I due comburenti istituzionali della mafia

29 October 2024

26 ottobre 2024

Blog de il Fatto

Commento al post “La denuncia di Gratteri: “Beni confiscati alla mafia? Diversi milioni di euro inutilizzati dallo Stato. La normativa attuale non funziona””

E’ l’antimafia delle poltrone che è “esattamente l’opposto di ciò che pensiamo sia”; o meglio è una cosa profondamente diversa, complementare più che opposta alla mafia; in un’articolazione che le rende un dispositivo strumento dei poteri superiori. Mantenere la minaccia mafiosa come nemico comune dello Stato e del cittadino consente a chi occupa lo Stato di mantenere consenso e credibilità anche andando contro i doveri e gli obiettivi dichiarati. Come nel caso della inefficiente gestione dei beni confiscati alle mafie. Il mantello sacro dell’antimafia consente di soffocare iniziative sane, anche non economiche, anche le più disinteressate, che siano di intralcio agli abusi e ai crimini di grandi business, come quelli sulla medicina. Così che le piovre strangolatrici di imprese oneste sono due, la mafia e i funzionari dello Stato che dicono di combatterla. Lo sperimento a Brescia non meno che in Calabria, es. *. Qualche settimana fa la prefetto di Brescia, Maria Rosaria Laganà, è passata a Direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

* Il livello Scarantino, palazzo Zanardelli e la strage covid in Lombardia orientale

@ Gianluca Pellegrin: Sì, c’è un parallelismo tra antimafia e antifascismo. Quelli veri finirono male; gli antifascisti del 26 aprile, gli antimafiosi dei tanti piccoli sistema Montante, del “jab for job”, prosperano. Il fattore comune è lo standard negativo. Nella carta costituzionale dei furbi non si misura come dovrebbe essere rispetto a standard positivi, di integrità, giustizia, pace, ma rispetto al peggio. Così il fascismo e mafia diventano alibi, per il crimine di Stato, e per la vigliaccheria dei cittadini.

@ Gianluca Pellegrin: Penso che la forza della mafia sia sostenuta da due comburenti istituzionali. La vecchia tradizione autoritaria, dei tempi di Zanardelli* e poi Giolitti, con l’associata cultura mafioide diffusa, per la quale chi detiene un potere va riverito e obbedito; come un capobastone. A questo comburente se ne è aggiunto un secondo: l’asservimento atlantico, dai tempi di Alliata, B. Mattarella, Scelba, dei 239 su 241 prefetti di provenienza fascista, etc.; asservimento che comprende anche – ma non solo – una protezione della mafia, arruolata per varie funzioni. A Brescia, Cosenza, Lamezia, prefetti – e magistrati – di questi due comburenti ne emettono tanto, dietro al paravento delle declamazioni antimafia: se uno sta antipatico ai poteri forti viene bersagliato dal mix dei due comburenti, il vecchio e il nuovo.

Credo di “capire al volo” il giusto e l’ingiusto. Le regole dei comburenti si impegnano a fartele capire, ma per chi si sente sottoposto solo alle regole dell’etica tradizionale sono ostiche; da tanto più se si è di idee borghesi.

*“Se … osa appoggiare un candidato dell’opposizione, cala su di lui la scure del prefetto”. R. Chiarini, a proposito dei metodi di Zanardelli. In: Zanardelli grande bresciano, grande italiano, 2004.

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21 settembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di Davide Mattiello “Vide l’omicidio di Rosario Livatino e raccontò tutto, cambiando la storia: si chiama Piero Nava”

Come scrissi sotto a un precedente post di Mattiello sul whistleblowing, 17 feb 23*, si potrebbe tradure whistleblower con “promotore civico”; il termine che si usò per Alberto Bertuzzi. Un’altra espressione mancante, da introdurre – in contrapposizione a quella di promotore civico – sarebbe “comburente della mafia”. I comburenti senza farne parte alimentano la minaccia mafiosa. Perché la mafia – la mafia “arte e fattura diabolica“** – fa comodo. E’ legittimante, come spauracchio, distrazione e alibi. L’antimafia, Montante docet – e docet il relativo insabbiamento – è un’eccellente copertura per praticare forme di mafiosità pro grandi affari illeciti nel mondo legale. La mafia di cosca o di ndrina, lo standard negativo rispetto al quale la classe dirigente si compara per sembrare pulita, è parte del sistema di controllo del Paese; integrata con l’antimafia delle poltrone. Es. se uno denuncia gravi frodi biomediche, imposte dagli stessi poteri che rendono permanente la mafia, riceverà implacabili censure mafiose, vili e miserabili; dalle stesse istituzioni che si presentano come antimafia; e che esortano i cittadini ad unirsi a loro nella battaglia, o almeno ad applaudire e tributare la stessa considerazione e gli stessi onori che spettano a quei pochi che la mafia la combatterono davvero.

