4 giugno 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post di G. Trinchella ““Mamma è morta tra le mie braccia”: il dolore del figlio di Lucia dopo il suicidio assistito in Svizzera. Poi l’autodenuncia di Cappato e degli attivisti”
Quanti crimini si possono commettere in nome dei “motivi umanitari”, se chi dovrebbe vagliarne la genuinità e verificarne secondi fini regge il gioco. Es. si può comprarsi un bambino affetto da una malattia così particolare da obbligare all’espatrio, e ottenere la grazia, evitando la scocciatura di tre anni di servizi sociali. O uccidere impunemente, protetti dal camice bianco, in nome di fini umanitari centinaia di ricoverati non consenzienti, es.*.
“O siamo colpevoli noi, oppure chi le ha negato un diritto nel suo paese”. Il diritto di farsi uccidere a richiesta. Non si pensa alle conseguenze dell’elevare il demone dell’omicidio ad angelo; della creazione di un diritto del più debole a farsi uccidere dal più forte. Incondizionato, o condizionato a criteri che secondo Cappato e c. devono essere i più laschi. Non si ha memoria di grandi movimenti a favore di questo bel diritto. Si vede che i filosofi politici, giuristi e moralisti del passato erano scemi. Mentre che razza di giuristi devono essere i magistrati che si prestano a fare da spalla ai numeri di Cappato, il promotore della necropolitica per la provincia italica, invece di considerare le conseguenze funeste dell’aprire, nel tratto che riguarda le persone in minorata difesa, una breccia nella barriera giuridica che da sempre nella civiltà protegge le persone innocenti dall’essere uccise.
*Engler J. “Please Make Comfortable”: The euphemism that killed hundreds in Gosport, and is still killing. 2 mag 2026.
matematico-apostata: Fallacia dell’inquinamento del pozzo. Non esistono obblighi morali,filosofici o giuridici a vivere. La scelta Resta sempre del soggetto che liberamente sceglie. Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: Ci sono concetti che apparendo simili nella loro dimensione materiale sembrano vicini anche moralmente; si sottovaluta quanto invece siano moralmente distanti tra loro. Es. tra difesa del proprio paese con le armi e guerra di offesa c’è un abisso. Travaglio in occasione del 2 giugno ha contrastato la pericolosa confusione. C’è un abisso anche tra il decidere se vivere o morire e il pretendere, abboccando ai pifferai, un diritto a farsi uccidere (che si traduce facilmente nel lasciarsi spingere a farsi uccidere).
L’avvelenamento dei pozzi riguarda lo screditare preventivamente l’avversario prima di discutere sul merito. Qui non c’entra, ma la grave carenza di discriminazione tra concetti da chi ci tiene a presentarsi come una mente matematica spiega come le argomentazioni sul merito vengano percepite come attacchi personali.
matematico-apostata: Ancora fallacia dell’inquinamento del pozzo con attacchi ad personam: rispondi nel merito. Ribadisco che non esistono obblighi morali filosofici o giuridici a vivere e la scelta spetta esclusivamente al soggetto libero e consapevole. La verità è che non hai argomenti contro queste evidenze. Aggiorna il tuo chat bot. Il cristianesimo mi ha reso apostata. Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: In antico c’era chi si faceva uccidere dai suoi schiavi. Oggi si vuole che lo passi la mutua. La facoltà di suicidarsi da sé, senza spinte esterne (incluse quelle da effetti avversi di psicofarmaci, un’altra omertà) è un conto. Pretendere di liberalizzare un “servizio boia” a domanda è un altro, che non può essere fatto rientrare in un diritto a decidere della propria vita e morte. Abolire la garanzia sulla vita salva permette in pratica che interessi terzi si insinuino nella decisione. Inoltre così si decide anche della morte – e della sofferenza – degli altri: integrare il colpo di grazia nella pratica medica favorirà ancor più i protocolli futili e lucrosi sui quali vige l’omertà, con aumento ulteriore delle condizioni di indegnità e sofferenza. Ci sono casi, poco comuni ed estremi – usati come cavallo di Troia, invece di venire circoscritti e blindati – dove l’evitare sofferenza e indegnità può consistere nel concordare con la richiesta del sofferente di soppressione dell’esistenza. Non in nome di una farsesca “libera autodeterminazione” di chi è sotto la tortura della sofferenza, ma quando la tutela della sacralità dell’umano, la medesima che proibisce di uccidere, è su entrambi i piatti della bilancia, e arriva a prevalere in quello della morte come liberazione.
