Archive for the 'Magistrati e medicina' Category

La magistratura come cuscinetto

25 April 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “Il caso ‘Santoro’ gli altri ‘casi’ e il silenzio dei più” del 18 apr 2009


Santoro è un “perseguitato” di lusso, un boicottato di prima serata, ma le sagge parole del dr Racheli tolgono dall’ombra un fattore culturale che facilita l’opera del censore nei casi che restano sconosciuti al grande pubblico, permettendogli di nascondere forme anche gravi di repressione del dissenso mescolandole alle banali avversità della vita quotidiana: la concezione diffusa per la quale è normale accomodarsi in posizione passiva rispetto al potere, e tentare di rivalersi su chi al potere è inviso. La posizione del caporale, asservito e strumento di asservimento, è molto ambita in Italia; e quelli del caporale sono galloni che il potere concede volentieri, potendo così disporre di una torma di punzecchiatori molesti e asfissianti che fa le veci dell’antico sicario solitario con lo stiletto.

L’articolo di Racheli non usa perifrasi: definisce tale concezione come un’oscillazione tra “masochismo” e “sadismo”. Ma i poli di tale oscillazione, che pervade le scelte politiche e sociali degli italiani, sono tenuti nascosti a sé stessi prima ancora che agli altri sotto le formule della retorica cattolica. La retorica che esalta il ruolo di chi media, a livelli diversi, tra potere e sottomessi. Il ruolo del mediatore tra Principe e sudditi non viene percepito come possibile espressione “dell’incapacità dell’io individuale di reggersi da solo e di vivere”, ma anzi esercita una forte attrazione su quasi tutti gli esponenti della nostra classe cosiddetta “dirigente”. Decenni di selezioni ed epurazioni hanno dato i loro frutti.

Un’espressione retorica tipicamente usata dal mezzano italico che media a livello culturale o politico è “coniugare”. Le nozze che vuole combinare sono sempre, sotto mentite spoglie, tra qualche sistema che il potere ha escogitato per fare soldi e le conseguenze ignobili a danno della cittadinanza che quel sistema comporta. Ad esempio “coniugare attenzione al paziente e crescita economica”, cioè speculare sistematicamente sulla domanda di salute (Attali, banchiere poco filantropico ma di diverso stile, ha invece chiamato tale mutazione della medicina “L’ordine cannibale”). Matrimoni turpi, che non s’hanno da fare, né ora né mai; e che invece trovano facilmente dei don Abbondio pronti a celebrarli.

Sembra che anche i magistrati si stiano facendo meno timidi nel frequentare lo smagliante mondo dell’intermediazione. Due giorni fa, su RAI 3, il magistrato De Cataldo presentando un suo nuovo libro ha detto che la magistratura ha una funzione di “cuscinetto” tra chi commette reati e chi li subisce. Evidentemente De Cataldo si riferiva alla dottrina aristotelica della virtù come medietà, o comunque a una forma lecita di frapposizione tra i litiganti. A me però l’affermazione televisiva è suonata come un’ammissione di fallimento, se non di colpa, una forma paludata di resa, perché penso che la magistratura sia effettivamente spinta ad assumere una posizione di cuscinetto, cioè di mediazione, tra diritti del singolo e le soperchierie del potere; e che spesso accetti di assumere questa iniqua posizione.

Agli occhi di un profano informato, il ruolo della magistratura non può essere ricondotto a quello di cuscinetto, di mediatore. La buona attività giudiziaria, quella che converge verso l’equità, considera uguali le due parti davanti alla legge, mentre discrimina attentamente tra le rispettive ragioni, tentando di “misurarne” con accuratezza la differenza oggettiva. Il mediatore fa tutto il contrario: soppesa ciascuna delle parti e ne tiene conto per cercare di trovare una media arbitraria tra le loro richieste.

La giustizia usa la bilancia, che è uno strumento rilevatore di differenze, solo per pesare le ragioni delle parti: l’art. 3 assegna a tutti lo stesso peso. Il mediatore la usa per pesare le parti insieme alle loro ragioni; poi ferma la bilancia e dice “parliamone”. I giuristi sostengono che bisogna anteporre all’equità l’aderenza alle leggi e i ragionamenti giuridici; contemporaneamente con parole come quelle di De Cataldo si consente alla magistratura una terza via, che si basa sull’elasticità. Ma la gomma della mediazione può tenere lontana la giustizia sostanziale non meno della pietra del rigore formale.

Rendere giustizia è un atto in certo senso innaturale. Stabilisce una unidirezionalità artificiale, che va contro la freccia dell’andamento delle cose nello stato di natura: si tratta di definire e compensare un’asimmetria, azione rappresentabile con un vettore che va dalla vittima al colpevole. Mediare invece è bidirezionale, poiché fa pesare asimmetrie preesistenti: tenendo conto dei rapporti di forza tra le parti, la risultante può anche consistere nel consentire un torto, sia pure con un vettore accorciato, ma che va nel verso opposto a quello della giustizia. Lo Stato di diritto è proprio il contrario del libero gioco dei rapporti di forza: “tra il debole e il forte, è la libertà che opprime e la legge che libera” (Rousseau). La mediazione è la versione temperata di tale libero gioco, consona al clima neoliberista.

Nel caso estremo, un cuscinetto tra il prepotente e la sua vittima può essere come il guantone di un pugile: evita a chi colpisce fratture della mano, ma non salva le ossa di chi subisce. Mediare può significare anche “obliterare i sintomi” dell’ingiustizia, rendendola subdola, proteggendo così chi la commette e il sistema che la sostiene. Costringere chi è inviso a poteri forti a passare la vita a difendersi, come un ex procuratore generale si proponeva di fare con De Magistris, è una forma di intervento cuscinetto della magistratura che media tra i poteri forti che sarebbero tentati di fargli sparare e l’interesse del soggetto a essere rispettato nei suoi diritti fondamentali. L’interesse della comunità all’eventuale utilità sociale delle posizioni del soggetto inviso viene comunque sacrificato; e questo è ciò che conta maggiormente.

Infine, mentre giudicare è un’operazione binaria, dove si distribuiscono vantaggi e svantaggi tra Tizio e Caio, la mediazione professionale è un’operazione ternaria, dove si considerano gli interessi di Tizio, di Caio, e del Sempronio che media. Il mediatore non si sogna di essere “il potere dei senza potere”, ma pensa alla sua percentuale della torta. La stessa espressione “giudice terzo”, che con la svolta liberista si è voluto sostituire, o affiancare, a quella di “giudice imparziale”, ritenuta evidentemente obsoleta o insufficiente, pare alludere ad una terza parte che entra nella controversia; ad un giudice-broker; ad una magistratura che è sul mercato.

Anche se appare contrastare coi princìpi che legittimano e rendono credibile l’attività giudiziaria, la definizione della magistratura come cuscinetto ha il vantaggio del realismo. Data la complessità della vita reale, un’elasticità tattica, cioè la capacità di tradurre in forme civili e in termini giuridici appropriati le richieste più varie che arrivano agli uffici giudiziari, dalle urla di disperazione alle pretese fondate ma traboccanti aggressività e arroganza, è una delle tante doti che al momento giusto servono a chi ha scelto questa difficile professione.

Inoltre, i magistrati sono stretti tra i vasi di ferro dei poteri forti e le teste di legno del popolo. I primi li vogliono subalterni ai loro interessi; le seconde li accusano di lassismo quando sono toccate in prima persona, o sentono le notizie di reati clamorosi che eccitano istinti forcaioli, ma altrimenti restano impassibili davanti allo sfascio della giustizia, non pensando che, a meno di non essere delinquenti di professione, sarebbe loro primario interesse esigere e sostenere il miglior sistema di leggi e di amministrazione giudiziaria.

Poteri dello Stato sani ed efficienti sono la prima misura antisismica, per i terremoti reali e per molti dei terremoti metaforici. Se si trascura ciò, poi, quando il tetto o il cielo ci cade sulla testa, se si è in grado di farlo si dovrebbe recitare un mea culpa, o rileggere le parole di Racheli sul masochismo rispetto al potere e sulla paura della libertà. I media connettono la perversa volontà del potere alla stupidità delle masse. Per non restare schiacciati tra vasi di ferro e teste di legno, i magistrati non possono in certi casi che mettere da parte il diritto, che non piace o non verrebbe capito, ed esercitare in certa misura un ruolo di mediazione, che tenga conto dei desiderata dei “ferri” e dei “legni”. Forse mediando riescono a massimizzare l’erogazione del servizio giustizia: posizioni più rigide potrebbero ridurre ulteriormente la già smilza produzione di tutela della legalità.

Esercitando la funzione di cuscinetto tra i crimini dei potenti e le vittime i magistrati corrono il rischio di venire accusati di parzialità da una delle parti, o di scontentare entrambe, come succede ai pacieri. Non ricavano da questa attività, salvo rari casi, ricompense personali in denaro (anche se è facile che ricevano dalla parte forte vantaggi di carriera, favori, riconoscimenti, etc.). Ottengono principalmente altri vantaggi, che versano nella cassa della corporazione: il timore reverenziale e il rispetto che il popolo tributa a chi concede, lesinandola e dopo essersi fatto pregare come un santo, una qualche parziale giustizia; la pace, o almeno un armistizio, coi poteri che all’ingiunzione di stare sottoposti alla legge rispondono chiedendo quante divisioni ha la magistratura.

L’opera di mediazione giudiziaria abbonda, improntando di sé le leggi, le procedure, le prassi. Forse sarebbe meglio riconoscere esplicitamente, e discutere, tale inevitabile funzione o posizione di mediazione; anche perché in alcuni casi la mediazione finisce, come ci si può attendere, per avere effetti aberranti. Esiti aberranti mi pare abbiano luogo in quei casi dove il reato, mentre riguarda grandi interessi, non è visibile agli occhi del pubblico: qui la mediazione rende molto e non comporta rischi. L’occasione di incamerare silenziosamente una lauta “provvigione” in termini di potere, senza nessun danno di immagine, senza che all’apparenza nulla accada, ha effetti corruttivi sulla magistratura; anche su quella pulita, che non vuole accumulare vantaggi ingiusti, ma solo restare a galla. Le conseguenze di sovvertimento dell’azione giudiziaria possono però essere più gravi di quelle messe in conto all’inizio.

L’associazione di queste due caratteristiche, la non visibilità e la grande scala, è propria di alcuni crimini dei colletti bianchi. E’ ben noto che alcuni di tali crimini hanno la caratteristica di riguardare interessi economici di larga scala, come hanno mostrato i grandi scandali finanziari. I criminologi ci spiegano che alcuni dei reati commessi da criminali in giacca e cravatta non sono riconoscibili, tanto che a volte chi ne è vittima non è neppure consapevole di essere stato vittimizzato (Ruggiero V. Economie sporche. Bollati Boringhieri, 1996).

Crimini che hanno entrambe le caratteristiche sono quelli dei grandi interessi dell’alta finanza e dell’industria in campo biomedico, il settore più forte dell’economia legale; e anche il più corrotto, secondo la letteratura sul crimine dei colletti bianchi (Braithwaite J. Corporate crime in the pharmaceutical industry. Routledge & Kegan, 1984). Le frodi di alto bordo in campo biomedico spesso non sono riconoscibili, per due motivi. La loro complessità tecnica: es. quando un trial clinico viene manipolato è improbabile che la frode, nonché essere punita, sia scoperta (Braithwaite, cit); e la fiducia cieca, di natura antropologica, verso la medicina: è difficile denunciare tali interessi commerciali illeciti quando l’utenza ne è comunque entusiasta; soprattutto in USA, i pazienti premono per entrare nei trials, formando una coda come porcellini d’India dietro a un pifferaio, accettando la pesante alea che accompagna anche il più onesto degli esperimenti controllati.

Le frodi biomediche di alto livello restano così ignorate, pur producendo movimenti economici colossali, che possono essere misurati in frazioni di PIL. Tali frodi necessitano di complicità e protezioni istituzionali, es. per l’eliminazione di soggetti che le ostacolano. Una funzione di mediazione della magistratura riguardo a tali reati miliardari, misconosciuti, e a volte incomprensibili ai più, non comporterebbe rischi di immagine, e sarebbe ripagata, da poteri che hanno dimensioni economiche e forza politica maggiori di quelle di molti stati sovrani, con contropartite degne di un re.

I magistrati parlano di cuscinetto; ma il lancio di un nuovo prodotto medico, che è capace da solo di generare miliardi di dollari di fatturato annuo, “is a make or break industry”, è un’industria o la va o la spacca, ha scritto Braithwaite 25 anni fa, commentando le diffuse pratiche della fabbricazione dei dati sull’efficacia e delle informazioni ingannevoli sulla sicurezza per fare approvare il farmaco. Come riportano diversi autori, da allora la situazione è peggiorata; tanto che a volte qualche suo aspetto affiora per brevi istanti anche agli occhi dell’opinione pubblica. Spero che un giorno sarà possibile illustrare come tali crimini in campo biomedico storicamente hanno goduto e godono di un’opera di mediazione da parte della magistratura; una mediazione che a volte sfocia in autentica cogestione del crimine.

Lo stesso giorno che ho sentito il magistrato romanziere fare riferimento alla funzione di cuscinetto della magistratura ho ritirato in libreria “Toghe rosso sangue” di Leporace, che avevo ordinato avendone letto su questo blog. Nei capitoli sui magistrati uccisi compare qua e là la figura del collega traditore. Ma è ancora più frequente, e più deprimente, lo sfondo della massa dei colleghi che non condivide e non apprezza la posizione del magistrato, ritenendola troppo rigida, e lo isola, facendone così un bersaglio che si staglia nitido.

Non tutti i magistrati uccisi erano figure particolarmente alte e limpide, ma molti lo erano, per come può essere alto e limpido un mortale. Appaiono essere stati uccisi proprio per questo, più ancora che per le conseguenze dirette delle loro iniziative giudiziarie. Nemici per terroristi e mafiosi, e per chi ha manovrato terrorismo e mafia; ma anche stranieri in patria, clandestini eccellenti, per un paese dove il servire più padroni è un valore, un indice di stabilità mentale e di maturità morale. Nel libro ho trovato una frase diversa da quella di De Cataldo, scritta da un magistrato sulla foto di Gaetano Costa: “Vi sono uomini di cui si può comprare solo la morte”. Ci sono uomini che non hanno prezzo. Per tutto il resto c’è Mastercard.

Commento agli auguri di Pasqua 2009 del vescovo di Brescia su Youtube

13 April 2009

YouTube

Nella Resurrezione di Piero della Francesca Cristo si presenta vittorioso agli uomini, rispondendo così alla croce, che tra gli attrezzi del boia è quello col maggior carattere ostensivo: la crocifissione è supplizio e esposizione del supplizio. Issato in alto come un’insegna, il crocifisso proclama la morte e sofferenza che il potere infligge a chi lo sfida. Invece nella città del papa gradito alla P2 i sovversivi sono eliminati con mezzi obliqui e sotterranei.

Questionario immaginario ai magistrati sul testamento biologico

9 March 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “Eluana Englaro” del 25 feb 2009


Con le sentenze, come quella che ha permesso la morte di Eluana Englaro, e con gli interventi informali i magistrati stanno avendo un ruolo importante nel processo che sta portando all’introduzione del testamento biologico. Un processo culturale e legislativo che forse non è stato ben definito, nonostante abbia occupato tanto spazio sui media e sui blog. Il presente questionario, che si immagina distribuito a tutti i magistrati, è rivolto a illuminare alcuni dei tanti, troppi, aspetti lasciati in ombra (o attivamente soppressi) dalle forze che hanno animato il dibattito.

1) Il testamento biologico sta venendo trattato sotto l’aspetto bioetico, giuridico, religioso, filosofico. Ritiene che tale approccio sia completo, che non sia eccessivamente astratto, e che non tralasci aspetti fondamentali?

2) Si è scritto che il “diritto a morire” potrebbe divenire un “dovere di morire”. Di recente un’importante bioeticista britannica, baroness Warnock, ha sostenuto apertamente proprio questo: che i soggetti con l’Alzheimer hanno un dovere di morire, dato il peso che costituiscono per i familiari e per il sistema sanitario nazionale. La possibilità di restare più a lungo biologicamente in vita è dovuta solo in parte a tecnologie mediche, e non coincide con la distribuzione dei consumi medici ottimale per gli investitori. Considera plausibile che crudi calcoli contabili, legati agli enormi interessi sulla spesa medica, e all’invecchiamento della popolazione, abbiano un peso nella questione del testamento biologico ? Le risulta che il motivo economico sia stato adeguatamente preso in considerazione, valutato e discusso, o anche solo sfiorato, dai magistrati che si sono interessati al problema? Ritiene possibile che un movente puramente economico possa essere alla base dell’esplosione mediatica del caso Englaro e dei casi analoghi che sono sorti in altri paesi; ritiene possibile che gli aspetti etici, giuridici, filosofici, religiosi e sociologici mentre occupano tutta la scena non abbiano che un carattere strumentale, o quanto meno derivato (“sovrastrutturale” direbbero i marxisti)?

3) Ogni anno muoiono in Italia circa 550.000 persone, delle quali oltre 120.000 per tumore. Nel 2004 circa il 51% dei decessi ha riguardato ultraottantenni. Le persone in stato vegetativo sono circa 1.500. I casi di SLA sono circa 5.000. Il dibattito riguarda il cosiddetto “testamento biologico”, che è di interesse generale. I casi pubblici sulla volontà del paziente a fine vita, come Welby ed Englaro, riguardano però le forme estreme di condizioni patologiche particolari, che sono statisticamente poco frequenti, particolarmente innaturali sul piano clinico, altamente impegnative sul piano bioetico, impressionanti su quello emotivo: la crudele dissociazione totale tra mente e corpo della sclerosi laterale amiotrofica per Welby, che ricorda l’angosciante film “E Johnny prese il fucile”; le persone giovani che sopravvivono a lungo in uno stato vegetativo, come trasformate in piante per una maledizione mitologica o fiabesca, per Eluana. In realtà la grande maggioranza dei testamenti biologici riguarderà non queste singolari lungodegenze, ma i comuni malati terminali e le Rianimazioni, come già avviene da anni in USA. Riguarderà principalmente la durata e la velocità del comune decorso in discesa verso la morte; e solo secondariamente i casi di “agonia statica” come Welby e Englaro; che sono casi molto diversi, sotto tutti gli aspetti, dal comune modo di morire, e dal frequente attardarsi sulla soglia della fine. Non ritiene che un approccio razionale e onesto prima punterebbe a risolvere i problemi di fine vita per la massa dei casi comuni, la routine; e dopo, avendo una base, passerebbe ai casi più rari e difficili, i casi di scuola? Ritiene che sia corretto generalizzare, sul piano logico, etico, legislativo e giudiziario da questi casi particolarissimi ed estremi alla popolazione generale, che nella maggior parte dei casi muore in un ospedale per acuti, in genere in età avanzata, a seguito del precipitare di condizioni legate alle comuni patologie croniche? Non ritiene che stavolta l’espressione tanto abusata “non fare di tutta l’erba un fascio” sarebbe invece pertinente, e che non distinguere in base alla condizione del paziente possa portare a conseguenze inattese? Ritiene che tale generalizzazione sia un caso? Il suo fiuto di inquirente o di giudice le dice qualcosa riguardo alla possibile presenza di una regìa, di intenzioni e interessi non necessariamente leciti che pilotano il dibattito?

4) “La questione della “living will” [l’omologo del testamento biologico] non sarebbe mai sorta se le cure terminali non fossero state trasferite negli ospedali e medicalizzate”. Questa elementare affermazione di un medico anglosassone appare essere considerata superflua nell’attuale dibattito. Ritiene che come magistrato, che deve solo applicare la legge, Lei è esentato dal considerarla? La gente, che sul piano epidemiologico nella storia non è mai stata mediamente tanto in salute, visti i casi Welby ed Englaro si sta orientando in direzione di forme di eutanasia; addirittura alcuni stanno pubblicando il proprio testamento biologico con un video su Youtube. Sembra che molti ora temano non più solo la morte, ma temano di fare la morte del sorcio; di finire come quei marinai bloccati in sommergibili che non potevano più risalire, che preferirono suicidarsi. Ritiene come magistrato che ai cittadini stia venendo presentata una scelta equa? Che siano stati correttamente informati sui termini della questione e su tutte le possibili opzioni? Che stiano venendo spaventati e diseducati per poi forse essere frodati? Davanti ad un esposto per la pubblicazione di notizie tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico, o per il pericolo di istigazione al suicidio, avrebbe qualche esitazione, qualche commento non negativo prima di farlo archiviare?

5) Ritiene che i magistrati abbiano tenuto sufficiente conto degli effetti mediatici e culturali delle loro decisioni? Che abbiano tenuto in dovuto conto le conseguenze delle loro prese di posizione pubbliche rispetto a fattori economici nascosti, rispetto alla attuale condizione di medicalizzazione delle fasi terminali, e riguardo agli effetti della generalizzazione da casi limite?

6) Ritiene che i magistrati abbiano ben impiegato sull’argomento il loro patrimonio di conoscenze dottrinali ed empiriche? Date le sue conoscenze giuridiche, le pare limpida l’espressione “testamento biologico” per delle volontà da assolvere quando il testante è ancora in vita, almeno biologicamente? Ritiene utile e appropriato considerare sul piano giuridico il testamento biologico come una specie di liberatoria (ciò che in pratica è il consenso informato); o provare a vederlo, in una simulazione teorica, come un contratto a titolo oneroso, nel quale gli interessi non sono solo quelli del paziente, ma vi è uno scambio? Come esperto in contratti, non ritiene che possano esserci condizionamenti e interessi nascosti che danneggiano il contraente debole, tanto da rendere il contratto nullo?

7) Ritiene che i magistrati abbiano applicato il loro potere istituzionale con pari attenzione sulla tematica del fine vita al di fuori dei casi mediatici come Welby e Englaro? Le risultano indagini sulla qualità delle cure ospedaliere per i pazienti terminali? Crede che tutti i morenti vengano trattati coi guanti come Eluana? Che nella realtà non accada che si muoia negli ospedali in condizioni banalmente terribili?

8) Il dibattito è stato rappresentato come uno scontro tra posizioni “laiche” (favorevoli al testamento biologico) e cattoliche (contrarie, o restie). Ritiene che tale dualismo sia esaustivo delle posizioni possibili sul piano teoretico? Ritiene che il dibattito in corso sia realmente rappresentativo di posizioni dottrinali che si rifanno alla cultura laica alta e agli insegnamenti del Vangelo? Immagini una tabella 2×2 sul testamento biologico (o sull’eutanasia), che abbia come intestazione delle 2 colonne “favorevole”e ”contrario”, e come intestazione delle 2 righe “buone ragioni”e ”ragioni immorali”. Saprebbe riempire con delle spiegazioni le 4 caselle “favorevole per buone ragioni”; “contrario per buone ragioni“; “favorevole per ragioni immorali”; “contrario per ragioni immorali” ?

9) Ritiene che tutte le 4 possibilità descritte sopra siano state sufficientemente esaminate? Che si possano ridurre alla semplice dicotomia laici/cattolici? Ritiene che ci sia stato un appiattimento su posizioni convenzionali a scapito di altri punti di vista, sgraditi alle parti forti, ma forse non meno importanti e utili per i pazienti? Non ritiene intellettualmente codardo, e poco laico, propugnare la morte per inedia e allo stesso tempo ignorare i temi, più vasti e ben più antichi, dell’eutanasia e del suicidio quando la malattia fa sì che la vita venga percepita come inaccettabile o non più degna di essere vissuta? Forse esiste oggi una patologia iatrogena del fine vita, alla quale è limitato il dibattito in atto: la “agonia statica indotta artificialmente”. “L’incrodato” è l’alpinista fermo su una parete, che non riesce né a salire né a scendere. E’ davvero un sistema civile quello che provoca tali casi di “incrodati” e poi, ritirando le cure, si allontana e li lascia lì? Abbiamo creato un generatore di mostruosità prevedibili, che conferiscono all’eutanasia valore terapeutico? Non ritiene d’altro canto sventato e irresponsabile, soprattutto nel nostro sistema economico “senza pietà e senza sogni” (W. Benjamin), che si tralasci il principio aconfessionale della sacralità del corpo umano, baluardo contro le mai spente pulsioni discriminatorie e omicide della nostra specie (es. le soppressioni a fini eugenetici)?

10) Le posizioni laiche hanno per araldi figure come Umberto Veronesi, che dirige istituti clinici e di ricerca strettamente legati alla grande finanza e al profitto; e Ignazio Marino, grande sostenitore degli espianti a cuore battente. Le posizioni cattoliche corrispondono ad un’istituzione, la Chiesa cattolica, che ha anch’essa grandi interessi materiali sul tema, date le migliaia di ospedali cattolici. Ritiene che i due contendenti siano liberi da conflitti d’interesse? Ritiene che ciò che viene presentato come un dualismo insanabile laici/cattolici sia veramente tale sul piano pratico?

11) Nella ridda di pareri, vi è qualche flebile voce che se potesse farsi sentire sosterrebbe che il caso Englaro è un altro esempio di un teatrino laici-cattolici che è ormai consueto su temi di bioetica, e che ricorda i finti litigi che alcuni imbonitori inscenano tra loro per attirare l’attenzione del pubblico e convincerlo ad acquistare un prodotto. Ritiene che dietro le quinte possa esservi una vicinanza tra le forze “laiche” e quelle “cattoliche”, e una convergenza di interessi nell’introdurre presso l’opinione pubblica l’idea della necessità di accorciare le fasi terminali, in una forma più dipendente dai loro interessi che da quelli dei pazienti? Ritiene possibile che entrambi, con stili e accenti diversi, siano interessati ad un controllo di tipo “biopolitico” sulle ultime fasi della vita, e che la scelta tra le due posizioni ufficiali sia in realtà una falsa scelta, con un esito finale simile per il paziente nella gran parte dei casi?

12) “Paura di finire come Welby o Eluana, eh? Bene, quando arrivi vicino alla morte se vuoi ti stacco la spina; sempre che io dia l’OK dichiarando le tue condizioni tali da rendere applicabile il testamento biologico [dipende da quanto mi rendi nei due casi]”; “Sacrilego! Non puoi scegliere di morire [ergo sei in mio potere; e ti uso come supporto per lucrose terapie mediche quanto mi pare, in nome della difesa della vita; e siccome dopo il dibattito sul testamento biologico si sa che l’accanimento terapeutico è una brutta cosa, e anch’io lo considero immorale, se – come al mio concorrente laico – mi conviene liberare il tuo posto letto ci vorrà davvero poco, ridotto come sei]. Ritiene che tali posizioni abbiano alcunché a che fare con la trasposizione delle posizioni “laiche” e “cattoliche” nella realtà pratica?

13) E’ noto che in medicina non sempre gli interessi del paziente vengono al primo posto. I magistrati favorevoli alle rigide tesi cattoliche ritengono che la medicina praticata nell’ospedalità cattolica si distingua sostanzialmente da quella laica, e che tale differenza comporti una maggiore carità per il paziente, e un maggior rispetto per la persona? Ritengono che le cure negli ambulatori e nei reparti degli ospedali cattolici sono riconoscibilmente diverse da quelli laici, sacrificando vantaggi economici a favore di principi etici e religiosi, e fornendo quindi un fondamento tangibile e universale, nelle opere e non nella fede, alla pretesa della Chiesa di essere guida morale su questi temi? Le risulta una tendenza del clero a esercitare un controllo fine a sé stesso sulle persone, in particolare su quelle istituzionalizzate o in stato di dipendenza?

14) La magistratura appare orientata in buona parte sulla posizione “laica”. In un convegno di Magistratura democratica sui casi Welby ed Englaro tenuto presso l’aula magna del palazzo di giustizia di Milano il 16 feb 07 Veronesi ha sostenuto che i laici e i cattolici non sono dotati allo stesso modo, e che i medici “colti e consapevoli” andrebbero dalla sua parte. In effetti “cretino” viene da “chretienne”; molti cristiani appaiono come dei creduloni manovrati da un clero scaltro che mentre si dice portavoce del messaggio di Cristo prospera nel fango di questa terra. Condivide tale giudizio sulla superiorità dei laici? Questo aggregarsi sotto la bandiera di Veronesi è vera laicità o si tratta di posizioni “midcult”, di adepti guadagnati alla causa con la lusinga del titolo chic di “laico”? Ritiene che i “chretiennes” siano solo cattolici, o che ce ne siano tanti anche tra i laici, incantati dalle nuove imposture dei nuovi maghi col camice bianco, e seguaci dei sacerdoti della nuova risplendente religione scientista?

15) In USA l’avere compilato un ordine DNR (Do not resuscitate) risulta associato a povertà e ridotta possibilità di accedere alle cure terminali. I magistrati progressisti sono sicuri di stare dalla parte giusta stando dalla parte di Veronesi, cioè di Capitalia, Unicredit, Italcementi etc. ? Sono sicuri di non essere affetti dalla tendenza della sinistra italiana a farsi alfiere degli interessi del grande capitale ? Di non praticare la fine arte degli ex-PCI di cavalcare temi all’apparenza progressisti che in realtà servono interessi reazionari?

16) Le capita mai di avvertire una netta differenza e un ampio scollamento tra il dibattito in corso su Eluana Englaro e i sottostanti problemi etici del fine vita? Di provare un senso di nausea per il contenuto e i toni del dibattito, per le fiaccolate pro morte per sete e fame da un lato e i rosari a favore del dominio su un corpo senza persona dall’altro ? Ha l’impressione che i problemi etici reali del fine vita nonostante il gran parlare vengano poco sviluppati, e che anzi siano schiacciati da un dibattito artificioso e grottesco, sostanzialmente rozzo e primitivo, nel quale prendere posizione è ingannevolmente facile? In tal caso, si sente personalmente impreparato sulla soluzione dei formidabili problemi etici reali del fine vita che vengono alla luce una volta rimosso il cumulo costituito dal dibattito mediatico sul caso Englaro?

La redazione di “Uguale per tutti”, nell’introdurre l’editoriale sotto il quale il presente questionario è stato inserito come commento, fa appello alla capacità di farsi domande sul caso Englaro. L’autore del questionario, che risponderebbe affermativamente al punto 16, dispone di un surplus di dozzine di domande sul tema. Ai magistrati che rispondessero al presente questionario verrà inviato su richiesta un questionario omaggio, meno blando, con altre domande sulle responsabilità e gli interessi della magistratura nell’appoggiare l’introduzione del testamento biologico. All’occorrenza si possono preparare questionari con domande specifiche per il pubblico, per gli intellettuali e i bioeticisti, e per i giornalisti e i bloggers che discutono del testamento biologico.

Roba da chiodi

26 February 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “I reati che non si potranno più accertare” del 19 feb 2009


Il caso della S. Rita è un esempio calzante del danno alla giustizia che la legge sulle intercettazioni provocherà. Non va però scambiato per un esempio rappresentativo degli orrori della medicina commerciale, né per un esempio rappresentativo dell’attenzione dei magistrati verso tali reati. Si parla di “clinica degli orrori”, ma le pratiche che emergono dalle intercettazioni sulla S. Rita non sono casi isolati veri e propri: sono piuttosto casi all’estremo di un continuum di una prassi che è ubiquitaria in Lombardia e in altre regioni. Gli interlocutori delle intercettazioni vengono giustamente perseguiti, ma è da notare che si tratta di illeciti “personalistici” che vanno a danneggiare, oltre che l’utente, altri affari illeciti “sistemici”.

In una delle intercettazioni un chirurgo afferma che impianterà un chiodo pertrocanterico non più sterile, su chiunque, ma meglio se su un novantenne che tanto “che aspettativa di vita può avere?”. L’infermiere si era sbagliato: aveva aperto la confezione di un chiodo sinistro mentre in quell’intervento ne occorreva uno destro. Dall’intercettazione emerge anche che la ditta che beneficia di pingui commesse di chiodi a 445 euro l’uno rifiuta di fornire un servizio di risterilizzazione per le confezioni aperte accidentalmente; nel rifiutare riferisce che l’inconveniente non è raro. Si evince dall’intercettazione che se qualcuno apre per sbaglio una confezione di questi chiodi, può capitare che un mini Mengele li impianti comunque; ma si tratta di casi eccezionali, di mele marce: la medicina è sana, e quello che succede di norma se un sanitario sbadato confonde la destra con la sinistra è che il fornitore non li ritira gratuitamente, per una quota ragionevole, consapevole dell’ottimo affare che comunque sta facendo con un’amministrazione pubblica dotata di grande forza contrattuale; né ci sono equi costi aggiuntivi di ritiro e risterilizzazione; ma c’è la vincita di un’ulteriore commessa da 445 euro pagata dal banco, cioè dai contribuenti, alla ditta produttrice e agli intermediari. Un messaggio rassicurante. Nel dialogo registrato gli interlocutori non hanno detto cose come: “Oh bella, com’è che questa particolare ditta non ritira il chiodo?”;”Perché a noi no?”; “Insistiamo, facciamo intervenire la Regione, troviamo un accordo”. Operatori spregiudicati come quelli della S. Rita non hanno premuto per ottenere le dovute condizioni economiche. Hanno preferito commettere reati degradanti e rischiosi quando avrebbero potuto fare valere le loro buone ragioni.

E’ pertanto da presumere, anche alla luce dell’andazzo generale della sanità lombarda, che un tale riguardoso atteggiamento verso i fornitori sia di natura politica, e che quindi non sia un caso isolato; e che valga anche per gli altri tipi di chiodi; e per i vari tipi di protesi d’anca, quelle di ginocchio, etc., che hanno prezzi molto più elevati. Nell’anziano la frattura del collo del femore (che è favorita da farmaci di uso comune, come i corticosteroidi e alcuni diuretici e antiacidi) innesca una catena di eventi patogenetici che spesso lo porta alla morte. Il 20-30% degli anziani con frattura del collo del femore muore entro un anno dall’evento iniziale. Il 50% dei sopravvissuti rimane disabile. Gli interventi di chirurgia ortopedica per queste fratture possono provocare complicazioni che vanno ad aggravare una condizione già precaria. La riduzione della frattura è solo un aspetto di questo importante problema geriatrico. La Regione i prodotti tecnologici come i chiodi pertrocanterici li fa scartare come se fossero caramelle; largheggiando nel finanziare la cura dell’episodio acuto, toglie fondi all’assistenza per la successiva disabilità, che può provocare pesanti disagi economici alle famiglie. Sarebbe interessante sapere se i magistrati penali e quelli della Corte dei conti hanno dato un occhiata a questo scialo di alta carpenteria, e cosa hanno accertato.

Comunque stiano le cose, il caso del chiodo apri e getta è sintomatico di una situazione generale. I reparti di ortopedia in Lombardia si sono moltiplicati a dismisura negli ultimi tempi, e non stanno con le mani in mano. La traumatologia e la patologia ortopedica classiche sono soverchiate da un’ortopedia d’assalto molto meno utile e giustificata, come quella che ruota attorno alle artroscopie, che mette a disagio gli ortopedici onesti, ma è una benedizione per le ditte che costruiscono presidi ortopedici. L’allocazione delle risorse è distorta a favore di interessi industriali. In campo ortopedico, il servizio sanitario lombardo sovratratta la popolazione giovane; le artroscopie su soggetti giovani si sprecano. Questo stesso servizio sanitario tende a defilarsi una volta piantato l’ultimo chiodo, che spesso è quello della frattura del collo del femore, quando il paziente ha un drammatico bisogno di assistenza e aiuto. Il chirurgo riciclone fa rizzare i capelli, soprattutto se si hanno presenti le lunghe dolorose conseguenze dell’infezione di un impianto ortopedico; ma fa anche girare le idee alle case produttrici di tale ferramenta d’oro, che vogliono che dei loro prodotti se ne consumi il più possibile. Un consumo che deve seguire protocolli apparentemente razionali ed etici, con risultati che abbiano una parvenza di presentabilità.

L’asepsi operatoria in genere è rispettata; è l’asepsi etica che lascia a desiderare. Credo che se Poggi Longostrevi, morto suicida nell’ignominia, avesse eseguito gli esami diagnostici che faceva prescrivere senza necessità, anziché andare oltre “le regole” e non eseguirli, oggi sarebbe un venerato luminare, ospite di Mirabella. Avrebbe causato maggiori danni iatrogeni ai pazienti, ma non avrebbe sabotato il business. Paradossalmente, il suo voler fregare anche il sistema illecito dal quale traeva benefici se da un lato lo ha portato alla perdizione, dall’altro ha risparmiato danni ai pazienti. Altrettanto paradossalmente, punendo i chirurghi della S. Rita, che anteponevano il perseguimento di vantaggi personali a qualsiasi altra considerazione, si bloccheranno alcuni crimini particolarmente sconci, ma si aiuterà anche la regolazione interna di un sistema iatrogeno e predatorio molto più vasto, che vuole operare in maniera molto più sofisticata, frodando a vantaggio non solo degli operatori, ma – in primis – di grandi interessi industriali. Tali grandi interessi vengono sistematicamente favoriti e protetti dai poteri dello Stato. Anche con metodi inimmaginabili. I medici e gli amministratori della S. Rita sembrano piccoli spacciatori che hanno fatto la cresta a danno di un boss mafioso, pensando di poter parassitare il traffico internazionale di droga, e che pertanto vengono puniti da chi di dovere, come esempio per gli altri, mentre il boss rimane “imprendibile”.

