Archive for the 'Inadeguatezza del popolo a giudicare problemi complessi' Category

Questionario immaginario ai magistrati sul testamento biologico

9 March 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “Eluana Englaro” del 25 feb 2009


Con le sentenze, come quella che ha permesso la morte di Eluana Englaro, e con gli interventi informali i magistrati stanno avendo un ruolo importante nel processo che sta portando all’introduzione del testamento biologico. Un processo culturale e legislativo che forse non è stato ben definito, nonostante abbia occupato tanto spazio sui media e sui blog. Il presente questionario, che si immagina distribuito a tutti i magistrati, è rivolto a illuminare alcuni dei tanti, troppi, aspetti lasciati in ombra (o attivamente soppressi) dalle forze che hanno animato il dibattito.

1) Il testamento biologico sta venendo trattato sotto l’aspetto bioetico, giuridico, religioso, filosofico. Ritiene che tale approccio sia completo, che non sia eccessivamente astratto, e che non tralasci aspetti fondamentali?

2) Si è scritto che il “diritto a morire” potrebbe divenire un “dovere di morire”. Di recente un’importante bioeticista britannica, baroness Warnock, ha sostenuto apertamente proprio questo: che i soggetti con l’Alzheimer hanno un dovere di morire, dato il peso che costituiscono per i familiari e per il sistema sanitario nazionale. La possibilità di restare più a lungo biologicamente in vita è dovuta solo in parte a tecnologie mediche, e non coincide con la distribuzione dei consumi medici ottimale per gli investitori. Considera plausibile che crudi calcoli contabili, legati agli enormi interessi sulla spesa medica, e all’invecchiamento della popolazione, abbiano un peso nella questione del testamento biologico ? Le risulta che il motivo economico sia stato adeguatamente preso in considerazione, valutato e discusso, o anche solo sfiorato, dai magistrati che si sono interessati al problema? Ritiene possibile che un movente puramente economico possa essere alla base dell’esplosione mediatica del caso Englaro e dei casi analoghi che sono sorti in altri paesi; ritiene possibile che gli aspetti etici, giuridici, filosofici, religiosi e sociologici mentre occupano tutta la scena non abbiano che un carattere strumentale, o quanto meno derivato (“sovrastrutturale” direbbero i marxisti)?

3) Ogni anno muoiono in Italia circa 550.000 persone, delle quali oltre 120.000 per tumore. Nel 2004 circa il 51% dei decessi ha riguardato ultraottantenni. Le persone in stato vegetativo sono circa 1.500. I casi di SLA sono circa 5.000. Il dibattito riguarda il cosiddetto “testamento biologico”, che è di interesse generale. I casi pubblici sulla volontà del paziente a fine vita, come Welby ed Englaro, riguardano però le forme estreme di condizioni patologiche particolari, che sono statisticamente poco frequenti, particolarmente innaturali sul piano clinico, altamente impegnative sul piano bioetico, impressionanti su quello emotivo: la crudele dissociazione totale tra mente e corpo della sclerosi laterale amiotrofica per Welby, che ricorda l’angosciante film “E Johnny prese il fucile”; le persone giovani che sopravvivono a lungo in uno stato vegetativo, come trasformate in piante per una maledizione mitologica o fiabesca, per Eluana. In realtà la grande maggioranza dei testamenti biologici riguarderà non queste singolari lungodegenze, ma i comuni malati terminali e le Rianimazioni, come già avviene da anni in USA. Riguarderà principalmente la durata e la velocità del comune decorso in discesa verso la morte; e solo secondariamente i casi di “agonia statica” come Welby e Englaro; che sono casi molto diversi, sotto tutti gli aspetti, dal comune modo di morire, e dal frequente attardarsi sulla soglia della fine. Non ritiene che un approccio razionale e onesto prima punterebbe a risolvere i problemi di fine vita per la massa dei casi comuni, la routine; e dopo, avendo una base, passerebbe ai casi più rari e difficili, i casi di scuola? Ritiene che sia corretto generalizzare, sul piano logico, etico, legislativo e giudiziario da questi casi particolarissimi ed estremi alla popolazione generale, che nella maggior parte dei casi muore in un ospedale per acuti, in genere in età avanzata, a seguito del precipitare di condizioni legate alle comuni patologie croniche? Non ritiene che stavolta l’espressione tanto abusata “non fare di tutta l’erba un fascio” sarebbe invece pertinente, e che non distinguere in base alla condizione del paziente possa portare a conseguenze inattese? Ritiene che tale generalizzazione sia un caso? Il suo fiuto di inquirente o di giudice le dice qualcosa riguardo alla possibile presenza di una regìa, di intenzioni e interessi non necessariamente leciti che pilotano il dibattito?

4) “La questione della “living will” [l’omologo del testamento biologico] non sarebbe mai sorta se le cure terminali non fossero state trasferite negli ospedali e medicalizzate”. Questa elementare affermazione di un medico anglosassone appare essere considerata superflua nell’attuale dibattito. Ritiene che come magistrato, che deve solo applicare la legge, Lei è esentato dal considerarla? La gente, che sul piano epidemiologico nella storia non è mai stata mediamente tanto in salute, visti i casi Welby ed Englaro si sta orientando in direzione di forme di eutanasia; addirittura alcuni stanno pubblicando il proprio testamento biologico con un video su Youtube. Sembra che molti ora temano non più solo la morte, ma temano di fare la morte del sorcio; di finire come quei marinai bloccati in sommergibili che non potevano più risalire, che preferirono suicidarsi. Ritiene come magistrato che ai cittadini stia venendo presentata una scelta equa? Che siano stati correttamente informati sui termini della questione e su tutte le possibili opzioni? Che stiano venendo spaventati e diseducati per poi forse essere frodati? Davanti ad un esposto per la pubblicazione di notizie tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico, o per il pericolo di istigazione al suicidio, avrebbe qualche esitazione, qualche commento non negativo prima di farlo archiviare?

5) Ritiene che i magistrati abbiano tenuto sufficiente conto degli effetti mediatici e culturali delle loro decisioni? Che abbiano tenuto in dovuto conto le conseguenze delle loro prese di posizione pubbliche rispetto a fattori economici nascosti, rispetto alla attuale condizione di medicalizzazione delle fasi terminali, e riguardo agli effetti della generalizzazione da casi limite?

6) Ritiene che i magistrati abbiano ben impiegato sull’argomento il loro patrimonio di conoscenze dottrinali ed empiriche? Date le sue conoscenze giuridiche, le pare limpida l’espressione “testamento biologico” per delle volontà da assolvere quando il testante è ancora in vita, almeno biologicamente? Ritiene utile e appropriato considerare sul piano giuridico il testamento biologico come una specie di liberatoria (ciò che in pratica è il consenso informato); o provare a vederlo, in una simulazione teorica, come un contratto a titolo oneroso, nel quale gli interessi non sono solo quelli del paziente, ma vi è uno scambio? Come esperto in contratti, non ritiene che possano esserci condizionamenti e interessi nascosti che danneggiano il contraente debole, tanto da rendere il contratto nullo?

7) Ritiene che i magistrati abbiano applicato il loro potere istituzionale con pari attenzione sulla tematica del fine vita al di fuori dei casi mediatici come Welby e Englaro? Le risultano indagini sulla qualità delle cure ospedaliere per i pazienti terminali? Crede che tutti i morenti vengano trattati coi guanti come Eluana? Che nella realtà non accada che si muoia negli ospedali in condizioni banalmente terribili?

8) Il dibattito è stato rappresentato come uno scontro tra posizioni “laiche” (favorevoli al testamento biologico) e cattoliche (contrarie, o restie). Ritiene che tale dualismo sia esaustivo delle posizioni possibili sul piano teoretico? Ritiene che il dibattito in corso sia realmente rappresentativo di posizioni dottrinali che si rifanno alla cultura laica alta e agli insegnamenti del Vangelo? Immagini una tabella 2×2 sul testamento biologico (o sull’eutanasia), che abbia come intestazione delle 2 colonne “favorevole”e ”contrario”, e come intestazione delle 2 righe “buone ragioni”e ”ragioni immorali”. Saprebbe riempire con delle spiegazioni le 4 caselle “favorevole per buone ragioni”; “contrario per buone ragioni“; “favorevole per ragioni immorali”; “contrario per ragioni immorali” ?

9) Ritiene che tutte le 4 possibilità descritte sopra siano state sufficientemente esaminate? Che si possano ridurre alla semplice dicotomia laici/cattolici? Ritiene che ci sia stato un appiattimento su posizioni convenzionali a scapito di altri punti di vista, sgraditi alle parti forti, ma forse non meno importanti e utili per i pazienti? Non ritiene intellettualmente codardo, e poco laico, propugnare la morte per inedia e allo stesso tempo ignorare i temi, più vasti e ben più antichi, dell’eutanasia e del suicidio quando la malattia fa sì che la vita venga percepita come inaccettabile o non più degna di essere vissuta? Forse esiste oggi una patologia iatrogena del fine vita, alla quale è limitato il dibattito in atto: la “agonia statica indotta artificialmente”. “L’incrodato” è l’alpinista fermo su una parete, che non riesce né a salire né a scendere. E’ davvero un sistema civile quello che provoca tali casi di “incrodati” e poi, ritirando le cure, si allontana e li lascia lì? Abbiamo creato un generatore di mostruosità prevedibili, che conferiscono all’eutanasia valore terapeutico? Non ritiene d’altro canto sventato e irresponsabile, soprattutto nel nostro sistema economico “senza pietà e senza sogni” (W. Benjamin), che si tralasci il principio aconfessionale della sacralità del corpo umano, baluardo contro le mai spente pulsioni discriminatorie e omicide della nostra specie (es. le soppressioni a fini eugenetici)?

10) Le posizioni laiche hanno per araldi figure come Umberto Veronesi, che dirige istituti clinici e di ricerca strettamente legati alla grande finanza e al profitto; e Ignazio Marino, grande sostenitore degli espianti a cuore battente. Le posizioni cattoliche corrispondono ad un’istituzione, la Chiesa cattolica, che ha anch’essa grandi interessi materiali sul tema, date le migliaia di ospedali cattolici. Ritiene che i due contendenti siano liberi da conflitti d’interesse? Ritiene che ciò che viene presentato come un dualismo insanabile laici/cattolici sia veramente tale sul piano pratico?

11) Nella ridda di pareri, vi è qualche flebile voce che se potesse farsi sentire sosterrebbe che il caso Englaro è un altro esempio di un teatrino laici-cattolici che è ormai consueto su temi di bioetica, e che ricorda i finti litigi che alcuni imbonitori inscenano tra loro per attirare l’attenzione del pubblico e convincerlo ad acquistare un prodotto. Ritiene che dietro le quinte possa esservi una vicinanza tra le forze “laiche” e quelle “cattoliche”, e una convergenza di interessi nell’introdurre presso l’opinione pubblica l’idea della necessità di accorciare le fasi terminali, in una forma più dipendente dai loro interessi che da quelli dei pazienti? Ritiene possibile che entrambi, con stili e accenti diversi, siano interessati ad un controllo di tipo “biopolitico” sulle ultime fasi della vita, e che la scelta tra le due posizioni ufficiali sia in realtà una falsa scelta, con un esito finale simile per il paziente nella gran parte dei casi?

12) “Paura di finire come Welby o Eluana, eh? Bene, quando arrivi vicino alla morte se vuoi ti stacco la spina; sempre che io dia l’OK dichiarando le tue condizioni tali da rendere applicabile il testamento biologico [dipende da quanto mi rendi nei due casi]”; “Sacrilego! Non puoi scegliere di morire [ergo sei in mio potere; e ti uso come supporto per lucrose terapie mediche quanto mi pare, in nome della difesa della vita; e siccome dopo il dibattito sul testamento biologico si sa che l’accanimento terapeutico è una brutta cosa, e anch’io lo considero immorale, se – come al mio concorrente laico – mi conviene liberare il tuo posto letto ci vorrà davvero poco, ridotto come sei]. Ritiene che tali posizioni abbiano alcunché a che fare con la trasposizione delle posizioni “laiche” e “cattoliche” nella realtà pratica?

13) E’ noto che in medicina non sempre gli interessi del paziente vengono al primo posto. I magistrati favorevoli alle rigide tesi cattoliche ritengono che la medicina praticata nell’ospedalità cattolica si distingua sostanzialmente da quella laica, e che tale differenza comporti una maggiore carità per il paziente, e un maggior rispetto per la persona? Ritengono che le cure negli ambulatori e nei reparti degli ospedali cattolici sono riconoscibilmente diverse da quelli laici, sacrificando vantaggi economici a favore di principi etici e religiosi, e fornendo quindi un fondamento tangibile e universale, nelle opere e non nella fede, alla pretesa della Chiesa di essere guida morale su questi temi? Le risulta una tendenza del clero a esercitare un controllo fine a sé stesso sulle persone, in particolare su quelle istituzionalizzate o in stato di dipendenza?

14) La magistratura appare orientata in buona parte sulla posizione “laica”. In un convegno di Magistratura democratica sui casi Welby ed Englaro tenuto presso l’aula magna del palazzo di giustizia di Milano il 16 feb 07 Veronesi ha sostenuto che i laici e i cattolici non sono dotati allo stesso modo, e che i medici “colti e consapevoli” andrebbero dalla sua parte. In effetti “cretino” viene da “chretienne”; molti cristiani appaiono come dei creduloni manovrati da un clero scaltro che mentre si dice portavoce del messaggio di Cristo prospera nel fango di questa terra. Condivide tale giudizio sulla superiorità dei laici? Questo aggregarsi sotto la bandiera di Veronesi è vera laicità o si tratta di posizioni “midcult”, di adepti guadagnati alla causa con la lusinga del titolo chic di “laico”? Ritiene che i “chretiennes” siano solo cattolici, o che ce ne siano tanti anche tra i laici, incantati dalle nuove imposture dei nuovi maghi col camice bianco, e seguaci dei sacerdoti della nuova risplendente religione scientista?

15) In USA l’avere compilato un ordine DNR (Do not resuscitate) risulta associato a povertà e ridotta possibilità di accedere alle cure terminali. I magistrati progressisti sono sicuri di stare dalla parte giusta stando dalla parte di Veronesi, cioè di Capitalia, Unicredit, Italcementi etc. ? Sono sicuri di non essere affetti dalla tendenza della sinistra italiana a farsi alfiere degli interessi del grande capitale ? Di non praticare la fine arte degli ex-PCI di cavalcare temi all’apparenza progressisti che in realtà servono interessi reazionari?

16) Le capita mai di avvertire una netta differenza e un ampio scollamento tra il dibattito in corso su Eluana Englaro e i sottostanti problemi etici del fine vita? Di provare un senso di nausea per il contenuto e i toni del dibattito, per le fiaccolate pro morte per sete e fame da un lato e i rosari a favore del dominio su un corpo senza persona dall’altro ? Ha l’impressione che i problemi etici reali del fine vita nonostante il gran parlare vengano poco sviluppati, e che anzi siano schiacciati da un dibattito artificioso e grottesco, sostanzialmente rozzo e primitivo, nel quale prendere posizione è ingannevolmente facile? In tal caso, si sente personalmente impreparato sulla soluzione dei formidabili problemi etici reali del fine vita che vengono alla luce una volta rimosso il cumulo costituito dal dibattito mediatico sul caso Englaro?

La redazione di “Uguale per tutti”, nell’introdurre l’editoriale sotto il quale il presente questionario è stato inserito come commento, fa appello alla capacità di farsi domande sul caso Englaro. L’autore del questionario, che risponderebbe affermativamente al punto 16, dispone di un surplus di dozzine di domande sul tema. Ai magistrati che rispondessero al presente questionario verrà inviato su richiesta un questionario omaggio, meno blando, con altre domande sulle responsabilità e gli interessi della magistratura nell’appoggiare l’introduzione del testamento biologico. All’occorrenza si possono preparare questionari con domande specifiche per il pubblico, per gli intellettuali e i bioeticisti, e per i giornalisti e i bloggers che discutono del testamento biologico.

Roba da chiodi

26 February 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “I reati che non si potranno più accertare” del 19 feb 2009


Il caso della S. Rita è un esempio calzante del danno alla giustizia che la legge sulle intercettazioni provocherà. Non va però scambiato per un esempio rappresentativo degli orrori della medicina commerciale, né per un esempio rappresentativo dell’attenzione dei magistrati verso tali reati. Si parla di “clinica degli orrori”, ma le pratiche che emergono dalle intercettazioni sulla S. Rita non sono casi isolati veri e propri: sono piuttosto casi all’estremo di un continuum di una prassi che è ubiquitaria in Lombardia e in altre regioni. Gli interlocutori delle intercettazioni vengono giustamente perseguiti, ma è da notare che si tratta di illeciti “personalistici” che vanno a danneggiare, oltre che l’utente, altri affari illeciti “sistemici”.

In una delle intercettazioni un chirurgo afferma che impianterà un chiodo pertrocanterico non più sterile, su chiunque, ma meglio se su un novantenne che tanto “che aspettativa di vita può avere?”. L’infermiere si era sbagliato: aveva aperto la confezione di un chiodo sinistro mentre in quell’intervento ne occorreva uno destro. Dall’intercettazione emerge anche che la ditta che beneficia di pingui commesse di chiodi a 445 euro l’uno rifiuta di fornire un servizio di risterilizzazione per le confezioni aperte accidentalmente; nel rifiutare riferisce che l’inconveniente non è raro. Si evince dall’intercettazione che se qualcuno apre per sbaglio una confezione di questi chiodi, può capitare che un mini Mengele li impianti comunque; ma si tratta di casi eccezionali, di mele marce: la medicina è sana, e quello che succede di norma se un sanitario sbadato confonde la destra con la sinistra è che il fornitore non li ritira gratuitamente, per una quota ragionevole, consapevole dell’ottimo affare che comunque sta facendo con un’amministrazione pubblica dotata di grande forza contrattuale; né ci sono equi costi aggiuntivi di ritiro e risterilizzazione; ma c’è la vincita di un’ulteriore commessa da 445 euro pagata dal banco, cioè dai contribuenti, alla ditta produttrice e agli intermediari. Un messaggio rassicurante. Nel dialogo registrato gli interlocutori non hanno detto cose come: “Oh bella, com’è che questa particolare ditta non ritira il chiodo?”;”Perché a noi no?”; “Insistiamo, facciamo intervenire la Regione, troviamo un accordo”. Operatori spregiudicati come quelli della S. Rita non hanno premuto per ottenere le dovute condizioni economiche. Hanno preferito commettere reati degradanti e rischiosi quando avrebbero potuto fare valere le loro buone ragioni.

E’ pertanto da presumere, anche alla luce dell’andazzo generale della sanità lombarda, che un tale riguardoso atteggiamento verso i fornitori sia di natura politica, e che quindi non sia un caso isolato; e che valga anche per gli altri tipi di chiodi; e per i vari tipi di protesi d’anca, quelle di ginocchio, etc., che hanno prezzi molto più elevati. Nell’anziano la frattura del collo del femore (che è favorita da farmaci di uso comune, come i corticosteroidi e alcuni diuretici e antiacidi) innesca una catena di eventi patogenetici che spesso lo porta alla morte. Il 20-30% degli anziani con frattura del collo del femore muore entro un anno dall’evento iniziale. Il 50% dei sopravvissuti rimane disabile. Gli interventi di chirurgia ortopedica per queste fratture possono provocare complicazioni che vanno ad aggravare una condizione già precaria. La riduzione della frattura è solo un aspetto di questo importante problema geriatrico. La Regione i prodotti tecnologici come i chiodi pertrocanterici li fa scartare come se fossero caramelle; largheggiando nel finanziare la cura dell’episodio acuto, toglie fondi all’assistenza per la successiva disabilità, che può provocare pesanti disagi economici alle famiglie. Sarebbe interessante sapere se i magistrati penali e quelli della Corte dei conti hanno dato un occhiata a questo scialo di alta carpenteria, e cosa hanno accertato.

Comunque stiano le cose, il caso del chiodo apri e getta è sintomatico di una situazione generale. I reparti di ortopedia in Lombardia si sono moltiplicati a dismisura negli ultimi tempi, e non stanno con le mani in mano. La traumatologia e la patologia ortopedica classiche sono soverchiate da un’ortopedia d’assalto molto meno utile e giustificata, come quella che ruota attorno alle artroscopie, che mette a disagio gli ortopedici onesti, ma è una benedizione per le ditte che costruiscono presidi ortopedici. L’allocazione delle risorse è distorta a favore di interessi industriali. In campo ortopedico, il servizio sanitario lombardo sovratratta la popolazione giovane; le artroscopie su soggetti giovani si sprecano. Questo stesso servizio sanitario tende a defilarsi una volta piantato l’ultimo chiodo, che spesso è quello della frattura del collo del femore, quando il paziente ha un drammatico bisogno di assistenza e aiuto. Il chirurgo riciclone fa rizzare i capelli, soprattutto se si hanno presenti le lunghe dolorose conseguenze dell’infezione di un impianto ortopedico; ma fa anche girare le idee alle case produttrici di tale ferramenta d’oro, che vogliono che dei loro prodotti se ne consumi il più possibile. Un consumo che deve seguire protocolli apparentemente razionali ed etici, con risultati che abbiano una parvenza di presentabilità.