Sei un matematico e un apostata, lo ripeti sempre, ho capito. Sull’essere un matematico, sinceramente non sembri molto portato. E sembri dare ragione ai preti per i quali l’apostasia è un regresso.
matematico-apostata: “Sei un matematico e un apostata, lo ripeti sempre, ho capito. Sull’essere un matematico, sinceramente non sembri molto portato. E sembri dare ragione ai preti per i quali l’apostasia è un regresso. “
Non rispondi nel merito e insulti: stai solo trollando. Tu non puoi comprendere l’apostasia: dovresti studiare meglio cosa è.
“Pretendere di liberalizzare un “servizio boia” a domanda è un altro, che non può essere fatto rientrare in un diritto a decidere della propria vita e morte. Abolire la garanzia sulla vita salva permette in pratica che interessi terzi si insinuino nella decisione. Inoltre così si decide anche della morte – e della sofferenza – degli altri: integrare il colpo di grazia nella pratica medica favorirà ancor più i protocolli futili e lucrosi sui quali vige l’omertà, con aumento ulteriore delle condizioni di indegnità e sofferenza”
Questa è la solita tiritera indimostrata: le garanzie ci Sono e possono essere applicate. E naturalmente anche un depresso, un paraplegico o semplicemente una persona stanca della vita può decidere per il suicidio assistito: liberamente scelto, Sono affari suoi e non tuoi.
Ancora non ti entra in testa il semplice concetto già ribadito: non esiste alcun obbligo morale o giuridico o filosofico a vivere. E chi chiede assistenza al suicidio ha il diritto di averlo senza chiede alcunché ad alcuno: è sufficiente la libertà e determinata scelta: che ti piaccia oppure no.
Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: Il nome stesso, “suicidio assistito” è un inganno. Nel suicidio tradizionale la volontà è principalmente della persona che lo commette. Nel momento in cui diventa un atto medico, si è passivi. Non bisogna scavalcare il parapetto, mettersi il cappio, premere il grilletto. Basta firmare, o un cenno di ciglia. Non solo. Non è una volontà, è più spesso un consenso che può essere ottenuto forzando; perché divenuto un prodotto medico non solo la persona non controlla più il processo, l’atto materiale, ma, quel che è peggio, non controlla nemmeno il prodotto, l’omicidio concordato. Come tutti i prodotti medici sarà soggetto a induzione della domanda da parte dell’offerta, la supplier-induced demand che ha assunto dimensioni colossali nell’attuale medicina es.*. Basterà il nudging, disinformare, spaventare, immergere nel dolore, per ottenere la firma. Altro che libertà. E’ una riduzione della libertà e dell’autonomia, volta a legalizzare omicidi. In linea con lo smantellamento in corso dei diritti di base, con la cancerizzazione orwelliana nel loro opposto, e con la medicina come strumento per questo imbarbarimento.
Una trappola mortale, che si avvale dei Cappato, di una magistratura alla quale non pare vero di servire i poteri forti apparendo pure filantropica, e di quelli come te, matematici delle tabelline e apostati bigotti.
*“Too much medicine”: Insights and explanations from economic theory and research. Social science and medicine. 2017.
matematico-apostata: “Il nome stesso, “suicidio assistito” è un inganno. Nel suicidio tradizionale la volontà è principalmente della persona che lo commette.”
Ancora inquinamento del pozzo: il “suicidio tradizionale” non esiste: esiste la scelta libera e consapevole di terminare la propria vita e l’assistenza al suicidio è anche essa una precisa scelta del soggetto che intende porre fine alla sua vita, in qualsiasi situazione essa si trovi. È sufficiente la libera e consapevole scelta del suicidio.
“Nel momento in cui diventa un atto medico, si è passivi. “
Questo è falso: l’atto Ultimo spetta sempre e solo al soggetto libero e consapevole. Vedo che ripeti le stesse argomentazioni deboli e fallaci.
“Non è una volontà, è più spesso un consenso che può essere ottenuto forzando; perché divenuto un prodotto medico non solo la persona non controlla più il processo, l’atto materiale, ma, quel che è peggio, non controlla nemmeno il prodotto, l’omicidio concordato”
Speculazioni che non tengono conto del fatto innegabile della regolamentazione del suicidio assistito.
“Una trappola mortale, che si avvale dei Cappato, di una magistratura alla quale non pare vero di servire i poteri forti apparendo pure filantropica, e di quelli come te, matematici delle tabelline e apostati bigotti.”
I bigotti Sono I moralisti religiosi, non gli apostati. Stai solo cercando di propinare la solita morale assoluta religiosa, insultando la consulta. Puoi fare di piú. Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: Il liberismo è legalista. Innumerevoli atti medici fraudolenti, dannosi, sono fatti passare per volontà del paziente, sfruttando l’asimmetria informativa e tradendo il rapporto agente-principale.
