Pienza e la nuova Pienza

3 April 2011

Blog di Cosimo Loré

Commento al post “Crimini accademici senza pudore né pentimento” del 2 apr 2011

I “baroni” che vengono additati come nemici del sapere sono in ottimi e “fraterni” rapporti con il mondo accademico anglosassone che viene indicato come la Terra promessa. La situazione è ancora peggiore di quello che si dice a proposito dell’università di Siena, perché agli abusi baronali, e alla loro pubblicità, si associa la svendita dell’università pubblica a grandi interessi privati e il suo adeguamento al modello universitario anglosassone, che non è l’università da favola che i media come il Fatto incessantemente stanno descrivendo.

Lì non ci sono nella selezione dei docenti le forme grottesche e grevi del nostro familismo, clientelismo, campanilismo; l’organizzazione è efficiente, dove noi abbiamo un caos stazionario. E’ un sistema che suscita ammirazione, da prendere ad esempio per vari aspetti; ma che, almeno in campo biomedico, sotto il profilo della subordinazione della ricerca del vero agli interessi del business è corrotto in maniera sistematica e profonda.

Esaltando gli aspetti positivi, si sta dipingendo all’opinione pubblica il sistema accademico straniero come la prospettiva pulita e razionale di una Città ideale rinascimentale. “Visto dall’interno” -l’espressione usata da Tomatis per il titolo di un suo libro sul mondo della ricerca internazionale- appare diversamente; e guardarci dentro può essere come aprire “a can of worms”.

Se si sapesse ciò che avviene davvero nei grandi centri di ricerca biomedica, quanto sono controllati dagli interessi inconfessabili dell’industria e della finanza, ci sarebbero meno piagnistei sulla fuga dei cervelli, e meno giubilo per ciò che gli esuli portano quando vengono rispediti in patria; e i nostri baroni apparirebbero come mafiosi locali pronti a servire i Liberatori; che noi attendiamo con le bandierine in mano.

http://menici60d15.org/2010/01/26/vendola-e-il-nostos-del-professore/ 

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20 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Aparo Von Flue “Plagio, come ingannare la comunità scientifica e farla franca”

Conosco il Tufts Medical Center, dove per due anni sono stato resident; nello stesso dipartimento che stava dando rifugio a Imanishi-Kari, coautrice di una frode che vide i baroni della ricerca internazionale difendere David “the Pope” Baltimore. Ci volle un senatore, Dingell, per svergognare la tracotanza degli scienziati. Margot O’Toole, che aveva denunciato la frode, fu “vilified and effectively driven out of the profession” (Dingell). A Tutfs c’erano anche brave persone, ma non erano tutti santi, né esenti dalla tendenza a attribuirsi idee altrui, magari sostenendo di essere loro i defraudati. Da Tufts provengono le stime gonfiate sui costi di sviluppo dei farmaci la cui veridicità è stata paragonata da Médecins Sans Frontières a quella della tesi che la Terra è piatta; stime usate per giustificare prezzi stratosferici dei farmaci e evasione fiscale per centinaia di miliardi di dollari. Questi grossi centri USA possono contare su servili complicità nell’accademia italiana. L’autore del plagio dovrebbe essere punito due volte: per il furto e perché alimenta lo stereotipo degli americani ingenue vittime di furbi italiani (per non parlare delle finalità di filoni di ricerca come quello del lavoro plagiato). Ma questa seconda responsabilità probabilmente sarà il motivo per il quale la smaccata copiatura non porterà ai guai che ebbe la O’Toole, o altri che non hanno rubato ma sono stati derubati.