L’asepsi operatoria in genere è rispettata; è l’asepsi etica che lascia a desiderare. Credo che se Poggi Longostrevi, morto suicida nell’ignominia, avesse eseguito gli esami diagnostici che faceva prescrivere senza necessità, anziché andare oltre “le regole” e non eseguirli, oggi sarebbe un venerato luminare, ospite di Mirabella. Avrebbe causato maggiori danni iatrogeni ai pazienti, ma non avrebbe sabotato il business. Paradossalmente, il suo voler fregare anche il sistema illecito dal quale traeva benefici se da un lato lo ha portato alla perdizione, dall’altro ha risparmiato danni ai pazienti. Altrettanto paradossalmente, punendo i chirurghi della S. Rita, che anteponevano il perseguimento di vantaggi personali a qualsiasi altra considerazione, si bloccheranno alcuni crimini particolarmente sconci, ma si aiuterà anche la regolazione interna di un sistema iatrogeno e predatorio molto più vasto, che vuole operare in maniera molto più sofisticata, frodando a vantaggio non solo degli operatori, ma – in primis – di grandi interessi industriali. Tali grandi interessi vengono sistematicamente favoriti e protetti dai poteri dello Stato. Anche con metodi inimmaginabili. I medici e gli amministratori della S. Rita sembrano piccoli spacciatori che hanno fatto la cresta a danno di un boss mafioso, pensando di poter parassitare il traffico internazionale di droga, e che pertanto vengono puniti da chi di dovere, come esempio per gli altri, mentre il boss rimane “imprendibile”.

Risulta che la S. Rita pesa per oltre il 10% nella statistica dei decessi in strutture riabilitative in Lombardia. Ma la Lombardia spende cifre enormi per un genere di sanità che pone l’inutile e il dannoso al centro della propria filosofia e prassi (Roberto Volpi. L’amara medicina. Mondadori, 2008); e tale stato di cose non cambierebbe se anche si chiudesse del tutto la S. Rita. Un business che non deve temere da polizia e magistratura. Fermando i chirurghi troppo svelti di questa casa di cura si è rimosso un ostacolo ad un meccanismo che è ben oliato, e deve funzionare senza intoppi né rumori (Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi); e si è rafforzata la verginità di polizia e magistrati a riguardo. Le intercettazioni sono indispensabili per la difesa della legalità, ma se si tratta di reati legati al grande business della medicina da quest’orecchio i magistrati ci sentono poco. La registrazione degli strenui sforzi del chirurgo per salvare il chiodo sconcerta chi non conosce il sistema, ma allo stesso tempo non viene letta appieno per illuminare i vari livelli di corruzione e per fare pulizia anche ai piani alti. Le keyword dell’editoriale che sto commentando sono “Berlusconi e leggi ad personam” e “intercettazioni”. Non c’è keyword per cosucce come “sanità”, o “reati in campo sanitario”. Appare che i magistrati, non diversamente dal cittadino comune, siano sensibili solo agli aspetti più vistosi e caricaturali delle aberrazioni della medicina, che vengono visti come corpi estranei confitti in un corpo sano.

Un altro esempio di ciò è dato dalla polemica che impazza in questi giorni sul disegno di legge che dà ai medici la facoltà di denunciare i clandestini. Il settimanale “Famiglia cristiana” parla di “leggi razziali” contro gli immigrati. Anche il presente blog, che si chiama “Uguale per tutti”, ha stigmatizzato il provvedimento (”Animalità razionale” menici60d15. Commento all’editoriale del 5 feb 2009 di Felice Lima “I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza fra l’uomo e la bestia.”). La legge svilisce anche la figura del medico, e la federazione degli Ordini dei medici ora minaccia sanzioni contro i medici che denunceranno i clandestini. “Elegante” caso di legislazione domestica che punisce ciò che la legge dello Stato se approvata consentirà e che il governo invita a fare (è più frequente il caso inverso, nel quale l’Ordine vuole lasciare impunito ciò che la legge proibirebbe). Contemporaneamente, il governo Berlusconi sta studiando un “codice argento” per l’accesso dell’anziano fragile ai servizi sanitari. Una singolare suddivisione dei pazienti che non considera più la sola condizione morbosa ma anche l’età. E quindi l’aspettativa di vita. La gente non sa che, a parte il caso del chirurgo che per non perdere una manciata di euro arriva a impiantare su un morituro un chiodo non sterile, non sono rare nella pratica medica scelte diagnostiche e terapeutiche nascostamente basate sull’aspettativa di vita, che non vanno nell’interesse del paziente, ma soddisfano altri interessi; spesso interessi di sistema, come si è detto. Il progetto prevede la figura di un case manager che in pratica porrà l’anziano sotto tutela; il progetto formale lo denomina “angelo custode”. L’idea in sé non è necessariamente negativa, ma l’applicazione nella realtà di questa “separazione delle carriere” per i pazienti dovrebbe destare preoccupazioni. Nel progetto non sono previsti studi che considerino, sotto il profilo medico, etico e giuridico, possibili conflitti di interesse e abusi, come quelli citati sopra, degli angeli custodi e delle altre gerarchie celesti della medicina; e che indichino le misure per evitarli. Questo è il genere di provvedimenti non eclatanti che possono poi generare ingiustizie e sofferenze non solo gravissime, ma generalizzate. Distratti dal roboante proclama fascistoide su medici e clandestini, non ci si preoccupa delle discriminazioni che tale triangolo argento può comportare una volta che venga cucito sugli abiti dei nostri anziani.

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9 aprile 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Clinica Santa Rita, Brega Massone condannato all’ergastolo. Arrestato in aula”

Anni fa una ricerca svizzera, di G. Domenighetti, prendendo in considerazione interventi chirurgici comuni (appendicectomia, tonsillectomia, isterectomia, etc. ) ha mostrato che se il paziente è un medico l’indicazione all’intervento chirurgico viene posta meno spesso che nella popolazione generale; e che gli avvocati condividono con i medici questo trattamento “astensionista”.

Credo che i magistrati, che per professione vedono di cosa sono capaci gli uomini per avere denaro e potere, e che si stanno dando molto da fare con la medicina commerciale, abbiano capito che genere di tiri può ricevere di questi tempi chi si rivolga al medico o al chirurgo per una sospetta patologia neoplastica. E come non ci sia bisogno di arrivare agli spropositi di Brega Massone, e di Pansera Marco, ma si possa usare il coltello o il veleno senza necessità restando formalmente nei limiti legali. Con questa condanna all’ergastolo i magistrati stanno anche mandando il segnale, agli appartenenti alla corporazione cugina, di non fare certi scherzi se il paziente è un magistrato.

Dovrebbero capire di che si tratta anche le persone comuni. Per es. riflettendo sulla frase di un primario italiano nell’introduzione allo studio di Domenighetti: “Lo sparviero campa sulla credulità dei piccioni”. E leggendo “Sovradiagnosi” di G. Welch, ed. Il Pensiero Scientifico.

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L’immagine data dai magistrati di un caso aberrante isolato in una medicina sana, garantita dai poteri dello Stato, è rassicurante, ma non corrisponde al vero. Questa è la esile coda di una panciuta curva di distribuzione. Un caso non comune (ma neppure unico) che si pone all’estremo di uno spettro continuo di una prassi generalizzata di sovradiagnosi e sovratrattamenti, che vengono praticati in massa e di routine in forme più sottili e sofisticate. In forme legali, protette dalla stessa magistratura e dalle forze di polizia -anche con mezzi illeciti- e sfruttate anche da alcuni dei soggetti ammessi come parti civili.

La magistratura con questa sentenza punisce solo chi ha voluto fare di testa propria e esagerare fuoriuscendo dalle regole di un business che prevede la sovradiagnosi e il sovratrattamento in forma strutturale, ma entro limiti definiti, che impediscono eccessi controproducenti per il profitto. Come sarebbero controproducenti per un traffico di banconote false di buona qualità degli spacciatori che prendessero l’iniziativa di spacciarne, insieme a quelle ricevute, altre di qualità scadente, facilmente riconoscibili come false, mettendo sull’avviso pubblico e autorità.

Portando alla luce un caso dove la mostruosità è evidente e annunciando, per il godimento della piazza, la più terribile punizione, la magistratura mantiene nell’ombra la banalità del male che pervade l’odierna medicina quotata in borsa; male al quale non è estranea.

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@ Bicarbonato. I suoi interventi vuoti e arroganti, fatti di puro insulto, sono un discreto esempio del pabulum sociale nel quale ha potuto verificarsi il caso S. Rita. Non sono io che mi devo curare; è lei che dovrebbe costituirsi.

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23 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Milano, ai domiciliari il chirurgo Norberto Confalonieri. Le accuse: “Asservito a interessi di società fornitrici di protesi””

E’ facile indignarsi. Più difficile è trovare la forza di mettere in dubbio convinzioni rassicuranti. Il pubblico non dovrebbe fermarsi alle responsabilità personali. Il libro Barebones – A surgeon’s tale (Prometheus, 2003) di A. Sarmiento, un importante specialista di chirurgia protesica dell’anca, illustra nel dettaglio come in questo e in altri campi dell’ortopedia il “profit motive” abbia soppiantato la deontologia professionale.

Sarvolo:  La deontologia professionale? Che cosa è?

@ Sarvolo. Vedi: Relman AS. Medical professionalism in a commercialized health care market. JAMA, 2007. 298:2668.

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31 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Camici sporchi e medici spezza ossa, attenzione a sbattere il dottore-mostro in prima pagina”

Le situazioni mostruose generate dal sonno della ragione non vanno scambiate per “il mostro”. E’ improbabile che spaccasse volontariamente ossa (mentre è facile che fosse disposto a correre il rischio anteponendo un suo interesse illecito a quello legittimo e ai diritti del paziente). Meglio non emettere pesanti giudizi non conoscendo a fondo i fatti. Soprattutto, “il mostro”, l’aberrazione, l’esagerazione caricaturale non rappresenta la situazione generale, sulla quale il pubblico dovrebbe invece porre attenzione. Una situazione di frode istituzionalizzata*. E’ plausibile che l’accusato fosse non un mostro ma qualcosa di più tremendo: un leader. Riverito e seguito dai più, in un ambito dove pratiche come applicare protesi substandard con interventi inutili o dannosi per aumentare i profitti sono la norma, letteralmente*; e che ora, con una mostruosità giuridica, sono tutelate e premiate dalla legge, con l’aderenza alle linee guida stilate dagli stessi “controllandi”, case produttrici e medici. Riconoscere il carattere strutturale va contro immensi arricchimenti. Per fortuna dei beneficiari, va anche contro la potente fantasia del medico-genitore che si prende cura di noi come da bambini facevano mamma e papà. Così conviene calcare la mano sul “mostro”, scaricando tutto sulla “mela marcia”, facendo sfogare malcontenti e lasciando il business intatto.

A. Sarmiento. Barebones, 2003

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23 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Brega Massone, la Cassazione annulla l’ergastolo all’ex primario della Santa Rita: “Non erano omicidi dolosi””

Nel maggio 2017 in Inghilterra un chirurgo, Ian Patterson, è stato condannato perché diagnosticava falsamente il cancro alla mammella e operava quindi senza necessità (senza causare la morte). Il giudice, Jeremy Baker, ha riconosciuto che le conseguenze dannose sul corpo delle vittime hanno avuto natura dolosa: la condanna, a 15 anni di carcere per 17 casi, è stata per avere “wounded with intent”, “lesioni intenzionali”. Il giudice ha detto al chirurgo “Lei ha deliberatamente giocato sulle paure peggiori delle pazienti, inventando o esagerando il rischio che avrebbero sviluppato un cancro, e ha conquistato in questo modo la loro fiducia e confidenza perché acconsentissero alle procedure chirurgiche che ha eseguito su di loro.”

Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi

17 December 2008

Forum marcotravaglio.it

Post del 17 dic 2008

sito chiuso

 

La copertina del numero del 18 dicembre 2008 dell’Espresso mostra un’immagine che i media ci hanno reso familiare: un bambino in pigiama, con accanto una flebo e la pompa a infusione. Titolo: “Diossina e tumori. SOS BAMBINI. Rapporto choc sui piccoli colpiti dal cancro: in Italia sono il doppio rispetto al resto d’Europa. Dalle Marche all’Emilia, dalla Sardegna alla Campania. Inquinamento e alimentazione le cause”. Il servizio, di otto pagine, è a firma di Emiliano Fittipaldi, con un intervento del più famoso e influente oncologo italiano, Veronesi. Il sottotitolo spiega che “Crescono del 2% all’anno le neoplasie infantili in Italia. Con picchi spaventosi in prossimità di aree industriali o inquinate. Colpa di smog e pesticidi. E della contaminazione della catena alimentare”. Come è prassi in questi casi, il testo è difforme dai titoli perentori: nell’articolo gli specialisti affettano cautela prima di concedere che la causa dell’incremento di tumori pediatrici sia l’inquinamento. Come di norma, la procedura è invertita: prima la comunicazione al pubblico delle conclusioni; dopo verranno prodotti i dati scientifici e le dimostrazioni che supportano le conclusioni. Per me, che ho visto dall’interno come funzionano queste cose, è stato come sentire annunciare al telegiornale che la mafia è colpevole anche dei delitti del mostro di Firenze.

Il 13 dicembre ho tentato inutilmente di postare sul sito dell’Espresso il seguente commento all’articolo online:

“L’inquinamento è un’importante causa di cancro, senza dubbio da considerare nelle indagini su questa accelerazione esponenziale dell’andamento delle diagnosi di tumore pediatrico. Esistono evidenti elementi sul piano biologico, ed elementi giganteschi sul piano socioeconomico, che impongono di considerare anche un’altra causa generale, descritta in letteratura ma impresentabile al pubblico: la sovradiagnosi, cioè il diagnosticare e trattare come cancro neoformazioni che assomigliano al cancro ma non sono cancro. Gli epidemiologi stanno impostando una ricerca deviata, addossando tutto all’inquinamento e omettendo una pista d’indagine ragionevole ed anzi cogente, la sovradiagnosi. I giornalisti che inculcano nel pubblico l’idea che le cause dell’incremento sono esclusivamente esterne alla medicina creano un circolo vizioso alimentato da un gradiente di paura che spinge sempre più genitori e bambini verso esami diagnostici oncologici, e così verso la sovradiagnosi.”

La finestra di inserimento del commento dice che i caratteri disponibili sono 23, ma premendo “Invia”, dopo “trasferimento in corso, attendere…” appare : “ATTENZIONE, spiacente, hai superato il limite dei 1000 caratteri. Torna indietro”. Ho mandato un’email a Fittipaldi, pregandolo di fare in modo che il commento venga postato.

La foto del bambino (che in genere è cereo, senza capelli e malconcio, non roseo biondo sereno e sorridente come nella copertina) nel reparto oncologico la conosciamo tutti. E’ una delle icone del nostro tempo. Eppure molti secoli fa, nel 1977, alcuni tra i maggiori esperti al mondo scrivevano “Anche il più zelante dei pediatri vedrà pochi casi di tumori infantili in tutta la sua vita professionale” (La Clinica pediatrica del Nord America, vol. 9, n. 2. Piccin, 1977. Simposio sulla oncologia pediatrica. Pag. 155). In quell’era remota i tumori pediatrici erano un argomento esoterico, del quale si occupavano i subspecialisti. Oggi invece sono un tema giornalistico ricorrente. Un tema trattato anche dalla cronaca rosa, che le massaie hanno sulla punta delle dita, informate e aggiornate da Michele Cocuzza e dai suoi colleghi. Se ne parla tanto, e ne possono parlare anche cani e porci. Purché ne parlino in un certo modo. La cancerogenesi è prevalentemente chimica, e c’è un interesse dell’industria a coprire gli effetti cancerogeni dell’inquinamento e delle manipolazioni degli alimenti. Nel discorso sul cancro, i pesticidi appaiono essere trascurati rispetto al loro reale peso. I tragici effetti dell’usare l’atmosfera come un’invisibile discarica dobbiamo ancora apprezzarli appieno. Il controllo dell’inquinamento è molto sottovalutato come elemento chiave del controllo del cancro. Allo stesso tempo, paradossalmente, il pensiero unico impone che la causa del crescente incremento di incidenza dei tumori sia da attribuire a inquinamento e alimentazione e solo a questi fattori. Lo impone per evitare che vengano alla luce fattori ancora meno presentabili. Così abbiamo un Veronesi che minimizza, o nega del tutto, i pericoli quando si parla dell’inquinamento da inceneritori, e degli altri fattori cancerogeni derivanti dagli interessi dell’industria e della finanza; ma che si spende contro l’inquinamento quando bisogna chiedersi perché l’incidenza delle diagnosi di cancro continua ad aumentare. I progressisti italiani, ai quali l’Espresso si rivolge, corrono in soccorso nel combattere il sistema ripetendo a pappagallo gli argomenti forniti dal sistema stesso.

Conosco un medico, un certo Pansera (non il medico mafioso calabrese genero del “Tiradritto”, al quale telefonava Fortugno, e neppure il lombardo rubagalline che manipolava grossolanamente le cure alla S. Rita; un altro) che ha scritto, sotto forma di lettera all’Ordine dei giornalisti, un commento contro le manipolazioni mediatiche su temi riguardanti la salute pubblica: “Il leveraged buyout della fede pubblica nelle notizie mediatiche di successi scientifici e tecnici. Il caso del premio all’inceneritore dell’ASM di Brescia”. Ha dato la lettera anche a degli ambientalisti, e poco dopo gli ha telefonato la Casaleggio, proponendogli di pubblicarla sul blog di Grillo, offerta che ha accettato (Premio fai da te degli inceneritori. Blog di Beppe Grillo. 8 novembre 2006). “Medicina democratica”, la rivista storica della medicina “di sinistra”, invece non glielo ha chiesto, e neppure lo ha avvertito: ha pubblicato la lettera ad insaputa dell’autore, con titolo e sottotitoli arbitrari, facendone un articolo della rivista (Brescia: emblematica denuncia su un conflitto di interessi più grande dell’inceneritore ASM, di F. Pansera. Medicina democratica, n. 168-172. Agosto 2007). L’autore ha scoperto per caso di avere pubblicato un intervento sulla rivista che fu di Maccacaro: un onore, ma troppa grazia. Beato lui, che non deve neppure chiedere. Se invece un medico volesse dire che per spiegare l’elevata incidenza di tumori in zone come Brescia, dove gli ospedali hanno sostituito i capannoni, oltre che all’inquinamento bisogna guardare alle sovradiagnosi e al conseguente sovratrattamento; e che all’inquinamento non andrebbero imputati, oltre alle sue immense colpe reali, anche delitti che non ha commesso, allora invece di un tappeto rosso troverebbe davanti un muro di silenzio e ostilità.