Risulta che la S. Rita pesa per oltre il 10% nella statistica dei decessi in strutture riabilitative in Lombardia. Ma la Lombardia spende cifre enormi per un genere di sanità che pone l’inutile e il dannoso al centro della propria filosofia e prassi (Roberto Volpi. L’amara medicina. Mondadori, 2008); e tale stato di cose non cambierebbe se anche si chiudesse del tutto la S. Rita. Un business che non deve temere da polizia e magistratura. Fermando i chirurghi troppo svelti di questa casa di cura si è rimosso un ostacolo ad un meccanismo che è ben oliato, e deve funzionare senza intoppi né rumori (Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi); e si è rafforzata la verginità di polizia e magistrati a riguardo. Le intercettazioni sono indispensabili per la difesa della legalità, ma se si tratta di reati legati al grande business della medicina da quest’orecchio i magistrati ci sentono poco. La registrazione degli strenui sforzi del chirurgo per salvare il chiodo sconcerta chi non conosce il sistema, ma allo stesso tempo non viene letta appieno per illuminare i vari livelli di corruzione e per fare pulizia anche ai piani alti. Le keyword dell’editoriale che sto commentando sono “Berlusconi e leggi ad personam” e “intercettazioni”. Non c’è keyword per cosucce come “sanità”, o “reati in campo sanitario”. Appare che i magistrati, non diversamente dal cittadino comune, siano sensibili solo agli aspetti più vistosi e caricaturali delle aberrazioni della medicina, che vengono visti come corpi estranei confitti in un corpo sano.

Un altro esempio di ciò è dato dalla polemica che impazza in questi giorni sul disegno di legge che dà ai medici la facoltà di denunciare i clandestini. Il settimanale “Famiglia cristiana” parla di “leggi razziali” contro gli immigrati. Anche il presente blog, che si chiama “Uguale per tutti”, ha stigmatizzato il provvedimento (”Animalità razionale” menici60d15. Commento all’editoriale del 5 feb 2009 di Felice Lima “I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza fra l’uomo e la bestia.”). La legge svilisce anche la figura del medico, e la federazione degli Ordini dei medici ora minaccia sanzioni contro i medici che denunceranno i clandestini. “Elegante” caso di legislazione domestica che punisce ciò che la legge dello Stato se approvata consentirà e che il governo invita a fare (è più frequente il caso inverso, nel quale l’Ordine vuole lasciare impunito ciò che la legge proibirebbe). Contemporaneamente, il governo Berlusconi sta studiando un “codice argento” per l’accesso dell’anziano fragile ai servizi sanitari. Una singolare suddivisione dei pazienti che non considera più la sola condizione morbosa ma anche l’età. E quindi l’aspettativa di vita. La gente non sa che, a parte il caso del chirurgo che per non perdere una manciata di euro arriva a impiantare su un morituro un chiodo non sterile, non sono rare nella pratica medica scelte diagnostiche e terapeutiche nascostamente basate sull’aspettativa di vita, che non vanno nell’interesse del paziente, ma soddisfano altri interessi; spesso interessi di sistema, come si è detto. Il progetto prevede la figura di un case manager che in pratica porrà l’anziano sotto tutela; il progetto formale lo denomina “angelo custode”. L’idea in sé non è necessariamente negativa, ma l’applicazione nella realtà di questa “separazione delle carriere” per i pazienti dovrebbe destare preoccupazioni. Nel progetto non sono previsti studi che considerino, sotto il profilo medico, etico e giuridico, possibili conflitti di interesse e abusi, come quelli citati sopra, degli angeli custodi e delle altre gerarchie celesti della medicina; e che indichino le misure per evitarli. Questo è il genere di provvedimenti non eclatanti che possono poi generare ingiustizie e sofferenze non solo gravissime, ma generalizzate. Distratti dal roboante proclama fascistoide su medici e clandestini, non ci si preoccupa delle discriminazioni che tale triangolo argento può comportare una volta che venga cucito sugli abiti dei nostri anziani.

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9 aprile 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Clinica Santa Rita, Brega Massone condannato all’ergastolo. Arrestato in aula”

Anni fa una ricerca svizzera, di G. Domenighetti, prendendo in considerazione interventi chirurgici comuni (appendicectomia, tonsillectomia, isterectomia, etc. ) ha mostrato che se il paziente è un medico l’indicazione all’intervento chirurgico viene posta meno spesso che nella popolazione generale; e che gli avvocati condividono con i medici questo trattamento “astensionista”.

Credo che i magistrati, che per professione vedono di cosa sono capaci gli uomini per avere denaro e potere, e che si stanno dando molto da fare con la medicina commerciale, abbiano capito che genere di tiri può ricevere di questi tempi chi si rivolga al medico o al chirurgo per una sospetta patologia neoplastica. E come non ci sia bisogno di arrivare agli spropositi di Brega Massone, e di Pansera Marco, ma si possa usare il coltello o il veleno senza necessità restando formalmente nei limiti legali. Con questa condanna all’ergastolo i magistrati stanno anche mandando il segnale, agli appartenenti alla corporazione cugina, di non fare certi scherzi se il paziente è un magistrato.

Dovrebbero capire di che si tratta anche le persone comuni. Per es. riflettendo sulla frase di un primario italiano nell’introduzione allo studio di Domenighetti: “Lo sparviero campa sulla credulità dei piccioni”. E leggendo “Sovradiagnosi” di G. Welch, ed. Il Pensiero Scientifico.

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L’immagine data dai magistrati di un caso aberrante isolato in una medicina sana, garantita dai poteri dello Stato, è rassicurante, ma non corrisponde al vero. Questa è la esile coda di una panciuta curva di distribuzione. Un caso non comune (ma neppure unico) che si pone all’estremo di uno spettro continuo di una prassi generalizzata di sovradiagnosi e sovratrattamenti, che vengono praticati in massa e di routine in forme più sottili e sofisticate. In forme legali, protette dalla stessa magistratura e dalle forze di polizia -anche con mezzi illeciti- e sfruttate anche da alcuni dei soggetti ammessi come parti civili.

La magistratura con questa sentenza punisce solo chi ha voluto fare di testa propria e esagerare fuoriuscendo dalle regole di un business che prevede la sovradiagnosi e il sovratrattamento in forma strutturale, ma entro limiti definiti, che impediscono eccessi controproducenti per il profitto. Come sarebbero controproducenti per un traffico di banconote false di buona qualità degli spacciatori che prendessero l’iniziativa di spacciarne, insieme a quelle ricevute, altre di qualità scadente, facilmente riconoscibili come false, mettendo sull’avviso pubblico e autorità.

Portando alla luce un caso dove la mostruosità è evidente e annunciando, per il godimento della piazza, la più terribile punizione, la magistratura mantiene nell’ombra la banalità del male che pervade l’odierna medicina quotata in borsa; male al quale non è estranea.

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@ Bicarbonato. I suoi interventi vuoti e arroganti, fatti di puro insulto, sono un discreto esempio del pabulum sociale nel quale ha potuto verificarsi il caso S. Rita. Non sono io che mi devo curare; è lei che dovrebbe costituirsi.

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23 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Milano, ai domiciliari il chirurgo Norberto Confalonieri. Le accuse: “Asservito a interessi di società fornitrici di protesi””

E’ facile indignarsi. Più difficile è trovare la forza di mettere in dubbio convinzioni rassicuranti. Il pubblico non dovrebbe fermarsi alle responsabilità personali. Il libro Barebones – A surgeon’s tale (Prometheus, 2003) di A. Sarmiento, un importante specialista di chirurgia protesica dell’anca, illustra nel dettaglio come in questo e in altri campi dell’ortopedia il “profit motive” abbia soppiantato la deontologia professionale.

Sarvolo:  La deontologia professionale? Che cosa è?

@ Sarvolo. Vedi: Relman AS. Medical professionalism in a commercialized health care market. JAMA, 2007. 298:2668.

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31 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Camici sporchi e medici spezza ossa, attenzione a sbattere il dottore-mostro in prima pagina”

Le situazioni mostruose generate dal sonno della ragione non vanno scambiate per “il mostro”. E’ improbabile che spaccasse volontariamente ossa (mentre è facile che fosse disposto a correre il rischio anteponendo un suo interesse illecito a quello legittimo e ai diritti del paziente). Meglio non emettere pesanti giudizi non conoscendo a fondo i fatti. Soprattutto, “il mostro”, l’aberrazione, l’esagerazione caricaturale non rappresenta la situazione generale, sulla quale il pubblico dovrebbe invece porre attenzione. Una situazione di frode istituzionalizzata*. E’ plausibile che l’accusato fosse non un mostro ma qualcosa di più tremendo: un leader. Riverito e seguito dai più, in un ambito dove pratiche come applicare protesi substandard con interventi inutili o dannosi per aumentare i profitti sono la norma, letteralmente*; e che ora, con una mostruosità giuridica, sono tutelate e premiate dalla legge, con l’aderenza alle linee guida stilate dagli stessi “controllandi”, case produttrici e medici. Riconoscere il carattere strutturale va contro immensi arricchimenti. Per fortuna dei beneficiari, va anche contro la potente fantasia del medico-genitore che si prende cura di noi come da bambini facevano mamma e papà. Così conviene calcare la mano sul “mostro”, scaricando tutto sulla “mela marcia”, facendo sfogare malcontenti e lasciando il business intatto.

A. Sarmiento. Barebones, 2003

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23 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Brega Massone, la Cassazione annulla l’ergastolo all’ex primario della Santa Rita: “Non erano omicidi dolosi””

Nel maggio 2017 in Inghilterra un chirurgo, Ian Patterson, è stato condannato perché diagnosticava falsamente il cancro alla mammella e operava quindi senza necessità (senza causare la morte). Il giudice, Jeremy Baker, ha riconosciuto che le conseguenze dannose sul corpo delle vittime hanno avuto natura dolosa: la condanna, a 15 anni di carcere per 17 casi, è stata per avere “wounded with intent”, “lesioni intenzionali”. Il giudice ha detto al chirurgo “Lei ha deliberatamente giocato sulle paure peggiori delle pazienti, inventando o esagerando il rischio che avrebbero sviluppato un cancro, e ha conquistato in questo modo la loro fiducia e confidenza perché acconsentissero alle procedure chirurgiche che ha eseguito su di loro.”

Animalità Razionale

11 February 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza tra l’uomo e la bestia” del 5 feb 2009


Conferire ai medici la facoltà (o l’obbligo; ci sono attualmente voci contrastanti) di denunciare i clandestini mi pare un esempio dell’imperante categoria ibrida della “animalità razionale”. La razionalità al servizio dell’animalità. Un’animalità risultato non di un regresso, ma di una modernizzazione, un affinamento. Leopardi ha descritto come più la civiltà progredisce più diventa astratta, e più diventa astratta più si fa violenta. Questa disposizione del governo sugli immigrati è di un’animalità sofisticata; ha sul piano pratico effetti diversi, e in parte opposti, a quelli che ha sul piano astratto. Purtroppo oggi le sole due categorie dell’Uomo e della Bestia non sono più sufficienti, soprattutto quando si parla di medicina, e soprattutto per chi fa il magistrato. La legge sui medici delatori non è pura animalità, ma è animalità razionale. Animalità disegnata a tavolino. Non una zampata animalesca che “spacca tutto” ma un colpo calibrato in misura tale da causare un impatto parzialmente elastico, che in parte distrugge, e in parte fa rimbalzare alcuni oggetti sociali nella direzione desiderata.

E’ vero che tale disegno di legge va contro i princìpi sui diritti umani; e che rafforza la tendenza a fare della Costituzione uno strofinaccio. Sollecita gli istinti più bassi, e appaga i gonzi che hanno la necessità psicologica di sentirsi “superiori” ad altri. Aumenta quell’autoritarismo puntiglioso verso i deboli da federale col fez che si associa al lassismo da hippies fumati verso i crimini degli iscritti al club dei potenti; che poi è il club degli abusivi della democrazia. Se la legge, o anche solo la notizia del disegno di legge, dissuadesse alcuni clandestini dal ricorrere a cure mediche delle quali hanno realmente bisogno, ciò sarà un altro atto vile dei nostri governanti (oltre che un pericolo per la salute pubblica); suppongo che i miei colleghi medici, per indole, per la natura della professione – e anche per interesse – difficilmente denunceranno gli immigrati clandestini che cerchino assistenza medica; mentre è facile che ci si possa avvalere di tale tacita minaccia per sbilanciare ancora di più il rapporto di potere tra medico e paziente, o tra istituzione che eroga le cure e paziente. Io non sono tra coloro che vedono con entusiasmo l’immigrazione, che credo dovrebbe essere quanto meno seriamente regolata; ma penso che una volta giunti qui, una volta che si è di fatto consentito loro di entrare, poi non si possa ipocritamente fare la faccia feroce; e che in ogni caso qualunque sia la loro posizione gli stranieri non possano che essere trattati civilmente. Anche predisponendo strutture sanitarie apposite. Infrangere questi princìpi è la parte distruttiva della nuova legge.

La parte “elastica”, che agirà anche se la legge non entrasse in vigore, è quella di provocare una reazione di segno contrario a difesa del diritto degli immigrati alle cure mediche. Non è vero che ci sia un interesse del potere a lesinare tali cure agli stranieri. Estendere le cure mediche agli immigrati significa crescita economica e facili profitti. Per fare l’esempio più banale, grazie all’immigrazione si può sperare in un giro d’affari di circa 22 milioni di euro all’anno per la sola circoncisione (Circoncisione rituale – 150 mila bambini operati in Italia. Apcom 18 set 2008). L’attuale medicina è congegnata in maniera da produrre crescita economica e facili profitti; ha perciò un’insaziabile fame di pazienti. In certe regioni padane non sanno più come fare per inventarsi pazienti, tanto che la magistratura, che è torpida quando si tratta di reati legati ai grandi interessi dell’industria medica, ha dovuto aprire l’ombrello nell’uragano, cominciando a indagare e condannare qualche medico che ha praticato interventi chirurgici senza reali indicazioni. Le stesse forze che hanno votato al Senato questa legge sono ben liete di fornire pazienti alla megamacchina medica; anche suscitando ad arte, affiggendo “grida” severissime, reazioni di indignazione e levate di scudi.

Ciò che dovrebbe essere respinto come la peste nera è la mistura di cinismo e buonismo, italiana quanto la pizza. L’opposto della laicità. Questo disegno di legge è invece un catalizzatore di tale combinazione. E’ anche un altro caso nel quale la destra sta fornendo ai suoi soci, i marpioni consumati del clero e della sinistra istituzionale, e a progressisti in buona fede, materiale per esercitare la difesa degli svantaggiati, e procurasi il certificato di paladino dei deboli, ma a buon mercato, senza rischi: senza danneggiare il business e il sistema che lo sorregge, e anzi in realtà favorendoli. Un materiale volutamente grossolano, che finge di ignorare le complesse realtà socioeconomiche o tecniche (v. i post: Il découpage ideologico del centrosinistra; Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi.). La popolazione degli immigrati ha una bassa età media ed è socialmente debole. Caratteristiche queste interessanti per la medicina commerciale, profitti privati con soldi pubblici, per la quale il paziente teorico ideale è un soggetto del tutto sano, robusto e assolutamente mansueto; mentre è meno pregiato, o da evitare, il paziente affetto da una malattia grave e difficile da curare, il paziente fragile, l’anziano portatore di malattie croniche, il non autosufficiente; ciò che sono spesso i pazienti indigeni, che per di più sono animati da una crescente tendenza, in parte giustificata, in parte istigata dall’industria della “malpractice”, a piantare grane legali.

Penso che nel futuro non ci saranno convogli di vagoni piombati carichi di clandestini traditi dai medici, ma ci sarà un flusso suppletivo di immigrati immesso – e così frammisto ai tronfi leghisti – nei canali di alimentazione della parte commerciale della medicina occidentale. La parte costosa e lucrosa, e molto spesso non necessaria, o vana, o dannosa. Un ulteriore contributo fornito dagli immigrati alla produzione di ricchezza. Ciò mentre la massa degli abitanti dei paesi poveri, come quelli africani, dei quali gli immigrati costituiscono solo una piccola frazione, continuerà a restare senza le misure igieniche e le cure sanitarie di base che allontanano l’uomo dal brutale stato di natura; una barbarie questa non astratta, che contribuisce a causare la pressione dei diseredati sui confini dei paesi ricchi, ma suona fioca e lontana ai progressisti dello Stivale.

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Blog di Marco Zavagli su Il Fatto

Commento del 14 apr 2011 al post “In Italia per un trapianto
Ma non sarà operato perché clandestino” del 14 apr 2011

Andrebbe detto che c’è un interesse economico a curare gli extracomunitari. L’allargamento del fatturato medico è tra i motivi per i quali vengono fatti venire:

Animalità Razionale

pietro02:  Complimenti, ti candidi all’Oscar per l’Idiozia.

menici60d15: @pietro02. L’idiozia è troppo diffusa per pensare di potergli assegnare un Oscar. Michele Serra ha scritto che un italiano su due è una testa di c.; e da come discuti mi pare che tu non sia nella metà buona.

cortiusca: michele serra e’ un ottimista

menici60d15 : @Cortiusca. Un ucciso dalla mafia diceva che la mafia è fare in modo che la gente accetti di considerare come concessione ciò che è un diritto. Mi sa che hai ragione a dire che Serra sottostimava il problema, a giudicare da quanti si infervorano per questa lacrimevole sceneggiata del trapianto negato al moldavo, che poi verrà concesso a furor di popolo; mentre stanno zitti sui tanti altri diritti negati nella sanità.

Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi

17 December 2008

Forum marcotravaglio.it

Post del 17 dic 2008

sito chiuso

 

La copertina del numero del 18 dicembre 2008 dell’Espresso mostra un’immagine che i media ci hanno reso familiare: un bambino in pigiama, con accanto una flebo e la pompa a infusione. Titolo: “Diossina e tumori. SOS BAMBINI. Rapporto choc sui piccoli colpiti dal cancro: in Italia sono il doppio rispetto al resto d’Europa. Dalle Marche all’Emilia, dalla Sardegna alla Campania. Inquinamento e alimentazione le cause”. Il servizio, di otto pagine, è a firma di Emiliano Fittipaldi, con un intervento del più famoso e influente oncologo italiano, Veronesi. Il sottotitolo spiega che “Crescono del 2% all’anno le neoplasie infantili in Italia. Con picchi spaventosi in prossimità di aree industriali o inquinate. Colpa di smog e pesticidi. E della contaminazione della catena alimentare”. Come è prassi in questi casi, il testo è difforme dai titoli perentori: nell’articolo gli specialisti affettano cautela prima di concedere che la causa dell’incremento di tumori pediatrici sia l’inquinamento. Come di norma, la procedura è invertita: prima la comunicazione al pubblico delle conclusioni; dopo verranno prodotti i dati scientifici e le dimostrazioni che supportano le conclusioni. Per me, che ho visto dall’interno come funzionano queste cose, è stato come sentire annunciare al telegiornale che la mafia è colpevole anche dei delitti del mostro di Firenze.

Il 13 dicembre ho tentato inutilmente di postare sul sito dell’Espresso il seguente commento all’articolo online:

“L’inquinamento è un’importante causa di cancro, senza dubbio da considerare nelle indagini su questa accelerazione esponenziale dell’andamento delle diagnosi di tumore pediatrico. Esistono evidenti elementi sul piano biologico, ed elementi giganteschi sul piano socioeconomico, che impongono di considerare anche un’altra causa generale, descritta in letteratura ma impresentabile al pubblico: la sovradiagnosi, cioè il diagnosticare e trattare come cancro neoformazioni che assomigliano al cancro ma non sono cancro. Gli epidemiologi stanno impostando una ricerca deviata, addossando tutto all’inquinamento e omettendo una pista d’indagine ragionevole ed anzi cogente, la sovradiagnosi. I giornalisti che inculcano nel pubblico l’idea che le cause dell’incremento sono esclusivamente esterne alla medicina creano un circolo vizioso alimentato da un gradiente di paura che spinge sempre più genitori e bambini verso esami diagnostici oncologici, e così verso la sovradiagnosi.”

La finestra di inserimento del commento dice che i caratteri disponibili sono 23, ma premendo “Invia”, dopo “trasferimento in corso, attendere…” appare : “ATTENZIONE, spiacente, hai superato il limite dei 1000 caratteri. Torna indietro”. Ho mandato un’email a Fittipaldi, pregandolo di fare in modo che il commento venga postato.

La foto del bambino (che in genere è cereo, senza capelli e malconcio, non roseo biondo sereno e sorridente come nella copertina) nel reparto oncologico la conosciamo tutti. E’ una delle icone del nostro tempo. Eppure molti secoli fa, nel 1977, alcuni tra i maggiori esperti al mondo scrivevano “Anche il più zelante dei pediatri vedrà pochi casi di tumori infantili in tutta la sua vita professionale” (La Clinica pediatrica del Nord America, vol. 9, n. 2. Piccin, 1977. Simposio sulla oncologia pediatrica. Pag. 155). In quell’era remota i tumori pediatrici erano un argomento esoterico, del quale si occupavano i subspecialisti. Oggi invece sono un tema giornalistico ricorrente. Un tema trattato anche dalla cronaca rosa, che le massaie hanno sulla punta delle dita, informate e aggiornate da Michele Cocuzza e dai suoi colleghi. Se ne parla tanto, e ne possono parlare anche cani e porci. Purché ne parlino in un certo modo. La cancerogenesi è prevalentemente chimica, e c’è un interesse dell’industria a coprire gli effetti cancerogeni dell’inquinamento e delle manipolazioni degli alimenti. Nel discorso sul cancro, i pesticidi appaiono essere trascurati rispetto al loro reale peso. I tragici effetti dell’usare l’atmosfera come un’invisibile discarica dobbiamo ancora apprezzarli appieno. Il controllo dell’inquinamento è molto sottovalutato come elemento chiave del controllo del cancro. Allo stesso tempo, paradossalmente, il pensiero unico impone che la causa del crescente incremento di incidenza dei tumori sia da attribuire a inquinamento e alimentazione e solo a questi fattori. Lo impone per evitare che vengano alla luce fattori ancora meno presentabili. Così abbiamo un Veronesi che minimizza, o nega del tutto, i pericoli quando si parla dell’inquinamento da inceneritori, e degli altri fattori cancerogeni derivanti dagli interessi dell’industria e della finanza; ma che si spende contro l’inquinamento quando bisogna chiedersi perché l’incidenza delle diagnosi di cancro continua ad aumentare. I progressisti italiani, ai quali l’Espresso si rivolge, corrono in soccorso nel combattere il sistema ripetendo a pappagallo gli argomenti forniti dal sistema stesso.

Conosco un medico, un certo Pansera (non il medico mafioso calabrese genero del “Tiradritto”, al quale telefonava Fortugno, e neppure il lombardo rubagalline che manipolava grossolanamente le cure alla S. Rita; un altro) che ha scritto, sotto forma di lettera all’Ordine dei giornalisti, un commento contro le manipolazioni mediatiche su temi riguardanti la salute pubblica: “Il leveraged buyout della fede pubblica nelle notizie mediatiche di successi scientifici e tecnici. Il caso del premio all’inceneritore dell’ASM di Brescia”. Ha dato la lettera anche a degli ambientalisti, e poco dopo gli ha telefonato la Casaleggio, proponendogli di pubblicarla sul blog di Grillo, offerta che ha accettato (Premio fai da te degli inceneritori. Blog di Beppe Grillo. 8 novembre 2006). “Medicina democratica”, la rivista storica della medicina “di sinistra”, invece non glielo ha chiesto, e neppure lo ha avvertito: ha pubblicato la lettera ad insaputa dell’autore, con titolo e sottotitoli arbitrari, facendone un articolo della rivista (Brescia: emblematica denuncia su un conflitto di interessi più grande dell’inceneritore ASM, di F. Pansera. Medicina democratica, n. 168-172. Agosto 2007). L’autore ha scoperto per caso di avere pubblicato un intervento sulla rivista che fu di Maccacaro: un onore, ma troppa grazia. Beato lui, che non deve neppure chiedere. Se invece un medico volesse dire che per spiegare l’elevata incidenza di tumori in zone come Brescia, dove gli ospedali hanno sostituito i capannoni, oltre che all’inquinamento bisogna guardare alle sovradiagnosi e al conseguente sovratrattamento; e che all’inquinamento non andrebbero imputati, oltre alle sue immense colpe reali, anche delitti che non ha commesso, allora invece di un tappeto rosso troverebbe davanti un muro di silenzio e ostilità.

Gridano “Sos” ma non credo che cerchino veramente aiuto per risolvere il problema. Una conseguenza notevole delle sovradiagnosi è che fa sembrare che si ottengano successi terapeutici. Curare i sani è molto più facile, appagante e redditizio che curare i malati. Lo spiego con una favola che non è per i bambini. Poniamo che nel paese di Acchiappacitrulli, o, se si ritiene il nome politicamente scorretto, a Springfield, da sempre ci sia un caso all’anno di tumore cerebrale, invariabilmente mortale. Un giorno un medico fa una scoperta, accidentalmente, come spesso avviene nella storia della scienza. Un sintomo del tumore cerebrale è la cefalea, che è anche un disturbo molto comune. Allo studio di questo medico si presenta lamentando cefalea un tipo particolarmente querulo, che in testa di anomalo ha solo la forfora, sul piano organico. Il medico è stanco e scorbellato. Dalla finestra aperta entra una zaffata di un fumo dolciastro, proveniente dal rave party che si tiene nel vicino centro sociale. Il medico sovradiagnostica la forfora come tumore cerebrale. Questo particolare paziente, che in realtà ha solo la forfora, ma essendo stato etichettato come malato di cancro al cervello come tale viene trattato, appare rispondere alle cure oncologiche alle quali il medico lo sottopone: sta male (a causa delle terapie), ma non muore dopo pochi mesi, a differenza di tutti gli altri casi precedenti. Alla fine viene dichiarato guarito dal cancro. Essendo stati diagnosticati e trattati in quell’anno non uno ma due tumori cerebrali, gli statistici, che come ha scritto Renzo Tomatis “in genere sono più svegli dei colleghi biologi”, segnalano che l’incidenza di tumori cerebrali è aumentata, ma si è riusciti a ottenere guarigioni del cancro al cervello in quella coorte di due persone, dimezzando i casi infausti e portando la sopravvivenza da 0 al 50%. Dopo alcuni anni di duro lavoro di sviluppo di quel primo pionieristico risultato, i medici del paese sono arrivati a diagnosticare dieci tumori cerebrali all’anno: nove sovradiagnosi su soggetti con la forfora più l’unico caso di autentico tumore cerebrale. Risulta che l’incidenza dei tumori cerebrali è molto cresciuta, ma la medicina ha fatto passi da gigante, arrivando a salvare il 90% dei malati. La mortalità per tumore cerebrale resta invariata: 1 sul totale della popolazione all’anno. Qualche anno avviene che la mortalità aumenti, perché le terapie, es. un intervento neurochirurgo o la chemioterapia, comportano un rischio anche per chi ha solo la forfora (nel frattempo ribattezzata “dermatite seborroica atipica” (DSA), e ulteriormente distinta secondo una scala di sette livelli di displasia, a rischio crescente di trasformazione tumorale). Col sistema dei nove forforosi i medici ora hanno, invece di un solo paziente all’anno con quella patologia, dieci pazienti; e presto molti di più, perché, grazie alla responsabile discesa in campo delle case farmaceutiche, propiziata dalla mediazione di politici e sindacalisti animati da passione civile, con la benedizione della Chiesa e la fattiva partecipazione di onlus, volontariato e tante realtà della società civile, sta per partire un programma di screening che riguarderà tutta la popolazione a rischio. I medici non devono più scervellarsi su come curare quell’unico caso annuale, per poi essere guardati con sfiducia dati i costanti insuccessi. Al contrario, ricevono soldi a palate e ossequio dalla gente, che affolla le sale d’aspetto dei loro studi, spaventata dall’epidemia di tumori cerebrali e riconoscente verso quei medici che riescono a guarire ben nove casi su dieci. O otto casi su dieci.

Nella realtà le cose ovviamente non avvengono così. Ma non vanno neppure come in un esperimento condotto da Enrico Fermi. Consideriamo ad esempio i linfomi. Capisco che a leggerlo non ci si crede, ma, come per altri cancri, non ci sono studi (basati su una correlazione tra istologia o altri esami e prognosi) che definiscano in maniera scientifica ed esaustiva benigno e maligno: cosa è linfoma e cosa non lo è. Si distingue bene, su basi empiriche, tra i quadri che sono agli estremi opposti, ma la distinzione nella zona grigia è lasciata a convenzioni, basate sulla morfologia o su esami indiretti di laboratorio che sono tanto sofisticati quanto non sufficientemente validati, o per nulla validati. Questa incertezza di fondo è stata incastellata entro una bizantina classificazione dei vari sottotipi. Sarebbe invece indispensabile avere criteri fedeli al vero, solidi e chiari, perché il tessuto linfoide, che è deputato alla risposta immunitaria, ha una notevole capacità fisiologica di proliferazione, anche clonale, che può mimare il cancro. Una capacità particolarmente spiccata nell’infanzia, quando viene a contatto con nuovi stimoli antigenici. Nell’infanzia il tessuto linfoide è il tessuto col tasso di crescita più rapido, dopo di che subisce un’involuzione. E’ noto almeno dalla fine degli anni Cinquanta che alcuni stimoli, come la somministrazione di certi farmaci, possono provocare proliferazioni pseudolinfomatose. Risale ad almeno 40 anni fa la nozione che è sufficiente la reazione ad uno stimolo antigenico, come una vaccinazione, a simulare un linfoma (Hartsock R.J. Postvaccinal lymphadenitis: hyperplasia of lymphoid tissues that simulates malignant lymphoma. Cancer, 1968. 21: 632-649). I nuovi sofisticati test molecolari indiretti più che superare tali trabocchetti permettono di meglio cadervi dentro, instillando una sicurezza infondata, facendo credere a chi vuole crederci che i falsi positivi sono un problema ormai superato, da non prendere neppure in considerazione nelle indagini sulle cause dell’incremento annuo dei linfomi nell’età da 0 a 14 anni: un allarmante +4,6%, contro il +0,9% europeo. Un ingrossamento linfonodale è un’evenienza comune, che non sempre è legata ad una causa evidente come una carie dentaria. Se, sulla spinta degli Sos mediatici, aumenta il numero dei bambini con ingrossamento linfonodale che vengono riferiti a centri specialistici e sottoposti a biopsia per escludere un linfoma; e se, basandosi sui “rigorosi” ma in realtà traballanti criteri ufficiali, si diagnosticano come linfoma alcune particolari proliferazioni reattive, non neoplastiche, dei linfonodi dei bambini, allora la frequenza di linfomi nei bambini balzerà in alto, e le stime sulla percentuale di bambini con linfoma vivi dopo 5 anni sembreranno migliorate. Come ha scritto Tomatis, gli statistici sono sì molto intelligenti, ma “stringono al laccio di una formula, e strozzano, dati sperimentali o epidemiologici che andrebbero considerati in un contesto biologico del quale hanno scarsa conoscenza”. Si confermerà che è in corso una specie di epidemia, ma c’è salvezza nelle cure, e si sarà così instaurato un circolo vizioso. Se sono sufficientemente gonfiate con le sovradiagnosi, le percentuali di sopravvivenza possono falsamente apparire migliorate perfino se il numero di bambini deceduti per linfoma autentico – o per le pesanti terapie oncologiche – in realtà aumentasse. Non è difficile che si inneschi un circuito del genere; anche perché l’errore sistematicamente orientato alla sovradiagnosi comporta vantaggi. Pane, lavoro e gloria per i medici e ricercatori; maggior volume d’affari per il business medico, del quale fanno parte anche media e giornalisti.

Gli sbandierati successi sul cancro, “ci si ammala di più ma si muore di meno”, sono legati a questo equivoco. Le sovradiagnosi provocano miglioramenti spuri della sopravvivenza, che è data dalla frazione delle persone vive tra quelle che sono state trattate. Ma non migliorano la mortalità, e possono peggiorarla. La mortalità è data dalla frazione di persone che muoiono di un determinato tumore rispetto alla popolazione generale. Si crede intuitivamente che al variare di uno dei due indici l’altro vari necessariamente in senso opposto, ma non è così. Sopravvivenza e mortalità non sono misure complementari: può accadere che l’intervento medico, e in particolare la sovradiagnosi, migliori (fittiziamente) la sopravvivenza e peggiori (realmente) la mortalità, cioè faccia elevare entrambi gli indici (Reich J.M. Improved survival and higher mortality. The conundrum of lung cancer screening. Chest, 2002. 122:329-337. Reperibile su internet). L’articolo mostra che sovradiagnosi possono avvenire anche per entità diagnostiche dai contorni più definiti dei linfomi, quali i carcinomi polmonari. Delle due grandezze quella più valida come indice dell’efficacia delle cure è la mortalità. (Di recente, anni dopo che un importante epidemiologo aveva osservato come la mancata riduzione della mortalità sbugiardasse i proclami di progresso contro il cancro, sono stati riportati modesti cali relativi di mortalità, alcuni autentici, come quelli attribuiti alla riduzione del fumo di sigaretta, altri discutibili e criticati; nel 2002 il National Cancer Institute ha abbandonato le promesse di un futuro senza cancro, predicendo per il 2050 un raddoppio dell’incidenza). I successi terapeutici di cui parlano i giornalisti, e gli scienziati che i giornalisti intervistano, si riferiscono il più delle volte alla sopravvivenza, anche se la chiamano “mortalità”. La sopravvivenza più diagnosi si taroccano più migliora. Diversi tipi di tumore si prestano, dato il contesto biologico, a questo gioco. Il pubblico non si stanca mai di sentirsi ripetere la stessa favoletta dei successi terapeutici, che comporta un aumento dei valori dell’incidenza. Purtroppo non c’è un Travaglio del giornalismo medico che sappia e voglia fare chiarezza (o se c’è l’hanno già sistemato), mentre ci sono tanti giornalisti medici che mangiano amplificando l’equivoco, agitando paure e speranze che vanno molto oltre le giuste paure e le giuste speranze, rastrellando così bambini e adulti verso la tramoggia dell’industria oncologica.

Epidemiologia, pagina 1: “association is not causation”. I picchi di incidenza di cancro associati alle aree industriali sono anche associati ad aree dove l’oncologia è parte integrante del sistema industriale ed è fattore di crescita economica. La linea della medicina industriale si va estendendo al Sud. Il cancro aumenta nelle aree più moderne del Sud, che adottano la medicina del Nord; e in quelle dove maggiore è l’inquinamento, e quindi maggiore è l’esposizione ad agenti cancerogeni, ma dove è maggiore anche il degrado sociale, e quindi la vulnerabilità a manipolazioni e ad uno sfruttamento economico selvaggio e incontrollato, come la Campania. Al Nord un armonioso e ordinato sviluppo dell’industria del cancro ha creato successo sociale e benessere. La regione con i più bassi tassi di incidenza e mortalità per tumore standardizzati per età finora è stata la Calabria, la solita ultima della classe, mentre le province del Nord verso le quali si indirizzano i “viaggi della speranza” dei meridionali malati di cancro brillano come il fanalino di coda nelle statistiche sul cancro. In un articolo del 1974 sul Lancet, Ivan Illich osservava che le regioni povere sono a volte risparmiate dagli effetti più sinistri della medicina iatrogena. E’ probabile che con l’arrivo della civilizzazione tra pochi anni il Sud potrà vantare statistiche sul cancro simili a quelle del Nord, e forse anche peggiori. Conseguenza del maggior inquinamento e degli alimenti industriali, ma anche della iatrogenicità della tanto invocata medicina “d’eccellenza”.

Con l’attuale incremento annuo medio ufficiale del 2%, (è verosimile che la situazione reale sia ancora peggiore) i tumori pediatrici potrebbero raddoppiare in 35 anni. Ma il fenomeno è generalizzato: le statistiche ISTAT riportano che in Italia l’incidenza del carcinoma della prostata, un cancro dell’anziano, è quasi raddoppiata in appena cinque anni, con un incredibile +94% tra il 1998 e il 2002. (a riguardo vedi: Tombesi M. Il PSA avanza ma il tumore non recede. Occhio clinico Aprile 2007. Reperibile su internet). Come se il cancro fosse l’epifania della Grande livellatrice, un’inerzia accomuna le classi sociali, i semplici e gli istruiti, chi è ricco e chi non ha nulla da perdere. Tutti accettano supini, senza fiatare, il pacchetto completo: l’impennata più le spiegazioni allegate dagli stessi soggetti che ne beneficiano. Azzardo l’ipotesi che l’incidenza doppia di tumori pediatrici rispetto al resto d’Europa sia un indice della particolare mancanza di spina dorsale degli italiani, che li rende da un lato cinici esecutori e dall’altro facile preda di queste truffe di alto bordo. Sono pronti a lanciarsi in chitarronate lacrimose sul bambino malato, ma non pensano a proteggere i bambini chiedendosi se non stiano avvenendo, in una forma diffusa, sofisticata, istituzionalizzata e impersonale, manipolazioni truffaldine a scopo di lucro del genere di quelle che tutti hanno visto col caso S. Rita, dove la frode medica ha fatto la sua comparsa presso il grande pubblico, sia pure in una versione rozza e primitiva, che sta alle manipolazioni alle quali mi riferisco come banconote false ottenute con una fotocopiatrice a colori stanno alle banconote false che un istituto di emissione stampi con cliché autentici, duplicando serie e numeri di biglietti che aveva già stampato legalmente (ciò che fece nell’Ottocento la Banca Romana). (Questo sul piano tecnico; sul piano politico, è stato un segnale ai medici che pensano di poter parassitare a piacimento gli oliati meccanismi di precisione della frode medica strutturale, rovinandoli con le loro truffe pedestri, e mettendo così a repentaglio, per racimolare quattro soldi, un business che si misura in miliardi e in centinaia di miliardi; e forse anche un segnale “pro domo sua” di magistrati e polizia affinché i medici escludano dalle truffe le categorie privilegiate, riservandole alla gente comune). Asportare un lobo polmonare per polmonite, al fine di intascare i soldi del rimborso, come è avvenuto alla S. Rita, è un imbroglio da medico di Jacovitti, che taglia la gamba al paziente col saracco del falegname; ma il citato articolo di Reich mostra come sia possibile arricchirsi asportando addirittura lobi polmonari senza reali indicazioni, e provocando quindi incrementi della morbidità e mortalità, basandosi però su motivazioni apparentemente razionali e scientifiche. Dagli organi interni come il polmone si dovrebbe poi passare a esaminare i casi di strutture anatomiche non critiche per la sopravvivenza: a cominciare dalla mammella, il regalo di Dio ai chirurghi, quelle ghiandole sudoripare modificate che sembrano messe sul torace apposta per eseguire interventi chirurgici, e altri lucrosi interventi medici, amputandole o svuotandole a catena di montaggio e con poco rischio. Si potrebbe paragonare, attirandosi i fulmini dell’inclita e del volgo, i fibroadenomi e la mastopatia fibrocistica curate alla S. Rita mediante quadrantectomia e radicalizzazione (che è un po’ come curare una pustola acneica localizzata sul naso mozzando il naso) con le neoplasie in situ della mammella curate nei centri “seri” in seguito agli screening di massa, dove il grottesco si confonde con complessi aspetti biologici, e dove occorrerebbero tanta onestà e discernimento, mentre a regnare sono altri valori.