*In: I “falsi pentiti” nella disinformazione biomedica
** I terroristi samurai e la mafia AFD

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3 dicembre 2025

Blog de il Fatto

Commento al post di sostenitore “Le leggi non vivono di autorità, ma di riconoscimento: senza, ogni limite perde senso. E si arriva alla violenza”

Si parla tanto di obbedienza dei “commoners” alle regole ma poco di obbedienza delle regole ai princìpi. La subordinazione delle regole ai princìpi, il loro esserne implementazione limpida e sincera, le legittima*. E alimenterebbe forme sane del rispetto – nel duplice senso di stima della legge e di sottomissione ad essa – che si lamenta manchi.

“La legalità diventa l’arma avvelenata con la quale si colpisce alle spalle l’avversario politico. In un romanzo di Bertold Brecht alla fine il capo dei gangster comanda ai suoi seguaci: il lavoro deve essere legale. La legalità finisce qui come parola d’ordine di un gangster” . Da “il principio di legalità, un’arma a doppio taglio” Otello Lupacchini, Il Fatto, 27 luglio 2016.

Privandosi di Lupacchini Il Fatto ha perso uno dei migliori collaboratori. Aveva contrastato Gratteri. Dietro la cui logorrea mediatica e interventi giudiziari sul crimine fragorosi ma in realtà relativamente blandi rispetto al totale prospera in Calabria, posso testimoniare, il malaffare di baronie e poteri forti, che a braccetto con le “istituzioni” usano “le regole” per praticare una mafia senza rischi**.

La fallacia delle regole
** La passivazione dei poteri predatori – MDA: la mafia dietro l’antimafia – I due comburenti istituzionali della mafia

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13 febbraio 2026

Blog de Il Fatto

Comento al post di B. Giulietti “Perché la destra odia Nicola Gratteri e Francesca Albanese”

Questa è la sceneggiata per il volgo. La destra odia Gratteri fino a un certo punto. Probabilmente lo considera un male necessario. In Calabria a me è capitato di sentire lodare Gratteri da gente che, in concorso con istituzioni locali e centrali, praticava forme di mobbing e intimidazione. Perfino da gente che ha tenuto a farmi sapere di avere avuto condanne per mafia, e di avere un parente al 41-bis. Le consorterie, massoniche e clericali – e ci sono anche tanti delinquenti con la casacca della sinistra; e delinquenti che sono per il no, per mantenere uno status quo iniquo – spadroneggiano more mafioso in Calabria. E in forme diverse, ma comunque mafioidi, nelle città del Nord dove Gratteri instancabile tiene conferenze, distribuendo così patenti di antimafiosità. Le destre, e gli altri, non odiano la diffusione di questa concezione puerile della giustizia, di chi si accontenta del Lancillotto da acclamare, invece di chiedere una falange compatta di magistrati che facciano tutti il loro dovere. Non odiano l’esito finale della furia francese di Gratteri, il salvarne mille colpendone uno o dieci*. Votiamo No, per non peggiorare ulteriormente, senza credere alle panzane della destra; ma neppure alle favole dell’altra fazione, che non è candida e nemmeno pulita.