Gridano “Sos” ma non credo che cerchino veramente aiuto per risolvere il problema. Una conseguenza notevole delle sovradiagnosi è che fa sembrare che si ottengano successi terapeutici. Curare i sani è molto più facile, appagante e redditizio che curare i malati. Lo spiego con una favola che non è per i bambini. Poniamo che nel paese di Acchiappacitrulli, o, se si ritiene il nome politicamente scorretto, a Springfield, da sempre ci sia un caso all’anno di tumore cerebrale, invariabilmente mortale. Un giorno un medico fa una scoperta, accidentalmente, come spesso avviene nella storia della scienza. Un sintomo del tumore cerebrale è la cefalea, che è anche un disturbo molto comune. Allo studio di questo medico si presenta lamentando cefalea un tipo particolarmente querulo, che in testa di anomalo ha solo la forfora, sul piano organico. Il medico è stanco e scorbellato. Dalla finestra aperta entra una zaffata di un fumo dolciastro, proveniente dal rave party che si tiene nel vicino centro sociale. Il medico sovradiagnostica la forfora come tumore cerebrale. Questo particolare paziente, che in realtà ha solo la forfora, ma essendo stato etichettato come malato di cancro al cervello come tale viene trattato, appare rispondere alle cure oncologiche alle quali il medico lo sottopone: sta male (a causa delle terapie), ma non muore dopo pochi mesi, a differenza di tutti gli altri casi precedenti. Alla fine viene dichiarato guarito dal cancro. Essendo stati diagnosticati e trattati in quell’anno non uno ma due tumori cerebrali, gli statistici, che come ha scritto Renzo Tomatis “in genere sono più svegli dei colleghi biologi”, segnalano che l’incidenza di tumori cerebrali è aumentata, ma si è riusciti a ottenere guarigioni del cancro al cervello in quella coorte di due persone, dimezzando i casi infausti e portando la sopravvivenza da 0 al 50%. Dopo alcuni anni di duro lavoro di sviluppo di quel primo pionieristico risultato, i medici del paese sono arrivati a diagnosticare dieci tumori cerebrali all’anno: nove sovradiagnosi su soggetti con la forfora più l’unico caso di autentico tumore cerebrale. Risulta che l’incidenza dei tumori cerebrali è molto cresciuta, ma la medicina ha fatto passi da gigante, arrivando a salvare il 90% dei malati. La mortalità per tumore cerebrale resta invariata: 1 sul totale della popolazione all’anno. Qualche anno avviene che la mortalità aumenti, perché le terapie, es. un intervento neurochirurgo o la chemioterapia, comportano un rischio anche per chi ha solo la forfora (nel frattempo ribattezzata “dermatite seborroica atipica” (DSA), e ulteriormente distinta secondo una scala di sette livelli di displasia, a rischio crescente di trasformazione tumorale). Col sistema dei nove forforosi i medici ora hanno, invece di un solo paziente all’anno con quella patologia, dieci pazienti; e presto molti di più, perché, grazie alla responsabile discesa in campo delle case farmaceutiche, propiziata dalla mediazione di politici e sindacalisti animati da passione civile, con la benedizione della Chiesa e la fattiva partecipazione di onlus, volontariato e tante realtà della società civile, sta per partire un programma di screening che riguarderà tutta la popolazione a rischio. I medici non devono più scervellarsi su come curare quell’unico caso annuale, per poi essere guardati con sfiducia dati i costanti insuccessi. Al contrario, ricevono soldi a palate e ossequio dalla gente, che affolla le sale d’aspetto dei loro studi, spaventata dall’epidemia di tumori cerebrali e riconoscente verso quei medici che riescono a guarire ben nove casi su dieci. O otto casi su dieci.

Nella realtà le cose ovviamente non avvengono così. Ma non vanno neppure come in un esperimento condotto da Enrico Fermi. Consideriamo ad esempio i linfomi. Capisco che a leggerlo non ci si crede, ma, come per altri cancri, non ci sono studi (basati su una correlazione tra istologia o altri esami e prognosi) che definiscano in maniera scientifica ed esaustiva benigno e maligno: cosa è linfoma e cosa non lo è. Si distingue bene, su basi empiriche, tra i quadri che sono agli estremi opposti, ma la distinzione nella zona grigia è lasciata a convenzioni, basate sulla morfologia o su esami indiretti di laboratorio che sono tanto sofisticati quanto non sufficientemente validati, o per nulla validati. Questa incertezza di fondo è stata incastellata entro una bizantina classificazione dei vari sottotipi. Sarebbe invece indispensabile avere criteri fedeli al vero, solidi e chiari, perché il tessuto linfoide, che è deputato alla risposta immunitaria, ha una notevole capacità fisiologica di proliferazione, anche clonale, che può mimare il cancro. Una capacità particolarmente spiccata nell’infanzia, quando viene a contatto con nuovi stimoli antigenici. Nell’infanzia il tessuto linfoide è il tessuto col tasso di crescita più rapido, dopo di che subisce un’involuzione. E’ noto almeno dalla fine degli anni Cinquanta che alcuni stimoli, come la somministrazione di certi farmaci, possono provocare proliferazioni pseudolinfomatose. Risale ad almeno 40 anni fa la nozione che è sufficiente la reazione ad uno stimolo antigenico, come una vaccinazione, a simulare un linfoma (Hartsock R.J. Postvaccinal lymphadenitis: hyperplasia of lymphoid tissues that simulates malignant lymphoma. Cancer, 1968. 21: 632-649). I nuovi sofisticati test molecolari indiretti più che superare tali trabocchetti permettono di meglio cadervi dentro, instillando una sicurezza infondata, facendo credere a chi vuole crederci che i falsi positivi sono un problema ormai superato, da non prendere neppure in considerazione nelle indagini sulle cause dell’incremento annuo dei linfomi nell’età da 0 a 14 anni: un allarmante +4,6%, contro il +0,9% europeo. Un ingrossamento linfonodale è un’evenienza comune, che non sempre è legata ad una causa evidente come una carie dentaria. Se, sulla spinta degli Sos mediatici, aumenta il numero dei bambini con ingrossamento linfonodale che vengono riferiti a centri specialistici e sottoposti a biopsia per escludere un linfoma; e se, basandosi sui “rigorosi” ma in realtà traballanti criteri ufficiali, si diagnosticano come linfoma alcune particolari proliferazioni reattive, non neoplastiche, dei linfonodi dei bambini, allora la frequenza di linfomi nei bambini balzerà in alto, e le stime sulla percentuale di bambini con linfoma vivi dopo 5 anni sembreranno migliorate. Come ha scritto Tomatis, gli statistici sono sì molto intelligenti, ma “stringono al laccio di una formula, e strozzano, dati sperimentali o epidemiologici che andrebbero considerati in un contesto biologico del quale hanno scarsa conoscenza”. Si confermerà che è in corso una specie di epidemia, ma c’è salvezza nelle cure, e si sarà così instaurato un circolo vizioso. Se sono sufficientemente gonfiate con le sovradiagnosi, le percentuali di sopravvivenza possono falsamente apparire migliorate perfino se il numero di bambini deceduti per linfoma autentico – o per le pesanti terapie oncologiche – in realtà aumentasse. Non è difficile che si inneschi un circuito del genere; anche perché l’errore sistematicamente orientato alla sovradiagnosi comporta vantaggi. Pane, lavoro e gloria per i medici e ricercatori; maggior volume d’affari per il business medico, del quale fanno parte anche media e giornalisti.

Gli sbandierati successi sul cancro, “ci si ammala di più ma si muore di meno”, sono legati a questo equivoco. Le sovradiagnosi provocano miglioramenti spuri della sopravvivenza, che è data dalla frazione delle persone vive tra quelle che sono state trattate. Ma non migliorano la mortalità, e possono peggiorarla. La mortalità è data dalla frazione di persone che muoiono di un determinato tumore rispetto alla popolazione generale. Si crede intuitivamente che al variare di uno dei due indici l’altro vari necessariamente in senso opposto, ma non è così. Sopravvivenza e mortalità non sono misure complementari: può accadere che l’intervento medico, e in particolare la sovradiagnosi, migliori (fittiziamente) la sopravvivenza e peggiori (realmente) la mortalità, cioè faccia elevare entrambi gli indici (Reich J.M. Improved survival and higher mortality. The conundrum of lung cancer screening. Chest, 2002. 122:329-337. Reperibile su internet). L’articolo mostra che sovradiagnosi possono avvenire anche per entità diagnostiche dai contorni più definiti dei linfomi, quali i carcinomi polmonari. Delle due grandezze quella più valida come indice dell’efficacia delle cure è la mortalità. (Di recente, anni dopo che un importante epidemiologo aveva osservato come la mancata riduzione della mortalità sbugiardasse i proclami di progresso contro il cancro, sono stati riportati modesti cali relativi di mortalità, alcuni autentici, come quelli attribuiti alla riduzione del fumo di sigaretta, altri discutibili e criticati; nel 2002 il National Cancer Institute ha abbandonato le promesse di un futuro senza cancro, predicendo per il 2050 un raddoppio dell’incidenza). I successi terapeutici di cui parlano i giornalisti, e gli scienziati che i giornalisti intervistano, si riferiscono il più delle volte alla sopravvivenza, anche se la chiamano “mortalità”. La sopravvivenza più diagnosi si taroccano più migliora. Diversi tipi di tumore si prestano, dato il contesto biologico, a questo gioco. Il pubblico non si stanca mai di sentirsi ripetere la stessa favoletta dei successi terapeutici, che comporta un aumento dei valori dell’incidenza. Purtroppo non c’è un Travaglio del giornalismo medico che sappia e voglia fare chiarezza (o se c’è l’hanno già sistemato), mentre ci sono tanti giornalisti medici che mangiano amplificando l’equivoco, agitando paure e speranze che vanno molto oltre le giuste paure e le giuste speranze, rastrellando così bambini e adulti verso la tramoggia dell’industria oncologica.

Epidemiologia, pagina 1: “association is not causation”. I picchi di incidenza di cancro associati alle aree industriali sono anche associati ad aree dove l’oncologia è parte integrante del sistema industriale ed è fattore di crescita economica. La linea della medicina industriale si va estendendo al Sud. Il cancro aumenta nelle aree più moderne del Sud, che adottano la medicina del Nord; e in quelle dove maggiore è l’inquinamento, e quindi maggiore è l’esposizione ad agenti cancerogeni, ma dove è maggiore anche il degrado sociale, e quindi la vulnerabilità a manipolazioni e ad uno sfruttamento economico selvaggio e incontrollato, come la Campania. Al Nord un armonioso e ordinato sviluppo dell’industria del cancro ha creato successo sociale e benessere. La regione con i più bassi tassi di incidenza e mortalità per tumore standardizzati per età finora è stata la Calabria, la solita ultima della classe, mentre le province del Nord verso le quali si indirizzano i “viaggi della speranza” dei meridionali malati di cancro brillano come il fanalino di coda nelle statistiche sul cancro. In un articolo del 1974 sul Lancet, Ivan Illich osservava che le regioni povere sono a volte risparmiate dagli effetti più sinistri della medicina iatrogena. E’ probabile che con l’arrivo della civilizzazione tra pochi anni il Sud potrà vantare statistiche sul cancro simili a quelle del Nord, e forse anche peggiori. Conseguenza del maggior inquinamento e degli alimenti industriali, ma anche della iatrogenicità della tanto invocata medicina “d’eccellenza”.

Con l’attuale incremento annuo medio ufficiale del 2%, (è verosimile che la situazione reale sia ancora peggiore) i tumori pediatrici potrebbero raddoppiare in 35 anni. Ma il fenomeno è generalizzato: le statistiche ISTAT riportano che in Italia l’incidenza del carcinoma della prostata, un cancro dell’anziano, è quasi raddoppiata in appena cinque anni, con un incredibile +94% tra il 1998 e il 2002. (a riguardo vedi: Tombesi M. Il PSA avanza ma il tumore non recede. Occhio clinico Aprile 2007. Reperibile su internet). Come se il cancro fosse l’epifania della Grande livellatrice, un’inerzia accomuna le classi sociali, i semplici e gli istruiti, chi è ricco e chi non ha nulla da perdere. Tutti accettano supini, senza fiatare, il pacchetto completo: l’impennata più le spiegazioni allegate dagli stessi soggetti che ne beneficiano. Azzardo l’ipotesi che l’incidenza doppia di tumori pediatrici rispetto al resto d’Europa sia un indice della particolare mancanza di spina dorsale degli italiani, che li rende da un lato cinici esecutori e dall’altro facile preda di queste truffe di alto bordo. Sono pronti a lanciarsi in chitarronate lacrimose sul bambino malato, ma non pensano a proteggere i bambini chiedendosi se non stiano avvenendo, in una forma diffusa, sofisticata, istituzionalizzata e impersonale, manipolazioni truffaldine a scopo di lucro del genere di quelle che tutti hanno visto col caso S. Rita, dove la frode medica ha fatto la sua comparsa presso il grande pubblico, sia pure in una versione rozza e primitiva, che sta alle manipolazioni alle quali mi riferisco come banconote false ottenute con una fotocopiatrice a colori stanno alle banconote false che un istituto di emissione stampi con cliché autentici, duplicando serie e numeri di biglietti che aveva già stampato legalmente (ciò che fece nell’Ottocento la Banca Romana). (Questo sul piano tecnico; sul piano politico, è stato un segnale ai medici che pensano di poter parassitare a piacimento gli oliati meccanismi di precisione della frode medica strutturale, rovinandoli con le loro truffe pedestri, e mettendo così a repentaglio, per racimolare quattro soldi, un business che si misura in miliardi e in centinaia di miliardi; e forse anche un segnale “pro domo sua” di magistrati e polizia affinché i medici escludano dalle truffe le categorie privilegiate, riservandole alla gente comune). Asportare un lobo polmonare per polmonite, al fine di intascare i soldi del rimborso, come è avvenuto alla S. Rita, è un imbroglio da medico di Jacovitti, che taglia la gamba al paziente col saracco del falegname; ma il citato articolo di Reich mostra come sia possibile arricchirsi asportando addirittura lobi polmonari senza reali indicazioni, e provocando quindi incrementi della morbidità e mortalità, basandosi però su motivazioni apparentemente razionali e scientifiche. Dagli organi interni come il polmone si dovrebbe poi passare a esaminare i casi di strutture anatomiche non critiche per la sopravvivenza: a cominciare dalla mammella, il regalo di Dio ai chirurghi, quelle ghiandole sudoripare modificate che sembrano messe sul torace apposta per eseguire interventi chirurgici, e altri lucrosi interventi medici, amputandole o svuotandole a catena di montaggio e con poco rischio. Si potrebbe paragonare, attirandosi i fulmini dell’inclita e del volgo, i fibroadenomi e la mastopatia fibrocistica curate alla S. Rita mediante quadrantectomia e radicalizzazione (che è un po’ come curare una pustola acneica localizzata sul naso mozzando il naso) con le neoplasie in situ della mammella curate nei centri “seri” in seguito agli screening di massa, dove il grottesco si confonde con complessi aspetti biologici, e dove occorrerebbero tanta onestà e discernimento, mentre a regnare sono altri valori.

L’articolo dell’Espresso mostra che su una cosa importante come la salute si superano gli steccati, che già non sono molto alti: c’è un accordo bipartisan per fare girare il tritacarne stampasoldi che è diventata la medicina. Mostra come il ruolo della sinistra sia quello di fare da spalla, da compare, agitando temi pseudoprogressisti, dicendo cose che suonano “di sinistra” ma che in realtà reggono il gioco a quella che dovrebbe essere la controparte. La presente critica dell’articolo mostra che nella società avanzata il dissenso tecnico può fornire ciò che è oggi è carente, una forma attuale di dissenso politico, capace di contrapporsi al blocco di potere destra/sinistra.

La medicina è anche una forma di religione secolare, e oltre alle simpatiche reazioni degli interessi che va a toccare, chi scrive queste cose deve temere la reazione del pubblico. Spesso quelli che si lasciano intortare come babbei dall’attuale scellerata medicina commerciale sbranano chi tenta di aprire loro gli occhi, come alcuni commenti a questo post su questo illuminato forum potrebbero mostrare. Salvo eccezioni, non risponderò ai commenti. Il post è scritto per tutti; un sommesso augurio di serenità per il Nuovo anno; ma è indirizzato alla minoranza di lettori che sono in grado di valutare questa pulce nell’orecchio, in base al buon senso e alla conoscenza del mondo se non su base tecnica. Spero che ne tengano conto, e che aiutino chi è esposto senza difese a questi raggiri. Gli altri, forse è bene che continuino a portare senza remore i loro figli, e sé stessi, alla medicina che è sostenuta e protetta dal gruppo editoriale Repubblica-l’Espresso, dagli illustri luminari che vi scrivono, dalle forze produttive, e dalle benemerite istituzioni dello Stato.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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23 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. D’Ospina “Terra dei fuochi: incontro con Don Maurizio Patriciello. La speranza che non si arrende mai”

“Incontrare don Maurizio Patriciello è un dono” secondo Elisa D’Ospina, che si presenta come “scrittrice”. Io ritengo che per molti bambini, per molti genitori, don Maurizio Patriciello sia una disgrazia, dati i messaggi che diffonde, parziali e ingannevoli, che favoriscono le speculazioni più basse sulla sofferenza e sulla paura, complice l’aura di santità diffusa intorno a lui dai vari turiferari. Vedi: Sos cancro dei bambini e sovradiagnosi. Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato. Reperibili su internet.

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@ Ilenia. Un tempo si faceva il galoppino ai democristiani, oggi direttamente ai preti. Reperibili su internet ci sono studi scientifici che mostrano milioni di casi di sovradiagnosi di cancro, dovute a fome di propaganda della malattia. E’ di queste ore la notizia che nel PIL verranno incluse anche attività illegali come traffico di droga e prostituzione. I benefici all’economia da diagnosi fraudolente di cancro, favorite dagli allarmi a senso unico ai quali lei inneggia, vi entreranno a pieno titolo.

Io segnalo a chi non si beve a occhi chiusi i raccontini delle spiegazioni ufficiali, a chi dubita che il potere che ha tollerato la camorra sia rinsavito, questo altro pericolo, che si facciano soldi sulla paura e a danno della salute dopo che si sono fatti soldi inquinando il territorio. Chi ritiene di non aver tempo da perdere ad ascoltare altre voci, ragionare e riflettere, si accomodi, segua il piffero dei don Patriciello e vada a fare la fila alla porta dei reparti di oncologia.

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1 agosto 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post ” Taranto, morto a 5 anni Lorenzo: bimbo simbolo della lotta all’inquinamento Ilva”

I media fanno sì che gli spettatori piangano in gruppo un bambino; ciò è toccante. Ma questi riti mediatici intorno all’ara sulla quale giace un bambino hanno anche un lato inquietante. Si fa in modo che piangendolo in gruppo il pubblico pensi anche in gruppo; e che idee sbagliate e pericolose possano ammantarsi della sacralità della morte di un innocente. Questo, in un mondo falso, che non rispetta neppure i bambini, porterà altri bambini, altri giovani, altri adulti, a patire sofferenze che si tradurranno in profitti; passando, nel caso dell’Ilva, da un’industria che provoca sofferenze come effetto collaterale ad un’industria della sofferenza; un’industria che fa della malattia, della paura, del dolore, la sua materia prima. Vedi: Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi. E: Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato.

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28 novembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Martucci “Elettrosmog: a Roma per parlare di bambini a rischio e mamme per la verità”

Dunque la leucemia linfoblastica acuta e altre neoplasie dei bambini sarebbero almeno in parte da attribuire all’elettrosmog, secondo un convegno intitolato “Sensibilità chimica multipla ed elettrosensibilità” tenuto il 23 novembre 2015 nella sala della Protomoteca in Campidoglio. Sulla diffusione di questi allarmi, che possono facilitare la sovradiagnosi di tumori nei bambini, garantisce il commissario prefettizio, Paolo Tronca. Personalmente il tenore della “informazione” sulla salute dei bambini emessa dal Campidoglio mi sembra ancora meno serio e meno decoroso dei centurioni per turisti che Tronca ha fatto sgombrare; l’avallo di simili messaggi da parte del consiglio comunale di Roma ancora più sinistro degli affari de “er cecato” con l’amministrazione del Comune.

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29 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. gentilini “Smog e rischi per la salute: nemmeno rispettando i limiti saremmo al sicuro”

Gli allarmi sui cancerogeni seguono un andamento politico. Fino a metà degli anni 70 si ammetteva che la grande maggioranza dei cancri (80-90%) fosse dovuta all’esposizione ad agenti chimici. Le pressioni dell’industria hanno fatto in modo di nascondere questo dato macroscopico. Ora si torna a parlarne, additando l’inquinamento dell’aria e del suolo; ma non i cancerogeni nei prodotti di consumo. Il cancro è nell’aria che respiriamo. Il liberismo ha trionfato, e può convenire quest’ammissione parziale e insieme esagerata e allarmista, che induce paura. Il clima di paura aiuta il business medico; anche spingendo a esami mirati, e a interpretazioni di reperti incidentali, che tendono a sovradiagnosticare come cancro anche alterazioni che non si comportano come cancro. In particolare, mentre non ci sono elementi solidi per sostenere che l’inquinamento atmosferico sia la causa dell’incremento di diagnosi di cancro nei bambini, la paura spingerà a controlli che possono causare sovradiagnosi. Es. si è visto come il ricercare sistematicamente il neuroblastoma nei bambini abbia portato fino a 4 falsi positivi per ogni vero positivo. Si dà l’allarme solo su Scilla, l’inquinamento, mentre si tace su Cariddi, le sovradiagnosi, verso le quali così si spinge. Le varie fonti di cancerogeni chimici uccideranno molti di noi nel lungo periodo; per i bambini e gli adolescenti, il pericolo più insidioso è il crescente interesse verso di loro da parte dell’industria del cancro.