L’articolo dell’Espresso mostra che su una cosa importante come la salute si superano gli steccati, che già non sono molto alti: c’è un accordo bipartisan per fare girare il tritacarne stampasoldi che è diventata la medicina. Mostra come il ruolo della sinistra sia quello di fare da spalla, da compare, agitando temi pseudoprogressisti, dicendo cose che suonano “di sinistra” ma che in realtà reggono il gioco a quella che dovrebbe essere la controparte. La presente critica dell’articolo mostra che nella società avanzata il dissenso tecnico può fornire ciò che è oggi è carente, una forma attuale di dissenso politico, capace di contrapporsi al blocco di potere destra/sinistra.

La medicina è anche una forma di religione secolare, e oltre alle simpatiche reazioni degli interessi che va a toccare, chi scrive queste cose deve temere la reazione del pubblico. Spesso quelli che si lasciano intortare come babbei dall’attuale scellerata medicina commerciale sbranano chi tenta di aprire loro gli occhi, come alcuni commenti a questo post su questo illuminato forum potrebbero mostrare. Salvo eccezioni, non risponderò ai commenti. Il post è scritto per tutti; un sommesso augurio di serenità per il Nuovo anno; ma è indirizzato alla minoranza di lettori che sono in grado di valutare questa pulce nell’orecchio, in base al buon senso e alla conoscenza del mondo se non su base tecnica. Spero che ne tengano conto, e che aiutino chi è esposto senza difese a questi raggiri. Gli altri, forse è bene che continuino a portare senza remore i loro figli, e sé stessi, alla medicina che è sostenuta e protetta dal gruppo editoriale Repubblica-l’Espresso, dagli illustri luminari che vi scrivono, dalle forze produttive, e dalle benemerite istituzioni dello Stato.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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23 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. D’Ospina “Terra dei fuochi: incontro con Don Maurizio Patriciello. La speranza che non si arrende mai”

“Incontrare don Maurizio Patriciello è un dono” secondo Elisa D’Ospina, che si presenta come “scrittrice”. Io ritengo che per molti bambini, per molti genitori, don Maurizio Patriciello sia una disgrazia, dati i messaggi che diffonde, parziali e ingannevoli, che favoriscono le speculazioni più basse sulla sofferenza e sulla paura, complice l’aura di santità diffusa intorno a lui dai vari turiferari. Vedi: Sos cancro dei bambini e sovradiagnosi. Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato. Reperibili su internet.

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@ Ilenia. Un tempo si faceva il galoppino ai democristiani, oggi direttamente ai preti. Reperibili su internet ci sono studi scientifici che mostrano milioni di casi di sovradiagnosi di cancro, dovute a fome di propaganda della malattia. E’ di queste ore la notizia che nel PIL verranno incluse anche attività illegali come traffico di droga e prostituzione. I benefici all’economia da diagnosi fraudolente di cancro, favorite dagli allarmi a senso unico ai quali lei inneggia, vi entreranno a pieno titolo.

Io segnalo a chi non si beve a occhi chiusi i raccontini delle spiegazioni ufficiali, a chi dubita che il potere che ha tollerato la camorra sia rinsavito, questo altro pericolo, che si facciano soldi sulla paura e a danno della salute dopo che si sono fatti soldi inquinando il territorio. Chi ritiene di non aver tempo da perdere ad ascoltare altre voci, ragionare e riflettere, si accomodi, segua il piffero dei don Patriciello e vada a fare la fila alla porta dei reparti di oncologia.

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1 agosto 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post ” Taranto, morto a 5 anni Lorenzo: bimbo simbolo della lotta all’inquinamento Ilva”

I media fanno sì che gli spettatori piangano in gruppo un bambino; ciò è toccante. Ma questi riti mediatici intorno all’ara sulla quale giace un bambino hanno anche un lato inquietante. Si fa in modo che piangendolo in gruppo il pubblico pensi anche in gruppo; e che idee sbagliate e pericolose possano ammantarsi della sacralità della morte di un innocente. Questo, in un mondo falso, che non rispetta neppure i bambini, porterà altri bambini, altri giovani, altri adulti, a patire sofferenze che si tradurranno in profitti; passando, nel caso dell’Ilva, da un’industria che provoca sofferenze come effetto collaterale ad un’industria della sofferenza; un’industria che fa della malattia, della paura, del dolore, la sua materia prima. Vedi: Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi. E: Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato.

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28 novembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Martucci “Elettrosmog: a Roma per parlare di bambini a rischio e mamme per la verità”

Dunque la leucemia linfoblastica acuta e altre neoplasie dei bambini sarebbero almeno in parte da attribuire all’elettrosmog, secondo un convegno intitolato “Sensibilità chimica multipla ed elettrosensibilità” tenuto il 23 novembre 2015 nella sala della Protomoteca in Campidoglio. Sulla diffusione di questi allarmi, che possono facilitare la sovradiagnosi di tumori nei bambini, garantisce il commissario prefettizio, Paolo Tronca. Personalmente il tenore della “informazione” sulla salute dei bambini emessa dal Campidoglio mi sembra ancora meno serio e meno decoroso dei centurioni per turisti che Tronca ha fatto sgombrare; l’avallo di simili messaggi da parte del consiglio comunale di Roma ancora più sinistro degli affari de “er cecato” con l’amministrazione del Comune.

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29 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. gentilini “Smog e rischi per la salute: nemmeno rispettando i limiti saremmo al sicuro”

Gli allarmi sui cancerogeni seguono un andamento politico. Fino a metà degli anni 70 si ammetteva che la grande maggioranza dei cancri (80-90%) fosse dovuta all’esposizione ad agenti chimici. Le pressioni dell’industria hanno fatto in modo di nascondere questo dato macroscopico. Ora si torna a parlarne, additando l’inquinamento dell’aria e del suolo; ma non i cancerogeni nei prodotti di consumo. Il cancro è nell’aria che respiriamo. Il liberismo ha trionfato, e può convenire quest’ammissione parziale e insieme esagerata e allarmista, che induce paura. Il clima di paura aiuta il business medico; anche spingendo a esami mirati, e a interpretazioni di reperti incidentali, che tendono a sovradiagnosticare come cancro anche alterazioni che non si comportano come cancro. In particolare, mentre non ci sono elementi solidi per sostenere che l’inquinamento atmosferico sia la causa dell’incremento di diagnosi di cancro nei bambini, la paura spingerà a controlli che possono causare sovradiagnosi. Es. si è visto come il ricercare sistematicamente il neuroblastoma nei bambini abbia portato fino a 4 falsi positivi per ogni vero positivo. Si dà l’allarme solo su Scilla, l’inquinamento, mentre si tace su Cariddi, le sovradiagnosi, verso le quali così si spinge. Le varie fonti di cancerogeni chimici uccideranno molti di noi nel lungo periodo; per i bambini e gli adolescenti, il pericolo più insidioso è il crescente interesse verso di loro da parte dell’industria del cancro.

@ fv111. Non si tratta di immaginare. Le sovradiagnosi non sono “esami in più”. Sono diagnosi falsamente positive. Sulla spinta di interessi economici e del marketing, inclusi gli allarmi mediatici, sono divenute un fenomeno routinario, di larga scala, non un’eventualità improbabile. Non sono riducibili a errori di laboratorio. Gli standard diagnostici sono congegnati in maniera tale che il patologo non sia in grado di discernere con certezza, mentre pressioni sociali lo inducono a seguire pratiche che generano sovradiagnosi*. Alcuni screening diagnostici, es. quello del cancro della prostata tramite PSA, sono stati scoraggiati da enti regolatori per questo motivo. Dopo essere stato censurato, il tema è ormai del tutto riconosciuto e ampiamente dibattuto in letteratura. Azzardato, o sconsiderato, è trarre conclusioni e critiche basandosi su una costruzione mentale personale di cosa sia oggi la medicina. Le consiglio il libro “Sovradiagnosi. Come gli sforzi per migliorare la salute possono renderci malati” di Welch et al. Il Pensiero Scientifico, 2013. Oppure può andare al post de il Fatto, pubblicato nello stesso giorno di questo, “Dai vaccini ai radicali liberi, i falsi miti della scienza secondo Nature”, e approfondire il punto “la diagnosi precoce salvavita per tutti i tumori”.

*Foucar E. Do pathologists play dice? Uncertainty and early histopathological diagnosis of common malignancies. Histopathology, 1997. 31: 495.

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2 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi: il report dell’Iss certifica un altro pezzetto di verità. Guardiamo con fiducia al 2016”

Dallo studio: “Le caratteristiche metodologiche [analoghe a quelle dello studio Sentieri] non consentono, in linea generale, la formulazione di valutazioni di nessi causali, permettono tuttavia di individuare situazioni di possibile rilevanza eziologica da approfondire con studi mirati,”. L’allarme però viene dato in termini causali; come mostrano i toni tribunizi del dr. Marfella, che nel convegno da lui citato del 5 dicembre sedeva a fianco al Procuratore Generale di Brescia. Platea di minorenni, scolaresche. Nonostante a un convegno un eminente epidemiologo abbia risposto affermativamente alla mia domanda su se gli epidemiologi italiani considerino il rischio che questi allarmi mediatici provochino, col meccanismo della profezia che si autoavvera, un aumento spurio di diagnosi dei tumori, data la riconosciuta associazione tra considerazione del rischio e sovradiagnosi, gli epidemiologi, e gli altri addetti, appaiono ignari di ciò. L’inquinamento è una calamità della quale si privilegiano gli aspetti di generatore di profitti: medicalizzazione e bonifiche. Anche la possibilità di un circolo vizioso allarmi-diagnosi andrebbe studiata e contrastata, come fattore confondente e come pericolo futuro; e anche come dovere etico, e non solo, di non costruire sciagurate industrie del cancro, rischio che la storia degli screening dimostra non essere teorico. Ciò tanto più per dati che non sono così eclatanti e indiscutibili come li si presenta sui media.

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2 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori pediatrici, la verità ‘dimezzata’ sui dati delle guarigioni”

Nel recente studio citato sulla Terra dei fuochi i tumori del SNC in età 0-1 e 0-14 anni diagnosticati in eccesso (riferimento alla Campania) sono stati dell’ordine delle unità all’anno; per un totale di alcune decine di casi in circa un decennio. L’eccesso maggiore, in provincia di Napoli, è stato di 7 casi invece dei 3 attesi. E’ quindi relativamente semplice, e a questo punto doveroso, analizzare tutte le diagnosi singolarmente per studiare caratteristiche come le modalità di diagnosi, i tipi istologici, i centri medici che li hanno diagnosticati, le eventuali relazioni con possibili fattori etiologici. “La lotta la cancro ha combattuto molte battaglie sbagliate con le armi sbagliate”. E’ verissimo. L’uso dell’epidemiologia per trarre conclusioni causali da effetti di piccole dimensioni è una delle più note armi sbagliate per battaglie sbagliate “sotto comandanti sbagliati”.

@ Patrizia Gentilini. Lei non ha mai sentito parlare di statistiche allarmistiche pro business. Strano. Grazie per l’articolo: le osservazioni sulla strategia da business bias di considerare singole cause e malattie rare supportano quello che dico. L’epidemiologia spadroneggia; può essere usata per distorcere a seconda della convenienza. Minimizzando e confondendo (v. es. Michels D. Doubt is their product 2008). Oppure esagerando, in particolare piccoli effetti, come notano diversi critici dell’establishment. V. es. “Epidemiology – The study of scare stories.” in Penston J. Stats.con, 2010; “Green healthism” in Skrabanek P. The death of human medicine and the rise of coercive healthism, 1994; Goldrake B. Bad science, 2008. Come vi è un interesse a nascondere alcuni rischi, ve ne è uno ad esagerarne altri; e a volte esagerando alcuni fattori si ottiene anche di meglio nasconderne altri. Gli stessi autori del rapporto sulla Terra dei fuochi premettono che dal tipo di studio non si possono trarre inferenze causali; e citano la rarità delle neoplasie infantili come elemento che limita la produzione di evidenze sulle responsabilità di cancerogeni ambientali. Non credo si sia arrivati a scrivere da qualche parte che dati epidemiologici, peraltro non conclusivi, rendono superflui verifiche e approfondimenti analitici clinici, che comunque stiano le cose possono fare chiarezza. Anche se purtroppo è così che si ragiona quando si vuole sostenere una tesi eziologica precostituita, di qualsiasi segno.

@ Stealth. Lo strumento epidemiologico ha la sua utilità, ma non è tutto. Prendere studi ecologici come oracoli che autorizzano allarmi che possono avere effetti controproducenti non è neppure epidemiologia, ma scientismo per le masse. Come ho detto, propongo di andare prendere tutte le cartelle cliniche e gli esami dei casi di neoplasia pediatrica del SNC riportati nello studio e analizzarle, anche statisticamente. Che tipi di tumore hanno dato eccessi? Vi è una variabilità interosservatore nelle diagnosi? Vi sono reperti come i frequenti astrocitomi a decorso benigno e altre patologie benigne il cui reperimento è aumentato negli ultimi anni per l’uso dell’imaging? Qual è stato l’andamento temporale? Vi sono cluster, le diagnosi sono legate a una struttura sanitaria o a modalità di diagnosi, o a un’esposizione locale dei bambini o dei genitori a particolari sostanze che siano cause accertate o plausibili? Etc. I dati disponibili vanno correttamente spolpati; non selezionati, come singole ciliegie staccate da inappetenti, in base a ciò che conviene alla propria tesi.

@ Jano1976. Cosa vuole che le dica. Le molle psicologiche di ciascuno di noi possono essere diverse. In questioni pubbliche di tipo tecnico bisognerebbe guardare al contenuto; e al più agli eventuali moventi pratici. Di sicuro le mie posizioni non hanno consonanza, consapevole o meno, con interessi economici o politici di alcun genere. A differenza di altre. Non ho “tesi preconcette”, ma obiezioni nel merito e nel metodo, che ho esposto. E non faccio attacchi ad hominem, come lei. La mia tesi è che la medicina deve offrire conoscenza, onesta; non coltivare, magari dietro a una vernice di “scientificità”, le eterne pulsioni irrazionali sulla malattia e spaventare a favore del business. V. sopra per i dettagli.

@ Jano1976. La ringrazio. Ormai è riconosciuto l’inquinamento della ricerca biomedica da parte di interessi venali. Ci sono libri di biostatistica che trattano esplicitamente la frode tra le possibilità da considerare nel valutare gli articoli scientifici. Diverse personalità della ricerca biomedica hanno denunciato questa degenerazione. Non irrilevanti per i connubi tra ricerca e propaganda sono le parole di Horton, direttore del Lancet: “Gran parte della letteratura scientifica, forse metà, potrebbe essere semplicemente non vera. Afflitta da studi con campioni di piccole dimensioni, effetti minuscoli, analisi esplorative non valide e flagranti conflitti di interessi, insieme all’ossessione di accodarsi alla moda corrente, la scienza ha imboccato una strada verso le tenebre”.

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12 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi, Istituto superiore sanità: “Qui più morti e più tumori” “

In quelle zone mali storici, malvagità e inettitudine hanno dato luogo a una sovrapposizione di pericoli particolarmente spessa. Non solo problemi sociali, la camorra, l’inquinamento, i cancri autentici. C’è una continuità: lo Stato traditore che prima lascia degradare l’ambiente è lo stesso Stato che poi grida allo tsunami cancro da inquinamento e indica la salvezza negli ospedali, senza curarsi delle verifiche e precauzioni che sarebbero state doverose per evitare di causare ulteriori danni alla salute con questo allarme. Data la discrepanza tra l’enorme, sicura, epidemia di cancro da inquinamento che con articoli come questo si fa credere sia certificata dal rapporto dell’ISS e il dato che è in realtà riportato, di entità limitata, omissivo, dai tratti incerti sul quale poggiano conclusioni esorbitanti e inconseguenti, chi non abbia insormontabili pulsioni psicologiche ad apparire come genitore dal cuore straziato dovrebbe essere prudente davanti all’offerta di “percorsi di rapido accesso ai servizi sanitari e all’implementazione di azioni specifiche volte all’ottimizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche per l’infanzia” (magari in futuro corredata di sovvenzioni-incentivi alle famiglie dei piccoli diagnosticati). Nel disagio sociale i più indifesi, in particolare i bambini, possono essere preda di varie insidie; oggi, anche di quella di essere trasformati in lucrosi pazienti tramite sovradiagnosi o sovratrattamenti.

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10 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Fondazione Theodora aiuta con i suoi clown i bambini in ospedale: “Il sorriso è un diritto per ogni malato” (Foto)”

Graffit: Mi è venuto subito in mente il manifesto futurista del controdolore di A. Palazzeschi, il cui punto 8 è: “Trasformare gli ospedali in ritrovi divertenti, mediante five o’ clock thea esilarantissimi, café-chantants, clowns. Imporre agli ammalati delle fogge comiche, truccarli come attori, per suscitare fra loro una continua gaiezza. I visitatori non potranno entrare nei palchetti delle corsie se non dopo esser passati per un apposito istituto di laidezza e di schifo, nel quale si orneranno di enormi nasi foruncolosi, di finte bende, ecc. ecc.”  Applicato a bambini degli ospedali pediatrici è da standing ovation al superlativo.

@ Graffit: A me invece è venuto in mente un recente articolo di esperti in “financial engineering” e oncologi di Harvard e del MIT che propongono di istituire mutui ipotecari specifici per fare pagare negli anni ai pazienti le costosissime cure mediche *. Uno di loro, Weinstock, ha fatto l’esempio delle cure con cellule CAR-T per la leucemia linfoblastica pediatrica, il più frequente tumore infantile, commentando che questi pazienti giovani avranno una lunga vita per ripagare il debito. (Ma le cure accorciano l’aspettativa di vita dei sopravvissuti dei tumori pediatrici). Ciò costituirebbe un incentivo a imporre farmaci sempre più costosi, ammettono gli autori. E anche un incentivo a sovradiagnosticare tumori nei bambini per trarne una rendita. In Europa il SIOPE, un piano strategico sui tumori pediatrici, parla di sviluppare trattamenti – e diagnosi – con l’industria dei farmaci. Palazzeschi era uno spirito gentile e un po’ balzano. Qui si tratta di pelli di agnello su affari lupeschi. Infatti i preti come lei sono pronti col turibolo a spandere fumo; e a partecipare agli affari carnivori che si nascondono dietro la maschera degli ingenui pagliacci.

* Nelson R. Can’t Afford the Cost of Cancer Drugs? Get a Mortgage. Medscape, 1 marzo 2016. Montazerhodjat V, Weinstock DM, Lo AW. Buying cures versus renting health: Financing health care with consumer loans. Science Translational Medicine, 24 febbraio 2016.

Graffit: Ben vengano nuove terapie efficaci, auspicabili a costo zero o previdenzialmente coperte. Le Dottoresse e Dott. Sogni possono essere buoni coadiuvanti psicologici, utili quanto i placebo, ma benevoli dispensatori di buon umore neofuturista.
Solo i preti come lei possono credere che io sia un prete, anziché un sacerdote di tipo luterano appartenente al popolo regale e sacerdotale, di cui parlano le sacre scritture. Come re del popolo regale vado sempre in giro con la corona in testa: i bambini del Bambin Gesù mi farebbero festa, altri la festa.

@ Graffit. Mi scusi se ho leso la sua regalità. Pensavo fosse un’aureola invece lei porta solo una corona. Penso che sì, i poveri bambini degli ospedali pediatrici la festeggerebbero; ci vorrebbe qualcuno adulto che mettesse da parte il clima puerile e fiabesco, favorevole ai business illeciti della medicina, che i sacerdoti con la corona etc. come lei alimentano, e li sottraesse alle vostre “feste”.

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21 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post ‘Autismo, “test dello sguardo sui neonati per diagnosticare la malattia” ‘

Screenare dei neonati per segni che ipoteticamente predirrebbero futuri disturbi comportamentali è un buon sistema per creare pazienti, sovradiagnosticando malattie scambiando la variabilità fisiologica e ritardi di sviluppo per patologia (1). E per potersi vantare di riuscire a “guarire” una quota di bambini malati, che in realtà corrisponde ai falsi positivi.

1 Recommendations on screening for developmental delay. Canadian Task Force on Preventive Health Care. CMAJ 2016. DOI:10.1503/cmaj.151437.

@ Cb. Dove lo ha letto che con gli screening non si fa diagnosi? Si fa diagnosi, su singole persone. Qui su singoli neonati, di entità arbitrarie, come “l’alto rischio” (considerato nel lavoro di Di Giorgio et al. già assodato prima del test …) in base a un test non validato e implausibile; o di “spettro”: “The term “spectrum” is used to widen categories, for example, “obsessive-compulsive disorder spectrum,” “schizophrenia spectrum disorder,” and “autism spectrum disorder” (1). Inoltre stanno per essere lanciate nuove cure per l’autismo (2). Come è avvenuto per altre “epidemie” appare in allestimento un combinato disposto tra nuove cure e nuovi metodi diagnostici che le faranno sembrare dotate di una efficacia.

1.Angell M. The Epidemic of Mental Illness: Why?.The New York Review, 23 giu 2011.
2.Dawson G. On the Brink of Breakthroughs in Diagnosing and Treating Autism. Scientific American 9 mag 2016

@ Cb. Lei sta equivocando tra diagnosi definitiva e diagnosi iniziale. La mammografia di screening porta a una diagnosi, firmata da un radiologo, che poi quando risulta positiva incanala verso altri esami, es. l’agoaspirato; e può così portare a terapie anche quando è un falso positivo. La diagnosi precoce da screening può portare a gravi danni, dato il rischio di falsi positivi. Pochi, tra i competenti, hanno ormai lo stomaco o la faccia di negarlo. Né andrebbe negato il conflitto di interessi che preme verso i falsi positivi, cioè verso occasioni di profitto e prestigio a danno dei pazienti. Mi dirà che per diagnosi precoce lei intende la diagnosi precoce corretta. Che però è un’astrazione teorica, non potendo essere garantita nella realtà.

Sul JAMA di questa settimana c’è un articolo intitolato “ Vorrei che qualcuno ci avesse detti i rischi e i benefici di sostituire il defibrillatore a mio padre”. “Uno”, cioè il paziente, dovrebbe essere messo in condizioni di decidere, su informazioni veritiere e chiare, se sottoporsi o meno allo screening, come a qualsiasi procedura medica. Screening svantaggiosi, e ce ne sono anche diversi ufficialmente riconosciuti come tali, non dovrebbero neppure essergli prospettati. L’ideologia erronea e deleteria che sia sempre meglio intervenire, che una diagnosi sia “SEMPRE” una cosa positiva, va nella direzione opposta.

@ Cb. Cosa rappresentano le curve ROC per lei? “Diagnosi” non vuol dire necessariamente “scioglimento di un dubbio” come crede lei. a) Perchè si dovrebbe sistematicamente dubitare della salute propria e dei propri figli? b) Le diagnosi non sono infallibili – né ci si sforza molto di avvicinarle a questo ideale – e possono crearlo, il dubbio; o generare informazioni del tutto false; soprattutto quando poste “precocemente”, cioè prematuramente su soggetti asintomatici o su un quadro poco delineato, dove è facile scambiare variazioni non patologiche per malattia.

Così che a volte, non solo secondo me, ma per parere documentato di chi se ne occupa specificamente, è meglio non tentare queste diagnosi oracolari inventate negli ultimi decenni dal business; è es. ciò che illustra l’articolo, da me citato sopra, del panel di esperti canadesi. Sarei interessato a conoscere l’effetto che la lettura dell’articolo ha su di lei.

A chi coltivi le stesse visioni naif che lei ripete, e davvero volesse approfondire anziché cullarsi in pericolose illusioni o fare il galoppino per l’espansione fraudolenta del giro d’affari medico, consiglio la lettura del libro divulgativo di G. Welch “Less medicine, more health. 7 assumptions that drive too much medical care”, cap. 3: “ASSUMPTION #3: SOONER IS ALWAYS BETTER. Disturbing truth: Early diagnosis can needlessly turn people into patients”.

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18 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caserta, morta a 3 anni. Arrestati falsa pediatra e marito: “Non diagnosticarono tumore””

Un guidatore può sbandare a destra e finire nel burrone. Ma può sbandare a sinistra, invadere la corsia opposta e fare un frontale; soprattutto se bada solamente a stare lontano dal precipizio a destra. Anche per le diagnosi di cancro gli errori possibili sono due. Si può mancare, colpevolmente o meno, la diagnosi di neuroblastoma. Studi hanno mostrato che, date le sue caratteristiche biologiche, c’è per questo tumore, statisticamente, una marcata facilità a commettere l’errore opposto, cioè a sovradiagnosticarlo. Trattando quindi bambini sani come malati di cancro, con gravi conseguenze, anche a lungo termine, sulla loro salute. Ci sono interessi economici, e, soprattutto in Campania, una campagna mediatica, che favoriscono lo sbandare dal lato dei falsi positivi. Vi è una dolosità sistemica in questo. Sul piano culturale, professionale, giudiziario, mentre i falsi negativi si puniscono e si propagandano i falsi positivi si nascondono e si premiano. Gli stessi che alla notizia di una mancata diagnosi di cancro chiedono i castighi più severi ringrazieranno per le lesioni o l’omicidio da errore opposto *. Magistrati, CC, preti, opinionisti, pronti sui falsi negativi, si sottomettono all’ideologia che vuole i falsi positivi sistematici come parte dell’economia legale, da proteggere e aiutare a crescere.

*Jha S. Doctors are thanked by the false positives but sued by the false negatives. Psychology Today. 13 set 2015.

@ Alexv. Aggiungerei “Come si può pensare che istituzioni dello Stato, autorevoli uomini di scienza dediti alla cura delle malattie, santi uomini con la tonaca, e i media, curino altro che il bene del cittadino, e che addirittura lo danneggino servendo per un loro tornaconto altri interessi?”. Accomodati: segui la strada che ti indicano. L’economia ha bisogno di persone che ragionano come te. Io mi rivolgo a quelli che non scambiano i telegiornali e gli allarmi diffusi dai media per la realtà.

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6 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di PRESSapoco “Screening neonatale, votata la legge ma nessuno deve saperlo”

Le malattie rare consentono di vendere farmaci costosissimi aggirando i già corrivi controlli standard *. Es. è stata appena approvata una terapia per l’ADA Scid, presentata come un successo italiano. Non è stato detto che costerà 665000$ a paziente. Né che avere dubbi sull’efficacia è lecito**, e quindi doveroso (ma poco salutare, dato il sistema di protezione mafiosa istituzionale per questi affari). Gli screening neonatali sono funzionali al business nascente delle malattie rare. Molte malattie genetiche e metaboliche non hanno meccanismi patogenetici semplici e netti, come invece viene fatto credere al pubblico: al dato di laboratorio considerato marker positivo può non corrispondere un futuro sviluppo di malattia, o la malattia può essere espressa in forma lieve. Gli screening possono sia allargare la quota di bambini etichettati come malati e quindi il volume di affari, sia simulare una parziale efficacia dei farmaci, data in realtà dai casi che comunque sarebbero rimasti asintomatici o avrebbero sviluppato forme lievi. E’ uno schema già rodato con gli screening per il cancro. Toglierebbe denaro al SSN per la routine regalandolo alle case farmaceutiche. L’aspetto peggiore è che creerebbe piccoli malati.

* “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: deregulation under the guise of earlier access. 16 ott 2015, Joint briefing paper. Prescrire.org
** Garde D. There’s a possible cure for ‘bubble boy’ disease. It will cost $665,000. Statnews, 3 ago 2016.

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20 aprile – 5 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Bauducco “Ivrea, Roberto Romeo risarcito per malattia professionale: “Ho usato il cellulare per 15 anni: ora non sento più dall’orecchio destro” “

Gli esperti sanno che “il cancro più lo si cerca più lo si trova”: si trovano lesioni non maligne o a bassa malignità che vengono sovradiagnosticate e sovratrattate. Ciò vale anche per il tessuto nervoso. Es. i gliomi a basso grado trovati incidentalmente investigando cefalee o traumi cerebrali. Con decisioni definite “controverse”, per queste lesioni clinicamente silenti e indolenti si sta passando dal “wait-and-see” a chirurgia, chemio e radio. C’è perfino chi propugna lo screening per i gliomi, una proposta che fa il paio con l’andare ad attaccarsi allo schwannoma vestibolare pur di dire che i cellulari causano tumori cerebrali. La sentenza, che arbitrariamente associa il cellulare, oggetto comune, all’immagine, resa familiare dai film, dei tumori cerebrali aggressivi, favorisce il business dei sovratrattamenti. Fa sì che accostandolo all’orecchio il cellulare vi immetta la pulce del cancro. Mentre i danni sociali della cultura dello smartphone e le pratiche da filibustieri delle compagnie per sfilare soldi non vengono discusse, i magistrati applicano una lente ingrandente e danno credibilità al rischio implausibile e non dimostrato dei tumori cerebrali da telefonino. Aumentano così l’incertezza invece di ridurla, e lanciando allarmi servono interessi che invece andrebbero contrastati; in campo medico incappano spesso in queste sfortune. La sentenza-spot dovrebbe far temere più che altro di non finire privati senza ragione di una cucchiaiata di cervello.

Commento al post di E. Ambrosi del 22 aprile 201 7 “Cellulare, toglietevelo dalla testa. E basta”

La classificazione di Renn, adottata dal governo inglese, definisce vari tipi di rischio e li rappresenta con figure mitologiche: il rischio Damocle, il rischio Cassandra, il rischio Ciclopi, etc. Considera il rischio alla salute da uso del cellulare come rischio Medusa, a bassa probabilità e basso danno ma che, ipnotico, causa considerevole allarme. Andrebbe aggiunto il rischio Edipo, dal personaggio che cercando di fuggire dal fato che gli era stato predetto finì per compierlo: il rischio dato dall’allarme che si auto-avvera. (Per evitare confusione con i noti concetti freudiani, invece che Edipo lo si può chiamare rischio Perseo, o “Samarcanda”, dalla canzone di Vecchioni). E il rischio Scilla, dove si fa vedere solo uno di una coppia di pericoli, vero o presunto, e si indirizza così verso i gorghi dell’altro. C’è un apparato tecnico allestito in modo da favorire la sovradiagnosi e il sovratrattamento dei tumori cerebrali, e gli allarmi sul cancro da cellulare spingono verso di esso. In generale i continui allarmi sul cancro da inquinanti, con un’oncologia mai sazia di pazienti, conducono al rischio Pandora della classificazione Renn, ad alta incertezza e lunga persistenza. I costruttori delle credenze correnti, i giornalisti e i magistrati, non identificano e non mostrano al pubblico che dicono di servire questi altri rischi; che si possono raggruppare nel rischio Autòlico, dal nonno di Ulisse, abile e maligno impostore che aveva il potere di rendersi invisibile.

@ Atomic. Non è un demerito dei soli italiani, come conclude l’articolo. Gli italiani hanno solo esercitato il consueto zelo. Nel dicembre 2010 la Corte d’appello di Brescia – una corte piuttosto sensibile ai venti atlantici – emise la prima sentenza che riconosce che un cellulare abbia causato un tumore, anche in quel caso un tumore benigno di un nervo cranico. Contemporaneamente nel Maine un legislatore, Boland, proponeva di apporre un’avvertenza di rischio cancro sui cellulari, come per le sigarette. L’articolo inoltre ignora la step increase in incidenza dei tumori del CNS negli anni Ottanta da introduzione di nuovi strumenti diagnostici. “Variazioni importanti” “legate a sostanziali miglioramenti nella capacità diagnostica per immagini” dice a proposito dell’aumento dei tumori infantili del SNC il rapporto AIRTUM 2012. Epidemiologi USA hanno invece osservato che se fosse solo questione di miglioramenti diagnostici l’incidenza dopo essere aumentata avrebbe dovuto decrescere ai livelli precedenti, cosa che non è avvenuta.

Commento al post di A. Tundo del 27 aprile 2017 “Cellulari e tumore, il giudice: “Nesso c’è. Nessun dubita del rischio per amianto ed esplosioni atomiche” “

Anche per i magistrati “Scienza” è diventata la parola magica che trasforma in profondo il superficiale. Nel caso delle radiazioni ionizzanti e del mesotelioma gli studi hanno confermato e definito ex post le cause di quadri patologici drammatici e spesso peculiari rilevati ictu oculi. Nel caso dei cellulari si è invece cercato – secondo il criticato costume degli epidemiologi di lanciare “scare stories” a raffica – di stabilire la presenza di un ipotetico, poco plausibile, effetto cancerogeno, altrimenti invisibile, con strumenti epidemiologici (insufficienti); e nonostante l’imponenza dell’esposizione e gli sforzi non ci si è riusciti.

E’ stato osservato che la “comunità scientifica” oggi tende a fare come chi equivochi in campo giudiziario tra l’indagine preliminare o il rinvio a giudizio (exploratory research) e il processo o il verdetto finale (confirmatory research). Sembra che i potenti fattori economici e culturali che conformano la medicina siano in grado di far dimenticare l’abbiccì, o di farlo mettere da parte. E che i magistrati, che sulla differenza tra le due fasi potrebbero dare insegnamenti preziosi, anziché riportare sulla retta via partecipino all’andazzo; che è solo apparentemente coraggioso, favorendo sovradiagnosi di cancro e cause giudiziarie volte a fare quattrini, lasciando indisturbato il business parossistico dei cellulari, o quello delle radiazioni cancerogene non necessarie in campo medico.

Commento al post di S. Palmisano del 4 maggio 2017 “Cellulari e tumori, chi ne studia la correlazione sia super partes”

Le radiazioni ionizzanti sono un cancerogeno certo e potente. L’analogia a effetto tra l’uso del cellulare e i sopravvissuti di Hiroshima è scientifica come sostenere che avendo trovato altezze simili tra un cestista (in ginocchio) e un nano (su trampoli), allora anche il nano è alto. Sul conflitto di interessi, va osservato che la paura per agenti cancerogeni, che ha un valore di mercato spingendo a sovradiagnosi e a richieste di denaro a vario titolo, oggi viene separata dalle responsabilità, che sono più mostrate che punite, e dal modello socioeconomico liberista, che non viene messo in discussione. La propaganda, inclusa quella giudiziaria, opera un po’ come la colonna di distillazione di una raffineria. Alcune componenti vengono fatte sparire; altre, come la paura, sono diffuse nell’atmosfera, inquinando l’opinione pubblica. Un buon sistema è nascondere i cancerogeni veri (es radiazioni ionizzanti mediche), e agitare quelli falsi o esagerati. Vi è conflitto d’interessi anche nel produrre paure redditizie. Es. quando nel 1884 Bismarck introdusse l’assicurazione per i lavoratori, medici e avvocati riesumarono la teoria già screditata delle “lividure” e altri esiti di traumi come causa di cancro (Malleson A. Whiplash and other useful disease. Cap. Lawyers, junk science and chicanery. McGill-Queen ‘s University Press, 2002).

@ MyOwnBoss. Grazie. Un articolo su Radiology dell’aprile 2017 (Larson et al) rileva che in USA il numero di TAC su bambini si è quintuplicato negli ultimi 13 anni. Una stima conservativa ha calcolato in USA tra 2640 e 9080 i casi di cancro all’anno causati da TAC pediatriche*. Ma su questo si sta zitti. La pericolosità delle onde EM aumenta in generale con l’aumentare della frequenza, e quindi dell’energia. Il pubblico viene invece indotto a credere a una “legge fisica” opposta, nella quale minore è la frequenza maggiore è il pericolo. Nell’articolo di Palmisano scopro nomi a me già noti per altri affari, in questa attività di magistrati e medici associati di uguagliare il rotondo al quadrato e di cambiare il bianco in nero.

*Miglioretti DL et al. The use of computed tomography in pediatrics and the associated radiation exposure and estimated cancer risk. JAMA Pediatr, 2013.

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22 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori infantili, l’Italia detiene il triste primato in Europa”

Lo studio citato commenta sull’incremento dell’incidenza mondiale dei tumori infantili del 20% in 20 anni: “Cancer statistics in high-income countries might be influenced by overdiagnosis of some cancers detected by non-invasive imaging and screening tests, including neuroblastoma, thyroid cancer, melanoma, and kidney cancer. “. Non lo studio, ma la dr.ssa attribuisce l’incremento all’inquinamento; e il primato italiano di tumori infantili ad una maggiore corruzione che causerebbe più inquinamento. L’inquinamento è tra le cause di cancro; ma mentre lo si sbandiera non si dovrebbe ignorare la possibilità, ormai nota, che nel differenziale rispetto ad altri paesi giochi la sovradiagnosi. Sovradiagnosi favorita dai continui allarmi sui miasmi dell’inquinamento. E in Italia catalizzata – narrazione per narrazione – dal pietismo peloso di un paese cattolico: per i tanti santocchi (inclusi quelli non praticanti o non credenti) l’immagine del bambino nelle grinfie del cancro, che consente sviolinate caramellose che portano a intascare indebitamente soldi e riconoscimenti, è una tentazione. Così forte che se il cancro il bambino non ce l’ha non si moderano nello sfruttare i diversi appigli disseminati dalla medicina “scientifica” per inventarlo impunemente.