@ Cb. Lei parla come se la corruzione della ricerca biomedica fosse una rarità, quando c’è una valanga di studi e commenti internazionali sul suo carattere endemico. Abitualmente riporto frodi documentabili. Lo scandalo di Baltimore e Imanishi-kari è famoso, e lo si può facilmente trovare su Internet. Sulla valutazione gonfiata da Tufts dei costi di sviluppo dei farmaci:
-Grogan K. MSF scorns Tufts study on cost to develop drugs. World News, 18 nov 2014.
-Sharife K. Pharmaceutical industry: a dose of reality. Financial Mail, 10 marzo 2016. (L’articolo riporta anche il commento negativo sulla valutazione di Tufts di Marcia Angell, già deputy editor del NEJM e nota denunciatrice di “fatti disonorevoli per la comunità scientifica”).

Il mio nome è sul mio sito. Nelle mie referenze, oltre ad alcune pubblicazioni su meccanismi di malattia scritte da solo anni fa, reperibili su Pubmed, posso vantare le attenzioni delle peggiori specie di gaglioffi. Uso un eteronimo, come è perfettamente lecito, per riparare il mio nome dai lanci di fango di chi ha tra le sue attività quella di propagandista e difensore di frodi biomediche, e ricorre alla “vilification” personale, a volte di livello criminale, invece che alla valutazione del merito. Come mai lei chiede il nome agli altri senza mettere il suo? Visto che dice che occorre verificare le referenze, sarebbe anche interessante conoscere se lavora presso qualche istituzione pubblica, e quale.

@ Cb. Se da vecchio scriverò le mie memorie racconterò anche del mio periodo negli ambienti accademici USA, con annessa documentazione (o le racconterò anche prima, se qualcuno mi chiedesse formalmente conto di ciò che affermo; ma nella mia esperienza ci si guarda dal farlo, anche per mie denunce molto più gravi e circostanziate, su fatti italiani, molto più vicini nello spazio e nel tempo; e invece si risponde con sistemi che in USA chiamano “mafioso”). Se è così interessata gliene invierò copia. Nel frattempo mi sarebbe utile conoscere qualcosa su di lei, in particolare su chi è il suo datore di lavoro, dato che non è la prima volta che si assume questo ruolo di “inquisitrice” (un pò traballante) nei miei confronti.

@ Cb. Totò diceva “è la somma che fa il totale”. E Lucia Mondella “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”. Credo che “la somma algebrica del bene e del male” sia, mi scusi, un calcolo sofistico, assolutorio, di stampo cattolico; imparentato coi bilanci (ecumenici…) costi/benefici pseudoquantitativi tra valori non commensurabili, comuni es. negli screening. Concordo piuttosto con chi in medicina i conti li fa distinguendo tra operazioni a somma zero, dove i pazienti perdono e chi commette frodi o pratica il marketing vince, prendendosi ciò che spettava al paziente, e comportamenti a somma positiva, come nella ricerca onesta, dove vincono sia gli addetti sia i pazienti (Robertson C. When truth cannot be presumed: the regulation of drug promotion under an expanding first amendment. Boston University Law Review, 2014. 94: 545).

@ Cb. Io mi occupavo di meccanismi di malattia, di possibili vie di cura; un’attività intellettuale – per la quale non chiedevo nulla – più che sufficiente a gratificarmi, o “nutrire il mio ego”. Di “magagne” mediche ho dovuto occuparmene per necessità, per difesa. E’ vero che non è un bell’argomento; scoprendo alcune cose ho nostalgia di quando svuotavo del loro contenuto i segmenti di colon provenienti dalla sala operatoria. Ma credo che denunciare trappole e inganni sia divenuto ormai, nell’attuale medicina, uno tra i doveri del medico. Sulla necessità che il paziente abbia fiducia nella medicina la penso come Gigerenzer, un’autorità sulla comunicazione dei rischi: la fiducia non né buona né cattiva in sé, ma dipende dal contesto; è bene averla quando il medico è competente e non ha conflitti di interesse; ma il conflitto di interesse è la regola piuttosto che l’eccezione. Che i pazienti comprendano questa amara situazione credo sia il male minore rispetto all’omertà, e al vantaggio relativo per i pazienti del farsi cullare in illusioni rassicuranti.