@ fv111. Non si tratta di immaginare. Le sovradiagnosi non sono “esami in più”. Sono diagnosi falsamente positive. Sulla spinta di interessi economici e del marketing, inclusi gli allarmi mediatici, sono divenute un fenomeno routinario, di larga scala, non un’eventualità improbabile. Non sono riducibili a errori di laboratorio. Gli standard diagnostici sono congegnati in maniera tale che il patologo non sia in grado di discernere con certezza, mentre pressioni sociali lo inducono a seguire pratiche che generano sovradiagnosi*. Alcuni screening diagnostici, es. quello del cancro della prostata tramite PSA, sono stati scoraggiati da enti regolatori per questo motivo. Dopo essere stato censurato, il tema è ormai del tutto riconosciuto e ampiamente dibattuto in letteratura. Azzardato, o sconsiderato, è trarre conclusioni e critiche basandosi su una costruzione mentale personale di cosa sia oggi la medicina. Le consiglio il libro “Sovradiagnosi. Come gli sforzi per migliorare la salute possono renderci malati” di Welch et al. Il Pensiero Scientifico, 2013. Oppure può andare al post de il Fatto, pubblicato nello stesso giorno di questo, “Dai vaccini ai radicali liberi, i falsi miti della scienza secondo Nature”, e approfondire il punto “la diagnosi precoce salvavita per tutti i tumori”.

*Foucar E. Do pathologists play dice? Uncertainty and early histopathological diagnosis of common malignancies. Histopathology, 1997. 31: 495.

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2 gennaio 2015

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Commento al post “Terra dei fuochi: il report dell’Iss certifica un altro pezzetto di verità. Guardiamo con fiducia al 2016”

Dallo studio: “Le caratteristiche metodologiche [analoghe a quelle dello studio Sentieri] non consentono, in linea generale, la formulazione di valutazioni di nessi causali, permettono tuttavia di individuare situazioni di possibile rilevanza eziologica da approfondire con studi mirati,”. L’allarme però viene dato in termini causali; come mostrano i toni tribunizi del dr. Marfella, che nel convegno da lui citato del 5 dicembre sedeva a fianco al Procuratore Generale di Brescia. Platea di minorenni, scolaresche. Nonostante a un convegno un eminente epidemiologo abbia risposto affermativamente alla mia domanda su se gli epidemiologi italiani considerino il rischio che questi allarmi mediatici provochino, col meccanismo della profezia che si autoavvera, un aumento spurio di diagnosi dei tumori, data la riconosciuta associazione tra considerazione del rischio e sovradiagnosi, gli epidemiologi, e gli altri addetti, appaiono ignari di ciò. L’inquinamento è una calamità della quale si privilegiano gli aspetti di generatore di profitti: medicalizzazione e bonifiche. Anche la possibilità di un circolo vizioso allarmi-diagnosi andrebbe studiata e contrastata, come fattore confondente e come pericolo futuro; e anche come dovere etico, e non solo, di non costruire sciagurate industrie del cancro, rischio che la storia degli screening dimostra non essere teorico. Ciò tanto più per dati che non sono così eclatanti e indiscutibili come li si presenta sui media.

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2 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori pediatrici, la verità ‘dimezzata’ sui dati delle guarigioni”

Nel recente studio citato sulla Terra dei fuochi i tumori del SNC in età 0-1 e 0-14 anni diagnosticati in eccesso (riferimento alla Campania) sono stati dell’ordine delle unità all’anno; per un totale di alcune decine di casi in circa un decennio. L’eccesso maggiore, in provincia di Napoli, è stato di 7 casi invece dei 3 attesi. E’ quindi relativamente semplice, e a questo punto doveroso, analizzare tutte le diagnosi singolarmente per studiare caratteristiche come le modalità di diagnosi, i tipi istologici, i centri medici che li hanno diagnosticati, le eventuali relazioni con possibili fattori etiologici. “La lotta la cancro ha combattuto molte battaglie sbagliate con le armi sbagliate”. E’ verissimo. L’uso dell’epidemiologia per trarre conclusioni causali da effetti di piccole dimensioni è una delle più note armi sbagliate per battaglie sbagliate “sotto comandanti sbagliati”.

@ Patrizia Gentilini. Lei non ha mai sentito parlare di statistiche allarmistiche pro business. Strano. Grazie per l’articolo: le osservazioni sulla strategia da business bias di considerare singole cause e malattie rare supportano quello che dico. L’epidemiologia spadroneggia; può essere usata per distorcere a seconda della convenienza. Minimizzando e confondendo (v. es. Michels D. Doubt is their product 2008). Oppure esagerando, in particolare piccoli effetti, come notano diversi critici dell’establishment. V. es. “Epidemiology – The study of scare stories.” in Penston J. Stats.con, 2010; “Green healthism” in Skrabanek P. The death of human medicine and the rise of coercive healthism, 1994; Goldrake B. Bad science, 2008. Come vi è un interesse a nascondere alcuni rischi, ve ne è uno ad esagerarne altri; e a volte esagerando alcuni fattori si ottiene anche di meglio nasconderne altri. Gli stessi autori del rapporto sulla Terra dei fuochi premettono che dal tipo di studio non si possono trarre inferenze causali; e citano la rarità delle neoplasie infantili come elemento che limita la produzione di evidenze sulle responsabilità di cancerogeni ambientali. Non credo si sia arrivati a scrivere da qualche parte che dati epidemiologici, peraltro non conclusivi, rendono superflui verifiche e approfondimenti analitici clinici, che comunque stiano le cose possono fare chiarezza. Anche se purtroppo è così che si ragiona quando si vuole sostenere una tesi eziologica precostituita, di qualsiasi segno.

@ Stealth. Lo strumento epidemiologico ha la sua utilità, ma non è tutto. Prendere studi ecologici come oracoli che autorizzano allarmi che possono avere effetti controproducenti non è neppure epidemiologia, ma scientismo per le masse. Come ho detto, propongo di andare prendere tutte le cartelle cliniche e gli esami dei casi di neoplasia pediatrica del SNC riportati nello studio e analizzarle, anche statisticamente. Che tipi di tumore hanno dato eccessi? Vi è una variabilità interosservatore nelle diagnosi? Vi sono reperti come i frequenti astrocitomi a decorso benigno e altre patologie benigne il cui reperimento è aumentato negli ultimi anni per l’uso dell’imaging? Qual è stato l’andamento temporale? Vi sono cluster, le diagnosi sono legate a una struttura sanitaria o a modalità di diagnosi, o a un’esposizione locale dei bambini o dei genitori a particolari sostanze che siano cause accertate o plausibili? Etc. I dati disponibili vanno correttamente spolpati; non selezionati, come singole ciliegie staccate da inappetenti, in base a ciò che conviene alla propria tesi.

@ Jano1976. Cosa vuole che le dica. Le molle psicologiche di ciascuno di noi possono essere diverse. In questioni pubbliche di tipo tecnico bisognerebbe guardare al contenuto; e al più agli eventuali moventi pratici. Di sicuro le mie posizioni non hanno consonanza, consapevole o meno, con interessi economici o politici di alcun genere. A differenza di altre. Non ho “tesi preconcette”, ma obiezioni nel merito e nel metodo, che ho esposto. E non faccio attacchi ad hominem, come lei. La mia tesi è che la medicina deve offrire conoscenza, onesta; non coltivare, magari dietro a una vernice di “scientificità”, le eterne pulsioni irrazionali sulla malattia e spaventare a favore del business. V. sopra per i dettagli.

@ Jano1976. La ringrazio. Ormai è riconosciuto l’inquinamento della ricerca biomedica da parte di interessi venali. Ci sono libri di biostatistica che trattano esplicitamente la frode tra le possibilità da considerare nel valutare gli articoli scientifici. Diverse personalità della ricerca biomedica hanno denunciato questa degenerazione. Non irrilevanti per i connubi tra ricerca e propaganda sono le parole di Horton, direttore del Lancet: “Gran parte della letteratura scientifica, forse metà, potrebbe essere semplicemente non vera. Afflitta da studi con campioni di piccole dimensioni, effetti minuscoli, analisi esplorative non valide e flagranti conflitti di interessi, insieme all’ossessione di accodarsi alla moda corrente, la scienza ha imboccato una strada verso le tenebre”.

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12 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi, Istituto superiore sanità: “Qui più morti e più tumori” “

In quelle zone mali storici, malvagità e inettitudine hanno dato luogo a una sovrapposizione di pericoli particolarmente spessa. Non solo problemi sociali, la camorra, l’inquinamento, i cancri autentici. C’è una continuità: lo Stato traditore che prima lascia degradare l’ambiente è lo stesso Stato che poi grida allo tsunami cancro da inquinamento e indica la salvezza negli ospedali, senza curarsi delle verifiche e precauzioni che sarebbero state doverose per evitare di causare ulteriori danni alla salute con questo allarme. Data la discrepanza tra l’enorme, sicura, epidemia di cancro da inquinamento che con articoli come questo si fa credere sia certificata dal rapporto dell’ISS e il dato che è in realtà riportato, di entità limitata, omissivo, dai tratti incerti sul quale poggiano conclusioni esorbitanti e inconseguenti, chi non abbia insormontabili pulsioni psicologiche ad apparire come genitore dal cuore straziato dovrebbe essere prudente davanti all’offerta di “percorsi di rapido accesso ai servizi sanitari e all’implementazione di azioni specifiche volte all’ottimizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche per l’infanzia” (magari in futuro corredata di sovvenzioni-incentivi alle famiglie dei piccoli diagnosticati). Nel disagio sociale i più indifesi, in particolare i bambini, possono essere preda di varie insidie; oggi, anche di quella di essere trasformati in lucrosi pazienti tramite sovradiagnosi o sovratrattamenti.

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10 marzo 2016

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Commento al post di R. La Cara “Fondazione Theodora aiuta con i suoi clown i bambini in ospedale: “Il sorriso è un diritto per ogni malato” (Foto)”

Graffit: Mi è venuto subito in mente il manifesto futurista del controdolore di A. Palazzeschi, il cui punto 8 è: “Trasformare gli ospedali in ritrovi divertenti, mediante five o’ clock thea esilarantissimi, café-chantants, clowns. Imporre agli ammalati delle fogge comiche, truccarli come attori, per suscitare fra loro una continua gaiezza. I visitatori non potranno entrare nei palchetti delle corsie se non dopo esser passati per un apposito istituto di laidezza e di schifo, nel quale si orneranno di enormi nasi foruncolosi, di finte bende, ecc. ecc.”  Applicato a bambini degli ospedali pediatrici è da standing ovation al superlativo.

@ Graffit: A me invece è venuto in mente un recente articolo di esperti in “financial engineering” e oncologi di Harvard e del MIT che propongono di istituire mutui ipotecari specifici per fare pagare negli anni ai pazienti le costosissime cure mediche *. Uno di loro, Weinstock, ha fatto l’esempio delle cure con cellule CAR-T per la leucemia linfoblastica pediatrica, il più frequente tumore infantile, commentando che questi pazienti giovani avranno una lunga vita per ripagare il debito. (Ma le cure accorciano l’aspettativa di vita dei sopravvissuti dei tumori pediatrici). Ciò costituirebbe un incentivo a imporre farmaci sempre più costosi, ammettono gli autori. E anche un incentivo a sovradiagnosticare tumori nei bambini per trarne una rendita. In Europa il SIOPE, un piano strategico sui tumori pediatrici, parla di sviluppare trattamenti – e diagnosi – con l’industria dei farmaci. Palazzeschi era uno spirito gentile e un po’ balzano. Qui si tratta di pelli di agnello su affari lupeschi. Infatti i preti come lei sono pronti col turibolo a spandere fumo; e a partecipare agli affari carnivori che si nascondono dietro la maschera degli ingenui pagliacci.

* Nelson R. Can’t Afford the Cost of Cancer Drugs? Get a Mortgage. Medscape, 1 marzo 2016. Montazerhodjat V, Weinstock DM, Lo AW. Buying cures versus renting health: Financing health care with consumer loans. Science Translational Medicine, 24 febbraio 2016.

Graffit: Ben vengano nuove terapie efficaci, auspicabili a costo zero o previdenzialmente coperte. Le Dottoresse e Dott. Sogni possono essere buoni coadiuvanti psicologici, utili quanto i placebo, ma benevoli dispensatori di buon umore neofuturista.
Solo i preti come lei possono credere che io sia un prete, anziché un sacerdote di tipo luterano appartenente al popolo regale e sacerdotale, di cui parlano le sacre scritture. Come re del popolo regale vado sempre in giro con la corona in testa: i bambini del Bambin Gesù mi farebbero festa, altri la festa.

@ Graffit. Mi scusi se ho leso la sua regalità. Pensavo fosse un’aureola invece lei porta solo una corona. Penso che sì, i poveri bambini degli ospedali pediatrici la festeggerebbero; ci vorrebbe qualcuno adulto che mettesse da parte il clima puerile e fiabesco, favorevole ai business illeciti della medicina, che i sacerdoti con la corona etc. come lei alimentano, e li sottraesse alle vostre “feste”.

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21 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post ‘Autismo, “test dello sguardo sui neonati per diagnosticare la malattia” ‘

Screenare dei neonati per segni che ipoteticamente predirrebbero futuri disturbi comportamentali è un buon sistema per creare pazienti, sovradiagnosticando malattie scambiando la variabilità fisiologica e ritardi di sviluppo per patologia (1). E per potersi vantare di riuscire a “guarire” una quota di bambini malati, che in realtà corrisponde ai falsi positivi.

1 Recommendations on screening for developmental delay. Canadian Task Force on Preventive Health Care. CMAJ 2016. DOI:10.1503/cmaj.151437.

@ Cb. Dove lo ha letto che con gli screening non si fa diagnosi? Si fa diagnosi, su singole persone. Qui su singoli neonati, di entità arbitrarie, come “l’alto rischio” (considerato nel lavoro di Di Giorgio et al. già assodato prima del test …) in base a un test non validato e implausibile; o di “spettro”: “The term “spectrum” is used to widen categories, for example, “obsessive-compulsive disorder spectrum,” “schizophrenia spectrum disorder,” and “autism spectrum disorder” (1). Inoltre stanno per essere lanciate nuove cure per l’autismo (2). Come è avvenuto per altre “epidemie” appare in allestimento un combinato disposto tra nuove cure e nuovi metodi diagnostici che le faranno sembrare dotate di una efficacia.

1.Angell M. The Epidemic of Mental Illness: Why?.The New York Review, 23 giu 2011.
2.Dawson G. On the Brink of Breakthroughs in Diagnosing and Treating Autism. Scientific American 9 mag 2016

@ Cb. Lei sta equivocando tra diagnosi definitiva e diagnosi iniziale. La mammografia di screening porta a una diagnosi, firmata da un radiologo, che poi quando risulta positiva incanala verso altri esami, es. l’agoaspirato; e può così portare a terapie anche quando è un falso positivo. La diagnosi precoce da screening può portare a gravi danni, dato il rischio di falsi positivi. Pochi, tra i competenti, hanno ormai lo stomaco o la faccia di negarlo. Né andrebbe negato il conflitto di interessi che preme verso i falsi positivi, cioè verso occasioni di profitto e prestigio a danno dei pazienti. Mi dirà che per diagnosi precoce lei intende la diagnosi precoce corretta. Che però è un’astrazione teorica, non potendo essere garantita nella realtà.

Sul JAMA di questa settimana c’è un articolo intitolato “ Vorrei che qualcuno ci avesse detti i rischi e i benefici di sostituire il defibrillatore a mio padre”. “Uno”, cioè il paziente, dovrebbe essere messo in condizioni di decidere, su informazioni veritiere e chiare, se sottoporsi o meno allo screening, come a qualsiasi procedura medica. Screening svantaggiosi, e ce ne sono anche diversi ufficialmente riconosciuti come tali, non dovrebbero neppure essergli prospettati. L’ideologia erronea e deleteria che sia sempre meglio intervenire, che una diagnosi sia “SEMPRE” una cosa positiva, va nella direzione opposta.

@ Cb. Cosa rappresentano le curve ROC per lei? “Diagnosi” non vuol dire necessariamente “scioglimento di un dubbio” come crede lei. a) Perchè si dovrebbe sistematicamente dubitare della salute propria e dei propri figli? b) Le diagnosi non sono infallibili – né ci si sforza molto di avvicinarle a questo ideale – e possono crearlo, il dubbio; o generare informazioni del tutto false; soprattutto quando poste “precocemente”, cioè prematuramente su soggetti asintomatici o su un quadro poco delineato, dove è facile scambiare variazioni non patologiche per malattia.

Così che a volte, non solo secondo me, ma per parere documentato di chi se ne occupa specificamente, è meglio non tentare queste diagnosi oracolari inventate negli ultimi decenni dal business; è es. ciò che illustra l’articolo, da me citato sopra, del panel di esperti canadesi. Sarei interessato a conoscere l’effetto che la lettura dell’articolo ha su di lei.

A chi coltivi le stesse visioni naif che lei ripete, e davvero volesse approfondire anziché cullarsi in pericolose illusioni o fare il galoppino per l’espansione fraudolenta del giro d’affari medico, consiglio la lettura del libro divulgativo di G. Welch “Less medicine, more health. 7 assumptions that drive too much medical care”, cap. 3: “ASSUMPTION #3: SOONER IS ALWAYS BETTER. Disturbing truth: Early diagnosis can needlessly turn people into patients”.

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18 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caserta, morta a 3 anni. Arrestati falsa pediatra e marito: “Non diagnosticarono tumore””

Un guidatore può sbandare a destra e finire nel burrone. Ma può sbandare a sinistra, invadere la corsia opposta e fare un frontale; soprattutto se bada solamente a stare lontano dal precipizio a destra. Anche per le diagnosi di cancro gli errori possibili sono due. Si può mancare, colpevolmente o meno, la diagnosi di neuroblastoma. Studi hanno mostrato che, date le sue caratteristiche biologiche, c’è per questo tumore, statisticamente, una marcata facilità a commettere l’errore opposto, cioè a sovradiagnosticarlo. Trattando quindi bambini sani come malati di cancro, con gravi conseguenze, anche a lungo termine, sulla loro salute. Ci sono interessi economici, e, soprattutto in Campania, una campagna mediatica, che favoriscono lo sbandare dal lato dei falsi positivi. Vi è una dolosità sistemica in questo. Sul piano culturale, professionale, giudiziario, mentre i falsi negativi si puniscono e si propagandano i falsi positivi si nascondono e si premiano. Gli stessi che alla notizia di una mancata diagnosi di cancro chiedono i castighi più severi ringrazieranno per le lesioni o l’omicidio da errore opposto *. Magistrati, CC, preti, opinionisti, pronti sui falsi negativi, si sottomettono all’ideologia che vuole i falsi positivi sistematici come parte dell’economia legale, da proteggere e aiutare a crescere.

*Jha S. Doctors are thanked by the false positives but sued by the false negatives. Psychology Today. 13 set 2015.

@ Alexv. Aggiungerei “Come si può pensare che istituzioni dello Stato, autorevoli uomini di scienza dediti alla cura delle malattie, santi uomini con la tonaca, e i media, curino altro che il bene del cittadino, e che addirittura lo danneggino servendo per un loro tornaconto altri interessi?”. Accomodati: segui la strada che ti indicano. L’economia ha bisogno di persone che ragionano come te. Io mi rivolgo a quelli che non scambiano i telegiornali e gli allarmi diffusi dai media per la realtà.

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6 agosto 2016

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Commento al post di PRESSapoco “Screening neonatale, votata la legge ma nessuno deve saperlo”

Le malattie rare consentono di vendere farmaci costosissimi aggirando i già corrivi controlli standard *. Es. è stata appena approvata una terapia per l’ADA Scid, presentata come un successo italiano. Non è stato detto che costerà 665000$ a paziente. Né che avere dubbi sull’efficacia è lecito**, e quindi doveroso (ma poco salutare, dato il sistema di protezione mafiosa istituzionale per questi affari). Gli screening neonatali sono funzionali al business nascente delle malattie rare. Molte malattie genetiche e metaboliche non hanno meccanismi patogenetici semplici e netti, come invece viene fatto credere al pubblico: al dato di laboratorio considerato marker positivo può non corrispondere un futuro sviluppo di malattia, o la malattia può essere espressa in forma lieve. Gli screening possono sia allargare la quota di bambini etichettati come malati e quindi il volume di affari, sia simulare una parziale efficacia dei farmaci, data in realtà dai casi che comunque sarebbero rimasti asintomatici o avrebbero sviluppato forme lievi. E’ uno schema già rodato con gli screening per il cancro. Toglierebbe denaro al SSN per la routine regalandolo alle case farmaceutiche. L’aspetto peggiore è che creerebbe piccoli malati.