@ Patrizia Gentilini. La sovradiagnosi dei tumori infantili è un fatto oggi pacifico in letteratura. Meglio definito dell’inquinamento come causa dei tumori infantili. Scusi, ma, oltre ad andare a tentoni, lei li legge gli articoli che cita? Legga quanto cito da esso e la relativa ref. 17. Mai sentito parlare es. della larga preponderanza di sovradiagnosi rispetto ai cancri autentici per i neuroblastomi evidenziata negli studi in Giappone e Canada? Può chiedere ai suoi colleghi oncologi. Anche i suoi compagni di Medicina Democratica ritengono “ridicolo” il parlare di sovradiagnosi di tumori infantili?

L’inquinamento in generale è una piaga. Anche le sovradiagnosi di cancro. Il pubblico dovrebbe essere informato – correttamente – dei pericoli di entrambi. Dovrebbe sapere che ci sono piani di interazione tra l’oncologia pediatrica e l’industria in Europa; e che il rischio etico e tecnico di trattare come malati di cancro bambini sani è una appetibile opportunità dal punto di vista del business, come dovrebbero insegnare le tragedie silenziose delle sovradiagnosi di cancro su adulti en masse. Dovrebbe essere informato che gli allarmi che spingono il pubblico verso il business medico sono pubblicizzati e liberamente ingranditi; mentre le denunce che sono di ostacolo allo stesso business vengono represse. A volte le stesse fonti che ricamano liberamente sugli allarmi pro-business negano i pericoli fondati delle frodi del business con risposte non dignitose e non serie.

@ Patrizia Gentilini. Le consiglio di leggere l’articolo che mi indica, che conoscevo, sul “4° lato di Maccacaro”, dove invita a evitare l’enunciazione di ipotesi casuali sull’elevata incidenza dei tumori infantili in Italia. E anche es. Smith MA et al. Trends in Reported Incidence of Primary Malignant Brain Tumors in Children in the United States. JNCI, 1998. 17:90; un lavoro che differisce dalla rigida osservanza dei ricercatori italiani nell’evitare anche solo di pronunciare la tesi sgradita al business che variazioni nei metodi diagnostici (ma non “sostanziali miglioramenti nella capacità diagnostica” come ha invece scritto l’AIRTUM nella monografia 2012 sui tumori infantili) si riflettono in sbalzi statistici la cui forma indica l’azione dell’arbitrarietà umana, non di meccanismi di cancerogenesi. Ossequio accoppiato al diffondere a bischero sciolto le versioni gradite al business, e a toni sprezzanti (e molto peggio), verso chi obietta. Il suo atteggiamento conferma che volendo davvero spiegare il brutto primato italiano dei tumori infantili non ci si dovrebbe esimere dall’esaminare con attenzione ciò che fanno e raccontano gli oncologi italiani.

@ Patrizia Gentilini. Un giusto principio, come quello della prevenzione primaria, può essere applicato in maniera errata o strumentale. Va pertanto ancorato ai fatti specifici; come faceva Tomatis, che dirigeva con una onestà e competenza rare, che avrebbero portato alla sua estromissione, un grande laboratorio di ricerca. C’è anche una via etica all’irrazionalità. Così da un lato il peso della cancerogenesi chimica viene nascosto e minimizzato, accusando peccati individuali e Fato, presentati come “stili di vita” e casualità genetica. Allo stesso tempo le paure indistinte, ma non infondate, sui mali del modello economico e sull’inquinamento vengono stimolate e deviate per spingere la gente nella tramoggia della “prevenzione” secondaria. “A giudicare per induzione, e senza la necessaria cognizione dei fatti, si fa alle volte gran torto anche ai birbanti” (Manzoni). Nell’Italia unita dell’Ottocento era diffusa al Sud la paura che il governo, che aveva colpe reali, mandasse degli untori per avvelenare le popolazioni. Ci furono massacri di presunti untori. Dopo l’ultimo linciaggio, nel 1911 a Verbicaro, Salvemini commentò: “La folla è come un ammalato che ha male allo stomaco e si lamenta di avere male al capo. Essa non sa fare la diagnosi esatta dei propri malanni”. Nello spirito di Tomatis, bisogna evitare sia che si neghino i pericoli, sia che si assecondino autodiagnosi fuorvianti.

@ Patrizia Gentilini. Ho imparato che spesso gli allievi rappresentano non una prosecuzione dell’opera del maestro, ma piuttosto una regressione verso la media; e a volte una normalizzazione, o un rebound di segno opposto: Vico e Croce, Ernesto Rossi e Marco Pannella, Mattei e Cefis, Pasolini e Bertolucci, Danilo Dolci e Toni Negri, Fiorentino Sullo e Ciriaco De Mita, Lombardi e Cicchitto, Borsellino e Ingroia, etc. Forse i maestri bisogna onorarli salendogli sulle spalle per guardare più lontano di loro, come dice la famosa espressione, invece che farne dei busti tutelari.

@ Igienista mentale. Mi sono occupato, con qualche soddisfazione, di argomenti più gratificanti. Nel denunciare come si fanno soldi imbrogliando sulla cura e la prevenzione delle malattie non mi sento figo, perché tratta di argomenti tristi e gravi, moralmente deprimenti. E anche perché espone agli sproloqui e alle insolenze dei troll professionisti e volontari, che accompagnano le frodi sulla salute come in una relazione simbiotica; dove il nugolo di troll protegge la frode suscitando un effetto repellente su chi denuncia e in cambio riceve dalla frode le briciole.

@ Igienista mentale. Sono per la riduzione dell’inquinamento e contro l’irrimediabile insostenibilità del modello economico liberista. Che è cosa diversa dall’urlare a squarciagola, su basi non accertate, e anche sconfessate da alcuni dati, che l’incremento di diagnosi di tumore, a volte esso stesso gridato senza essere stato accertato, è dovuto a inquinamento. Per lei ciò va considerato come un gesto nobile e una doverosa misura precauzionale, nonostante i rischi di indurre a esami diagnostici non necessari e pericolosi; mentre il solo nominare la possibilità, nota e accertata, di sovradiagnosi, che frenerebbe la corsa ingiustificata ai reparti oncologici, sarebbe una cosa dannosa che va fermata, anche insultando. Secondo me invece in questo modo si alimenta l’industria del cancro con un calcolato allarmismo accoppiato a censura. Un punto a suo favore è che coloro che avrebbero il dovere professionale di indagare su questa estrema parzialità nel valutare e comunicare i rischi, e sulla puntuale corrispondenza con grandi interessi delle grida e dei bavagli, si guardano dal farlo, e non di rado collaborano con quelli che fanno discorsi illogici e sguaiati.

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26 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Tumori infantili, i numeri della Campania crescono più veloci che in tutt’Europa”

Sì, si può prevedere che nei prossimi anni la Campania colmerà il gap che la vede ancora arretrata rispetto al resto d’Italia e vincerà l’ambito scudetto (Marfella) dell’incidenza di diagnosi di tumori infantili, ora che “le sensazioni dei sacerdoti e delle madri campane” (Isde- Medici per l’ambiente Campania) hanno preso il posto dei turpi affari degli animali senza cuore della camorra: tramite il meccanismo della profezia che si autoavvera allarme-sovradiagnosi-allarme. Dato che gli uomini di Chiesa e le madri coraggio riescono a sensazione a rilevare variazioni di fenomeni che sono misurate in millesimi di punto percentuale, non è fuori luogo avvisare la Curia Arcivescovile di Napoli della possibilità che siano stati loro donati poteri sovrannaturali. In un mondo giusto, dove vigesse lo “Unicuique suum”, queste capacità di percezione extrasensoriale di preti e mamme dovrebbero essere anche portate all’attenzione della Quest… dell’Osservatorio Vesuviano, nella speranza che possano estendersi alla previsione dei fenomeni vulcanici che incombono sulla regione.

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6 novembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori, il numero dei bimbi che si ammalano sale anche a causa dell’inquinamento”

Secondo F. Ramella (Ist. B. Leoni), su il Fatto cartaceo di oggi, lo smog, in diminuzione, è una falsa emergenza. In “Updates in slow medicine” di oggi si citano i rischi degli studi diagnostici -concetto misconosciuto ma fondamentale per la tutela della salute- nel riportare un articolo del NEJM sui reperti incidentali nella popolazione generale di bambini di età 8-12 da risonanze magnetiche cerebrali. In 1 caso ogni 500 bambini l’esame ha prodotto una diagnosi di tumore cerebrale. Asintomatico, cioè “a sorpresa”: i cosiddetti “incidentalomi”. Che sono etichettati – e trattati – come cancro, ma spesso sono formazioni che non si comportano come cancro. Ovvero, possono fare sì che a un bambino si pratichi un’apertura nella scatola cranica e si tolga una porzione di cervello senza reale necessità.

Mentre il futuro di vita dei giovani viene trascurato, o calpestato, c’è tramite i media questa premura incessante di avvertire i genitori che i loro figli potrebbero avere il cancro; evenienza rara a quell’età. I genitori più accorti, che conoscano il mondo e non sentano il bisogno di recitare la parte della “mater dolorosa”, dovrebbero considerare anche un’altra insidia. L’oncologia liberista ha fame di piccoli pazienti, lucrosissimi; e la combinazione dell’esaltazione del rischio tumore con l’omissione del pericolo concreto e grave di sovradiagnosi da esami così indotti dà luogo a una sorta di scivolo, che alimenta una macchina che più bambini ingoia più ne attirerà.

@ P. Gentilini. Per lei c’è sì il “consumismo sanitario” ma il problema “invece drammaticamente reale” è quello dell’esposizione in utero ad inquinanti. Le sovradiagnosi di cancro di massa non sono generico consumismo, ma una grave e precisa responsabilità medica. E le “scare stories” sono l’anima del consumismo medico. I dati sulle sovradiagnosi e sui danni che causano alla popolazione sono solidi, a differenza di quelli che giustificherebbero gli allarmi apocalittici sull’inquinamento. Non è quanto meno disordinato che i medici non si occupino di un grave problema iatrogeno, domestico, interno alla loro pratica, non lo comunichino e non lo combattano, come sarebbe loro preciso dovere, e invece partano volontari, oltre quelli che sono i loro doveri, per fare battaglie esterne alla loro professione? Battaglie che aggravano proprio il danno che provocano e che trascurano? Al punto da instaurare un circolo vizioso allarme-sovradiagnosi-allarme? Prima di combattere, lodevolmente, le cause esogene primarie -evitando di essere strumentalizzati- prima di additare i peccati altrui, non bisognerebbe avere le carte in regole sulle proprie responsabilità? L’ordine in queste posizioni è piuttosto quello della coincidenza degli interessi di categoria con altri grandi interessi. Io la chiamo “etica saltatoria”, che salta.

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20 novembre 2017

Blog de il Fatto

Commento al post di V. Agnoletto “Agenzia europea del farmaco, peccato averla persa. Ma cosa volevamo farci?”

A premere per l’assegnazione a Milano c’è stato Scaccabarozzi, capo di Farmindustria. Che controlli possono essere quelli che il controllato agogna? Alla vigilia del voto Telettutto, emittente bresciana, ha mostrato una conferenza sull’inquinamento dove Marfella ha detto che la mortalità infantile per cancro in Italia è la più alta del mondo. Da noi un inquinamento eccezionale e particolare fa strage di bambini? I dati non lo dicono. Ad essere relativamente elevata in Italia è l’incidenza di tumori infantili, per la quale si dovrebbe pensare alle sovradiagnosi; favorite, a vantaggio del business oncologico, da allarmi a effetto. Che andrebbero indagati dalla magistratura. Ma il procuratore di Brescia Buonanno e l’aggiunto Raimondi erano accanto a Marfella. La magistratura coonesta discorsi ingannevoli e sgangherati, vestendo di autorevolezza la suggestio falsi a favore della medicina commercializzata. E concorre anche alla suppressio veri, posso testimoniare. Quando l’Italsider creava ricchezza per i tarantini, chi parlava, giustamente, del pericolo cancro era guardato come un importuno fuori dal mondo. Oggi si è passati ad allarmi gonfiati ad arte che favoriscono la sostituzione dell’industria tradizionale con quella medica, dove la materia prima sono le persone. L’EMA vidima una produzione di ricchezza truffaldina e cannibale, e averla in Italia, dove il meglio, la magistratura, è questo, non avrebbe dovuto essere motivo di esultanza.
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@ mansal. Credo di rappresentare l’ala estrema della critica a Stamina, truffa buffonesca pilotata dallo Stato per fare sembrare per contrasto valide le promesse alla Vanna Marchi sulla rigenerazione di tessuti con staminali “ufficiali” (un altro “job” dove hanno brillato Brescia e i magistrati). Le consiglierei il libro di un medico e ricercatore danese, Gotzsche, “Deadly medicines and organized crime”, su quanto è mafiosa (parole sue) l’approvazione dei farmaci nell’intero mondo occidentale; anche in Danimarca, paese civilissimo paragonabile all’Olanda. Ma non credo che lei voglia sentire parlare dell’universalità del malaffare farmaceutico. Un recente articolo su come l’EMA approvi antitumorali costosissimi senza evidenza valida che migliorino la sopravvivenza e la qualità di vita, e i commenti su come l’EMA sia un sistema di controllo “broken”, riguarda l’EMA sul Tamigi (Prasad V. Do cancer drugs improve survival or quality of life? You don’t need to know, according to our broken regulatory system. BMJ, 26 ott 2017). Comunque, oltre un certo limite la smodatezza nell’approfittare diventa controproducente, e l’eccessiva efficienza in questo senso della nostra classe dirigente potrebbe avere sconsigliato di trasferire nella terra dei famelici lombardi la delicata funzione di immissione di farmaci tarocchi per oltre 300 milioni di europei.
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7 aprile 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, bimba di 4 anni muore di otite: “Era stata respinta da due ospedali” “

Il messaggio è tonante: dietro alla comune otite c’è un mostro che può uccidere il bambino; l’otite media quindi esige work-up diagnostico e terapia aggressivi. Non viene detto che i mostri sono due, e disposti a tenaglia. Oltre a Scilla, le rare complicazioni di una patologia quasi sempre benigna, c’è Cariddi, gli effetti iatrogeni degli esami e delle terapie. Gli antibiotici hanno scarsa efficacia sulle otiti, e possono fare aumentare le ricorrenze. Il dubbio qui seminato di un ascesso cerebellare trascurato porta alla TAC, che soprattutto nei bambini può causare cancro del cervello e leucemia*, con una probabilità come minimo paragonabile a quella delle complicazioni gravi nelle otiti. La buona medicina pilota il bambino nello specchio di mare, non così stretto, tra i due mostri. Quella cattiva fa rotta a casaccio. La medicina commerciale grida a Scilla per spingere il bambino verso Cariddi, sulla cui presenza tace. Questa vaga e anomala scare story viene da Brescia, città dove i magistrati vanno troppo d’accordo coi medici, e coinvolge la Poliambulanza, ospedale di suore fortemente orientato alla medicina commerciale; tra gli amplificatori, un parroco e la ministra Lorenzin. C’è di che raccomandare ai genitori doppia cautela, data la disseminazione di messaggi parziali, distorti, ingannevoli e pericolosi.

*The use of computed tomography in pediatrics and the associated radiation exposure and estimated cancer risk. JAMA Pediatr 10 giu 2013.

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15 giugno 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori, l’Italia è tutto un Sin?”

Ieri Cantone ha detto che la corruzione è “il male assoluto”. Si è guardato dal distinguere tra bribery, le mazzette, e institutional corruption, l’istituzionalizzare interessi illeciti dei poteri forti in cambio della carriera. La corruzione genera eccessi di diagnosi di cancro (soprattutto la corruzione istituzionale, che si vuole prenda il posto di quella delle bustarelle). Ma tra corruzione e cancro c’è una rete causale complessa più estesa del sempre ripetuto inquinamento, che permette giochi e effetti paradossi: la corruzione può agire anche combattendo sé stessa, come nel “doppio pacco e contropaccotto” del film di Nanni Loy. Es. in USA si sta riducendo il business delle TAC addominali ai bambini con sospetta appendicite, volendo evitare l’insorgenza di cancri da radiazioni (una causa di cancro reale, iatrogena, che i corrotti della biomedicina nostrani occultano attribuendo tutto ai corrotti inquinatori). Questo ha portato a un aumento delle ecografie, meno specifiche, e quindi a un aumento di sovradiagnosi di appendicite, con relativo aumento del business di appendicectomie non necessarie. Descrivendo l’Italia come tutta una Korogocho a causa delle mazzette si lanciano allarmi su aumenti di diagnosi di tumori pediatrici attribuendoli al male assoluto, invece che a tanti piccoli imbroglioni; e se ne favorirà così, in nome della salute e della giustizia, la sovradiagnosi, con relativi fatturati illeciti. Magistrati e forze di polizia in prima linea.

@ Patrizia Gentilini. Il potere può orientare le credenze pubbliche variando ad hoc il peso dei vari fattori di un caso complesso. Da un lato, i focolai di inquinamento e degrado ambientale sono ormai sinonimi di epidemia di cancro. La relazione non è così stretta. Dall’altro, lei attribuisce certezza assoluta alle diagnosi istologiche. Sapesse quanto basta poco, entro la discrezionalità del microscopista, per sovradiagnosticare una lesione da benigna a maligna, da basso grado ad alto grado. Es. le formazioni neuroectodermiche, i tumori cerebrali, quelli di origine connettivale, le malformazioni congenite, i tessuti fisiologicamente capaci di proliferazione. Le diagnosi istologiche sono oggi riconosciute come centrali al problema, e non più come un’assicurazione di certezza. Ci sono i markers vecchi in appoggio; e i nuovi, per i quali le malattie, in un regresso spacciato per progresso, sempre più sono senza gold standard, ma sono definite da esoterici test di laboratorio, spesso non ben validati e prodotti da chi vende anche le cure. C’è il comodo spauracchio detto “medicina difensiva”. Le pressioni economiche e sociali. Una volta scrissi ad A2A una lettera critica degli inceneritori. Casaleggio ne fece un post per Grillo, Medicina Democratica la pubblicò senza neppure chiedermelo. Se però dico di guardare a tutti i fattori, cominciando da quelli di casa propria, sovradiagnosi e cancri iatrogeni per i medici, e di evitare allarmi distorti che in realtà favoriscono il business, ricevo legnate.

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19 novembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Rifiuti, i bambini più in pericolo sono quelli del Nord. Salvini, se vuoi salvarli spegni gli inceneritori”

Dal mio punto di vista, che guarda agli aspetti medici con le relative frodi, i due litiganti non sono così distanti tra loro come sembra. Ogni volta che vado a piedi a comprare il pane a Brescia, senza eccezioni qualche mezzo della spazzatura di A2A mi offre uno spettacolino, a volte a distanza ravvicinata e ostentatamente senza necessità; spesso con la staffetta di una o più auto dei CC o della PM, più raramente della PS. L’esibizione costante e prevedibile mi conferma nella riflessione che i rifiuti in sé non siano la cosa più zozza nel poliedrico affare rifiuti (v. 1-3; sul mio sito). Sono d’accordo sui maggiori pericoli, finora, per i bambini del Nord; per l’inquinamento, ma soprattutto per l’industria medica, col suo ‘saturation advertising’ che grida alla pestilenza da inquinamento ed è omertoso sulle sovradiagnosi. Concordo anche sulla continuità tra la “Terra dei Fuochi” campana e quella bresciana; ma nel senso della continuità del copione; e della continuità del malaffare tra la camorra nella Campania povera, con le retrostanti istituzioni “deviate”, e i comitati di grembiulini, tonache, toghe e divise dietro alla facciata rispettabile nella Brescia dalla fame inestinguibile.

1 SOS cancro nei bambini e sovradiagnosi

2 La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide

3 La raffinazione della paura

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30 novembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Magherini, Cassazione: “Carabinieri assolti perché non potevano prevedere la sua morte””

Senza la circolare del 13 marzo 2014 i Carabinieri, arma istituita il 13 luglio 1814, non sanno come fermare correttamente, essendo in 4, un agitato. I magistrati oltre che all’insostituibile funzione neurocognitiva delle circolari hanno creduto a un’entità di comodo come la “excited delirium syndrome”. Quando ci sono di mezzo grandi interessi il discernimento di magistrati e poliziotti corre su una scala logaritmica, potendo variare nel giro di qualche riga dalla zappa al microtomo, da Giufà o Gioppino alla logica di Frege e alla sensibilità di Proust. Per chi ha l’uso legale della violenza, di spada o di penna, l’ignoranza su quello che fa non può essere una scusante.

L’ignoranza che favorisce grandi interessi illeciti la vedo esercitare dai magistrati su questioni di sanità. Es. andrebbe loro mostrato come lo screening su minori per cancro della tiroide dopo l’incidente nucleare di Fukushima ha portato a fare emergere e sovradiagnosticare come cancro serbatoi di lesioni noncliniche e subcliniche, innocue, con “un peggioramento anziché un miglioramento della salute”*. Perché non possano poi dire che ignoravano che oltre all’inquinamento anche l’allarme su di esso ha pericoli, antropogeni, e può essere illecito; e nel dare forza alle paure su “terre dei fuochi” non ignorino l’interesse criminale miliardario, accertato, a estrarre falsi cancri dai serbatoi nonclinici a fini di profitto.

*Bauer et al, Morris. JAMA, Otolaryngology–Head & Neck Surgery, 29 nov 2018.

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22 dicembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Natale in Terra dei Fuochi, la strage degli innocenti duemila anni dopo”

Memorabile l’immagine del medico, del generale dei CC e del prete come i tre re magi. Con Erode sono nemici, a sentire loro. Allarmi falsi o eccessivi sul cancro da inquinamento, anche quando costruiti su casi fondatamente preoccupanti, possono portare ad etichettare e a trattare come malati di cancro bambini sani*. L’inquinamento è come il fuoco, che può bruciare ma viene anche usato dai battitori per impaurire la selvaggina e spingerla verso i cacciatori. Chi vuole davvero proteggere i bambini avvisa di entrambi i pericoli, e del loro verso opposto, e in maniera proporzionata alla realtà; non ne inventa o gonfia uno e tace dell’altro favorendone così gli effetti. E’ vero che si profila un futuro pericoloso per i bambini; ma anche perché chi non è mai sazio di oro e incenso vuole che vadano ad alimentare la sacra mangiatoia del cancro. I pericoli per i bambini non sono solo quelli inscenati da camorristi, medici, preti e carabinieri; ma sono anche altri, che diversi camorristi, medici, preti, carabinieri e altri vassalli del potere nascondono e aiutano. L’illusione puerile di bontà davanti ai presepi può sfociare nella tragedia, come nel Natale in casa Cupiello.

*Ohtsuru A et al. Incidence of Thyroid Cancer Among Children and Young Adults in Fukushima, Japan, Screened With 2 Rounds of Ultrasonography Within 5 Years of the 2011 Fukushima Daiichi Nuclear Power Station Accident. JAMA Otolaryngology–Head Neck Surgery, 2018. 29 nov 2018.

@ Bassettoni. In risposta al commento indicato da Bassettoni come rivolto a me. Il “politicamente corretto” e le campagne mediatiche pagate sono quelle della vostra parte; che ha eletto l’ambientalismo come ideologia con la quale fare passare per progressisti e nobili disegni liberisti altrimenti impresentabili. Tipici di queste posizioni sono anche i discorsi ibridi. Es. da un lato si esalta “la scienza” come fonte di verità indiscutibile, e poi in mancanza di pezze d’appoggio adeguate si ricorre alla sceneggiata di Mario Merola: la “strage degli innocenti” (?). Non è questione di cosa “le pare di capire”. Ma di dati di fatto e di grandi interessi. Non è semplice “allarmismo”, ma frode, almeno a livello dei mandanti. Ai livelli intermedi opera quel misto di mediocrità e dolo che fa credere a ciò che suona bene e porta vantaggi.

Frodi istituzionalizzate che possono causare morte e lesioni gravissime a bambini sani; trasformandoli in malati cronici, in persone cagionevoli, sterili, ritardate, anche quando “guariti”; con comparsa a distanza di anni di cancri veri e letali. Anche questo suo dire che non ci sia bisogno di denunciare la frode tanto gli italiani sono intelligenti non è proprio equilibrato. Sotto un bombardamento di messaggi artefatti, unito a censura, su temi come la salute – con la complicità dello Stato – chiunque crederà alle parole suadenti dell’inganno. Magari le difenderà. Vorrei avvisare chi non si beve a occhi chiusi presepi e ciaramelle: “statev’accuort”.

Bassettoni. Sarei un po’ stufo degli “ismi”, non sono un fan dell’ “ambientalismo” , sostantivo che a seguito di continue calunnie è ormai usato, da chi è in malafede, quale sinonimo di fanatismo, sono un cittadino normale che vuole difendere l’ambiente e non capisco di quali “discorsi ibridi” sarebbe colpevole chi persegue questo scopo elementare (Mario Merola??Boh.). E poi di che “frodi” sta parlando? Il Dott. Marfella cita dei semplici dati sull’incremento delle morti infantili in Italia, “anche” per motivi ambientali, e non capisco come si possa chiamare frode il dato di circa 10 mila bambimi morti ogni anno (non è una strage?) a causa delle terribili condizioni in cui si svolgono le migrazioni. Secondo lei sarebbero dati fasulli creati ad hoc per speculare sull’accoglienza o sulle cure? E cosa blatera di “grandi interessi”, “mandanti” “cancri veri e fasulli” e altre sconclusionate amenità. Sono dati e basta. Contesti le fonti e ne porti di più autorevoli se vuole essere preso sul serio, altrimenti si tratta di terrorismo gratuito ed ampiamente squilibrato, molto vicino al delirio.

@ Bassettoni. No, Marfella non presenta ricerche o dati che provino la strage di bambini da inquinamento. Ignora invece quanto si sa sulle sovradiagnosi, sulle quali esistono evidenze, es. quelle che cito, che impongono di non creare effetti spauracchio con l’inquinamento. Così facendo favorisce il business fraudolento delle sovradiagnosi. Ampiamente noto in letteratura, ma tabù nell’Italia dove chi sa stare al mondo esibisce “la scienza” e bacia la teca del sangue di San Gennaro. Il fatto che lei non lo conosca, che come “cittadino normale” si scalmani per “l’ambiente” e sul resto si tappi le orecchie e faccia versacci, come vogliono quelli che servite fingendo di criticarli; e che chi ha responsabilità istituzionali o si ponga come guida morale lo ignori e lo censuri, non significa che non esiste. Non credo che lei sia ignorante in buona fede; chi volesse davvero informarsi sulle sovradiagnosi può cominciare da G. Welsh. Sovradiagnosi. Il pensiero scientifico, 2013. Il più recente articolo sui gravi effetti nocivi a lungo termine delle terapie per i tumori pediatrici è di 3 giorni fa, sul NEJM: Cancer survivorship, CL Shapiro. Riguardo ai suoi insulti in difesa delle dannose ciarlatanerie che invece incontrano i suoi gusti, rispondo che fanno il paio con la fuffa che impunemente vendete; che sconfina non nel delirio, ma nel crimine. Del resto Gaspare, Melchiorre e Baldassare sono invocati anche in riti di giuramento mafiosi.

Bassettoni. Oh, finalmente è uscito fuori il soggetto, la “siovradiagnosi-sovratrattamento”. La chiarezza non è il suo forte. Bene, avevo intuito che lei si muovesse in questa melma, ma ognuno ovviamente è libero di pensarla come crede, quindi anch’io che considero le posizioni come le sue di tipo fortemente paranoico. Pertanto, non avendo alcuna intenzione di proseguire un dialogo in un contesto psicotico, la chiudo qui.

@ Bassettoni. All’interno della versione ufficiale si è liberi di mentire, sostenere tesi contro i dati e assurde, mettersi il cappello di Napoleone, spingere per la macellazione controllata di bambini, e trarne vantaggi. Tanto si è entro mura sicure. Se ci si azzarda a uscire dal copione, la sovradiagnosi e il sovratrattamento (rispettivamente 11964 articoli in inglese e 12533 articoli in inglese su Pubmed mentre scrivo) divengono “melma” e discorsi “psicotici”, “paranoici”. Un’affermazione per la quale non basta essere disonesti; bisogna avere l’animo del disonesto pezzente e disperato, che sa che andrà a letto senza cena se non sgraffigna qualcosa. Nel regno di Napoli il potere continua a difendersi, a difendere crimini e a diffondere ignoranza, facendo uso dei lazzaroni. Ma avviene ovunque. Ora che finalmente lei si allontana, spero che con la sua esibizione si sia almeno guadagnato il sostentamento per la giornata.

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18 gennaio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Terra dei Fuochi e Lombardia, mal comune ‘sommo gaudio’ per chi le governa”

Seguendo il costume diffamatorio lanciato da Burioni, Marfella chiama “medici no-tox, pericolosissimi e antiscientifici” quelli che sollevino dubbi sulla natura causale della sua asserita correlazione tra eccessi di diagnosi di cancro e inquinamento. Identificare la correlazione con la causalità è non da medici ignoranti, ma da ignoranti tout court (1).

Tra gli sfaceli causati dalla mafia – e tra i motivi per i quali non viene eliminata – c’è che dicendo di contrastarla ci si pone nella posizione migliore per praticare affari affini. L’antimafioso scienziato poi ha la doppia aureola. Ma attribuire l’incremento di diagnosi del cancro della tiroide solo a Carmine Schiavone nascondendo l’allarme mondiale su come sia facile sovradiagnosticarlo, tanto che si vuole togliergli il termine ‘cancro’ per casi comuni, è più una prosecuzione che un contrasto dell’opera della camorra. Giusto parlare della cancerogenesi chimica. Ma limitarla all’inquinamento ambientale tacendo dei cancerogeni nei prodotti di consumo, es. la correlazione col cibo industriale dei supermarket (2), è da “medici miasmatici”, che descrivendo il cancro come una fatalità impalpabile spingono la gente verso le frodi dell’oncologia e coprono responsabilità di commerci legali nell’esposizione a cancerogeni.

1 Utts J. What Educated Citizens Should Know About Statistics and Probability. The American Statician, 2003. 57: 74.

2 Fiolet T. et al Consumption of ultra-processed foods and cancer risks. BMJ, 2018. 360: k322.

@ Antonio. Le segnalo i paragrafi 4 (significatività statistica) e 9 (variabilità) dell’articolo sull’alfabetizzazione statistica. Di quello di cui parla “solo lei” si parla sempre, gonfiandolo all’inverosimile: l’inquinamento ambientale, elevato a causa unica e infinitamente potente di cancro. Di altri fattori si tace, e li si nasconde: la correlazione alimenti industriali/cancro; la sequenza allarme cancro/sovradiagnosi. Un recente lavoro mostra come l’incidente nucleare di Fukushima abbia causato alle tiroidi di minori, via allarme, sovradiagnosi di cancro, e non come si temeva cancri da radiazioni. Lei dà per certo che il criminale abbandono di materiali medici radioattivi stia facendo una strage; non dice nulla sui danni certi da radiazioni a bruciapelo da esami radiologici facili. Uno studio mostra come le TAC nei bambini triplichino il rischio di leucemia e tumore al cervello. Un sospetto di cancro indotto dai suoi allarmi sregolati può trasformare un bambino sano in un malato di cancro autentico da radiazioni mediche.

Lei si fa un vanto del gridare; ma in Italia i toni forti si usano per le fogne che stanno in basso, facili da riconoscere, come la criminalità. Contemporaneamente ci si mette a disposizione delle fogne che stanno in alto, legali e riverite. Legga Gigerenzer, tedesco, noto scienziato cognitivo e statistico, che riporta la sua furiosa litigata con uno stimato dentista per evitare una “banale” radiografia alla figlia (Risk savvy. How to make good decisions).

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30 aprile 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Casula “Bambino morto a 5 anni di tumore, la procura di Taranto chiede il processo per 9 dirigenti ex Ilva”

In queste ore è in corso un nuovo tentativo di depistaggio su Via d’Amelio. I magistrati sanno con quanta cautela vanno prese le dichiarazioni di chi si presenta come pentito.

Il liberismo si basa sulla manipolazione cognitiva, su una presentazione della realtà a fini di profitto distorta in maniera magistrale e diffusa con l’uso dei più larghi mezzi. I magistrati non verificano se alcuni grandi temi mediatici, all’apparenza sacrosanti e meritori, siano in realtà volti a interessi illeciti; alla istituzionalizzazione di frode e sfruttamento. Così che è possibile che loro ne divengano strumento, come è già avvenuto per i depistaggi mafia-servizi. Es. che in futuro sulla spinta di questi allarmi le diagnosi di tumore pediatrico e il business che sostengono aumenteranno. Studi mostrano come gli allarmi inneschino un feedback positivo che autoalimentandosi genera sovradiagnosi. Sembra che non se lo chiedano, o che non vi badino. Ci sono le teste di turco mafia-servizi; ma ci sono anche le teste di turco cognitive, che, non meno perfide e velenose, fuorviando possono fare male su larga scala.

Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato.
La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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9 settembre 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post “Covid, i presidi: “Distribuiremo le mascherine di scorta alle scuole, i docenti evitino gli assembramenti”. Vaia: “No allarmismi” “

The risk to any healthy child of hospitalisation or death from covid is (and was) essentially zero [1][2][3][4].

[1] C. Smith et al., “Deaths in children and young people in England after SARS-CoV-2 infection during the first pandemic year,” Nat. Med., vol. 28, no. 1, pp. 185–192, Jan. 2022.
[2] A. M. Pezzullo, C. Axfors, D. G. Contopoulos-Ioannidis, A. Apostolatos, and J. P. A. Ioannidis, “Age-stratified infection fatality rate of COVID-19 in the non-elderly informed from pre-vaccination national seroprevalence studies,” medRxiv, p. 2022.10.11.22280963, Oct. 2022.
[3] J. L. Ward et al., “Risk factors for PICU admission and death among children and young people hospitalized with COVID-19 and PIMS-TS in England during the first pandemic year,” Nat. Med., pp. 1–8, Dec. 2021.
[4] J. P. A. Ioannidis, “Reconciling estimates of global spread and infection fatality rates of COVID-19: An overview of systematic evaluations.,” Eur. J. Clin. Invest., vol. 51, no. 5, p. e13554, May 2021.

Da: Fenton N. Informed consent: statement on covid policies affecting children and young adults. 8 set 2023.

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4 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Lo Torto “Giornata mondiale contro il cancro, “in Italia 1 paziente su 4 vede peggiorare la sua situazione finanziaria. E ridurre le possiblità di cura” “

L’oncologia è il campo dei feedback positivi; dei circoli viziosi che si espandono autoalimentandosi. A parte la stimolazione autocrina e i meccanismi selettivi nella biologia tumorale, i feedback positivi creati dal business. Es. :

Overdiagnosis creates a powerful cycle of positive feedback for more overdiagnosis because an ever increasing proportion of the population knows someone—a friend, a family member, an acquaintance, or a celebrity—who “owes their life” to early cancer detection. Some have labeled this the popularity par-adox of screening: The more overdiagnosis screening causes, the more people who feel they owe it their life and the more popular screening becomes.1

We receive positive feedback from patients thanking us for “saving my life,” alarming feedback from patients with missed diagnoses” and no feedback at all from patients whose cancer was overdiagnosed.2

A positive feedback loop of testing ensues3

Anche dare ancora più denaro pubblico all’oncologia, divenuta una insaziabile idrovora succhia-soldi, nei termini nei quali li chiede, la renderà ancora più corruttrice, a danno della salute e degli averi dei malati es.4. Ci vorrebbero invece misure di controllo “antitumorali” sull’oncologia stessa.

1 Overdiagnosis in Cancer. JNCI 2010.
2 Solving the Problem of Overdiagnosis. NEJM 2016.
3 Overdiagnosis: How Our Compulsion for Diagnosis May Be Harming Children. Pediatrics 2014.
4 Pharma Money to Oncologists Tied to Nonrecommended Care. Medscape 2023.

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26 settembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Lo Torto ” “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile se un bambino è protetto a Milano e non a Cosenza” “

Una storia parziale e distorta. Sui neonati sani la profilassi con nirsevimab ha mostrato ridurre le ospedalizzazioni solo dall’1,6% allo 0,6%. In un altro studio il farmaco ha mostrato un 1% di effetti avversi. Lo stesso citato Garattini dice che è da chiarire quanto espandere gli inoculi ai neonati sani. Soprattutto, mentre si parla solo di prezzo, si omette che la bronchiolite, oggetto di grandi interessi commerciali, è una malattia sovradiagnosticata e sovratrattata*. Si calca invece la mano sulle differenze Nord Sud. Con manipolazioni del genere alla cattiva sanità calabrese, sgangherata perché funzionale a mangiatoie clientelari locali, si aggiungerà la cattiva sanità alla lombarda, basata sul primato dell’affarismo e dell’asservimento al grande business internazionale.