@ Cb. Mi dia la sua email e le invio copia degli attestati che mi ha rilasciato Tufts, e del loro riconoscimento da parte del nostro Ministero della sanità. Lei in cambio mi dirà dove lavora. Lei trova il mio intervento qui “una coincidenza davvero particolare”, che vuole verificare. Magari non è così improbabile, se il quadro è correttamente impostato; e forse gli eventi non sono indipendenti (in senso statistico). Le suggerisco di rivedere le sue nozioni di base sulla probabilità, se le sue molteplici attività gliene lasciano il tempo. E’ curioso che lei nel difendere gli aspetti peggiori della ricerca ragioni calpestando quanto di prezioso la scienza offre.

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2 ottobre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “Concorsi truccati, un grande classico. Quando il trombato era Giambattista Vico”

Piero Chiara commenta che il freddo di Vatolla, “nel Cilento nevoso”, forse ha aiutato Vico nelle sue meditazioni. Che oggi vengono riportate in sofisticati testi anglosassoni di semiotica. Bartolo Nigrisoli, chirurgo di guerra, estraneo ai servilismi e agli intrighi dei Balanzone, uno dei pochi professori che preferirono perdere la cattedra piuttosto che giurare fedeltà al fascismo, raccontava di come il prof. Rummo avesse copiato pari pari dalla tesi di laurea di Codivilla. Codivilla non disse nulla; intervenne rivendicando il suo anni dopo, quando Rummo si scagliò pubblicamente contro un terzo medico, Moscatelli, che aveva plagiato ciò che lui Rummo aveva rubato a Codivilla. Di aneddoti sulle miserie accademiche ce ne sono tanti. Ma converrebbe non scordare che in Italia gli scandali, le tangentopoli, esplodono, dopo decenni di impunità, quando arriva l’ordine di sostituire una mafia vecchia con una nuova. I magistrati sembrano avere una particolare destrezza nel perseguire le gaglioffate giuste al momento giusto. Il nepotismo, il clientelismo, possono essere sostituiti non dal merito ma dalla meritocrazia strumentale: dove a fare il professore di diritto tributario va il più abile nel curare gli interessi delle banche. O nelle cattedre mediche il più brillante nell’eseguire il copione delle multinazionali farmaceutiche. Con una censura non meno ferrea delle voci sgradite. V. “Choosy, marchesini e figli di. La differenza tra meritocrazia e merito”.

Il prof. Bellelli osserva che comunque l’Italia si colloca ottava in una classifica della ricerca internazionale basata sulle citazioni. Questi indici, più appropriati come misura del conformismo, sono criticati per la varietà di storture che generano. Inclusa la capacità di creare gli inciuci* nei quali noi italiani, forse a torto, siamo considerati i primi; di certo non siamo gli ultimi arrivati. Inoltre la ricerca internazionale, metro di paragone per Bellelli, in campo biomedico è così sana che si discute su se ad essere falsi sia la maggioranza dei risultati di ricerca, secondo il celebre articolo di Ioannidis (oltre 5000 citazioni…), o “solo” una bella fetta dalle dimensioni da definire. Gli argomenti di Bellelli costituiscono un esempio, una trasposizione al tema della selezione degli universitari, di temi importanti per la biologia e la clinica delle malattie che la pletorica ricerca ufficiale, imbrigliata, accantona, e copre con sofismi standard: l’assenza di “gold standard” di malattia solidi e la loro sostituzione con surrogati non validi; e il disprezzo, la svalutazione, per il fenotipo della malattia, per ciò che accade, sostituiti in nome dell’oggettività da indici pseudoquantitativi o esoterici test di laboratorio, che suonano scientifici ed essendo complicati intimidiscono, ma troppo spesso sono un latinorum ad hoc.

*Greenberg SA. How citation distortions create unfounded authority: analysis of a citation network. BMJ, 2009.

@ Andrea Bellelli. Non è questione di nazioni, ma di tipi umani. Non sono contento. Non si considera abbastanza ciò che il dr. Lupacchini evidenzia, che gli effetti delle epurazioni, della selezione inversa della classe dirigente, quali che siano la sua provenienza e le modalità, dagli omicidi politici “eccellenti” degli anni passati a silenziose eliminazioni per via burocratica, li scontiamo tutti.