“Medicalization undermines informed consent. When a medicalized infrastructure and a complex of large pharmaceutical companies and medical education control the information, society gathers information through the lens of medicine.”*
“Suicidio assistito” è un misnomer truffaldino. Dettato dal marketing ideologico. Per le ragioni dette, va classificato nella famiglia degli omicidi. “Omicidio medico concordato” è una locuzione più aderente al vero.
In un paese dove pure i terroristi servivano in realtà il peggior padrone, gli “apostati” sono utili predicatori di nuovi, perniciosi, credo parareligiosi imposti dall’alto. Che tu, apostata col turibolo, faccia parte con la Consulta, quella della legittimità dei ricatti per gli inoculi, è sia una consolazione sia una triste conferma. Vi accomuna il taglio pratico, la ristretta materialità,** dietro agli atteggiamenti alteri e filosofeggianti.
*A. Zimmerman. Medicalization: an enchroachment on consent, culture and society. Ethics International Press, 2024.
** L’undicesima ora. Messina Denaro e Zagrebelsky
matematico-apostata: ” liberismo è legalista. Innumerevoli atti medici fraudolenti, dannosi, sono fatti passare per volontà del paziente, sfruttando l’asimmetria informativa e tradendo il rapporto agente-principale. “
Il liberalismo non c’entra con il suicidio assistito e la consulta: ancora fallacia dell’inquinamento del pozzo. Aggiorna il tuo chat bot.
Il diritto deve fissare regole precise per chi voglia liberamente accedere al suicidio assistito. La maggioranza di chi vuole il suicidio lo farà senza bisogno del suicidio assistito.
Non c’è obbligo di vivere né morale assoluta di stato.
Stai parlando di aria fritta?
Dimostra che il suicidio non è legittimo poi potrai argomentare sul suicidio assistito.
Saluti da un matematico apostata
@ matematico-apostata: CENSURATO DA IL FATTO. Qui la fallacia è quella del mafioso, il chiamare suicidio un omicidio: “Dio mi è testimone, è lui che si è voluto fare uccidere”. Nel suicidio la volontà predominante è quella del soggetto stesso. Anche nel suicidio bona fide si prevedono e si puniscono spinte di terzi. Con questa medicalizzazione l’atto materiale passa ai medici (l’ipocrisia di obbligare il soggetto a premere l’ultimo tasto è indice di malafede, di volontà di far passare un omicidio per suicidio). Ciò nasconde il passaggio più importante, che anche la decisione è ora pesantemente condizionata dalla volontà di medici, e in genere di terzi in posizione di potere rispetto al soggetto. Che possono agire con l’informazione e sul corpo della persona per influenzare sentimenti e fatti materiali. Con l’etichetta aggregata di suicidio si preme per inserire quanto più l’omicidio nella supplier induced demand, piaga endemica della medicina orientata al profitto e al potere.
Mentre ammettendo apertamente che in alcuni rari blindati casi è accettabile acconsentire a praticare ciò che va chiamato omicidio, si ostacolerebbero abusi e derive perverse.
Invece si scarica la responsabilità sul ricevente. “Consenso” anche quando si costringe agli inoculi covid e “suicidio” anche quando si porta a voler farla finita. Il “suicidio assistito” è un legerdemain giuridico per divenire shareholder della vita altrui e poterne disporne la soppressione. Un violare autonomia e individualità travestito da emancipazione.
Brescia, 11 giugno 2026
Procuratore della Repubblica Trieste
Dr.ssa Patrizia Castaldini
ricezioneatti.procura.trieste@giustiziacert.it
Procuratore generale Roma
Dr. Giuseppe Amato
prot.pg. roma@giustiziacert.it
Associazione “Senza bavaglio”
info@senzabavaglio.it
Oggetto: l’accettazione e la promozione da parte di magistrati e giornalisti della misclassificazione dell’omicidio come suicidio riguardo all’eutanasia
“La nostra scienza conserva come in un magazzino i meccanismi intellettuali più raffinati atti a risolvere i problemi più complessi ma noi siamo pressoché incapaci di applicare i metodi elementari del pensiero razionale. In ogni ambito sembriamo aver perduto le nozioni essenziali dell’intelletto, quelle di limite, misura, grado, proporzione, relazione, rapporto, condizione, legame necessario, connessione tra mezzi e risultati”. (Simone Weil. Da: Il libro del potere. Chiarelettere, 2016)
Vi segnalo il mio post “La misclassificazione dell’omicidio in suicidio” https://menici60d15.org/2026/06/08/la-misclassicazione-dellomicidio-in-suicidio/
nel mio sito internet menici60d15.