*Overdiagnosis: How Our Compulsion for Diagnosis May Be Harming Children. Pediatrics, 2014 – Update on Pediatric Overuse. Pediatrics, 2017 – When technology creates uncertainty: pulse oximetry and overdiagnosis of hypoxaemia in bronchiolitis. BMJ, 2017 – The “deimplementation” process: Stopping overuse in pediatric care. Lown Institute, 2021 – “Don’t Just Do Something, Stand There”: Embracing deimplementation of Bronchiolitis Therapeutics. Pediatrics, 2021 – Pediatric Bronchiolitis: Less Is More, Medscape, 2021 – Things Pediatric Hospitalists Do for No Reason. Medscape, 2021.

@ Serena: Lei ritaglia via dal “contesto” l’onestà. In epidemiologia è un selection bias. Un “paradosso di Berkson”. Dato dal “conditionioning on a collider”. Il collider sul quale entrambi i sistemi, lombardo e calabrese, convergono, è di asservire la medicina a interessi illeciti. Il modo diverso tra i due crea una differenza apparente.

E’ un fenomeno generale nell’attuale corso: l’opposizione è apparente, tra due termini entrambi corrotti. L’applicazione nella politica italiana, con due posizioni che si fronteggiano ma convergono nella corruzione e nello sfruttamento del cittadino, la si potrebbe chiamare “effetto Gelli-Berkson”; visto che il Piano di rinascita ammetteva due fazioni, contrapposte ma entrambe controllate. La sensazione di inautenticità dell’intero sistema politico – e giudiziario, anch’esso coinvolto – che ha portato all’astensione di massa deriva in buona parte dall’opposizione come artefatto ottenuto imponendo il suo “contesto”.

Lei mostra un altro aspetto del sistema Gelli: la contrapposizione tra sanità “privata”, apertamente volta al profitto, e quella che usurpa il nome di sanità “pubblica”, quando come mostra questo caso è una sanità privata a terminale pubblico. Una sanità non pubblica ma ordoliberista, ultra-privata, dettata da interessi privati potenti e amorali; con l’Ag. delle entrate come esattore e i Carabinieri come sicurezza. La sanità pubblica vera prima di discutere del prezzo valuta l’appropriatezza e l’assenza di interessi illeciti.

@ The BigMax: Stiamo parlando sia del Sud, dove i politici di dx e sn fanno anche di peggio che affondare le mani nelle casse dello Stato (questo lo fanno anche in Trentino-Alto Adige*) che del Nord, dove dx e sn – e magistratura – hanno servito l’ordine mondiale con la strage di innesco covid**. Con una “pandemia” che ha rispettato i contorni dei confini amministrativi (perfino a livello provinciale**); molto meno letale nelle disastrate regioni meridionali. Risultano, rispetto alla narrazione ufficiale, esiti dell’assistenza sanitaria che sono inversamente correlati con la ricchezza del territorio e con la qualità percepita della medicina invece che in maniera diretta. Del resto “US has the worst healthcare outcomes while spending the most, study shows” BMJ, 23 set 2024.

Storicamente la medicina ha un’anima che è volta al profitto privato e al potere, mentre è insufficientemente distante dalla ciarlataneria. Quei comitati d’affari che sono i partiti non si sono lasciati sfuggire la dimensione deteriore della medicina, che, in forme diverse, hanno amplificato invece di comprimere.

*Regione, tornano i vitalizi per i consiglieri: ma ora li chiamano “indennità differita”. L’Adige, 24 ago 2024.
** Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale

27 settembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post “La rabbia di Sportiello (M5s): “Farmaci contro le bronchioliti? È solo l’inizio del baratro in cui ci portate con l’autonomia differenziata”

Basata sul clientelismo, l’assistenza medica al Sud è carente della precondizione di base del rispetto della dignità umana. Invece che di questo, i 5S si occupano di estendere dal Nord al Sud uno storno di risorse a favore di una speculazione volta ad arricchire le case farmaceutiche; si occupano di aggravare indegnità e inefficienza locali aggiungendovi affarismo internazionale. Con argomenti a patina: superficiali, ingannevoli, falsi sul piano tecnico e emotivi; tacendo che si vuole iniettare in massa i neonati anche quanto superfluo e rischioso. V. mio commento al post “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile se un bambino è protetto a Milano e non a Cosenza” 26 set 24.

“Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle rifiutate” (Teresa d’Avila). La medicina è il regno delle truffa a preghiere esaudite: dove disinformando si fa in modo che la vittima prema per avere ciò che la danneggia*. Dopo Di Maio che mette i lobbisti del business oncologico e i malati di cancro sullo stesso livello etico**, dopo Conte pdc scriba docile dei decreti covid fascistissimi***, una conferma che i 5S non sono più onesti degli altri nel fare i piazzisti e i complici di Stato per il business biomedico. Sono più insidiosi, recitando la parte degli idealisti puliti.

* Preghiere esaudite. Le cure compassionevoli nella medicina usuraia
** Di Maio e la lobby dei malati di cancro. Il paziente come stakeholder
*** Lo Stato canaro, i polli di Renzo e il bait-and-switch

@ Petti Rosso: Credere che la competenza – ammesso vi sia – sia sufficiente è un errore tipico di voi suprematisti del pensiero semplice*. La competenza è necessaria ma non sufficiente: occorre anche l’onestà (che non consiste solo nel non rubare; ma es. anche non accettare alte cariche pubbliche essendo inadeguati, o facendone un’attività impiegatizia, ben stipendiata, di ripetitori di veline dei poteri forti). Presentare come certi controfattuali da cocktail, “senza Conte avremmo avuto un milione di morti” non è un argomento di gradazione inferiore di quelli di “mojito” Salvini. Col quale vi siete accompagnati. Così non mi dispiace che lei frapponga la sua cagnolina tra me e lei quanto a capacità intellettive e presunzione. Chissà come classifichereste, voi eletti, i ricercatori affermati che mostrano, documentandolo, che se al posto di Conte, o di Salvini, o degli altri della compagnia, ci fossero stati statisti adeguati al ruolo, di morti in eccesso ne avremmo avuto pochissimi o nessuno**.

* Il paradosso dei monatti
** Fenton, Neil, Fighting Goliath – Exposing the flawed Science + statistics behind the Covid-19 event.2024.

@ Petti Rosso: Posso dire di essere tra quelli che sono più opposti all’incompetenza e all’indegnità al governo. Pur di idee politiche moderate, da 25 anni a ogni elezione restituisco il documento elettorale; constatando che non vi è una vera alternativa, una vera opposizione, una vera differenza di qualità, ma solo degli scolmatori, che quando l’insoddisfazione dei cittadini trabocca la raccolgono per poi reincanalarla nel sistema. A proposito, andrebbe mostrato all’on. Sportiello quanto ho scritto a commento del post precedente “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile…”; soprattutto, dovrebbe leggere le 7 pubblicazioni scientifiche che vi riporto, che costituiscono premesse che condizionano, rendendolo falso e ingannevole, il quadro che ha esposto dai banchi pro iniezioni di massa ai neonati di un lucroso farmaco hi-tech. E che riguardano in generale gravi distorsioni, divenute norma, che devono essere note e tenute presenti per chiunque si occupi di politica sanitaria. (Anche al partito che è arrivato in Parlamento con le intemerate del fondatore contro i misfatti del business biomedico). Se avesse tempo anche la mia risposta a “Serena”, dove parlo di come le false alternative tra partiti diversamente corrotti ingenerino quella sensazione di inautenticità della politica che ha portato all’astensionismo di massa. Che ora, passata l’illusione, riguarda in pieno, purtroppo a ragione, anche i 5S.

@ lfpc1948. Avoglia, se Fontana e Gallera sono pure colpevoli: la Lombardia ha fatto da apripista per il resto del mondo*. E bisognerebbe parlare anche di Colli romani come quello dei due palazzi del Quirinale, di quello Vaticano, di quello del Viminale; dei sedicenti colleghi di Falcone e Borsellino, dei giornalisti sedicenti watchdog, etc. Ma i 5S evitano la chiamata in correità; come avviene in certe storie di coppole, dove gli imputati sanno che è preferibile fare da pecora e addossarsi anche responsabilità altrui -acquisendo così meriti e un certo potere di ricatto- tanto tutto si metterà a posto, piuttosto che andare fuori copione e toccare tasti che renderebbero evidenti i fili, e quindi i burattinai che garantiscono l’impunità sostanziale e ricompense a tutti, purché si attengano alle direttive.

* Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale

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15 febbraio 2026

Blog de Il Fatto

Commento al post d E. Ambrosi “Giornata contro il cancro infantile, guarigioni oltre l’80%. Ma la maggior parte dei pazienti in Italia è costretto a migrare”

“Il tasso di guarigione” è un indice di marketing. L’indice epidemiologico, ambiguo, è la sopravvivenza – in genere a 5 anni – che qui è migliorata da due fattori, sia le sovradiagnosi, un danno – neuroblastoma e ca tiroide tra le più note – sia la migliorata efficacia delle cure e la riduzione del burden terapeutico, un autentico progresso. Parlare di altissimi tassi di “guarigioni” per il cancro infantile non è onesto, date le sovradiagnosi che gonfiano la sopravvivenza. E anche perché le terapie lasciano spesso pesanti reliquati*, così da aumentare la mortalità post “guarigione”, da secondi cancri e malattie cardiache e polmonari. Creando così sia una classe di cronici da seguire, sia nuovi pazienti. Tutta salute per l’economia biomedica. L’oblio oncologico occulta questo aspetto, in modo da fornire un quadro roseo e trionfalistico all’imbonimento verso le sovradiagnosi, che, anch’esse occultate, vengono non contrastate ma promosse. Certi mali non vanno via. Anche De Lorenzo, già condannato per associazione a delinquere per quando prendeva tangenti dall’industria farmaceutica, non è una fonte vergine.

*Long-term Complications Following Childhood and Adolescent Cancer: Foundations for Providing Risk-based Health Care for Survivors. Cancer J Clin 2004. – Lifetime Burden of Psychological Symptoms, Disorders, and Suicide Due to Cancer in Childhood, Adolescent, and Young Adult Years. JAMA 2023.

 

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Vedi anche:

Le anamorfosi su mafia e cancro

Il fuorigioco etico

L’altra mafia e i bambini: la sentenza di condanna dei Bottaro e il suo contorno mafioso. In: I rituali zozzonici della banda Mattarella 18 settembre 2019.

Quando è Pietro che si associa a Simon Mago

Calipari: virtù militari e diritto

21 June 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Post del 21 giu 2008

sito chiuso

 

Nel giugno 2008, dopo oltre 3 anni, si chiude, espletati tutti i passaggi e ricorsi di rito, con l’archiviazione per “carenza di giurisdizione” il procedimento giudiziario sull’assassinio del valoroso Nicola Calipari, generale della Polizia di Stato, agente del SISMI. L’elevata probabilità che l’uccisione di Nicola Calipari non sia stata un incidente, ma appartenga ai “Misteri d’Italia”, e che come tale sarebbe rimasta indefinita e impunita, è apparsa chiaramente fin dall’inizio a chiunque conoscesse a grandi linee la storia dell’Italia del dopoguerra. Il procedimento giudiziario è servito da riempitivo, per frapporre il feltro del tempo tra una realtà impresentabile e la sua percezione.

E’ ovvio che se si vuole controllare una nazione straniera occorre coltivare una classe dirigente servile, mentre vanno eradicati, come la gramigna, quei soggetti che si opporrebbero alla dominazione; e ovviamente i detentori del potere militare sono tra i primi a dover essere “purificati”. In Cile un anno prima del golpe che mise al potere Pinochet si ebbe cura di fare assassinare il capo delle forze armate, generale Schneider (Schneider nel mirino della CIA. In: Salvador Allende. P. Verdugo, Baldini e Castoldi, 2003).

In Italia, si può immaginare in base a quali criteri siano avvenuti avanzamenti e nomine nelle forze armate, con ministri della difesa come Andreotti o Cossiga. Tale “selezione avversa”, una selezione all’incontrario, ha comportato anche alcune eliminazioni fisiche, delle quali quella di Calipari è stata la più recente. La prima è stata quella di Nicola Bellomo, un generale dell’Esercito che dopo l’8 settembre sfoderò, in un Paese allo sbando, una grinta impressionante. Per il suo comportamento roccioso ed efficace nella fiumana della disfatta, si sarebbe dovuto intitolargli vie, piazze e accademie militari. Invece è dimenticato, e ad aiutare l’oblio è anche intervenuto il segreto di Stato. Lo fucilarono gli inglesi – che avevano capito di che pasta era fatto – grazie ai maneggi dei suoi biliosi colleghi italiani, privi del suo coraggio, ma dotati di quel singolare “coraggio” necessario a commettere atti vili, e quindi ben visti dai vincitori come capi nel futuro esercito repubblicano. Bellomo rifiutò di chiedere la grazia. Si è scritto che l’Italia postfascista è cominciata con questo vergognoso episodio (F. Bianco. Il caso Bellomo. Un generale condannato a morte. (11 settembre 1945). Mursia, 1995).

Dal dopoguerra ci sono stati diversi casi di militari morti in circostanze che fanno pensare ad un’epurazione. Un generale che era troppo leale alla nazione per i gusti dei governanti fu il Vicecomandante generale dei Carabinieri Giorgio Manes (G. De Lutiis. Storia dei servizi segreti in Italia. Editori Riuniti, 1991). Oppositore di De Lorenzo, vessato e screditato, morirà d’infarto nel 1969, a 63 anni, bevendo un caffè mentre attendeva di deporre presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul tentato golpe di De Lorenzo del 1964. I familiari sostennero che era stato ucciso. C’è poi Dalla Chiesa, che non era un angioletto, ma un Carabiniere, con l’evidente stortura di indossare la divisa di generale essendo come persona un autentico generale, che vuole servire il suo Paese e ne è capace.

Di Calipari, che apparteneva all’ambientino dei servizi segreti, non sappiamo molto. Sappiamo che ha portato a termine una missione molto delicata e pericolosa a Baghdad, andando contro il volere degli statunitensi, che preferivano ai vertici dei servizi segreti persone più “fidate”; persone che sono state avvantaggiate dall’assassinio (G. Malabarba. 2001-2006 Segreti e bugie di Stato. Partito americano e l’uccisione di Calipari. Alegre, 2006). Sappiamo che Calipari ha reso un importante servizio al Paese, senza che le istituzioni gli coprissero le spalle da vivo; mentre lo hanno scaricato da morto, ovviamente in un tripudio di pianti, corone funebri e discorsi alati. “L’alleanza” cortigiana agli USA nell’occupazione dell’Iraq è stata ripagata con gesto che esprime un “disprezzo che va oltre la subalternità” (N. Dalla Chiesa. No alla medaglia americana. l’Unità 27 apr 2005). In effetti, sembra una punizione esemplare per tenere degli schiavi al loro posto, troncando sul nascere, con una ferocia da negriero, qualsiasi gesto di autonomia.

Mi pare che questi quattro alti ufficiali italiani, e altri come loro, siano stati eliminati, al di là delle ragioni contingenti, per due motivi fondamentali: da un lato, erano nati soldati, e comandanti, nel senso migliore del termine; ben capaci di battersi, onesti, amavano il loro Paese, e non si facevano mettere la cavezza da nessuno; dall’altro, subivano la rivalità di colleghi o politici con orizzonti più ristretti, che invece erano pronti ad assumere ruoli servili. Credo che, come molti civili pure eliminati, siano stati epurati, prima che per i loro atti, per le loro qualità personali e professionali.

Le infinite analisi sui massimi mali dell’Italia repubblicana: il terrorismo, la mafia, il governo clericofascista, l’opposizione venduta, il cronico cattivo andamento dell’economia, etc., sarebbero grandemente semplificate considerando due elementi che sono semplici e importanti, ma sono tabù. Il primo è che la classe dirigente italiana, mutuando gli storici costumi della Chiesa, è “compradora”: ha una tendenza a prosperare vendendo i beni materiali e morali del Paese a forze straniere; vendendo quindi anche persone, o l’onore della nazione, se richiesti. Il secondo è che attualmente tale classe compradora è al servizio degli USA, dei quali siamo uno Stato satellite. Sottovalutando questi fattori, viene sottovalutato anche il peso che hanno gli USA nel determinare le carriere della classe dirigente italiana, decidendo chi deve andare avanti e chi va fermato.

Il caso Calipari mostra bene questi due elementi; mostra l’incontro tra lo strapotere USA e il servilismo volontario e talora entusiasta col quale le nostre istituzioni consentono agli USA di spadroneggiare sugli Italiani. Le giustificazioni dei giudici all’archiviazione appaiono della stessa stoffa della quale erano tessuti i vestiti nuovi dell’imperatore. Non so se ci sono davvero barriere giuridiche insormontabili che rendono non punibile l’uccisione di Calipari, e quindi formalmente inevitabile la degradante accettazione di un oltraggio così profondo all’intero Paese e alle sue Forze armate; ma, se così fosse, questa è un aggravante, e non un esimente, per la nostra classe dirigente; della quale fa parte anche la magistratura, che non è nuova al conferire impunità ai reati sui quali si allunga l’ombra dell’amico americano. Mentre su reati riguardanti altri affari politici, reati riguardanti la lotta interna per il potere, è molto meno timida.

Il 7 marzo 2005, giorno dei funerali di Calipari, scrissi alla sezione locale dell’Associazione nazionale magistrati, e al prefetto della città dove abito, una lettera dove lamentavo l’asservimento dei pubblici poteri a interessi illeciti; citando Calipari come esempio di selezione avversa delle elites, per la quale vengono eliminati gli uomini migliori delle istituzioni; viceversa, scrivevo, le autorità come quelle oggetto della lettera, che abusano del proprio potere per compiacere i poteri forti, camperanno quanto “tartarughe delle Galapagos”, relativamente a tale selezione. (Scrissi pure che le esortazioni, allora correnti, sulla necessità di aspettare i risultati dell’indagine giudiziaria prima di accusare gli USA di aver voluto assassinare Calipari, mi ricordavano il guappo de “Il turco napoletano” che risponde allo schiaffo di Totò dicendo che andrà dal dentista, e che farà un macello se il dentista gli dirà che il dente che lo schiaffo gli ha fatto saltare era sano).

Il caso ha voluto che “la goccia” che mi spinse a scrivere il giorno del funerale si sia ripresentata puntuale tre anni dopo, contemporaneamente alla sentenza di archiviazione. Si ha l’impressione che fra le figure-guida di diversi magistrati e uomini d’arme, invece che i magistrati, i soldati, e i poliziotti che non hanno accettato il giogo, ci siano i lenti bestioni delle Galapagos, emblema dell’arte di campare cento anni e più, visto che sono tra gli animali più longevi; e dell’arte di sopravvivere in tempi difficili, perché la tartaruga, che sembra così impacciata, e così assorta nel farsi i fatti suoi, è anche tra i pochi gruppi di rettili sopravvissuti all’estinzione del Mesozoico che segnò la fine dei dinosauri, decine di milioni di anni prima della comparsa della nostra specie.

Anche le nostre Forze armate, inclusi i corpi di polizia, sono parte di questa dirigenza compradora. Poche settimane fa abbiamo avuto la sfilata delle Forze armate del 2 Giugno e la festa dei Carabinieri. Ogni anno le divise si appesantiscono di nuovi ornamenti; come se la continua aggiunta di buffetterie, canutiglie e pennacchi dovesse mimetizzare dei vuoti sotto la divisa. La locale tv ha riportato che in occasione della festa dei Carabinieri il Comandante provinciale dei Carabinieri della città dove abito ha detto che l’azione dei CC poggia da un lato sul diritto e dall’altro sulle virtù militari. Questa accoppiata mi è tornata in mente leggendo dell’archiviazione per Calipari. Nella mia personale esperienza l’azione degli attuali CC affonda piuttosto le sue radici in quella stessa furbizia amorale e imbelle che è il vanto dell’Italiano medio, e in particolare dell’Italiano medio che occupa cariche istituzionali; la differenza maggiore essendo data dalle armi e dai mezzi che davanti ai cittadini inermi li fanno sembrare guerrieri invincibili, e che possono facilmente mutare tale furbizia in violenza, e a volte in spargimento di sangue.

Una furbizia che li porta, poco militarmente e a onta del diritto, a mettersi dalla parte del più forte, se il più forte è molto grosso, così grosso che non si può certo metterlo in gattabuia, come meriterebbe. La furbizia amorale e imbelle per la quale se un qualunque cittadino italiano è sgradito a interessi economici o politici USA – si tratti di un presidente del consiglio, come Moro, di un funzionario, o dell’ultimo povero diavolo – e gli yankees mostrano il pollice verso, la sua vita non vale cento lire, per i nostri CC, o per la PS. Del resto, prima degli studi sul “familismo amorale” delle nostre classi dirigenti, Longanesi aveva detto che nel bianco del tricolore andrebbe scritto “Tengo famiglia”.

Naturalmente, anche nei CC e negli altri corpi armati sono presenti persone oneste, o coraggiose, o intelligenti. Ma, se qualche militare o poliziotto avesse tutte e tre queste qualità, e volesse esercitarle, in grado eroico, in circostanze come quelle nelle quali si è trovato Calipari, di coraggio e abilità dovrebbe averne dosi doppie, rispetto ai suoi colleghi di altre nazioni: una dose per fronteggiare il nemico, e l’altra per reggere ai superiori e politici che ha alle spalle e che dovrebbero coprirlo. Con l’omicidio e l’archiviazione, militari e poliziotti che sentissero il prurito di emulare Calipari o altri con la spina dorsale, sono avvisati. Fatte salve le solite eccezioni, che rafforzano la prassi, quando lo zio Sam chiede la testa di qualche italiano anche i magistrati depongono la prosopopea con la quale si presentano al volgo, e battono i tacchi; facendo del diritto e dell’onore della magistratura ciò che i CC e le altre forze armate fanno del diritto e delle virtù militari davanti alla stessa richiesta.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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2 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Cannavale “Sud, la necessità di ricordare”

A chi voglia comprendere l’Italia di oggi senza fermarsi alle veline ufficiali, sarebbe utile apprendere del caso Bellomo, citato en passant da Cannavale. Nicola Bellomo fu un generale dell’Esercito che dopo l’8 settembre sfoderò, in un Paese allo sbando, una grinta impressionante, organizzando e guidando, vittoriosamente nonostante gli scarsi mezzi, la resistenza militare contro i nazisti. E’ dimenticato, e ad aiutare l’oblio è anche intervenuto il segreto di Stato. Lo fucilarono gli inglesi, che avevano capito di che pasta era fatto. Fu eliminato, mentre tanti criminali e traditori venivano salvati e a volte rimessi in servizio, grazie anche ai maneggi dei suoi colleghi italiani e dei politici, privi del suo coraggio, ma dotati di quel singolare “coraggio” necessario a commettere atti vili; e quindi ben visti dai vincitori come esemplari del tipo d’uomo adatto a dirigere, a vantaggio dei conquistatori, l’Italia asservita. Si è scritto che l’Italia postfascista è cominciata con questo vergognoso episodio. Vedi: “F. Bianco. Il caso Bellomo. Un generale condannato a morte. Mursia,1995”. Consiglio il libro anche ai giovani che, data l’attuale statura, i tratti, e i costumi, di chi ci governa e decide sulle nostre vite, forse neppure sanno cosa sia un capo vero, non avendolo mai visto; né cosa sia il vero onore per chi è in posizione di comando.

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4 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Mantovani “Calipari, 10 anni fa la morte dell’agente del Sismi che liberò Giuliana Sgrena”

Segnalo il libro “L’omicidio di Nicola Calipari” (Rubbettino, 2012) scritto da un PM, Erminio Amelio, sulla acquiescenza dei nostri politici e della nostra magistratura all’uccisione di un altro di quelli che potrebbero essere detti “I capaci”.

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20 dicembre 2018

Blog de il Fatto

Commento al post di T. De Marchi “Angelo Tofalo indossa la tuta da Top Gun e annuncia: l’F-35 è irrinunciabile”

L’arte di cantare che si sta “ridendo in faccia a Monna morte ed al destino” mentre ci si sta calando le brache. Spiace anche per quei militari davvero coraggiosi e leali alla bandiera.

Nel paese dei preti arraffoni sotto le pelli d’agnello, dei bauscia che trascinano l’Italia verso il postribolo mentre recitano di amarla, dei “disinistra” che si rivelano essere come i porci di Orwell, dei furbi di paese che fanno tanto fumo per mangiarsi l’arrosto, bisognerebbe avere sempre presente il commento di un personaggio di Fellini: “se un ladro ha la faccia da ladro in fondo è onesto”. Il M5S è l’esempio più recente della mai appresa differenza tra esca e amo: tra un appetitoso boccone e un gancio d’acciaio con punta ad arpione. La differenza tra retorica e pratica. Tra “Se il destino è contro di noi, peggio per lui” e il motto che Longanesi diceva andrebbe scritto nel bianco del tricolore: “Tengo famiglia”. Nella mia esperienza, tra il “pugnale in mezzo ai denti/in uno contro venti” e le audaci operazioni di stalking di corpi armati dello Stato in venti contro uno per procacciarsi la pagnotta servendo gli affari criminosi dei big shots.

cawdor: Stai poco bene? Deliri.

@ cawdor. Può darsi. Quando sento il passaggio dei 5S dal “no agli F-35” al loro sottosegretario alla difesa e carabiniere parà che spiega che gli F-35 vanno acquistati e com’è bello volare sugli F-35 mi appare, invece che le immagini di repertorio su El Alamein, la scena alla quale assistei tanti anni fa su un Pilatus, di uno che rifiutò di lanciarsi. Stropiccio gli occhi, ma vedo Otello Celletti, il vigile di Sordi, che in tribunale spiega di avere scambiato “sbronzo” per “str..” e elogia il sindaco che aveva denunciato (Vittorio De Sica). Chiudo gli occhi, mi concentro, ma mi appaiono Stanlio e Ollio che nell’andarsene dalla Legione straniera cantano e ballano “Guardo gli asini che volano nel ciel”. Tu che sei pratico di pensiero lucido, dimmi: è grave?

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7 aprile 2019

Blog De Il Fatto

Commento al post “Migranti, De Falco (ex M5s) salirà a bordo della nave dell’ong Mediterranea: “Continuano partenze e morti in mare””

La Guardia costiera che paghiamo e onoriamo perché difenda i nostri confini riceve, grazie agli uffici dei preti, riconoscimenti per “l’accoglienza”. Tra i tanti morti sul fondo del Mediterraneo ci sono anche i marinai italiani dilaniati e annegati nella II Guerra mondiale per il tradimento dei vertici della marina militare, che lavoravano sistematicamente per gli inglesi (A. Trizzino, Navi e poltrone, 1966). Dopo la guerra uno degli ammiragli venduti fece passare il suo comportamento per antifascismo e per amore dell’Italia. Di quel massacro di italiani fatti uccidere dai loro capi non si parla. E’ uno dei capitoli del libro delle vicende indicibili della nostra storia, la cui conoscenza ci aiuterebbe a meglio comprendere il presente. Incluso il servizio immissione di clandestini mediante navi della marina militare al servizio dei poteri forti e a danno del Paese; il suo essere fatto passare per gesto di umanità; e le accuse tartufesche di razzismo a chi si oppone, parallele al tacciare di simpatie fasciste chi chiami traditori i traditori nella sciagurata guerra voluta dalla follia fascista. “Nessun cittadino può sentirsi sicuro se non è certo che l’onore militare ispira i suoi difensori”. E’ la frase conclusiva del libro di Trizzino, una considerazione che gli italiani dovrebbero fare, e non solo riguardo all’arma della Marina.

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1 giugno 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “2 giugno, Salvini: “Gli ex generali assenti? Non sentono la presenza del ministro”. E sulla giustizia: “Riforma è un’emergenza””

In un paese civile un ministro difende le istituzioni anche dalle degenerazioni interne. Invece per Salvini, “il maschio analfa”, un ministro, in particolare se dal suo ministero dipendono corpi armati dello Stato, deve stare “sempre e comunque” dalla parte di quelli di cui è a capo. Molte ombre del passato, e anche del presente, condottieri coi loro mercenari, capimanipolo con le loro squadracce, capobanda con i loro ladroni, etc. gli darebbero ragione. E anche figure meno bellicose, trattandosi qui non di resistere fino alla morte in un ridotto, ma di dare l’assalto a formidabili marmitte fumanti di pasta al ragù e a minacciosi schidioni di polli arrosto; a volte in cambio di servigi ai poteri forti extranazionali che sono la negazione dell’onore militare e dell’asserita devozione alla patria.

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2 giugno 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “2 giugno, Roberto Fico. Festa dedicata a tutti, anche ai migranti e ai rom”

Purtroppo, purtroppo per loro, il sentimento repubblicano degli italiani è debole; e le parole dell’alta carica grillina, che invitano al party anche l’immigrazione immessa a forza – con la Marina militare che fa gli sbarchi alla rovescia – rafforzano l’interpretazione del 2 giugno come la festa degli imboscati strutturati tramite lo Stato, senza altra bandiera che quella dei propri interessi.

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7 giugno 2019

Blog de il Fatto

Commento al post “Migranti, Mattarella alla Marina militare: “Il salvataggio di vite umane di questi anni ha reso prestigio al nostro Paese””

Caio Duilio inventò il corvo, un ponte levatoio che uncinava le navi nemiche, per battere la marina cartaginese, una potenza aggressiva rivale di Roma. Alla larga dalla retorica dei fasti militari degli antichi romani; ma non va bene neppure quella dei nostri capi, che hanno inventato una serie di artifici per creare ponti che sbarchino giovanotti africani in Italia, es. il naufragio su appuntamento. Con la marina militare asservita – non è la prima volta* – a interessi stranieri in danno degli italiani. Si assegnano tra loro medaglie e lodi, avendo appiccicato quattro frottole pseudoetiche e pseudoreligiose su quella che è essenzialmente mancanza di spina dorsale. Mentre danno del fascista a chi li critica e si atteggiano a san Francesco per il nuovo tradimento sul Canale di Sicilia e dintorni, si vantano della nave Trieste, nave da assalto da 1.1 miliardi di euro**, addobbata al varo con un grande crocifisso e immagini di Wojtyla e Padre Pio, che servirà le guerre di dominio altrui a danno di quell’umanità della quale si atteggiano a salvatori. Abbiamo una marina militare piegata ad interessi antinazionali in maniera non esattamente prestigiosa.

*Trizzino A. Navi e poltrone, 1966.

** Dinucci M. La nave d’assalto dei nuovi crociati. Il Manifesto, 30 mag 2019.

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3 dicembre 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Donne sul fronte, la graphic novel su Giuliana Sgrena e i giorni del sequestro: “Una pagina della nostra storia che non viene più raccontata” “

I salvati e i sommersi

Nella II Guerra Mondiale gli Alleati mapparono sugli aeroplani i fori delle pallottole naziste. Pensavano di rafforzare le zone dove erano concentrati, ali e impennaggi. Il matematico Wald osservò che i fori erano su aerei che pur colpiti erano tornati alla base: bisognava invece rafforzare le zone non colpite, quelle dove i colpi avevano fatto cadere gli aerei non tornati: cabina di pilotaggio e motori. E’ un errore, un survivorship bias, accomunare i sopravvissuti agli eliminati. Bisogna invece studiare i sopravvissuti separatamente; per ciò che sono in sé stessi e in quanto diversi dai caduti o opposti. Cefis, fondatore della P2, successore di Mattei che operava per il bene e l’indipendenza degli italiani. Il Viminale che si fregia di Boris Giuliano e mette al suo posto il piduista Impallomeni. I PdR Napolitano e Cossiga, frequentatori dell’ambasciata USA, rispetto a Moro, PdR mancato. Piersanti e Sergio. La Sgrena del Manifesto, “quotidiano da sempre in odore NATO”*, e Calipari, l’agente dei servizi troppo coraggioso e indipendente per i criteri USA; che con l’uccisione, ovviamente impunita, mostrarono, scrisse Nando Dalla Chiesa, “un disprezzo che va oltre la subalternità”. La brutta Italia reale della classe dirigente così selezionata e l’Italia perduta con ai posti di comando i fantasmi di quelli che sono stati epurati.

* Chi c’è dietro Amnesty International e gli ex-LC che invocano la linea dura sul caso Regeni. F. Dezzani, 2016.

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Vedi anche:

La differenza tra provare paura e essere codardi

Pubblicare la lista dei magistrati di CL

18 May 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “Travolto dallo scandalo, si dimette il presidente ANM”.

sito chiuso

Nel 2004 nella città della Lombardia dove abito sono andato, per curiosità, ad una riunione pubblica di CL. Lo speaker ha vantato la presenza del Presidente del Tribunale e del Presidente della Corte d’appello, dicendo il loro nome e salutandoli. Erano presenti anche una quantità di imprenditori ufficialmente legati a CL tramite la Compagnia delle opere. Alla riunione erano presenti anche persone che rappresentavano, a mio parere, quanto sarebbe venuto alla luce diversi anni dopo: l’occupazione sistematica della sanità lombarda da parte di un gruppo di potere che controlla il personale in un modo che recentemente è stato paragonato a quello dei tempi del fascismo; per attuare una impostazione cristiana, dicono loro, della medicina; così cristiana che pratica uno dei mali più gravi, più luridi e meno noti dell’attuale medicina orientata al profitto, le sovradiagnosi, incluse le sovradiagnosi di tumore (Biondani, Gomez. Dottor lottizzato. Comunione e liberazione occupa il Niguarda di Milano. L’Espresso, 28 gen 2008; reperibile su internet). Situazioni che avevo denunciato già anni prima dell’incontro del 2004, al costo di pesanti atti di discriminazione, nel silenzio connivente e collaborante della magistratura (e del solito centrosinistra, dove pure sono numerosi gli adoratori di don Giussani). Dopo aver assistito alla riunione di CL, scrissi al locale sedicente “Osservatorio per la difesa dello Stato di diritto” (composto principalmente da avvocati, alcuni dei quali si producono in scappellate spagnolesche ai magistrati, dai quali dipendono le loro fortune professionali), e per conoscenza al presidente del tribunale; chiedendo se ritenessero:

“conforme allo Stato di diritto che cariche giudiziarie come quelle di Presidente di Tribunale e di Presidente di Corte d’appello vengano esibite da gruppi d’interesse. Penso che CL non sia peggiore, né migliore, delle altre consorterie, con le quali compete o fa affari. Ma, indipendentemente dalla specifica fazione, una presenza istituzionale come questa non costituisce un possibile incitamento all’illegalità e un deterrente alla richiesta di giustizia ? E’ giusto che un “ciellino” sappia di avere, oltre a politici come l’attuale “governatore” della regione, anche i presidenti degli uffici giudiziari tra i simpatizzanti o gli associati del suo stesso gruppo, un gruppo che persegue i suoi interessi in maniera tale che a volte appare nelle cronache giudiziarie? E’ giusto che chi si trovasse ad avere ricevuto torti dagli adepti di CL, alcuni dei quali perseguono il potere e la ricchezza in maniera ferina, debba vedere che anche le cariche pubbliche che dovrebbero assicurare la legalità ricadono nella sfera d’influenza di CL? “

L’unica risposta fu un incremento nei miei confronti delle misure di polizia, informali ma pesanti, delle quali ero oggetto da quando avevo denunciato le irregolarità nella sanità. Nella città dove abito alle riunioni di CL a volte partecipano, oltre che i vertici della magistratura, anche il colonnello comandante provinciale dei CC, il questore, il capo della Polizia municipale. Credo che l’attenzione per la mafia meridionale, con le sue complicità nelle istituzioni, metta in ombra, e giustifichi, fenomeni analoghi che avvengono “legalmente” al Nord. Seguo da tempo queste cose, e ogni anno vado ad assistere, da privato cittadino, all’inaugurazione dell’anno giudiziario; dove più di una volta mi è capitato di trovarmi davanti quel Presidente del Tribunale; che, voltando le terga, si rincalzava la camicia nei pantaloni e se li tirava su per la cintura.

Concordo con Paulin (La setta di COMUNIONE E LIBERAZIONE – PROPOSTA DI CENSIMENTO. 6 gen 2008, discussioni offtopic http://www.marcotravaglio.it/forum/viewtopic.php?t=10627&highlight=): CL è una lobby potente, con una tendenza a infiltrare i gangli di potere, che andrebbe censita. Concordo anche con bloom79, che ha commentato che la notizia di legami tra il presidente dell’ANM e Saladino avrebbe dovuto occupare la prima pagina dei giornali (Travolto dallo scandalo, si dimette il presidente ANM. http://www.marcotravaglio.it 15 mag 08): quella dei legami fra un magistrato che rappresenta la categoria e l’indagato di un’inchiesta (Why not) che ha portato la categoria a trattare il magistrato che indagava, De Magistris, come un appestato, è una notizia da prima pagina (invece è questo forum che si è adeguato: il titolo del post è stato sostituito con un tranquillo “Si dimette Luerti (pres. ANM), arriva Palamara”). Reputo un errore fermarsi ai casi aneddotici, sia pure importanti e rivelatori. Il fenomeno appare generalizzato, e andrebbe inquadrato nelle sue reali proporzioni statistiche: andrebbero rese note le liste di tutti i magistrati legati a CL, per vedere qual è il peso di CL all’interno della magistratura per consistenza numerica e per occupazione di posti strategici.