@ Giacomo Mulas. “Esagerazioni”? Con un mercato globale dei farmaci sul milione di milioni di euro/anno, e in crescita incessante, è più facile che siano invece i suoi beneficiari a minimizzare ciò che è così smisurato che non si può negarlo del tutto. Il praticare una forma tradizionale di malaffare non impedisce di aggiungervi una forma più moderna, e di fonderle. (Io poi commentavo l’uso di questa aggiunta come elemento a discolpa dell’uso privato delle assunzioni nell’università pubblica). Credo anzi che il fattore sovranazionale sia al centro dei motivi che sottendono lo scandalo: i signorotti dello Stivale capiranno l’antifona, e compiaceranno l’impero il più possibile per cercare di mantenere l’ereditarietà dei feudi minori. Col risultato, che già c’è posso testimoniare, di un “lussureggiamento degli ibridi” tra la corruzione italica e quella d’importazione. Del resto, il ceppo nostrano della mafia è stato potenziato dal patrocinio di poteri esteri. Rileggendo il suo commento, con passi logici come “la corruzione generalizzata della ricerca non è minimamente un problema italiano perché non riguarda solo l’Italia” un altro esempio che mi viene alla mente è quello di Stanlio e Ollio: grazie al doppiaggio di Sordi e Zambuto la versione italiana fa ridere ancora di più dell’originale in inglese.

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8 dicembre 2021

Blog de il Fatto

Commento al post “Giornata internazionale contro la Corruzione, Libera lancia una campagna per monitorare la trasparenza nelle università italiane”

Il mostro ha tre teste. Libera, come tanti, è specializzata nel descrivere due delle teste del mostro, mafia e corruzione; per nascondere la terza testa, il tradimento. Cioè l’asservimento collaborazionista della classe dirigente, e del clero, ai poteri che tengono l’Italia sottomessa. Fatta salva una quota di sani, che fanno da alibi, l’università è permeata di corruzione quanto un savoiardo nel latte. Si sa. Meno evidente, ma non meno grave, è che allo stesso tempo pratica il tradimento, rivestendo a comando di panni aulici, pseudoscientifici, i nefasti ideologismi dei poteri forti, invece di criticarli, sbugiardarli e conservare il culto della verità disinteressata. Lo sta facendo bassamente sul covid. Libera addita l’ovvio, come il mercato paesano dei concorsi. Uno sconcio mercato delle vacche, absit iniuria sui celebri favoritismi verso le amanti. Ma non parla della Trahison des clercs, alla quale, con Ciotti fedele esecutore di Bergoglio, partecipa, insieme ai pediatri vaticani del Bambin Gesù che gridano contro scienza e Vangelo che “I bambini sono un serbatoio di virus” per farli inoculare. O con Ricciardi, uomo di Bergoglio, accademico pontificio. Ordinario alla Cattolica, premendo per punizioni ricatti e obblighi a oltranza per gli inoculi, ricorda lo spirito antidemocratico e il virulento antisemitismo del fondatore Agostino Gemelli quando i poteri cui fornire prestazioni intellettuali mercenarie erano quelli del fascismo mussoliniano.

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6 aprile 2022

Blog de Il Fatto

Commento al post “Salerno, specializzandi “costretti a eseguire flessioni e a pagare la colazione se arrivano in ritardo””