La passivazione dei poteri predatori

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25 aprile 2026

Blog de Il Fatto

Commento al post “25 aprile | La valanga di fascisti impuniti: “L’Italia perdonò troppo presto, fu negata la giustizia. Ma contro il revisionismo serve raccontare anche le vendette del post-Liberazione: così si rafforza il racconto della Resistenza” “

Come per la mafia 1, che ne è un caso particolare, l’andamento dell’Italia appare intossicato dalla confluenza e dai prodotti di reazione di due elementi: un fattore culturale storico, autoritario, mafioso-fascista, autoctono; e la dominazione estera, che lo sfrutta e strumentalizza. Nei secoli si è plasmata una classe dirigente asservita verso l’alto e parassitaria verso il basso. Un “bifrontismo” che troppi italiani comuni accettano, e al quale aspirano 2. La “Liberazione” fu un’occasione mancata di liberarsi davvero. Con l’obbedienza di Togliatti a Stalin, quindi a Yalta, e con il suo adattarsi all’autobiografia della nazione, si mantenne in vita la bestia ferita, e la si mise al servizio di nuovi padroni. Le fanfare autocelebrative, che coprono la vergogna della restaurazione quanto quell’armadio con le ante contro il muro, e la recente vulgata di una magistratura coraggiosa e libera, rafforzata con fatti come Capaci e via D’Amelio (a loro volta esitati nell’immancabile lunga coda di vergogna 3), fanno dimenticare come con poche eccezioni i magistrati, giocolieri della forma e borseggiatori della sostanza, es. 4, siano tra i maggiori serventi di tutti e due i reagenti, quello che gli italiani hanno nel sangue e quello imposto da fuori.

I due comburenti istituzionali della mafia
Il canone italiano
La matrice
4 Franzinelli M. L’amnistia Togliatti 1946. Colpo di spugna su crimini fascisti.

Edmont Dantes: La bestia ferita fu mantenuta grazie agli alleati spaventati dal comunismo, Churchill aveva pure il piano “operation unthinkable” ovvero integrare immediatamente i nazisti negli alleati e combattere l’Unione Sovietica prima che si riprendesse, ma si fermarono a fondare la NATO con tantissimi militari nazisti e far scappare tutti in sud america con l’aiuto della Chiesa.

Liutprando: un’ analisi seria e affilata. infatti un solo mi piace. Ora 2.
Aggiungo solo questo https://www.theguardian.com/world/2009/oct/13/benito-mussolini-recruited-mi5-italy
L attitudine al servaggio precede il fascismo e gli sopravvive. Un paese, questo, a cui piace raccontarsi le storie, per coprire una realtà molto più mesta, spiccia, brutale.

@ Liutprando: Grazie. E’ sottovalutato il controllo dei servizi inglesi sull’Italia, dall’800, a Mussolini – a Matteotti – e oltre*. Un episodio recente. L’Imperial college è legato allo MI5. Vi è stata chair “the former director general of MI5, Dame Eliza Manningham-Buller, a thirty-five-year counterespionage veteran who also functioned as official liaison between British and US intelligence agencies”. L’Imperial college è stato tra i principali registi dell’operazione covid con le predizioni apocalittiche di Ferguson, definite “astronomically wrong” dal più citato degli epidemiologi, Ioannidis. Predizioni che sembravano conformi all’inizio con la strage covid in Lombardia orientale nel 2020. Dove si è registrato un anomalo, elevatissimo, ma oltremodo ristretto nello spazio e nel tempo, picco di mortalità covid, record mondiale; che è servito, a livello internazionale, come giustificazione per le misure liberticide e iatrogene. Il picco ad un’analisi tecnica non è spiegabile in termini biologici, mentre appare essere stato costruito con una serie di manipolazioni**. La Procura di Bergamo affidò la ricostruzione a Crisanti, poi senatore PD. Crisanti non ha competenze specifiche per un tale incarico; e quel che è peggio proveniva dall’Imperial college.* Cereghino MJ. Fasanella G. Il golpe inglese, Chiarelettere 2011. Colonia Italia, Chiarelettere 2019. Fasanella G. Nero di Londra, Chiarelettere 2025.

** Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale

 

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V. anche:

I professionisti della metamafia

I terroristi samurai e la mafia AFD

Le anamorfosi su mafia e cancro

L’ ipomafia

Le operazioni antimafia “mille tonnellate”

La terza testa del mostro

Un certificato di decenza per le attività antimafia

La convergenza di mafia e antimafia. Pizzo mafioso e pizzo di Stato

La mafia e l’antimafia favoriscono la soggezione dell’Italia a poteri extra-nazionali ?

 

 

 

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