La differenza tra provare paura e essere codardi

18 April 2019

12 aprile 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Strage via D’Amelio Fiammetta Borsellino: “Csm non ha fatto nulla. I topi stanno mangiando i faldoni sulle stragi”

@ Giuseppe Aino. Bisogna distinguere tra paura, reazione fisiologica che ci blocca, e codardia, scelta di vita fondamentale che fa diventare complici attivi. I poteri forti fanno paura a chiunque sano di mente si metta sulla loro strada; ma chi si tiene la divisa, la toga dello Stato, le camere con vista dall’alto di colli romani e li aiuta nelle loro attività predatorie e nell’eliminazione delle figure scomode non ha solo paura; è anche un codardo privo di rispetto per sé stesso.

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11 novembre 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Antisemitismo, Lamorgese: “Parole di odio portano ad azioni violente. Ultimamente sono state sdoganate. Mai abbassare la guardia” “

L’odio è una categoria politica dubbia; è del tutto scorretto parlarne senza distinguere tra le sue varietà. C’è l’odio razziale, che rasenta la psicosi. L’odio del prepotente, del despota, che vuole infangare e distruggere chi gli resiste. “L’odio prudente e vigile dei mediocri” (Celine). L’odio reattivo di chi ha subito un torto; Primo Levi (che rappresenta davvero un’anima nobile nel lager; lui dal seggio di senatore a vita avrebbe diffuso insegnamenti di civiltà autentici) scrisse che comprendeva l’odio delle vittime per i carnefici.

Inoltre insieme all’odio bisogna considerare la figura eterna dei caporali; gli acceleranti dei focolai di odio. Quelli che sotto il fascismo collaboravano alla persecuzione degli ebrei e oggi che sono potenti li servono.

Ieri a una conferenza la figlia di Pinelli ha ricordato che il questore Guida era stato un direttore del confino sotto il fascismo. Collegato al caporale che si reincarna nella storia è l’odio come pretesto per la censura: una retorica usata anche dai fascisti. Nel 1923 stabilirono per legge che i prefetti potevano diffidare i direttori di giornali, pena la sospensione della testata, dal pubblicare quanto “ecciti l’odio di classe”. Posso testimoniare che i questurini e c. di oggi non sono così diversi dai tempi di Bocchini, Leto, Senise e Guida; si occupano, in obbedienza ai poteri attuali, della censura delle denunce di frodi di grandi interessi; e gli fanno comodo false accuse e pretesti ipocriti.

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25 settembre 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Zavagli “Federico Aldrovandi, sai questo mondo non mi piace per nulla. Forse anche perché quindici anni fa ti hanno ammazzato”

Tra i fattori che hanno causato la morte di Federico Aldrovandi può esservi stata una percezione errata, eccessivamente fiduciosa, della polizia; derivante dall’essere figlio di un agente di polizia municipale. (Va a merito degli Aldrovandi non avere usato la tragedia come trampolino per carriere politiche). Lo stesso fattore che penso abbia giocato nell’uccisione nel 1972 di Franco Serantini (C. Stajano, “Il Sovversivo”). Durante una carica Serantini non scappò, come invece i suoi compagni, davanti alla polizia. Forse perché, trovatello adottato da un poliziotto, ne aveva un’immagine affettiva positiva. Gli fracassarono il cranio col calcio dei fucili.

Può darsi che il pubblico abbia responsabilità in questi episodi, coltivando immagini infantili, rassicuranti, delle forze di polizia. Io per primo, essendo di cultura borghese. Mi hanno corretto i colleghi di quelli che hanno ucciso Aldrovandi e tanti altri innocenti: posso testimoniare che l’uso degradante dello sporco è un’arma comune delle polizie; forse una proiezione, essendo associato a vicende sudice e infamanti per chi vesta la divisa. Ciò riporta a un argomento tabù, che gli italiani che non vogliano rendersi complici di questi fatti dovrebbero affrontare: quello del coraggio e della codardia nelle forze di polizia. Bisognerebbe avere il coraggio di valutare coraggio e viltà, al netto dei telefilm, di gente che spesso di Falcone e Borsellino ha solo la fotografia che senza vergogna esibisce negli uffici.