Goliardate che confondono sugli abusi veri. Es. chi faccia notare che lo statistico N. Fenton, professore di Risk Information Management nella stessa Queen Mary University dove è professore l’ortopedico/drill-sergeant di Salerno, ha dimostrato – analizzando le forti anomalie sui dati dei vaccini covid – che per fare sembrare salva-vita vaccini che non abbiano nessun effetto benefico basta un ritardo di una settimana nel riportare le morti, oppure misclassificare i decessi dei vaccinati da meno di una settimana come decessi di non vaccinati*, dovrà fare, da epurato dalla medicina, flessioni di altro genere. Es. le flessioni con cartelle esattoriali non dovute, il cui pagamento poi non verrà accettato, e che poi verranno chieste di nuovo maggiorate, e che continueranno a essere chieste ancora una volta pagate. Davanti alla magistratura, che pratica una doppia contabilità della giustizia, dove si chiudono gli occhi sulla routine da disciplina di cosca e si guarda a pagliacciate del genere. O a casi estremi e incidenti tragici, come appare essere per Sara Pedri, della selezione volta a fare dei medici – e dei consulenti tecnici – uno stuolo omogeneo di docili piazzisti; selezione che i magistrati, che hanno espresso figure guida come Bellomo e Palamara, consentono e a volte aiutano fino a livelli di criminalità di Stato.

*Fenton N. Neil M. The impact of misclassifying deaths in evaluating vaccine safety: the same statistical illusion. Probability and risk, 1 dic 2021.

@ Emilio Barone. Ne emette stranezze mediche Salerno. Sono passati i tempi di quando la sua antica scuola poneva le basi della medicina. Nel 2019, trovandomi lì, andai al chiosco per il turismo davanti alla stazione per chiedere come visitare il celebre Orto botanico. L’addetto fu gentile; ma 1) aveva le unghie orlate di nero; 2) l’orto botanico era chiuso. 3) ci indirizzò a una costruzione, il “Crescent”, a suo dire una meraviglia e che invece era un cantiere chiuso. Oggetto di imbrogli, ci spiegò un cortese salernitano.

Da Salerno viene De Luca, che sta tentando di riesumare la vecchia politica pre-tangentopoli vendendosi in cambio la popolazione al business farmaceutico.

Ora il siparietto, per tenere coperti gli strumenti mafioidi autentici di selezione e formazione, su asserite pratiche di hazing. In nome del bene dei pazienti ma proprie dell’addestramento alla violenza e all’obbedienza: unendo sadismo, degrado e gerarchia sono finalizzate a indurire, abbattere le remore morali e creare spirito di corpo, non a rendere più sensibili rispetto ai bisogni altrui. Un medico che accetta le flessioni di punizione come se fosse una recluta dei marines sarà adatto all’ortopedia che va nell’interesse di chi la pratica e in quello del business retrostante*, più che nel miglior interesse dei pazienti. Di rincalzo lei che fa i versi come gli spernacchiatori ai comizi dei tempi di Achille Lauro.

*Sarmiento A. Barebones. A surgeon’s tale. Prometheus Books, 2003.

@ Emilio Barone. No, ma nel caso dell’hazing medico potrebbe anche avvenire data la vicinanza. Il professionalismo, che secondo un recente editoriale dovrebbe salvare la medicina dai guasti dell’ingresso degli usurai*, viene a volte perseguito con criteri che ricordano più quelli delle maitresse che Sparta. Del resto, a proposito di tecniche di separazione del grano dal loglio, abbiamo avuto le magistrato con le cosce di fuori e il tacco 12 di Bellomo. Sul tema un famoso editor di una delle maggiori riviste di medicina ha commentato che quella del medico è la seconda professione più antica del mondo; e in 1500 caratteri non si può riportare la copiosa bibliografia sulla medicina come prostituzione. Es. “Hagen MA. Whores of the court: the fraud of psychiatric testimony and the rape of american justice”. Diciamo che la medicina insieme ai suoi sergente Hartman (che non usano le flessioni ma altri sistemi) ha la sua Porta Capuana, che è parecchio affollata.

*Physician Management Companies—Should We Care? JAMA, aprile 2022.

@ Emilio Barone. Lei fa un po’ di confusione. Ma è frequente quando sono in ballo le categorie di lavoratori che lei patrocina. Anche ne “Il dottor Tersilli”, film tratto dalle memorie di un medico, Sordi equivoca con una prostituta su chi tra il medico e la meretrice abbia fornito all’altro la prestazione e chi tra i due sia il cliente che deve pagarla.