* “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: deregulation under the guise of earlier access. 16 ott 2015, Joint briefing paper. Prescrire.org
** Garde D. There’s a possible cure for ‘bubble boy’ disease. It will cost $665,000. Statnews, 3 ago 2016.

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20 aprile – 5 maggio 2017

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Commento al post di S. Bauducco “Ivrea, Roberto Romeo risarcito per malattia professionale: “Ho usato il cellulare per 15 anni: ora non sento più dall’orecchio destro” “

Gli esperti sanno che “il cancro più lo si cerca più lo si trova”: si trovano lesioni non maligne o a bassa malignità che vengono sovradiagnosticate e sovratrattate. Ciò vale anche per il tessuto nervoso. Es. i gliomi a basso grado trovati incidentalmente investigando cefalee o traumi cerebrali. Con decisioni definite “controverse”, per queste lesioni clinicamente silenti e indolenti si sta passando dal “wait-and-see” a chirurgia, chemio e radio. C’è perfino chi propugna lo screening per i gliomi, una proposta che fa il paio con l’andare ad attaccarsi allo schwannoma vestibolare pur di dire che i cellulari causano tumori cerebrali. La sentenza, che arbitrariamente associa il cellulare, oggetto comune, all’immagine, resa familiare dai film, dei tumori cerebrali aggressivi, favorisce il business dei sovratrattamenti. Fa sì che accostandolo all’orecchio il cellulare vi immetta la pulce del cancro. Mentre i danni sociali della cultura dello smartphone e le pratiche da filibustieri delle compagnie per sfilare soldi non vengono discusse, i magistrati applicano una lente ingrandente e danno credibilità al rischio implausibile e non dimostrato dei tumori cerebrali da telefonino. Aumentano così l’incertezza invece di ridurla, e lanciando allarmi servono interessi che invece andrebbero contrastati; in campo medico incappano spesso in queste sfortune. La sentenza-spot dovrebbe far temere più che altro di non finire privati senza ragione di una cucchiaiata di cervello.

Commento al post di E. Ambrosi del 22 aprile 201 7 “Cellulare, toglietevelo dalla testa. E basta”

La classificazione di Renn, adottata dal governo inglese, definisce vari tipi di rischio e li rappresenta con figure mitologiche: il rischio Damocle, il rischio Cassandra, il rischio Ciclopi, etc. Considera il rischio alla salute da uso del cellulare come rischio Medusa, a bassa probabilità e basso danno ma che, ipnotico, causa considerevole allarme. Andrebbe aggiunto il rischio Edipo, dal personaggio che cercando di fuggire dal fato che gli era stato predetto finì per compierlo: il rischio dato dall’allarme che si auto-avvera. (Per evitare confusione con i noti concetti freudiani, invece che Edipo lo si può chiamare rischio Perseo, o “Samarcanda”, dalla canzone di Vecchioni). E il rischio Scilla, dove si fa vedere solo uno di una coppia di pericoli, vero o presunto, e si indirizza così verso i gorghi dell’altro. C’è un apparato tecnico allestito in modo da favorire la sovradiagnosi e il sovratrattamento dei tumori cerebrali, e gli allarmi sul cancro da cellulare spingono verso di esso. In generale i continui allarmi sul cancro da inquinanti, con un’oncologia mai sazia di pazienti, conducono al rischio Pandora della classificazione Renn, ad alta incertezza e lunga persistenza. I costruttori delle credenze correnti, i giornalisti e i magistrati, non identificano e non mostrano al pubblico che dicono di servire questi altri rischi; che si possono raggruppare nel rischio Autòlico, dal nonno di Ulisse, abile e maligno impostore che aveva il potere di rendersi invisibile.

@ Atomic. Non è un demerito dei soli italiani, come conclude l’articolo. Gli italiani hanno solo esercitato il consueto zelo. Nel dicembre 2010 la Corte d’appello di Brescia – una corte piuttosto sensibile ai venti atlantici – emise la prima sentenza che riconosce che un cellulare abbia causato un tumore, anche in quel caso un tumore benigno di un nervo cranico. Contemporaneamente nel Maine un legislatore, Boland, proponeva di apporre un’avvertenza di rischio cancro sui cellulari, come per le sigarette. L’articolo inoltre ignora la step increase in incidenza dei tumori del CNS negli anni Ottanta da introduzione di nuovi strumenti diagnostici. “Variazioni importanti” “legate a sostanziali miglioramenti nella capacità diagnostica per immagini” dice a proposito dell’aumento dei tumori infantili del SNC il rapporto AIRTUM 2012. Epidemiologi USA hanno invece osservato che se fosse solo questione di miglioramenti diagnostici l’incidenza dopo essere aumentata avrebbe dovuto decrescere ai livelli precedenti, cosa che non è avvenuta.

Commento al post di A. Tundo del 27 aprile 2017 “Cellulari e tumore, il giudice: “Nesso c’è. Nessun dubita del rischio per amianto ed esplosioni atomiche” “

Anche per i magistrati “Scienza” è diventata la parola magica che trasforma in profondo il superficiale. Nel caso delle radiazioni ionizzanti e del mesotelioma gli studi hanno confermato e definito ex post le cause di quadri patologici drammatici e spesso peculiari rilevati ictu oculi. Nel caso dei cellulari si è invece cercato – secondo il criticato costume degli epidemiologi di lanciare “scare stories” a raffica – di stabilire la presenza di un ipotetico, poco plausibile, effetto cancerogeno, altrimenti invisibile, con strumenti epidemiologici (insufficienti); e nonostante l’imponenza dell’esposizione e gli sforzi non ci si è riusciti.

E’ stato osservato che la “comunità scientifica” oggi tende a fare come chi equivochi in campo giudiziario tra l’indagine preliminare o il rinvio a giudizio (exploratory research) e il processo o il verdetto finale (confirmatory research). Sembra che i potenti fattori economici e culturali che conformano la medicina siano in grado di far dimenticare l’abbiccì, o di farlo mettere da parte. E che i magistrati, che sulla differenza tra le due fasi potrebbero dare insegnamenti preziosi, anziché riportare sulla retta via partecipino all’andazzo; che è solo apparentemente coraggioso, favorendo sovradiagnosi di cancro e cause giudiziarie volte a fare quattrini, lasciando indisturbato il business parossistico dei cellulari, o quello delle radiazioni cancerogene non necessarie in campo medico.

Commento al post di S. Palmisano del 4 maggio 2017 “Cellulari e tumori, chi ne studia la correlazione sia super partes”

Le radiazioni ionizzanti sono un cancerogeno certo e potente. L’analogia a effetto tra l’uso del cellulare e i sopravvissuti di Hiroshima è scientifica come sostenere che avendo trovato altezze simili tra un cestista (in ginocchio) e un nano (su trampoli), allora anche il nano è alto. Sul conflitto di interessi, va osservato che la paura per agenti cancerogeni, che ha un valore di mercato spingendo a sovradiagnosi e a richieste di denaro a vario titolo, oggi viene separata dalle responsabilità, che sono più mostrate che punite, e dal modello socioeconomico liberista, che non viene messo in discussione. La propaganda, inclusa quella giudiziaria, opera un po’ come la colonna di distillazione di una raffineria. Alcune componenti vengono fatte sparire; altre, come la paura, sono diffuse nell’atmosfera, inquinando l’opinione pubblica. Un buon sistema è nascondere i cancerogeni veri (es radiazioni ionizzanti mediche), e agitare quelli falsi o esagerati. Vi è conflitto d’interessi anche nel produrre paure redditizie. Es. quando nel 1884 Bismarck introdusse l’assicurazione per i lavoratori, medici e avvocati riesumarono la teoria già screditata delle “lividure” e altri esiti di traumi come causa di cancro (Malleson A. Whiplash and other useful disease. Cap. Lawyers, junk science and chicanery. McGill-Queen ‘s University Press, 2002).

@ MyOwnBoss. Grazie. Un articolo su Radiology dell’aprile 2017 (Larson et al) rileva che in USA il numero di TAC su bambini si è quintuplicato negli ultimi 13 anni. Una stima conservativa ha calcolato in USA tra 2640 e 9080 i casi di cancro all’anno causati da TAC pediatriche*. Ma su questo si sta zitti. La pericolosità delle onde EM aumenta in generale con l’aumentare della frequenza, e quindi dell’energia. Il pubblico viene invece indotto a credere a una “legge fisica” opposta, nella quale minore è la frequenza maggiore è il pericolo. Nell’articolo di Palmisano scopro nomi a me già noti per altri affari, in questa attività di magistrati e medici associati di uguagliare il rotondo al quadrato e di cambiare il bianco in nero.

*Miglioretti DL et al. The use of computed tomography in pediatrics and the associated radiation exposure and estimated cancer risk. JAMA Pediatr, 2013.

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22 maggio 2017

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Commento al post di P. Gentilini “Tumori infantili, l’Italia detiene il triste primato in Europa”

Lo studio citato commenta sull’incremento dell’incidenza mondiale dei tumori infantili del 20% in 20 anni: “Cancer statistics in high-income countries might be influenced by overdiagnosis of some cancers detected by non-invasive imaging and screening tests, including neuroblastoma, thyroid cancer, melanoma, and kidney cancer. “. Non lo studio, ma la dr.ssa attribuisce l’incremento all’inquinamento; e il primato italiano di tumori infantili ad una maggiore corruzione che causerebbe più inquinamento. L’inquinamento è tra le cause di cancro; ma mentre lo si sbandiera non si dovrebbe ignorare la possibilità, ormai nota, che nel differenziale rispetto ad altri paesi giochi la sovradiagnosi. Sovradiagnosi favorita dai continui allarmi sui miasmi dell’inquinamento. E in Italia catalizzata – narrazione per narrazione – dal pietismo peloso di un paese cattolico: per i tanti santocchi (inclusi quelli non praticanti o non credenti) l’immagine del bambino nelle grinfie del cancro, che consente sviolinate caramellose che portano a intascare indebitamente soldi e riconoscimenti, è una tentazione. Così forte che se il cancro il bambino non ce l’ha non si moderano nello sfruttare i diversi appigli disseminati dalla medicina “scientifica” per inventarlo impunemente.

@ Patrizia Gentilini. La sovradiagnosi dei tumori infantili è un fatto oggi pacifico in letteratura. Meglio definito dell’inquinamento come causa dei tumori infantili. Scusi, ma, oltre ad andare a tentoni, lei li legge gli articoli che cita? Legga quanto cito da esso e la relativa ref. 17. Mai sentito parlare es. della larga preponderanza di sovradiagnosi rispetto ai cancri autentici per i neuroblastomi evidenziata negli studi in Giappone e Canada? Può chiedere ai suoi colleghi oncologi. Anche i suoi compagni di Medicina Democratica ritengono “ridicolo” il parlare di sovradiagnosi di tumori infantili?

L’inquinamento in generale è una piaga. Anche le sovradiagnosi di cancro. Il pubblico dovrebbe essere informato – correttamente – dei pericoli di entrambi. Dovrebbe sapere che ci sono piani di interazione tra l’oncologia pediatrica e l’industria in Europa; e che il rischio etico e tecnico di trattare come malati di cancro bambini sani è una appetibile opportunità dal punto di vista del business, come dovrebbero insegnare le tragedie silenziose delle sovradiagnosi di cancro su adulti en masse. Dovrebbe essere informato che gli allarmi che spingono il pubblico verso il business medico sono pubblicizzati e liberamente ingranditi; mentre le denunce che sono di ostacolo allo stesso business vengono represse. A volte le stesse fonti che ricamano liberamente sugli allarmi pro-business negano i pericoli fondati delle frodi del business con risposte non dignitose e non serie.

@ Patrizia Gentilini. Le consiglio di leggere l’articolo che mi indica, che conoscevo, sul “4° lato di Maccacaro”, dove invita a evitare l’enunciazione di ipotesi casuali sull’elevata incidenza dei tumori infantili in Italia. E anche es. Smith MA et al. Trends in Reported Incidence of Primary Malignant Brain Tumors in Children in the United States. JNCI, 1998. 17:90; un lavoro che differisce dalla rigida osservanza dei ricercatori italiani nell’evitare anche solo di pronunciare la tesi sgradita al business che variazioni nei metodi diagnostici (ma non “sostanziali miglioramenti nella capacità diagnostica” come ha invece scritto l’AIRTUM nella monografia 2012 sui tumori infantili) si riflettono in sbalzi statistici la cui forma indica l’azione dell’arbitrarietà umana, non di meccanismi di cancerogenesi. Ossequio accoppiato al diffondere a bischero sciolto le versioni gradite al business, e a toni sprezzanti (e molto peggio), verso chi obietta. Il suo atteggiamento conferma che volendo davvero spiegare il brutto primato italiano dei tumori infantili non ci si dovrebbe esimere dall’esaminare con attenzione ciò che fanno e raccontano gli oncologi italiani.

@ Patrizia Gentilini. Un giusto principio, come quello della prevenzione primaria, può essere applicato in maniera errata o strumentale. Va pertanto ancorato ai fatti specifici; come faceva Tomatis, che dirigeva con una onestà e competenza rare, che avrebbero portato alla sua estromissione, un grande laboratorio di ricerca. C’è anche una via etica all’irrazionalità. Così da un lato il peso della cancerogenesi chimica viene nascosto e minimizzato, accusando peccati individuali e Fato, presentati come “stili di vita” e casualità genetica. Allo stesso tempo le paure indistinte, ma non infondate, sui mali del modello economico e sull’inquinamento vengono stimolate e deviate per spingere la gente nella tramoggia della “prevenzione” secondaria. “A giudicare per induzione, e senza la necessaria cognizione dei fatti, si fa alle volte gran torto anche ai birbanti” (Manzoni). Nell’Italia unita dell’Ottocento era diffusa al Sud la paura che il governo, che aveva colpe reali, mandasse degli untori per avvelenare le popolazioni. Ci furono massacri di presunti untori. Dopo l’ultimo linciaggio, nel 1911 a Verbicaro, Salvemini commentò: “La folla è come un ammalato che ha male allo stomaco e si lamenta di avere male al capo. Essa non sa fare la diagnosi esatta dei propri malanni”. Nello spirito di Tomatis, bisogna evitare sia che si neghino i pericoli, sia che si assecondino autodiagnosi fuorvianti.

@ Patrizia Gentilini. Ho imparato che spesso gli allievi rappresentano non una prosecuzione dell’opera del maestro, ma piuttosto una regressione verso la media; e a volte una normalizzazione, o un rebound di segno opposto: Vico e Croce, Ernesto Rossi e Marco Pannella, Mattei e Cefis, Pasolini e Bertolucci, Danilo Dolci e Toni Negri, Fiorentino Sullo e Ciriaco De Mita, Lombardi e Cicchitto, Borsellino e Ingroia, etc. Forse i maestri bisogna onorarli salendogli sulle spalle per guardare più lontano di loro, come dice la famosa espressione, invece che farne dei busti tutelari.

@ Igienista mentale. Mi sono occupato, con qualche soddisfazione, di argomenti più gratificanti. Nel denunciare come si fanno soldi imbrogliando sulla cura e la prevenzione delle malattie non mi sento figo, perché tratta di argomenti tristi e gravi, moralmente deprimenti. E anche perché espone agli sproloqui e alle insolenze dei troll professionisti e volontari, che accompagnano le frodi sulla salute come in una relazione simbiotica; dove il nugolo di troll protegge la frode suscitando un effetto repellente su chi denuncia e in cambio riceve dalla frode le briciole.

@ Igienista mentale. Sono per la riduzione dell’inquinamento e contro l’irrimediabile insostenibilità del modello economico liberista. Che è cosa diversa dall’urlare a squarciagola, su basi non accertate, e anche sconfessate da alcuni dati, che l’incremento di diagnosi di tumore, a volte esso stesso gridato senza essere stato accertato, è dovuto a inquinamento. Per lei ciò va considerato come un gesto nobile e una doverosa misura precauzionale, nonostante i rischi di indurre a esami diagnostici non necessari e pericolosi; mentre il solo nominare la possibilità, nota e accertata, di sovradiagnosi, che frenerebbe la corsa ingiustificata ai reparti oncologici, sarebbe una cosa dannosa che va fermata, anche insultando. Secondo me invece in questo modo si alimenta l’industria del cancro con un calcolato allarmismo accoppiato a censura. Un punto a suo favore è che coloro che avrebbero il dovere professionale di indagare su questa estrema parzialità nel valutare e comunicare i rischi, e sulla puntuale corrispondenza con grandi interessi delle grida e dei bavagli, si guardano dal farlo, e non di rado collaborano con quelli che fanno discorsi illogici e sguaiati.

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26 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Tumori infantili, i numeri della Campania crescono più veloci che in tutt’Europa”

Sì, si può prevedere che nei prossimi anni la Campania colmerà il gap che la vede ancora arretrata rispetto al resto d’Italia e vincerà l’ambito scudetto (Marfella) dell’incidenza di diagnosi di tumori infantili, ora che “le sensazioni dei sacerdoti e delle madri campane” (Isde- Medici per l’ambiente Campania) hanno preso il posto dei turpi affari degli animali senza cuore della camorra: tramite il meccanismo della profezia che si autoavvera allarme-sovradiagnosi-allarme. Dato che gli uomini di Chiesa e le madri coraggio riescono a sensazione a rilevare variazioni di fenomeni che sono misurate in millesimi di punto percentuale, non è fuori luogo avvisare la Curia Arcivescovile di Napoli della possibilità che siano stati loro donati poteri sovrannaturali. In un mondo giusto, dove vigesse lo “Unicuique suum”, queste capacità di percezione extrasensoriale di preti e mamme dovrebbero essere anche portate all’attenzione della Quest… dell’Osservatorio Vesuviano, nella speranza che possano estendersi alla previsione dei fenomeni vulcanici che incombono sulla regione.

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6 novembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori, il numero dei bimbi che si ammalano sale anche a causa dell’inquinamento”

Secondo F. Ramella (Ist. B. Leoni), su il Fatto cartaceo di oggi, lo smog, in diminuzione, è una falsa emergenza. In “Updates in slow medicine” di oggi si citano i rischi degli studi diagnostici -concetto misconosciuto ma fondamentale per la tutela della salute- nel riportare un articolo del NEJM sui reperti incidentali nella popolazione generale di bambini di età 8-12 da risonanze magnetiche cerebrali. In 1 caso ogni 500 bambini l’esame ha prodotto una diagnosi di tumore cerebrale. Asintomatico, cioè “a sorpresa”: i cosiddetti “incidentalomi”. Che sono etichettati – e trattati – come cancro, ma spesso sono formazioni che non si comportano come cancro. Ovvero, possono fare sì che a un bambino si pratichi un’apertura nella scatola cranica e si tolga una porzione di cervello senza reale necessità.

Mentre il futuro di vita dei giovani viene trascurato, o calpestato, c’è tramite i media questa premura incessante di avvertire i genitori che i loro figli potrebbero avere il cancro; evenienza rara a quell’età. I genitori più accorti, che conoscano il mondo e non sentano il bisogno di recitare la parte della “mater dolorosa”, dovrebbero considerare anche un’altra insidia. L’oncologia liberista ha fame di piccoli pazienti, lucrosissimi; e la combinazione dell’esaltazione del rischio tumore con l’omissione del pericolo concreto e grave di sovradiagnosi da esami così indotti dà luogo a una sorta di scivolo, che alimenta una macchina che più bambini ingoia più ne attirerà.

@ P. Gentilini. Per lei c’è sì il “consumismo sanitario” ma il problema “invece drammaticamente reale” è quello dell’esposizione in utero ad inquinanti. Le sovradiagnosi di cancro di massa non sono generico consumismo, ma una grave e precisa responsabilità medica. E le “scare stories” sono l’anima del consumismo medico. I dati sulle sovradiagnosi e sui danni che causano alla popolazione sono solidi, a differenza di quelli che giustificherebbero gli allarmi apocalittici sull’inquinamento. Non è quanto meno disordinato che i medici non si occupino di un grave problema iatrogeno, domestico, interno alla loro pratica, non lo comunichino e non lo combattano, come sarebbe loro preciso dovere, e invece partano volontari, oltre quelli che sono i loro doveri, per fare battaglie esterne alla loro professione? Battaglie che aggravano proprio il danno che provocano e che trascurano? Al punto da instaurare un circolo vizioso allarme-sovradiagnosi-allarme? Prima di combattere, lodevolmente, le cause esogene primarie -evitando di essere strumentalizzati- prima di additare i peccati altrui, non bisognerebbe avere le carte in regole sulle proprie responsabilità? L’ordine in queste posizioni è piuttosto quello della coincidenza degli interessi di categoria con altri grandi interessi. Io la chiamo “etica saltatoria”, che salta.