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14 ottobre 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Shalabayeva, condannati tutti gli imputati: cinque anni all’attuale questore di Palermo Cortese e al capo della Polfer Improta”

I bravi cittadini che sanno di Boris Giuliano ma non dei successori a Palermo scelti dal Viminale, il piduista Impallomeni col questore piduista Nicolicchia, saranno turbati dalla condanna a 5 anni del questore di Palermo attuale, che a suo tempo catturò grossi mafiosi: Provenzano, Brusca, etc.. Non considerano come in quegli ambienti possa esservi una vicinanza “farmacologica” tra guardia e ladro (v. “Distanza etica e distanza farmacologica tra delinquenza e contrasto alla delinquenza”). E soprattutto non concepiscono che l’antimafia, quella che fa fare carriera, che si fa bella delle figure dei valorosi eliminati perché la mafia la combattevano sul serio, serve come copertura e alibi per attività piduiste, cioè l’omologo istituzionale della mafia. Questo concetto della mafia di Stato dietro all’antimafia l’ho sviluppato ricevendo il trattamento di assassinio morale tramite lo Stato, in una città dove era prefetto la Cancellieri; che divenuta ministro ha definito “perfetto” l’abuso vile oggi condannato. La notizia del cacciatore di mafiosi interdetto dai pubblici uffici per me è un lupus in fabula, perché sto pensando di lasciare una memoria alla locale direzione dell’antimafia su reati di stampo piduista praticati impunemente da chi si presenta come combattente antimafia o occupa cariche antimafia; a favore di amici, e forse fratelli di loggia, di importanti cariche dello Stato e dei grandi interessi illeciti che protettori e protetti servono in associazione.

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24 luglio 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di Eugenia Romanelli “Chi non si vaccina ha paura ma la questione è valoriale: ecco la nostra posizione ufficiale”

Eugenia Romanelli solleva un punto importante: gli effetti politici della paura. Solo, trascura la weaponization – l’uso come arma – della paura da parte dei governi, con strutture dedicate a ciò, nella crisi covid, come illustra Laura Dodsworth nel libro “A State of fear. How the UK Government weaponized fear during the covid-19 pandemic”.

Ci sono vari modi di reagire alla paura. Uno è la sindrome di Stoccolma, il passare dalla parte della minaccia illudendosi così di neutralizzarla. A giudicare dalla veemenza (chi non accetta il vaccino sarebbe “pavido”, e insieme “desideroso di guerriglia” in quanto “frustrato, sociopatico, paranoide, maniacale” etc.) l’autrice deve avere riempito le mutandine così tanto da dover trovare pace abbandonandosi alle imposizioni e divenendone una sfegatata propagandista.

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14 dicembre 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post “Ritiro dell’arma e sospensione per gli agenti non vaccinati: mercoledì scatta l’obbligo per le forze dell’ordine, la circolare del Viminale”

Il ritiro di arma, tessera, placca e manette ricorda la “cassiere”, la cerimonia di degradazione del militare. Famosa quella di Dreyfus. Il giorno prima gli fecero scucire da un sarto gradi e mostrine, poi fermate con un solo punto, in modo da potergliele strappare. La spada gli fu limata preventivamente quasi del tutto, così che si poté spezzargliela senza il rischio di scene ridicole. E’ la punizione per il tradimento.

Lo scopo di questa forma soft di cassiere qui è duplice: mortificare, screditare, per indurre a sottoporsi agli inoculi imposti a piacimento da chi comanda; e darsi un tono, per scaricare il peso di cedimenti e obbedienze che non sono esattamente militareschi, né tantomeno da comandante responsabile dei suoi uomini, su quelli che sentono che l’ora impone di pensare e scegliere, senza andare all’ammasso, come fu per le forze armate dopo l’8 settembre.

