Qui tam pro domino rege

27 March 2010

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “Licenziata dall’Agenzia delle Entrate per dei commenti scritti sul nostro blog” pubblicato come post il 27 mar 2010

 

Esprimo solidarietà alla Dr.sa Arcifa per il licenziamento censorio. L’opposizione intellettuale e politica agli abusi e alle sopraffazioni del potere può riguardare situazioni e circostanze molto diverse, e suscitare reazioni altrettanto diverse, a seconda di come si colloca rispetto al gioco degli interessi.

In medicina, ad un estremo sta il caso dei medici che sostenevano il progetto di Allende, medico anch’egli, di ridurre la farmacopea nazionale a poche dozzine di farmaci, e di ridurre i consumi e le importazioni di farmaci. Furono fatti assassinare nel 1973, pochi giorni dopo l’Undici settembre cileno, voluto dagli USA. In Italia si dovrebbe parlare di diversi casi della stessa matrice; es. quello di Domenico Marotta, padre nel dopoguerra dell’Istituto superiore di sanità, fatto mettere in cella ottantenne da PM che poi risultarono legati alla P2 e alla mafia; il Nobel Bovet lo definì “un integerrimo grand commis de l’Etat”. Marotta aveva infranto il monopolio anglo-americano sulla penicillina chiamando il Nobel inglese Ernst Chain a lavorare per l’Italia. Oggi l’ISS è un gran commesso di quegli interessi che Marotta offese (Pansera F. Michael Stern e l’eziopatogenesi della demenza senile, 2007. Relazione a Casarrubea, Dino, Scarlata, Scarpinato, Paci, Tranfaglia).

All’altro estremo, in USA c’è una legge che tutela i “whistleblowers” – come vengono chiamati gli autori di questo genere di denunce – che svelano frodi ai danni dello Stato; legge detta anche “Qui tam”, abbreviazione dell’interessante espressione “Qui tam pro domino rege quam pro se ipso in hac parte sequitur”: “Colui che si fa parte in causa sia per il re che per sé stesso”. La legge prevede che denunciando una frode ai danni dello Stato si abbia diritto a una ricompensa. Nel 2009 Kopchinski, un ex informatore farmaceutico della Pfizer, attualmente la maggiore casa farmaceutica al mondo, dopo essere stato licenziato ha ricevuto dallo Stato decine di milioni di dollari per avere denunciato che la ditta promuoveva l’uso “off-label”, cioè al di fuori delle indicazioni per le quali era stato approvato, di un antidolorifico (la legge USA consente prescrizioni off-label ai medici, ma non consente alle case farmaceutiche attività di marketing per indicazioni off-label). La British medical association nel 2009 ha invitato i suoi membri a denunciare irregolarità quanto prima, e ha istituito un servizio di supporto dedicato per i whistle-blowers.

Riguardo alla necessità di procedere per via gerarchica e istituzionale nel denunciare un danno o un pericolo al pubblico, ciò appare la via da seguire se ci si imbatte in problemi di tipo colposo. Va meno bene per le frodi o altri illeciti commessi consapevolmente da superiori, e può essere un suicidio per situazioni che sono profondamente radicate nel sistema, istituzionalizzate e che  muovono interessi di grande portata. Il fisico australiano Brian Martin, che ha studiato sul piano accademico la soppressione del dissenso nella ricerca, nei suoi consigli ai ricercatori dissidenti osserva che questi hanno in genere una forte fiducia nelle istituzioni e pertanto una tendenza a usare procedure ufficiali; in base alla casistica che ha raccolto, esprime scetticismo sull’efficacia del rivolgersi ai canali ufficiali, che vede come disegnati dal potere, e in genere ad esso asserviti; inclusa la magistratura. Invita quindi ad essere “wary” dei canali che noi chiamiamo istituzionali.

In uno studio su 35 “whistleblowers” (Lennane KJ. “Whisleblowing”: a health issue. British medical journal, 11 set 1993) tutti i soggetti avevano cominciato sollevando il problema all’interno delle organizzazioni delle quali facevano parte; comportamento che nella quasi totalità dei casi ha portato a subire persecuzioni e pesanti colpi. Lo studio espone i vari trattamenti ai quali si viene sottoposti quando si fanno queste denunce, e i conseguenti danni economici, psicologici, morali e fisici. Considera anche il profilo psicologico dei “suonatori di fischietto”, che tra i vari rischi corrono anche quello di venire patologizzati sul piano psichiatrico. Mentre non sono emerse personalità inusuali, in quasi metà dei casi è risultato un profilo del tipo “sensing, thinking, perceiving” (contro il 12% della popolazione generale). I “whistlebowers” dunque non andrebbero visti a priori né come eroi né come disturbati mentali. La risposta ai dubbi su di loro e sul loro operato andrebbe cercata, come al solito, partendo dal merito delle questioni che sollevano, volontariamente con le loro denunce; o che sollevano involontariamente, con altre iniziative; spesso convinti di stare semplicemente servendo il re, cioè i princìpi del bene comune.

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15 luglio 2024

Blog de Il Fatto

Commento al post “Omicidio Cerciello Rega: arresti domiciliari per Hjorth. Moglie del carabiniere sconcertata: “Giustizia al contrario””

E’ inimmaginabile che italiani, avendo pugnalato a morte un carabiniere, avrebbero pene minime e i domiciliari. Si sottovaluta quanto sia debole coi forti l’apparato statale. Quanto la nostra classe dirigente sia compradora, cioè prosperi vendendo il Paese a interessi esteri. Resta coperto quanto magistratrura e forze di polizia siano partecipi; e siano anzi cruciali. Solidarietà alla vedova, ma va detto che i CC e magistrati sono generalmente affiatati nell’asservimento agli USA, dietro alle liturgie – e alle lacrime di coccodrillo – sui magistrati e CC assassinati. Tanti “tengo famiglia” con la divisa e con la toga dello Stato eseguono su mandato atlantico l’opera di epurazione che ha portato a selezionare questa bella classe dirigente. Come mostra la presenza di poliziotti e CC – regolarmente assolti – nei depistaggi* e nella preparazione di omicidi eversivi tramite mafia o terrorismo, anche a danno di CC, poliziotti e magistrati di valore. Tra pochi giorni, il 19 luglio, la tradizionale kermesse autocelebrativa su Borsellino e gli agenti di via D’Amelio, a coprire l’impunità per chi li ha traditi, l’ossequio ai mandanti sovranazionali e I’obbedienza umiliante nell’eseguire lavori sporchi.

* I quattro livelli del depistaggio

@ Aristide Nardini Despotti Mospignotti: Grazie per avere sollevato il punto. Le varie fazioni sgomitano tra loro, ma sono unite nel servire i poteri superiori. Come dimostrano i fatti, v. questa sentenza che ricorda quella lieve agli assassini di Matteotti (un esempio di ciò che non va detto). Il pubblico si accalora a questi scontri, che permettono di parteggiare senza dovere affrontare la questione dura della sovranità limitata e della classe dirigente compradora. Quando, come in questa vicenda tragica e umiliante, fa capolino il tema proibito dei cow-boy, subito lo si neutralizza convertendolo negli innocui rumorosi bisticci “fascisti/antifascisti”, “magistrati/corrotti”, etc. E arrivano subito, per la tranquillità di tutti, i “rodeo clown”, che distraggono da una realtà impronunciabile.

V. nel mio sito menici60d15:

Baruffe di corte: i baroni della destra e i mandarini della magistratura

L’orizzontalizzazione

Piduisti e fabiani

Corruzione “qui tam” e sfruttamento

L’omertà manzoniana su Moro

Il tolemaicismo politico

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