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20 novembre 2017

Blog de il Fatto

Commento al post di V. Agnoletto “Agenzia europea del farmaco, peccato averla persa. Ma cosa volevamo farci?”

A premere per l’assegnazione a Milano c’è stato Scaccabarozzi, capo di Farmindustria. Che controlli possono essere quelli che il controllato agogna? Alla vigilia del voto Telettutto, emittente bresciana, ha mostrato una conferenza sull’inquinamento dove Marfella ha detto che la mortalità infantile per cancro in Italia è la più alta del mondo. Da noi un inquinamento eccezionale e particolare fa strage di bambini? I dati non lo dicono. Ad essere relativamente elevata in Italia è l’incidenza di tumori infantili, per la quale si dovrebbe pensare alle sovradiagnosi; favorite, a vantaggio del business oncologico, da allarmi a effetto. Che andrebbero indagati dalla magistratura. Ma il procuratore di Brescia Buonanno e l’aggiunto Raimondi erano accanto a Marfella. La magistratura coonesta discorsi ingannevoli e sgangherati, vestendo di autorevolezza la suggestio falsi a favore della medicina commercializzata. E concorre anche alla suppressio veri, posso testimoniare. Quando l’Italsider creava ricchezza per i tarantini, chi parlava, giustamente, del pericolo cancro era guardato come un importuno fuori dal mondo. Oggi si è passati ad allarmi gonfiati ad arte che favoriscono la sostituzione dell’industria tradizionale con quella medica, dove la materia prima sono le persone. L’EMA vidima una produzione di ricchezza truffaldina e cannibale, e averla in Italia, dove il meglio, la magistratura, è questo, non avrebbe dovuto essere motivo di esultanza.
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@ mansal. Credo di rappresentare l’ala estrema della critica a Stamina, truffa buffonesca pilotata dallo Stato per fare sembrare per contrasto valide le promesse alla Vanna Marchi sulla rigenerazione di tessuti con staminali “ufficiali” (un altro “job” dove hanno brillato Brescia e i magistrati). Le consiglierei il libro di un medico e ricercatore danese, Gotzsche, “Deadly medicines and organized crime”, su quanto è mafiosa (parole sue) l’approvazione dei farmaci nell’intero mondo occidentale; anche in Danimarca, paese civilissimo paragonabile all’Olanda. Ma non credo che lei voglia sentire parlare dell’universalità del malaffare farmaceutico. Un recente articolo su come l’EMA approvi antitumorali costosissimi senza evidenza valida che migliorino la sopravvivenza e la qualità di vita, e i commenti su come l’EMA sia un sistema di controllo “broken”, riguarda l’EMA sul Tamigi (Prasad V. Do cancer drugs improve survival or quality of life? You don’t need to know, according to our broken regulatory system. BMJ, 26 ott 2017). Comunque, oltre un certo limite la smodatezza nell’approfittare diventa controproducente, e l’eccessiva efficienza in questo senso della nostra classe dirigente potrebbe avere sconsigliato di trasferire nella terra dei famelici lombardi la delicata funzione di immissione di farmaci tarocchi per oltre 300 milioni di europei.
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7 aprile 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, bimba di 4 anni muore di otite: “Era stata respinta da due ospedali” “

Il messaggio è tonante: dietro alla comune otite c’è un mostro che può uccidere il bambino; l’otite media quindi esige work-up diagnostico e terapia aggressivi. Non viene detto che i mostri sono due, e disposti a tenaglia. Oltre a Scilla, le rare complicazioni di una patologia quasi sempre benigna, c’è Cariddi, gli effetti iatrogeni degli esami e delle terapie. Gli antibiotici hanno scarsa efficacia sulle otiti, e possono fare aumentare le ricorrenze. Il dubbio qui seminato di un ascesso cerebellare trascurato porta alla TAC, che soprattutto nei bambini può causare cancro del cervello e leucemia*, con una probabilità come minimo paragonabile a quella delle complicazioni gravi nelle otiti. La buona medicina pilota il bambino nello specchio di mare, non così stretto, tra i due mostri. Quella cattiva fa rotta a casaccio. La medicina commerciale grida a Scilla per spingere il bambino verso Cariddi, sulla cui presenza tace. Questa vaga e anomala scare story viene da Brescia, città dove i magistrati vanno troppo d’accordo coi medici, e coinvolge la Poliambulanza, ospedale di suore fortemente orientato alla medicina commerciale; tra gli amplificatori, un parroco e la ministra Lorenzin. C’è di che raccomandare ai genitori doppia cautela, data la disseminazione di messaggi parziali, distorti, ingannevoli e pericolosi.

*The use of computed tomography in pediatrics and the associated radiation exposure and estimated cancer risk. JAMA Pediatr 10 giu 2013.

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15 giugno 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori, l’Italia è tutto un Sin?”

Ieri Cantone ha detto che la corruzione è “il male assoluto”. Si è guardato dal distinguere tra bribery, le mazzette, e institutional corruption, l’istituzionalizzare interessi illeciti dei poteri forti in cambio della carriera. La corruzione genera eccessi di diagnosi di cancro (soprattutto la corruzione istituzionale, che si vuole prenda il posto di quella delle bustarelle). Ma tra corruzione e cancro c’è una rete causale complessa più estesa del sempre ripetuto inquinamento, che permette giochi e effetti paradossi: la corruzione può agire anche combattendo sé stessa, come nel “doppio pacco e contropaccotto” del film di Nanni Loy. Es. in USA si sta riducendo il business delle TAC addominali ai bambini con sospetta appendicite, volendo evitare l’insorgenza di cancri da radiazioni (una causa di cancro reale, iatrogena, che i corrotti della biomedicina nostrani occultano attribuendo tutto ai corrotti inquinatori). Questo ha portato a un aumento delle ecografie, meno specifiche, e quindi a un aumento di sovradiagnosi di appendicite, con relativo aumento del business di appendicectomie non necessarie. Descrivendo l’Italia come tutta una Korogocho a causa delle mazzette si lanciano allarmi su aumenti di diagnosi di tumori pediatrici attribuendoli al male assoluto, invece che a tanti piccoli imbroglioni; e se ne favorirà così, in nome della salute e della giustizia, la sovradiagnosi, con relativi fatturati illeciti. Magistrati e forze di polizia in prima linea.

@ Patrizia Gentilini. Il potere può orientare le credenze pubbliche variando ad hoc il peso dei vari fattori di un caso complesso. Da un lato, i focolai di inquinamento e degrado ambientale sono ormai sinonimi di epidemia di cancro. La relazione non è così stretta. Dall’altro, lei attribuisce certezza assoluta alle diagnosi istologiche. Sapesse quanto basta poco, entro la discrezionalità del microscopista, per sovradiagnosticare una lesione da benigna a maligna, da basso grado ad alto grado. Es. le formazioni neuroectodermiche, i tumori cerebrali, quelli di origine connettivale, le malformazioni congenite, i tessuti fisiologicamente capaci di proliferazione. Le diagnosi istologiche sono oggi riconosciute come centrali al problema, e non più come un’assicurazione di certezza. Ci sono i markers vecchi in appoggio; e i nuovi, per i quali le malattie, in un regresso spacciato per progresso, sempre più sono senza gold standard, ma sono definite da esoterici test di laboratorio, spesso non ben validati e prodotti da chi vende anche le cure. C’è il comodo spauracchio detto “medicina difensiva”. Le pressioni economiche e sociali. Una volta scrissi ad A2A una lettera critica degli inceneritori. Casaleggio ne fece un post per Grillo, Medicina Democratica la pubblicò senza neppure chiedermelo. Se però dico di guardare a tutti i fattori, cominciando da quelli di casa propria, sovradiagnosi e cancri iatrogeni per i medici, e di evitare allarmi distorti che in realtà favoriscono il business, ricevo legnate.

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19 novembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Rifiuti, i bambini più in pericolo sono quelli del Nord. Salvini, se vuoi salvarli spegni gli inceneritori”

Dal mio punto di vista, che guarda agli aspetti medici con le relative frodi, i due litiganti non sono così distanti tra loro come sembra. Ogni volta che vado a piedi a comprare il pane a Brescia, senza eccezioni qualche mezzo della spazzatura di A2A mi offre uno spettacolino, a volte a distanza ravvicinata e ostentatamente senza necessità; spesso con la staffetta di una o più auto dei CC o della PM, più raramente della PS. L’esibizione costante e prevedibile mi conferma nella riflessione che i rifiuti in sé non siano la cosa più zozza nel poliedrico affare rifiuti (v. 1-3; sul mio sito). Sono d’accordo sui maggiori pericoli, finora, per i bambini del Nord; per l’inquinamento, ma soprattutto per l’industria medica, col suo ‘saturation advertising’ che grida alla pestilenza da inquinamento ed è omertoso sulle sovradiagnosi. Concordo anche sulla continuità tra la “Terra dei Fuochi” campana e quella bresciana; ma nel senso della continuità del copione; e della continuità del malaffare tra la camorra nella Campania povera, con le retrostanti istituzioni “deviate”, e i comitati di grembiulini, tonache, toghe e divise dietro alla facciata rispettabile nella Brescia dalla fame inestinguibile.

1 SOS cancro nei bambini e sovradiagnosi

2 La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide

3 La raffinazione della paura

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30 novembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Magherini, Cassazione: “Carabinieri assolti perché non potevano prevedere la sua morte””

Senza la circolare del 13 marzo 2014 i Carabinieri, arma istituita il 13 luglio 1814, non sanno come fermare correttamente, essendo in 4, un agitato. I magistrati oltre che all’insostituibile funzione neurocognitiva delle circolari hanno creduto a un’entità di comodo come la “excited delirium syndrome”. Quando ci sono di mezzo grandi interessi il discernimento di magistrati e poliziotti corre su una scala logaritmica, potendo variare nel giro di qualche riga dalla zappa al microtomo, da Giufà o Gioppino alla logica di Frege e alla sensibilità di Proust. Per chi ha l’uso legale della violenza, di spada o di penna, l’ignoranza su quello che fa non può essere una scusante.

L’ignoranza che favorisce grandi interessi illeciti la vedo esercitare dai magistrati su questioni di sanità. Es. andrebbe loro mostrato come lo screening su minori per cancro della tiroide dopo l’incidente nucleare di Fukushima ha portato a fare emergere e sovradiagnosticare come cancro serbatoi di lesioni noncliniche e subcliniche, innocue, con “un peggioramento anziché un miglioramento della salute”*. Perché non possano poi dire che ignoravano che oltre all’inquinamento anche l’allarme su di esso ha pericoli, antropogeni, e può essere illecito; e nel dare forza alle paure su “terre dei fuochi” non ignorino l’interesse criminale miliardario, accertato, a estrarre falsi cancri dai serbatoi nonclinici a fini di profitto.

*Bauer et al, Morris. JAMA, Otolaryngology–Head & Neck Surgery, 29 nov 2018.

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22 dicembre 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Natale in Terra dei Fuochi, la strage degli innocenti duemila anni dopo”

Memorabile l’immagine del medico, del generale dei CC e del prete come i tre re magi. Con Erode sono nemici, a sentire loro. Allarmi falsi o eccessivi sul cancro da inquinamento, anche quando costruiti su casi fondatamente preoccupanti, possono portare ad etichettare e a trattare come malati di cancro bambini sani*. L’inquinamento è come il fuoco, che può bruciare ma viene anche usato dai battitori per impaurire la selvaggina e spingerla verso i cacciatori. Chi vuole davvero proteggere i bambini avvisa di entrambi i pericoli, e del loro verso opposto, e in maniera proporzionata alla realtà; non ne inventa o gonfia uno e tace dell’altro favorendone così gli effetti. E’ vero che si profila un futuro pericoloso per i bambini; ma anche perché chi non è mai sazio di oro e incenso vuole che vadano ad alimentare la sacra mangiatoia del cancro. I pericoli per i bambini non sono solo quelli inscenati da camorristi, medici, preti e carabinieri; ma sono anche altri, che diversi camorristi, medici, preti, carabinieri e altri vassalli del potere nascondono e aiutano. L’illusione puerile di bontà davanti ai presepi può sfociare nella tragedia, come nel Natale in casa Cupiello.

*Ohtsuru A et al. Incidence of Thyroid Cancer Among Children and Young Adults in Fukushima, Japan, Screened With 2 Rounds of Ultrasonography Within 5 Years of the 2011 Fukushima Daiichi Nuclear Power Station Accident. JAMA Otolaryngology–Head Neck Surgery, 2018. 29 nov 2018.

@ Bassettoni. In risposta al commento indicato da Bassettoni come rivolto a me. Il “politicamente corretto” e le campagne mediatiche pagate sono quelle della vostra parte; che ha eletto l’ambientalismo come ideologia con la quale fare passare per progressisti e nobili disegni liberisti altrimenti impresentabili. Tipici di queste posizioni sono anche i discorsi ibridi. Es. da un lato si esalta “la scienza” come fonte di verità indiscutibile, e poi in mancanza di pezze d’appoggio adeguate si ricorre alla sceneggiata di Mario Merola: la “strage degli innocenti” (?). Non è questione di cosa “le pare di capire”. Ma di dati di fatto e di grandi interessi. Non è semplice “allarmismo”, ma frode, almeno a livello dei mandanti. Ai livelli intermedi opera quel misto di mediocrità e dolo che fa credere a ciò che suona bene e porta vantaggi.

Frodi istituzionalizzate che possono causare morte e lesioni gravissime a bambini sani; trasformandoli in malati cronici, in persone cagionevoli, sterili, ritardate, anche quando “guariti”; con comparsa a distanza di anni di cancri veri e letali. Anche questo suo dire che non ci sia bisogno di denunciare la frode tanto gli italiani sono intelligenti non è proprio equilibrato. Sotto un bombardamento di messaggi artefatti, unito a censura, su temi come la salute – con la complicità dello Stato – chiunque crederà alle parole suadenti dell’inganno. Magari le difenderà. Vorrei avvisare chi non si beve a occhi chiusi presepi e ciaramelle: “statev’accuort”.

Bassettoni. Sarei un po’ stufo degli “ismi”, non sono un fan dell’ “ambientalismo” , sostantivo che a seguito di continue calunnie è ormai usato, da chi è in malafede, quale sinonimo di fanatismo, sono un cittadino normale che vuole difendere l’ambiente e non capisco di quali “discorsi ibridi” sarebbe colpevole chi persegue questo scopo elementare (Mario Merola??Boh.). E poi di che “frodi” sta parlando? Il Dott. Marfella cita dei semplici dati sull’incremento delle morti infantili in Italia, “anche” per motivi ambientali, e non capisco come si possa chiamare frode il dato di circa 10 mila bambimi morti ogni anno (non è una strage?) a causa delle terribili condizioni in cui si svolgono le migrazioni. Secondo lei sarebbero dati fasulli creati ad hoc per speculare sull’accoglienza o sulle cure? E cosa blatera di “grandi interessi”, “mandanti” “cancri veri e fasulli” e altre sconclusionate amenità. Sono dati e basta. Contesti le fonti e ne porti di più autorevoli se vuole essere preso sul serio, altrimenti si tratta di terrorismo gratuito ed ampiamente squilibrato, molto vicino al delirio.

@ Bassettoni. No, Marfella non presenta ricerche o dati che provino la strage di bambini da inquinamento. Ignora invece quanto si sa sulle sovradiagnosi, sulle quali esistono evidenze, es. quelle che cito, che impongono di non creare effetti spauracchio con l’inquinamento. Così facendo favorisce il business fraudolento delle sovradiagnosi. Ampiamente noto in letteratura, ma tabù nell’Italia dove chi sa stare al mondo esibisce “la scienza” e bacia la teca del sangue di San Gennaro. Il fatto che lei non lo conosca, che come “cittadino normale” si scalmani per “l’ambiente” e sul resto si tappi le orecchie e faccia versacci, come vogliono quelli che servite fingendo di criticarli; e che chi ha responsabilità istituzionali o si ponga come guida morale lo ignori e lo censuri, non significa che non esiste. Non credo che lei sia ignorante in buona fede; chi volesse davvero informarsi sulle sovradiagnosi può cominciare da G. Welsh. Sovradiagnosi. Il pensiero scientifico, 2013. Il più recente articolo sui gravi effetti nocivi a lungo termine delle terapie per i tumori pediatrici è di 3 giorni fa, sul NEJM: Cancer survivorship, CL Shapiro. Riguardo ai suoi insulti in difesa delle dannose ciarlatanerie che invece incontrano i suoi gusti, rispondo che fanno il paio con la fuffa che impunemente vendete; che sconfina non nel delirio, ma nel crimine. Del resto Gaspare, Melchiorre e Baldassare sono invocati anche in riti di giuramento mafiosi.

Bassettoni. Oh, finalmente è uscito fuori il soggetto, la “siovradiagnosi-sovratrattamento”. La chiarezza non è il suo forte. Bene, avevo intuito che lei si muovesse in questa melma, ma ognuno ovviamente è libero di pensarla come crede, quindi anch’io che considero le posizioni come le sue di tipo fortemente paranoico. Pertanto, non avendo alcuna intenzione di proseguire un dialogo in un contesto psicotico, la chiudo qui.

@ Bassettoni. All’interno della versione ufficiale si è liberi di mentire, sostenere tesi contro i dati e assurde, mettersi il cappello di Napoleone, spingere per la macellazione controllata di bambini, e trarne vantaggi. Tanto si è entro mura sicure. Se ci si azzarda a uscire dal copione, la sovradiagnosi e il sovratrattamento (rispettivamente 11964 articoli in inglese e 12533 articoli in inglese su Pubmed mentre scrivo) divengono “melma” e discorsi “psicotici”, “paranoici”. Un’affermazione per la quale non basta essere disonesti; bisogna avere l’animo del disonesto pezzente e disperato, che sa che andrà a letto senza cena se non sgraffigna qualcosa. Nel regno di Napoli il potere continua a difendersi, a difendere crimini e a diffondere ignoranza, facendo uso dei lazzaroni. Ma avviene ovunque. Ora che finalmente lei si allontana, spero che con la sua esibizione si sia almeno guadagnato il sostentamento per la giornata.

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18 gennaio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Terra dei Fuochi e Lombardia, mal comune ‘sommo gaudio’ per chi le governa”

Seguendo il costume diffamatorio lanciato da Burioni, Marfella chiama “medici no-tox, pericolosissimi e antiscientifici” quelli che sollevino dubbi sulla natura causale della sua asserita correlazione tra eccessi di diagnosi di cancro e inquinamento. Identificare la correlazione con la causalità è non da medici ignoranti, ma da ignoranti tout court (1).

Tra gli sfaceli causati dalla mafia – e tra i motivi per i quali non viene eliminata – c’è che dicendo di contrastarla ci si pone nella posizione migliore per praticare affari affini. L’antimafioso scienziato poi ha la doppia aureola. Ma attribuire l’incremento di diagnosi del cancro della tiroide solo a Carmine Schiavone nascondendo l’allarme mondiale su come sia facile sovradiagnosticarlo, tanto che si vuole togliergli il termine ‘cancro’ per casi comuni, è più una prosecuzione che un contrasto dell’opera della camorra. Giusto parlare della cancerogenesi chimica. Ma limitarla all’inquinamento ambientale tacendo dei cancerogeni nei prodotti di consumo, es. la correlazione col cibo industriale dei supermarket (2), è da “medici miasmatici”, che descrivendo il cancro come una fatalità impalpabile spingono la gente verso le frodi dell’oncologia e coprono responsabilità di commerci legali nell’esposizione a cancerogeni.

1 Utts J. What Educated Citizens Should Know About Statistics and Probability. The American Statician, 2003. 57: 74.

2 Fiolet T. et al Consumption of ultra-processed foods and cancer risks. BMJ, 2018. 360: k322.

@ Antonio. Le segnalo i paragrafi 4 (significatività statistica) e 9 (variabilità) dell’articolo sull’alfabetizzazione statistica. Di quello di cui parla “solo lei” si parla sempre, gonfiandolo all’inverosimile: l’inquinamento ambientale, elevato a causa unica e infinitamente potente di cancro. Di altri fattori si tace, e li si nasconde: la correlazione alimenti industriali/cancro; la sequenza allarme cancro/sovradiagnosi. Un recente lavoro mostra come l’incidente nucleare di Fukushima abbia causato alle tiroidi di minori, via allarme, sovradiagnosi di cancro, e non come si temeva cancri da radiazioni. Lei dà per certo che il criminale abbandono di materiali medici radioattivi stia facendo una strage; non dice nulla sui danni certi da radiazioni a bruciapelo da esami radiologici facili. Uno studio mostra come le TAC nei bambini triplichino il rischio di leucemia e tumore al cervello. Un sospetto di cancro indotto dai suoi allarmi sregolati può trasformare un bambino sano in un malato di cancro autentico da radiazioni mediche.