Tale pubblicazione è da richiedere per due ragioni. La prima è che è in contrasto coi doveri di imparzialità del giudice la sua affiliazione o vicinanza pratica ad una struttura che persegue sistematicamente l’occupazione delle cariche pubbliche da parte di suoi uomini di fiducia; la regione Lombardia di Formigoni ha addirittura istituzionalizzato ciò, con una legge del ’98 che prevede di “premiare solo chi garantisce maggiore affidabilità rispetto all’indirizzo politico” (Biondani, Gomez, cit.). E’ in contrasto con la posizione di magistrato fare gruppo con un’associazione che, raccogliendo migliaia di aziende, è ripetutamente coinvolta in affari che la portano ad essere oggetto di indagini delle Procure, dalla Calabria al Veneto. Non si possono invece contestare le sensibilità culturali che spingono con un impulso irrefrenabile i magistrati ad abbracciare, tra le tante dottrine filosofiche e religiose possibili, proprio quella di Giussani, che spicca più per il suo essere costruita attorno al perseguimento di soldi e potere che per una grandezza teoretica o morale. Uno si immaginerebbe che dei magistrati siano attratti da autori come Seneca, Montaigne, Pascal, Salvemini, etc., piuttosto che dal nebuloso misticismo mondano di CL; de gustibus. Forse subiscono il fascino di espressioni come “i magistrati sono sacerdoti civili”, che il padrino politico di CL, Andreotti, ha proferito all’indomani della sua assoluzione. Ma andrebbe rilevato che anche sul piano ideologico l’adesione ad una visione assolutista e clericale come quella di CL non è molto rassicurante quanto a fedeltà ai princìpi democratici. Il sostenere che si tratta di un’affiliazione meramente spirituale, che non inficia l’imparzialità del giudice, e che magari lo eleva alle vette superne della moralità, mi fa venire in mente il Presidente del Tribunale che si rassetta la costura delle mutande con la stessa nonchalance con la quale si aggiusterebbe il nodo della cravatta.

Non dico di epurare i magistrati legati a CL, come avvenne per quelli risultati iscritti alla parte resa pubblica delle liste della P2; ma chi capita nelle mani di questi magistrati dovrebbe avere almeno la possibilità di sapere che sono legati a un tale potere. Soprattutto se vi capita in quanto è attaccato da ciellini, o ha denunciato attività illecite di ciellini. Così come un cittadino dovrebbe sapere se ha a che fare con magistrati massoni (tra CL e la massoneria appare esserci una crescente vicinanza di interessi e posizioni). Il Procuratore Agostino Cordova di magistrati massoni ne individuò a decine, ma tutto è stato messo a tacere, grazie agli uffici della moglie di Bruno Vespa. Capisco bene che la richiesta di “schedare” i magistrati legati a CL, limitando così la loro sacrosanta libertà, appaia come minimo stravagante ad una corporazione che non ha trovato responsabilità eversive neppure nella P2, una simpatica cerchia di compagnoni che le malelingue e i dietrologi vogliono pesantemente implicata in quelle operazioni, incluse le stragi e gli omicidi politici, che hanno cambiato la storia e il destino del Paese. Sia CL sia la P2 sono considerate da diversi commentatori strutture fortemente filo-americane; ovvero uno strumento degli USA per influire negli affari interni italiani; entrambe risultano avere legami con quelle polizie segrete che compaiono regolarmente negli affari più sporchi che ci vengono rivelati dai media. Questi dovrebbe essere ulteriori motivi per censire la presenza di magistrati in CL, e rendere noto l’elenco. Veramente, dovrebbero costituire motivo per scegliere volontariamente di stare alla larga da CL, per quei magistrati che non vogliono compromettere l’integrità dell’alta funzione che esercitano; che preferiscono lo scomodo privilegio di esercitare con rigore il nobile servizio del magistrato ai privilegi che derivano dall’ammanicarsi con qualche loggia come un qualunque “borghese piccolo piccolo”.

La seconda ragione per chiedere le liste è che in Italia lo stato endemico di elevata illegalità è dovuto non solo all’illegalità conclamata della mafia, ma anche all’illegalità “che non dice il suo nome”: a dei “santuari”, degli asili, dei luoghi insospettabili nei quali si nasconde indisturbata. Credo cioè che in istituzioni che appaiono come agenti morali, in questo caso nel clero e nella magistratura, vi siano aree, soprattutto nelle posizioni di vertice, ma anche alla base, che corrispondono a questi santuari. L’adesione a CL pone i magistrati quanto meno sulle traiettorie dei legami che intercorrono e si intrecciano fra le aree santuario e il crimine riconosciuto, legami dei quali abbiamo letto nella cronaca giudiziaria. Nella mia esperienza la rete che certi magistrati compongono con altri poteri altrettanto riveriti differisce più nel nome che nella sostanza da una rete di tipo mafioso; né mi sorprende che si trovino legami tra CL e la mafia conclamata, sia nel caso della CL calabra, sia nel caso della CL che gestisce la sanità lombarda (Biondani, Gomez, cit.). Volendo essere come la moglie di Cesare (l’imperatore, non l’ufficiale pagatore dei magistrati per conto di Berlusconi) non si dovrebbero avere di queste frequentazioni.

Il nuovo presidente dell’ANM, il PM Palamara, verosimilmente non è di CL (e speriamo che non sia neppure di qualche altra consorteria). Questa non-affiliazione però non è sufficiente. Lo “scandalo” dei rapporti tra il presidente Luerti e un ciellino come Saladino non dovrebbe distrarre dalla situazione generalizzata di ordinaria commistione tra la magistratura e CL. Il nuovo presidente dell’ANM farebbe cosa lodevole chiarendo la posizione della magistratura rispetto a CL, e pubblicando l’elenco dei magistrati che sono legati alla sacra congrega. Prima ancora si dovrebbe chiederlo al CSM, ma non voglio eccedere con l’umorismo surreale. Il nuovo presidente, che è della stessa corrente di Luerti, Unicost, ha affermato di voler operare nel segno della continuità con la giunta precedente, e questo fa pensare che non gli si possano chiedere le liste dei magistrati di CL; è anche il magistrato che ha risposto alle dimissioni di De Magistris dall’ANM e alle critiche del PM di Catanzaro sul sindacato dei magistrati dicendo che “La storia professionale di ciascuno di noi è a disposizione di tutti” (APCOM 24 gen 08. De Magistris/ANM: non siamo normalizzatori né difensori d’ufficio). Questa sua affermazione fa sperare che vorrà fare un libro aperto anche della storia dei legami di ciascun magistrato con CL e con qualunque altro centro di potere o lobby. Se non vuole rilasciare i nomi, dia almeno delle anonime percentuali cumulative: quali sono le probabilità che il capo di un ufficio giudiziario, al quale ci si debba rivolgere anche per degli illeciti subiti da ciellini, o per dei reati commessi da ciellini a danno di terzi, sia vicino a CL? Quali sono le probabilità per un cittadino che abbia a che fare col sistema giudiziario di avere a che fare con un magistrato di CL? Il 5%? Il 10%? Il 20%, o sono ancora più alte? Per esempio, nella città dove abito, è solo la testa del pesce che odora di CL, o anche il resto?

Questi dati sarebbero utili, ma anche il loro mancato rilascio acquista significato: credo che si dovrebbe esaminare con maggiore attenzione l’assunto del senso comune per il quale la magistratura è separata dal sistema della corruzione che regna in Italia. L’ANM rivendica giustamente il diritto dei magistrati ad autonomia e indipendenza. Tale diritto però dovrebbe essere indisponibile: i magistrati non possono cedere a favore di altri la loro indipendenza e autonomia. Si parla sempre, giustamente, di autonomia e indipendenza della magistratura come diritto, e degli attacchi dei politici a questo diritto; ma si parla poco di indipendenza e autonomia della magistratura come dovere, e dei magistrati che non rispettano tale dovere.

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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia.

Copia del presente post è stata inviata, firmata, il 19 mag 2008 con racc a/r all’ANM c/o il Presidente.

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30 luglio 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Luzi “Fuga di sponsor e ospiti politici. Il Meeting di Cl declina assieme a Formigoni” del 30 luglio 2012

Dopo avere permesso senza vergogna per 20 anni che spadroneggiasse, ora si fa un gran parlare di Formigoni sullo yacht di Daccò. Si sta invece zitti sulle Coop “rosse” che finanziano le iniziative di CL. Sarebbe invece utile, come elettori e come consumatori, scorrere l’elenco degli sponsor e degli espositori, cioè dei passeggeri paganti sulla nave ciellina; la Nave della Mediocrità al potere; la nave della mediocrità amorale come sistema e come modello di “eccellenza”. Una nave che usa la Croce come il pennone dal quale esibire una macabra bandiera, che attrae e raduna coloro che bramano il successo mondano avendo gettata ai pesci l’onestà e rinunciato a qualsiasi forma di redenzione.

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19 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Meeting Cl, Mattarella all’inaugurazione: “Spostamenti migratori non si risolvono con un cartello che vieta l’ingresso”

Andrebbe piuttosto rivalutato il valore delle giuste separazioni. Es. un Presidente della Repubblica non dovrebbe esortare a spalancare le frontiere a masse senza arte né parte in cerca di fortuna; e dovrebbe astenersi dal varcare la soglia del gran convegno di un forte gruppo di interesse come CL. La sua partecipazione è anche un insulto – modesto – ai cittadini che sono vittime dell’affarismo spregiudicato di questa specie di massoneria clericale; ed è un endorsement che rafforza le mura e allarga il fossato di un castello di signorotti, dei quali favorirà aggressività e convinzione di impunità. Ho l’impressione che Sergio Mattarella sia più affine al padre che al fratello Piersanti nel definire liberi pascoli e muraglie invalicabili.

@ Mauro. C’è da sperare che gli italiani comprendano in interiore homine che sarebbe nel loro personale e urgente interesse avere governanti validi e che li rappresentino. Il confronto tra il catalogo attuale – nessuno escluso – e i tempi che ci attendono dovrebbe fargli venire brividi di paura, se non di sdegno; e spingerli a drizzare la schiena, piuttosto che impetrare il Soffio divino.

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18 gennaio 2017

Censurato dal blog de Il Fatto

Commento al post “Massoneria, Bisi (Goi): “Non darò elenco all’Antimafia. Non ci sono parlamentari iscritti”

La libera consultazione degli elenchi completi ed esaustivi degli iscritti alle varie massonerie – incluse le forme affini come l’Opus Dei e CL – sarebbe un passo semplice e praticabile per rendere il cittadino comune meno indifeso, e il suolo italiano meno propizio alla crescita e persistenza di malerbe. Peccato che gli antimafia e i grillini su modeste misure del genere stiano zitti, votati come sono a spendere le loro virtù guerriere in ben altre battaglie.

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16 febbraio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Consulta, la presidente Cartabia: “Processi troppo lunghi diventano pena anticipata. La giustizia deve avere un volto umano”

“La giustizia giusta è riconciliazione, non vendetta”. No, quella è la giustizia perfetta, ideale. Il nostro istinto a vendicarsi è una delle bestie da scacciare e ridurre all’impotenza; che è tra le funzioni delle buone leggi. Ma non è da giuristi di valore la giornaliera giaculatoria che si autoattribuisce un ‘moral grandstanding’ predicando l’embrassons tra il lupo e l’agnello e appiccica l’etichetta della “vendetta” a qualsiasi richiesta per una amministrazione della giustizia che al contrario dell’attuale sia una penalizzazione e non un fattore permissivo per il crimine e il parassitismo dei potenti, e per la furbizia dei delinquenti minori. Oltre che di Eschilo si ricordino di Tacito: chiamano pace il deserto che creano con l’impunità. E’ offensivo e ambiguo questo sfoderare sempre l’accusa di volersi vendicare; ed è espressione dell’agenda politica e delle tecniche di persuasione del clero e degli altri che vogliono una società predatoria, ordinata secondo una piramide alimentare. Clero che mentre invoca l’irenismo dà esempio di implacabilità nel punire con ritorsioni – anche tramite quelli cui fa ottenere una toga o una divisa dello Stato – gli onesti che non recedono dall’intralciare i suoi affari illeciti. Uno dei tratti culturali che accomunano clero e mafia. A partire dai busybody di CL; dalle cui schiere l’edenica Cartabia proviene.

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31 maggio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Guglielmo Mollicone, morto il papà di Serena: per 20 anni ha cercato la verità sull’omicidio”

Anni fa inviai una lettera di protesta sul comportamento mafioide di magistrati al presidente dell’ANM. Tale Palamara; allora non era noto al grande pubblico e io non sapevo niente di lui tranne che era stato scelto dai magistrati a rappresentarli. L’unico riscontro apparente è stato una reiterazione e un aggravamento dei comportamenti mafioidi istituzionali. Ho sviluppato una scorza alle porcherie del potere, ma anche per me è toccante l’immagine di quella ragazza di 19 anni che con la sua concezione ingenua del mondo bussa alla sede preposta alla legalità. Ora, passati tanti anni e col processo che deve ancora iniziare, se ne è andato il padre. L’arte di simulare la giustizia senza praticarla davvero ha tra le sue procedure anche quella di logorare le parti lese, stressandole, con effetti avversi sulla circolazione coronarica.

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Vedi:

4 maggio 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Limiti “Massoneria e politica, siamo alle solite: la vita pubblica va protetta dai gruppi privati”

In: Massoni e legalità

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9 giugno 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Limiti “Chi si candida deve dichiarare se appartiene a una loggia massonica: una legge necessaria”

30 anni fa, per 2 anni per andare al lavoro come resident in un grande ospedale di Boston scendevo dalla metropolitana alla fermata del Common, la grande piazza centrale. Ogni giorno una delle prime cose che vedevo uscito all’aperto era un edificio imponente, con su un’architrave, inciso a caratteri giganti, “Grand Lodge of Masons in Massachussetts”. Non ci facevo più caso (me l’avrebbero fatto ricordare i nostri camerieri gallonati degli USA al ritorno in patria).

Lo stile anglosassone è la disclosure, la “luce del sole che non disinfetta” ma anzi mimetizza. Lo si riconosce in campo medico: “Doctors should avoid having financial conflicts of interest. The idea that, as long as they declare them, everything is all right, is silly. Financial conflicts of interest distort what people say and write, so how should readers handle a research report with authors on industry payroll? Should they ignore the report completely or downgrade it, and if so, in what way and by how much? The solution clearly is to avoid financial conflicts of interest entirely.” (PC Gotzche. Deadly Psychiatry and Organised Denial). La disclosure – di tutti i funzionari pubblici – è il minimo, ma è anche uno sdoganare. La non iscrizione è segno necessario, anche se non sufficiente, della virtù interiore, che sola rende valido chi impersoni lo Stato; e che lo porterà a non iscriversi ad alcuna conventicola con la scusa che ne hanno fatto parte Mozart e Garibaldi, o che vi si venera S. Maria Goretti, etc

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11 settembre 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Monforte “Palazzinari, candidati della Lega e pure Sebino Nela alla cena elettorale di Palamara. Tra borse Louis Vuitton e la musica di Franco Califano”

Si può dire che dei film di Sordi, che mentre denunciano assolvono, facciano parte anche gli spettatori. Analogamente, di questo quadretto cinematografico fanno parte anche gli italiani che riconoscono il generone e le sue manifestazioni pittoresche, e scuotono il capo, ma evitano di riflettere su come il centro d’attrazione di una tale fauna umana, Palamara, sia stato messo a rappresentare – e gestire – gli interessi di categoria dai magistrati, gli austeri giudici e PM che per professione pesano le persone, valutandone il profilo morale.

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15 marzo 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Renoldi a capo del Dap, Cartabia al Senato: “Vediamolo lavorare e ne riparliamo. Non mi affido alle opinioni espresse da un giornale””

Il problema è che abbiamo già constatato come opera la Cartabia, e non va bene. Capisco che in un paese che si fonda sul cronyism* suoni come una provocazione impudente e sfrontata; ma in una utopica repubblica sana certe cariche dovrebbero essere garantite da chi nomina**. Che dovrebbe rispondere in prima persona del comportamento del nominato; in solido con lui. Non fare esperimenti come dice la giurista proveniente da quel santuario del cronyism che è CL. Un simile sistema era*** e presumibilmente è in vigore presso i mafiosi rispetto ai quali la sensibilità costituzionale della Cartabia, altrimenti smussata, è così viva. Un esempio di quella efficienza procedurale e del sistema di garanzie che mutatis mutandis diversi esperti riconoscono essere praticate più dai criminali che da chi dice di combatterli.

*Cronyism. Wikipedia.
**La ‘generatio aequivoca’ di professori universitari e magistrati. Sito menici60d15.
***Fusco G.C. Gli indesiderabili. Sellerio, 2003.

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24 agosto 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Rezza: “Vaccini anti-Covid vittime del loro stesso successo, ma ne abbiamo ancora grande bisogno””

Quelle del ministeriale Rezza sono espressioni a effetto, vuote e sinistre. Adatte al grande sabba riminese. Tra nazioni vicine ma ad alto e basso tasso di vaccinati i tassi di mortalità da covid sono stati simili. Es. Israele e Palestina. All’arrivo di omicron in Israele non si è osservata l’attesa riduzione di mortalità; si è invece avuta una impennata “a razzo” * di casi di omicron, mentre in Palestina i casi sono stati prossimi allo zero.

A ciò vanno aggiunti i danni da vaccino, ora ammessi perfino dall’estremista ministero della salute tedesco**. Già nel novembre 2021 il Paul Ehrlich Institute, responsabile per il ministero della sicurezza dei vaccini, aveva lanciato un allarme informale, prontamente represso: “one in 5,000 vaccinated people has a serious side effect such as heart muscle inflammation. Statistically, every 10th person must expect a severe course.” **. Dati vecchi e nuovi indicano che l’interessamento cardiaco da vaccino non è un fenomeno raro come la propaganda vuole fare credere, e che sta venendo occultato e trascurato, così che insistere sulle non necessarie vaccinazioni ai giovani è nettamente “malfeasance”, condotta illecita***.

*Impact of vaccination on covid death. Inconvenient truths in international datasets. Gruppo Hart, 23 agosto 2022.
** German Ministry of Health reports on vaccine injury. First official admission of harm. Ib. 23 agosto 2022.
*** (Yet) more worrying data on myocarditis in children. Ib. , 18 agosto 2022.

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22 settembre 2023

Blog de il Fatto

Commento al post “Uccise e fece a pezzi Carol Matesi, Davide Fontana ammesso alla giustizia riparativa. Il padre della vittima: “Schifato” “

“Il sonno della ragione genera mostri”. Questi sono i mostri, ma il sonno è il nostro, che permettiamo di tenere i posti di guida del Paese occupati da soggetti che non sono nostri rappresentanti, nostri fiduciari, ma alieni. L’alieno è “colui che appartiene ad altri”. Come la Cartabia, o come i tanti che vanno a fare l’inchino al meeting di CL, a partire dal presidente del CSM, il PdR Mattarella.

@ Brisk: Il sonno della ragione genera mostri. Non bisogna confondere lo strumento con l’effetto. E’ vero che Goya lo disse descrivendo gli orrori dell’invasione di una rozza soldataglia; ma nel caso della penna del giudice – o della siringa del medico – con le “trovate mirabolanti”, con gli argomenti in sé ridicoli, si generano mostri con poco sforzo. Es. nell’applicare la sciagurata amnistia Togliatti i giudici ci aggiunsero del loro. Come nel caso dei fascisti assolti in quanto i giudici giudicarono non sufficientemente efferato lo stupro di gruppo – con modalità particolamente violente e umilianti – di una staffetta partigiana (Franzinelli M. L’amnistia Togliatti. 1946. Colpo di Spugna su crimini fascisti. Feltrinelli, 2016).

Pensando alle conseguenze, delle mancate epurazioni di allora, e oggi della giustizia resa una variabile aleatoria, una concessione soggetta al capriccio di chi ha in mano la penna, un bene scarso da pietire, si può dire che il sonno della ragione, il dormire e lasciare fare dei cittadini, genera stirpi di mostri: mostri che si riproducono e diventano così una presenza perenne.

@ Brisk: Usiamo categorie diverse. I magistrati aiutarono i fascisti non in quanto affini (anche se alcuni avevano indossato la camicia nera sotto la toga, e scritto su “Diritto della razza”), ma in obbedienza al nuovo potere. Che non voleva le epurazioni, volendo i fascisti come strumento per il controllo del Paese. I magistrati in quegli anni favorirono anche la mafia per lo stesso motivo. Togliatti con l’amnistia si adeguò ad ordini spartitori sovranazionali, Yalta, etc. Oggi col medesimo spirito cortigiano i magistrati “progressisti” servono i disegni del moderno fascismo tecnocratico in medicina, es. sul suicidio assistito, la legalizzazione del colpo di grazia che aumenterà sovratrattamenti e sofferenze. Dietro alla tenue vernice ideologica opera la perenne potente forza che spinge a mettersi dalla parte del più forte. Non è che Napolitano fosse un fascista convinto quando era nel GUF, un fanatico stalinista quando approvava l’URSS che schiacciava l’Ungheria, un sincero lockiano quando frequentava le ambasciate USA e UK e si metteva al servizio della NATO mentre gli stessi ambienti evitavano che avessimo degli Aldo Moro come PdR facendolo uccidere. Napolitano serviva il potere. Si trascura l’elementare, possente spinta a “correre in soccorso al vincitore”, e la si copre sotto storielle di duelli ideologici. La magistratura non è meno compromessa dei politici in questa forma di corruzione.

v. Baruffe di corte: i baroni della destra e i mandarini della magistratura

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13 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Zamboni “Il ricorso al fine vita è un diritto, spero che l’Emilia Romagna l’affronti con la dovuta laicità”

A Mirandola, Modena, il 21 marzo 2020 è arrivato dalla Germania un carico extra di diecimila dosi di midazolam. Un depressore dei meccanismi del respiro. Col quale si è “trattata” l’insufficienza respiratoria delle diagnosi di covid, col risultato di uccidere. Il midazolam è tra i farmaci dell’eutanasia. E’ stato usato anche per condanne a morte, e si è visto che è una morte tutt’altro che indolore.

La “scelta” sull’omicidio medico è di fatto in mano non a chi lo subisce ma a chi lo esegue. Ai medici, che hanno incentivi a farne un pessimo uso. Consegnare ai medici il diritto sulla propria vita può facilmente tradursi nella sequenza sovratrattamento-colpo di grazia, con un aumento di dipendenza, indegnità e sofferenza*.

Tra le esche per imporre l’agenda dell’omicidio medico c’è quella, scolastica, della “laicità”. C’è una opposizione laica all’omicidio medico, es. **. Viceversa il clero, partecipe delle manipolazioni mediche con le quali si ottengono potere e ricchezza, gioca sull’ambiguità delle cure palliative. La prima distinzione è tra l’aiutare NEL morire, evitando l’accanimento e preservando la qualità di vita, che viene negato; e l’aiutare A morire, che tranne una minoranza di casi è un essere messi in condizioni tali da dover accettare come preferibile l’essere abbattuti. O un essere abbattuti d’ufficio, come avviene in UK.

*Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico
**Yuill. Assisted Suicide: The Liberal, Humanist Case Against Legalization. 2013.

Stokasto. Completamente avvinghiato a CL?

@ Stokasto: Io “avvinghiato a CL”. Quella di “Tutto Chiesa e wc” (Travaglio, La scomparsa dei fatti). Di Chiaravalloti “passerà gli anni suoi a difendersi” (Travaglio, Mani sporche). Dei magistrati affiliati (questo l’ho scritto io: “Pubblicare la lista dei magistrati di CL”, 2008). Della concezione simoniaca del medico come sacerdote, G. Cesana. Di Cartabia asset per i mafiosi e il crimine farmaceutico. CL che ha dato un buon lavoro, soldi pubblici, a Moretti, BR-servizi, e ha aiutato Barbone, sicario di Tobagi (Fasanella, I silenzi degli innocenti). Mentre io sono tra quelli epurati tramite cricche come CL.

Sei tu che vedi le cose da un prospettiva a 90 gradi. Non mi riferisco alla postura simbolo di passività (anche se non è fuori luogo). Parlo della orizontalizzazione*: il convertire le ferree imposizioni del potere globalista, verticali, dall’alto al basso, come questa dello sdoganamento dell’omicidio, nelle sceneggiate destra-sinistra. Da verticale a orizzontale, una rotazione ad angolo retto. Quando fanno a gara nel servire il potere vero la finta destra, la finta sinistra, toghe anti-forchettoni, come la PM Siciliano, che duetta con Cappato per fare degenerare l’eccezione in norma di routine, e pro-forchettoni, come Nordio, iscritto all’ass. Coscioni, etc. **.

* L’orizzontalizzazione.
** Baruffe di corte: i baroni della destra e i mandarini della magistratura

 

Stokasto. Ama profondamente quello che scrive ed esagera. Il tema è serio e il Midazolam come lo Xanax (ben più conosciuto) è un ansiolitico che anche io darei a chi sta per essere giustiziato perhè condannato a morte.

Attento che questo è un argomento che mi tocca da vicino e potrei dedicarle molto più tempo per portare alla luce gli assurdi altarini con santini e croci che si è tatuato sotto la scucchia.

@ Stokasto: Il midazolam è sì una benzodiazepina ma non di quelle consumate a fiumi nella vita comune. Di uso specifico, crisi epilettiche, anestesia, può divenire efficace strumento di morte, deprimendo il respiro, tanto più in sinergia coi farmaci coi quali viene combinato, e con la somministrazione per infusione data la durata d’azione molto breve. Giocando su questo equivoco può essere usato per l’eutanasia del non consenziente, come è avvenuto col Liverpool Care Pathway. E come è stato denunciato per il famigerato protocollo covid NG163, es. **.

La rassicurazione falsa e ingannevole che il midazolam “è un ansiolitico come lo Xanax” ha dunque autentica rilevanza criminologica, che dovrebbe essere nota alla magistratura. Oltre a mostrare come l’omicidio sia il fine e non il mezzo della campagna per la morte facile, e come i mezzi siano quelli subdoli del veneficio.

*This Sedative Is Now a Go-To Drug for Executions. But Does It Work? NYT, 1 lug 2022.
**Evidence the UK Government authorised “mass murder” of the Elderly and Vulnerable by Midazolam injection and then blamed Covid-19. The Exposè 19 gen 2022. – Ahmedzai +9 altri. Managing COVID-19 symptoms in the community. BMJ 20 apr 2020.

Tintinnabulum. Neologismi, ceiptolalia, circostanzialità, tangenzialità, …direi più che si tratta di un disturbo del pensiero.

La grandiosità fa pensare che sia in fase maniacale, ma forse è psicosi. Non è facile fare diagnosi differenziale senza altri elementi.

@ Tintinnabulum: Il caso di Alessia Pifferi, che evitavo di seguire per quanto è triste, per me è divenuto interessante per la presa di posizione della Procura di Milano sulle psicologhe. Mi chiedo se lì si rendano conto di quali interessi di pendagli da forca sono andati a toccare, non accettando la carta jolly, “la matta”, della consulenza psichiatrica; la carta dei camorristi* e dei farabutti di alto bordo.

*C. De Rosa. I medici della camorra. Castelvecchi, 2017.

Syrantex. Yuill risulta molto più comico negli altri suoi libri (quando difende il secondo emendamento o quando sostiene che Nixon combattesse il razzismo). Il libro sul suicidio assistito, seppur altrettanto strampalato, non riesce a risultare allo stesso modo divertente.

@ Syrantex: CENSURATO

Chi interviene per dare del buffone che non fa ridere a un autore che contesta l’agenda Cappato; senza altra argomentazione? Ma è Syrentex, massone dichiarato, facile a giudizi rapidi come gli inoculi che difende: mi ha già dato del terrorista pericoloso, del mafioso, del malato di mente. A commento di un articolo qui su massoneria e politica, S. Limiti, 4 mag 2021, mi ha scritto che “le piacerà” leggere come la Iannini, “mai visto un GIP umiliare così un PM”, abbia bloccato le denunce sui massoni del notaio Marrapodi (poi trovato impiccato).

Non per lui, ma per chi leggesse, un altro autore laico che denuncia la pericolosità del progetto morte facile: Euthanasia and the ethics of a doctor’s decisions. An Argument against Assisted Dying. Bloomsbury Academic, 2021. Di Ole Hartling, medico, già chairman del comitato etico danese.

Non si faccia caso a Syrentex che sfregia coi suoi scarabocchi le copertine dei libri e le foto degli autori. Bisogna però annotare quali supporters ha il progetto “etico” della morte facile davanti a critiche come quelle di Yuill, Hartling, le mie. E osservare che mentre nei paesi anglosassoni c’è un’opposizione laica di medici, intellettuali, cittadini, nell’Italia cattolica Cappato, protetto da un cordone di troll, monopolizza la scena mediatica. E di voci mediche, di singoli, di Ordini, di società scientifiche, così forti e assidue nel chiedere e ottenere aumenti salariali, impunità e medicalizzazione, se ne sentono poche.

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18 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di C: Simbula ” “Ho arrestato il capo delle Br senza sparare, ora preparo pizze e assisto i malati di cancro”: la seconda vita del poliziotto Claudio Bachis”

Complimenti. Ma mi vengono in mente a) Mike Stern, che da agente di collegamento tra il bandito Giuliano e i servizi USA da anziano passò a occuparsi di Alzheimer (ne scrissi nel 2007 all’allora PM Scarpinato; e la cosa dovrebbe interessargli anche come senatore, perché la grande frode strutturale sulla demenza senile che lì descrivo dall’anno scorso può avvalersi di un corposo intergruppo parlamentare; ma ho l’impressione che come ad altri non gli interessi molto quella che chiamo “la mafia dietro l’antimafia”). b) i CC che hanno donato il premio di 10000€ per la cattura in limine vitae di Messina Denaro a un reparto di oncologia pediatrica*.

Abito nella stessa città dove Moretti** si gode i privilegi vergognosamente riconosciutigli. E dove invece ricevo un trattamento di genere opposto. Su questo sito giorni fa, in risposta a chi mi calunniava come “avvinghiato a CL”, ho risposto ricordando tra le altre vergogne di CL il lavoro dato a “Moretti-servizi”. E’ intervenuto un massone dichiarato con i soliti insulti; il Fatto come altre volte ha censurato la mia risposta. Nella città ospitale con Moretti sono scattate le solite rappresaglie.

Una continuità personale tra contrasto del terrorismo e assistenza ai malati non dovrebbe coprire la continuità strutturale tra il terrorismo pilotato di allora e gli odierni lavori sporchi pro frodi mediche di alto bordo.

*Le anamorfosi su mafia e cancro
**Flamigni S. La sfinge delle Brigate rosse. 2004.

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19 dicembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone ““Lo Stato ha violato la privacy dei massoni quando ha sequestrato gli elenchi degli iscritti al Grande Oriente”: la sentenza della Cedu” “

I singoli individui possono avere un diritto alla privacy. Ma le organizzazioni, non solo i massoni ma tutte le organizzazioni finalizzate a incidere sulla società, es. CL, Opus dei, etc., sono come sovraorganismi, e non devono avere un diritto alla segretezza. Hanno il dovere di mostrarsi alla luce del sole. I nomi degli affiliati vanno resi noti in quanto componenti di un sovraorganismo che, molto più grande del singolo, i diritti umani dell’individuo può facilmente lederli. Si pensa di avere davanti un individuo e invece si ha a che fare con un tentacolo. “Privacy”? La massoneria ricorre dal dopoguerra nelle ricostruzioni delle pagine di sangue degli aggiustamenti eversivi. Da Guarrasi (Cassibile) a Tumbarello (questo presente, oltre che nella lista del GOI, in quella dei consulenti dei magistrati…). Passando per Contrada, anche lui favorito dalla CEDU. E che dire delle “Procure massoniche”. In una democrazia non possono aggirarsi dinosauri invisibili. Alcuni dei quali carnivori: fino alle cosche e ndrine, con le quali la massoneria da sempre tende ad unirsi in coalescenza.

Ma questa è teoria. Minuscola rispetto alla realtà, la fintocrazia, dove prevale l’elementare interesse dei poteri forti, consorziati negli organismi europei, ad assicurare alle loro brigate di scagnozzi, mediante qualche spudorato pretesto fatto pronunciare da paludati azzeccagarbugli, la segretezza che serve per controllare e indirizzare il Paese; e spolpare “i profani”.

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26 febbraio 2026

Blog de Il Fatto

Commento al post “Referendum, il procuratore di Bergamo Romanelli: “Il meccanismo del sorteggio? Oltre ai magistrati usato solo per i detenuti””

Se i magistrati avessero tutelato il prestigio della loro funzione col resistere alle occasioni e tentazioni non si sarebbe potuto attentare così alla Costituzione. Sono certo che di sistemi per evitare lo sconcio delle cordate, fazioni e padrinaggi politici ce ne sarebbero, volendolo. Io stesso, che non sono un esperto, ne ho pensati alcuni*. Il Procuratore di Bergamo Romanelli fa notare che il sorteggio è usato solo per i detenuti. Si potrebbe adottare il sistema “goose by me” usato dai gangster**: coloro che elevano un magistrato a un incarico si fanno in certa misura garanti dell’eletto. Anche solo moralmente. Es. a ogni presidente, a ogni procuratore capo, andrebbe associata la lista dei nomi di chi lo ha messo in quella posizione.

Vorrei sapere la generatio del predecessore a Bergamo dell’attuale Procuratore, che disse che per il covid ci sarebbe voluto qualche ventilatore in più; è come attribuire il rogo di Viggiù all’averlo irrorato con la benzina troppo poco***. E che affidò la consulenza a Crisanti, proveniente dall’Imperial college, ripetendo ciò che fece Cossiga con Pieczenick. Turpitudine Pieczenik, sollevata dal Procuratore generale Ciampoli, poi sistemata proprio tramite il rappresentante degli interessi dei magistrati Palamara.

La ‘generatio aequivoca’ di professori universitari e magistrati
** G. Fusco. Gli indesiderabili. Sellerio, 2003.
*** Il livello Scarantino, palazzo Zanardelli e la strage covid in Lombardia orientale

 

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Vedi anche:

Mafia fordista e neoliberismo

La lama e il manico: la violenza indiretta

11 April 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”

sito chiuso

 

Per quale motivo, per quali interessi, cambi le mie parole e falsifichi quanto ho scritto? Non ho scritto che l’autista abbia mirato e investito volutamente Bagnaresi. Ho scritto che non si sarebbe dovuto cancellare a priori l’ipotesi che l’autista abbia voluto compiere un gesto violento contando sulla improbabilità che andasse a segno; e che ci sono evidenze in questo senso, a fronte di una apparente volontà degli inquirenti di ignorarle. Penso che è possibile che l’autista abbia voluto far vedere a Bagnaresi di avere il coltello dalla parte del manico, in risposta all’atteggiamento minaccioso degli ultrà parmensi. L’atteggiamento da pilota di carro armato che hanno a volte gli autisti di mezzi pesanti contro la guapperia della domenica dei tifosi. Questa ipotesi di base, preliminare alla ricostruzione degli eventi, e cioè che l’autista possa aver messo in atto volutamente un comportamento pericoloso, “scommettendo” che non sarebbe esitato in un danno fisico per Bagnaresi, corrisponde esattamente a ciò di cui viene accusato dai magistrati l’agente Spaccarotella per l’omicidio di un altro tifoso, Sandri, commesso pochi mesi prima sulla piazzola di un altro autogrill. I magistrati hanno infatti contestato a Spaccarotella l’omicidio volontario accusandolo non di aver voluto deliberatamente uccidere Sandri, ma del cosiddetto “dolo eventuale”. L’accusa ad un poliziotto di essersi messo volontariamente a sparare ad altezza d’uomo in un luogo affollato fa bofonchiare i colleghi dell’agente, che parlano come te di ricostruzioni fantasiose, con i tuoi stessi toni da caserma. Per Spaccarotella si tenta di introdurre la solita deviazione del proiettile. Non è fantasioso ipotizzare che anche nel caso di Bagnaresi non si sia trattato di mera colpa. Non ha mai sentito di qualcuno che voleva solo fare un gesto di minaccia e invece con quel gesto ha ucciso? Non ha mai sentito dire “non l’ho fatto apposta”, e non ti sei accorto che la giustificazione era in parte sincera e in parte falsa? Non hai mai sentito dire: “come avrebbe potuto il mio cliente fare una cosa del genere, le cui conseguenze lo avrebbero danneggiato?”. Si chiama “argomento di Corax” dal nome di un retore del V sec. AC che è considerato il padre della retorica: è una difesa retorica che ha 2500 anni. Se fosse valida, nei casi di dubbio su se l’imputato ha effettivamente commesso il fatto, bisognerebbe automaticamente assolvere tutti coloro che commettono reati per idiozia. Ti giunge nuovo che sulle strade c’è chi mette a rischio la vita altrui per il gusto di fare una bravata, e che a volte finisce male? Che quando le persone sono al volante scattano strani meccanismi psicologici, che nelle liti sulla strada c’è spesso una sproporzione tra la questione e la reazione? Che quando gli animi si scaldano si possono fare fesserie, e non solo per paura, ma anche per rabbia, o perché elettrizzati dalla situazione? Pensi che gli autisti sono tutti invariabilmente buoni e saggi padri di famiglia, e i tifosi per definizione “zecche”, che se la cercano, e se la meritano, di finire schiacciati come zecche?

I giuristi conoscono bene queste situazioni intermedie tra l’omicidio per mera colpa e quello pienamente volontario; nelle quali l’omicida non agisce per togliere direttamente la vita alla vittima, ma volontariamente mette a rischio la vita della vittima. A seconda del grado di intenzionalità e di previsione e accettazione del rischio, le suddividono in “dolo eventuale” (es. un tiro di roulette russa con la testa di un altro) o “colpa cosciente”, detta anche “colpa con previsione” (es. chi si lancia con un automezzo contro un pedone solo per intimidirlo, certo della sua abilità di scartarlo all’ultimo istante, e invece lo colpisce). Come si vede, sono omicidi che spesso sono figli indesiderati del disprezzo e della malignità, omicidi derivati da carognate. Gli specialisti discutono su come distinguere le due gradazioni, che si prestano a varie ambiguità (per una discussione tecnica v. su internet “Maggiorazione della pena per colpa cosciente” del Sost. procuratore P. Mondaini. Associazione italiana familiari e vittime della strada. Atti del convegno “Giustizia per la vita”). I magistrati tendono a scambiare la precisione per l’accuratezza, e se a volte si perdono nell’analisi fine tra i due sottotipi, altre volte tralasciano la sostanza, che è comunque quella di un omicidio indiretto, non riconducibile né alla sola colpa né alla volontarietà diretta, se non con forzature. Appare che si sia regolato così Gerardo D’Ambrosio per il volo di Pinelli da una finestra della Questura. Impose l’ipotesi di partenza di omicidio volontario, sostituendola a quella di omicidio colposo. Escluse quindi l’omicidio volontario, e con una specie di sillogismo disgiuntivo saltò i gradi intermedi per affermare positivamente che era stata una fatalità (cfr. M. Calabresi. Spingendo la notte più in là. Mondadori, 2007. A. Giannuli. Bombe a inchiostro. BUR, 2008). D’Ambrosio è un magistrato dai comportamenti altrimenti lodevoli; ma quando ci sono di mezzo gli affari sporchi della polizia anche i migliori magistrati segnano il passo. (Figuriamoci i giornalisti e i blog).

Non c’è dubbio che questo genere di omicidi esista, anche se ci sono difficoltà nel definirne l’essenza e i limiti, e nel dargli un nome; e non c’é dubbio che non vada ignorato, come possibilità, in un caso come quello di Bagnaresi, che è come l’eco di quello di Sandri: scartarlo a priori è scorretto, sia che lo faccia un questore, o un PM, o un mitb. Si tratta di una categoria di reati spinosa, non solo per le difficoltà classificatorie, e della definizione dell’elemento psicologico; ma per le implicazioni politiche. E’ il genere di omicidio dei potenti, dei prepotenti; dei grandi furbi; oltre che dei furbi così piccoli che sono praticamente scemi. E’ l’omicidio degli incidenti sul lavoro causati dalla subordinazione della sicurezza al profitto: di recente il PM Guariniello ha contestato l’omicidio con dolo eventuale ai vertici della Thyssen, per i sette operai morti bruciati. Una decisione simbolica, che rinfresca la faccia alla magistratura e che difficilmente si tradurrà nella corrispondente condanna. Questo ricordare da parte di un magistrato la sostanza di molte responsabilità nelle “morti bianche” stona rispetto alle favole mediatiche sul potere buono, e ha suscitato gli irosi rimbrotti del radicale Mauro Mellini, esponente degli pseudoprogressisti che servono i poteri forti (v. su internet M. Mellini e A. Di Carlo. “Thyssen: premesse per una futura indignazione” 27 feb 2008). Sapessi quanti ce ne sono in Italia, mibt, di quelli come te che praticano l’arte di apparire contro il potere per meglio servire il potere. (L’avv. Mellini è anche uno dei sostenitori della tesi che c’è un autentico problema di patologie psichiatriche tra i magistrati). E’ l’omicidio del poliziotto che spara alla “ndo cojo, cojo”, sapendo che se va male poi avrà l’insabbiamento, o in subordine l’assoluzione perché è inciampato o per legittima difesa; o che reagisce alla legge come un ultrà (“L’imputato, invero, nella circostanza di cui è processo, si rese ben conto della particolare posizione in cui era venuto a trovarsi il vigile Z., incastrato tra lo sportello e l’abitacolo della vettura, e ciò nonostante avviò improvvisamente la marcia dell’auto, determinando la rovinosa caduta del predetto e le conseguenti lesioni, che vanno addebitate all’agente quanto meno a titolo di dolo eventuale.” Cassazione, sez VI penale, 21 giugno-27 ottobre 2006, n. 36009; qui l’errore del poliziotto è stato non tanto di replicare rompendo le ossa, ma di averle rotte a un altro agente di un altro corpo di polizia; e così il fatto è emerso ed è stato correttamente rappresentato). L’ipotesi del dolo eventuale è stata sollevata, per alleggerire la posizione di Placanica, anche per l’omicidio di Giuliani. E’ anche il genere di omicidio di chi non dovrebbe guidare essendo sotto l’effetto di sostanze voluttuarie ad azione farmacologica, o fa lo spaccone guidando (l’omicidio per colpa cosciente di recente è stato riconosciuto per Ahmetovic, l’ubriaco che ha falciato 4 persone; c’è una corrente di pensiero che vorrebbe considerare alcune tipologie di omicidio o lesioni da incidente stradale come prossime per gravità all’omicidio volontario; ma, dati i circa 7000 morti e gli oltre 100000 feriti all’anno per incidente stradale, questo progresso giuridico contrasta con gli interessi dell’industria automobilistica; la cui pubblicità sembra un catalogo di deliri psichiatrici, di sollecitazioni per frustrati, o di giocattoloni per bambini). E’ l’omicidio dell’atto gratuito e dei cialtroni (v. su internet “La differenza tra dolo eventuale e colpa con previsione ha determinato la sentenza contro Scattone e Ferraro”. G. Mola. Repubblica, 1 giu 1999). E’ l’omicidio di chi oggi inquina l’ambiente o adultera il cibo per fare soldi e domani dirà “non lo sapevo”. Vi si possono far rientrare alcune delle morti che derivano da decisioni politiche o amministrative. Non parlo qui del dolo eventuale in medicina, un capitolo troppo importante e complesso; e che toccare è pericoloso come per i tabù religiosi, e come per i fili dell’alta tensione.

E’ insomma una categoria delittuosa importante, inestricabilmente legata al modello socio-economico, che i potenti hanno interesse a coprire con l’omertà e con l’ignoranza. E’ anche uno di quegli argomenti accademici che non vengono studiati adeguatamente rispetto alla loro centralità, anche se ovviamente su di esso esiste una letteratura, più nelle scienze giuridiche che in quelle sociologiche e politiche. Gli studi etici lo annegano nel mare delle varie teorie. Il potere ha buon gioco in questa forma di censura culturale e intellettuale, potendo disporre di un esercito di persone che ragionano per stereotipi, come mitb; che dice che solo la morte di Bagnaresi non sarebbe dovuta accadere, mentre a Genova “in ballo” c’era una “guerriglia urbana” “vera e propria”. La guerriglia urbana è quella di tante città del mondo dove si è costretti a combattere davvero, per ragioni vitali, e le persone muoiono come mosche. C’è stata in Italia durante la Resistenza. I disordini sanguinosi in occasione di manifestazioni per ideali umanitari più o meno sentiti non sono guerriglia urbana. A Genova c’è stata una simulazione di guerriglia urbana, con la regia delle forze di polizia, e con le comparsate volontarie di quelli che si imbottivano come giocatori di football americano, sfasciavano cassonetti, vaneggiavano di assaltare la zona rossa che li separava dai capi del potere militare che ha in mano il mondo. L’avere avuto un morto, Giuliani, non conferisce di per sé alcuna patente di serietà o di valore ai “combattenti” sopravvissuti. Senza l’ala “militarista” dei no global, le responsabilità della polizia sarebbero apparse nitidamente. Così invece hanno potuto giocare sulla condanna degli “opposti eccessi”, come avviene da decenni. I vili della polizia l’hanno chiamata guerriglia in modo da poter credere e far credere di aver combattuto, in conformità con l’onore militare; e non di aver fatto gli squadristi, calpestando l’onore militare. I vili con la bandana, che hanno seguito i soliti pifferai, si sentono “veri e propri” “guerriglieri” (anzi, “guerriglieri-però-per-la-pace”) per giustificare il loro pecoronesco fare da spalla al sistema e permettergli di riprodurre il suo potere repressivo. Gli scontri per strada al G8 di Genova sono stati la solita farsa italiana esitata in tragedia. Non è stata una guerriglia; “poche macchie di sangue sulla veste buffonesca” (Lampedusa). E’ ottima cosa manifestare, purché con criterio: evitando di cadere nella trappola dello scontro “guerrigliero”. La tua pretenziosa “guerriglia” sta alla guerriglia vera che insanguina il mondo come la dieta per presentarsi in spiaggia sta alla fame di chi non ha da mangiare. E’ grazie anche ai bigotti di sinistra che non sanno quello che dicono parlando di guerriglia urbana, che rimaniamo sempre immobili, nello stesso stato di arretratezza politica. Tanta retorica bolsa, ma nessuna mobilitazione, dopo Genova, per avere anche in Italia una legge che preveda il reato di tortura, e l’identificabilità dei poliziotti mediante codici sulle uniformi nelle manifestazioni. I “guerriglieri” “veterani” della “Battaglia di Genova” potrebbero ricordare Giuliani e le vittime delle cariche, della Diaz e di Bolzaneto organizzando una campagna per avere anche in Italia il reato di tortura e l’identificabilità dei poliziotti alle manifestazioni. Ma forse gli va bene così.

La violenza indiretta è la violenza silenziosa tipica del potere ai tempi della democrazia formale. Non è limitata all’omicidio o alle lesioni. E’ la violenza di chi ha il coltello dalla parte del manico. Quando ci sono di mezzo interessi rilevanti, amministratori corrotti, politici corrotti, poliziotti corrotti, preti, magistrati corrotti possono abusare del proprio potere e impostare una situazione ricattatoria di dolo eventuale, certi che le persone cederanno: “Non ci importa che tu sia nel tuo buon diritto. Devi fare quello che vogliamo noi, altrimenti ti schiacciamo”. E pigiano l’acceleratore, sapendo che nella quasi totalità dei casi la gente si spaventa, si tira indietro e rinuncia al suo diritto. Qualche rara volta qualcuno resiste, e viene schiacciato. Poco male; gli stessi che hanno trasformato il potere istituzionale loro affidato in potere mafioso faranno presto ad addebitargli la colpa: chi non riconosce il superiore diritto che si crea con l’impugnare il coltello per il manico, è come chi pretenda di opporsi al coltello puntato impugnandolo dalla parte della lama: se l’è cercata. L’autista che marcia col suo automezzo contro il pedone per obbligarlo a spostarsi è anche la metafora di questa legge del più forte che il potere applica di continuo. L’omicidio indiretto è il modo di uccidere della borghesia mafiosa, o meglio del vasto generone mafioso che regge il Paese; il metodo per uccidere dei vili, degli ipocriti, degli opportunisti; quindi a volte è anche il modo di morire di chi è troppo pulito per il sistema. E’ una fattispecie che viene protetta in quanto legata all’esercizio del potere. L’autore di “Toghe rotte”, il Procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti, ad una conferenza ha spiegato che in altri paesi il potere ha formalmente stabilito un’organizzazione giudiziaria che gli assicura l’impunità; per il resto, cioè per la routine che riguarda il comune cittadino, il sistema giudiziario funziona; mentre in Italia l’impunità per i vari intoccabili viene ottenuta per via informale, mediante un’inefficienza e un lassismo giudiziario generalizzati (pilotato anche dai magistrati; ma questo Tinti non l’ha detto). “La legge è moscia per tutti” (che poi non è del tutto vero, perché la stessa “legge” con alcuni è di una ferocia bestiale). Deve essere moscia per tutti affinché non sia uguale per tutti. Per esempio, se incriminassero l’autista per colpa cosciente o dolo eventuale, poi sarebbe loro più difficile sottrarre alle sue responsabilità Spaccarotella, un caso con lampanti analogie, e più grave. Può darsi che l’autista stia beneficiando di questo sistema informale che assicura mani libere alle varie caste. Un beneficio di tipo epifenomenico, che ricade sulle spalle dei cittadini comuni. Ma se un autista facesse il bullo contro un potente che si parasse davanti al suo automezzo, e se per disgrazia o nell’esaltazione del momento lo uccidesse, il problema non sarebbe quello di spaccare il capello in quattro tra dolo eventuale e colpa cosciente; sarebbe se e quando l’omicida uscirebbe dal manicomio giudiziario di Aversa.

Quindi, mitb, sei in buona compagnia. Non solo i poliziotti sboccati quanto te e anche di più, ma anche politici, fini giuristi e commentatori, e di conseguenza anche parte dell’opinione pubblica, approverebbero le tue posizioni arroganti, superficiali e sguaiate, come princìpi autoevidenti. Manca invece su questo tema dell’omicidio indiretto una discussione pubblica civile e proporzionata alla sua importanza. Coloro che lo liquidano come fai tu, berciando insulti alla vittima e a chi tenta di parlarne, possono contare inoltre sul sostegno di quello che si vuole sia il maggior tribunale morale: la Chiesa. Nel suo catechismo ufficiale, spiegando il V Comandamento, “Non uccidere”, la Chiesa stabilisce che Dio quando ha imposto di non uccidere si riferiva solo ad alcuni atti, particolarmente gravi, e non ad altri. Secondo il catechismo Dio non si riferiva all’omicidio colposo, e questo può essere comprensibile; si riferiva all’aborto, e questa appare come una forzatura, perché l’aborto è una di quelle cose che hanno la proprietà di non avere analoghi: di non essere riconducibili ad altri oggetti o atti, data la natura particolare e unica dell’embrione o del feto, che non sono semplici tessuti, ma neppure piene persone, costituendo il passaggio dal biologico all’umano. Forse ciò cui un aborto assomiglia di più è un’amputazione. E’ innegabile che l’aborto pone problemi etici, ma equiparare le donne che abortiscono a delle assassine appare errato e ingiusto. Se per l’aborto il catechismo della Chiesa pone una soglia dell’omicidio artificiosamente bassa, e inventa un’analogia con l’omicidio volontario della persona formata, lo stesso catechismo per l’omicidio indiretto pone una soglia infinitamente alta, e qualsiasi connessione con l’omicidio volontario viene arbitrariamente soppressa. Il catechismo sostiene infatti che la proibizione del V Comandamento è limitata all’omicidio “diretto e volontario”. Si elimina dal precetto divino fondamentale la categoria enormemente importante dell’omicidio indiretto, una delle maggiori forme di male del mondo moderno. I giuristi ci insegnano che il dolo eventuale può in alcuni casi essere non meno grave dell’omicidio volontario. Invece secondo la Chiesa un Dio sbadato non proibisce come peccato mortale l’omicidio che, commesso accettando la possibilità di trasgredire il V Comandamento, sia fisicamente o moralmente mimetizzato da colpa o da incidente incolpevole. Si crea un Dio un po’ troppo a immagine e somiglianza dell’uomo. Un Dio onnisciente viene trasformato in un pensionato sempliciotto e debole di vista; un Dio buono in un dittatore, che è severissimo con le donne che si trovino nel tormento del conflitto con la loro gravidanza mentre legifera spregiudicatamente a favore dei potenti e dei prepotenti. Abbiamo un politico, Berlusconi, che ripete di essere simile a Gesù, e ne avremo ancora di leader politici che scoprono di avere affinità col Padreterno. Tanto più se si fa figurare che Colui che ha fatto l’universo ha presentato a Mosè sul Sinai Tavole della legge truccate, come colui che ha fatto “Milano 2” trucca a Palazzo Chigi le leggi dei codici.

Ho chiesto pubblicamente al teologo che ha compilato il catechismo, e che nel frattempo è divenuto Papa, di spiegare questa singolare posizione sull’omicidio indiretto; gliel’ho chiesto in occasione di una protesta dove si asseriva che gli sarebbe stata negata la libertà di discussione accademica alla Sapienza, perché alcuni professori hanno espresso critiche sulla scelta del rettore di fargli tenere proprio la lezione che segna l’inizio dell’anno accademico; il Papa avrebbe dovuto parlare della pena di morte (“Professor Ratzinger, qual è la definizione di omicidio?“). Non ho ricevuto risposta. Non pretendo naturalmente che mi risponda il Pontefice in persona; mi basterebbe uno qualsiasi dei tanti moralisti cattolici, o l’ultimo curato. Credo che prima o poi la risposta arriverà, speriamo dotta e mite come si conviene a degli uomini che predicano il dialogo in nome di quel Dio del quale editano i Comandamenti. Per ora è arrivato, su questo blog, il laico commento di mitb: quanto sollevo ammonta a “una cagata colossale”. Gli aspetti teologici, filosofici e pastorali verranno dopo.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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28 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Pasciuti “Atac, a Roma microfoni sui bus contro i crimini. “A rischio la privacy” “

L’articolo di TIME “Eyes And Ears Of The Nation” “Occhi e orecchi della nazione” (A. Ripley, 27 giu 2004) spiega come in USA gli autisti di autobus siano usati dai servizi come “empowered civilians” per avere sulle strade una rete di informatori; ufficialmente in funzione antiterrorismo. Da noi forse si vuole introdurre l’idea di quanto è meraviglioso che si usino anche i mezzi pubblici per tenerci monitorati. D’accordo sulla sicurezza, ma appare che agli autisti vada bene controllare, ma non essere controllati; e che almeno finora questa sia stata anche la tendenza di chi decide queste cose. E’ possibile che si voglia proseguire su questa linea, accoppiando necessità di sicurezza e privacy dei lavoratori. Mentre gli autisti non andrebbero esclusi dai controlli. Posso testimoniare come in Italia da anni gli autisti di bus e pullman vengono anche usati per operazioni di stalking e provocazione, probabilmente giocando sul solito equivoco della “sicurezza”. E come esibiscano l’appoggio delle forze di polizia e di quegli altri dipendenti pubblici che corrispondono alla funzione di magistrato. Ci si può immaginare cosa può fare da noi un raccomandato che sa solo guidare e che quanto a coscienza civile fa apparire al confronto il poliziotto, CC o vigile medio come un colto e pensoso umanista, se chi deve sanzionarne le infrazioni e gli abusi lo fa agire da “empowered civilian” al volante di un mezzo pesante.

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28 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Roma: bus investe e uccide giovane ma riparte. Autista: ‘Non me ne sono accorto’ “

Gli autisti di autobus sono esposti a automobilisti prepotenti, portoghesi aggressivi, teppisti e facinorosi; questo si sa e viene riportato dai media. Ciò che non viene reso noto è che d’altro canto in questo paese di fascisti e piduisti gli autisti, in genere raccomandati, vengono utilizzati per gesti di intimidazione verso cittadini scomodi mediante i mezzi pesanti che guidano. Molti di loro si sentono i piloti di un elicottero Apache o di un Warthog A-10 in missione antiguerriglia verso i pedoni sulle strisce o i pacifici automobilisti che la Mamma dice di tenere sotto costante avviso di stare attenti a come si muovono. La combinazione tra da un lato gli atti di inciviltà che subiscono, e dall’altro l’atmosfera di incoraggiamento e le spalle coperte per i reati che non pochi di loro sistematicamente commettono su mandato, può portare a incidenti, anche mortali. Se il pilota, voglio dire l’autista, che ha investito il ragazzo dopo una lite nella piazza centrale di Roma, ha qualche responsabilità di carattere doloso può stare abbastanza tranquillo, perché in un porto le cui nebbie hanno inghiottito interi bastimenti un bus non farà fatica a scomparire, per essere poi restituito innocente come il trenino che porta in giro i bambini a Villa Borghese.

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20 aprile 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Balotta “Roma, sciopero ‘selvaggio’ di bus e metro. Se a guidare quel treno fosse stato un esodato?”

Alla distinzione tra “lavoratori” e “padroni” oggi con l’ideologia liberista se ne è sovrapposta un’altra, trasversale: quella tra chi agisce secondo il calcolo degli interessi e chi agisce, all’antica, secondo decenza, cioè rispettando il prossimo. Gli autisti dei mezzi pubblici, spesso raccomandati, mostrano di agire secondo il calcolo del proprio tornaconto, senza scrupoli morali, non diversamente dai “padroni”; ai quali finiscono per assomigliare, in piccolo, nel farsi i propri interessi a danno delle persone comuni. Avendo gli autisti adottato il criterio amorale degli sfruttatori, il “mors tua vita mea”, occorre liberarsi della figura romantica del tranviere brava persona: non va riconosciuta agli autisti alcuna simpatia umana per un presunto “sfruttamento”. Anche per questa loro grettezza, andremo comunque verso forme di privatizzazione, cioè trasporti più cari e modellati sugli interessi di chi li gestisce. Si deve invece chiedere che, tra gli interessi di parte dei poteri economici e politici e quelli dei loro piccoli imitatori al volante, il servizio di trasporto pubblico non venga ulteriormente degradato.

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28 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Bisbiglia “Parentopoli Atac Roma, 150 a rischio licenziamento: “Privi di requisiti” Sindacati: “Responsabilità di altri” “

Adesso abbiamo anche i raccomandati a loro insaputa. Con la differenza che dare del corrotto ai politici fa parte del discorso permesso, ma pochi hanno il coraggio di riconoscere il carico di corruzione, i guasti alla vita civile, generati dalle congreghe di clientes che hanno avuto il posto di autista o di spazzino.

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21 dicembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Bacchetta “Trenord, parla il capotreno licenziato per il morso al passeggero: “Quel lavoro sui treni era il coronamento di un sogno”

Strano. Il personale viaggiante a Brescia gode di libertà e protezioni. Una volta un controllore metro la camera l‘ha strappata di mano a me. Altri controllori mi hanno seguito dalla fermata fin sotto casa. Credo si cercasse la rissa. Ricordo sempre una decina di anni fa la faccia ghignante e soddisfatta di un alto magistrato bresciano, che avevo criticato sul web per i suoi endorsement di gruppi di potere spesso oggetto di procedimenti giudiziari, mentre gli autisti deviavano i bus e li facevano sfrecciare accanto a me a pochi centimetri, davanti ai vecchi uffici giudiziari. Una volta misi la mano sulla fiancata del bus mentre mi stringeva contro il muro, e lasciai l’impronta di sporco sul muro di fronte all’entrata di quel palazzo di giustizia. Mi è capitato negli anni di trovarmelo davanti diverse volte, dopo essere stato oggetto di atti di stalking. E’ comparso al mio fianco in piazza Loggia alla più recente commemorazione della Strage, il 28 maggio 2017, poco dopo che, come ogni anno, avevo ricevuto uno spintone. E’ il babbo di uno dei capi, nominato da Renzi, delle imprese dalle quali dipende il capotreno, che si sono mostrate inflessibili sui comportamenti scorretti e violenti del personale. Potrebbe darsi che la notizia del severo provvedimento serva, oltre che a ribadire che a mettersi contro l’invasione di extracomunitari si rischia, a coprire le funzioni ignobili e criminali assegnate da Corda Frates e Gigli Magici ai raccomandati dei trasporti pubblici.

@ boboviz. Questo è uno dei motivi per i quali sarebbe bene che i giovani leggessero molta letteratura: leggere tanto serve anche a vaccinarsi contro il narrativo, che fa giudicare una notizia, un argomento, in base a canoni estetici controllabili dalla fonte. Altrimenti succede di diventare come quelli che credono di leggere e invece stanno unendo a matita dei puntini numerati, predisposti per creare l’immagine che chi semina certe notizie vuole ottenere. E che si arrabbiano pure se qualcuno fa un disegno che non rispetta i puntini.

@ strawy1. “Voto antitetico al Pd”? Sì, come il PD era antitetico a Berlu. L’antitesi vera è tra teatro delle marionette e realtà. Un blog come questo offre una specie di “speaker’s corner”. Ci sono due tipi di persone che interloquiscono come fai tu con chi lo usa con l’intento di lasciare traccia di misfatti impuniti: i mister Bean e i molestatori mercenari. Alcune categorie, come personale dei trasporti e blogger, sono nella posizione adatta per operazioni di appoggio ad affari sporchi tramite stalking e disturbo mascherati. Un’attività a carattere associativo che andrebbe riconosciuta come una fattispecie di reato a sè stante (lo “organized stalking”). Ma figuriamoci. Siamo in un Paese dove altri “antitetici” in questi giorni, a Brescia, grazie ai magistrati della pasta di quello di cui riferisco, celebrano l’inizio della detenzione dopo 43 anni per la strage del 1974. Numero detenuti =1. Sostenendo, mentre si vantano di essere paladini della giustizia, la falsità depistante di stare mettendo in cella “un mandante”. A suonarsela e cantarsela sono i pesci grossi che si avvalgono del servigi offerti a pochi spiccioli dai pesci piccoli. A proposito dell’inizio pena per Tramonte, sul Corsera si è giustamente osservato che i terroristi uccidevano sconosciuti che non avevano fatto loro nulla. Anche le attività di stalking e discredito “di passaggio”, usate da operazioni inquadrabili come eversione di Stato, hanno questa caratteristica, che le rende ancora più vili e miserabili.

@ strawy1. Non ho risposto a te personalmente, ma ho replicato pubblicamente. E’ diverso. Che si può rispondere a chi si inventa di essere titolare di una scrivania alla quale sarebbero indirizzati i commenti e emette in risposta bavose contumelie a gettone. Che ne sai dei danni gravissimi provocati da ciò che riporto? Del genere di interessi così protetti? E non penso, da come ti presenti, che tu sia adatto a discuterne. E’ rivelatore che sia uno che scrive ciò che mi scrivi a propugnare il modello di rapporti civili implicito nel difendere il capotreno, che ora piagnucola e frigna. E’ curioso che su una linea ferroviaria poco distante dal luogo del fatto ci sia la stazione di Villetta Malagnino, dove il gerarca cremonese Farinacci, pronto a massacrare di botte civili inermi, trascorse la I guerra mondiale invece di andare al fronte. Stava sotto la tettoia della stazione come capostazione in seconda. Fu per questo soprannominato “l’onorevole Tettoia”.

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21 marzo 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Bus incendiato a Milano, Di Maio: “Ha rischiato la vita per i compagni, diamogli la cittadinanza”. Il Viminale verso il sì””

C’è un che di cinematografico e di imbastito in questa storia all’inizio spaventosa e subito edificante, come in un telefilm per ragazzi. A me risulta che Viminale e carabinieri, con la collaborazione dei magistrati, non abbiano perso il vizio di manipolare (v. oggi su il Fatto l’ex moglie di Scarantino sull’autodepistaggio per Borsellino); e mi risulta che si avvalgano sia di autisti di mezzi pubblici sia di extracomunitari per creare delle situazioni. Se si riesce a trattenere commozione e entusiasmo, una piccola ipotesi supplementare sulla possibile natura di quanto accaduto sarebbe prudente aggiungerla a un quadro chiaro e netto come un film poliziottesco.

@ peacock.Veramente pure sul 9/11 apprezzo le posizioni di Giulietto Chiesa. Tu però mi attribuisci anche posizioni “anticomplottiste”, pur di poter dire “vergogna”. Capisco la tua condizione e non ti rispondo “vergognati tu”. Né posso dirlo a quelli che usano soggetti come voi, perché la vergogna non riescono a provarla. Al massimo ti rispondo che hai fatto bene a non scegliere “eagle” come nick, caro peacock.

@ Ubaldo Pendente. Il comportamento dei tuoi beniamini con la divisa e con la toga dello Stato su Borsellino, e in tante altre occasioni, vedi la trasmissione della Sciarelli di ieri sera sulla loro collusione con i responsabili dell’omicidio di Ilaria Alpi, ha pure dei nomi, tecnici e colloquiali. Es. ‘vergogna’. A chiamare qualsiasi supposizione contraria alla versione ufficiale ‘complottismo’, raggruppando in un unico fascio teorie assurde e dubbi motivati, storicamente è stata la CIA … Ma immagino di aggravare così la mia posizione. Mi scuso per avere guastato lo spettacolo. Per fortuna ci sono i guardiani dell’ordine mediatico per riportare in carreggiata dove si sollevi il minimo dubbio. Da Montanelli, che usava il termine scientifico ‘paranoia’ per chi diceva che Mattei fosse stato ucciso, come poi è stato provato, agli zelanti troll che fanno una scienza della cialtroneria. I 5s hanno in effetti dato una casa politica a ingenui e presuntuosi, che prima erano costretti a mescolarsi coi ladri incalliti della destra e con gli spocchiosi parassiti della sinistra. Quelli come te invece si trovano bene in tutti i partiti, e in tutte le istituzioni. Forse se ci fosse meno cialtroneria a tutti i livelli sarebbe possibile fidarsi di più di quelli che si presentano come monopolisti della verità.

@ Analisa. Per così poco? E siamo solo a marzo. Aspetta a quando dirò, che so, che il papa e gli agenti pro immigrazione sono per il “tu casa es su casa”, e che questo nel Vangelo non c’è scritto ma l’hanno aggiunto loro a penna.

@ T@leeze. E’ vero, sarebbe meglio presentare una tesi dettagliata; ma non appare difficile pensare di poter indurre un soggetto predisposto, con pressioni e incentivi. Abbiamo avuto gente che sembrava sana, gli utili idioti del terrorismo, ai quali sono state fatte compiere le nefandezze volute. Inoltre, anche la storia presenta incongruenze. Un soggetto noto sul piano giudiziario al quale si continuano ad affidare bambini? Anche la dinamica, confusa, appare più una sceneggiata; quello che gli psichiatri chiamano “atto mancato” più che un atto determinato. Ma questo non è il mio mestiere.

“È molto meglio una risposta approssimata alla vera questione, che spesso è vaga, piuttosto che una risposta esatta a una questione falsata, che può sempre esser resa precisa” (Tukey, statistico). Io non ho la verità. Dico che la possibilità di una combine dovrebbe essere inclusa tra le ipotesi. a) ci sono abbondanti precedenti accertati di false flag, anche più improbabili di questo. b) testimonio che prefetture, CC, polizia usano, conniventi i magistrati, autisti ed extracomunitari per azioni di molestia. c) constato che è in corso una campagna internazionale di incidenti falsi o costruiti sull’immigrazione: v. anche Reilly W. Hate crime hoax: how the left is selling a fake race war. Regnery, 2019.

@ T@leeze. Il libro mostra che ai nostri anni, worldwide, vi è un forte impegno a costruire notizie di incidenti razziali. Si possono inventare delitti, o li si possono fare avvenire. La frase di Tukey evidenzia la differenza tra precisione e accuratezza; e come la precisione venga scambiata e spacciata per accuratezza. Lo fanno anche i magistrati nelle loro sentenze, quando cesellano finemente il falso, ed è divenuto un recente ideologismo, la “precision medicine” della medicina commerciale. Si applica anche alle spiegazioni singole delle componenti di vicende come questa, che non chiamerei “dettagliata” né “semplice”, almeno a quanto riportano i media. Il messaggio è elementare emotivamente, come in un sogno, ma è più nei sogni che nella realtà che l’impazzito inconcludente e il terrorista stragista si fondono in un’unica figura. Che un soggetto noto e da limitare venga ignorato da tutti, anche dalla nostra occhiuta polizia, non mi pare “molto realistico” ma una “just so story”. ll rasoio di Occam, non un metodo infallibile ma una regola euristica (come quell’altra, pure da non trascurare, di verificare la presenza di capo e coda), dice di privilegiare la spiegazione singola che spiega tutti gli elementi. Non dice di cercare la più semplice; altrimenti una versione sarebbe tanto più certa quanto più sia spoglia e priva di riscontri. L’includere nella diagnosi differenziale la possibilità di un fatto pilotato non solo non trasgredisce il rasoio, ma forse lo applica al meglio.

@ T@leeze. Una spiegazione coerente col rasoio è cosiddetta “parsimoniosa”, perché evita o limita il ricorso a ipotesi ausiliare, ad hoc. Può essere anche articolata e complessa. Es. per me, che conosco quanta benzina e forze di polizia lo Stato ha da sprecare per la tutela dagli onesti di interessi inconfessabili, e come si doti di tangheri civili per lavoretti sporchi, quella che il senegalese marcato fosse incontrollato per carenza di risorse suona come una ipotesi aggiuntiva di comodo, e beffarda. Il riduzionismo fraudolento simula la parsimonia delle ipotesi. La medicina, il mio campo, è inquinata, in maniera inimmaginabile dall’esterno, da spiegazioni e interpretazioni semplici, false e antiscientifiche proprio dietro una parvenza di scientificità; ma indispensabili, prospettando meccanismi semplici, per vendere rimedi mirati, farmaci e altre cure.

Non sono molto addentro ai metodi di controllo, argomenti che non mi interesserebbero e mi danno malessere, e che come dici hanno una letteratura disponibile nella quale non si sa dove finisce il solido e comincia il “complottismo”. Ricordo un testo, “War on the mind”, P. Watson, dalla biblioteca dell’università di Trieste, sede di Gorizia, con l’ex libris ‘Francesco Cossiga’. Il principio di base penso sia quello di un proverbio calabrese, ”l’avere ti fa sapere”: il potere ha risorse anche in termini di saperi superiori a quelle di qualche singolo che maneggiandole ogni giorno tende a riconoscere il suono delle sue monete false.

@ T@leeze. L’autista mi sembra più pilotato che matto; a Brescia ho sperimentato gesti violenti pazzigni, campati in aria e costruiti con la pattuglia dei cc che aspettava dietro l’angolo. Non aspettarti grandi rivelazioni dal libro (mi ha colpito però la tattica militare da tenere in caso di imboscata), che puoi ottenere in prestito tramite una biblioteca pubblica a un costo ragionevole. Il dubbio, invece di sfociare in disamine tipo le diagnosi della civetta e del corvo al capezzale di Pinocchio, dovrebbe volgersi al quadro storico e generale. Ti segnalo il mio post “Il tolemaicismo politico”. Dalla strategia della tensione, dai terroristi rossi e neri a Traini, uno con un tatuaggio nazista in faccia e il porto d’armi, è tutto un susseguirsi di cc e polizia prima con la testa tra le nuvole e poi professionali ed eroici. Con alcuni rari tra loro che facevano il loro dovere, e ostacolando prima invece che post factum disegni preordinati su mafia e terrorismo hanno passato guai o sono stati uccisi o allontanati. Attualmente “va” il terrorismo sull’immigrazione, vedi cosa è accaduto in Nuova Zelanda (paese che sembra scelto apposta: occidentale, in modo da destare paura per analogia, e lontano, così da non dare luogo a reazioni eccessive). Inoltre dal mio punto di vista quando c’è da fare i gabellotti, i campieri, o i mafiosi per prevenire disturbi a grandi frodi mediche, le forze di polizia sono all’altezza delle loro vanterie di tenere l’eversione sotto controllo.

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7 marzo 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post “Sciopero dei trasporti in Lombardia: dalle 21 di stasera fino alle 21 di domani si fermano Trenord e i mezzi Atm”

Un acuto commentatore, Paolo Borgognone, ha osservato che l’attuale “great reset” via covid è reso possibile dall’avere la massa delle persone accettato negli anni precedenti l’egemonia culturale liberista, introiettando i suoi valori egoistici. (Forse è anche per questo che passa inosservata la stranezza di vaccini “liberisti”: che sarebbero tanto miracolosamente pronti in un lampo e fantasticamente efficaci a livello individuale, quello della malattia, quanto latitanti o mosci a livello collettivo, quello della trasmissione dell’infezione, che giustifica le misure liberticide e antisociali).

Gli autisti e gli altri addetti del trasporto pubblico hanno adottato il modello liberista del servire i propri interessi immediati senza scrupoli e senza coscienza: partecipando ad operazioni di molestia, stalking e gaslighting a danno di soggetti scomodi. Recitano la parte dei “lavoratori in lotta” e dicono di andare contro “il controllo classista” quando battono cassa. Bisognerebbe assegnare a una tra due categorie le istanze di gruppi di interesse: o a quella di chi mantiene valori passati, come la decenza del socialismo alla Orwell, o a quella chi ha adottato il modello Mediaset, inclusi gli istrionismi di rito. E respingere furbizie come l’acquisire meriti i più meschini al servizio di grandi interessi illeciti e atteggiarsi a eredi morali dei tranvieri che scioperarono a Milano nel 1944 contro fascisti e nazisti.

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15 giugno 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Obbligo mascherina su mezzi pubblici, autista Atac: “Senza controlli è un problema. Temiamo aggressioni da parte di chi non vuole indossarla””

Salvo ovviamente lasciarsi uno spiraglio per voltare faccia alla bisogna, gli autisti invece di opporsi, o prendere le distanze, o limitarsi a pensare a guidare, chiedono più sbirri per sostenere un sopruso privo di altro fondamento* che la volontà di umiliare e degradare – a scapito della salute.

In Italia la cultura mafiosa, che nel settore della criminalità assume le forme delle cosche e delle ndrine, è diffusa, e prolifera nelle istituzioni e nella mentalità di tanti. Questa esclusiva di mafiolandia, le mascherine obbligatorie a oltranza sui mezzi, è un atto di prevaricazione da barone siciliano. Gli autisti offrono la loro disponibilità a fare i campieri. Disponibilità per molti derivante dall’essere clientes di chi gli ha fatto avere il posto raccomandandoli.

*Face Mask Requirements in Healthcare Facilities Call for an Exit Strategy. UK Medical Freedom Alliance. 6 mag 2022.

Poliziotti e provocatori

8 April 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”

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Il parallelo tra le due vittime, Giuliani, manifestante politico che si è comportato come un ultrà, e Bagnaresi, ultrà che era anche impegnato nei movimenti della sinistra no-global e nel sociale, non è sconcio, ed è volto a evitare altri fatti di sangue e conseguenti sconcezze. Porta piuttosto ad chiedersi se oggi, dopo la caduta delle ideologie classiche, il consueto tentativo di incanalare e dirottare la protesta sociale e politica verso forme “self-defeating” non cerchi di saldare forme di estremismo politico e di tifo sportivo.

In effetti quanto ho scritto sulla coltivazione della viltà può interessare qualsiasi corte che volesse, sia pure tardivamente, ripristinare la giustizia sull’assassinio di Giuliani. Potrebbero interessare ai giudici anche queste righe:

“(…) è pronta la concreta possibilità che una “asfissia posturale” di Federico Aldrovandi vada ad aggiungersi al “malore attivo” di Giuseppe Pinelli, e alla collisione tra il proiettile e un sasso di Carlo Giuliani, nella lista di quelle morti che andrebbero chiamate da “violenza senza soggetto”. Decessi per i quali sono stati accusati poliziotti, che le ricostruzioni ufficiali spiegano con meccanismi impersonali che sono concettualmente, e anche fisicamente, acrobatici; e che portano così all’assoluzione dei poliziotti, o a condanne lievi; e, soprattutto, alla conservazione del regime degli abusi. (Dubito che sia stato Calabresi ad uccidere Pinelli; di sicuro rimase vittima di un’altra manipolazione, e forse fu scelto come capro espiatorio). “

(da: Federico Aldrovandi: un altro omicidio senza soggetto? cit.)

Questa osservazione sulla tipologia della ricostruzione dell’omicidio di Piazza Alimonda fa parte di un commento che non è stato pubblicato, e che ho inviato in forma più ampia ad alcuni magistrati nell’ottobre 2007; ricevendo in risposta le assidue attenzioni dei “boys” di Manganelli; lo stesso che sul blog di Grillo di ieri, 7 aprile, presenta la polizia come garante della libertà e del dissenso, e pronta ad assumersi le sue responsabilità riguardo ai procedimenti giudiziari per gli omicidi commessi da poliziotti.

nota: ho aggiunto l’oggetto, “Poliziotti e provocatori”, che si deve essere perso mentre inserivo il post.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

Come è morto Rino Gaetano

28 February 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Post del 28 feb 2008

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Gli ultimi decenni del Novecento potrebbero essere ricordati come l’epoca dei cantautori: uno squadrone di artisti che ha prodotto un vasto corpus di canzoni bellissime, che rimarranno. Tra di loro, non tra i più grandi ma nemmeno tra gli ultimi, sta, un po’ in disparte, Rino Gaetano. Può darsi che la fioritura dei cantautori sia dipesa dal grande balzo economico che l’Italia compì in quegli anni, e dalla rivoluzione culturale che l’accompagnò. La tumultuosa mutazione antropologica di quegli anni Gaetano, il cui notevole talento attingeva a profonde radici popolari, l’ha contestata non meno di quanto non l’abbia accettata e cavalcata. Nel suo anticonformismo era presente una vena di scetticismo popolare in realtà conservatore: risuonava nelle sue canzoni una protesta rispetto alle lacerazioni e ai peggioramenti che accompagnavano il progresso.

La fiction RAI sulla vita di Rino Gaetano, in due puntate, andata in onda l’11 e il 12 novembre 2007, è stata ritrasmessa il 27 febbraio 2008, in occasione del Festival di Sanremo, sempre in prima serata e sulla prima rete ma ridotta a una sola puntata. La fiction si apre con un Rino Gaetano che si sente male, solo nella sua grande villa. Prima di perdere conoscenza chiama al telefono il padre e invoca il suo aiuto. Il padre arriva alla fine della fiction. Sfonda un vetro, soccorre il figlio e lo consola. Questo flash-forward racchiude tutto il resto del film, che spiega come Rino Gaetano si sia ridotto così: ambizione, egoismo, scorrettezze, opportunismo, ingratitudine, alcolismo e cialtronerie varie dopo una breve ascesa l’hanno condotto a restare solo come un cane. E così resterebbe se il padre, dimenticando i maltrattamenti ricevuti da Rino, non intervenisse a salvarlo. Tra i tanti difetti di Gaetano, spiega la fiction, c’era anche un pessimo rapporto col padre: secondo la fiction, Rino fece venire un infarto al padre, e continuò a urlargli insolenze anche durante la convalescenza. Una volta che Rino ritorna bambino tra le braccia del padre, la fiction lo fa morire: ce lo mostra ancora per pochi secondi, mentre al volante della sua auto, rinfrancato, va verso l’incidente automobilistico nel quale perderà la vita. Scorrono poi spezzoni del vero Rino Gaetano.

L’immagine di Rino Gaetano ai ferri corti col padre è inventata, come molti altri aspetti che nella fiction gettano una luce negativa sull’artista. Rino Gaetano aveva avuto qualche scontro col padre, cosa frequente e normale per i giovani, soprattutto se intendono scegliere carriere artistiche. Ciò di cui vuole parlare la fiction è altro: non il rapporto col padre biologico, ma quello con la figura del padre. Con questa figura, Rino Gaetano aveva un rapporto esemplare, che in Italia è rarissimo tra i personaggi famosi: la contestava radicalmente. Nel senso che contestava radicalmente ciò che equivale alla figura del padre: l’autorità. In Italia, paese intimamente pretesco, non si contesta davvero l’autorità. E’ facile che se ne contesti una parte; allo scopo di sostenere un’altra parte. Ma deve pur esserci un’autorità da onorare; un padre, sacro e intoccabile anche quando sbaglia, da amare e al quale obbedire incondizionatamente, ricevendone in cambio amore e protezione. In Italia si lotta non contro il potere, ma tra pari, per accaparrarsi la benevolenza del potere; come ha osservato Umberto Saba, che ha scritto che gli italiani differiscono dagli altri popoli in quanto non sono parricidi ma fratricidi: non “uccidono” il padre – secondo l’espressione con la quale Freud indica la via verso la maturità – ma uccidono i fratelli, per ottenere l’esclusiva dell’amore del padre. L’inno di Mameli non sarà grande musica, ma il titolo, anche se si riferiva ad altro, è azzeccatissimo. Anche il “popolo dei blog”, apparentemente severo con i governanti, è all’affannosa ricerca di figure parentali sostitutive alle quali affidarsi. Così per esempio i bloggers si aggrappano a figure pubbliche come Di Pietro, che, a giudicare da quelli che ha fatto eleggere in Parlamento con i voti ottenuti, o dalle posizioni sulla TAV, per i bloggers progressisti è un appiglio che appare di granito ma ha la consistenza del marzapane. L’attuale contestazione dei bloggers al sistema vede un’altra fonte di potere pulito nella magistratura; uno dei maggiori capisaldi del potere, storicamente non estranea, nel suo insieme, al sistema di corruzione e manipolazione del quale ci si lamenta. Ma contestare tutta l’autorità non suona bene. Non si può fare di tutto il potere un fascio. Se c’è un potere cattivo, dev’esserci un potere buono, sotto le cui ali rifugiarsi. Basta scambiare l’eccezione con la norma, guardare a quelle figure di potere altamente positive, la sparuta minoranza di autentici martiri del dovere, e si ha il nullaosta per dirsi sostenitori di un’intera classe riverita e forte.

Rino Gaetano invece non cercava il potere buono. Contestava il potere apertamente gaglioffo, e contestava la retorica buonista con la quale il potere spesso maschera il suo vero volto. Vedi ad esempio “Le beatitudini”, reperibile su Youtube. Gaetano, la cui poetica ha diverse altre componenti oltre a quella della denuncia politica, castigava i potenti con un sarcasmo sorridente, senza acrimonia e senza sconti, in modo lieve; non con barbosi discorsi ma con canzoni deliziose; e includeva nell’autorità anche la sussiegosa sinistra, e anche quella sessantottina. Che oggi si è ricordata di lui, con Venditti, bravo cantautore, e cantautore di partito, che ha avuto il buon gusto di insinuare, all’indomani della fiction, mentre ferveva la polemica, che Gaetano assumeva cocaina. Venendo quindi querelato dalla sorella del cantante. Un bel modo dell’autore di “Dolce Enrico”, dedicata alla memoria di Berlinguer, per inaugurare la sua nuova vita come credente. Negli stessi giorni Venditti, nel lanciare il suo ultimo album, dichiarava: “Io riscopro l’idea di Gesù e credo nella redenzione e nel perdono” (il Giornale, 16 nov 2007). Mentre Rino Gaetano, che ha ironizzato sui beati del mondo terreno, viene messo dalla RAI tra i dannati, altri cantautori, che invece sono sempre stati ben intonati ai tempi, restano a galla passando dal fumo delle “canne” a quello dell’incenso liturgico. Poche settimane dopo, un’altra interessante rivelazione di un altro cantautore con un grande orecchio per le note e con un ottimo fiuto per il vento: “Dalla rivela: mi piace l’Opus Dei” (Corsera, 27 dic 07). (Nello stesso periodo hanno intravisto la luce anche altre figure guida della sinistra, D’Alema e Bertinotti: “D’Alema, ‘Sento il fascino della fede’ “. Post di Paolo de Gregorio su http://www.marcotravaglio.it del 4 dic 07).

Il modo col quale Rino Gaetano come artista si opponeva alla figura del padre era, e sarebbe, salutare per l’Italia. Gaetano mostrava il ruolo che dovrebbero avere gli artisti leggeri che si dicono impegnati: esporre, mettere alla berlina, gli abusi del potere in tutte le sue forme, e non solo in alcune. Un genere di contestazione globale verso l’autorità non rara all’estero, ma estraneo alla nostra mentalità. Il costante atteggiamento critico verso il potere da parte dei cittadini è una delle componenti necessarie delle democrazia autentiche; ma in Italia il rifiutare di scegliersi un’appartenenza a un gruppo, o personaggio, potente o famoso, viene accomunato all’essere anarchici, o eversori. Si può essere guelfi o ghibellini. Meglio ancora se si cambia a seconda delle convenienze, o se si sta con entrambi (gridando all’antipolitica se qualcuno lo fa notare). Ma chi critica sia l’imperatore sia il papa è un caso anomalo che non deve fare testo. L’opposizione dev’essere orizzontale, nella forma canonica tra destra e sinistra. Non importa se si tratta di una finzione, sempre più evidente. L’opposizione verticale, tra chi comanda e chi obbedisce, non è tollerata. Non sto dicendo che si debba contestare l’autorità per partito preso; Rino Gaetano però costituiva un antidoto al vizio italico di cercarsi, una volta usciti almeno psicologicamente dalla famiglia, un secondo padre; un protettore, una figura genitoriale di riferimento. Atteggiamento diffuso a sinistra non meno che a destra.

L’indisciplina di Rino Gaetano è inaccettabile per il clero, che inoltre se la deve essere legata la dito per “Le beatitudini”, dove viene incluso tra i beati di questo mondo; e avrà indispettito anche i tanti vassalli dei vari poteri. La fiction è stata prodotta da Claudia Mori, moglie di Celentano; che è un maestro non solo del fare spettacolo, ma anche nel servire il potere fingendo contestazioni e provocazioni radicali. L’omologo innocuo di Rino Gaetano. Il responsabile della fiction su Rino Gaetano come direttore di RAI fiction è stato Agostino Saccà, per il quale recentemente è stato chiesto il rinvio a giudizio per corruzione. Si può immaginare con quale trasporto Saccà, il dirigente che ha portato alla formulazione di una “summa divisio” dei dipendenti RAI in raccomandati e prostituiti, abbia fatto produrre un film su Gaetano; che ha cantato di “parlamentari ladri”, e ha scritto un canzone, “Il letto di Lucia” dove anche “tre ministri scalda poltrone” insieme ad altre figure del sottobosco parassitario frequentano il letto dell’ospitale ragazza. Abbiamo sentito l’intercettazione nella quale Saccà bacia la pantofola a Berlusconi, intrattenendo un paragone tra il sommo bauscia e il Sommo pontefice. Questo è saper stare al mondo. Se non volete strisciare davanti a Berlusconi, strisciate davanti a qualche altro potente, a vostra scelta. Ma non rimanete impalati, figlioli. Per il vostro bene, se non volete fare la fine di Rino Gaetano.

Rino Gaetano dovrebbe essere preso come esempio, soprattutto dai bloggers, di come sia possibile, e a volte doveroso, fare a meno di cercare un grande papà. Gaetano, “nazional-popolare”, rappresenta la condanna netta e il rifiuto radicale del gioco corrotto del potere da parte delle masse; mentre il potere vuole incanalare e addormentare il dissenso mettendolo al seguito del pifferaio di turno, del gigante buono che ricondurrà le pecorelle all’ovile. La falsa biografia RAI di Gaetano è spiegabile così. Una nuova parabola del figliol prodigo. Se contesti il potere, tutto il potere, non puoi che essere una persona da poco, anche se con qualche talento; un perduto, che finisce male, esanime tra le braccia misericordiose del padre che ha ripudiato. Con la scusa di celebrare un grande artista “maudit”, con le sue luci e le sue ombre, la RAI ha commesso un autentico vilipendio a fini ideologici verso la memoria di una persona che era una voce preziosa e morì giovane. Questo è anche il dazio richiesto per lo sfruttamento commerciale della sua opera, che si vuole banalizzata, ridotta a quel generico mugugno prossimo al qualunquismo che è tipico delle persone che accumulano fallimenti; per esempio, il Gaetano della fiction RAI.

Rino Gaetano in realtà non è morto solo e cornuto, respinto sia dagli amici che dalla fidanzata, incinta di un altro; come ci racconta il nostro servizio televisivo pubblico, che sembra aver affidato il copione a Cetto La Qualunque, oltre che a uno psicanalista. (Questo insulto della fidanzata che si rivolge ad un altro è stato tagliato nella versione ridotta). E’ morto, a 31 anni, pochi giorni prima della data fissata per il suo matrimonio, in seguito all’incidente avvenuto la notte del 2 giugno 1981 sulla Nomentana, all’altezza di Viale XXI Aprile. Il policlinico universitario della capitale è poco distante dal luogo dell’incidente, a qualche minuto di ambulanza, ma non era attrezzato per trattare le teste rotte. C’era di mezzo un ricorso al TAR, nell’ambito di una lotta per un primariato; siamo in uno Stato di diritto, mica nell’Italia grottesca descritta da Gaetano. Gaetano è spirato diverse ore dopo l’incidente, dopo che cinque altri ospedali l’hanno rifiutato, quando l’ambulanza era arrivata fino al policlinico Gemelli, che è da un altro lato della città, a oltre una decina di chilometri. Il film, che inventa tante vergognose calunnie, omette questa vergognosa realtà, che resta vergognosa anche se, secondo quanto risulterebbe dall’autopsia, le lesioni, gravissime, non avrebbero comunque lasciato possibilità di salvare Gaetano. L’ha omessa completamente anche il documentario su Rino Gaetano della serie “La storia siamo noi”, di Giovanni Minoli, che secondo la RAI compenserebbe la fiction con l’oggettività del reportage storico.

I magistrati avrebbero dovuto fare chiarezza sull’accaduto, che riguardava una persona nota per le sue critiche verso i potenti; se non altro per fugare dubbi e tranquillizzare un’opinione pubblica già surriscaldata. In quegli anni erano morte in maniera strana e sospetta, a volte per incidente automobilistico, molte persone che avevano detto o stavano per dire cose scomode. La musica trascina gli uomini, e anche un cantante può essere un problema rilevante per il potere; come mostrava l’uccisione, avvenuta pochi anni prima, del cantante cileno Victor Jara da parte dagli sgherri di Pinochet. Prima di finirlo a Jara spezzarono le dita, con le quali aveva suonato la chitarra per accompagnare le sue canzoni in favore del movimento popolare. I magistrati non hanno neppure ritenuto, indipendentemente dalle caratteristiche politiche della vittima, di dover risalire ad eventuali responsabilità penali per una tale lacuna del servizio pubblico che doveva soccorrere i traumatizzati gravi. Una lacuna su un’area di circa 200 km quadrati abitata da oltre 3 milioni di persone, che corrisponde al nome di “Roma”. Quest’omissione del potere togato a favore dei camici bianchi, e dei politici e degli amministratori responsabili della sanità, aiuta a comprendere come, trent’anni dopo, il policlinico in questione, l’Umberto I, sia tuttora agli onori delle cronache per le sue inefficienze da film di Sordi.

Così è scomparso un cantautore che nella stessa canzonetta, “Nuntereggaepiù”, ha accostato, raggiungendo il grande pubblico, iscritti e sostenitori della P2 ad una voce con accento sardo, l’accento di Berlinguer, che dice “Il nostro è un partito serio”. (Questo passo della canzone è omesso dai filmati televisivi che ho trovato su Youtube; e naturalmente dalla fiction RAI). Chissà cosa canterebbe oggi su D’Alema, allora. Da anni gira nel circuito metropolitano la voce che Gaetano sia stato volutamente eliminato, sorta anche perché in una sua canzone Gaetano parla di una persona che muore dopo essere stato rifiutato da cinque ospedali romani. Non c’è tra le notizie comunemente disponibili alcun elemento solido sul quale poggiare l’ipotesi. E’ invece plausibile la supposizione che, se fosse vissuto, passati gli anni Settanta lo avrebbero censurato, boicottandolo ed emarginandolo, se non avesse ammorbidito i testi: in Italia il sistema è tale che possono bastare poche semplici misure incruente per troncare le dita a chi non vuole cambiare musica. La morte di Rino Gaetano appare come uno di quei tiri mancini della sorte per i quali a volte sembra che i pochi che “in mezzo all’inferno non sono inferno, che bisognerebbe far durare, e dargli spazio” (Calvino) spariscano “senza grandi disturbi”, secondo le parole del giudizioso Lucio Dalla. Ma questa imbrattatura postuma della vita e morte di Rino Gaetano, sistematica e accanita, di sicuro non è stata un caso.

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26 febbraio 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post “Domenica In, Maria Falcone: “Volevo dire grazie a Maurizio Costanzo, nessuno si rende conto di quello che ha fatto nella lotta contro la mafia””

“… nell’immediato dopoguerra e fino ai tragici fatti di sangue della prima guerra di mafia degli anni ’62-’63, gli organismi responsabili e i mezzi d’informazione sembrano fare a gara per minimizzare il fenomeno mafioso” (G. Falcone). Invece dopo, e soprattutto con la caduta del Muro, la mafia è divenuta spettacolo; e la lotta alla mafia di cosca è divenuta il grande alibi per la mafia di Stato. Credo che tra le multiple finalità delle stragi di Capaci e via D’Amelio vi fosse anche questa. Costanzo il piduista ha contribuito alla spettacolarizzazione della mafia e all’uso della lotta alla mafia come paravento sacralizzante per il piduismo, la mafia di Stato, che ha portato al declino della Seconda repubblica, e oggi sul ciglio del baratro; alla creazione di un carrozzone antimafia che prospera, e giudica scostumato chiedere l’eradicazione della mafia; e che si è unito a una compagine mediatica, anch’essa pro-potere come l’antimafia da salotto, che Costanzo ha grandemente contribuito a selezionare. Parce sepulto, bene ricordarne alcune qualità artistiche, ma ormai mancano solo i petali dall’elicottero. Davanti a questa gara di epicedi per la morte di un 84enne torna in mente “Nuntareggae più”, che cita Costanzo (di Rino Gaetano, che Costanzo non mancò di esibire in suo talk). L’interminabile passerella singhiozzante dei beneficiati da Costanzo mostra quanto e come sia selezionata e imbrigliata la comunicazione televisiva.


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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

L’uso della poesia nella pubblica amministrazione

25 January 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post: “Che bello Neruda….peccato non sia lui!”

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Espressioni come quella risultante dalle intercettazioni della sig.ra Mastella, “E’ un uomo morto”, non sono rare nell’amministrazione degli ospedali pubblici. Ricordo bene quando, assistente fresco di nomina, un primario, democristiano in transito verso la CDL, mi preconizzò una “morte lenta”. Si riferiscono in genere alla morte civile: all’annientamento morale, che certo non allunga la sopravvivenza fisica. Sono frasi che fanno parte di un sistema vecchio e collaudato; bisognerebbe chiedersi perché i magistrati aprono gli occhi solo ora, quando è in atto un cambiamento epocale – sostenuto anche da politici come Livia Turco – che ridimensiona il potere discrezionale baronale a favore di quello delle multinazionali, non meno arbitrario e ancora più pericoloso.

Questo paragonare un dipendente pubblico ad un morto che cammina non è eccezionale nei vari rami dell’amministrazione pubblica, che secondo la barzelletta n. 97 della Costituzione dev’essere gestita in maniera tale da assicurare buon andamento e imparzialità. Conservo una copia della stessa poesia declamata in aula da Mastella, ma intitolata “Lentamente…”, che, nella stessa città padana nella quale il primario prognosticava una morte lenta all’assistente, ha distribuito alle insegnanti un dirigente scolastico, democristiano e cattolico come Mastella. Se un direttore scolastico commette favoritismi e favorisce vessazioni, e alle segnalazioni dei danni che così provoca risponde con l’inerzia, ma invia una circolare-poesia dove è scritto che coloro che preferiscono il nero su bianco e vogliono mettere i puntini sulle “i” andranno incontro ad una morte lenta, forse ha con la cetra un rapporto neroniano.

Il particolare contenuto della poesia, che dice anche che muore lentamente chi è infelice sul lavoro, può spiegare il successo che, pur essendo apocrifa, ha incontrato tra i nostri burocrati, e come sia quindi finita tra le mani di Mastella: si presta bene a quel minacciare per allusioni che è uno dei tratti che accomunano i mafiosi del sottobosco politico-amministrativo ai mafiosi riconosciuti. Come Michele Greco, detto “il Papa”, gran sacerdote del parlare mafioso, che dal gabbione dell’aula-bunker augurò “la pace”, sostenendo di citare il Signore, ai giudici che si accingevano a deliberare. La poesia dello pseudoNeruda è un esempio del bagaglio di alte professionalità che giustifica i lauti stipendi di amministratori pubblici come quelli selezionati da Mastella a Benevento o dai suoi amici ai piedi delle Alpi. Nell’ambito artefatto e surreale dei rapporti amministrativi la poesia dovrebbe essere come un cane in chiesa, ma l’uso caporalesco della poesia ha una tradizione in Italia. Il rude regime fascista finanziò sottobanco anche i poeti, con assegni mensili di importo diverso a seconda della loro fama. Circolava il commento che i poeti nazionali del tempo andavano perciò distinti in “millelirici”, “duemilalirici” e “tremilalirici”.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia.

Professor Ratzinger, qual è la definizione di omicidio ?

19 January 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Post del 19 gen 2008

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Lo scritto che segue era stato postato su “Altravicenza” il 19 dicembre 2007. Essendoci difficoltà nel forum registrato dei No Dal Molin (spam, azzeramenti, pop-up sul link), cerco asilo qui, negli stessi giorni in cui rimbombano le grida per la censura antidemocratica che il Papa sta subendo per finta, e che chi comanda in Italia applica silenziosamente per davvero. Il post sostiene che vi è un uso strumentale e ipocrita dell’opposizione alla pena di morte da parte dei politici, e considera una singolare affermazione del catechismo ufficiale della Chiesa cattolica a riguardo dell’omicidio (Catechismo della chiesa cattolica. Compendio, Libreria editrice vaticana, 2005. Introduzione di Joseph Card. Ratzinger. n. 470. Che cosa proibisce il quinto Comandamento ?).

No Dal Molin – Contro la pena di morte o contro l’omicidio ?

Inviato: Mer dic 19, 2007 5:08 pm

C’è contraddizione tra il sì alle guerre degli USA, il sì alle loro basi militari, e la richiesta di moratoria della pena di morte? C’è contraddizione tra l’andare a bombardare civili nella regione europea della Bosnia, mentre l’ONU sta a guardare, e l’esortare i paesi del mondo ad abolire la pena di morte nei loro ordinamenti? Qual è il fattore comune che sottende le due posizioni? L’arte del possibile, che è l’essenza della politica? O il meccanismo psicologico della scissione tipico delle personalità narcisistiche, una caratteriopatia frequente tra i potenti ? Ci sono elementi che indicano che non c’è contraddizione, ma costanza di comportamento, tra il Napolitano e il D’Alema yes men a Washington sulla base militare USA la settimana scorsa, e quelli che oggi vengono celebrati come apostoli della non violenza.
L’astensione dalla pena di morte è spesso accompagnata da vistose contraddizioni. Un grande pacifista, oltre che grande scrittore, Tolstoj, racconta (in “Hadji Murat”) della pena che lo zar doveva infliggere ad uno studente di medicina che in una crisi di nervi aveva aggredito con una penna un suo professore, producendogli ferite lievi. Per sua sfortuna lo studente era un cattolico proveniente dalla Polonia, l’equivalente, per lo zar, di uno “Stato canaglia”. Lo zar scrive che lo studente meriterebbe la pena di morte, che in Russia “grazie a Dio” non c’ è. E aggiunge che non sarà lui ad introdurla. Decreta che lo si faccia correre per 12 volte tra due file di 1000 soldati armati di verghe. Lo zar Nicola, spiega Tolstoj, sapeva che quella pena significava una morte non solo certa e dolorosa, ma anche eccessivamente crudele. “Ma gli piaceva essere implacabilmente crudele, e gli piaceva anche pensare che non c’ era pena capitale in Russia”.
Contro la pretesa di uccidere legalmente si sono esercitate forme di ipocrisia più sottili. Un libro famoso, “Sorvegliare e punire” di Foucault, descrive la strana parabola discendente del controllo tramite la forza. Nei secoli si è passati dallo “splendore dei supplizi”, che erano spettacoli pubblici, offerti come divertimenti, a forme di controllo sempre più discrete, sottili ed efficaci, fino all’attuale “biopolitica”: il controllo della persona tramite il controllo sul corpo. Pena e controllore devono diventare invisibili, affinché il potere permei la società in forme impalpabili e impersonali. Secondo Foucault, le spinte a ridurre la pena di morte per ragioni umanitarie sono quindi state accolte strumentalmente, per affinare il controllo. Cesare Beccaria, uno dei primi teorici della umanizzazione delle pene, proponeva di sostituire la pena di morte con la schiavitù perpetua, scrive Foucault. Questo non è un gran progresso, a meno che non si ritenga che vivere in ginocchio fino alla morte sia un grande progresso rispetto al morire prematuramente; ma l’evoluzione del potere nel mondo occidentale sta andando verso la razionalità illuminista del nonno di Alessandro Manzoni. Oggi in effetti nella nostra società il potere mira al controllo delle anime, coi media e gli altri strumenti di persuasione; al controllo dei corpi, al controllo economico e tecnologico, etc. Non più attimi di terrore, ma un ergastolo senza sbarre. E ci sono molti modi incruenti di sopprimere gli indesiderati.
Il potere non sta diventando “piu’ buono”, ma solo piu’ accorto nel dosare la violenza. La sua contrarietà alla pena di morte non solo è strumentale; è anche parziale. No al boia, ma sì agli stermini della guerra, che creano un numero di vittime maggiore di molti ordini di grandezza a quello delle esecuzioni. Le azioni formalmente legali che, sulla base di qualche ridicola scusa pseudogiuridica com’è avvenuto in Iraq, partiranno da Vicenza e daranno la morte senza processo a moltitudini di civili, non toccano le corde umanitarie dei nostri politici. Primi della classe nel seguire Bush nelle sue guerre, e primi della classe nell’indicare agli altri la via dei diritti umani. Con la differenza che le bombe di Bush sono concrete e vengono usate, mentre quella dell’ ONU è una dichiarazione di principio. Un altro ovvio squilibrio è che le condanne a morte sono forme esecrabili di punizione di responsabili di reati, mentre le uccisioni di civili sono massacri di innocenti. Le esecuzioni capitali non cesseranno, e se si ridurranno sarà a causa del processo storico descritto da Foucault, di sostituzione del boia con lo schiavista di Beccaria, in ossequio alle necessità del capitalismo. Nel regno delle vetrine scintillanti, delle promesse di benessere e sicurezza, la violenza ufficializzata può allontanare alcuni clienti. Si preferisce sostituirla con forme subdole, riservando le sue forme classiche e orripilanti a paesi lontani. E’ probabile che la tendenza ideologica descritta da Foucault si estenderà ulteriormente con l’avanzare della globalizzazione. Forse riguarderà anche la terra dove la violenza è una specialità locale quanto la torta di mele. Anche senza l’impegno gandhiano di D’Alema e compagni.
I nostri politici concorrono nell’innalzare materialmente strumenti di morte come la nuova base USA a Vicenza, e, sul piano ideologico, nell’ottimizzare la violenza del potere adattandola a tempi e situazioni. La discordanza è dunque più apparente che reale. Gli stessi politici interpretano simultaneamente il ruolo di Creonte e quello di Antigone. Rappresentare personaggi moralmente opposti nello stesso film era una delle bravure di Totò: Il monaco di Monza, Totò diabolicus, eccetera. In entrambi i casi, i politici furbescamente si allineano, e corrono in soccorso al vincitore. Sia come sostenitori dei cannoni al posto dei fiori a Vicenza, sia come promotori del processo secolare di dematerializzazione della violenza del potere nel mondo occidentale. Mentre la prima posizione appare negativa, con la seconda fanno bella figura. Un’ottima occasione di rifacimento dell’immagine per chi come l’ONU ha diversi peccati di omissione da fare dimenticare, o per chi in Italia, inanellando vergogne su vergogne, ha un urgente bisogno di “dire qualcosa di sinistra”. In questo senso è vero che i politici italiani, con la loro iniziativa sulla pena di morte, stanno dando al mondo una lezione. Una lezione di paraculaggine buonista. Coi punti guadagnati chiedendo di risparmiare la vita a qualche scellerato, a qualche poveraccio, a qualcuno come noi, potranno lavorare in santa pace su grande scala. E anche noi ci sentiamo tutti più buoni, partecipi di quella che sta venendo celebrata come una grande vittoria, ed esentati pertanto da ulteriori sforzi verso la non violenza.
Allontanandoci dai fasti dei nostri politici, esaminiamo il cuore del problema: la differenza tra la contrarietà alla pena di morte e la contrarietà alla violenza dello Stato è radicale. La prima posizione è arbitraria, e fortemente indebolita e distorta, essendo ritagliata attorno ad un’opportunità politica, attorno alle attuali tecniche di potere. La seconda è la naturale conseguenza dell’opposizione all’omicidio tout court, a tutte le forme di offesa al corpo, unita alla concezione dello Stato come strumento di civiltà. Include ovviamente le esecuzioni capitali, ma anche altre forme di omicidio e violenza da parte dello Stato e del potere in generale; e prevede che ogni sua limitazione o eccezione, come la legittima difesa, debba essere ampiamente giustificata prima di poter essere accettata. Invece si tende a credere che l’opposizione a quella singolare forma di assassinio che sono le esecuzioni capitali equivalga alla lotta alla violenza legalizzata. Lo spettro della violenza del potere è molto più ampio, e può paradossalmente trarre efficacia dal restringersi con la cessazione delle esecuzioni capitali per assumere forme coperte o che non sono percepite nella loro gravità. Se si ferma il boia e si fanno partire i bombardamenti di civili, si tratta l’umanità come lo zar trattò lo studente polacco. Paradossalmente, con la loro ipocrisia i nostri politici offrono un argomento forte, di tipo empirico, contro la pena di morte: al di là degli argomenti teorici, come può essere etica la condanna a morte di un essere umano quando nella pratica l’apparato che l’emette ha le mani macchiate di sangue innocente ?
Sentiamo una voce autorevole: il Quinto comandamento. Non uccidere. La civiltà in due parole. Il miglior articolo di legge mai scritto. L’attuale catechismo della Chiesa cattolica precisa però che il comandamento riguarda “l’omicidio diretto e volontario”. Quindi lo zar, Napolitano e D’Alema hanno un appiglio, se per ipotesi fossero accusati di non aver rispettato il Quinto comandamento. Allo stesso modo possono ritenersi innocenti rispetto al Quinto comandamento, appellandosi al catechismo ufficiale, i responsabili delle morti sul lavoro dovute alla precedenza data al profitto rispetto alla sicurezza; dei morti per inquinamento o per adulterazioni alimentari legati al profitto; dei morti per le distorsioni commerciali della medicina; i responsabili delle azioni ed omissioni che rendono possibili le guerre di conquista. Nel complesso mondo odierno, le responsabilità sono spesso indirette, distribuite e sfumate. Eliminando solo la pena di morte si toglie solo lo splendore dei supplizi, ma si continua a suppliziare senza essere visti. Il Comandamento delle Tavole dice “Non uccidere”. I distinguo come questi sono le aggiunte a penna di chi ha interesse ad affievolire ed eludere la legge che sta sopra di noi.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia.

Federico Aldrovandi: un altro omicidio senza soggetto?

30 September 2007

Blog http://www.federicoaldrovandi

Inviato il 30 set 2007. Respinto per la pubblicazione. Autore bannato.


Non è dai volgari insulti di maleducati o provocatori che i genitori di Federico devono temere di essere sporcati. Ma dal potere che ha il male di contaminare anche le sue vittime. Le poesie (e le parolacce) abbondano in questo blog. Vorrei rispettosamente fare presente che altri tipi di commento vengono un po’ evitati. Ad esempio, è pronta la concreta possibilità che una “asfissia posturale” di Federico Aldrovandi vada ad aggiungersi al “malore attivo” di Giuseppe Pinelli, e alla collisione tra il proiettile e un sasso di Carlo Giuliani, nella lista di quelle morti che andrebbero chiamate da “violenza senza soggetto”. Decessi per i quali sono stati accusati poliziotti, che le ricostruzioni ufficiali spiegano con meccanismi impersonali che sono concettualmente, e anche fisicamente, acrobatici; e che portano così all’assoluzione dei poliziotti, o a condanne lievi; e, soprattutto, alla conservazione del regime degli abusi. (Dubito che sia stato Calabresi ad uccidere Pinelli; di sicuro rimase vittima di un’altra manipolazione, e forse fu scelto come capro espiatorio). La poesia allevia il dolore, e restituisce un senso di civiltà, ma c’è il rischio che alla fine anche Federico risulterà essere stato ucciso, poeticamente, dal diavolo, che ci ha messo la coda, nella specie di un portentoso meccanismo fisiopatologico, visibile solo ai tecnici, che è stato solo involontariamente innescato dall’uso macroscopico e smodato della forza da parte dei poliziotti.

Un altro aspetto prosaico è che se i genitori di Federico, in una battaglia riguardante i diritti personali del cittadino, cioè il diritto alla libertà e all’incolumità fisica, si ergono a difensori delle istituzioni, sostenendo, insieme a Bertinotti, che sono pulite, che si è trattato solo di singole persone, di mele marce, gli abusi istituzionali continueranno ad essere giustificati come aberrazioni in un sistema sano; a qualcun altro poliziotto scapperà ancora la mano, e altri familiari piangeranno.

La verità è che una polizia che commetta impunemente abusi sui cittadini (senza strafare come invece è accaduto in questo caso) fa comodo alla classe dirigente: come braccio armato per alcuni suoi affari, e per ottenere col timore quel rispetto che non può avere per autorevolezza e prestigio. La “sacralità” delle istituzioni viene di fatto ottenuta tramite i soprusi, e la violenza, dei suoi bassi ranghi. Uno dei giovani pestati al G8 ha raccontato che si è sentito sollevato dal trovarsi davanti al magistrato, in qualità di indagato, dopo il trattamento ricevuto dai poliziotti. Eppure era indagato ingiustamente.

Vorrei sommessamente chiedere ai genitori, che stanno dando una lezione di perseveranza e abilità nella richiesta di giustizia, di non favorire senza volerlo altri abusi, di non calpestare inavvertitamente altrui orticelli di sofferenze, ponendo la loro immagine a difesa delle istituzioni della polizia, della magistratura e della politica; e di astenersi quindi per quanto è possibile da proclami tranchant, come quelli contenuti nel post “Giustizia uguale per tutti!”, a favore di quelle stesse istituzioni che avrebbero dovuto prevenire la morte di Federico, e che avrebbero già dovuto emettere la ricostruzione dei fatti e la punizione dei colpevoli. La richiesta delle autorità di rispetto per il proprio ruolo e funzione istituzionali è spesso associata a mancanza di rispetto verso l’umanità dei propri simili.

F4402

Commento al topic: 17 lug 2007: 20 anni

26 July 2007

Blog http://www.federicoaldrovandi

rimosso dal webmaster


L’appello a considerare innocenti i 4 poliziotti fino al termine dei processi suona opportunistico, essendo tardivo e posteriore a palesi manipolazioni. La presunzione di innocenza, propria di un vero Stato di diritto, è un principio astratto, che necessita di una macchina giudiziaria sana ed efficiente che lo bilanci. Altrimenti diventa una speculazione e una beffa. Da noi in casi del genere il momento cruciale non è il giudizio finale, ma all’opposto l’inizio delle indagini, quando si consumano liberamente omissioni, falsi, calunnie, intimidazioni, depistaggi. Se non è possibile mettere tutto a tacere già in questa fase, mr. Hyde apparentemente torna dr. Jekill: codici e garantismo (e conseguente pretesa di monopoli sulla ricostruzione storica e sul giudizio etico e politico). Questo giustizia rigorosa della quale ci si ricorda solo dopo una fase di manipolazioni preliminari ricorda documenti contraffatti ma vidimati con timbri autentici. E’ una sequenza classica. Nel 1974 a Brescia in Piazza Loggia poco dopo l’esplosione della bomba qualcuno diede ordine di lavare la piazza con gli idranti, che spazzarono via gli indizi. Il magistrato ebbe buon gioco a seguire l’ipotesi della “ragazzata”. 33 anni dopo, il procedimento, fattosi rigoroso, e quindi lentissimo, prosegue. La strage è rimasta impunita, come quasi tutte le altre. Carabinieri, magistratura e giornalisti fecero passare Peppino Impastato prima per un bombarolo rimasto vittima del suo stesso ordigno, reggendo il gioco alla rozza messinscena degli assassini; e poi per un suicida. Ci sono voluti 20 anni, e circostanze favorevoli, per disfare il loro lavoro e riconoscere ufficialmente che era stato ucciso a causa delle sue denunce contro mafiosi che andavano letteralmente a braccetto con i carabinieri. Se si guarda ai maggiori casi nei quali la Costituzione andava applicata e difesa, sui quali Daniele Biacchessi ha appena pubblicato un libro, “L’Italia della vergogna”, si vede che il formalismo giuridico può divenire strumento di impunità; e che, volendo avere giustizia dallo Stato per atti gravissimi commessi da alcuni suoi rappresentanti, non ci si può limitare alla dimensione giudiziaria, andando dal magistrato con un buon avvocato e aspettando un poco. Segnalo una recente intervista a Biacchessi.