@ Emilio Barone. Dopo la fregatura di Salerno, dove pensavo di visitare l’Orto delle piante officinali e invece un adepto delle rigide regole igieniche di De Luca mi ha fatto vedere un cantiere in odore di mazzette dalla fessura tra le lamiere, sono diffidente. Inoltre, anche se a quanto scrive si capisce che come mediatore lei offra un campionario di prim’ordine, le ierodule non mi ispirano. Grazie comunque.

@ Emilio Barone. Grazie. Purtroppo la medicina attuale, a differenza delle nobili origini come la scuola salernitana medievale, è fortemente interventista. Anche le massime vanno aggiornate. Quindi ricambio con “Ben sarebbe folle che quel che non vorrai trovar, cercasse.” Ariosto. Citato da Domenighetti sul pane e burro della medicina attuale (40-80 miliardi di $/anno negli USA*), gli screening. Un’altra aurea massima guida moderna, di Bernard Lown: “Fare il più possibile per il paziente e il meno possibile al paziente”.

*Cancer screening. The Good, the Bad, and the Ugly. JAMA; 6 aprile.

@ Emilio Barone. Ma la medicina – onesta – è indispensabile. Voi che ricorrete al latino per esprimere la volgarità “O questa medicina o niente” mi fate venire in mente l’osservazione di un professore di patologia di Boston: il termine anatomico “fornix” e la parola “fornicazione”, che in origine indicava l’esercizio della prostituzione, hanno la stessa etimologia latina. Lei lo saprà bene, esercitando da chissà quanti anni le humanae litterae. Ma l’utilità del latino in medicina oggi è limitata. Meglio l’inglese, es. l’ultimo paragrafo dell’editoriale sugli screening che ho citato sopra, che spiega come “medical care should be driven by patient needs, not surgeon needs, (or now system needs)”.

@ Emilio Barone. 1) L’inglese è utile come lingua franca, soprattutto in medicina. 2) E’ un’antica lingua europea, di popoli che ne hanno viste di cotte e di crude almeno quanto noi, e con la sua grammatica agile e il lessico ricchissimo aiuta a ragionare, ed esprimere concetti, sia in campo scientifico che sociale. 3) E’ oggi la lingua del potere, e conoscerla aiuta a contrastarne gli abusi. A me invece incuriosisce l’ostilità verso la cultura anglosassone da parte di quelli che servono i poteri anglosassoni come sciuscià del 1944.

@ Emilio Barone. Conservo il mio libro di educazione civica delle medie (Piermani e D’Antonio, Garzanti 1972) insegnamento voluto da Aldo Moro. Cita, nel capitolo sull’educazione igienico-sanitaria, le regole della scuola salernitana, che riporta. Es. “Lava le mani e gli occhi al mattino”. (Bisognerebbe ricordarlo agli addetti dell’ente turismo della Salerno odierna). Ma oggi la prevenzione da parte dei medici oltre che consigli come quello salernitano di non mangiare pesante la sera deve riguardare l’abuso della medicina in nome della prevenzione*. E dovrebbe comprendere, come dovere, il mettere il pubblico sull’avviso dei pericoli dell’affidarsi ciecamente alle “multinazionali americane” o europee (e sta emergendo che anche i cinesi si stanno tuffando nel business delle frodi); e a chi gli lucida le scarpe. Ma voi siete troppo avanti. Lei dimostra come anche Crozza, nella sua magistrale parodia di De Luca, debba arrancare nell’inseguire l’originale.

*Preventing overdiagnosis: how to stop harming the healthy. BMJ, 2012.