Lei si fa un vanto del gridare; ma in Italia i toni forti si usano per le fogne che stanno in basso, facili da riconoscere, come la criminalità. Contemporaneamente ci si mette a disposizione delle fogne che stanno in alto, legali e riverite. Legga Gigerenzer, tedesco, noto scienziato cognitivo e statistico, che riporta la sua furiosa litigata con uno stimato dentista per evitare una “banale” radiografia alla figlia (Risk savvy. How to make good decisions).

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30 aprile 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Casula “Bambino morto a 5 anni di tumore, la procura di Taranto chiede il processo per 9 dirigenti ex Ilva”

In queste ore è in corso un nuovo tentativo di depistaggio su Via d’Amelio. I magistrati sanno con quanta cautela vanno prese le dichiarazioni di chi si presenta come pentito.

Il liberismo si basa sulla manipolazione cognitiva, su una presentazione della realtà a fini di profitto distorta in maniera magistrale e diffusa con l’uso dei più larghi mezzi. I magistrati non verificano se alcuni grandi temi mediatici, all’apparenza sacrosanti e meritori, siano in realtà volti a interessi illeciti; alla istituzionalizzazione di frode e sfruttamento. Così che è possibile che loro ne divengano strumento, come è già avvenuto per i depistaggi mafia-servizi. Es. che in futuro sulla spinta di questi allarmi le diagnosi di tumore pediatrico e il business che sostengono aumenteranno. Studi mostrano come gli allarmi inneschino un feedback positivo che autoalimentandosi genera sovradiagnosi. Sembra che non se lo chiedano, o che non vi badino. Ci sono le teste di turco mafia-servizi; ma ci sono anche le teste di turco cognitive, che, non meno perfide e velenose, fuorviando possono fare male su larga scala.

Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato.
La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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9 settembre 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post “Covid, i presidi: “Distribuiremo le mascherine di scorta alle scuole, i docenti evitino gli assembramenti”. Vaia: “No allarmismi” “

The risk to any healthy child of hospitalisation or death from covid is (and was) essentially zero [1][2][3][4].

[1] C. Smith et al., “Deaths in children and young people in England after SARS-CoV-2 infection during the first pandemic year,” Nat. Med., vol. 28, no. 1, pp. 185–192, Jan. 2022.
[2] A. M. Pezzullo, C. Axfors, D. G. Contopoulos-Ioannidis, A. Apostolatos, and J. P. A. Ioannidis, “Age-stratified infection fatality rate of COVID-19 in the non-elderly informed from pre-vaccination national seroprevalence studies,” medRxiv, p. 2022.10.11.22280963, Oct. 2022.
[3] J. L. Ward et al., “Risk factors for PICU admission and death among children and young people hospitalized with COVID-19 and PIMS-TS in England during the first pandemic year,” Nat. Med., pp. 1–8, Dec. 2021.
[4] J. P. A. Ioannidis, “Reconciling estimates of global spread and infection fatality rates of COVID-19: An overview of systematic evaluations.,” Eur. J. Clin. Invest., vol. 51, no. 5, p. e13554, May 2021.

Da: Fenton N. Informed consent: statement on covid policies affecting children and young adults. 8 set 2023.

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4 febbraio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Lo Torto “Giornata mondiale contro il cancro, “in Italia 1 paziente su 4 vede peggiorare la sua situazione finanziaria. E ridurre le possiblità di cura” “

L’oncologia è il campo dei feedback positivi; dei circoli viziosi che si espandono autoalimentandosi. A parte la stimolazione autocrina e i meccanismi selettivi nella biologia tumorale, i feedback positivi creati dal business. Es. :

Overdiagnosis creates a powerful cycle of positive feedback for more overdiagnosis because an ever increasing proportion of the population knows someone—a friend, a family member, an acquaintance, or a celebrity—who “owes their life” to early cancer detection. Some have labeled this the popularity par-adox of screening: The more overdiagnosis screening causes, the more people who feel they owe it their life and the more popular screening becomes.1

We receive positive feedback from patients thanking us for “saving my life,” alarming feedback from patients with missed diagnoses” and no feedback at all from patients whose cancer was overdiagnosed.2

A positive feedback loop of testing ensues3

Anche dare ancora più denaro pubblico all’oncologia, divenuta una insaziabile idrovora succhia-soldi, nei termini nei quali li chiede, la renderà ancora più corruttrice, a danno della salute e degli averi dei malati es.4. Ci vorrebbero invece misure di controllo “antitumorali” sull’oncologia stessa.

1 Overdiagnosis in Cancer. JNCI 2010.
2 Solving the Problem of Overdiagnosis. NEJM 2016.
3 Overdiagnosis: How Our Compulsion for Diagnosis May Be Harming Children. Pediatrics 2014.
4 Pharma Money to Oncologists Tied to Nonrecommended Care. Medscape 2023.

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26 settembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Lo Torto ” “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile se un bambino è protetto a Milano e non a Cosenza” “

Una storia parziale e distorta. Sui neonati sani la profilassi con nirsevimab ha mostrato ridurre le ospedalizzazioni solo dall’1,6% allo 0,6%. In un altro studio il farmaco ha mostrato un 1% di effetti avversi. Lo stesso citato Garattini dice che è da chiarire quanto espandere gli inoculi ai neonati sani. Soprattutto, mentre si parla solo di prezzo, si omette che la bronchiolite, oggetto di grandi interessi commerciali, è una malattia sovradiagnosticata e sovratrattata*. Si calca invece la mano sulle differenze Nord Sud. Con manipolazioni del genere alla cattiva sanità calabrese, sgangherata perché funzionale a mangiatoie clientelari locali, si aggiungerà la cattiva sanità alla lombarda, basata sul primato dell’affarismo e dell’asservimento al grande business internazionale.

*Overdiagnosis: How Our Compulsion for Diagnosis May Be Harming Children. Pediatrics, 2014 – Update on Pediatric Overuse. Pediatrics, 2017 – When technology creates uncertainty: pulse oximetry and overdiagnosis of hypoxaemia in bronchiolitis. BMJ, 2017 – The “deimplementation” process: Stopping overuse in pediatric care. Lown Institute, 2021 – “Don’t Just Do Something, Stand There”: Embracing deimplementation of Bronchiolitis Therapeutics. Pediatrics, 2021 – Pediatric Bronchiolitis: Less Is More, Medscape, 2021 – Things Pediatric Hospitalists Do for No Reason. Medscape, 2021.

@ Serena: Lei ritaglia via dal “contesto” l’onestà. In epidemiologia è un selection bias. Un “paradosso di Berkson”. Dato dal “conditionioning on a collider”. Il collider sul quale entrambi i sistemi, lombardo e calabrese, convergono, è di asservire la medicina a interessi illeciti. Il modo diverso tra i due crea una differenza apparente.

E’ un fenomeno generale nell’attuale corso: l’opposizione è apparente, tra due termini entrambi corrotti. L’applicazione nella politica italiana, con due posizioni che si fronteggiano ma convergono nella corruzione e nello sfruttamento del cittadino, la si potrebbe chiamare “effetto Gelli-Berkson”; visto che il Piano di rinascita ammetteva due fazioni, contrapposte ma entrambe controllate. La sensazione di inautenticità dell’intero sistema politico – e giudiziario, anch’esso coinvolto – che ha portato all’astensione di massa deriva in buona parte dall’opposizione come artefatto ottenuto imponendo il suo “contesto”.

Lei mostra un altro aspetto del sistema Gelli: la contrapposizione tra sanità “privata”, apertamente volta al profitto, e quella che usurpa il nome di sanità “pubblica”, quando come mostra questo caso è una sanità privata a terminale pubblico. Una sanità non pubblica ma ordoliberista, ultra-privata, dettata da interessi privati potenti e amorali; con l’Ag. delle entrate come esattore e i Carabinieri come sicurezza. La sanità pubblica vera prima di discutere del prezzo valuta l’appropriatezza e l’assenza di interessi illeciti.

@ The BigMax: Stiamo parlando sia del Sud, dove i politici di dx e sn fanno anche di peggio che affondare le mani nelle casse dello Stato (questo lo fanno anche in Trentino-Alto Adige*) che del Nord, dove dx e sn – e magistratura – hanno servito l’ordine mondiale con la strage di innesco covid**. Con una “pandemia” che ha rispettato i contorni dei confini amministrativi (perfino a livello provinciale**); molto meno letale nelle disastrate regioni meridionali. Risultano, rispetto alla narrazione ufficiale, esiti dell’assistenza sanitaria che sono inversamente correlati con la ricchezza del territorio e con la qualità percepita della medicina invece che in maniera diretta. Del resto “US has the worst healthcare outcomes while spending the most, study shows” BMJ, 23 set 2024.

Storicamente la medicina ha un’anima che è volta al profitto privato e al potere, mentre è insufficientemente distante dalla ciarlataneria. Quei comitati d’affari che sono i partiti non si sono lasciati sfuggire la dimensione deteriore della medicina, che, in forme diverse, hanno amplificato invece di comprimere.

*Regione, tornano i vitalizi per i consiglieri: ma ora li chiamano “indennità differita”. L’Adige, 24 ago 2024.
** Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale

27 settembre 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post “La rabbia di Sportiello (M5s): “Farmaci contro le bronchioliti? È solo l’inizio del baratro in cui ci portate con l’autonomia differenziata”

Basata sul clientelismo, l’assistenza medica al Sud è carente della precondizione di base del rispetto della dignità umana. Invece che di questo, i 5S si occupano di estendere dal Nord al Sud uno storno di risorse a favore di una speculazione volta ad arricchire le case farmaceutiche; si occupano di aggravare indegnità e inefficienza locali aggiungendovi affarismo internazionale. Con argomenti a patina: superficiali, ingannevoli, falsi sul piano tecnico e emotivi; tacendo che si vuole iniettare in massa i neonati anche quanto superfluo e rischioso. V. mio commento al post “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile se un bambino è protetto a Milano e non a Cosenza” 26 set 24.

“Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle rifiutate” (Teresa d’Avila). La medicina è il regno delle truffa a preghiere esaudite: dove disinformando si fa in modo che la vittima prema per avere ciò che la danneggia*. Dopo Di Maio che mette i lobbisti del business oncologico e i malati di cancro sullo stesso livello etico**, dopo Conte pdc scriba docile dei decreti covid fascistissimi***, una conferma che i 5S non sono più onesti degli altri nel fare i piazzisti e i complici di Stato per il business biomedico. Sono più insidiosi, recitando la parte degli idealisti puliti.

* Preghiere esaudite. Le cure compassionevoli nella medicina usuraia
** Di Maio e la lobby dei malati di cancro. Il paziente come stakeholder
*** Lo Stato canaro, i polli di Renzo e il bait-and-switch

@ Petti Rosso: Credere che la competenza – ammesso vi sia – sia sufficiente è un errore tipico di voi suprematisti del pensiero semplice*. La competenza è necessaria ma non sufficiente: occorre anche l’onestà (che non consiste solo nel non rubare; ma es. anche non accettare alte cariche pubbliche essendo inadeguati, o facendone un’attività impiegatizia, ben stipendiata, di ripetitori di veline dei poteri forti). Presentare come certi controfattuali da cocktail, “senza Conte avremmo avuto un milione di morti” non è un argomento di gradazione inferiore di quelli di “mojito” Salvini. Col quale vi siete accompagnati. Così non mi dispiace che lei frapponga la sua cagnolina tra me e lei quanto a capacità intellettive e presunzione. Chissà come classifichereste, voi eletti, i ricercatori affermati che mostrano, documentandolo, che se al posto di Conte, o di Salvini, o degli altri della compagnia, ci fossero stati statisti adeguati al ruolo, di morti in eccesso ne avremmo avuto pochissimi o nessuno**.

* Il paradosso dei monatti
** Fenton, Neil, Fighting Goliath – Exposing the flawed Science + statistics behind the Covid-19 event.2024.

@ Petti Rosso: Posso dire di essere tra quelli che sono più opposti all’incompetenza e all’indegnità al governo. Pur di idee politiche moderate, da 25 anni a ogni elezione restituisco il documento elettorale; constatando che non vi è una vera alternativa, una vera opposizione, una vera differenza di qualità, ma solo degli scolmatori, che quando l’insoddisfazione dei cittadini trabocca la raccolgono per poi reincanalarla nel sistema. A proposito, andrebbe mostrato all’on. Sportiello quanto ho scritto a commento del post precedente “Farmaco contro le bronchioliti? Inaccettabile…”; soprattutto, dovrebbe leggere le 7 pubblicazioni scientifiche che vi riporto, che costituiscono premesse che condizionano, rendendolo falso e ingannevole, il quadro che ha esposto dai banchi pro iniezioni di massa ai neonati di un lucroso farmaco hi-tech. E che riguardano in generale gravi distorsioni, divenute norma, che devono essere note e tenute presenti per chiunque si occupi di politica sanitaria. (Anche al partito che è arrivato in Parlamento con le intemerate del fondatore contro i misfatti del business biomedico). Se avesse tempo anche la mia risposta a “Serena”, dove parlo di come le false alternative tra partiti diversamente corrotti ingenerino quella sensazione di inautenticità della politica che ha portato all’astensionismo di massa. Che ora, passata l’illusione, riguarda in pieno, purtroppo a ragione, anche i 5S.

@ lfpc1948. Avoglia, se Fontana e Gallera sono pure colpevoli: la Lombardia ha fatto da apripista per il resto del mondo*. E bisognerebbe parlare anche di Colli romani come quello dei due palazzi del Quirinale, di quello Vaticano, di quello del Viminale; dei sedicenti colleghi di Falcone e Borsellino, dei giornalisti sedicenti watchdog, etc. Ma i 5S evitano la chiamata in correità; come avviene in certe storie di coppole, dove gli imputati sanno che è preferibile fare da pecora e addossarsi anche responsabilità altrui -acquisendo così meriti e un certo potere di ricatto- tanto tutto si metterà a posto, piuttosto che andare fuori copione e toccare tasti che renderebbero evidenti i fili, e quindi i burattinai che garantiscono l’impunità sostanziale e ricompense a tutti, purché si attengano alle direttive.

* Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale

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15 febbraio 2026

Blog de Il Fatto

Commento al post d E. Ambrosi “Giornata contro il cancro infantile, guarigioni oltre l’80%. Ma la maggior parte dei pazienti in Italia è costretto a migrare”

“Il tasso di guarigione” è un indice di marketing. L’indice epidemiologico, ambiguo, è la sopravvivenza – in genere a 5 anni – che qui è migliorata da due fattori, sia le sovradiagnosi, un danno – neuroblastoma e ca tiroide tra le più note – sia la migliorata efficacia delle cure e la riduzione del burden terapeutico, un autentico progresso. Parlare di altissimi tassi di “guarigioni” per il cancro infantile non è onesto, date le sovradiagnosi che gonfiano la sopravvivenza. E anche perché le terapie lasciano spesso pesanti reliquati*, così da aumentare la mortalità post “guarigione”, da secondi cancri e malattie cardiache e polmonari. Creando così sia una classe di cronici da seguire, sia nuovi pazienti. Tutta salute per l’economia biomedica. L’oblio oncologico occulta questo aspetto, in modo da fornire un quadro roseo e trionfalistico all’imbonimento verso le sovradiagnosi, che, anch’esse occultate, vengono non contrastate ma promosse. Certi mali non vanno via. Anche De Lorenzo, già condannato per associazione a delinquere per quando prendeva tangenti dall’industria farmaceutica, non è una fonte vergine.

*Long-term Complications Following Childhood and Adolescent Cancer: Foundations for Providing Risk-based Health Care for Survivors. Cancer J Clin 2004. – Lifetime Burden of Psychological Symptoms, Disorders, and Suicide Due to Cancer in Childhood, Adolescent, and Young Adult Years. JAMA 2023.

 

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Vedi anche:

Le anamorfosi su mafia e cancro

Il fuorigioco etico

L’altra mafia e i bambini: la sentenza di condanna dei Bottaro e il suo contorno mafioso. In: I rituali zozzonici della banda Mattarella 18 settembre 2019.

Quando è Pietro che si associa a Simon Mago

Incudine e non martello

29 October 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “Cossiga: ho fatto picchiare a sangue gli studenti”

sito chiuso


Studenti e manifestanti, non vi spaventate alla parole di Cossiga, ma attenti alle provocazioni e ai provocatori. Botte, atti vandalici etc. oltre a svilire il Movimento farebbero il gioco di Francesco “Via Fani” Cossiga. Farebbero comodo a molti, non solo a destra. Non so se il PCI di Berlinguer approvò le bastonature, ma non è un mistero che in generale collusioni politiche ci sono state. I togliattisti di oggi, i DS di Veltroni, che stanno mettendo l’università in mano ai privati insieme alla destra, continuano questa tradizione di obiettivi convergenti dietro la facciata: “Università: Mussi, ‘novità Gelmini cose già fatte da noi.’ ” (AGI 17 giugno 2008). Le novità Gelmini dell’articolo sono in linea con l’attuale programma di stampo liberista sull’università di Veltroni. Le violenze di piazza permetterebbero di screditare l’anima spontanea e popolare del Movimento, come vuole la destra, che mal tollera questa novità del popolo che manifesta per esprimere opinioni politiche. Ma ne trarrebbero vantaggio anche quelli del centrosinistra, che non è che siano tanto entusiasti dell’autonomia popolare, e che così potranno presentarsi “pacatamente, serenamente” come dei ragionevoli riformisti, per mettere in atto il programma di passaggio dall’università dei baroni all’università delle multinazionali che è attualmente in corso; e che è espressione degli ottimi rapporti tra il capo dei gladiatori Cossiga e i capi degli antifascisti D’Alema e Veltroni. Speriamo che non accada nulla, ma in ogni caso che la bestialità e il sangue dei quali si vanta Cossiga rimangano monopolio suo e dei suoi poliziotti. Ricordate ciò che è stato detto davanti a personaggi ben più feroci: “Noi siamo incudine e non martello”.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

No Dal Molin ~ Elezioni: “Pesélo, paghélo, impichélo”

13 May 2007

Forum http://www.altravicenza.it

Post del 13 mag 2007

cancellato con l’azzeramento del forum


“Quando il doge di Venezia presentava al popolo il nuovo Magistrato delle Acque, cioè colui che doveva sovrintendere alla costruzione e alla conservazione delle opere idrauliche necessarie alla vita di una città come Venezia, “in aquis fundata”, pronunciava la formula: “Pesélo, paghélo, impichélo”. Cioè, valutatelo e se va bene stipendiatelo, ma se mancherà al suo ufficio, impiccatelo.
Ecco perché, venuta meno qualche buona norma, Venezia sta andando in rovina.”
(Piero Chiara, 1971)

La Repubblica veneta, formalmente democratica ma retta da un’oligarchia, aveva chiara l’importanza del controllo popolare: il potere stesso esortava i cittadini ad esercitare questo diritto-dovere senza mezze misure. Trasponendo l’antica espressione ai nostri giorni, si può dire che i cittadini hanno l’obbligo di valutare bene la qualità dei loro governanti; ai quali devono pagare il tributo di rispetto e obbedienza, se sono all’altezza dei loro incarichi. Ma se i governanti tradiscono la fiducia su temi gravi, basilari per la sicurezza e il benessere, i cittadini devono eliminarli nella maniera più netta ed energica dal ruolo di governo, certo non con mezzi cruenti, ma con il ripudio morale e non votandoli. In una vera democrazia, essere elettore è già un incarico importante: comporta l’ufficio di pesare le magistrature elettive, accettarle, o destituirle del consenso. La democrazia, forma di governo innaturale e sofisticata, non è un “volemose bene” o la libertà di mugugnare per essere stati fatti fessi dopo che si è votato. La diffidenza e’ un mezzo di difesa della democrazia che accomuna tutte le persone sensate, ha scritto Demostene, un politico che amò profondamente la democrazia e difese strenuamente la libertà della sua città.


