25 ottobre 2023
Blog de Il Fatto
Scuote le mura del luogo di dolore che è Rebibbia; ma a suo tempo non si distinse dai prelati che benedicevano le mura grondanti sangue e orrore della “Escuela de mecanica”. La distinzione di base è tra cirenei e free rider: tra coloro che vengono obbligati a caricarsi anche dei pesi altrui e quelli che vivono sulle spalle dei cirenei. Il clero e i malviventi rientrano, in forme diverse, nei free rider. Alleato dei free rider di alto bordo, dalla finanza ai poteri dello Stato piduisti, il clero in crisi di consensi rinsalda i legami coi free rider di basso livello. Usa come vettore etico le ingiustizie in nome della giustizia patite dai carcerati. Ma ciò per cui preme è il primo comandamento di tutti i free rider, da quelli potentissimi ai disperati: l’impunità. Il clero la chiede predicando il “perdono”. Quando il secondo comandamento dei free rider è la vendetta puntuale per chi si oppone alle loro ruberie: lo “antisocial punishment” è proprio dei free rider*. I preti accusano di vendicatività i cirenei che chiedono misure di confinamento e deterrenza che tengano a bada chi delinque. Ma chi ostacola gli affari sporchi del clero e dei suoi amici, come quelli sulla medicina**, viene inesorabilmente ostracizzato e perseguitato, finendo in una sorta di carcere senza sbarre, tormentato da aguzzini, a vita. Tramite i free rider che si dicono garanti di legalità e sicurezza.
*Greene J. Moral tribes. 2013.
**Quando è Pietro che si associa a Simon mago.
Commento al post “Stress sul posto di lavoro e mancanza di autocontrollo: innovativa sentenza a Cremona”
Già Manzoni osservò che Renzo, vittima, passava per esagitato. La sentenza è un timido superamento di quella che chiamo “la fallacia aristotelica” sul mobbing. Contrariamente a quanto si pensa ingenuamente e a quanto insegnava Aristotele la forza non determina direttamente la velocità, ma la sua variazione: l’accelerazione. In auto per partire al semaforo pigiamo a fondo un pedale, che si chiama acceleratore, ottenendo una bassa velocità, mentre in autostrada a 130 km/h basta un filo di acceleratore. Così come la velocità è l’integrale dell’accelerazione, gli effetti del mobbing sono cumulativi. La stessa molestia ha un effetto diverso in chi è già mobbizzato e in chi è libero. Se si è già stati portati a 200 km/h l’effetto della stessa forza ridotta che innocuamente fa passare da 20 a 60 km/h, della stessa porcatina che in una situazione normale passerebbe inosservata, può causare un incidente. I danni invece dipendono direttamente dalla velocità. Ovvero dal cumulo del mobbing; elevato al quadrato, estendendo l’analogia con la meccanica newtoniana, considerando cioè l’energia cinetica di una massa portata, con una bassa accelerazione, ad alta velocità. L’equivoco suona veritiero, e permette il victim blaming: “per così poco”, “mancanza di autocontrollo”, “paranoico”; per la delizia dei miserabili che praticano il mobbing, a tutti i livelli*.
* Il livello Scarantino, palazzo Zanardelli e la strage covid in Lombardia orientale
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Impunità e antisocial punishment: il diritto dei parassiti
27 dicembre 2024
Blog de Il Fatto
Commento al post di S. Marietti “Il Papa ha portato il Giubileo dietro le sbarre: un gesto rivoluzionario”
Scuote le mura del luogo di dolore che è Rebibbia; ma a suo tempo non si distinse dai prelati che benedicevano le mura grondanti sangue e orrore della “Escuela de mecanica”. La distinzione di base è tra cirenei e free rider: tra coloro che vengono obbligati a caricarsi anche dei pesi altrui e quelli che vivono sulle spalle dei cirenei. Il clero e i malviventi rientrano, in forme diverse, nei free rider. Alleato dei free rider di alto bordo, dalla finanza ai poteri dello Stato piduisti, il clero in crisi di consensi rinsalda i legami coi free rider di basso livello. Usa come vettore etico le ingiustizie in nome della giustizia patite dai carcerati. Ma ciò per cui preme è il primo comandamento di tutti i free rider, da quelli potentissimi ai disperati: l’impunità. Il clero la chiede predicando il “perdono”. Quando il secondo comandamento dei free rider è la vendetta puntuale per chi si oppone alle loro ruberie: lo “antisocial punishment” è proprio dei free rider*. I preti accusano di vendicatività i cirenei che chiedono misure di confinamento e deterrenza che tengano a bada chi delinque. Ma chi ostacola gli affari sporchi del clero e dei suoi amici, come quelli sulla medicina**, viene inesorabilmente ostracizzato e perseguitato, finendo in una sorta di carcere senza sbarre, tormentato da aguzzini, a vita. Tramite i free rider che si dicono garanti di legalità e sicurezza.
*Greene J. Moral tribes. 2013.
**Quando è Pietro che si associa a Simon Mago
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3 febbraio 2026
Blog de Il Fatto
Commento al post “Morte di Paolo Mendico, un gruppo di studenti ha manifestato in difesa di preside e prof: “Non siamo la scuola dei bulli””
Questa levata di scudi degli studenti mostra come gli atti di mobbing siano concepiti come una sorta di diritto. Una mentalità che unisce la gente comune con le istituzioni, che spesso sono rappresentate da soggetti della stessa pasta di quelli che pretendono che il singolo atto vigliacchetto e miserabile, eseguito o approvato, il cui cumulo dà luogo al mobbing, sia lecito; e che l’abuso consista invece nel negare questa facoltà. Un “ius” non scritto ma consolidato, che, spesso accoppiato, anche come forma di compenso, al servilismo verso chi comanda, fa parte dei mezzi, informali ma efficaci, coi quali si mantiene la distorta gerarchia sociale che regna in Italia. Così è il sistema, è l’Italietta meschina, lesta nel colpire e nel piagnucolare, che vengono difesi. Fino a venire insegnati a scuola. Dove sono recepiti prontamente, come mostra questa lugubre manifestazione.
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v. anche:
Il metodo Chiaravalloti: gli omicidi politici a morte lenta. In La confusione tra forza di legalità e titolo di legalità nella corruzione giudiziaria