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1 novembre 2023

Blog de Il Fatto

Commento al post “È morto l’ex ministro Luigi Berlinguer, aveva 91 anni. Schlein: “Lascia un patrimonio politico inestimabile””

– l’ex ministro dell’Università Podestà si lasciò sfuggire una confidenza difficilmente dimostrabile, ma probabilmente vera: «I rettori italiani? La metà di loro è iscritta alla massoneria».8 Certo si riferiva anche al proprio successore sulla poltrona di ministro dell’Università, quel Luigi Berlinguer all’epoca rettore a Siena, e poi presidente della conferenza dei rettori, indicato da un quotidiano locale, Il Cittadino di Siena, come uno dei maestri più venerati della città del palio. (Un Paese di baroni. Truffe, favori, abusi di potere, logge segrete e criminalità organizzata. Come funziona l’università italiana. Chiarelettere, 2009).

– ll governo D’Alema appoggia i bombardamenti della Nato a Belgrado. Scavalca a destra gli alleati cattolici e Berlusconi anche su un altro versante. Il ministro all’Istruzione Luigi Berlinguer pensa bene di arrivare dove nemmeno la Dc si è mai spinta: invece di rilanciare la scuola pubblica, finanzia quelle private con buoni statali e con l’estensione del trattamento fiscale riservato agli enti senza fini di lucro. (I panni sporchi della sinistra. I segreti di Napolitano e gli affari del PD. Chiarelettere, 2013).

– Con il varo della riforma universitaria che porta il nome di Luigi Berlinguer, iniziava anche istituzionalmente il lungo genocidio che avrebbe portato a completa distruzione l’università italiana, consegnandola alle sue tare originarie. (Modernizzazione senza sviluppo. Il capitalismo secondo Pasolini. B. Mondadori, 2005).

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26 dicembre 2025

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ferri “Caro prof Crisanti, mi spiace che nessun collega ti abbia mai smentito sui concorsi pilotati: eccomi!”

Gli interessi esterni sulla matematica non sono quelli, immani, sulla medicina. Ma gli italiani stanno alla finestra (Montanelli) ad applaudire come liberatori poteri esterni che in realtà si sovrappongono ai signorotti locali, accordandosi*. Crisanti svergogna i baroni affinché siano ancor più controllati da multinazionali, fondi d’investimento, servizi. Con l’accademia ancor più strumento di frode e predazione. Crisanti viene dall’Imperial college, una sala di regia covid. La magistratura ha affidato proprio a lui la ricostruzione della strage d’innesco Covid**. Strage che è un paradosso di Gettier indice di dolo: “coerente” con il modello matematico ‘astronomically wrong’ (Ioannidis) dell’Imperial college.

“Dame Manningham-Buller [the former director general of MI5, a thirty-five-year counterespionage veteran who also functioned as official liaison between British and US intelligence agencies] has served as chair of the Imperial College since 2011. Anthony Fauci and Western health officials widely cited the Imperial College’s inaccurate COVID-19 fatality projections—ginned up by the Wellcome Trust’s notorious epidemiologist, Neil Ferguson—to justify the draconian global lock-downs.” (RF Kennedy Jr. The real Anthony Fauci).

Pienza e la nuova Pienza – Choosy, marchesini e figli di. La differenza tra meritocrazia e merito
** Lo knock-on dell’operazione covid in Lombardia orientale

Teschio: Mi faccia capire: lei cita come fonte credibile le affermazioni di un notissimo complottato no-vax completamente svalvolato che di balle in ambito sanitario ne ha dette a valanghe (ricordiamo che secondo lui il 90% dei cinesi è diabetico…), anzi non ha mai detto una sola cosa che NON fosse una balla, e pretende pure di venire preso sul serio?

@ Teschio: La voce su Wikipedia* conferma che la baronessa è stata nominata chairman dell’Imperial College. E anche governor of biomedical research e poi chair del Wellcome trust. Un’altra notizia interessante riportata in Wikipedia è la sua difesa, da alto dirigente dei servizi, della tortura come mezzo per ottenere informazioni.

La veridicità di una notizia sarebbe funzione della fonte, o meglio del giudizio che un Teschio dà della fonte. O meglio ancora degli insulti che un Teschio lancia sulla fonte e su chi la riporta. Questo è un esempio del livello verso il quale si sta conducendo l’impresa scientifica. Qualunque cosa sia l’attuale ministro della sanità USA, voi siete peggio.