Prima della decadenza, Venezia riuscì a mantenersi sovrana nei secoli tra stati molto più grandi (non sovrana rispetto agli zingari, come piace ai duri di paese del “padroni a casa nostra”; che servono gli interessi della globalizzazione, ai quali occorre un’Italia ancora più divisa e debole). Vi riuscì anche grazie ad un assetto istituzionale provvisto di meccanismi solidi ed efficienti di controllo e bilanciamento; l’antica Repubblica veneta e’ stata considerata un modello dagli USA, che disprezzano la nostra attuale condizione. Sotto i dogi i cittadini minacciavano gli amministratori di impiccagione, cioè di lussazione delle vertebre cervicali, se non avessero tenuto in piedi la città. Sotto i Prodi e gli Hullweck sono i cittadini che vengono scansati dalla loro città come ometti senza spina dorsale per fare posto ad un esercito straniero. Vicissitudini storiche della colonna vertebrale in Veneto.

Forse è ora di tornare all’antico. “Impichélo” è la parola giusta, non perché si debba torcere un capello ad alcuno, ma perché si deve dare uno strattone, si deve compiere una scelta brusca, netta e senza complimenti contro quelle persone e quei gruppi che si siano dimostrati incapaci o corrotti; superando la riverenza naturale per l’autorità, e quella indotta dall’ideologia. Ci vogliono chierichetti dei loro riti, oppure ribelli ciechi e violenti, ma non cittadini responsabili che controllano chi li controlla; riprendiamo invece questo ruolo. Uno strattone interiore, riconoscendo che non si perde nulla ma si guadagna, per lo meno in dignità; rifiutando di farci imbrogliare, di onorare appartenenze ormai svuotate, di seguire le voci suadenti che fanno vibrare come nuovi i nostri sentimenti e speranze di libertà, giustizia, pace che poi calpesteranno. Non riusciremo ad affrontare le falsità della politica se prima non “giustizieremo” le nostre contraddizioni interne. Sono le nostre stesse contraddizioni che dobbiamo impiccare. Lotte come questa contro la base militare, che portano a dover verificare le proprie forze e le proprie debolezze, possono fare crescere.


Con il nuovo insediamento USA, anche Vicenza avrà la sua acqua alta. Un’acqua alta perenne. La seconda caserma menoma la città, e contribuisce al declino dell’intera nazione. Tutti gli Italiani dovranno pagare in denaro e in degrado, sociale, ambientale e urbanistico, per una base che frutterà a noi e alle generazioni che ci seguiranno come minimo la maledizione di lontane popolazioni civili quando, non avendoci fatto nulla, subiranno operazioni di macelleria partite da qui. Questo di Vicenza è un momento della verità che permette di pesare la qualità dei nostri governanti, di valutare quanto curano le fondamenta della città e quanto invece i loro interessi.


Quanto pesano i politici del liberismo, che cavalcano l’idea furba che contano solo i soldi, e che i valori non sono una protezione, ma una zavorra che può essere proficuamente sostituita da una nuvola di chiacchiere, moine e pagliacciate. Per loro la libertà è la libertà di fregare il prossimo, inclusi i propri elettori. Quanto pesano i clericali, emissari di un potere che per secoli si è accordato con potenze straniere per il controllo dell’Italia, e ha ripreso a farlo con gli USA dopo la II Guerra mondiale. Non sorprende che dai pulpiti più alti i preti, mentre scandalizzano lanciando sassi sull’adultera, per unioni civili e aborto (accomunati rispettivamente a pedofilia e terrorismo), lanciano anche silenzi che sono pietre, ma passano inosservati, sullo sbancamento di Vicenza e la conseguente orgia oscena di violenza della guerra di aggressione. Quanto pesano i politici del centrosinistra, che ci impartiscono sia lezioni di buonismo sul dovere di stringerci per coabitare con genti di lingua ed etnia estranee, chiamando razzismo la fisiologica reazione di rigetto culturale; sia lezioni di alta politica sul dovere di stringerci per dare spazio alle basi con le quali massacrare nella loro terra popolazioni extracomunitarie che vanno tenute sotto un tallone di ferro. Quanto pesano questi bramini del centrosinistra, una casta che disprezza come nessun’ altra il popolo che amministra con consumato mestiere per conto dei poteri forti ai quali si è consegnata. Quando pesano i politici con l’etichetta “sinistra radicale”, che parlano come Don Chisciotte e agiscono come Sancho Panza, specializzati nell’ammansire l’indignazione popolare e riportarla all’ovile simulando un’opposizione.


Se, nel ristretto spettro parlamentare, nessun gruppo raggiunge il peso minimo, abbiamo il diritto democratico di non votare nessuno. Dobbiamo chiederci se non ne abbiamo anche il dovere. Il dovere di porre un limite all’appropriazione delle istituzioni, invece di continuare ad assecondarla. Le istituzioni democratiche vanno difese anche dagli abusi di chi le occupa. Le elezioni non sono una bancarella di beneficenza a favore di bambini poveri, dove comunque qualcosa dobbiamo comprare, anche se tutta la merce è avariata. Non votando, esercitiamo al meglio il nostro dovere di elettori: chiedendo che le figure che ci rappresentano non scendano sotto la soglia della decenza; il contrario di questi politici che, eletti da noi, votano in blocco come rappresentanti di interessi terzi.


Non votando esercitiamo inoltre il diritto naturale, e il dovere naturale, a tutela di noi stessi e delle nostre famiglie, di togliere la fiducia a chi ci ha già ingannato. Votandoli, partecipiamo ad una truffa pseudodemocratica a nostro danno, nella quale accettiamo di considerare nostra espressione personaggi scelti dall’alto che gestiranno docilmente politiche scelte dall’alto. “Not in my name” è sia una dichiarazione di riaffermazione dei principi democratici sia una forma pratica di autodifesa dalla frode politica. Proseguendo la metafora del capestro, quando la democrazia diviene una farsa, andando alle urne il cittadino rischia di fare come quei due personaggi dell’Amleto, Rosencrantz e Guildenstern, che andarono dal re d’Inghilterra per consegnargli una lettera, non sapendo che la lettera conteneva l’istruzione di impiccarli. I due finirono sulla forca in questo modo, essendo agenti della loro fine; autori contemporanei hanno ripreso la loro storia come simbolo della condizione dell’uomo moderno. Il mondo sta divenendo un luogo sempre più duro, retto solo dalla legge del profitto, dove purtroppo la politica non ha che un ruolo accessorio: se non diamo un giro di vite, e continuiamo a legittimare uno stuolo di imboscati e i banditi che li capeggiano, potremmo amaramente pentircene. I tempi delle vacche grasse sono finiti anche in questo campo, ma rischiamo di accorgercene quando sarà troppo tardi. Avremmo bisogno di selezionare una classe dirigente di qualità, non di alimentare un ceto parassitario. Farsi sentire sul serio non e’ un’alzata di testa, ma una misura di prudenza.


D’altra parte, anche i politici ci pesano. Vedono che, in genere, ci possono intortare facilmente con quattro favolette vecchie o nuove; che sul piano politico non sappiamo curare i nostri interessi materiali, né difendere la nostra dignità, infatti continuiamo a votarli; sanno che se anche ci accorgiamo di essere stati malamente raggirati basta farci sfogare un poco, darci ragione a parole, confondere le carte, presentare qualche “faccia pulita”, farci “conquistare” un contentino, promettere che non accadrà più, spaventarci facendoci credere che se non votiamo la terra si aprirà sotto i nostri piedi, e poi continueremo timorosi a eleggerli nostri rappresentanti. Mentre ballano all’unisono la stessa musica tenendosi a braccetto come le ballerine del Can-can, accusano noi di volgare qualunquismo se non li applaudiamo. Chiamano invece serio e impegnato chi dà loro il voto che dà l’accesso a privilegi, prebende e affari. Sanno che il prendere atto, senza filtri ideologici di alcun colore, della loro posizione compradora, cioè di mediazione dello sfruttamento della nazione da parte di poteri esteri, sarebbe per noi un risveglio troppo brusco e sgradevole dalle nostre illusioni. Sanno che l’attuale popolo italiano ha diverse virtù, ma non quella del coraggio civico. Lamentarsi a parole, scendere in gruppo in piazza quando suona l’adunata, non e’ difficile: ma manca la mentalità per dire individualmente “basta” con l’unica leva politica formale a portata del cittadino.


La questione della base prova che abbiamo governanti centrali e locali che non ci rappresentano e non ci guidano in maniera fidata. Siamo colpevoli di avere permesso una tale degenerazione della qualità dei politici: abbiamo sciupato il non trascurabile potere di fare insediare i migliori votando partiti che hanno fatto del Parlamento un luogo con una concentrazione di pregiudicati, di condannati con sentenza definitiva, più alta di quella di qualunque area del Paese. Ma forse non meritiamo magistrature elettive tanto scadenti. Difendiamo in maniera semplice e risoluta i nostri interessi vitali, non come improvvisati rivoluzionari, ma nello spirito dei saggi borghesi della Repubblica Veneta. Non legittimiamo i partiti che ci vendono. Escludiamo a priori e senza eccezioni tutti i partiti, che, unanimi, hanno permesso questo sconcio; inclusi i “rami dissidenti”, i tentacoli buoni, allestiti per riacchiappare voti. Non seguiamo la corrente in scelte fintamente progressiste decise a tavolino da gruppi di potere, ma riconosciamo e recuperiamo la nostra umile individualità. Facciamo parlare i certificati elettorali con la nostra voce, invece di buttarli nella fornace dei seggi: restituendoli allo Stato – al Quirinale o alla Prefettura – e votando così No ai partiti che ritengono di potersi vendere pezzi di città. Non conferiamo autorità e autorevolezza (né grassi stipendi) a degli spocchiosi yes men professionisti. Non perdiamoci in sofisticherie. Questo e’ un caso dove e’ equilibrato applicare la rozza legge del taglione: scheda per scheda.


Vediamo se in questa grave circostanza riusciamo a ripristinare una verità elementare: noi vogliamo eleggere persone che ci rappresentino degnamente, sia pure senza specifico mandato; mentre non vogliamo eleggere rappresentanti della controparte, e neppure mediatori. Vediamo se, oltre a porre un segnale di divieto sul jet militare nel logo del “No Dal Molin”, stampiamo lo stesso segnale sui tarallucci e vino. Se non vogliamo la base, ma non abbiamo la modesta forza necessaria a rispondere per le rime ai politici che ci tradiscono in questa maniera infame; se portiamo noi stessi al seggio la scheda elettorale che ci condanna, invece di rispedirla alle istituzioni; se magari votiamo scheda bianca o nulla, nell’illusione ridicola che tale scelta verrà rispettata; se mettiamo noi la testa nel laccio il giorno delle elezioni; se legittimiamo come governanti chi ci delegittima come cittadini e come persone libere, allora meritiamo di essere venduti, e non potremo lamentarci.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di B. Collevecchio “Super poliziotti o capi popolo? No grazie, non voto” del 19 febbraio 2013

Credo si abbia il dovere non di votare, ma di esercitare i diritti elettorali: non possiamo votare come ci pare, ma abbiamo un preciso dovere di votare candidati adatti. Non abbiamo il diritto di votare bauscia, quisling, ruffiani, faccendieri, mangioni, mezzecalze, fiancheggiatori della mafia, etc. Non è lecito, e non è neanche accorto: nomineremmo amministratore dei nostri beni un noto truffatore?

Né le elezioni sono una fiera di beneficenza, dove comunque qualcosa bisogna acquistare anche se tutta la merce è scadente. Se si ritiene che i candidati siano tutti inadeguati, credo che occorra restituire la scheda elettorale.

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22 febbraio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Artale “Elezioni 2013, se Pericle tornasse prepotentemente di moda” del 22 febbraio 2013

In Italia della democrazia ateniese se ne ricordano due giorni prima delle elezioni che servono a legittimare il “cartel party”, il cartello politico dove le varie formazioni si spartiscono le risorse anziché competere politicamente. E dove “Lo Stato diventa una struttura istituzionalizzata di sostegno, che agisce a favore di chi è dentro ed esclude chi è fuori”. (Katz, R.S. e Mair, P., Cambiamenti nei modelli organizzativi e democrazia di partito. La nascita del cartel party. In:, L. Bardi. Partiti e sistemi di partito. Il «cartel  party»  e oltre. Il Mulino, Bologna 2006.).

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13 febbraio 2020

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Commento al post di F. Balocco “Serve capacità per guidare un’auto? Allora richiediamola pure per andare a votare”

Osservando come la gente sciupi il voto a proprio danno, come andando a votare molti portino al boia la lettera dell’ordine della loro esecuzione, viene da fare un discorso del genere. Che però è fallace.

Da un lato, anche gli acculturati sono capaci di instaurare il peggio. Intanto a volte non sono aquile. “Nonostante quello che dicono i giornali, e le loro mamme, molti ricercatori sono stupidi” (Jim Watson). E altre volte sono iniqui, come osserva un autore di destra, V. Pareto: “Si può peccare per ignoranza, ma si può peccare per interesse. La competenza tecnica può fare evitare il primo male, ma non può nulla contro il secondo. […] l’esperienza dice che il mondo è pieno di scienziati e di intellettuali che si prostituiscono al potere e ne avallano tutte le abiezioni. Forse che costoro non sono corrotti perché sono competenti ?”. E’ gattopardesco sostituire al mito delle classi subalterne brava gente quello del notabile illuminato e disinteressato.

Dall’altro lato la gente comune, anche se non ha studiato, e non sa estrarre le radici cubiche a mente, quando è bene informata è mediamente capace di fare scelte giuste. Incluso l’affidarsi a chi – onesto – ne sa di più senza sentirsi sminuiti; che, notò Pasolini, con l’omologazione è stato sostituito da rancore e invidia. La “epistocrazia” dovrebbe consistere nell’informare correttamente – e fare crescere moralmente – l’elettorato, invece di circuirlo con un diluvio di falsità e sollecitarne i sentimenti peggiori.

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14 febbraio 2023

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Commento al post “Regionali Lombardia, gli eletti: in FdI passano Feltri e Valcepina, Del Bono (Pd) fa il record di preferenze. Restano fuori Moratti e Gallera”

Il potere inganna dando valori relativi invece che assoluti. Es. per il vaccino covid si è presentata un’efficacia relativa del 95%-65% quando l’efficacia assoluta risultava circa l’1%*. Statistici avvisano sulla necessità di considerare per i farmaci l’efficacia – e i danni – in quote assolute, oltre che relative. Si dovrebbe fare lo stesso per il voto, riportando le quote reali, con un’astensione – 58.4% in Lombardia – che costituisce una mozione di sfiducia dei cittadini ai politici e a chi occupa lo Stato. Basta moltiplicare per la proporzione di votanti: 0.416. In Lombardia il 54.67% relativo della destra è il 22.74 assoluto, cioè degli aventi diritto. Il 33.93% della sinistra è il 14.1% reale.

“In provincia di Brescia il Pd elegge il candidato più votato in assoluto in questa tornata, il sindaco del capoluogo Emilio Del Bono, che raccoglie ben 35761 preferenze”. Pari al 2.85% della popolazione della provincia. Il clericale Giornale di Brescia titola che con quest’astensione “muore la democrazia”. Vantarsi è fare o’ gallo ncopp a munnezza; mentre scrivo, 14 feb 23, h 10:30, la macchina spazzatrice del Comune è al lavoro lungo i marciapiedi della Poliambulanza. Sollevare polvere – dalla quale sono stato investito più volte – davanti a un ospedale in piena mattinata dà un segno del disprezzo per il popolo degli stessi che davanti agli ordini sull’Ucraina eseguono contro il popolo.

*COVID-19 vaccine efficacy and effectiveness. Lancet Microbe, 2021.

@ Sta len. Gallera verrà tutelato in altro modo, avendo partecipato col personaggio del tonto pasticcione alla farsa omicida del picco di letalità da insufficiente obbedienza ai dettati liberticidi e patogeni. Insieme alla “sinistra”, vedi Crisanti, emissario dell’Imperial college, che ha recitato la parte del giusto e competente, premiato con un seggio in Parlamento. E insieme ai magistrati della Lombardia, che hanno dato luogo a un’indagine acefala, dando per assodata la versione dei mandanti, implausibile, illogica e fuorviante, e mettendola a fonte del diritto*. Un intervento giudiziario senza testa e con una coda velenosa, di imposizione della necessità di obbedire ai “piani pandemici” in futuro.

Ieri a Brescia hanno inaugurato la nuova sede della DIA locale, promossa “centro operativo”. A me appare che la lotta alla mafia, soprattutto in Lombardia, sia in una relazione di parallelismo con la mafia, servendo a coprire operazioni di iniquità non inferiore, al servizio degli stessi poteri esterni, da parte dello Stato e delle sue istituzioni.

*Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale.

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15 febbraio 2023

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Commento al post di A. Bellelli “Regionali, più della metà dei cittadini si sottrae al dovere civico del voto: io do la colpa ai populismi”

E’ giusto che l’esercizio del voto sia considerato dovere civico, come prevede la Costituzione. Tale dovere però non va identificato col dovere di esprimere una preferenza tra i candidati, e di accettare la rosa. Per capirsi, se i candidati sono il mostro di Firenze e il capo dei capi della mafia, il dovere civico si esercita al meglio non votando nessuno dei due, e non presentandosi alle urne*. Se i candidati sono indegni, se non rappresentano davvero il popolo, ma i poteri dai quali il popolo dovrebbe essere difeso, a venire meno ai doveri di partecipazione elettorale è la classe dirigente che li esprime, non i cittadini che rifiutano di partecipare a una degenerazione della democrazia a loro danno.

Personalmente dal 2000 restituisco il documento elettorale per raccomandata. Per tanti anni l’ho inviato al Capo dello Stato. Poi, data l’interpretazione sui generis di Mattarella della libertà costituzionale di esprimere il dissenso, ad altre istituzioni. Per le elezioni regionali in Lombardia di pochi giorni fa, al presidente locale e a quello nazionale dell’ANM, allegando scritti sull’indegnità delle istituzioni che rende impossibile l’esercizio normale del diritto di voto. Oggi ho la triste consolazione di essere raggiunto nell’opinione negativa sulla classe dirigente da un plebiscito di elettori. Anche se c’è ancora tanto di cui rendersi conto sull’effettiva lealtà al popolo dei poteri dello Stato.

*Elezioni: “Pesélo, paghélo, impichélo”. Sito menici60d15.

@ Antonella Banto. La destra e la sinistra attuali sono come Arlecchino e Pulcinella mossi dallo stesso Mangiafuoco. Ci sono stati grandi italiani che essendosi opposti sono stati uccisi, per arrivare all’attuale selezionata razza di statisti e di funzionari dello Stato; un piccolo cenno di diniego potremmo farlo anche noi. Certo, è infantile pensare che il semplice stare a casa in pantofole risolva le cose. Però è già qualcosa; è un primo passo, è un segnale che la maggioranza della truppa inquadrata, interpellata risponda “Non in mio nome” davanti ai soprusi dei generali che dicono che loro esercitano il potere “democraticamente eletti”. Al tempo della dittatura dei banchieri tramite politici debosciati, acquista nuova attualità il commento di Lampedusa sui brogli alle urne dei Savoia: “… le parole molli dell’usuraio: «Ma se hai firmato tu stesso? Non lo vedi? È tanto chiaro! Devi fare come diciamo noi, perché, guarda la cambiale! la tua volontà è uguale alla nostra».” Non firmare il falso a nostro danno, non legittimare chi ci vende, senza credere di avere fatto chissà che, è semplicemente il minimo. Se non altro in termini di dignità. Ma anche in termini pratici, perché assecondare degli smidollati li esalta ancora di più nel loro doppio delirio di asservimento ai potenti e di tracotanza verso i governati. Non è questione di aderire a Bakunin. E’ questione di non fare come Fantozzi.

@ ric1960. Tre giorni prima delle votazioni vado all’ufficio elettorale del Comune e mi faccio rilasciare un duplicato. All’impiegato che mi chiede il motivo dichiaro di avere restituito la tessera. Mi dice che l’unica motivazione prevista è per averla smarrita. Mi fa firmare un foglio dove dichiaro di avere smarrito la tessera. Io sostituisco a penna “smarrito” con “restituita” (il modulo prevede sanzioni per chi non dice la verità) firmo e prendo il duplicato. Che fotocopio. Stavolta, 8.70 euro di racc r/r per inviarlo. N. tessera: 149553309. N. raccomandata: 14570206397-9. Le Poste in genere non mi fanno avere la ricevuta di ritorno. Una volta sola, in 24 anni, sono stato convocato in Prefettura dove mi hanno ridato la tessera che avevo spedito. Risparmiandomi la volta dopo una visita all’ufficio del Comune, che è sempre sgradevole, con l’impiegato comunale che quando gli dico che restituisco la tessera fa smorfie allarmate, in aggiunta all’immancabile mettersi le dita nelle narici, o in bocca, o in entrambi gli orifizi.

 

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v. anche:
Le ragioni per non votare

Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio