29 marzo 2015
Blog de Il Fatto
Commento al post di L. Musolino “Reggio Calabria, uomo spara davanti a teatro del convegno Md con Orlando”
La presenza congiunta a un convegno di una corrente della magistratura del Guardasigilli Orlando Andrea e di uno spostato che arriva e senza ragione spara a me dà l’impressione di una intimidazione, verso quei magistrati che fossero ancora recalcitranti ad accettare che le leggi reali alle quali si devono sottomettere sono diverse da quelle scritte. Gli amici dei magistrati, CC e Viminale, sono, nella mia esperienza, bravini nel “fare accadere” fatti a doppia chiave di lettura, una per il pubblico, l’altra per il destinatario del messaggio; attingendo al campionario umano del quale dispongono in ragione della parte legale delle loro attività. Oggi, al tempo del “colpo di Stato di banche e governi” (G. Pasquino) chi si esponga a difendere i principi racchiusi nella Costituzione può attendersi incidenti, e episodi di violenza e provocazione, apparentemente senza senso; ma in realtà mirati; e provenienti da dove chi vorrebbe credere nel principio di legalità meno se lo aspetterebbe.
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11 aprile 2015
Blog di Aldo Giannuli
Commento al post “Gli omicidi a Palazzo di Giustizia di Milano: come leggerli?”
Ai magistrati piace vedere le cose dall’alto, e nel farlo a volte banalizzano il dettaglio, nonostante sia nel dettaglio che spesso, secondo i rispettivi detti, si nascondono sia la verità che il diavolo. Una banalizzazione che fa parte della “microfisica del potere” in Italia. Il 5 marzo 2015 fa ho inviato una racc. con ricevuta di ritorno al Procuratore Buonanno, che indaga su questa strage. La Procura di Brescia della quale è a capo, che è stata pochi giorni fa proposta per divenire “superprocura nazionale antiterrorismo” non garantisce ai cittadini una corretta comunicazione tramite la posta: non mi è arrivata la ricevuta di ritorno. Per come funzionano le Poste, i cui progetti sulla riduzione della consegna delle lettere sono stati bocciati perfino dalla UE, sarebbe da schizofrenici lamentarsene. L’entrata dell’arma nel Palazzo di giustizia a Milano non sorprende perché l’ingresso di Via Manara sarebbe “alla carlona come le scale mobili rotte e non riparate della metro, come un altro milione di cose in questo paese” (Giannuli); et de hoc satis, secondo tanti commentatori.
Su questi omicidi nel Palazzo di giustizia di Milano, credo che un dato fondamentale, che sarebbe urgente conoscere, per comprendere e regolarsi, sia quello di come ha fatto Giardiello a entrare armato, superando i controlli (ammesso che fosse già armato quando è entrato); ma la magistratura, mentre intona immediatamente l’epicedio più che sulle vittime su sé stessa, su come sarebbe incompresa e maltrattata, non ci dice in che modo chi con premeditazione ha sparato in un tribunale ha potuto avere a disposizione una pistola. Né i cittadini sembrano particolarmente interessati. E’ il costume italiano: tanti discorsi alati e roboanti, fiati e archi, e disprezzo per il particolare, per i dati fattuali minuti; che poi invece spesso fanno la differenza tra il buono e il cattivo andamento della cosa pubblica; e anche tra una buona giustizia e una giustizia gonfia e gracile.
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