Teschio, dopo i suicidi tramite espianti, il tuo patrocinio pro bono è sull’istigazione al costringere a farsi uccidere:
Would he happily see his own mother be one of the bullied grannies, I wonder? He later said this.
“I know I made a very crass comment about sacrificing grannies. I greatly regret it. I wish I hadn’t said it. I didn’t want to say it. I was very stupid. I didn’t realize I was going to get in public domain. But the principle is there is always a cost.
Every time I operated and it was not a theoretical risk, you can make things worse. But you justify that risk by saying more people benefit. It sounds rather inhumane and utilitarian, but that is the reality of normal medical practice.”
It appears that what he regretted most was the fact the comment found its way into the public domain, not the fact he had expressed the argument in the first place. Now, in surgery, patients accept risk in the hope of personal benefit if the risk plays out.
It was part of a choice they made because the potential benefit to them personally was worth that risk. What Marsh described was something else, a system in which harm is inflicted on a person, a person who never consented to fulfill the preferences of another… Someone else chose to end their life. Who awarded them this right? This is the logic that now guides public health from the malaria vaccine rollout to COVID mandates to assisted dying.
A Farewell to Medical Ethics. Hart, gen 2026.
§ § §
7 settembre 2026
Substack Hart
Commento al post di A. Hunter Terminally ill Adults (End of life) bill
Another danger is the “coup de grace effect”. Being able to nudge the patient into “assisted dying” when he becomes a difficult to handle embarrassment allows giving him still more futile and heavy, worse-than-nothing, yet lucrative, therapies. Paradoxically, suffering, indignities and dependence may be increased by what is presented as an humanitarian measure.
§ § §
10 settembre 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post ““I diritti non possono essere svuotati da omissioni e ritardi”: dieci medici indagati per il caso Sibilla Barbieri”
Amanda Hunter, fondatrice di “Families against involuntary Medical Euthanasia”, ha pubblicato una lettera, invitando i cittadini inglesi a firmarla e spedirla al proprio Member of Parliament perché si opponga al disegno di legge sull’eutanasia. La lettera solleva 4 punti. Il primo è sulle priorità mediche: ci si preoccupa di uccidere il paziente, ma non gli si assicura da vivo assistenza sociale e sanitaria adeguata*.
La magistratura ha cura di non fare svuotare da omissioni o ritardi il nuovo, dubbio “diritto” che rende lecite forme di omicidio medico; ma è assente sullo svuotamento del diritto tradizionale di ricevere assistenza medica adeguata.
Gli interventi dei magistrati a contenuto politico si possono valutare in base alla massima di Valery**: dal loro trattare ordine e disordine patologici. La magistratura è sollecita nell’instaurare il nuovo ordine, volto, dietro a pochi casi estremi dove la morte come cura è legittima, all’eliminare chi è di peso. Non interviene sul disordine di un’assistenza sanitaria inefficiente e corrosa dal profitto.
Impassibili se si resta per giorni in PS su una barella, se si è abbandonati a sé stessi avendo malattie gravi, quando si tratta di risolvere ammazzando tuonano di diritti da soddisfare senza indugio. La tutela del “diritto” alla morte anteposta a quella del diritto alla vita.
* Terminally Ill Adults (End of Life) Bill. Hart, 9 set 2026.
** “Due mali minacciano l’umanità: l’ordine e il disordine”
@ Alessandro_S: “-Poi hanno incominciato a dire le cose più assurde, che se vince il no gli spacciatori saranno liberi. Ma come, avete fatto voi la legge che prima di arrestare uno spacciatore il giudice lo deve avvertire 5 giorni prima? Guarda che il pubblico ministero ha chiesto il tuo arresto, quindi eh vieni, vieni in ufficio, ti guardi le carte, ti guardi il processo e poi vieni che ti interrogo col tuo avvocato. Poi forse emetterò l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Naturalmente quando lo troviamo a casa sicuramente non troviamo le bustine, il bilancino e la droga.
-E quindi gli spacciatori chi era che li teneva liberi?
-Questa maggioranza che ha fatto questa riforma, non chi avrebbe poi votato no.” (Gratteri, ieri alla festa de Il Fatto).
Anche voi accusate di ciò che provocate. Il “suicidio assistito” è pro accanimento. L’accanimento si abbatte riconoscendolo esplicitamente e contrastandolo per sé. Non spacciando come unico rimedio l’abbattimento del paziente. L’eutanasia attiva dovrebbe essere ristretta, nel modo più rigido, a situazioni particolari. Per la routine la legge dovrebbe mirare direttamente a ridurre il carico iatrogeno inutile e assicurare l’assistenza – purché onesta – contro dolore e indegnità. Così invece si rettangolarizza la curva: si possono massacrare, ancor più di oggi, i malati con cure futili e pesanti per spremerne profitto, si può trascurarne le sofferenze, per poi, avendoli ridotti a chiedere di essere finiti, concederglielo.
@ Alessandro_S: Siete piuttosto voi incapaci di sostenere una discussione senza sostituire agli argomenti l’insulto. Ciò dice della qualità sia degli argomenti, sia di chi li sostiene. Se divago un po’ è per lenire la sgradevolezza.
Abbiamo avuto i funerali di Stato per Mike Buongiorno. Domani si terranno i funerali di Stato della Bonino, maestra di Cappato. E, secondo il Bagaglino di decenni fa, “Gelsomina” di Zampanò-Pannella. Gelsomina di ben altri Zampanò. Davanti a tanta pompa per la Bonino, il mio pensiero e il mio lutto vanno a Pasolini, dissidente vero, alla sua morte come un cane; alla divergenza estrema tra la sua sorte e quella della docile Bonino.
A livello di poteri dello Stato questi funerali di Stato sono una riprova che sono tutti, falsa destra, falsi progressisti e compagnia, dello stesso cestone dei pupi di Mangiafuoco (e ricorrono agli stessi mezzucci, come l’addebitare agli altri le manomissioni che promuovono, Nordio o i “radicali”). A livello popolare, la Bonino è una che ce l’ha fatta, raggiungendo il massimo sogno di tanti: servire il potere e apparire illuminati difensori delle persone comuni. Ciò è rilevante anche per questa campagna globalista per lo sdoganamento di forme di omicidio a fini di lucro camuffato da “civiltà”.
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V. Anche:
Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico
L’agenda Palamara dei magistrati

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