Vi sostengo che “suicidio assistito” è un misnomer, trattandosi di fatto di una forma di omicidio medico concordato. E’ un omicidio non solo perché l’atto materiale che il soggetto passivamente subisce è attuato da terzi, da medici in ambito medico con mezzi medici; ma soprattutto perché una volta medicalizzato soggiace al potere della supplier induced demand della medicina e può essere quindi eterodiretto. Il potere di convincimento della medicina mediante la manipolazione dell’informazione e l’azione sulle condizioni materiali di salute e sul morale del soggetto, si insinua nella determinazione personale, fino ad essere prevalente. Correggere la stortura semantica, considerare che si ha a che fare con una forma particolare di omicidio, favorisce il giudizio corretto in ambito etico, legislativo, giudiziario.
V. anche nel mio sito: Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico. https://menici60d15.org/2009/06/24/il-riduzionismo-giudiziario-nella-frode-medica-strutturale-il-caso-del-testamento-biologico/
Il Fatto ha censurato l’ultima risposta a un commentatore che mi attaccava. Segnalo lo scambio completo alla Procura di Trieste, che dovrà occuparsi dell’ennesima autodenuncia di Cappato, oggetto dell’articolo de Il Fatto. E al Procuratore generale di Roma Amato, come due anni fa avevo scritto avrei fatto se le censure fossero proseguite, in una mia risposta allo stesso commentatore, sotto l’articolo del Il Fatto “Fine vita, annullata la condanna per istigazione al suicidio al presidente dell’associazione Exit-Italia”, 15 febbraio 2024 (riportato in Il riduzionismo giudiziario, cit.). Nel commento, pure censurato da Il Fatto, osservavo che sotto l’articolo “Il ricorso al fine vita è un diritto, spero che l’Emilia Romagna l’affronti con la dovuta laicità” 13 febbraio 2024” Il Fatto aveva censurato una mia risposta alla derisione di Syrentex, massone dichiarato (riportata in Il riduzionismo giudiziario, cit.), mentre in quegli stessi giorni G. Amato era promosso a Procuratore generale di Roma. Nel suo curriculum essendoci anche la “fulminea”, così l’ha definita Il Fatto, assoluzione di Cappato.
Invio i commenti anche all’associazione di giornalisti “Senza bavaglio”, della quale fa parte l’autrice dell’articolo, Giovanna Trinchella.
La risposta censurata:
“Qui la fallacia è quella del mafioso, il chiamare suicidio un omicidio: “Dio mi è testimone, è lui che si è voluto fare uccidere”. Nel suicidio la volontà predominante è quella del soggetto stesso. Anche nel suicidio bona fide si prevedono e si puniscono spinte di terzi. Con questa medicalizzazione l’atto materiale passa ai medici (l’ipocrisia di obbligare il soggetto a premere l’ultimo tasto è indice di malafede, di volontà di far passare un omicidio per suicidio). Ciò nasconde il passaggio più importante, che anche la decisione è ora pesantemente condizionata dalla volontà di medici, e in genere di terzi in posizione di potere rispetto al soggetto. Che possono agire con l’informazione e sul corpo della persona per influenzare sentimenti e fatti materiali. Con l’etichetta aggregata di suicidio si preme per inserire quanto più l’omicidio nella supplier induced demand, piaga endemica della medicina orientata al profitto e al potere.
Mentre ammettendo apertamente che in alcuni rari blindati casi è accettabile acconsentire a praticare ciò che va chiamato omicidio, si ostacolerebbero abusi e derive perverse.
Invece si scarica la responsabilità sul ricevente. “Consenso” anche quando si costringe agli inoculi covid e “suicidio” anche quando si porta a voler farla finita. Il “suicidio assistito” è un legerdemain giuridico per divenire shareholder della vita altrui e poterne disporne la soppressione. Un violare autonomia e individualità travestito da emancipazione.”
Per lo scambio completo v. La misclassificazione dell’omicidio in suicidio, cit.
Lascio così memoria di come si sta affermando l’omicidio medico. Con un battage mediatico che mentre plasma l’opinione pubblica non tralascia di imbavagliare anche la più tenue voce di dissenso. E con l’appoggio della magistratura, che costruisce una legislazione di fatto, perversa. E che partecipa sia alle attività di propaganda, come quelle di Cappato, sia alla repressione delle voci dissidenti.
L’appoggio dottrinale alla deregolamentazione dell’omicidio in corso appare essere un caso di quella che chiamo “impostura Simone Weil” v. epigrafe. Sensibilissima e lucida, la Weil vide quel largo divario tra capacità teoriche elevate e applicazioni pratiche rozze; che nell’attuale scientocrazia è divenuto strumento doloso di potere. Il sapere alto viene usato per legittimare l’avanzare tesi grossolanamente artefatte. Così eticisti e giuristi nonostante il sapere che li legittima accolgono e propugnano l’ideologismo di marketing del “libero suicidio” invece di svelarne la natura sofistica. I giornalisti di rincalzo tolgono il diritto di replica a chi avendo criticato l’impostura riceve il calcio dell’asino; e danno allo scalciante l’ultima trionfante parola.
L’associazione “Senza bavaglio” si fregia del motto “è tutta un’altra musica” A me pare che sarebbe più adatto il detto “He who pays the piper calls the tune”. Non che riceviate direttamente soldi. Ma appare che giornalisti e magistrati ottengano benefici servendo agende superiori, a danno della cittadinanza, entrambi sia con la manipolazione dottrinale, sia con la propaganda, sia con la repressione del dissenso.
Francesco Pansera
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23 giugno 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post di G. Trinchella “Vita, dolore e diritto a morire contro nell’aula della Consulta, il nodo dei “trattamenti di sostegno vitale” torna davanti ai giudici”
Come nell’uccidere e uccidersi si intrecciano coraggio e viltà, così c’è un modo intellettualmente vile e uno intellettualmente coraggioso di affrontare la novità storica – imposta dall’alto – del “suicidio assistito”. Quello coraggioso è di respingere l’ipocrita etichetta “suicidio” e riconoscere che si tratta di omicidio, su richiesta della vittima. Un omicidio medico. Paradossalmente l’ambito medico aumenta la problematicità. E’ omicidio materialmente, tramite medici, al di là della finzione del paziente che preme l’ultimo tasto. Ma soprattutto è omicidio perché una volta entrati in ambito medico si è nel campo della potente induzione della domanda da parte dell’offerta propria della medicina, causa di infinite immoralità travestite da compassione*. Dove non ci vuole molto, ed è funzionale ai grandi interessi degli overtreatment che non riducono ma aumentano sofferenze e indegnità, portare a chiedere il suicidio, portare ad acconsentire al proprio omicidio**.
Fatto questo passo che richiede risolutezza intellettuale, in cambio il giudizio etico e giuridico sui valori contrastanti, sugli enormi pericoli, sul limite – sulla necessità di blindare a pochi selezionati casi l’omicidio su richiesta – diviene più semplice e lineare. Ma il coraggio serve ancora, per resistere alle insistenze dei samaritani con la Luger e alle pressioni delle forze che li manovrano.
*La misclassificazione dell’omicidio in suicidio. Sito menici60d15.
** Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico
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29 giugno 2026
Substack Sanity Unleashed
Comento al post di J. Engler “Comfort or euthanasia? Re-examining “COVID treatment protocols”
”Comfort or homicide ?”. The category of “medical homicide” should be recognized. To be called medical homicide, a death must have at least two characteristics: a) is caused by medical means, most commonly drugs. b) the deadly intervention is caused by medical decision; not only in the final implementation, but also, and often mainly, in the preceding chain of medical judgments, decisions and interventions. “Assisted suicide” is an hypocrite misnomer. Discussion about it would be much clearer, simpler and honest by posing the question of whether and when it is ethically acceptable to kill a patient under his or her request. Considering that in a medical context, where supplier induced demand reigns, is not so difficult to bring a person to ask to be killed. The orientation of diagnostic and therapeutic choices can be the main yet unrecognized part of medical homicide. E.g. when futile, lucrous treatments bring to such effects that the coup de grace is an escape for the patient from suffering and degradation. And, by attributing it to the will of the patient, a way for the clinician to escape his responsibilities, and continue unfettered the overtreatment business*.
A definition of medical homicide, that I try to sketch here, is much needed in current medicine. Covid underscores this, by showing how easily in medicine killing merges with therapy. There is a need to trace a line. To call “comfort” or “palliation” or euthanasia what has been done in covid is what in Italy is called “to hide behind a finger”. Pharmacologically induced covid deaths are first and foremost medical homicide. They have been caused by a chain of preposterously wrong diagnoses and therapies, dictated from above, bringing to lethal injections also prescribed by egregious guidelines. They are the result of a carefully articulated cascade. Discussion about the degree of awareness by the physicians, good faith, and that grey zone so wide in medicine, false conscience, comes later.
* La misclassicazione dell’omicidio in suicidio
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V. Anche:
Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico
L’agenda Palamara dei magistrati

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