In alto, la ricerca è controllata da forze come quelle rappresentate dalla baronessa. In basso, per molti satrapi locali dev’essere un sollievo potersi togliere la maschera di scienziato e sbraitare come l’ultimo maneggione, senza limiti e senza vergogna, dando libero sfogo alla propria indole.

*Eliza Manningham-Buller. Wikipedia.

Teschio: La ringrazio per il commento, perché mi dà l’opportunità di evidenziare uno dei trucchi più usati dai complottari: citare informazioni vere ma estremamente parziali, e a volte distorcerle, per dare l’impressione che ci sia qualcosa di losco sotto.

Ora, RFK Jr. cita la baronessa come modo per mettere in discussione ciò che l’Imperial College ha detto in pandemia, insinuando che, avendo lei lavorato per l’MI5, abbia attivamente programmato la disinformazione sul Covid. In fondo, era chairman, no? NO, NON LO ERA! Lo è stata, questo è vero, ma dal 2011 al 2015, il suo mandato è terminato 5 anni PRIMA del Covid! Quando RFK Jr. scrive, quindi, “has served as chair of the Imperial College since 2011”, sta mentendo. E non è che quando ha scritto il libro lei era ancora in carica, eh: il libro è del 2021, anche perché parla di Covid, quindi non avrebbe potuto essere stato scritto prima del 2015… E lei, che pende dalle labbra di un noto mentitore seriale e complottaro della peggior risma come RFK Jr., si guarda bene dal verificare. Se fosse andato sulla pagina dell’Imperial College, avrebbe trovato una lista di tutti i chairmen dal 1907 a oggi: https://www.imperial.ac.uk/about/introducing-imperial/our-people/our-leaders/
Ma ovviamente non lo ha fatto: quelli come lei non controllano mai se quello che si allinea con le loro credenze è vero, danno per assodato che lo sia, anche quando basterebbero 30 secondi per capire che le fonti che ritenere credibili vi stanno prendendo in giro.

@ Teschio: Sì. Mentre era all’Imperial, Ferguson, già preso a paradigma di modelizzazione fraudolenta e dei danni conseguenti*, ha proseguito la sua ascesa. Poi la baronessa pro-tortura è passata al Wellcome. Kennedy, che tu continui a calunniare e diffamare, lo dice:

“GlaxoSmithKline’s spinoff, the Wellcome Trust, has played a central role in the marriage of Big Pharma to the Western spy agencies. From 2015 until October 2020, the Chair of Wellcome Trust—the UK version of the Gates Foundation—was the former director general of MI5, Dame Eliza Manningham-Buller.

The Wellcome Trust is a kind of hybridized British version of NIAID and the Bill and Melinda Gates Foundation. It largely funds studies that tend to promote profit taking by British pharmaceutical companies”.

Dove Ferguson has “ginned up” un modello crassamente falso, preso come Vangelo per imporre il lockdown.

Kennedy non mente. E nel libro dà informazioni utili e documentate. Mostra che vi è stato stato un blocco Imperial-NIAID-Wellcome che ha dettato coi sistemi della Dame la descrizione dell’epidemia; ciò aggrava il quadro.

A proposito, Teschio, della nostra classe dirigente, alte cariche, la strage covid d’innesco e i servizi UK: l’MI5 manovrò Mussolini, anche pagandolo**.

*Kitching RP et al. Use and abuse of mathematical models: an illustration from the 2001 foot and mouth disease epidemic in the United Kingdom; Rev. sci. tech. Off. int. Epiz., 2006.
**Cereghino, Fasanella. Colonia Italia, Chiarelettere, 2019.

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Vedi anche:

La ‘generatio aequivoca’ di professori universitari e magistrati

Vendola e il nostos del professore

Choosy, marchesini e figli di. La differenza tra meritocrazia e merito

La selezione avversa

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