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13 luglio 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Depistaggio Borsellino, l’agente sopravvissuto alla strage: “Alla fine non paga mai nessuno””

Non è vero che nessuno paga. Questi crimini sono tra i mezzi usati per indirizzare il corso del Paese dai poteri sovranazionali che lo controllano. Quando da oltreoceano parte l’ordine di eliminare o fermare qualcuno, non solo i politici, i preti, i notabili, ma anche i magistrati e le forze di polizia stanno nel complesso dalla parte dei mandanti; e da quella dei quadri intermedi, cioè di loro colleghi. Le conseguenze, quelle della rotta così imposta, le paga, alla fine della catena di effetti, il popolo. Che se lo merita, perché si beve la favola degli esecutori terroristi o mafiosi come strateghi sommi e samurai invincibili. E crede alle lacrime di coccodrillo di politici, magistrati e forze di polizia. Fino ad accettare il loro farsi eroi per associazione in quanto colleghi di quelle vittime che tradiscono da morte dopo averle tradite da vive. Piedistallo ottenuto con un po’ di mossette e gorgheggi alle commemorazioni, che sono assidue e imponenti per quanto è gracile e smarrita l’azione giudiziaria. Un comodo alibi per l’accettazione della sottomissione, sia per la dirigenza che per il popolo. Ora, con il pollice verso che riguarda non più singoli ma la massa, con gli ordini di andare verso la decadenza economica e civile tramite le tempeste virali permanenti, tramite le sanzioni a sé stessi contro la Russia, tramite il culto della dea Natura, anche il popolo saggerà in maniera diretta la differenza tra le sgargianti versioni fumetto e la nera realtà che nascondono.

@ Alessandro Valente. Sulla asserita natura fantasiosa di input da Washington: Bevins V. The Jakarta Method. Washington’s anticommunist crusade and the mass murder program that shaped our world. Public Affairs 2020. Il libro è citato anche nel recente “Dietro tutte le trame” del già magistrato Tamburino.

E’ l’atteggiamento mentale di chi vuole ricondurre tutto a entità locali (v. “Il tolemaicismo politico”, sito menici60d15) e a fenomeni fumosi e indistinti, es. ad una mafia onnipotente, ad essere la forma moderna della versione classica degli inetti e corrotti che danno la colpa a entità diaboliche: “Gli amplissimi senatori…” (Manzoni). Chi sostiene ciò evita anche di riconoscere le miserabili responsabilità nazionali, a tutti i livelli: “If overall responsibility for the strategy of tension rests with the United States, a great burden of guilt must be born by the Italians, without whose willing participation the country’s terrorist ordeal would never have come about.” (Willan P. Puppetmasters. The political use of terrorism in Italy, 2002).

@ Aemilus Probus. L’omissione degli extraterrestri è voluta. Intanto, se ne occupa qui su Il Fatto un certo Bibolotti (affetto da una forma grave di complottismo, mi chiedo se questa incredibile rubrica de Il Fatto sugli UFO non sia volta a creare spiegazioni ad usum delphini per oggetti volanti non identificati tipo i droni; oltre che stimolare superstizione e oscurantismo). Soprattutto, gli extraterrestri non c’entrano, perché arretrano intimiditi, preferendo tuffarsi in un buco nero, al pensiero di dovere affrontare gente come i viddani, Scarpuzzedda, Nano feroce, Pasquale ‘o animale etc. che lei, con tanti illustri magistrati, forze di polizia, commentatori, mi insegnate essere la materia più pericolosa dell’universo; Mazinga e c. gli spicciano casa. Quelli che mettono il mondo a ferro e fuoco col Jakarta method gli lavano la macchina. Per non parlare di prefetti, questori, comandanti provinciali dei CC, procuratori della Repubblica, sindaci, etc. la cui vista fa rifugiare in un universo parallelo i più incredibili mostri alieni; essendo, quando arrivano gli ordini di puppetmaster sovranazionali – dalla Lombardia alla Calabria posso testimoniare – tosti quanto la mozzarella di bufala e Italiani come i Gurka. Mi correggo, tosti come i Gurka e Italiani come la mozzarella di bufala.

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Vedi anche:

Compleanno del 2019. Pratica e ideologia dello stalking di Stato. In: I rituali zozzonici della banda Mattarella

Calipari: virtù militari e diritto

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