La mafia nasce con lo sceriffo di Nottingham e Robin Hood

27 July 2026

22 luglio 2026

Blog de Il Fatto

Commento al post “Gratteri bacchetta Salvini sul caso Roggero: “La politica si dia una calmata e la smetta di aizzare la gente”. Su La7”

Subendo quella che chiamo la mafia dietro l’antimafia, subendo ciò che chiamo “interdittiva promafia” in Calabria dove Gratteri dice di avere fatto pulizia quando a me pare abbia irrobustito il sistema*, ho sviluppato una piccola teoria sulla mafia. La mafia non nasce con Osso, Mastrosso… Nasce con lo sceriffo di Nottingham, che voleva il pizzo, e Robin Hood, che, della stessa pasta dell’esattore, risponde con la violenza. Passando, secondo la leggenda, per un raddrizzatore dei torti. Ma nel mondo reale le due mafie, istituzionale e grassroot, alla fine si mettono d’accordo.

L’argomento di Robin Hood, il farsi giustizia da sé in assenza di giustizia, è parte della diffusa ideologia mafioide. Nella versione popolare del giustiziare i ladri trova facile ascolto. E viene abilmente ritorto, come fa provocatoriamente Roggero, contro i magistrati; che sono i custodi di tale cultura nelle forme del notabilato che serve sé stesso e i poteri forti; nella forma dello sceriffo di Nottinghan che si sente al sicuro, dietro alla sbandierata cultura dello Stato di diritto. Troppo spesso uno strumentario di cavilli.

La gente ascolterebbe i magistrati quando come in questo caso contrastano la cultura mafioide, se i magistrati ne fossero essi stessi esenti. E si rendessero popolari, non piegandosi alla piazza manovrata, ma rendendo il diritto aderente al senso naturale di equità e di decenza, e non strumento di sopraffazione.

La passivazione dei poteri predatori

@ terrealte: I magistrati sono ovviamente abili nel perorare le loro prese di posizione. Hanno però in lei uno che li difende coi modi sussiegosi e vacui che si sentono dai politici (spesso avvocati) nei talk show. Espressione dello svaccarsi nel privilegio che ha aperto la strada alle destre pseudopopolari, e sta aprendo la strada del consenso alle fantasie malate dell’inseguire i ladri, sparargli e prenderli a calci mentre agonizzano.

@ terrealte: Si può essere buoni amministratori della giustizia tra persone comuni, e allo stesso tempo esecutori di lettres de cachet, lei che cita Foucault, emesse da poteri forti contro soggetti scomodi. Ricordo una conferenza a Borgosatollo di Tinti, magistrato, tra i fondatori de Il Fatto. Disse che se un cittadino comune aveva una controversia per una questione di confine col sindaco, avendo ragione, il magistrato gliela avrebbe riconosciuta. Ci credo. Ma se quel cittadino denunciasse crimini, es. in campo biomedico, e le coperture e complicità istituzionali, incluse quelle dei magistrati; se fosse indispensabile conferire a quei crimini un’egemonia culturale, per renderli naturali e indiscutibili, es.*; se a questo fine occorresse eliminare il dissenso, posso testimoniare che quel cittadino avrebbe contro sindaci, magistrati e tutta la compagnia.

Anche Gherardo Colombo in un suo libro osserva e si chiede come sia possibile che figure istituzionali combattano la corruzione e la pratichino. Ci sono gli esempi di Arnaldo la Barbera e Francesco Delfino, cacciatori di mafiosi e complici di misfatti dei mandanti di mafiosi e terroristi.

Rispondo sul punto per completare il mio discorso. Non rispondo a lei, consapevole che un concetto un pelo complesso è un invitarla a nozze, data la sua non invidiabile attività.

*Brescia traccia il modello: “non c’è futuro senza prevenzione”. Giornale di Brescia, 23 lug 2026.

@ albero: Su Roggero la penso come i magistrati nonostante non abbia della loro categoria un‘opinione positiva. Perché voglio ragionare per principi; non per parti in causa, come è costume in Italia. Non sono certo il solo a vedere come aberrante lo scusare gli eccessi di Roggero, e la loro teorizzazione da parte di politici.

La lealtà genera fiducia, e in un sistema giustizia che funzionasse i magistrati avrebbero più autorevolezza; verrebbero ascoltati più del canto delle sirene che conduce al naufragio.

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V. anche:

MDA: la mafia dietro l’antimafia

I professionisti della metamafia

L’agenda Palamara dei magistrati

Nuove P2 e organi interni

Brescia non solo bombe

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